Francesco Randazzo “Freme la vita. I sogni di Goffredo Mameli”, Graphofeel Edizioni

Quel ragazzo è un simbolo!” gridò uno mentre lo portavano via. “Salvate almeno lui, se non per questa Repubblica sotto assedio e quasi vinta, per la Repubblica che verrà!”

Graphofeel Edizioni

La biografia romanzata di Goffredo Mameli, patriota e scrittore, ragazzo entusiasta e pieno di gioia di vivere, morto a soli ventuno anni durante la difesa della Repubblica romana. Vissuto tra Genova, Milano e Roma, fu una vera star del Risorgimento, ed ebbe grande influenza nella cultura del suo tempo. Amico di Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini, amato dalle donne e venerato dagli amici è l’autore del testo dell’attuale Inno d’Italia che fu musicato da Michele Novaro.

“Il Risorgimento è stato relegato ad una esaltazione retorica,” – spiega l’autore – “mentre invece è stato animato da uno spirito libertario e rivoluzionario, ricco di idealismo democratico, vissuto non soltanto dalle classi intellettuali, ma anche dal popolo e da moltissimi giovani. Mameli era uno di questi ragazzi, il più famoso, ma forse anche il meno conosciuto. Se lo si spoglia dell’apologia posteriore, mostra tutte le fragilità di un adolescente, ma anche tutta la forza di ribellione, la voglia di cambiare il mondo in meglio. Ai miei occhi è diventato come un ragazzo d’oggi che protesta e lotta per i diritti negati, contro le ingiustizie e le sopraffazioni.”

Francesco Randazzo si è laureato in Regia nel 1991 all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma. Lavora in Italia e all’estero come regista e autore per importanti teatri e festival. È fondatore della Compagnia degli Ostinati – Officina Teatro, della quale è stato direttore artistico. Ha pubblicato testi teatrali, poesie, racconti e due romanzi; ha ottenuto numerosi premi di drammaturgia e letteratura nazionali e internazionali. Suoi testi teatrali sono stati tradotti in spagnolo, ceco, francese e inglese e rappresentati in Canada, Usa, Croazia, Slovenia, Belgio, Spagna, Francia, Cile. Per Graphofeel ha pubblicato I duellanti di Algeri (2019) e Il vero amore è una quiete accesa (2021).

Alessandra Jatta “L’apolide”, Voland Editore

Le novità di febbraio 2024

La storia vera di una famiglia russa approdata in Italia in seguito alla rivoluzione d’ottobre del 1917. Un romanzo che parla di accoglienza, rinascita e amore, tra documento e invenzione narrativa.

1917: la Russia è sconvolta dalla rivoluzione d’ottobre, che cambia con violenza l’assetto del mondo. Dopo la terribile sorte dello zar e della famiglia imperiale, gli Olsufiev fuggono da Mosca per cercare riparo in Italia, a Firenze, dove hanno la fortuna di possedere una casa…   
Basato su documenti storici, diari, lettere e foto in possesso dell’autrice, discendente di quella nobile famiglia, L’apolide è l’appassionante storia di una fuga e di un approdo. E della vita che i protagonisti, sostenuti dalla forza d’animo della matriarca Olga, devono affrontare nella nuova patria, dove il destino riserverà loro molte sorprese.

ALESSANDRA JATTA è nata a Roma. Laureata alla Sapienza   in Storia dell’Europa orientale, e alla Sorbonne in Letteratura francese, ha vissuto all’estero per diversi anni lavorando come traduttrice, interprete, giornalista e organizzatrice di eventi. Foglie sparse (Voland 2022) è stato il suo esordio narrativo.

Giancarla Lazzari “Due vestiti per morire. La prima indagine del commissario Zarri”, NeP Edizioni

Siamo nel 1948, in una Roma ancora ferita dalla guerra ma aperta al desiderio di ricominciare a vivere. Il giovane commissario Livio Zarri si trova ad affrontare la sua prima indagine.La scoperta di un efferato omicidio lo condurrà attraverso intricati scenari, svelando i retroscena di un mondo oscuro e affascinante allo stesso tempo.Il graduale evolversi della vicenda permetterà al commissario di confrontarsi con ambienti sociali popolati da personaggi senza scrupoli, che incarnano vizi e virtù di un’Italia che solo apparentemente appartiene al passato.Sullo sfondo, una pagina dolorosa della nostra storia, legata all’esodo dei profughi istriano-dalmati. La trama si snoda così con maestria nelle pieghe delle vicende storiche, che finiscono per esaltare il realismo del romanzo.

