Miran Bax “Notte isterica”, Morellini Editore

 Una storia di violenza e razzismo liberamente ispirata a un fatto di cronaca che ha sconvolto Torino nel 2011

Collana Riflessi diretta da Sara Rattaro e Mauro Morellini
in libreria dal 7 giugno
Morellini editore

L’isteria è un atto di eccitazione incontrollato e quello che è successo la notte del 10 dicembre 2011 è proprio questo. Un’escalation di azioni violente di decine di persone che si accaniscono contro baracche e roulotte dei nomadi senza sapere perché lo fanno e senza fermarsi fino a quando tutto è andato a fuoco.  

Il fatto: Torino 2011. Baracche e roulotte rom date alle fiamme: è finita così, con un campo nomadi incendiato, la fiaccolata organizzata a Torino per esprimere solidarietà alla ragazzina di 16 anni che ha denunciato di essere stata violentata da due zingari mentre stava facendo rientro a casa. Una violenza che, però, non è mai avvenuta: in serata, infatti, la presunta vittima dello stupro, davanti ai carabinieri del Comando Provinciale del capoluogo piemontese, ha ammesso di essersi inventata tutto di sana pianta e ha confessato di aver avuto un rapporto sessuale con un ragazzo (circostanza confermata dagli esami medici effettuati). Una bugia da cui parte la storia che Miran Bax racconta.

Ispirato a un fatto di cronaca torinese che nel 2011 ha fortemente scosso l’opinione pubblica nazionale, questo romanzo si snoda attraverso i racconti in prima persona di quattro personaggi. Mara ha sedici anni, è innamorata di Giuseppe e racconta la tanto attesa “prima volta”. Quando confida al fratello Giacomo di essere stata stuprata da due zingari, lui e alcuni amici organizzano una fiaccolata di solidarietà, con l’idea di radere al suolo il campo nomadi. E mentre Debora, che ha assistito all’incendio dalla finestra di casa, deve fare i conti con la sua salute psichica, Steve, originario dell’Albania, mette in dubbio la sua appartenenza al gruppo e ne rinnega l’operato. Ma la voglia di andare via e di ricominciare è soffocata dalla paura di restare solo in un luogo in cui egli stesso è uno straniero. Notte isterica è una lucida analisi del mondo contemporaneo, spietato, razzista e sempre pronto a giudicare.

Dichiara l’Autore: «Ho deciso di raccontare questo episodio per la violenza con cui hanno reagito i cittadini che sono arrivati addirittura ad impedire l’intervento dei vigili del fuoco per spegnere l’incendio. Mi ha colpito molto che il fatto sia avvenuto a Torino, che in quegli anni sembrava essere la città dell’accoglienza per eccellenza. Adesso vivo a Belluno ma Torino è la mia città e sono sempre coinvolto da quello che vi succede. Da genitore mi ha colpito anche quanto possano incidere sui nostri figli gli obblighi e i divieti che gli imponiamo e quanto spesso siamo accecati dalla volontà di indicargli la “strada giusta ” senza ascoltare quello che vogliono veramente

