DeLorean Café, a cura di Doriana Tozzi, Les Flâneurs Edizioni

una raccolta curata da Doriana Tozz

Un luogo magico, il DeLorean Café, un’originale macchina del tempo grazie alla quale venti intervistatori hanno potuto restituire al lettore la lezione sempre attuale di donne e uomini che hanno fatto la storia.

Coinvolti anche due toscani: il pisano Giorgio Borroni e il pistoiese Luca Buonaguidi.

Les Flâneurs Edizioni

Interviste impossibili per mondi possibili –Cos’hanno in comune Cecco Angiolieri e Alfred Hitchcock? E Maria Montessori cos’ha in comune con Louisa May Alcott o Nora Ephron? E tutti loro cosa c’entrano con Nietzsche?

La risposta è nel DeLorean Café, il bistrot immaginario/macchina del tempo che ha concesso a venti intervistatori del presente di dialogare con altrettanti celebri pensatori del passato, tra scrittori, registi, filosofi, poeti e personaggi storici. Assumendo un aspetto sempre diverso e caro all’intervistato di turno – dal salottino ottocentesco del Leopardi al patio della casa colombiana di Gabriel García Márquez –, questo luogo magico diviene teatro di un confronto talvolta ironico e dissacratorio, talvolta emozionato e adorante, ma sempre permeato da una leggerezza che rende immediato l’accostamento di inquietudini e speranze vecchie e nuove. Con l’idea, sempre viva tra le righe, di poter attingere al pensiero dei grandi per poter trovare oggi la propria strada.

Gli autori: Monica Acito, Sergio Bertolino, Letizia Bognanni, Giorgio Borroni, Barbara Bottoli, Luca Buonaguidi, Nicola de Marco, Michela Diviccaro, Piero Ferrante, Luca Franceschini, Giuseppe Galato, Laura Gramuglia, Luca Loizzi, Chiara Longo, Luca Paisiello, Giandomenico Piccolo, Francesca Schiavo Rappo, Stefano Solventi, Doriana Tozzi, Donato Zoppo.

Les Flâneurs Edizioni nasce nel 2015 grazie a un gruppo di giovani amanti della
Letteratura. Il termine francese “flâneur” fa riferimento a una figura prettamente primo
novecentesca d’intellettuale che, armato di bombetta e bastone da passeggio, vaga senza
meta per le vie della sua città discutendo di letteratura e filosofia. Oggi come allora, la
casa editrice si pone come obiettivo la diffusione della cultura letteraria in ogni sua
forma, dalla narrativa alla poesia fino alla saggistica, con indipendenza di pensiero e
occhio attento alla qualità. Les Flâneurs Edizioni intende seguire l’autore in tutti i
passaggi della pubblicazione: dall’editing alla promozione. Les Flâneurs Edizioni è
contro l’editoria a pagamento.

Madeline Miller “La canzone di Achille” presentazione

traduzione di Matteo Curtoni e Maura Parolini 

Scritto nel 2011, nel 2012 ottiene il prestigioso Orange Prize, viene pubblicato in Italia nel 2013, e da allora è stato un successo di vendite e ancora oggi occupa i primi posti nelle classifiche dei libri più venduti.

L’autrice, bostoniana, docente con una preparazione classica, rivisita varie pagine dell’opera di Omero in modo del tutto inedito ricostruendo, attraverso la voce di uno dei protagonisti, la storia di un incontro, di un’amicizia, di un amore e della morte di entrambi.

È Patroclo infatti che racconta a partire da pochi scampoli rimasti nella memoria di un bambino, il primo incontro e i passaggi successivi quando lui, figlio di re, perde tutto per un involontario incidente ai danni di un coetaneo che ne causerà la morte: verrà esiliato a Ftia, dove re Peleo lo accoglierà insieme ad altri esuli. È qui che Achille sceglierà Patroclo come therápōn il compagno d’armi del principe. La storia di un incontro, di una crescita, di momenti felici sul monte Pelio con il centauro Chirone loro maestro, di un giovane e goffo Patroclo che ammira la bellezza e l’abilità del futuro eroe guerriero, il migliore dei greci, lo sbocciare di un amore omosessuale, nonostante le differenze e le diverse potenzialità.