Il libro è una fusione perfetta di mistero, storia e caratterizzazione dei personaggi, che cattura l’immaginazione e lascia un’impronta duratura.La prosa fluente, il ritmo narrativo e l’equilibrio delle sfumature linguistiche conferiscono al testo profonda originalità.

L’autrice intreccia abilmente le sfide dell’indagine di Zarri con la memoria storica, conducendo i lettori in un viaggio imprevedibile e offrendo loro un’esperienza coinvolgente e immersiva.La scrittura accattivante e incisiva tiene incollati alle pagine, con colpi di scena e suspense che rendono questo romanzo un imperdibile viaggio nel noir poliziesco.

Giancarla Lazzari è nata a Roma nel 1958. Dopo aver conseguito il diploma presso il Liceo Classico “E. Q. Visconti”, si è laureata in Lettere e filosofia all’Università “La Sapienza” di Roma. Ha insegnato presso la facoltà di italianistica dell’Università “Babeș-Bolyai” di Cluj-Napoca (Romania).Studiosa appassionata di storia contemporanea, ha pubblicato un racconto sulla Seconda Guerra Mondiale e scritto un pezzo teatrale ambientato nell’immediato secondo dopoguerra.Questo è il suo primo romanzo.

Qui l’Anteprima

Maurizio de Giovanni “Soledad. Un dicembre del commissario Ricciardi”, presentazione di Salvina Pizzuoli

[…] Anche Erminia Cascetta era diversa, a modo suo.  Aveva troppa voglia di vivere, perciò l’hanno uccisa. In questo tempo che accelera verso l’abisso, spetta al  commissario Ricciardi e al brigadiere Maione scoprire chi è stato. La chiave di tutto, però, è sempre la solitudine. Che, a volte nemmeno lo sappiamo, ci siede accanto.

1939. L’Italia si prepara a vivere l’ultimo Natale di pace, ma un omicidio squassa il ventre della città (dal Catalogo Einaudi)

Ancora Ricciardi e Maione in una Napoli fredda e sferzata dalla pioggia in una stagione che attanaglia i cuori dei suoi abitanti come la situazione stessa che il paese andava vivendo e del pericolo che andava a profilarsi sempre più netto. E tanta solitudine: del dottor Modo, dello stesso vicequestore Garzo, della contessa Bianca, dei suoceri rimasti soli dopo la morte di Enrica, di Bambinella e di Luigi, lo stesso  commissario Ricciardi…

Sì, forse poteva intitolarsi Solitudine, ma c’è un mondo nel romanzo, lontano da Napoli e dall’Italia, dove anche lì la solitudine e la nostalgia hanno fatto breccia: si balla e si canta, ma non basta, racconta la realtà di una donna italiana, Laura, già incontrata in Caminito, ed è Soledad il titolo della nuova canzone, resa famosa da una pellicola con protagonista Carlos Gardel, morto in un incidente aereo nel 1935, che Laura vuole imparare ad interpretare grazie a Diego conosciuto “in una sera di uno strano, gelido luglio, Laura era entrata in un bar e aveva bevuto. Molto. La solitudine la schiacciava sotto il peso di mille rimpianti. Si era messa a cantare sulla musica con cui un’orchestrina stava facendo ballare gli avventori[…]La voce di lei si era rivelata una risorsa straordinaria: Laura era una cantante duttile capace di esibirsi in qualsiasi repertorio; e l’arte di Diego, la sua conoscenza del tango erano per la donna il luogo giusto in cui trovare rifugio”

Piacevole, a chi conosce la serie che Di Giovanni ha costruito con il commissario protagonista, ritrovare le tante figure che la popolano, tratteggiate perfettamente, anche in questi nuovi sviluppi e avvenimenti per i personaggi principali e secondari, solo perché compaiono poco ma sono sempre di spessore. E poi il nuovo caso, con un’agnizione finale davvero imprevista. E la solitudine dei molti, quasi diffusa nell’atmosfera della Napoli del ’39, respirata e palpabile.

