Stefania Auci “I leoni di Sicilia” recensione di Salvina Pizzuoli

Ho una particolare passione per i romanzi storici e questo racconta una storia ambientata in Sicilia: un ritorno a casa!…

E l’incontro c’è stato subito, con la lingua e con i proverbi, quella lingua che spesso nella trasposizione grafica non rispetta i suoni nella mia memoria e non nego di aver varie volte riletto i pezzi in dialetto, facendo fatica a riconoscerli. Ma ci stanno bene, come i proverbi in apertura: perché un popolo è la propria lingua,  lì si specchia e si riconosce.

Si legge bene I leoni di Sicilia, scorre veloce, il lettore resta attanagliato dentro le vicende non sempre felici della famiglia Florio: e i personaggi rivivono tra le pagine scritte, densi, come in un vivido ricordo ed è l’uso del presente che,  contrassegnando le vicende dei personaggi in scena, dà al raccontato immediatezza e forza.

E si sente l’afflato che lega l’autrice ai personaggi che ha immaginato dentro momenti felici e cruciali, di amarezza e di sconforto, ma sempre con la spinta a non arrendersi e a guardare lontano: non si arrendono i maschi Florio, in una società dove i sacrifici e il lavoro e l’abnegazione non sono mai direttamente proporzionali a colmare le differenze sociali legate alla nascita e al blasone, ma anzi soccomberanno alle leggi del “sangue” che farà restare i Florio, nonostante le loro ricchezze, confinati dentro i limiti delle loro origini, u’ facchino. U’ nipute du bagnaroto; anche le loro donne sono speciali perché sanno lottare la loro sorda battaglia volta, nel contesto sociale di riferimento, a dimostrare di esistere.

S.P.

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Alessandro Cosi “L’oro di Tolosa” Edida, recensione di Salvina Pizzuoli

Dalla Quarta di Copertina:

La storia dell’oro di Tolosa è un avvincente mistero dell’antichità, che ha solide basi storiche, ma il suo destino è avvolto in una ridda di ipotesi, tanto che a Roma se ne parlò, spesso a sproposito, per anni. Si trattava di un favoloso tesoro in lingotti d’oro e d’argento, capace da solo di provvedere al bilancio di uno stato delle dimensioni di Roma stessa. La favolosa ricchezza sparì nel nulla, all’improvviso. Il tesoro fantastico portava con sé una terribile maledizione, poiché era frutto di un sacrilego furto ai danni dei maggiori santuari dell’antica Grecia da parte delle popolazioni galliche, spintesi nell’Ellade in cerca di prede. Tradimenti, inganni, trame misteriose, oscure e intricate si snodano in un racconto che si muove dalla Gallia provenzale alla Spagna, da Roma alla provincia d’Asia, mentre sull’Europa meridionale si concretizza la minaccia di una devastante invasione da parte di popoli iperborei, Teutoni e Cimbri, capaci di travolgere tutta la civiltà celtica, ispanica e romana.

L’oro di Tolosa è un romanzo storico ambientato tra il 106 e il 101 a.C. Costruito su un mistero antico, gioca su due fronti: quello della storia, quella vera, sottesa a tutti gli episodi, e quello della  “soluzione” di quell’antico misfatto affidato ad una ricostruzione più romanzata. Ma su due fronti  può giocare al meglio solo chi la storia la conosce in modo capillare e sa aggiungere alla conoscenza una marcia in più, la capacità dell’immaginazione che sa costruire senza discostarsi troppo dai fatti. Un romanzo avvincente, pieno di riferimenti ad avvenimenti realmente accaduti, ma pieno anche di curiosità quotidiane che sanno avvicinare il lettore a questi personaggi di un altro tempo che si muovono su spazi e con tempi completamente diversi, ma certamente con un sentire che li rende molto vicini agli umani del terzo millennio: sono passati secoli ma i vizi e le virtù che regolano le scelte degli individui sono ancora lì, identici, sullo stesso scacchiere della realtà della vita.

S.P.

Dello stesso autore:

Alessandro Cosi  “La guerra civile tra Ottaviano e Antonio: La fine della Repubblica e l’alba dell’impero”

vedi anche il link al Sito Edida

 

Giuseppe Conte “I senza cuore” recensione di Giulia Ziino da Il Corriere Cultura

Giuseppe Conte, poeta e scrittore,  firma per Giunti un giallo storico ambientato dopo la Prima crociata

di Giulia Ziino

Al centro della vicenda c’è il Sacro Catino, sorta di Graal ancora oggi custodito a Genova nella cattedrale di San Lorenzo

Genova, 1116, il primo giorno di marzo. Dal porto salpa una galea: trasporta merci e vino verso mercati lontani, e ricchi, promessa di sicuri guadagni. Ma il comandante, Guglielmo il Malo, ha in testa altro: un vaso di smeraldo esagonale, preziosissimo bottino di guerra. Dicono che Cristo abbia mangiato lì l’agnello nell’ultima cena. Una scodella, un piatto, in latino gradalis — graal. Guglielmo lo ha portato a Genova dalla Terra Santa, dove ha trionfato sui saraceni, ma ora vuole conoscerne il segreto…

…continua a leggere la recensione di Giulia Ziino

Enrico Deaglio “La zia Irene e l’anarchico Tresca” da Il Corriere della sera, recensione

La zia Irene e l’anarchico Tresca è un esperimento che mescola generi diversi per stringere l’obiettivo su una storia mai raccontata. Su come cioè la morte di un anarchico a New York avrebbe finito per decidere tutta la storia a venire, o meglio la storia che nessuno ci ha voluto raccontare.

Vai alla recensione di Ranieri Polese