“Come dirti addio. Cento lettere d’amore da Saffo a Garcia Lorca”, di Cristina Marconi, presentazione

Come dirti addio. Cento lettere d’amore da Saffo a Garcia Lorca, pur sempre lettere d’amore anche se finito, amori letterari oppure clandestini che si chiudono ad opera di uno dei due innamorati: parole che dovrebbero spiegare all’altro il motivo, le ragioni, presumendo di attenuarne l’impatto emotivo o che la spiegazione possa essere efficace e bastare. Lettere provenienti da ogni parte del globo e da ogni tempo: “dai classici come le parole di Beethoven alla sua Amata immortale, […] o “lo struggente saluto del leader indipendentista congolese Patrice Lumumba a sua moglie prima dell’arresto”. Un lungo elenco che comprende Giacomo Casanova, Emily Dickinson, Anaïs Nin, solo per citare alcuni dei protagonisti. Lettere dai testi rari “perché figlie di un momento irripetibile”, si legge nell’ Introduzione, in cui “si scrive innanzi tutto a se stessi” e “lo sforzo dell’eloquenza è massimo” e pertanto preziose. Non solo di personaggi storici o artisti, ma anche di persone comuni, raccolte in ordine cronologico a partire da Saffo (VII – VI secolo a.C.) alla sua amata, fino a Leonard Cohen a Marianne Ihlen (2016).

[…]“privi della componente dolciastra degli epistolari sentimentali e forse per questo ancora più intensi, accompagna il lettore in un appassionante viaggio attraverso i secoli, in cui le storie d’amore vengono lette attraverso l’inconsueta prospettiva del loro finale. (da Neri Pozza Libri)

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Brevi note biografiche

Cristina Marconi, dopo un baccalauréat francese, si è laureata alla Normale di Pisa su Michel Foucault. Per sedici anni ha vissuto all’estero, a Bruxelles e a Londra, e ha scritto di politica e cultura inglese su vari giornali. Nel 2019 ha esordito con il romanzo Città irreale con cui ha vinto tra le altre cose i premi Rapallo Opera Prima e il Severino Cesari Opera Prima, oltre a essere entrata nella dozzina dello Strega. Nel marzo del 2021 è uscito: A Londra con Virginia Woolf. Insegna scrittura alla Scuola Belleville di Milano, la città dove ora abit

Raffaele Mantegazza “Fuga”, Anima Mundi Edizioni

Collana: Vocabolario dell’arca* | 5/ formato: 10×20,5 cm; pagine: 80, prezzo: 10 euro
ANIMA MUNDI EDIZIONI

“Al di qua, al di là, oltre il tempo ci sono dunque la fantasia, l’estasi, l’immaginazione: la creatività è una delle più potenti forme di fuga di cui l’essere umano dispone.” 

Fuggire è un comportamento considerato poco eroico, addirittura vile, eppure in realtà di tratta di un meccanismo evolutivo straordinario, che può permettere la sopravvivenza a questo fragile e inerme essere umano. La fuga può essere un momento di crescita e di maturazione; ma fuggire da dove? E per dove? Con quali mezzi? Insieme a chi? Elogiare la fuga non basta: esiste una fuga vile che lascia persone inermi in pericolo e una fuga razionale che è l’unica via di salvezza. Ed esistono potenti fughe metaforiche nell’arte, nella cultura, e anche fughe nella follia. Proviamo a fuggire insieme in un percorso che ci porti nel cuore di questo comportamento così umano.

Un percorso nel quale si incontrano serie tv e racconti di James Joyce, film di fantascienza e canzone d’autore, riferimenti biblici e il teatro di Bertolt Brecht, Calvino e Prévert, Fromm e Canetti, la Scuola di Francoforte e Philip K. Dick, Gianni Rodari e Meister Eckhart, e altre e altri ancora.