Incipit 

«Passo tutto il tempo che riesco alla finestra. Quando ho finito i mestieri di casa e non vado a passeggiare, me ne sto lì davanti. Leggo e pulisco le mie marionette, sul tavolino vicino alla finestra, e da quella finestra ho visto tutto. C’era un sacco di gente in strada, tutti gridavano: bruciamo tutto e qualcuno aveva lanciato delle bombe incendiarie mentre altri appiccavano il fuoco e le fiamme andavano alte nel cielo e le sentivo scoppiettare. Il fumo era nero e denso e saliva gonfiandosi e mischiandosi alle nuvole. Era spaventoso. Io ho visto ogni cosa e volevo chiamare mio padre ma non riuscivo a urlare e nemmeno a muovermi e guardavo quei barbari assalire il campo nomadi mentre tutto continuava a bruciare. Adesso ho paura di uscire anche di giorno ma non posso dirlo ad alta voce. “Vai a passeggio e non perdere le buone abitudini che non ti succede niente”, s’incavola mia madre e a me fa rabbia perché non mi capisce: “Mamma, come faccio a stare tranquilla dopo quello che è successo?” E allora esplode il finimondo, lei comincia a urlare e ad agitare la mano destra verso il cielo: “Adesso il quartiere è più sicuro di prima. Vai fuori e smettila di preoccuparti per niente”. Però io non sono tranquilla, lei parla perché non ha visto niente, ha solo sentito quello che le ho raccontato io e quello che le hanno riferito le amiche e i vicini di casa. Allora mi sento offesa e mi arrabbio e provo a far­le capire come stanno le cose veramente: “Tu parli solo perché non hai visto niente, perché te la dormivi della grossa e poi al mattino ti sei svegliata bella riposata ed era tutto come gli altri giorni”, urlo più forte che posso».

Miran Bax, pseudonimo di Massimo Anania, nasce nella nebbiosa periferia di Torino, vive e lavora a Belluno. Nel 2018 pubblica il romanzo Autostop per la notte (Miraggi edizioni) che arriva in finale al premio “Prunola” 2019 e riceve la menzione d’onore al premio “Tre colori” 2021. Nel 2020 pubblica il romanzo Tutto l’amore che manca (Miraggi edizioni). Nel 2021 vince il premio letterario Raccontami In 25 Parole per il “racconto più significativo”. Nel 2023, con lo pseudonimo Miran Bax vince il premio letterario Raccontami In 25 Parole per il “racconto più originale”.


Robert Louis Stevenson “L’isola delle voci”con testo a fronte, Edida

Traduzione con testo a fronte di Alessandro Ferrini

Edida

Dalla Quarta di copertina

“L’isola delle voci” è un racconto scritto da Robert Louis Stevenson, pubblicato per la prima volta nel 1893 nella raccolta “Intrattenimenti delle notti sull’isola. È una delle storie dell’autore scozzese, famoso per classici come “L’isola del tesoro” e “Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde”.
Il racconto narra le vicende di Keola, un giovane hawaiano e del suo incontro con un misterioso stregone di nome Kalamake. Keola viene convinto da Kalamake a seguirlo su un’isola incantata, conosciuta come “l’isola delle voci” popolata da spiriti che si odono parlare senza essere visti creando un’atmosfera di mistero e inquietudine. Il racconto combina elementi di folklore hawaiano con il tipico gusto di Stevenson per l’avventura e il sovrannaturale. La narrazione esplora temi come la superstizione, il potere della magia e il confronto tra culture diverse. La storia si distingue per il suo uso evocativo del linguaggio e per la creazione di un’ambientazione esotica e affascinante.
Il racconto riflette l’interesse antropologico di Stevenson per le culture delle isole del Pacifico meridionale che aveva avuto modo di conoscere durante i suoi viaggi e in una delle quali si stabilì.
“L’isola delle voci” è un’opera che merita attenzione per la sua capacità di trasportare il lettore in un mondo di mistero e meraviglia, una lettura affascinante per chi ama le storie di avventura con un tocco di sovrannaturale e per chi apprezza la capacità di Stevenson di esplorare temi complessi attraverso trame avvincenti e ben costruite.
Testo a fronte e illustrazioni

Dalla Prefazione

[…]In un articolo apparso sull’ “Unità” del 14 giugno 1950 Cesare Pavese coglie un aspetto importante dello scrittore inglese; lo vede nella vita e nell’opera un rappresentante a pieno titolo della crisi degli intellettuali della seconda metà dell’Ottocento che rifiutano il modello borghese–capitalistico che la società occidentale sta imponendo:

Si potrebbe qui ricordare che il caso di R.L.S. non fu isolato e che praticamente tutta la cultura occidentale del suo tempo (fine Ottocento e primi del Novecento) attraversò questa crisi di disgusto per l’ambiente e in modi vari, anche quando non viaggiò fisicamente in capo al mondo, si cercò un paradiso e una giustificazione. Fu un modo come un altro di polemizzare, cioè di vivere, con la propria società.

La sua biografia, figlio di una ricca famiglia scozzese dalla quale si allontana, la ricerca di paradisi esotici e lontani, la vita da bohèmiens e infine la morte per tubercolosi, lo avvicina ad altri grandi scrittori del quel periodo; basti ricordare Baudelaire, i poeti Maledetti francesi, gli Scapigliati italiani, il pittore Paul Gauguin ed altri numerosissimi esempi. Ma il suo allontanamento dai modelli sociali si concretizzò non solo nella scelta di vita ma anche nella ricerca dell’avventuroso, del fantastico, del magico, del fiabesco, tanto presenti nelle sue opere in generale e nella raccolta Intrattenimenti delle notti sull’isola di cui fanno parte sia Il diavolo nella bottiglia che L’isola delle voci. In questi due racconti sembrano presenti anche alcuni elementi tratti dalla tradizione popolare germanica come le favole dei Grimm, che a Stevenson apparivano “straordinariamente affini ai racconti popolari delle Hawai per ingenuità e qualità dell’immaginazione”. Il racconto l’Isola delle voci, concepito dall’autore nel 1892, apparve pubblicato a puntate sul “National Observer” nel febbraio 1893 e solo successivamente inserito nella raccolta Intrattenimento delle notti sull’isola. Secondo la testimonianza della moglie l’autore si sarebbe ispirato all’isola di Fakarara che aveva visitato nel 1888 durante una crociera nell’arcipelago delle isole Marchesi.

Su Amazon in ebook e in cartaceo

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Il diavolo nella bottiglia (con testo a fronte)

Lo strano caso del dottor Jekill e del signor Hyde

Will del Mulino

William Sloane “Attraverso la notte”, presentazione

Traduzione di Gianni Pannofino

Prefazione di Stephen King

Un romanzo di Sloane, autore statunitense, riproposto da Adelphi in questa nuova edizione, datato 1937, Attraverso la notte (To Walk the Night), e autore nel 1939 anche di The Edge of Running Water .

La Prefazione di Stephen King, scritta nel 2015 per l’edizione dei due romanzi dalla New York Review of Book, sottolinea lo stile e la particolare scelta narrativa operata dallo scrittore. To Walk the Night e The Edge of Running Water furono ripubblicati insieme con il titolo  The Rim of Morning, nel 1964, e ristampati nel 2015 con un’introduzione di Stephen King* riportata nell’edizione Adelphi.  

“Sloane costruisce i suoi racconti con paragrafi accuratamente cesellati, sempre limpidi e diretti. È un uomo vecchio stampo, con un’ottima preparazione scolastica, che ha studiato il latino al liceo e al college. Secondo la mia esperienza, nemmeno i romanzieri mediocri possono scrivere male se hanno una solida base di latino, e Sloane aveva doti narrative non indifferenti da unire alle capacità di scrittura essenziali […]Da tempo si sentiva l’esigenza di vedere ripubblicati questi due romanzi così degni di nota. Il lettore comune troverà motivi d’incanto e di divertimento;  per chi ha studiato il genere horror, ma non conosce  questi due libri, la lettura sarà una rivelazione per il modo in cui Sloane attinge da una molteplicità di generi, con una capacità che solo i romanzieri colti possiedono, e ne ricava qualcosa di nuovo e sorprendente. In altre parole, il totale è molto più della somma  delle parti. Non mi vengono in mente altri romanzi  come questi, per stile e per sostanza. Il mio unico  rimpianto è che William Sloane non abbia continuato a scriverne. Se l’avesse fatto, sarebbe forse diventato un maestro del genere o ne avrebbe creato uno  completamente nuovo. In ogni caso, questa splendida riscoperta è già una  grande gioia. I due romanzi qui riuniti vanno letti idealmente dopo il calare della sera, credo, meglio ancora se in autunno, mentre fuori il vento forte fa  vorticare le foglie. Vi terranno svegli, forse fino alle  prime luci dell’alba” (stralci dalla Introduzione di King)

Colpisce che dopo i due romanzi Sloane, forse per lo scarso successo commerciale o forse per la scelta di dedicarsi ai libri come editore e non come scrittore, abbandonerà la scrittura. Nei suoi testi, come scrive King, il lettore trova diversi generi narrativi: elementi del giallo, del noir, del fantascientifico, del mistery e dell’horror Ignorando le convenzioni dei generi, i romanzi di Sloane risultano opere letterarie a tutto tondo”

Ma non ci sono né mostri né alieni, ma situazioni quanto mai quotidiane, come gli ambienti in cui si svolge la vicenda e i protagonisti. Cosa li rende allora vicini alle tematiche horror? “Alcune esperienze sono estranee alla vita di tutti i giorni, “condannate per un certo tempo a errare nella notte” prima che la mente umana possa riconoscerle per ciò che sono o liquidarle come semplici fantasie”, comi si legge nella sinossi di Adelphi che continua sintetizzandone la trama

[…]la vicenda ha inizio una notte del 1936, quando Bark e Jerry, due giovani in visita alla loro ex università, trovano il professor LeNormand, luminare di astronomia, avvolto da un fuoco «mai visto», simile a «un parassita che lo possedeva e lo consumava, apparentemente dotato di vita propria». Ma come mai le fiamme che ne carbonizzano il corpo risparmiano tutto il resto, compresi i vestiti e le carte su cui stava lavorando? E chi è davvero Selena, l’intelligentissima, enigmatica moglie di LeNormand, comparsa dal nulla tre mesi prima, in apparenza senza passato e senza età, e destinata a sconvolgere la vita dei due giovani? Infine: quale inquietante rivelazione spinge poi Jerry al suicidio? Per scoprirlo dovremo attraversare con Bark una notte che ha i contorni di un incubo, ricostruire da capo una storia «tragicamente illogica e inspiegabile», e lasciare ogni certezza, perché forse la soluzione «sta in ciò che non sappiamo».

*Introduzione scritta da Stephen King per il volume di William Sloane The Rim of Morning. Two Tales of Cosmic Horror (New York Review Books, New York, 2015), che, oltre a To Walk the Night, include The Edge of Running Water, di prossima
pubblicazione presso Adelphi

Gabriella Genisi “Pizzica amara”, recensione di Salvina Pizzuoli

Genisi, in un giallo sconvolgente e quanto mai attuale, ci racconta il Salento oscuro delle superstizioni e delle notti della taranta; a farci da guida una carabiniera indimenticabile, che rompe e ribalta tutti i canoni della scena noir. (da Rizzoli Libri)

Pubblicato nel 2019 ha per protagonista una giovane maresciallo dei carabinieri, Francesca Lopez, detta Chicca.  Salentina, bella e caparbia, ha lottato per farsi spazio in un ambiente maschile, meritando un avanzamento di grado a seguito delle sue indagini su rifiuti tossici. Un nuovo caso, ancora più intrigato l’attende dopo la profanazione di una tomba e la sparizione del cadavere.

Nel corso dell’ndagine oltre alla maresciallo saranno coprotagonisti la sua squadra, Lecce e le sue bellezze architettoniche e le sue atmosfere e i suoi segreti, come le acque del fiume sotterraneo che l’attraversa, il Salento magico in un’accezioner ampia, non solo paesaggistica legata al sole e al mare, ma a un territorio che cela misteri, con le sue superstizioni, connivenze e collusioni, retaggi di un passato che pare sepolto ma ancora convive nella vita quotidiana. Elementi spesso fraintesi o considerati folklore: le macare, la taranta e le tarantate, i “segni” premonitori, bagaglio culturale interiorizzato che si confonde e si compenetra tra superstizione, religione, magia, medicamenti.

Si apre già con uno di questi elementi e con la titolazione del primo capitolo che, come i successivi, riporta i versi di Vittorio Bodini

[…] Un moscone nero, svolazzando, continuava a sbattere testardo contro il vetro. Luci amise la tazzina sul tavolo e aprì la finestra, ma l’insetto invece di uscire volò dentro casa. Non riuscendo a scacciarlo e avvertendo il cupo presentimento di qualche sventura imminente, la donna si fece il segno della croce tre volte e recitò un’Ave Maria, poi sospirò, richiuse la finetsra e si guardò attorno.

Il presentimento di Lucia si materializza nella profanazione della tomba di famiglia da cui il cadavere del figlio è stato trafugato. Ma è solo uno dei casi inspiegabili che si succederanno nel tempo: il cadavere di una giovane donna incinta ritrovato da un pescatore in una zona balneare a dieci chilometri da Lecce; segni particolari: biondissima e con un tatuaggio abraso non totalmente con un simbolo dentro un carchio. E dopo quasi un mese un’altra giovane, Federica Greco, ritrovata impiccata ad un albero. Segni particolari: lo stesso tatuaggio.

E così tra ricerche e indagini, emerge lentamente un mondo sommerso celato da una patina di solidità economica e potere, mali antichi e nuovi, traffici, discariche abusive, Xylella, droga, immigrazione, rituali tra esoterismo e occulto dove il Male opera all’ombra di perbenismi e dipendenze.

E nel frontespizio, la citazioe in dialetto di un antico proverbio salentino

A Ddiu dduma na candila, a llu diaulu ddoi.

Un noir scritto bene, ingarbugliato e ricco di aneddoti e di particolari del territorio, una protagonista tenace e fragile allo stesso tempo, provata dalle indagini e che cercherà di scuotersi con un “salto” liberatorio.

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Lo scammaro avvelenato e altre ricette

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Gino Carlomagno “Una sola mamma”

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Silvio Governi “La lista di Greta”

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Stefano Terra “La fortezza del Kalimegdan”

Stefano Mancuso “Fitopolis, la città vivente”

Alberto Moravia “La noia”

Antonella Lattanzi “Cose che non si raccontano”

INCIPITOJO, copertine di libri immaginari, un concorso letterario gratutito e molto altro

Giamapaolo Giampaoli “Emozioni difficili”, presentazione

“Tutta la raccolta nasce dal desiderio di liberarsi da
pesi condizionanti, per condividere con l’altro quella aspirazione alla
serenità, al quieto appagamento interiore che il contatto catartico
con la poesia offre. Un ideale espresso con parole illuminanti, usate a mo’ di colpi di luce, come farebbe il pennello di un pittore, non per ritrarre la realtà, ma per riconfigurarla in poesia.[…]
I versi si sgranano con un ritmo compositivo lineare, sciolto, linguisticamente ricco, ma accessibile e sussurrato per non mettere in difficoltà chi legge, perché gli intendimenti dal poeta arrivino nitidi e

possano essere accolti e ricordati da chi li incontra”.(dalla Prefazione di Carla Paolini)

Emozioni difficili: il titolo suggerisce la rinascita della sensibilità, che avviene attraverso il contatto con la natura. Il poeta riscopre la necessità della catarsi dalle sofferenze della moltitudine dei luoghi e degli eventi della civiltà, il contatto assoluto con gli elementi del paesaggio rurale, in un contesto che rimanda all’universo del mito e sollecita la riflessione sulla morte.(da Controluna Edizioni di poesia)

Alcuni stralci

Gocce
A mio padre

Rivedo gli occhi
mai dimenticati
e il vento soffia
nella mia mente
mentre immagino
l’incontro.
Poche parole
bastano per noi;
una fantasia, la mia fantasia,
mentre l’acqua lava il cielo
le parole sono gocce
che conducono all’eterno

Ti avrei

Ti avrei parlato,
ma mi avrebbe ascoltato
solo il ciliegio in fiore,
ornamento del creato
a esaltare bellezza
fin dentro le emozioni.
Ti avrei ascoltato,
ma le tue parole le avrebbe
inghiottite l’atmosfera ovattata,
stanca di registrare
i nostri umori malati.
Nel silenzio vedo
il tuo volto esprimere
vicinanza, poi lontananza,
indecisione e comprensione

Giampaolo Giampaoli

Dottore di ricerca in Storia, Giampaolo Giampaoli insegna materie letterarie. La sua prima raccolta “Diario di poesia” è stata pubblicata da Prospettiva Editrice nel 2002. Dopo l’impegno nella ricerca, il ritorno alla poesia è stato nel 2017 con la “Qualità dei sentimenti” (Pagina tre) e nel 2020 con “Parole raccolte” (Sillabe di sale). Giampaoli è redattore del blog Mangialibri. (da Controluna Edizioni di poesia)

Javier Castillo “Il cuculo di cristallo”, presentazione

Dopo il successo della Ragazza di neve, Javier Castillo torna con un thriller perfettamente costruito, un rompicapo mozzafiato che trascina il lettore in una spirale di rivelazioni e segreti, dove niente è mai quello che sembra e il male si nasconde in ogni angolo, in attesa di rivelarsi.(da Salani Editore)

New York, 2017. Cora Merlo è una specializzanda in medicina: il traguardo agognato è quasi raggiunto quando un attacco di cuore la vede necessitare di un trapianto urgente; il cuore nuovo appartiene a Charles Finley, di cui Cora vuole conoscere il passato tanto che parte per Steelville, un paesino del Missouri e si ritrova in una casa piena di segreti.

”Il cuore non è mai solo un pezzo di carne” dice l’autore in una recente intervista (di Stefania Parmeggiani su Il Venerdì 3 maggio 2024) e di essere stato affascinato dal conflitto tra scienza e spiritualità. Cosa accade se all’impreovviso ti svegli con il cuore di un’altra persona?”

E  da questi interrogativi nasce il suo ultimo romanzo con un titolo che vede il cuculo, animale bellissimo e crudele, cui fa da corredo il termine “fragile”, come il cuore che ora batte nel petto di Cora e la storia prende una piega inaspettata.

Anche Il cuculo di cristallo diventerà una serie come già La ragazza di neve e il suo seguito.
Uno spazio conquistato quello di Castillo tra gli autori di thriller molto richiesti, tradotti in molte lingue, trasposti in serie televisiva.

JAVIER CASTILLO è cresciuto a Malaga. Ha studiato Economia aziendale e ha conseguito un master in Management presso la ESCP Europe Business School. I suoi romanzi hanno ottenuto un enorme riconoscimento, sono in corso di traduzione in più di sessanta Paesi e hanno venduto più di un milione e trecentomila copie. Con Salani ha pubblicato il bestseller La ragazza di neve, da cui è stata tratta una serie Netflix di grande successo

Hannah Ritchie “Non è la fine del mondo”, presentazione

Come possiamo costruire un pianeta sostenibile

Traduzione di Carla Manfredi

Ribaltando alcuni falsi miti su cui abbiamo costruito la nostra coscienza ambientalista – dall’esaltazione dell’alimentazione a chilometro zero e della vita in campagna, alla demonizzazione della sovrappopolazione, delle cannucce in plastica e dell’olio di palma –, Non è la fine del mondo ci fornirà gli strumenti per capire su cosa dobbiamo concentrarci urgentemente per poter consegnare un pianeta sostenibile alle generazioni future. Questi problemi sono enormi. Ma sono risolvibili. Non siamo condannati. Possiamo costruire un futuro migliore per tutti. Trasformiamo questa opportunità in realtà.

Non è la fine del mondo è una guida, di facilissima lettura, per aggiustare il pianeta.”

New Scientist

“Un libro confortante per chi fa fatica a credere in un futuro migliore.”