[…]due giovani, prima amici, poi amanti e infine anche compagni d’armi […]destinati a concludere la loro vita sulla pianura troiana e a rimanere uniti per sempre con le ceneri mischiate in una sola, preziosissima urna. […] un legame tra uomini spogliato da ogni morbosità e restituito alla naturalezza con cui i greci antichi riconobbero e accettarono l’omosessualità. Patroclo muore al posto di Achille, per Achille, e Achille non vuole più vivere senza Patroclo” (da Marsilio Editori)

dello stesso autore su tuttatoscanalibri

“Circe”

Sergio Fanara “La colpa e l’innocenza”, recensione di Luisa Gianassi

Una storia che si svolge nell’ arco di 37 anni, dal 1962 al 1999, ambientata in un paesino della Provenza. Una famiglia francese numerosa, dove spesso non si riesce a mettere insieme il pranzo con la cena, ma dove i figli, come racconta il protagonista narrante Jean-Julien, ebbero in dote una cosa preziosa: l’amore. Proprio l’amore è il filo conduttore del romanzo “La colpa e l’innocenza” di Sergio Fanara. La colpa è quella di Stéphane “l’Italiano”, vicino di casa di Jean. Si tratta di un uomo che non ha saputo riconoscere l’innocenza dell’amore, che ha creduto agli occhi e non al cuore. La condanna quella che il rigoroso tribunale della sua stessa coscienza gli ha inflitto: rimanere vivo senza vivere. Stéphane è uomo apparentemente senza passato, custode di un drammatico segreto che vive ostinatamente solo, perché “la solitudine è un deserto sconfinato dove ognuno può scontare la sua pena”. Stéphane riversa tutto il suo amore su Jean, ragazzo intelligente e sensibile, diventandone amico, mentore, e coltivandone l’amore per la letteratura. Trasformerà in realtà i sogni del ragazzo permettendogli di laurearsi, sarà capace di leggere i suoi silenzi ma non gli svelerà spontaneamente il mistero del suo passato. Jean e Stéphane sono i due protagonisti che fisicamente ritroviamo dall’inizio alla fine, mentre il fantasma di Elvira, evocato da una lettera emersa da un libro, aleggia impalpabile reclamando il suo diritto di esistere. Il desiderio di Jean di scoprire il segreto di Stéphane contagia e cattura il lettore, che solo con la parola fine può chiudere il libro. La storia scorre piacevolmente in una trama avvincente, con una prosa delicata e allo stesso tempo molto potente, sia nei dialoghi e negli eloquenti silenzi tra Stéphane e Jean, sia nella narrazione dei viaggi del ragazzo, diventato ricercatore universitario. Specialmente il viaggio a Palermo, che lo accoglie “con la sua bellezza avvolgente per la quale non ci sono parole che le rendono giustizia” e “dove il battito del cuore di un popolo è figlio di cento popoli, culla di gloriose aristocrazie e indicibili miserie”. Qui la narrazione di Jean oltre a cercare la soluzione del segreto di Stéphane fa emergere tutto l’amore dell’autore per Palermo, che è la sua città natale, e il suo dolore per i delitti connessi alla “guerra di Mafia”. Dolore che si inserisce nel romanzo come elemento reale e omaggio dell’autore, appartenente all’Arma dei Carabinieri, agli uomini delle forze dell’ordine, ai magistrati e a tutte le persone oneste che hanno dato la loro vita per il bene comune, la legalità e la giustizia. L’amore trionferà infine nell’epilogo del romanzo, ne sarà protagonista Giulia apparsa verso la fine della storia, una ragazza bellissima, che somiglia in modo impressionante ad Elvira, che libera Stéphane sia dal peso del suo segreto sia dalla sua condanna e che porta la felicità nella vita di Jean.

