Walter Veltroni “Il bar di Cinecittà”, presentazione

Copertina del romanzo storico di Walter Veltroni "Il bar ci cinecittà", Harper Collins

Harper Collins

“[…]Mastroianni è anche una specie di Beatrice in questo singolare racconto di Veltroni:
accompagna e fa conoscere tutti i misteri di Cinecittà a Diotallevi. Il famoso interprete, candidato
per tre volte all’Oscar, è la bussola di Giovanni e lo accompagna alla scoperta della città dei sogni: un vero paradiso in terra per Veltroni, che la settima arte l’ha amata fin da quando aveva lasciato i banchi del liceo classico per l’istituto statale di Cine-Tv Rossellini” (da Mirella Serri, La Stampa 3 maggio 2026)


Il romanzo racconta Cinecittà dal 1937, anno dell’ inaugurazione sino ai primi anni Ottanta, sul set di Ballando ballando, il film di Ettore Scola.
Accanto ai personaggi del mondo del cinema, da Marcello Mastroianni a Alberto Sordi, Alida Valli, Vittorio De Sica, Federico Fellini, Amedeo Nazzari, e ai molti altri, indimenticabili protagonisti di quel mondo di celluloide, coesistono e interagiscono quelli della storia raccontata e nati dalla fantasia dell’autore: in primis Giovanni Diotallevi classe 1921, assunto sin dal primo giorno di apertura come barista in una mattina di febbraio del 1937, quando sale sulla sua bici, attraversa una Roma ancora addormentata e varca le grandi colonne della città del cinema.
Dietro a quel bancone Giovanni diventerà amico di Marcello Mastroianni e di Fellini, si farà una famiglia, vivrà la guerra, gli sfollati, la ricostruzione e il nuovo benessere, incontrerà le grandi stelle italiane e internazionali: Giovanni e il suo mondo, quello desunto dalla vita reale, con Cesare, Rosa, Mariuccia, Franco e il piccolo Umberto perché concepito tra le scenografie di Umberto D. film del 1952 diretto da Vittorio De Sica, che si incrocia e interagisce con l’altro, quello mitizzato, quello che si favoleggia.
Protagonisti tutti, anche i locali degli Studi e il loro utilizzo attraverso la storia, senza dimenticare Roma da sempre presente nei romanzi di Veltroni: dai tedeschi che fuggono depredando il comparto centrale della cinematografia, ai teatri trasformati in dormitori e baracche per accogliere gli sfollati alla fine della guerra, poi le crisi ricorrenti che s’alternano con gli eventi felici o luttuosi della famiglia Diotallevi, fino agli anni Settanta e Ottanta che vedranno il protagonista declassato al ruolo di portiere per poi costringerlo a un prepensionamento.
Un romanzo storico quello di Veltroni che racconta una pagina della nostra cinematografia e non solo.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

La scelta

Assassinio a Villa Borghese,

Buonvino e il caso del bambino scomparso

C’è un cadavere al Bioparco

Buonvino tra amore e morte

Buonvino e il circo insanguinato

Buonvino e l’omicidio dei ragazzi

Clemente Palma “Racconti malvagi”, Bibliotheka

PRIMA TRADUZIONE ITALIANA PER I “RACCONTI MALVAGI” DEL PERUVIANO CLEMENTE PALMA

Copertina della raccolta di racconti di Clemente Palma "Racconti malvagi", Bibliotheka, prima traduzione italiana .

Prefazione epistolare di Miguel de Unamuno

Traduzione di Carlo Alberto Montaldo

Bibliotheka

Dal 5 giugno

Anche le più appassionate storie d’amore, quando vengono portate al limite, possono raggiungere gli estremi della crudeltà e dell’orrore. Ne sembra convinto lo scrittore peruviano Clemente Palma, che con Racconti malvagi, fissa il racconto peruviano moderno come genere propriamente definito. E non solo ne diventa il capostipite, ma ne stabilisce anche la componente fantastica all’interno della tradizione letteraria del suo paese.

Scritti con “lessico sano e immagini suggestive”, i racconti ruotano attorno alla morte, mezzo di liberazione, fuga dalla noia e dal disincanto. I protagonisti cercano sempre la restituzione dell’ideale estetico della bellezza, nonostante ciò conduca nella direzione del fantastico, del grottesco o delle peggiori manifestazioni del male. “Gli occhi di Lina” e “La fattoria bianca” sono, a questo proposito, i titoli più noti della raccolta.