Un nuovo romanzo di cui non voglio svelare nulla ma che catturerà come sempre il lettore che avrà vissuto e avuto l’occasione di muoversi insieme ai personaggi tra le strade e i vicoli di una Napoli così vera nelle sue contraddizioni, nella sua miseria, nei suoi colori, nelle sue canzoni, nei suoi panorami struggenti e abbaglianti.

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“Il metodo del coccodrillo”

“Gli occhi di Sara”

“Un volo per Sara”

“Caminito. Un aprile del commissario Ricciardi”

Cassar Scalia, De Cataldo, De Giovanni “Tre passi per un delitto”

Sorelle. Una storia di Sara

Susanna Trippa “Una storia che consola”, LFA Publisher

LFA Publisher

“Strana primavera del lockdown 2020.
Arriverà una storia a nutrire, e infine a consolare, la mia anima? Decido di cercare nel passato. Tra le fotografie ecco apparire un pacchetto legato da un nastrino consumato e ingiallito. Sciolgo il nastro: fogli e cartoline si sparpagliano, grafie e immagini si mescolano a caso.

Una storia che consola, scritto nei mesi del lockdown 2020, è un romanzo epistolare.
Quando scoppia la pandemia in Italia, e in particolare in Lombardia, l’autrice Susanna Trippa, dalla sua casetta in collina in provincia di Bergamo, come tutti si trova ad affrontare i timori e le angosce del periodo.
Ad arrivare in suo aiuto sarà un pacchetto di lettere, biglietti, cartoline e vecchie foto.
Da quel momento s’immerge nell’attenta rilettura di quel dialogo epistolare avvenuto tra i suoi genitori durante il lungo fidanzamento negli anni Trenta.

Dal 1934 al 1940 – in piena epoca fascista – due giovani si conoscono, s’innamorano, immaginano e costruiscono il loro futuro. Sullo sfondo stanno gli avvenimenti, divenuti storia, che porteranno allo scoppio della seconda guerra mondiale, poco dopo il loro matrimonio nel marzo 1940. Arrivano gli echi della società italiana di allora – abitudini e gusti – le atmosfere della guerra d’Etiopia, i fronti contrapposti della guerra civile spagnola, il cambiamento di passo del fascismo fino alla tragica avventura del conflitto mondiale. L’autrice, mentre legge e a tratti commenta i dialoghi dei due fidanzati, da figlia vi ritrova le personalità dei propri genitori ma, al tempo stesso, li scopre diversi.
Dentro di lei si forma un’immagine di loro del tutto nuova.


Susanna Trippa nata a Bologna e là laureata in Lettere moderne e Storia dell’Arte. Si trasferisce a Bergamo nel 1977,dove lavora prima come insegnante poi nel settore pubblicitario. Da più di vent’anni vive in Valcavallina, con famiglia ed animali, nella casetta che ha dato nome e immagine al suo primo libro I racconti di CasaLuet (2008), una fitta rete di racconti, sogni e magia. Il racconto Pane e cinema ha ricevuto il 1° premio AlberoAndronico “Cinecittà – l’occhio del cinema sulla città” (2009). Nel 2015 esce il romanzo epico/fantasy Il viaggio di una stella.Il penultimo pubblicato è il romanzo autobiografico Come cambia lo sguardo – Gli inganni del Sessantotto (2019 Curcio ed.).