Su Scatole Parlanti Edizioni la sinossi e brevi note biografiche

Wilbur Smith con David Churchill “Eredità di guerra”, presentazione

Arriva postumo il seguito della saga dei Courtney che Wilbur Smith aveva scritto in collaborazione con David Churchill, un romanzo che ben si articola tra i vari filoni della trama senza mai interrompere l’azione, come è tipico dell’autore conosciuto in tutto il mondo per i suoi lavori tradotti in molte lingue.

Ambientato in Europa, alla fine del secondo conflitto mondiale dove però l’eredità di Hitler permane, e in Kenya quando iniziano a manifestarsi i primi segni di ribellione al potere coloniale. Saffron Courtney e suo marito sono sopravvissuti al conflitto e anche Konrad, il fratello nazista di Gerhard, è ancora vivo: l’azione si sviluppa così tra complotti e lotte per la libertà.

[…]“Wilbur Smith, l’indimenticabile maestro dell’avventura, ci regala una storia di coraggio, eroismo, ribellione e guerra che si dipana tra due continenti. Un romanzo appassionante e pieno d’azione che segue La Guerra dei Courtney e conclude la saga iniziata con Il destino del cacciatore”(da Harper Collins)

WILBUR SMITH nato nel 1933 in Africa centrale, si è dedicato esclusivamente alla scrittura dal 1964, dopo il successo del suo primo romanzo, Il destino del leone. Da allora ha pubblicato oltre quaranta titoli fra cui il ciclo ambientato nell’Antico Egitto e le celebri serie dedicate ai Courtney, ai Ballantyne, a Hector Cross oltre a numerosi altri romanzi, tutti supportati da meticolose ricerche e informazioni, raccolte nel corso dei suoi viaggi e spedizioni in tutto il mondo. I suoi libri oggi sono tradotti in ventisei lingue. Con HarperCollins ha pubblicato il memoir Leopard Rock. L’avventura della mia vita e il romanzo La guerra dei Courtney.(da HarperCollins Autori)

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Il nuovo regno

Re dei re

La guerra dei Courtney

Melina Scalise “Favole della notte”, Oltre Edizioni

Dipinti di Francesca Magro
pp. 106 Prezzo € 28.00

Oltre Edizioni


Ti sei mai chiesto perché le favole si leggono la sera, prima di andare a dormire? Perché sono preparatorie alla notte. Perché dietro ogni storia, ogni incantesimo che si rompe, ogni malvagio che sconvolge la scena, c’è la storia dell’Uomo.

La favola, nonostante gli ostacoli e le avversità, ci offre un lieto fine, una possibilità. Quando si è adulti nessuno pensa di toglierci dalla paura della notte leggendoci una favola. Con l’età ci diseducano all’uso dell’immaginazione. Ci lasciamo sempre più stringere dalle braccia della razionalità, ma non sempre la ragione riesce a dare risposte alle grandi incognite della vita. Quando non riusciamo a muoverci nella notte, quando davanti a noi abbiamo il buio, quando alle spalle abbiamo rovine o semplicemente la nostra sedia vacilla, affidarci alla fantasia, al sogno, alla magia può essere l’unico modo, anche solo per poco, “per uscire dal mondo” e per ritrovarlo anche poco diverso da prima, ma quanto basta per farci vedere le porte del possibile. Il sonno, tutte le notti, ci costringe a confrontarci con la notte. Con i sogni, ci trasporta altrove. Lì conserviamo ancora tutto il potere del caos da cui affiorano immagini, parole, ricordi, a volte, anche rivelazioni…

Melina Scalise, giornalista, psicologa, presidente (con grande passione e tenacia) dello Spazio Tadini – centro d’arte e cultura a Milano. Ama l’arte, il design, la creatività, la cultura, e, soprattutto, l’impegno sociale.

Hans von Trotha “Le ultime ore di Ludwig Pollak”, presentazione

Traduzione dal tedesco di Matteo Galli

[…]“Ludwig Pollak non è una persona qualunque: ebreo, raffinato archeologo, grande collezionista, mercante d’arte a cui tutti si rivolgono per un parere o una attribuzione definitiva[…] (dal Catalogo Sellerio Editore)

Le ultime ore di Ludwig Pollak, titolo originale Pollaks Arm, Il braccio di Pollak, fa riferimento al ritrovamento da parte dello studioso nel 1903 del braccio mancante del gruppo del Laocoonte, il gruppo marmoreo del padre con i due figli tra le spire di un enorme serpente ritrovato nel 1506 ma mancante del braccio destro. Questa importante scoperta fu poi da lui donata ai Musei Vaticani sostituendo il braccio levato di cui la statua era stata dotata con l’originale ritrovato: piegato sul gomito: posizione che ne modificava la “lettura”. Quando la sera del 15 ottobre del 1943 Pollak rifiutò di rifugiarsi in Vaticano, rimandando indietro colui che era stato inviato per convincerlo e prelevarlo insieme alla famiglia, l’indomani fu tra gli ebrei romani deportati e ucciso ad Auschwitz pochi giorni dopo all’età di settantacinque anni (era nato a Praga nel 1868)

“Un romanzo straordinario che si immerge nelle pieghe oscure tra civiltà e barbarie grazie a un personaggio poco conosciuto, che ha dedicato la sua vita all’arte, a un ideale di bellezza eterna, e che mai ha voluto arrendersi agli orrori della follia umana”.[…] (dal Catalogo Sellerio Editore)

e anche

Brevi note biografiche

Hans von Trotha (1965), giornalista, storico e studioso dell’arte del giardino, ha curato mostre e scritto libri nel suo campo. Oltre al romanzo a sfondo storico Le ultime ore di Ludwig Pollak, ha scritto anche un’altra opera di narrativa in lingua tedesca.

Abraham B. Yehoshua “La figlia unica”, presentazione

Traduzione di Alessandra Shomroni

Una storia, raccontata con una prosa asciutta ed essenziale, ha come protagonista una dodicenne, figlia unica di una famiglia ebrea benestante in una città dell’Italia del Nord, non meglio precisata, dove frequenta con profitto la scuola media. Si appressano le vacanze natalizie e il lettore la segue nelle sue peregrinazioni e sballottamenti tra visite ai nonni in città e la nonna al mare, visite in montagna con il padre e corse al recupero della cagna Diana che sta per partorire. Mai decisioni prese autonomamente, neanche quella di andare a trovare la supplente che nell’ultimo periodo ha sostituito la titolare in maternità per esporle il suo parere sui racconti letti in classe dal Cuore, il datato e glorioso testo di de Amicis.

In questa situazione incerta fatta di soggiorni forzati o veloci, la giovane Rachele è sempre più sola con se stessa, “per niente viziata e per niente felice”, o in compagnia di estranei e deve anche imparare a gestire la notizia della malattia del padre, “l’appendice” che cresce nel suo cervello.

Un romanzo ultimo, un addio alla scrittura da parte del suo autore, un omaggio all’Italia, il paese che ama. Un commiato e un addio che si sofferma sulle domande di una ragazzina sospesa tra due mondi, quello dei dettami della religione ebraica e quello della religione dei gentili, di cui è curiosa tanto da aver rinunciato con rammarico, per volere del padre, al ruolo della Madonna nella recita scolastica.

[…] Con La figlia unica Yehoshua ci conduce con brio e freschezza a una protagonista e a un luogo insoliti per la sua produzione letteraria. È la prima volta che il grande scrittore israeliano ambienta una storia in Italia, un paese con cui ha una relazione speciale, e di cui si sente quasi «cittadino onorario». E come sempre, le sue parole sono le chiavi giuste per spalancare le gabbie dell’identità e dell’appartenenza.( dal Catalogo Einaudi)

e anche

Brevi note biografiche

Abraham B. Yehoshua è nato a Gerusalemme nel 1936. I suoi romanzi, tutti pubblicati da Einaudi, sono L’amanteUn divorzio tardivo, Cinque stagioniIl signor ManiRitorno dall’IndiaViaggio alla fine del millennio, La sposa liberataIl responsabile delle risorse umaneFuoco amicoLa scena perdutaLa comparsaIl tunnelLa figlia unica. Le sue opere sono state tradotte in ventidue lingue.(Da Einaudi Autori)