Clemente Palma propone testi mitologici (L’ultimo fauno), storie con risonanze bibliche (Il figliol prodigo e Il quinto Vangelo) e insolite vicende legate alle allucinazioni (Fantasie da hashish). Un ingegnoso e umoristico esperimento (L’ultima bionda) trasporta il lettore nel fantascientifico e distopico anno 3025, animato dalla speranza di ricreare l’oro scomparso dalla terra attraverso gli ormai rarissimi capelli gialli delle donne.
I temi del patto con il diavolo, il fantasma e il doppio (La fattoria bianca) e dell’eterna tensione tra il bene e il male (Le ceste) si alternano con il terribile diario di un uomo che ama la fidanzata, ma ne desidera la morte (Idealismi) o con la storia macabra e geniale, per molti aspetti sconcertante, di un innamorato che non riesce a sostenere il diabolico sguardo della donna amata (Gli occhi di Lina).
Un caleidoscopio narrativo che ammalia e stordisce dimostrando tutta la versatilità, la capacità affabulatoria e la maestria narrativa di uno dei più  innovativi scrittori del panorama latino-americano.

Clemente Palma Ramírez (Lima, 1872-1946), scrittore, giornalista e uomo politico, fu tra i più raffinati esponenti della narrativa modernista latinoamericana e, in Perù, tra i fautori dell’affermazione del racconto moderno come genere propriamente definito. Influenzato da Edgar Allan Poe, ma anche dagli scrittori russi dell’Ottocento e dal decadentismo francese, introdusse nella letteratura del suo Paese temi fantastici, psicologici, horror e di fantascienza, distanziandosi dalla tradizione del realismo regionalistico, di cui il padre, direttore della Biblioteca Nacional del Perù, era stato eccellente esponente. Console in Francia, fu in seguito deputato e direttore di riviste (Prisma e Variedades) e del quotidiano La Crónica.

Miguel de Unamuno y Jugo (Bilbao, 29 settembre 1864 – Salamanca, 31 dicembre 1936) è stato un poeta, filosofo, scrittore, drammaturgo e politico spagnolo di origini basche che, rinnovandoli, ha portato sul piano filosofico i motivi più tipici del hispanismo, seppure in opere non sistematiche e quasi sempre di carattere letterario. Canonicamente, viene fatto rientrare nel movimento letterario chiamato Generazione del ’98, espressione del modernismo letterario spagnolo.

Chiara Misceo “Ritagli di me”, NeP Edizioni

Copertina del testo di Chiara Misceo "Ritagli di me", NeP Edizioni

“Ritagli di me” di Chiara Misceo è un volume intimo e originale, lontano dal concetto tradizionale di libro. Più che un testo da leggere, è infatti pensato come un journal da vivere e completare: uno spazio personale tutto al femminile in cui parole, immagini, colori e ricordi diventano strumenti per raccontarsi e riscoprirsi.

Un percorso di introspezione che invita a rallentare, a prendersi cura di sé e a dare voce a emozioni spesso lasciate in silenzio. Ogni pagina offre la possibilità di trasformare pensieri invisibili in qualcosa di concreto, creando un dialogo autentico con la propria interiorità. Non serve saper scrivere o disegnare: basta lasciarsi guidare dall’istinto e dalla sensibilità personale.
Attraverso riflessioni e frammenti di memoria, il libro accompagna la lettrice in un viaggio delicato ma profondo. Si parte dalle proprie radici e dalla storia personale, passando per il presente, i sogni realizzati e quelli ancora custoditi nel cuore. Si esplorano le sfumature che meglio rappresentano la propria identità, le persone che hanno lasciato un segno, gli affetti scelti e quelli familiari, fino ai piccoli dettagli quotidiani capaci di donare serenità.
Ogni pagina compilata diventa uno specchio, un rifugio in cui sentirsi accolte e al sicuro. I fogli si trasformano così in uno spazio in cui custodire ricordi felici, profumi dell’infanzia, tradizioni tramandate, luoghi del cuore e oggetti simbolici che racchiudono parti profonde di sé.
Un invito a guardarsi dentro, con la consapevolezza del proprio cammino, della propria femminilità, di ciò che si dona agli altri e di quei gesti semplici che aiutano a sentirsi bene e in armonia con se stesse. Un viaggio creativo fatto di carta, colore e memoria, che accompagna la lettrice verso una riconnessione sincera con la propria essenza.

L’autrice, che da oltre vent’anni insegna decorazione, offre uno spazio da abitare lentamente, dove ogni frammento raccolto contribuisce a ricomporre, con cura e amore, le parti più autentiche di sé. Per raccontare chi siamo stati, chi siamo oggi e chi stiamo diventando, ma anche per riconoscere la propria forza, accogliere le fragilità e riscoprire la bellezza nascosta nelle tracce della propria esperienza.

Gino Carlomagno “Il delitto K”, NeP Edizioni

Copertina del giallo di Gino Carlomagno "Il delitto K" , NeP Edizioni

Casi risolti dall’Ispettore Gregòri

Un nuovo avvincente enigma attende Giorgio Gregòri, l’ispettore nato dalla penna creativa di Gino Carlomagno e protagonista di una fortunata serie di gialli pubblicata da NeP edizioni, da tempo apprezzata tanto dal pubblico quanto dalla critica.

Con Il delitto “K”, Gregòri, già noto ai lettori per il suo infallibile fiuto investigativo e per un intuito fuori dal comune, si troverà a confrontarsi con un’indagine particolarmente complessa. Ancora una volta, saranno la sua tenacia, la lucidità e la capacità di osservazione a condurlo verso la soluzione.
Tutto ha inizio quando l’ispettore ascolta il racconto dell’amico, il maresciallo Nocera: una vicenda che, almeno in apparenza, non sembra avere nulla di straordinario. Una storia come tante, fatta di rivalità e gelosie nate nel semplice mondo di contadini e allevatori. Ma ciò che sembra un banale scambio di confidenze si trasforma ben presto nell’innesco di un intricato intreccio di responsabilità e colpe.
Seguendo il suo rigoroso metodo investigativo, Gregòri comincia a districare una matassa sempre più fitta. Tra tensione crescente e rivelazioni inattese, riuscirà infine a portare alla luce la verità.

L’autore affronta nuovamente una sfida narrativa ambiziosa, confermando uno stile personale, disinvolto e riconoscibile. Il ritmo serrato e coinvolgente, unito all’originalità della trama, cattura il lettore pagina dopo pagina, accompagnandolo in un percorso ricco di suspense e scoperte.

La scrittura di Carlomagno, autentica ed elegante, riflette la solidità di una produzione letteraria collaudata e una profonda familiarità con il genere poliziesco. L’autore riesce a bilanciare con efficacia descrizione e introspezione, alternando momenti di azione a passaggi più riflessivi dedicati ai personaggi.

dello stesso autore su tuttatoscanalibri

15 attentati per un delitto
Le onde del mare raccontano
Una sola mamma
Il segno della vendetta
Misteriosa morte nella Tuscia

Valeria Ancione “L’amore brucia”, Vallecchi

Valeria Ancione racconta l’eterno equilibrismo tra caduta e salvezza. Un romanzo feroce sull’illusione del “per sempre” e sul coraggio di scegliere

Copertina del romanzo di Valeria Ancione "L'amore brucia", Vallecchi

Vallecchi

In libreria dal 29 maggio 2026

Non è una storia d’amore: è un incendio che non riesce a spegnersi.
Milo ha due vite, una che resta e una che brucia.
Flora è il suo eccesso, la crepa da cui entra luce e da cui esce tutto.
Dieci anni a sfidare il vuoto senza cadere, a rimandare la scelta che chiede un nome, una forma, un futuro. Ma il tempo non è neutrale: prende posizione, pretende. E quando l’amore diventa domanda “dove stiamo andando?” ogni risposta è una ferita.
Tra corpi che si cercano e promesse che si sottraggono, tra la sicurezza che consola e il desiderio che divora, Milo e Flora camminano sul bordo di un addio lungo una vita. Il loro è un amore fondato sull’addio 
Un romanzo feroce, carnale e intimo sull’illusione del “per sempre” e sul coraggio o la paura di scegliere. Perché certi amori bruciano ma non si consumano. Resta solo da capire se fa più male lasciarsi bruciare o allontanarsi da quel fuoco.

L’Autrice sceglie di far parlare Milo direttamente, permettendo al lettore di entrare nei suoi pensieri più intimi, nelle sue paure e nelle sue contraddizioni. È un uomo che si mette a nudo, mostrando non solo la sua forza (o il suo egoismo) nello sdoppiamento della sua esistenza, ma soprattutto estreme vulnerabilità e fragilità emotive. 
La Ancione riesce a creare un protagonista maschile credibile proprio perché gli attribuisce una complessità emotiva che spesso viene negata agli uomini nella narrativa tradizionale. 

Dichiara Valeria Ancione: “Dopo quattro romanzi al femminile ho scelto una voce maschile, e volutamente in prima persona, per esaltare forse il lato femminile che spesso si trova in un uomo. Il romanzo è una storia d’amore, ma anche di tradimenti, di vita doppia. Milo ha una moglie, due figli e una fidanzata. Questa è la sua non convenzionale decisione, che a Flora non sta bene perché vuole la propria famiglia tradizionale. Se avessi messo una donna che sceglie i figli, sceglie di non andarsene per loro sarebbe stato tutto regolare, corretto, mentre un uomo è uno stronzo egoista. Volevo ribaltare questo luogo comune, questo pregiudizio. E forse sperimentare emozioni diverse nei panni di un uomo”

Incipit: 

Scendo dallo sgabello, calpesto il parquet, cerco un rumore che rompa questo silenzio opaco. Faccio un giro su me stesso e sposto l’aria. Fuori piove, dentro pure. C’è la musica ma non la sento. Siamo scacchi fermi che aspettano la mossa: mia, sua, non importa di chi purché arrivi e sblocchi questo gioco infernale e liberi l’amore, incagliato com’è nell’amore stesso. Mi allontano dalla tavola scompigliata, dal suo naso che tira muco di lacrime, dai suoi occhi che sbirciano e si nascondono. Vorrei che la smettesse di piangere, provo una tenerezza dimenticata, quella che da dieci anni mi inchioda a lei, alla bambina di cui mi sono innamorato. «Se piangi ancora annega tutto in questo torrente di lacrime», le direi. «Mi abbracci», mi direbbe. E ricominceremmo. Dopo l’ennesimo equilibrismo sul vuoto che da sempre ci fa tentennare e tremare tra caduta e salvezza. Ci siamo creduti salvezza; e, potenti, quel vuoto abbiamo sfidato senza caderci dentro.

 Valeria Ancione (Palermo, 1966) cresciuta a Messina, con radici anche a Ragusa, si sente visceralmente e irrimediabilmente siciliana, nonostante viva a Roma dal 1989, dove è arrivata per completare gli studi di giornalismo e dove è rimasta per lavoro e poi per famiglia. Giornalista del Corriere dello Sport dal 1991, ha operato in tutti i settori del giornale, ma ha scritto prevalentemente di donne. Il calcio femminile è diventato dal 2013 la sua battaglia contro la discriminazione di genere. I ritratti di donne del calcio sono un appuntamento fisso sul mensile Il Guerin Sportivo. Parla di libri, soprattutto sportivi, sul sito del suo giornale. Ha esordito nella narrativa nel 2015 con La dittatura dell’inverno (Mondadori, 2015; ripubblicato dal Narratore 2024). Tra gli altri libri si ricordano Volevo essere Maradona (Mondadori, 2019), Il resto di Sara (Arkadia, 2022), E adesso dormi (Arkadia, 2023). Tutti i suoi titoli si possono ascoltare in audiolibro (Il Narratore e Piemme). In concomitanza con Vallecchi, il Narratore pubblica l’audiolibro de L’amore brucia. Ha curato un’antologia di racconti Effetti collaterali di bellezza (Il Narratore, 2025) il cui ricavato è per parte sua e degli autori devoluto all’Associazione Arcobaleno della Speranza ODV.

Paola Capriolo – Teresa Maresca ” Il canto della luna”, Bibliotheka

Un libro a quattro mani che intreccia in modo personalissimo e originale letteratura, pittura e musica

Copertina del testo illustrato di Paola Capriolo - Teresa Maresca " Il canto della luna", Bibliotheka L’ombra fascinosa e potente di uno dei capolavori della musica del ‘900 ha suggerito alla scrittrice Paola Capriolo e all’artista Teresa Maresca un libro a quattro mani che intreccia in modo personalissimo e originale letteratura, pittura e musica. 