The Times

(da Aboca Edizioni)

Aboca pubblica un testo che ci dà indicazioni precise: sì perché è di questo che abbiamo bisogno. Essere spaventati e parlare di futuro incerto per le future generazioni non serve, occorre fare qualcosa, operare praticamente e ciò che può esserci utile sono quindi precise indicazioni. L’autrice, non è certo una che neghi la situazione davvero difficile, la sua preparazione scientifica è infatti elevata essendo docente di sostenibilità ambientale presso l’Università di Edimburgo e vice direttrice di Our world in data, la ong che fornisce informazioni statistiche sui problemi ambientali globali.

Ciò che è stato fatto, rispondendo all’allarme dal 2015, scrive, ha ottenuto dei risultati che certamente non bastano a scongiurare gravi crisi climatiche ma sono indicativi di un percorso che apre a speranze.

Un testo utile quindi, pratico, una giuda che ci libera dall’inutile catastrofismo e aiuta ad immaginarci operatori attivi.

Hannah Ritchie, ricercatrice del Programma per lo sviluppo globale dell’Università di Oxford, è vicedirettrice e capo del Dipartimento di ricerca del progetto Our World in Data, che riunisce i dati più recenti sui maggiori problemi del mondo e li rende accessibili al pubblico. Le sue analisi appaiono regolarmente su “New York Times”, “Economist”, “Financial Times”, “New Scientist”, “Wired”, “Vox” e BBC e sono state usate in bestseller come Illuminismo adesso di Steven Pinker, Factfulness di Hans Rosling e Clima. Come evitare un disastro di Bill Gates. È honorary fellow dell’Università di Edimburgo. Il “New Scientist” l’ha definita “la donna che ha fornito i dati sul covid-19 al mondo”. Non è la fine del mondo è il suo primo libro: ha debuttato al 6° posto della classifica del “Sunday Times” ed è in corso di traduzione in 18 paesi.( da Aboca Edizioni)

Maurizio de Giovanni “Pioggia. Per i Bastradi di Pizzofalcone”, presentazione

Leonida Brancato era stato un penalista imbattibile. Il re del cavillo, lo chiamavano. Quando era andato in pensione, in procura avevano fatto festa. Da anni non si sapeva piú nulla di lui, ma ora qualcuno lo ha ucciso e ha infierito sul suo cadavere. Un omicidio che appare privo di movente e che mette di nuovo alla prova i Bastardi. Sotto un diluvio che non concede tregua, circondati da nemici e nonostante dolorosi problemi personali, i formidabili poliziotti del commissariato di Pizzofalcone si districheranno fra segreti, ipocrisie, rancori. Arrivando a scoprire una verità quanto mai inaspettata.(dal Catalogo Einaudi)

Il giallo si apre con un lungo monologo un piovoso martedì di novembre; nella parte in chiusura si legge

Eccola, la pioggia che intendo. Nulla di piú lontano dalla vostra acqua che cade, dai tergicristalli e dagli ombrelli. Un sentimento nero, che appena compare trasmette l’assoluta certezza che non finirà mai, che lascerà tracce profonde, e cicatrici, e ferite sanguinanti, che correrà persino il rischio di portarvi in qualche posto oscuro dal quale un pezzo della vostra anima non sarà capace di tornare indietro. Ci dovrete fare i conti per il resto dei giorni, con la luce della pioggia del martedí mattina. O del venerdí, o della domenica, se è per questo. È talmente forte, la luce di quella pioggia da dietro la finestra opaca del bagno, che neanche ha bisogno di illuminare per essere indimenticabile. E sapete perché? Proprio perché è un sentimento nero. Che da quando nasce, finché non lo si sazia, cresce e cresce sino a infestare come un rampicante ogni parete delle stanze buie che avete in corpo.

Come un brutto sogno.

Come una vendetta.