Hamid Ismailov “La fiaba nucleare dell’uomo bambino”, presentazione

Traduzione di Nadia Cigognini

Un venditore e un viaggiatore si incontrano sulla carrozza di un treno che attraversa la steppa kazaka: il giovane venditore ha le fattezze di un bambino e suona ottimamente il violino, si chiama Eržan ed è nato nei pressi di una stazione di transito, in una piccola comunità. Così racconta al viaggiatore che gli ha fatto richiesta di conoscere la sua storia. È nato negli anni della Guerra Fredda quando nella “Zona”, un’area recintata al centro della steppa, si susseguivano esperimenti nucleari. Cresciuto in una piccola comunità dove le nonne erano custodi di antiche credenze, leggende e riti, con un’infanzia serena anche se senza padre e sotto la guida del nonno che, suonando una dombra, lo strumento musicale a corde, gli aveva fatto scoprire l’amore per la musica tanto che diventerà un provetto suonatore di violino. Ma c’era una minaccia nella sua giovane vita: dopo un bagno nel Lago Morto ha smesso di crescere, è rimasto bloccano nel tempo, dentro un corpo che non si trasforma, non invecchia mentre tutto attorno e dentro di lui si modifica, matura. Una fiaba moderna dolorosa e terribile con una proposta implicita di riflessioni sulla diversità, la fisicità e l’interiorità, la solitudine e le scelte di vita, il rapporto con il tempo e la crescita, le passioni…

Brevi note biografiche

Hamid Ismailov è nato nel 1954. Cresciuto in Uzbekistan, ha abbandonato il paese nei primi anni novanta a causa delle persecuzioni del regime, riparando nel Regno Unito. Scrive prevalentemente in russo e in uzbeko. Per venticinque anni ha lavorato come giornalista della BBC. Traduttore e mediatore culturale, ha curato la resa in uzbeko di molti classici della letteratura occidentale e, nel contempo, la traduzione in inglese e in altre lingue europee di alcuni classici della letteratura uzbeka. Si è inoltre dedicato alla poesia sonora, sperimentando contaminazioni tra la parola, la musica e l’arte figurativa. Le sue opere, bandite in Uzbekistan, sono state tradotte in molte lingue, riscuotendo il plauso della critica. In Italia sono in corso di traduzione, dal russo e dall’uzbeko, nel catalogo di Utopia.(da Utopia Editore Autori)

Annabel Abbs “La cucina inglese di Miss Eliza”, presentazione

Annabel Abbs nella Premessa al romanzo scrive che si tratta di un’opera di finzione “che prende spunto da una serie di fatti noti della vita di Eliza Acton, poetessa e pionieristica scrittrice di libri di cucina e della sua aiutante, Ann Kirby. Tra il 1835 e il 1845 Eliza e Ann vissero a Tonbridge, nel Kent, e scrissero un libro di cucina […] All’epoca fu un best seller, sia in patria sia a lvello internazionale, arrivando a vendere 125.000 copie nell’arco di trent’anni.[…]

Eliza Acton(1799) voleva scrivere poesie senza trovare un editore che al contrario le propone di scrivere un libro di ricette. Ma sarà la situazione familiare critica a livello economico a far incontrare Eliza con Ann, assunta per aiutarla a preparare da mangiare per probabili ospiti paganti.

Da poetessa a creatrice del ricettario moderno il Modern cookery for private families pubblicato nel 1845, scritto come i nostri attuali ricettari con la lista degli ingredienti e le fasi di preparazione.

La Abbs ricostruisce la storia di Eliza e di Ann alternando le due voci delle protagoniste per riportare alla luce una storia dimenticata: le ricette infatti vennero copiate e saccheggiate e alle due protagoniste rimase l’oblio.

