
Romanzo d’esordio di Catherine Dunne, irlandese, pubblicato per la prima volta nel 1997. “La metà di niente”, titolo originale In the beginning, ambientato a Dublino, tra le pareti domestiche della famiglia Holden, padre, madre e tre figli. È lì che si apre la pagina amara quanto inattesa, datata “Lunedì 3 aprile 1995; ore 8.00” che darà inizio al romanzo: Ben, il marito, confessa a Rose, indaffarata come sempre in cucina, di non amarla più. Ha la valigia pronta, sta partendo, sta per lasciarla per sempre. Articolato in quattro parti, nelle prime si due alternano i fatti del momento con flashback dei vent’anni trascorsi insieme; è così che il lettore viene introdotto nelle vite dei personaggi principali, prevalentemente in quella di Rose che li vive dimentica di se stessa e dei suoi bisogni, annullata a perseguire un preciso intento più come madre, moglie, perfetta donna di casa, accudente la nidiata e il compagno impegnato nel lavoro. Il mondo di Rose crolla, il pilastro attorno al quale ruotava e si appoggiava la sua esistenza non c’è più, anche a livello economico. Dolore, disillusione, perdita dei contorni e dei confini dentro i quali si era fino ad allora definita, ma anche rabbia.
Rose sentiva che non aveva diritti. Non era più la metà di una rispettabile, solida coppia borghese. Era la metà di niente
Ma ci sono le realtà con cui fare i conti, i tre figli e i loro bisogni, materiali e affettivi. E così giorno dopo giorno, tutta l’azione si concluderà nel 1996, a un anno di distanza, Rose scoprirà se stessa, imparerà a rivalutarsi, superando anche traversie economiche e insieme quella di non aver mai conosciuto appieno la persona con la quale aveva condiviso tanti anni della propria vita e la nascita dei figli. Un romanzo datato e ambientato nella cattolicissima Irlanda dove il divorzio è divenuto legge solo nel 1997, una storia triste, occorsa a molte coppie, una storia al femminile dove si coglie l’invito, sottolineato nel finale, a guardare positivamente al domani, anche partendo da situazioni traumatiche, e a non inaridirsi in un ideale borghese e cattolico stereotipato, abbandonandosi ad una routine che di fatto mina loro stesse e le relazioni di coppia.
La coscienza di aver fatto degli sbagli, di aver avuto torto, di aver contribuito inconsapevolmente alla fine del loro matrimonio le diede una forza improvvisa. Poteva far fronte alla situazione […] Il fatto di sapere dove dirigere la sua rabbia le diede uno straordinario senso di forza. Una forza riassunta nell’espressione preferita della madre Ogni giorno ha la sua pena, quanto basta per arrivare a sera






Questo breve estratto dall’opera in 10 volumi di Jean-Henri Fabre, “Ricordi di un entomologo” è un felice assaggio su un mondo sconosciuto e spesso non indagato dai non addetti ai lavori in quanto ritenuto appunto “specialistico”. Si tratta invece di belle pagine di scrittura nate da osservazioni attente e accurate, protrattesi per mesi e anni e poi ritradotte in un raccontato che rende i protagonisti, in questo caso gli stercorari, analizzati e analizzabili nel loro comportamento così come fossero personaggi di una storia avventurosa, con i propri comportamenti, con le loro stranezze e i loro atteggiamenti spesso indecifrabili. Stupiscono a maggior ragione proprio perché si tratta di scritti a carattere scientifico che insieme alle osservazioni rigorose e precisissime nulla tolgono ad una lettura che sa catturare l’interesse anche del profano avvicinandolo in modo avvincente alla vita di esseri spesso considerati fastidiosi, come gli insetti. Pubblicati tra il 1879 e il 1907, i “Ricordi di un entomologo” hanno rappresentato una rivoluzione verso una nuova entomologia, influenzando anche l’opera dei maggiori etologi del Novecento. Ma la sensibilità e l’amore dell’autore per questo universo da osservare e studiare ha travalicato gli ambiti in cui era relegato conquistando un posto nuovo grazie ad una narrazione brillante, dimostrandosi capace affabulatore, oltre a saper investigare sulla vita e le ragioni del comportamento degli insetti, come in questo caso sullo scarabeo sacro, che riunisce i primi due capitoli della sua opera. Di seguito uno stralcio dalla presentazione del protagonista:
Pubblicato per la prima volta nel 1923 fu poi editato in Italia una trentina d’anni dopo; Adelphi ripubblica questo romanzo breve che rese famoso il suo autore. Lady into fox il titolo originale di questo racconto fantastico in cui la signora Tebrick, da nubile Fox ( quando il nome si fa omen), si trasformerà proprio in questo animale. L’ambientazione è quella della campagna inglese dove i due coniugi conducono una vita tranquilla in una villa appartata: mentre assistono ad una battuta di caccia, in un pomeriggio del 1880, avviene l’incredibile trasformazione e quanto ne consegue di drammatico: