Woody Allen “Che succede a Baum?”, presentazione

Traduzione di Alberto Pezzotta.

Che succede a Baum? è il primo romanzo di Woody Allen ed è tutto ciò che ci si aspetterebbe da lui, e anche qualcosa in più. Il ritratto di un intellettuale paralizzato da preoccupazioni nevrotiche sulla futilità e il vuoto della vita; uno sguardo irriverente sui miti della cultura newyorkese; soprattutto, una storia divertente, dalla trama serrata e dalla scrittura impeccabile, da uno dei più grandi e versatili talenti cinematografici e letterari americani. (da La nave di Teseo)

Sebbene si tratti del suo primo romanzo non sono mancate in passato altre manifestazioni di scrittura: le raccolte di racconti umoristici, l’autobiografia A proposito di niente del 2020. Nel romanzo Asher Baum è un alter ego, anche qui una specie di autobiografia costruita su un personaggio.

Chi è Asher Baum?

Giornalista e scrittore ebreo newyorkese di mezza età in crisi, con tre matrimoni alle spalle, invidioso del figliastro, promettente scrittore, una vita affettiva e familiare che registra  screzi col fratello e il  ricordo poco felice  del padre morto, dove non sono mancate accuse di molestie sessuali, il tutto attraverso  monologhi, il protagonista ha il vizio di parlare da solo, ma non mancano  dialoghi esilaranti e citazioni filosofiche, musicali e letterarie  che ricordano il Wood Allen cinematografico che sa creare anche come narratore personaggi e situazioni tra risate, colpi di scena e dialoghi ben costruiti e  ben calibrati.

Woody Allen è uno scrittore, regista e attore. Grande appassionato di jazz e tifoso di sport, è stato stand-up comedian e autore di diversi libri. Vive nell’Upper East Side di Manhattan con la moglie e le loro due figlie. Per La nave di Teseo ha pubblicato A proposito di niente (2020), Zero Gravity (2022) e le nuove edizioni di RivinciteSenza piumeEffetti collaterali (2023), Pura anarchia (2023), Conversazioni su di me e tutto il resto (con Eric Lax, 2024), Provaci ancora, Sam (2025), Sesso e bugie (2025). Questo è il suo primo romanzo.(da La nave di Teseo)

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A proposito di niente

Torborg Nedreaas “Niente cresce al chiaro di luna”, presentazione

Traduzione di Andrea Romanzi

Niente cresce al chiaro di luna non si limita a narrare una storia personale: è un documento, una memoria che interroga la società e il ruolo delle donne al suo interno. Con il suo arrivo in Italia per la prima volta, il romanzo di Nedreaas ci invita a riscoprire una voce che si è sempre dedicata al diritto di condurre una vita autentica.(da La nave di Teseo)

Pubblicato in patria nel 1947 è tradotto per la prima volta in italiano

Un uomo e una donna si incontrano casualmente e trascorrono una notte insieme: lei racconta, lui ascolta. È  una storia triste, la storia della sua vita, una storia di dolore, rabbia, ma anche di passione e di umiliazione.
Figlia di un minatore e di una madre casalinga invecchiata per gli stenti e la vita difficile; non vorrebbe seguire le orme familiari, nemmeno della sorella operaia in fabbrica, vorrebbe studiare, ma a quindici anni s’innamore del suo insegnante e a diciassette resta incinta.
Da qui un precipitare di eventi e descrizioni crude accompagnano il lettore lungo i tormenti, le passioni, il tentato stupro e gli aborti della protagonista.

Scrive Livia Manera nella sua presentazione (La lettura del Corriere 14 dicembre 2025)

[…]“quando fu pubblicato in patria, nel 1947, sollevò uno scandalo e molte discussioni. Lo stile è disadorno, il contenuto urticante, il messaggio chiaro: la Norvegia sarà anche stata una nazione moderatamente ricca, ma per le donne e la classe operaia le condizioni di vita erano un inferno. Il capitalismo norvegese aveva trasformato i poveri in schiavi. Leggetemi, sembra dire l’autrice, e poi ditemi se il comunismo non sarebbe un sistema più umano. Torborg Nedreaas era, in effetti, iscritta al Partito comunista norvegese (Nkp). Ed era una femminista dura e pura”

Torborg Nedreaas ( 1906 – 1987), comunista, definita la «Simone de Beauvoir norvegese», è stata una grande militante a favore dei diritti degli oppressi e delle donne. Femminista, autrice di romanzi, articoli e radiodrammi, è riconosciuta come una delle voci più importanti della letteratura scandinava.