“Inghilterra, 1835. Eliza Acton spera che la sua nuova raccolta di poesie la conduca al successo. I sogni di gloria, però, si infrangono contro l’oltraggioso rifiuto dell’editore, Mr Longman, che la invita a dedicarsi a un libro di ricette – del resto i lettori non si aspettano altro da una donna. Eliza s’indigna: in casa degli Acton la cucina riguarda solo la servitú. Ma quando suo padre, sull’orlo della bancarotta, si dà alla fuga, quell’assurda proposta si rivela l’unico modo per sopravvivere. Eliza allora impara a conoscere i segreti di pentole e fornelli e, con l’aiuto della giovane Ann, finisce per scoprire che in ogni ricetta riuscita c’è sempre un pizzico di poesia. E di amore.(dal Catalogo Einaudi Editore)

Brevi note biografiche

Annabel Abbs è nata a Bristol nel 1964. Si è laureata in letteratura inglese presso la University of East Anglia e ha ottenuto un master in marketing presso la University of Kingston. Nel 2015 il suo romanzo d’esordio, The Joyce Girl, ha vinto l’Impress Prize for New Writers e lo Spotlight First Novel Award. Suoi articoli e racconti sono apparsi su, tra gli altri, «The Guardian», «Mslexia», «Elle», «The Huffington Post». Per Einaudi ha pubblicato Frieda (2020), il suo secondo romanzo, e La Cucina di Miss Eliza (2022).( Da Einaudi Autori)

Due presentazioni in breve:

Katie Kitamura Tra le nostre parole

Audur Ava Ólafsdóttir La vita degli animali

Finalista al National Book Award (2021), indicato dal New York Times tra i cinque migliori romanzi del 2021 arriva in Italia con la traduzione di Costanza Prinetti per Bollati Boringhieri. Un senso di inquietudine e di tensione attraversa il romanzo che ha per protagonista una giovane donna interprete alla Corte Penale Internazionale all’Aia una città in cui prova ad allacciare relazioni che la portino a sentirsi non estranea, lei che nata a Singapore, cresciuta in Francia e poi trasferitasi negli Stati Uniti, è una senza radici. Si trova invece coinvolta dentro i drammi individuali dei nuovi conosciuti.

“Come in un thriller, una forte suspense caratterizza una vicenda dove le motivazioni personali spesso si scontrano contro una realtà molto diversa da come era stata immaginata, e Katie Kitamura è bravissima nello scandagliare i sentimenti e il disorientamento dei suoi protagonisti”(da Bollati Boringhieri)

traduzione di Stefano Rosatti

Un romanzo il cui tema si articola sulla nascita e sull’essere umano in relazione con la complessa dimensione naturale di cui è parte.

Voce narrante è Dýja, ostetrica, come da tradizione familiare, ma soprattutto della zia Fifa che ha accudito negli ultimi giorni di vita e dalla quale ha ereditato l’appartamento in cui vive dove rinviene una serie di scritti con riflessioni sul senso della vita, dell’uomo in rapporto con l’universo e agli altri esseri. Entra così in relazione con il mondo interiore della zia che nei suoi articoli su riviste anticipava molte tematiche relative al rispetto dell’ambiente e delle specie animali e vegetali, dove la luce ha un posto decisivo: la parola più bella nel 2013 in Islanda è stata ostetrica perché il vocabolo nella lingua islandese unisce due termini, madre e luce.

[…]”Dýja occupa l’appartamento che ha ricevuto in eredità da Fífa. Nonostante l’arredamento antiquato e l’impianto elettrico capriccioso, Dýja esita a rinnovare la casa, come se non volesse alterare la patina dei ricordi. Un giorno, in fondo a un vecchio armadio, ha ritrovato uno scatolone pieno di fogli dattiloscritti. La vita degli animaliLa verità sulla luceLa casualità: sono le tre sezioni dell’opera, in apparenza incompiuta, che Fífa ha redatto con il suo tipico stile stravagante, scrivendo di nascita e morte, luce e tenebre, rapporti tra tutte le specie viventi”[…]( dal Catalogo Einaudi)