Raffaele MANTEGAZZA è nato a Como e vive ad Arcore (MB). È professore associato di scienze pedagogiche presso il Dipartimento di Medicina e Chirurgia dell’Università degli Studi Milano Bicocca. Oltre alla militanza politica diretta ha elaborato una ricerca che si interroga attorno alle categorie di una possibile pedagogia della resistenza nei confronti di ogni tipo di dominio e di arroganza del potere. Ha sempre praticato, nella sua attività professionale e culturale, l’attenzione alle diverse forme del sapere e dell’espressione umana, dalla pedagogia ai comics, dalla fantascienza alla sapienza biblica, dalla filosofia alla canzone d’autore. Ne sono testimonianza le sue numerosissime pubblicazioni, tra le quali ricordiamo: L’educattore. Manuale di formazione teatrale per educatori (La Meridiana, 2021), Imparare a resistere. Per una pedagogia della resistenza (Mimesis, 2021), Narrare la fine (Castelvecchi, 2018), Oceani di silenzio. Tracce educative dalla mistica cristiana: Eckjart, Porete, Silesius (Elledici, 2013), Educare (con) gli alieni. Manuale di pedagogia per l’anno 2219 (Castelvecchi, 2019), Sono solo un ragazzo. Figure giovanili nella Bibbia (EDB, 2017).

*La collana: Il Vocabolario dell’arca nasce da un progetto dell’associazione culturale RETE di Cooperazione Educativa – C’è speranza se accade @ con l’intento di scandagliare a fondo parole ricche di potenzialità generative per poi riempirle di senso e, grazie a un’alleanza con il reale, salvarle dal diluvio.

Elizabeth Strout “Oh William!”, presentazione

Vincitrice nel 2009 del Pulitzer con Olive Kitteridge cui è seguito nel 2019 Olive, ancora lei, Oh William! è il terzo romanzo con Lucy Barton, dopo Mi chiamo Lucy Barton (2016) e Tutto è possibile (2017), protagonista sessantenne in viaggio con l’ex marito: New York e il Maine, i due poli dell’ambientazione. Il romanzo è uscito in inglese a ottobre e in italiano per la traduzione di Susanna Basso, edito da Einaudi. Lucy è nata in un contesto provinciale di miseria e violenza familiare, riesce a uscirne e a diventare una nota scrittrice. La ritroviamo a 63 anni, vedova del secondo e amato marito David e in viaggio col primo, William, di 71 anni, il padre delle sue due figlie, da Manhattan ai campi di patate del Maine; è a Lucy che William ha chiesto di accompagnarlo.

“Fra sé e le proprie origini Lucy Barton ha messo due matrimoni, molti libri di successo, una vita intera: oggi è un’autrice famosa, ha splendide figlie ormai adulte e da un anno è vedova di un uomo amatissimo. Ma è del suo primo marito, William, che ora vuole parlare. William, l’irraggiungibile, infedele padre delle sue bambine: è a lui che ha bisogno di tornare. In un dialogo intimo con ciascuno di noi e con tutti i passati che non passano mai davvero, fino a quando la parola deve lasciare il posto a un’unica esclamazione sopraffatta: oh William. Oh”. (dal Catalogo Einaudi)

della stessa autrice su tuttatoscanalibri:

Olive Kitteridge

Olive, ancora lei

Simonetta Agnello Hornby e Costanza Gravina “La cuntintizza”, presentazione

Simonetta Agnello Hornby e Costanza Gravina, zia e nipote, raccontano i loro momenti di cuntitizza evidenziandoli nella loro peculiarità anche attraverso i caratteri grafici con cui li hanno messi su carta, in tondo l’una, in corsivo l’altra. Perché è così, la cuntintizza non è per tutti legata allo stesso oggetto o alla stessa situazione o evocata dal medesimo profumo, luogo, colore, persone e affetti da cui involontariamente scaturisce, si rinnova, si accende e riaccende, ma solo se è stata “nutrita, curata e protetta”.

Ma cos’è la cuntintizza?

“È uno stato d’animo, una condizione di appagamento e soddisfazione” perché non può essere considerata una vera e propria contentezza o soddisfazione o allegria “non possiamo smuovere un concetto troppo vasto come felicità né possiamo accontentarci di serenità”: è il termine cuntintizza che lo nomina, che realizza nel nome questo particolare sentimento, emozione, sensazione, una parola del dialetto siciliano molto musicale con cui le autrici hanno deciso di chiamarlo. Si connatura ai ricordi, all’infanzia, ai legami affettivi, agli oggetti, alle “piccole buone ragioni della bellezza del vivere” spesso dimenticate nella frenesia del vivere, ma di cui forse abbiamo bisogno proprio in questo periodo storico così travagliato, determinando uno stato di benessere che sa essere vivace, frizzante. Ciascuno ha le proprie per la propria cuntintizza.

“Ecco dunque questo fascinoso duettare che, con ricchezza di episodi e di memorie famigliari, evoca il sottile piacere di arrotolare una pallina di zucchero e caffè, la sensualità dell’affondare le mani nella pasta frolla, il conforto di quel “quanto basta” che abita nelle ricette, lo struggimento con cui si accarezza l’oggetto appartenuto a una persona scomparsa, la meraviglia che dispiegano le pale puntute del fico d’India, la delicata cascata di calici, bicchieri e bicchierini colorati”(da Libri Mondadori)

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Brevi note biografiche

Simonetta Agnello Hornby è nata a Palermo nel 1945. Cittadina italiana e britannica, vive dal 1972 a Londra, dove ha svolto la professione di avvocato dei minori. Ha esordito con La Mennulara (Feltrinelli, 2002, nuova edizione arricchita e graphic novel a cura di Massimo Fenati, 2019). Fra i suoi titoli più celebri, La zia marchesaBoccamurataVento scompostoLa monacaIl veleno dell’oleandroCaffè amaroNessuno può volarePiano nobilePunto pieno (tutti Feltrinelli), Un filo d’olio (Sellerio) e La mia Londra (Giunti). Con Mimmo Cuticchio ha scritto Siamo Palermo (Mondadori). Ha scritto con il figlio George il racconto per ragazzi Rosie e gli scoiattoli di St. James (Giunti). Nel 2018 il presidente della Repubblica le ha conferito l’onorificenza dell’Ordine della Stella d’Italia nel grado di Grande Ufficiale.

Costanza Gravina di Comitini, nata a Palermo, è farmacista di professione. Coltiva, con passione, l’arte della miscelazione e dei cocktail.

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri:

Punto pieno

Piano nobile

La cucina del buon gusto con Maria Rosario Luzzati

Francesco Abate “Il complotto dei Calafati” presentazione

Dopo “I delitti della salina”, Francesco Abate ritorna con il suo giallo storico a seguire le azioni della giornalista investigativa Clara Simon, nipote di Ottavio Simon ricco proprietario della Compagnia di Navigazione omonima, con una particolarità, ha gli occhi a mandorla perché è figlia di un capitano di marina, disperso da molti anni dopo la rivolta dei Boxer, e di una cinese del porto, morta di parto; una giovane donna bella e ricca, coraggiosa, ribelle e determinata, con un sogno ardente: diventare giornalista dell’Unione Sarda con tanto di firma riconosciuta sui suoi articoli. I suoi pezzi vengono firmati infatti da Ugo Fassberger, redattore al giornale e suo amico d’infanzia, non solo perché al tempo in cui si svolgono i fatti, Cagliari 1905, una donna non poteva aspirare a tanto ma anche perché la sua incessante ricerca della verità l’ha già messa nei guai.

La storia prende le mosse dal ricevimento, a scopo benefico per le popolazioni della Calabria devastata dal terribile terremoto, a cui furono invitati i personaggi in vista della città, al termine del quale una coppia nobile, i baroni Cabras, viene assassinata assieme al loro autista. Si presuppone un omicidio politico per il trattamento che il barone riservava ai suoi lavoratori. Ma la tesi non convince.

“Sempre pronta a occuparsi dei più deboli, e in pena anche per la sorte del giovane nipote dei baroni, verso cui prova un’immediata empatia (o forse qualcosa di più), Clara non può evitare di indagare sul caso. Nell’atmosfera esotica della Cagliari del 1905, tra la necropoli punica e il porto, tra la comunità cinese della Marina e la malavita locale, scoprirà una verità sconcertante”.(dal Catalogo Einaudi)

Brevi note biografiche

Francesco Abate (Cagliari, 1964). Ha esordito con Mister Dabolina (Castelvecchi, 1998). Sono seguiti Il cattivo cronista (Il Maestrale, 2003), Ultima di campionato, da un soggetto vincitore del premio Solinas (Il Maestrale, 2004/ Frassinelli 2006), Getsemani (Frassinelli, 2006) e I ragazzi di città (Il Maestrale, 2007). Con Einaudi ha pubblicato Mi fido di te (Stile libero 2007 e Super ET 2015), scritto a quattro mani con Massimo Carlotto, Cosí si dice (2008), Chiedo scusa (con Saverio Mastrofranco, Stile libero 2010 e Super ET 2012 e 2017), Un posto anche per me (2013), Mia madre e altre catastrofi (2016), Torpedone trapiantati (2018). Con I delitti della salina (2020) ha debuttato una nuova protagonista femminile nel giallo italiano, la giornalista investigativa Clara Simon, le cui avventure proseguono nel secondo titolo della serie Il complotto dei Calafati (2022). È fra gli autori dell’antologia benefica Sei per la Sardegna (Einaudi 2014, con Alessandro De Roma, Marcello Fois, Salvatore Mannuzzu, Michela Murgia e Paola Soriga). (da Einaudi Autori)

“Donne d’America” a cura di Giulia Caminito e Paola Moretti

Traduzione di Paola Moretti e Amanda Rosso

“Donne d’America” a cura di Giulia Caminito e Paola Moretti raccoglie racconti, in parte inediti, di autrici della letteratura statunitense (Edith Wharton, Susan Glaspell, Kate Chopin, Rebecca Harding) che raccontano gli Stati Uniti del secolo scorso, scrittrici americane nate e vissute a cavallo di due secoli dove, come si legge nell’Introduzione delle curatrici, “ognuna racconta la vita attraverso occhi diversi, ipnotici, scanzonati, furiosi, dimessi, curiosi o disillusi, la racconta con wit. Umorismo, spirito, buon senso, sono tre dei significati italiani che si possono attribuire a questa parola inglese […] E intanto, possiamo dirlo con certezza e senza remore, le donne c’erano e scrivevano […] un’America di donne che la narrano, la scrutano, la subiscono, ma cercano di reagire agli stereotipi, agli obblighi, alle restrizioni.

“I racconti, in parte inediti, di Edith Wharton, Susan Glaspell, Kate Chopin, Rebecca Harding e molte altre ci guidano in un viaggio alla scoperta delle praterie del Sud ma anche dei quartieri di New York, passando dalle riserve dei nativi d’America alle periferie affollate da immigrati cinesi. Autrici diverse tra loro ma accomunate dalla capacità di “rappresentare uno scorcio della multiforme realtà americana di allora”. Per scoprire e riscoprire un mondo ormai dimenticato, con uno sguardo attento, acuto, femminile”.(dal Catalogo Bompiani)

e anche

Brevi note biografiche

Giulia Caminito è nata a Roma nel 1988 e si è laureata in Filosofia politica. Ha esordito con il romanzo La grande A (Giunti 2016, Premio Bagutta opera prima, Premio Berto e Premio Brancati giovani), seguito nel 2019 da Un giorno verrà (Bompiani, Premio Fiesole Under 40) e da L’acqua del lago non è mai dolce (Bompiani 2021), finalista al premio Strega e vincitore del premio Campiello 2021.

Paola Moretti collabora come autrice e traduttrice presso diverse testate. I suoi racconti sono stati pubblicati su riviste letterarie italiane e straniere. È autrice e ideatrice del podcast Phenomena-audiobiografie impossibili. Del 2021 il suo romanzo d’esordio “Bravissima” edito da 66thand2nd.

Alida Airaghi “Consacrazione dell’istante”, postfazione di Dino Villatico, Anima Mundi Edizioni

collana: scrittura nuda | 18, formato: 12×20,5 cm – brossura cucita, pagine: 112, prezzo 12 euro

Anima Mundi Edizioni 

“Qualsiasi momento si ribella;

anche il più insignificante è sovversivo,

dichiara guerra al nulla

e al sempre, è vivo,

arrogante e fiero

della sua unicità: pronto a sparire,

ma attento a sé, presente.

L’istante, il vero.”

Alida Airaghi

Alida Airaghi, in questa nuova raccolta di poesie, riflette con pacata trasparenza sull’intensità di ogni momento che ci troviamo a vivere, nella sua imprescindibile unicità e bellezza. Il tempo, quindi, con tutto ciò che include ed esclude, tra il già stato e il non ancora: i mesi che scorrono differenziandosi climaticamente e caratterialmente, gli squarci improvvisi e le coperture delle nuvole che accompagnano ombre e luci dell’esistere.

Alida Airaghi è nata a Verona nel 1953 e risiede a Garda. Dopo la laurea in lettere classiche a Milano, è vissuta e ha insegnato a Zurigo per il Ministero degli Affari Esteri dal 1978 al 1992. Collabora a diverse riviste, quotidiani e blog italiani e svizzeri. Tra i suoi volumi di poesie: Il silenzio e le voci (Nomos 2011), Elegie del risveglio (Sigismundus 2016), Omaggi (Einaudi 2017), L’attesa (Marco Saya 2018). In prosa ha pubblicato tre libri di racconti e due romanzi brevi. Ha partecipato a due antologie einaudiane, Nuovi poeti italiani 3, a cura di Walter Siti (1984), e Nuovi poeti italiani 6, a cura di Giovanna Rosadini (2012).

Alba Donati “La libreria sulla collina” presentazione

Un sogno realizzato e un libro, un diario-memoir che lo racconta: è la storia della nascita di una piccola libreria in un paesino della Garfagnana, Lucignana. E la sua nascita è anche un simbolo tangibile per la protagonista e realizzatrice del progetto e per tutti coloro che credono e amano la lettura e quindi il libro:

“mettere in pausa la frenesia delle nostre giornate, lasciarsi cullare dal conforto di piccoli gesti di cura, seguire il filo che unisce libro a libro, sentirsi parte di una comunità”

così si legge nella presentazione sul Catalogo Einaudi E la libreria sulla collina ha un nome “Libreria Sopra la Penna” e visitatori da ogni parte del mondo. Il sogno si è realizzato il 7 dicembre 2019 e il diario che lo racconta inizia il 20 gennaio e si chiude il 20 giugno 2020 tra storie di paese, la vita della libreria, letture e i ricordi di famiglia.

“Un libro magico, che racconta un luogo magico, che esiste davvero. Una libreria microscopica in un paesino sperduto sulle colline toscane, ma portentosa come una scatola del tesoro. Dai bambini che entrano di corsa alle marmellate letterarie, da Emily Dickinson a Pia Pera, le giornate nella Libreria Sopra la Penna sono ricche di calore, di vite e storie, fili di parole che legano per sempre: una stanza piena di libri è l’infinito a portata di mano”. (dal Catalogo Einaudi)

Alba Donati ha vissuto, studiato e lavorato a Firenze. Nel 2018 è uscita la raccolta delle sue poesie Tu, paesaggio dell’infanzia. Tutte le poesie 1997-2018 (La nave di Teseo), con la quale ha vinto il Premio Internazionale Gradiva attribuito dalla State University of New York at Stony Brook. È presidente del Gabinetto Scientifico Letterario G. P. Vieusseux. Nel 2019 lascia Firenze per aprire una libreria a Lucignana, suo paese di nascita, abitato da 180 persone. La libreria è stata inserita tra le venti librerie piú affascinanti di Europa. Per Einaudi ha pubblicato La libreria sulla collina (2022).( da Einaudi Autori)

Per saperne di più o per visitarla!

Lorenzo Tanzini “Cosimo de’ Medici”, presentazione

Il banchiere statista padre del Rinascimento fiorentino

Cosimo de’ Medici (1389-1464) fu il fondatore della dinastia e governò la città di Firenze per oltre trent’anni. Fu innanzitutto uno straordinario uomo d’affari, il più grande banchiere dell’Europa del suo tempo e un sopraffino tessitore di relazioni.

Morì agli inizi di agosto a Careggi villa in cui si era trasferito con la famiglia perché a Firenze si annunciava un’epidemia di peste. Aveva settantacinque anni e nel suo lungo comando sulla città si era dimostrato buon costruttore di alleanze grazie al Banco, di cui aveva assunto la direzione nel 1420, e ai legami con i Papi. La sua grande arte fu quella di guidare il giudizio dei suoi interlocutori, riuscendo ad orientarne le scelte o con il ragionamento o con il denaro o con interscambi politici dovuti alle relazioni con i prìncipi, ma anche ad accordi con i condottieri o grazie a trattative interne. Piero che gli succedette non era adatto a continuare il suo compito, ma la fortuna per la città e per la stessa dinastia si realizzò con la sua morte nel 1469, cinque anni dopo la scomparsa di Cosimo, e con il successore, il figlio appena ventenne Lorenzo, quel “magnifico” che coronò il cammino della dinastia, iniziato con Cosimo, portando nel Quattrocento Firenze al massimo splendore.

“[…]Banchiere e uomo politico, Cosimo coltivò una rete di amicizie e frequentazioni nell’ambito della cultura umanistica e investì risorse imponenti nell’arte, nella raccolta di libri e oggetti preziosi, nella promozione delle imprese assistenziali e delle comunità religiose.