Con la traduzione  dal tedesco del Canto della Terra dI GUSTAV MAHLER

Traduzione e testi di Paola Capriolo, disegni di Teresa Maresca

Bibliotheka

Dal 29 maggio

L’ombra fascinosa e potente di uno dei capolavori della musica del ‘900 ha suggerito alla scrittrice Paola Capriolo e all’artista Teresa Maresca un libro a quattro mani che intreccia in modo personalissimo e originale letteratura, pittura e musica. 
È Il Canto della Luna, evocazione del ciclo di lieder Il Canto della Terra che il compositore austriaco Gustav Mahler (1860-1911) compose nel 1908 sulle Dolomiti, dove trascorse le ultime estati della sua vita. Nell’autunno dell’anno prima era stata pubblicata in Germania l’antologia Il flauto cinese, un centinaio di liriche di autori compresi tra il XII secolo a. C. e l’epoca contemporanea. Mahler ne venne a conoscenza e l’incontro con quelle poesie ebbe un immediato riflesso sulla sua opera. 
Il Canto della Terra è infatti basato su sette poesie della raccolta, con una predilezione per le liriche di Li Po (702 – 763).  Il testo delle parti vocali della Sinfonia viene proposto, con testo tedesco a fronte, nella versione di Paola Capriolo, traduttrice di molti autori classici come Goethe, Kafka, Von Kleist, Mann e a sua volta autrice di opere tradotte in molte lingue. 
Con una pittura figurativa e visionaria che prende forma nelle immagini a colori del libro, l’artista Teresa Maresca lavora sui temi del paesaggio, spesso rivisto attraverso la memoria cinematografica o la poesia.

[…] Ciò che avevo in mente era appunto di sviluppare questo parallelismo, di creare una piccola opera in cui parola e immagine si stimolassero, si ispirassero a vicenda in uno scambio sperabilmente fecondo.L’idea era questa, e fu un’idea condivisa. Si trattava però di trovare il “soggetto” adatto, e per trovarlo alla fine ci rivolgemmo non alla letteratura, non alla pittura, ma a una terza arte: la musica. Fu a questo punto delle nostre riflessioni che ci venne in soccorso l’ombra fascinosa e potente di Gustav Mahler. Il Canto della terra, uno dei capolavori assoluti della musica del Novecento… cosa cercare di meglio? Una serie di Lieder per orchestra su testi di antichi poeti cinesi tra i quali Li Po, prediletto da Teresa, ma immersi in quell’atmosfera tardo-romantica che a me è sempre stata particolarmente congeniale. Un “divano occidentale-orientale” in cui ciascuna di noi due, con le sue esperienze culturali e le sue predilezioni, avrebbe potuto sentirsi perfettamente a suo agio. (Dall’intruduzione di Paola Capriolo) 

Incipit 
Due barche: una di legno, affusolata, che solca guidata dai remi le acque del lago, e l’altra d’ar­gento, librata nel cielo. Nella prima c’è un uomo, e forse quell’uomo sono io. Qualcuno che, dopo aver visto il mondo, alle soglie della vecchiaia compie con malinconica lentezza il suo viaggio verso casa. I colpi dei remi sono cadenzati come rintocchi e l’acqua, sciabor­dando, ne amplifica il suono in un echeggiante river­bero; ma il viaggio è appena all’inizio e l’uomo non ha alcuna fretta di arrivare alla meta. Vorrebbe che questo lago fosse infinito come il mare, tanto lo seduce il gioco di riflessi che la luna accende nel buio profondo delle sue acque.  La luna, la barca d’argento… Dopo tutto, chi ha detto che io debba essere per forza l’uomo che rema e non invece la gemella celeste che lassù, senza il minimo sforzo, segue a palmo a palmo la mia navigazione? E chissà come appare la mia barca osservata da quella prospettiva… Forse non sembra neppure una barca, ma un piccolo astro che per­corre lieve la sua orbita fendendo il nero della notte.

Paola Capriolo vive e lavora a Milano. Ha esordito nel 1988 con i racconti de La Grande Eulalia (Premio Berto), in seguito Il Nocchiero (Premio Rapallo, Premio Selezione Campiello), Il Doppio Regno (Premio Grinzane Cavour), e, tra gli altri, Una Luce NerissimaIl Pianista MutoMi ricordoMarie e il signor MahlerIrina Nikolaevna. Tutti i suoi romanzi sono stati tradotti in molte lingue. Ha tradotto classici della letteratura tedesca, tra cui Goethe, Kafka, Kleist, Thomas Mann.

Teresa Maresca vive a Milano dagli anni ’80. Con una pittura figurativa e visionaria lavora sui temi del paesaggio, spesso rivisto attraverso la memoria cinematografica o la poesia. Hanno scritto di lei Carlo Sini, Sergio Givone, Lalla Romano, Roberto Sanesi, Paolo Biscottini. Ha pubblicato il libro Il Primitivo del Sogno su arte, natura e pensiero primitivo e ha in preparazione la mostra-installazione Stars&Bones per la Fabbrica del Vapore di Milano.

Su tuttatoscanalibri

Capriolo “La grande Eulalia e Il nocchiero” recensione di Salvina Pizzuoli