Marco Del Pasqua “Il fiorino nero di Dante”, Extepora Edizioni

Prefazione di Patrizia Turrini

Extepora Edizioni

Umberto è un medico milanese ormai vicino alla pensione.
Per pura curiosità indaga sulla provenienza del suo cognome e scopre una lontana origine nobile e toscana. Un suo antenato ghibellino abitava nel 1285 in un castello senese che il vescovo di Arezzo, Guglielmo degli Ubertini, aveva sobillato contro la città di Siena che lo aveva riconquistato mesi dopo con un bagno di sangue.
Il protagonista, affascinato dalle bellezze del luogo, decide di acquistare una casa nelle vicinanze del castello, ormai abbandonato e inaccessibile da anni; lascia Milano per trasferirsi e trascorrervi la vecchiaia.
Durante i lavori di ristrutturazione trova casualmente un’antica moneta fiorentina, un fiorino di rame, detto anche fiorino nero.
Cesira, una chiaroveggente, percepisce che la moneta era appartenuta a un personaggio molto importante: Dante Alighieri ed era stata persa in circostanze concitate e drammatiche.
Il romanzo narra anche le vicende di Riccardo, un fante fiorentino che affiancò il giovane feditore Dante Alighieri durante il terribile assedio del castello. La storia del giovane Riccardo nel XIII secolo si incrocia con quella di Umberto ai giorni nostri e, ad entrambi, gli eventi che avvengono in quel castello cambieranno la vita per sempre.
Umberto, come Riccardo secoli prima, scoprirà l’amore proprio in quel luogo.
Due protagonisti di epoche diverse, in parallelo tra loro, che sfidano l’ignoto scoprendo nuove e inattese passioni.
Una storia avventurosa di uomini, d’armi e d’amore che si intreccia tra il Medioevo e i giorni nostri.


Marco Del Pasqua biografia
Nato a Rapolano Terme (Siena) nel 1960, più precisamente da Poggio S. Cecilia, abita a Cavriglia (Arezzo).
Diploma di ragioniere e studi universitari presso la facoltà di Scienze Politiche di Firenze. La sua è un’antica famiglia rapolanese, di cui è documentata la presenza a Poggio Santa Cecilia già nel 1526.
Nonostante non ci abiti da molti anni, è sempre rimasto molto legato al paese natale e ci torna spesso e volentieri perché l’atmosfera del luogo è veramente unica.La passione giovanile per le lingue straniere lo ha condotto a frequentare corsi universitari di perfezionamento in Germania e Irlanda, prima dell’avvento di Erasmus.
Parla pertanto il tedesco, lo spagnolo e l’inglese e anche un po’ il francese. Scrive per passione da quasi trentacinque anni ma non si definisce uno scrittore perché la parola “scrittore” lascia intuire che uno sia scrittore di professione e goda di una certa fama tra i lettori. Si definisce piuttosto un “romanziere per hobby” ma prima che scrittore sono soprattutto un lettore. Nel 1982, con un racconto breve, ha vinto una targa di merito al premio letterario nazionale “Casentino”. Nel 2006 è uscito il romanzo d’esordio, “Inspiegabili Illusioni”. Dopodiché sono usciti gli altri romanzi:
 Il riflusso
 Sotto le stelle di Cuba
 Ana Paula e gli spiriti
 Il fiorino nero di Dante
 L’anello scomparso
 Intrigo sull’Elba
 Lincoln e lo zuavo del Papa
 Il nipote segreto di Maria Antonietta.
Alcuni dei suoi romanzi sono stati tradotti in più lingue.

Per saperne di più
Poggio Santa Cecilia

Gerlando Fabio Sorrentino “La benda al cuore”, presentazione

PAV Edizioni

È il racconto, romanzato, degli ultimi tre giorni di vita e della misteriosa morte di un personaggio realmente esistito, il Maresciallo Ugo Cavallero (1880-1943), capo di stato maggiore generale delle Forze Armate Italiane durante la Seconda Guerra Mondiale (1940-1943), trovato morto la mattina del 14 settembre 1943 nel giardino di un albergo di Frascati (RM), con un colpo di pistola alla testa.
A prima vista un suicidio, salvo il piccolo particolare che Cavallero era notoriamente mancino mentre il colpo mortale era penetrato dal lato destro del cranio.
Gli storici dibattono ancora se si sia suicidato, se sia stato ucciso dai tedeschi dopo avere rifiutato la proposta germanica di porsi a capo del ricostituendo esercito fascista nel nord Italia, alleato dei nazisti, o se sia stato ucciso dai fascisti per vendetta a seguito di un presunto tradimento nei confronti di Mussolini.