Questo libro affronta i tanti aspetti della poliedrica personalità di Cosimo, attingendo alla voce delle fonti del tempo e alle sue stesse parole, per restituire alla sua figura la freschezza e la vitalità con cui lo conobbero i contemporanei”.(da Salerno Editrice)

E anche

Brevi note biografiche

Lorenzo Tanzini, studioso di Storia delle istituzioni, delle pratiche giudiziarie, del pensiero politico tra Medioevo e Rinascimento, insegna Storia Medievale all’Università di Cagliari. Tra le sue pubblicazioni si ricorda almeno A consiglio. La vita politica nell’Italia dei comuni (Roma-Bari 2014).

Raymond Loewy “Non accontentarsi mai”, I Quaderni di Mare Verticale

 L’autobiografia di Raymond Loewy, il designer più famoso del mondo

introduzione di Luciano Galimberti

pagine 450, prezzo 28 euro, con fotografie e immagini di R.L.

Edizioni Mare Verticale

Questa è l’autobiografia, inedita in Italia, di Raymond Loewy (1893- 1986), indiscusso Maestro e fondatore del moderno Design Industriale. Uomo geniale, e visionario, nato in Francia ed emigrato in USA nel 1919, è apparso sulla copertina del Time nel 1949 e nel 1990 è stato selezionato dalla rivista Life come uno dei cento americani più importanti del XX Secolo. A Raymond Loewy dobbiamo il disegno del pacchetto Lucky Strike, del dispenser della Coca Cola, della conchiglia Shell, dei marchi petroliferi BP ed Exxon, della stazione spaziale Saturn Five, dell’aereo Air Force One di JF Kennedy, della Lancia Flaminia Loraymo, di gigantesche locomotive, di mobili e arredi, del celebre Frigidaire e del famoso rasoio PhiliShave. La sua fama lo porta a fare di sé stesso un’icona, tanto che compare nella pubblicità della Olin cellophan, raffigurante lo stesso Loewy in primo piano con in mano il prodotto pubblicizzato, accompagnato dal payoff “La scelta del packaging può cambiare l’andamento del business”.  Loewy, oltre ad aver disegnato numerosissimi prodotti industriali divenuti iconici, con il suo intervento grafico e comunicativo è stato capace di rinnovare l’identità visiva dei brand per cui ha lavorato, inserendosi e inserendoli perfettamente nel contesto del mercato mondiale.

Scrive Luciano Galimberti, Presidente di ADI Associazione per il Disegno Industriale, nell’introduzione al libro: 

«La figura di Raymond Loewy, universalmente nota a chi pratica il design e la comunicazione, oggi è un mito: indiscutibile per la sua qualità, legata a un’immagine simbolica – quella della semplificazione delle forme arrotondate – che è l’esplicita evocazione di un modernismo pragmatico e comunica il prodotto attraverso il suo aspetto gradevole, originale e suggestivo. La concezione della forma di Loewy elabora l’idea futurista della velocità espressa tramite le linee del disegno e la applica concretamente alla realtà industriale americana degli anni Cinquanta, e di lì alla produzione di tutto il mondo […] La riproposta in edizione italiana dell’autobiografia di Loewy si rivela utile a illuminare un aspetto esemplare, che solo oggi riusciamo a comprendere in tutta la sua portata: la rivoluzione di un metodo di lavoro».

Raymond Loewy è nato a Parigi, 5 novembre 1893. Nei suoi 92 anni di vita ha portato un pizzico di glamour francese nel mondo del design industriale negli Stati Uniti. Elegante, energico e autodidatta è considerato il designer più famoso del mondo. Ha progettato di tutto: dagli aeroplani agli elettrodomestici, viaggiando tra Stati Uniti ed Europa sviluppando idee creative. Le sue creazioni più famose includono il pacchetto di sigarette Lucky Strike (rimasto praticamente invariato dopo più di mezzo secolo) le locomotive GG1 e S1, la bottiglia di CocaCola, il francobollo commemorativo John F. Kennedy. Nel 1971, dopo più di quattro anni impiegati a realizzarla, la celebre conchiglia della Shell diventata il logo ufficiale dell’azienda. L’autobus e il logo Greyhound, il logo Exxon, una linea di frigoriferi e di congelatori Frigidaire, pentole, l’ex logo di BP, una linea di distributori Coca Cola, le navi della Panama Line,  SS Ancon, SS Cristobal e SS e  Panama, sono tutte creazioni del genio di R.L.  In particolare, per le sue attività di progettazione nel campo delle auto, con modelli come la Studebaker Avanti e la Studebaker Golden Hawk, Loewy è stato inserito, nel 1997 nella Automotive Hall of Fame.