
Perché fidarsi della scienza?
Ce lo dice Naomi Oreskes, docente di storia delle scienze e Scienze della terra presso l’Università di Harvard. Nel suo saggio, che ha per titolo la stessa domanda, mostra in che modo il carattere sociale della conoscenza scientifica sia la sua forza: la scienza fonda le sue asserzioni sul carattere sociale della sua attività, che costruisce sul confronto e sulla validazione collettiva; le sue conclusioni infatti non sono mai determinate da un percorso solo individuale, legate all’operato di un singolo. Questa la ragione migliore per darle fiducia.
La mancanza di fiducia nella scienza ha gravi conseguenze sociali: non nuova a fare luce su aspetti preoccupanti dell’informazione e della disinformazione, in un precedente lavoro aveva messo in evidenza il discredito perpetrato dalle industrie del tabacco agli studi scientifici che evidenziavano i danni determinati dal fumo. In un periodo come l’attuale la fiducia nella scienza è diventata fondamentale per i problemi legati sia alla pandemia ed ai vaccini come arma contro il virus sia al riscaldamento globale: quali risposte se viene a mancare la fiducia nella scienza?
Da Bollati Boringhieri Editore
Ripercorrendo la storia e la filosofia della scienza degli ultimi due secoli, Oreskes mette in dubbio l’esistenza di un unico, aureo metodo scientifico, ma non rinuncia per questo a difendere la scienza dai suoi detrattori. La superiore affidabilità delle tesi scientifiche deriva, nella sua visione, dal processo sociale che le produce. Questo processo non è perfetto – niente lo è mai quando sono coinvolti gli esseri umani – ma Oreskes ci offre delle lezioni fondamentali proprio a partire dai casi in cui gli scienziati si sono sbagliati. È nel racconto di questi illuminanti «errori» che l’autrice ci accompagna in un viaggio appassionante tra alcune delle tesi più bizzarre e discutibili della storia della scienza […] Il punto è che la nostra fiducia non deve andare agli scienziati – per quanto saggi o autorevoli possano essere – ma alla scienza in quanto processo sociale, proprio perché garantisce il suo consenso solo dopo avere sottoposto le proprie tesi a uno scrutinio rigoroso e plurale.
L’incipit
Perché fidarsi della scienza? Dal punto di vista della storia e della filosofia della scienza
Il problema1 Molti faticano a orientarsi di fronte ai possibili rischi delle vaccinazioni, così come riguardo alle cause del cambiamento climatico, al modo migliore per mantenersi in salute e ad altre questioni che rientrano nell’ambito della scienza. Gli immunologi ci dicono che i vaccini in genere sono sicuri per la maggior parte delle persone, che hanno protetto milioni di individui da malattie mortali e deturpanti e che non sono causa di autismo. Gli esperti del clima ci dicono che l’accumulo di gas serra nell’atmosfera sta surriscaldando il pianeta, provocando l’innalzamento del livello dei mari e causando fenomeni metereologici estremi. […] Ma come sanno queste cose? E noi come facciamo a sapere che non si sbagliano? Ognuna delle precedenti affermazioni viene contestata sulla stampa popolare e su internet, talvolta da soggetti che si definiscono a loro volta scienziati. Come venire a capo di dichiarazioni tanto contrastanti? [—]









Il progetto The Passenger di Iperborea ci porta con questo numero in Svezia assurta agli onori delle cronache di tutti i nostri telegiornali in tempo di Covid-19 per l’atteggiamento assunto nei confronti della pandemia. E non solo. Un paese che desta curiosità e un po’ d’invidia per quel welfare che accompagna tutti dalla nascita alla fine dei giorni. La raccolta di reportage letterari e saggi narrativi che raccontano il paese e i suoi abitanti, così come è costume della collana The Passenger, permetterà al lettore in questo viaggio di carta di ascoltare voci diverse e avere la possibilità di capire, ad esempio, attraverso i contributi di scrittori, giornalisti ed esperti locali e internazionali, le luci e le ombre di questa società fucina di aziende come Skype o Spotify, dall’alto senso civico, come dimostra il patto tra cittadino e Stato per evitare il lockdown, e ambientale, come Greta Thumberg testimonia, ma anche un partito di ispirazione nazista che potrebbe andare al governo.
Per la prima volta tradotto in italiano da Edizioni degli animali, il pensiero di Paul Shepard, ambientalista americano scomparso nel 1996, è giunto fino a noi anche se dopo anni di distanza, riportando analisi rivalutate dalle teorie contemporanee. In Natura e follia, pubblicato per la prima volta nel 1982 “ripercorre le tappe della storia dell’umanità, nella sua progressiva alienazione, […] I cacciatori-raccoglitori ancestrali sono all’origine della sua riflessione, senza essere ‘edenizzati’. «La domanda che mi pongo è: perché gli uomini si ostinano a distruggere il loro habitat»? Shepard rintraccia le cause dei mali che affliggono il nostro essere nel mondo, incrociando varie discipline. La sua anamnesi è un atto pedagogico assoluto, rivolto a una società feroce e immatura. […] «Il lettore potrebbe estendere la metafora a suo piacimento, ma io mi sposterò verso un’immagine animale per suggerire che l’unica società più spaventosa di quella governata da bambini, come ne Il signore delle mosche di Golding, è forse quella governata da adulti infantili»”.(da
Una pagina di storia legata alla Seconda guerra mondiale: il 588esimo stormo composto solo da aviatrici sovietiche pronte a tutto pur di contrastare l’avanzata nazista in Russia. Una storia sconosciuta che l’autrice propone nelle pagine del suo saggio, scritto sotto forma di narrato, dopo aver rintracciato e intervistato una delle superstiti, Irina Rakobolskaja, vice comandante del gruppo e l’ultima Strega della notte, come erano soprannominate le aviatrici. Il saggio della giornalista Armeni, racconta vite da romanzo, a partire dal 1941, e restituisce al grande pubblico la ricostruzione di una pagina di storia ignorata al di fuori della Russia.