Giorgio Scerbanenco “Traditori di tutti”, presentazione

[…]Lamberti ha un intuito speciale per scoprire quando le persone mentono, e in questa vicenda troppe cose puzzano di bruciato. Una coppia annegata in macchina nel Naviglio fuori Milano, in un modo che ricorda un omicidio accaduto diversi anni prima. Una valigia misteriosa che porta a un ristorante di provincia dove il piatto forte del menù non va molto d’accordo con la legge. Una storia di spie e tradimenti che riapre le ferite della Seconda guerra mondiale.[…](da La Nave di Teseo)

Dalla Prefazione di Cecilia Scerbanenco

Traditori di tutti, il secondo episodio delle avventure di Duca Lamberti, esce sempre nel 1966, molto atteso, dopo il grande successo – e scandalo – di Venere privata. Successo e scandalo che anche questo romanzo ripeterà, facendo vincere al suo autore il Grand prix de littérature policière, prestigioso e storico premio francese con una sezione per i libri stranieri. Essenzialmente, Traditori di tutti è la storia dell’amore di una ragazza americana per il padre morto in guerra in Italia. Scerbanenco, se fosse stato ancora in Rizzoli, avrebbe potuto scriverlo così, raccontando le drammatiche vicende di una giovane donna. Ma lo Scerbanenco noirista fa inciampare il suo investigatore Duca Lamberti nelle conseguenze impreviste della di lei vendetta. 

[…]La trama, per esempio, si fa sempre più violenta e noir; il linguaggio, che si avvicina sempre più al parlato nei dialoghi, e ricorre massicciamente allo scorrere dei pensieri, al susseguirsi di riflessioni in frasi separate solo da virgole. E lostream of consciousness, adottato dagli scrittori anche per romanzi intimisti, e che invece Scerbanenco piega ai rabbiosi pensieri di un arrabbiatissimo Duca Lamberti. Anche in questo è stato padre dei giallisti italiani contemporanei, perché ha mostrato quanto fosse possibile osare con l’italiano, facendo saltare le regole sintattiche e di punteggiatura, creando una lingua adatta all’azione e all’ira

[…]Questo romanzo è forse il meno citato dei quattro di Duca Lamberti, eppure sotto la storia apparentemente semplice ma avvincente, è il più ricco, quello che più ci restituisce la complessità del suo autore e dei primi anni ’60 a Milano

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Olivier Guez “Mesopotamia”, presentazione

Traduzione di Milena Zemira Ciccimarra.

Dalla scoperta di giganteschi giacimenti di petrolio ai crudeli giochi di potere tra inglesi, francesi e tedeschi, dalle trattative sotto le tende beduine alle sabbie di Baghdad, dove il destino di migliaia di persone è ogni giorno appeso a un filo: Olivier Guez recupera dal deserto la vita di una donna straordinaria, per raccontare l’epopea travolgente di una terra mitica e maledetta, la terra di Abramo, la terra del diluvio e di Babele, dei sogni infranti di Alessandro Magno: la Mesopotamia.(da La nave di Teseo)

La donna straordinaria è Gertrude Bell, non facilmente incasellabile, così la giudica lo scrittore in una recente intervista (La Lettura 14 settembre, a cura di Stefano Montefiori), inglese e quasi sconosciuta nonostante il suo ruolo in terra di Mesopotamia.

Alla domanda: Ha compiuto molte ricerche? Olivier Guez ha risposto che ci sono voluti sei anni per scrivere questo libro, perché le letture rischiavano di non finire mai. E poi entrare nella testa d’una spia vittoriana ha richiesto un po’ di adattamento.
Ecco un’ altra delle caratteristiche che contraddistinguono il personaggio Bell, eclettica e nello stesso tempo conservatrice, avventuriera e nello stesso tempo diplomatica, spia in grado di parlare arabo e persiano, diventa alla fine della prima guerra mondiale la donna più potente dell’impero coloniale britannico, protagonista nella creazione del moderno stato dell’Iraq, contribuendo  a tracciarne i confini, eppure rimasta sconosciuta anche rispetto a Lawrence d’Arabia, al quale l’accomunavano varie caratteristiche, e divenuto famoso grazie al film che lo immortalò con Peter O’Toole del ’62; anche alla Bell è stato dedicato un film di Werner Herzog con Nicole Kidman (Queen of the Desert, 2015,), che non ebbe però alcun successo, lasciandone la storia sconosciuta ai più, nonostante i due fossero molto simili, avendo entrambi una visione romantica dell’esistenza, essendo molto conservatori, con la stessa passione per l’antichità, per l’archeologia, ed entrambi spie.