dalla sinossi da PAV Edizioni

L’autore ci conduce attraverso gli ultimi tre giorni di vita del generale, raccontando gli eventi che portarono alla sua tragica scomparsa, avvenuta nel settembre del 1943: si trattò di un suicidio oppure di un omicidio ordito dai tedeschi o dai fascisti? La morte di Cavallero è solo uno dei tanti elementi che compongono questo romanzo. Vi è presente anche una drammatica e dettagliata ricostruzione delle convulse giornate che seguirono l’armistizio dell’8 settembre 1943. Una pagina della storia italiana caratterizzata da una grande confusione, dalle atrocità e deportazioni perpetrate dai tedeschi e dalle devastazioni causate dalle Forze Alleate.

e anche

Brevi note biografiche

Originario di Agrigento ma abruzzese d’adozione, Gerlando Fabio Sorrentino ha consolidato la sua presenza nel panorama letterario italiano con una carriera variegata che spazia dal romanzo alla poesia, ricevendo significativi riconoscimenti, tra cui una segnalazione sul Venerdì di Repubblica da parte del giornalista Corrado Augias, distinguendosi per la sua capacità di unire la meticolosità della ricerca storica alla profondità dell’analisi psicologica. Sorrentino continua il suo percorso di esplorazione dei meandri più oscuri della storia italiana, offrendo un’opera matura e articolata e trovando in “La Benda al Cuore” uno dei suoi apici espressivi.

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Le ultime voci

Ken Follett “Le armi della luce”, presentazione

La libertà si conquista con fatica e si perde con facilità. Trasformare questa verità in narrativa è stato il lavoro della mia vita (da Ken Follett in tuttolibri 23 settembre 2023)

Traduzione di Annamaria Raffo

Titolo originale The Armour of Light, l’armatura di luce, quinto capitolo che chiude la saga di Kingsbridge e si ambienta  tra il 1792 e il 1824, agli albori della Rivoluzione industriale sullo sfondo delle guerre napoleoniche.

“Questa è solo una delle storie che ho trovato nei movimenti per la libertà. Ho scritto della lotta per la libertà di religione nella Colonna di fuoco, per il voto alle donne nella Caduta dei giganti, per i diritti civili nei Giorni dell’eternità. Il mio ultimo libro, Le armi della luce, che verrà pubblicato a settembre, parla della lotta dei lavoratori degli opifici tessili per il diritto a riunirsi in sindacati.”

Così l’autore nella presentazione del suo ultimo lavoro ma aggiunge una serie di riflessioni interessanti: si chiede quale sia il ruolo della narrativa che racconta il passato che qualifica come “innanzitutto educativo” in quanto avvicina la storia al lettore avendo meno vincoli dello storico in quanto legato ai fatti e al quale sono quindi precluse le congetture sulle quali al contrario costruisce il narratore: “la narrativa non può sostituirsi alla storia degli accademici ma, paradossalmente, può renderla più reale. E più divertente” e aggiunge “I miei libri sostengono la causa della libertà romanzando le vite delle persone che la perseguono”

Che in effetti i romanzi di Follett siano stati chiarificatori di molti passaggi storici difficili indicati è indubbio: lo stesso autore fa riferimento a quanto accaduto con I pilastri della Terra, sottolineando che se “I libri di storia si vendono a migliaia, i romanzi storici a milioni. Ventisette milioni di persone hanno acquistato il mio romanzo I pilastri della terra e hanno appreso come furono costruite le grandi cattedrali medievali e perché”.

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I pilastri della Terra

Fu sera e fu mattina

Mario Dal Bello  “Lorenzo Lotto, un genio in fuga”, Graphofeel Edizioni

Solo, senza fidel governo, et molto inquieto nella mente”, così si definiva Lorenzo Lotto nel suo testamento, confermando la sua figura di artista romantico ante litteram.

Attraverso le lettere di Lorenzo Lotto e altre fonti dell’epoca, Dal Bello scrive un romanzo biografico che restituisce il carattere melanconico di un artista sempre più isolato e incompreso, all’ombra del successo del suo antagonista Tiziano. La storia si snoda tra Venezia, Treviso, Bergamo, Ancona e Loreto, città dove finirà i suoi giorni come oblato della Santa Casa.