Perché la pioggia è protagonista, è un sentimento ed è luce: cambia le relazioni tra le persone, induce a trovare un riparo che a Napoli, dove piove molto, non c’è e la città infatti è sempre impreparata all’evento che aggiunge un senso di precarietà di inquietudine e di inadeguatezza. Ma è anche luce negli interni che devono accendersi perché fuori è più buio, luci fuori orario magari, fredde per quella colorazione blu che assumono.

Cosa accade oltre la pioggia?

Un omicidio, quello di un anziano penalista, un personaggio di spicco e i Bastradi hanno poco tempo a disposizione prima che gli levino l’inchiesta, se senza risultati. E intanto piove, piove anche su di loro e sulle loro vite oltre che sull’inchiesta.

Così nell’undicesimo romanzo dedicato ai Bastardi di Pizzofalcone

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Soledad. Un dicembre del commissario Ricciardi

Dianella Bardelli “Come sono eccitanti gli uomini che ci spezzano il cuore”

Lenore Kandel, la musa dell’amore hippy

Lenore Kandel è una figura tutta da scoprire per il pubblico italiano. Il suo libro di poesie The Love Book provocò un terremoto nell’America degli anni Sessanta. Lenore fu tra le protagoniste della Summer of Love di San Francisco nel 1967: la stagione che avrebbe dovuto cambiare il mondo.
Bellezza carismatica, forme rotonde e sensuali, un carattere forte e sereno, Lenore si legò a Bill, un membro della banda degli “Hell’s Angels”.
Proprio dal loro incontro comincia questa biografia romanzata, che trova una improvvisa, drammatica svolta nell’incidente in moto della coppia, da cui Lenore uscirà menomata e reclusa in casa per il resto della vita.
Al centro di tutto resta The Love Book, un inno all’eros fra i più espliciti e totali che siano mai stati scritti. Sono passati cinquant’anni e più: ma la sua forza esplosiva, la sua quasi divina energia sensuale scuoteranno ancora le lettrici e i lettori di oggi.
(La sinossi da Compagnia Editoriale Aliberti)

Vita e poesia di  Lenore Kandel di Dianella Bardelli

Lenore Kandel ( N.Y 1932 – S.F. 2009 ) è stata una poetessa americana della San Francisco degli anni ’60. Leader del movimento dei Diggers è nota soprattutto per un piccolo libro di poesie erotiche, “The love book”.
I Diggers sono stati un gruppo hippy e anarchico attivo a San Francisco dall’autunno del  1966 al Giugno del  1968, quando la summer of love finì nelle mani degli  “hip capitalists”, che cominciarono a fare affari con la droga, con gli spettacoli, con i negozi. I Diggers si sciolsero. Ci fu chi si diede all’ecologismo, chi alle religioni orientali, Lenore Kandel rimase fedele alla sua poesia. Esiste un loro archivio molto interessante:www.diggers.org in cui è possibile vedere il filmato del loro ultimo evento pubblico davanti al palazzo del comune di San Francisco dal 21 Marzo al 21 Giugno 1968 che è documentato in questo filmato fatto dai componenti di questo gruppo: http://www.diggers.org/nowsreal.htm#film.
Fu l’unica donna a salire sul palco dell’”Human be-in”, il raduno hippy al Golden Gate Park di San Francisco del Gennaio del 1967, dove declamò alcune sue poesie. Era il compleanno di Lenore e 10.000 voci si levarono a cantarle “ Happy Birthay to you”.
Il suo libro “The love book” tratta dell’amore fisico tra un uomo e una donna. Il libro subì un processo e fu condannato per oscenità. The love book è scritto in prima persona e quindi rispecchia le personali esperienze della poetessa; il linguaggio esplicito usato nel poema paradossalmente è ciò che spiritualizza l’atto sessuale in esso descritto e lo rende sacro, pur rimanendo un atto di piacere.

Brevi note biografiche

Dianella Bardelli Ha pubblicato vari romanzi. L’ultimo, nel 2018, dal titolo 1968 , è dedicato alla Bologna di quell’anno. Ha insegnato Lettere e scrittura creativa.(da Compagnia Editoriale Aliberti)