Un’intervista interessante quella di Montefiori perché permette di cogliere le caratteristiche principali della protagonista e nello stesso tempo del romanzo che sa condurre non solo alla scoperta della Bell ma anche inquadrare storicamente e in modo puntuale un territorio travagliato e senza pace.

“Olivier Guez porta il lettore nel Medio Oriente di inizio Novecento, quando una regione più o meno dimenticata, per secoli, dagli occidentali si ritrova all’improvviso, a causa del petrolio, al centro delle mire degli imperi rivali. Mesopotamia è un grande e ambizioso romanzo, appassionante perché non si riduce all’aspetto geopolitico. Il grande gioco delle potenze, con gli inevitabili rimandi alle vicende di oggi, viene percorso con fedeltà storica e allo stesso tempo minuzia psicologica perché Guez si è calato nell’anima di Gertrude Bell, la donna inglese, finora semisconosciuta, che ha disegnato la mappa delle terre tra il Tigri e l’Eufrate”.

Sebastiano Mondadori “Di cosa siamo capaci”, presentazione

[…]Sospese tra la vita come accade e i ricordi con cui la inseguiranno, Adele e Nina si perdono e si ritrovano lungo cinquant’anni di storia italiana mentre Milano diventa il teatro , ora cupo, ora sfavillante ma sempre più presago –,di un’epoca al tramonto.(da la Nave di Teseo)

Adele e Nina, madre e figlia, dentro cinquant’anni di storia italiana: tra le illusioni del prima e i rimpianti del dopo, dove come sottolinea Ursula Beretta (La Lettura, 15 giugno 2025) è proprio la nostalgia il collante della narrazione, quel “segreto che non osiamo pronunciare perché è fatto della stessa materia dei ricordi”, un’eco che ritorna anche quando tutto sembra finito.
Due donne nel momento della loro giovinezza, due estati decisive, quando ancora tutto appare possibile.
E Milano fa da sfondo ad un’età che sempre più affonda nella nostalgia, proprio perché al tramonto, e dove ciascuno riesce a chiedersi di cosa siamo capaci alla resa dei conti.

Sebastiano Mondadori è nato a Milano nel 1970, vive da anni in Toscana. Prima di Di cosa siamo capaci ha scritto nove romanzi (da Gli anni incompiuti, 2001, premio Kihlgren a Il contrario di padre, 2019); il libro-intervista La commedia umana. Conversazioni con Mario Monicelli (2005, premio Efebo d’Oro); la raccolta poetica I decaloghi spezzati (2021). Presso La nave di Teseo ha pubblicato Verità di famiglia. Riscrivendo la storia di Alberto Mondadori (2022, premio Elba-Brignetti per la saggistica, premio Società dei lettori di Lucca, premio della giuria al premio Biella, premio Antonio Semeria Casinò di Sanremo).

Giorgio Montefoschi “Un’indicibile tenerezza”, presentazione

Con la precisione e il realismo lirico a cui ci ha abituato, Giorgio Montefoschi riesce a raccontare rapporti, sentimenti e spaccati di vita quotidiana attraverso sussurri, non detti, incontri fugaci che costellano il lento ma inesorabile scorrere del tempo. Un’indicibile tenerezza è l’ennesimo gioiello di un autore in grado di catturare il lettore e trasportarlo dentro le sue atmosfere e le sue storie.(da La nave di Teseo)

Protagonista un sessantaseienne scrittore, Pietro, il suo amico coetaneo ed editore, Mario, una donna giovane, Paola, una editor mandata da Mario perché possa convincere Pietro a pubblicare il suo ultimo romanzo mentre lui, restio, recalcitra nella convinzione che tutto quello che ha scritto “non è ancora riuscito ad andare oltre”. E poi c’è Roma con le sue strade, le sue luci, i suoi parchi, una mappa circoscritta, precisa Paolo Di Paolo nella sua intervista (Il Venerdì La Repubblica 27 settembre 2024) all’autore chiedendone anche il perché, e la risposta è davvero interessante quanto filosoficamente poetica “Il punto non è che i luoghi siano conosciuti, il punto è nominarli. Kundera nomina le strade di Praga. E Prust non fa che evocare toponimi. Nominandoli, secondo la filosofia ebraica, prendono esistenza”.

E poi arriva l’amore, improvviso e imprevisto, per Paola protagonista anche nel rimescolare tutti i rapporti in gioco tra Pietro, Sabina, la sua compagna,  e Mario. Sullo sfondo Roma, tra panorami, quotidianità, e soprattutto con il suo fascino, solo suo e sempre accattivante, tra  malinconia e desiderio.

Giorgio Montefoschi è nato a Roma. Tra le sue numerose opere ricordiamo La casa del padre (1994, Premio Strega), Il segreto dell’estrema felicità (2001), La sposa (2003), Lo sguardo del cacciatore (2003), L’idea di perderti (2006), Le due ragazze con gli occhi verdi (2009), Eva (2011), La fragile bellezza del giorno (2014), Il volto nascosto (1991, 2015) e Il corpo (2017). Ha pubblicato con La nave di Teseo Desiderio (2020) e Dell’anima non mi importa (2022) e le nuove edizioni di Ginevra (1974, 2019) e Il Museo Africano (1976, 2019), L’amore borghese (1978, 2020), La felicità coniugale (1982, 2021) e La terza donna (1982, 2021).

Adania Shibli “Un dettaglio minore”, presentazione

Traduzione di Monica Ruocco.

Questa storia inizia durante l’estate del 1949, un anno dopo la guerra che i palestinesi chiamano Nakba, la catastrofe – che ebbe come conseguenza l’esodo e l’espulsione di oltre 700.000 persone – e che gli israeliani celebrano come la Guerra d’indipendenza. Alcuni soldati israeliani attaccano un gruppo di beduini nel deserto del Negev, uccidendo tutti tranne un’adolescente. La ragazza viene catturata, stuprata, uccisa e sepolta nella sabbia. Molti anni dopo, ai giorni nostri, una donna di Ramallah prova a decifrare alcuni dettagli che aleggiano attorno a quell’omicidio.(da La nave di Teseo)

Adania Shibli, palestinese, è autrice di romanzi, racconti, opere teatrali, saggi. Il suo romanzo Masās, è stato tradotto in italiano con il titolo Sensi (2007), come i racconti brevi con il titolo Pallidi segni di quiete (2014), così il suo ultimo romanzo “Un dettaglio minore”, che è stato finalista al National Book Award 2020 e all’International Booker Prize 2021.

La prima parte del romanzo racconta di una violenza consumata dalle forze israeliane poco dopo la Nakba, nel 1949, su di una donna beduina. Alcuni soldati israeliani attaccano un gruppo di beduini nel deserto del Negev, uccidendo tutti tranne un’adolescente. La ragazza viene catturata, stuprata, uccisa e sepolta nella sabbia. Nella seconda parte una ricercatrice palestinese mezzo secolo dopo vuole ricostruire in ogni dettaglio quella vicenda, sicuramente “un dettaglio minore” nelle pagine della Storia. La prima parte, ambientata nel 1949 è scritta in terza persona. Dopo che la ragazza è stata uccisa e sepolta nel deserto inizia la seconda parte ambientata ai giorni nostri e scritta in prima persona, una prima persona che non ha nome. Due narrazioni che si susseguono contrassegnate semplicemente con numeri, 1 e 2. Nella seconda parte, a Ramallah, una donna palestinese legge di quella violenza su un giornale israeliano e, spinta inizialmente da una coincidenza di date, parte alla volta del Negev alla ricerca di  indizi che possano restituire dignità alla giovane vittima e forse cogliere le origini del suo presente.

Guillaume Musso “Qualcun altro”, presentazione

Traduzione di Sergio Arecco

Costa Azzurra, primavera 2023. Al largo di Cannes, uno yacht è ancorato nelle acque calme di un’insenatura. A bordo riposa Oriana Di Pietro, editrice ed erede di una famosa famiglia milanese. Sotto il sole, in quell’angolo di paradiso, viene aggredita selvaggiamente da un uomo e muore dopo dieci giorni di coma. Suo marito Adrien, un pianista jazz di fama mondiale, è il primo sospettato […] Sul caso, indaga l’ispettrice Justine Taillandier, una poliziotta eccezionale che sta però attraversando un periodo difficile […]( da La nave di Teseo)

In questo suo ventunesimo romanzo l’autore francese decide per una protagonista italiana, Oriana Di Pietro, e lo ambienta nella sua Francia del Sud.