Lotto è un artista del Rinascimento veneziano molto originale, ha una poetica assolutamente sua. Il tratto che lo contraddistingue, accanto alle molteplici influenze riscontrabili – dai nordici a Raffaello e Bramante, da Leonardo ai lombardi ad Antonello, a Tiziano, solo per citarne alcune -, è quello di una emotività forte, una ipersensibilità che lo porta ad essere un grande ritrattista di acume psicologico raro, ad essere un autore dal profondo senso religioso nelle opere di soggetto sacro con un pathos acceso insieme ad un realismo molto accentuato: caratteri che saranno accolti da vari artisti lombardi, fra i quali Caravaggio.

Rimane un uomo inquieto ed irrequieto, dalla sensibilità acuta che lo porta a vivere da solo, a cambiare spesso città e casa, però bisognoso di affetto e di amicizia. La sua vita è stata raminga, difficile, ha conosciuto la malattia, la solitudine, anche la difficoltà economica. L’ansia religiosa nella vecchiaia lo ha portato a vivere come oblato a Loreto, dove ha creato gli ultimi capolavori.

Lotto trasmette a noi il valore della indagine sull’animo umano, della attenzione ai sentimenti, anche i più intimi, nascosti e dolorosi, ma sempre espressi con una grande dignità e rispetto.

Così è il Rinascimento, la civiltà che indaga l’uomo, il suo valore, la sua dignità, la sua sete di immortalità e di bellezza. (Prof. Mario Dal Bello)

Mario Dal Bello è storico e critico d’arte.

Insegna storia dell’arte alla Pontificia Università Lateranense e all’Università E- campus di Milano. È autore di 50 saggi, tra cui monografie su Michelangelo, Caravaggio, Tiziano, Tintoretto, Bellini, El Greco, Antonello da Messina, Guido Reni, Beato Angelico. Dal 1990 al 2022 è stato responsabile del settore arte e spettacolo della rivista Città Nuova. Collabora con Il Sole 24 ore, la Rivista del Cinematografo ed altri siti e riviste.

Gianfranco Bracci e Rossana Cedergren “L’enigma etrusco dell’acqua e del vino”, presentazione di Luisa Gianassi

Prefazione di Francesco Trenti, Direttore del Museo Archeologico del Casentino

“Lo scheletro riemergeva da millenni di sepoltura. Il teschio risultava spaccato e la bocca era rimasta leggermente aperta: sembrava volesse sussurrare la sua storia”. Un nubifragio riporta alla luce, sulla spiaggia toscana di Baratti, uno scheletro e il suo singolare corredo funebre. Quello che si trovano davanti Laura e Lina, archeologhe esperte chiamate a dirigere gli scavi, è un vero e proprio mistero da svelare, ricco di oggetti enigmatici e iscrizioni oscure. L’acqua e il vino scorrono tra le parole, e le pagine, nelle pieghe della storia, con tutto il potere simbolico e spirituale della loro essenza.(da Effigi Edizioni)

Passato e presente si fondono armonicamente per costruire la trama del romanzo L’ENIGMA ETRUSCO dell’ACQUA e del VINO, scritto a quattro mani da Gianfranco Bracci e Rossana Ravacchioli Cedergren, entrambi appassionati della civiltà etrusca. Ed è proprio un enigma etrusco che due archeologhe sono chiamate a svelare. Il lettore viene proiettato in una dimensione temporale trascendente nella quale tutto può accadere: storia, mitologia e fantasia si fondono per costruire una trama avvincente ricca di colpi di scena, ma anche stimolante per i tanti insegnamenti che fornisce sul popolo etrusco, al quale gli autori ci fanno sentire molto vicini.

La nostra stessa lingua è distesa su strati di vocaboli dall’origine segreta, e il tempo che ha visto la loro trasformazione ci dice tanto sulla nostra storia. Proprio lo studio etimologico del nome dei luoghi porterà le protagoniste alla scoperta di tombe e templi etruschi, che sarà per gli autori l’occasione di catapultare il lettore dal nostro XXI secolo al VI a.C. e narrare le vicende di coloro che li costruirono. Il ritrovamento di strani oggetti in terracotta fa emergere riti etruschi sopravvissuti quasi fino ai giorni nostri. Le vicende che si intrecciano in epoche distanti 2600 anni, ci restituiscono poi un’immagine immutabile della natura umana, dove bene e male, onestà e spregiudicatezza coesistono, mentre ogni epoca cerca il trionfo della “sua giustizia”

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

I misteri del tempio dimenticato