Alicia Giménez-Bartlett “La Presidente”, presentazione

Traduzione di Maria Nicola

Dalla penna di Alicia Bartlett due giovani e inesperte poliziotte, Berta e Marta Miralles, due sorelle, appena uscite dall’accademia, alle prese con il loro primo caso ispirato a una cronaca vera nella Spagna di oggi: la vittima è la presidenta, dal titolo originale in spagnolo, Vita Castellà della Comunità Valenciana, che ha governato tra scandali e corruzione e morta per avvelenamento.

Le due sorelle non saranno scelte a caso, ma proprio contando sulla loro inesperienza e sulla loro manovrabilità: il mondo della politica e del potere in genere, coinvolto a più livelli nell’illegalità, infatti preferisce che la verità non emerga, favorendo la tesi di una morte naturale e non provocata. Due giovani e donne, l’ideale per non possedere e poter contare sulla credibilità e di genere e di competenza. Ma le due poliziotte tengono molto a non fallire il loro primo caso e, sebbene diverse l’una dall’altra, anche qui due protagoniste che battibeccano come Fermin e Petra, cercheranno nella campagna in cui vivono i genitori di snebbiare le ansie e i rischi dell’indagine che si ambienta in una suggestiva Valencia

[…]”Le due creature di Alicia Giménez-Bartlett, le sorelle Miralles, Berta e Marta, sfidano lo stereotipo del detective tradizionale. Le ubbie, le paturnie, e i sogni propri di ogni ragazza risaltano nei dialoghi, e danno al mistero poliziesco la stessa quotidiana leggerezza che ha reso famosa l’ispettrice di Barcellona Petra Delicado. Quell’umorismo d’ambiente che ha tra i suoi scopi, come sempre nei romanzi dell’autrice, anche quello di affermare i diritti”[…](dal Catalogo Sellerio).

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Morti di carta

Autobiografia di Petra Delicado

Roberto Alajmo “La strategia dell’opossum”, presentazione

Un nuovo incarico per Giovanni Di Dio detto Giovà, guardia giurata a Partanna, quartiere popolare di Palermo confinante con il più conosciuto Mondello, non per scelta ma perché Zzu, il boss della zona, glielo ha trovato e con lui ha un debito di riconoscenza che lo costringe, suo malgrado, ad eseguire quanto il “comitato investigativo” tutto al femminile, la madre Antonietta, la sorella gemella Mariella, la zia nubile Mariola e la vicina parrucchiera Mariangela nonché la gatta, governa e comanda. L’indagine prende le mosse dal giorno delle nozze della sorella Mariella fidanzata da decenni con Toni che vive a Torino: tutto pronto per una cerimonia a prova di pettegolezzo, ma andrà tutto a monte. Giovà inizierà a mettere insieme tutti i tasselli: doppie vite, soldi sporchi, tradimenti, liti tra clan, ma che non sarà in grado di interpretare e di ricostruire dentro un quadro completo, compito che spetterà soprattutto ad Antonietta.

E la strategia dell’opossum? In una situazione di pericolo di fronte al predatore, l’animale, sdraiato a terra, con le zampe in alto, è capace di fingersi morto entrando in un vero e proprio stato comatoso detto tanatosi…

“La seconda avventura di Giovanni Di Dio, detto Giovà, lo sprovveduto metronotte, investigatore controvoglia, che si colloca a metà tra il siciliano descritto da Giuseppe Tomasi di Lampedusa, che aspira solamente al sonno, e il candido Giufà della tradizione popolare. Le sue riluttanti indagini così piene di inciampi sono anche la raffigurazione romanzesca di quella sorta di «maschilismo matriarcale» che nascostamente regna in Sicilia”(dal Catalogo Sellerio Editore)

e anche

Brevi note biografiche

Roberto Alajmo (1959) vive a Palermo. Tra i suoi libri: Notizia del disastro (2001), Cuore di madre (2003), È stato il figlio (2005), da cui è stato tratto nel 2012 l’omonimo film diretto da Daniele Ciprì, Palermo è una cipolla (2005), L’arte di annacarsi (2010). Con questa casa editrice ha pubblicato Carne mia (2016), L’estate del ’78 (2018), Repertorio dei pazzi della città di Palermo (2018), Io non ci volevo venire (2021), La strategia dell’opossum (2022).

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

“Io non ci volevo venire”

“L’arte di annacarsi”

Marco Consentino e Domenico Dodaro “Madame Vitti” presentazione

Madame Vitti, un romanzo a quattro mani da una storia vera, di Marco Consentino e Domenico Dodaro, pubblicato da Sellerio.

Gli autori raccontano la storia di Maria Caira, di suo marito Cesare Vitti, insieme alle due sorelle e al fratello Antonio e una cugina, partiti alla fine dell’Ottocento da Atina con destinazione Parigi dove iniziano a posare per gli artisti. Ma già due anni dopo Maria fonderà l’ Académie Vitti aperta solo alle donne e con insegnati illustri, vi insegnò anche Paul Gauguin, con una particolarità: qui posano dal vero i modelli, fino ad allora era infatti possibile per le artiste studiare e riproporre il nudo maschile solo da modelli cartacei. La storica sede, situata in Montpanasse, 49 Boulevard Montparnasse Paris, il quartiere che diverrà simbolo dell’arte a livello mondiale, che vent’anni dopo sarà aperta anche agli artisti di sesso maschile, fu operativa dal 1889 fino al 1914 allo scoppio della Prima guerra mondiale, quando i Caira decideranno di rientrare in Ciociaria.

Si deve a Cesare Erario, discendente della famiglia Caira-Vitti, la fondazione del Museo ad Atina (Frosinone), aperto al pubblico dal 2013, in cui sono conservati tutti i materiali dell’Académie Vitti: schizzi e disegni di nudo, fotografie di modelli in costume, cartoline postali, quadri, foto di famiglia e d’atelier. Due anni dopo, nel 2015, i due discendenti, Erario ed Eugenio Beranger, hanno dato alle stampe “Académie Vitti, 49 Boulevard Montparnasse, Paris”, volume in cui si ricostruiva su base documentaria la storia dell’Académie, testo tra le fonti principali degli autori del romanzo.

“Madame Vitti riscopre una storia vera e dimenticata in un romanzo dalla scrittura fortemente visiva; è il racconto di una donna che ha lottato con sfrontatezza per realizzarsi, conquistando ammirazione e disprezzo, vittorie e cicatrici profonde”.( dal Catalogo Sellerio Editore)

e anche

Brevi note biografiche

Marco Consentino e Domenico Dodaro hanno scritto  Madame Vitti (2022). I due, insieme con Luigi Panella, sono autori anche del romanzo I fantasmi dell’Impero (Sellerio 2017), accolto come un caso letterario, Premio Selezione Bancarella 2018.

Hans von Trotha “Le ultime ore di Ludwig Pollak”, presentazione

Traduzione dal tedesco di Matteo Galli

[…]“Ludwig Pollak non è una persona qualunque: ebreo, raffinato archeologo, grande collezionista, mercante d’arte a cui tutti si rivolgono per un parere o una attribuzione definitiva[…] (dal Catalogo Sellerio Editore)

Le ultime ore di Ludwig Pollak, titolo originale Pollaks Arm, Il braccio di Pollak, fa riferimento al ritrovamento da parte dello studioso nel 1903 del braccio mancante del gruppo del Laocoonte, il gruppo marmoreo del padre con i due figli tra le spire di un enorme serpente ritrovato nel 1506 ma mancante del braccio destro. Questa importante scoperta fu poi da lui donata ai Musei Vaticani sostituendo il braccio levato di cui la statua era stata dotata con l’originale ritrovato: piegato sul gomito: posizione che ne modificava la “lettura”. Quando la sera del 15 ottobre del 1943 Pollak rifiutò di rifugiarsi in Vaticano, rimandando indietro colui che era stato inviato per convincerlo e prelevarlo insieme alla famiglia, l’indomani fu tra gli ebrei romani deportati e ucciso ad Auschwitz pochi giorni dopo all’età di settantacinque anni (era nato a Praga nel 1868)

“Un romanzo straordinario che si immerge nelle pieghe oscure tra civiltà e barbarie grazie a un personaggio poco conosciuto, che ha dedicato la sua vita all’arte, a un ideale di bellezza eterna, e che mai ha voluto arrendersi agli orrori della follia umana”.[…] (dal Catalogo Sellerio Editore)

e anche

Brevi note biografiche

Hans von Trotha (1965), giornalista, storico e studioso dell’arte del giardino, ha curato mostre e scritto libri nel suo campo. Oltre al romanzo a sfondo storico Le ultime ore di Ludwig Pollak, ha scritto anche un’altra opera di narrativa in lingua tedesca.

Antonio Manzini “Le ossa parlano”, presentazione

Un nuovo caso per l’ombroso e imprevedibile vicequestore Schiavone. Tornato ad Aosta dopo la fuga romana, Rocco insieme ai suoi collaboratori e sottoposti sarà alle prese con un macabro ritrovamento, le ossa del cadavere di un bambino rinvenute in un bosco, che presto si ricollegherà alla scomparsa sei anni prima di un bambino rapito davanti alla sua scuola di Ivrea, nel 2008 e di cui si erano perse le tracce.

Il ritrovamento apre a indagini nel mondo del web, anche con l’aiuto del giovane Carlo ingegnoso informatico, ad appostamenti, a inseguire intuizioni e a decodificare messaggi con una più stretta collaborazione con i colleghi dei quali viene a conoscere aspetti della vita privata, mentre gli amici romani Brizio e Furio cercano affannosamente tracce del Cecchetti e Lupa, la sua cagnetta, sta per partorire.

Un nuovo capitolo della solitudine di Rocco, dei suoi successi e delle sue cadute, dei suoi vizi e delle sue virtù.

“Un cold case per il vicequestore Schiavone, che lo prende non come la solita rottura di decimo livello, ma con dolente compassione, e con il disgusto di dover avere a che fare con i codici segreti di un mondo disumano. Un’indagine che lo costringe alla logica, a un procedere sistematico, a decifrare messaggi e indizi provenienti da ambienti sotterranei. E a collaborare strettamente con i colleghi e i sottoposti, dei quali conosce sempre più da vicino le vite private: gli amori spericolati di Antonio, il naufragio di Italo, le recenti sistemazioni sentimentali di Casella e di Deruta, persino l’inattesa sensibilità di D’Intino, le fissazioni in fondo comiche dei due del laboratorio”.(da Sellerio Editore)

dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Vecchie conoscenze

Gli ultimi giorni di quiete

Rien ne va plus