Si apre con l’omicidio, prosegue riportando gli articoli comparsi sulla stampa: il caso ha suscitato un vero scalpore. Prosegue con la riapertura del caso ben un anno dopo, in seguito ad una telefonata anonima, e affidato a Justine Taillandier che  è una ispettrice davvero eccezionale ma il suo acume e la sua lucidità sono raffreddate da una storia personale che l’angustia, la distoglie al punto da diventare quasi una stalker nel seguire le vicende dell’ex marito: una separazione dolorosa che, come riporta l’Autore in una recente intervista, la rende molto umana e la sua tragedia personale colpisce e coinvolge il lettore

“Fatica a superare il divorzio, l’abbandono. Diventa una specie di stalker, segue ogni mossa dell’ex marito attraverso i social, per lei è una droga. Credo che la sua sofferenza sia toccante, si finisce per immedesimarsi in lei e nel suo dolore»”(da La Lettura del Corriere della sera 16 giugno 2024)

cui segue la risposta interessante alla domanda relativa alla frase in esergo

“La frase in esergo è di Milan Kundera: «Poter vivere una vita sola è come non vivere affatto». Perché l’ha scelta?

“Perché i miei personaggi, come tutti noi, si affannano a fare quello che sembra più ragionevole, o più giusto, ma non c’è mai la controprova, non sapranno mai se la strada che hanno intrapreso sia davvero la migliore. Kundera dice che dovremmo potere vivere una seconda volta per mettere a frutto gli insegnamenti della prima. Invece le nostre vite personali sono dominate dal caso, per quanto cerchiamo di controllarle e indirizzarle”

risposta che proietta una luce ben precisa sul contenuto del romanzo la cui conclusione, sempre nell’ultima pagina, è davvero inattesa e sorprendente anche se Musso ha abituato i propri lettori a veri coup de théâtre

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Eugenio Carmi – Umberto Eco “Tre racconti di pace”, presentazione

L’uguaglianza tra gli uomini, il rapporto tra potere e libertà, l’attenzione per la natura, la condanna della violenza erano, e lo sono ancora, temi da raccontare anche ai più piccoli. Nascono così, dalla fantasia di Eco e dall’immaginario visivo di Carmi, le storie e i protagonisti raccolti in questo volume: gli atomi rinchiusi dentro una bomba nucleare si ribellano al generale che vuole scatenare una guerra; tre cosmonauti in competizione tra loro – un americano, un russo e un cinese – arrivano su Marte; un imperatore presuntuoso vuole portare la civiltà su un piccolo pianeta innocente e felice.(da La Nave di Teseo)

Riunite con il titolo Tre racconti di pace, tornano in libreria per La Nave di Teseo, nella collana La Nave dei Piccoli, tre favole scritte da Umberto Eco e illustrate da Eugenio Carmi. Un nuova edizione di tre storie dalla produzione lontana nel tempo: era la metà degli anni ’60 quando nacquero dalla fantasia di Eco  “La bomba e il generale” e “I tre cosmonauti” due racconti per i piccoli, da leggere e visionare insieme ai “grandi”, scritti dall’allora poco più che trentenne Umberto Eco, studioso di semiotica,  in collaborazione per la parte grafica con l’amico e artista Carmi.

Ma è nel 1988 che un editore tedesco chiederà ad Eco di ripubblicare le due favole editate nel 1966 a cui fu aggiunta Gli gnomi di Gnù il cui tema trattava del rispetto dell’ambiente, mentre Carmi decise di rinverdire le immagini che le avevano illustrate: la raccolta ebbe molto successo. Oggi le ritroviamo in questa nuova edizione per i giovani lettori che, attraverso il raccontato e il raffigurato, potranno accostarsi ai valori sempre attuali della pace, dell’ambiente e della convivenza civile.

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Il Nome della rosa torna in libreria con gli appunti e i disegni di Eco

Giorgio Scerbanenco e la serie con Arthur Jelling per La nave di Teseo

Le indagini di Arthur Jelling, geniale come Poirot, implacabile come Maigret.
Il primo grande detective del giallo italiano in sei avventure mozzafiato firmate Giorgio Scerbanenco (da La nave di Teseo)

Giorgio Scerbanenco, maestro del giallo italiano, ritorna in libreria per La nave di Teseo con la serie dei casi dell’investigatore Jelling. Pubblicati tra il 1940 e il 1943 hanno per protagonista Arthur Jelling, archivista della polizia di Boston: le vicende infatti furono ambientate a Boston proprio per sfuggire alla censura fascista. Il suo lavoro all’Archivio della Centrale di Polizia lo aveva infatti portato a risolvere qualche caso rimasto oscuro, successi che lo avevano visto suo malgrado continuare a fare l’investigatore, etichetta che non condivide in toto.

Tutta la serie, riscoperta in parte dalla figlia di Scerbanenco Cecilia è oggi ripubblicata: a questo link, chi è interessato, può trovare in breve la trama e tutti i sei casi in edizione digitale. Qui i libri di Scerbanenco

Su tuttatoscanalibri inoltre varie presentazioni di alcuni noir dell’ampia produzione di Scerbanenco di seguito elencati:

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