Mark Twain “Le avventure di Huckleberry Finn, Oligo Editore

Traduzione e cura di Riccardo Ferrazzi e Marino Magliani

Pagine 368, 22 euro dal 14 aprile in libreria

OLIGO

«TUTTA LA MODERNA LETTERATURA AMERICANA DERIVA DA UN LIBRO DI MARK TWAIN CHIAMATO HUCKLEBERRY FINN» (ERNEST HEMINGWAY)

Una nuova traduzione del capolavoro di Mark Twain – un romanzo picaresco ambientato nel sud schiavista dell’America degli anni ’40 del XIX secolo – che accetta la sfida dell’autore a ridipingere con i colori, i rumori, gli odori della nostra lingua l’affresco multisensoriale del south, riproducendo gli effetti sonori delle varie e differenti parlate presenti nel romanzo, a partire dal broken english, una lingua sincopata di fonemi spezzati, di grammatica e vocabolario fatti esplodere, simile a un rap del nostro profondo sud.

RICCARDO FERRAZZI ha esordito con Il tempo, probabilmente (Literalia, 2000) che conteneva due racconti di Raul Montanari e due suoi. Ha tradotto numerosi libri dallo spagnolo insieme a Marino Magliani. Per Oligo ha pubblicato il saggio Premonizioni (2022).

MARINO MAGLIANI, di origini liguri, ha vissuto per anni tra Spagna e America Latina, per poi trasferirsi in Olanda. Scrittore e traduttore, ha pubblicato per Sironi, Longanesi, Chiarelettere, Exòrma, L’Orma. Ha vinto numerosi premi e riconoscimenti. Nel 2022 è rientrato nella dozzina finalista del Premio Strega.


Le avventure di Huckleberry Finn: romanzo (1884) dello scrittore statunitense M.Twain (1835-1910), considerato un capolavoro della narrativa americana per ragazzi.

Huck, un bambino praticamente solo al mondo, racconta le mille avventure che gli occorrono mentre con un amico, lo schiavo Jim, risale il Mississippi su una zattera.(da Treccani)

Lea Melandri “Come nasce il sogno d’amore”, Fernandel Edizioni

Fernandel ripropone una delle voci più autorevoli del femminismo italiano, Lea Melandri. Come nasce il sogno d’amoreun libro che Asor Rosa definisce come uno dei più significativi del Novecento italiano.

Come nasce un sogno d’amore è il primo titolo della collana Le tre ghinee, Teorie e pratiche femministe di ieri e di oggi diretta da Barbara Domenichini, collana che pubblicherà  testi di teoria e pratica del femminismo, a partire dal recupero di libri importanti del Novecento, ormai introvabili e fuori catalogo.


Pagine: 208 prezzo: € 15,00
In libreria il 14 aprile 2023


FERNANDEL

Pubblicato per la prima volta nel 1988, Come nasce il sogno d’amore è considerato un testo fondamentale del pensiero femminista e non solo, tanto da essere indicato da Alberto Asor Rosa nel suo Un altro Novecento tra i quindici libri più significativi. Il sogno d’amore, il desiderio della fusione di due esseri in uno, o di appartenenza intima a un altro essere, per quanto destinato a incontrare continue delusioni, ricompare di generazione in generazione quasi immutato nel vissuto di uomini e donne.

Se la sessualità è stata al centro del movimento delle donne degli anni Settanta, non si può dire lo stesso per l’amore, rimasto si potrebbe dire un tabù anche per il femminismo. Per parlare del bisogno d’amore, del suo prolungamento dall’infanzia alla vita amorosa adulta, del passaggio dall’estasi dell’innamoramento a una coniugalità fatta di buoni affetti e abitudini, ci vuole, come scrive Sibilla Aleramo – a cui sono dedicate le pagine centrali di questo libro – una «selvaggia nudità», il coraggio di portare «nella mischia» quello che è ancora considerato il «sentimentalismo o la miseria femminile».

Da un vissuto personale, da cui nascono I racconti del gelo con cui si apre il libro, ai Diari di Sibilla Aleramo, alla figura di Carlo Michelstaedter, il giovane filosofo goriziano morto suicida dopo aver scritto una singolare tesi di laurea sulla «dipendenza affettiva», il filo conduttore del libro è il tentativo di sottrarre il sogno d’amore alla storica svalutazione che ha subito, per vederlo invece come il fondamento della cultura alta, in quanto ricongiungimento di ciò che la civiltà ha separato e contrapposto: il maschile e il femminile, la natura e la cultura, il sentimento e la ragione, l’individuo e la società.

«A difesa di un sogno, minacciato dalle leggi della sua stessa civiltà, l’uomo ha innalzato la barriera del pudore. La nostalgia di una felicità originaria, che rinasce in ogni incontro amoroso, poteva conservarsi solo al riparo da un ordine sociale che divide e contrappone. Eretto a confine, tra il tenero desiderio del figlio e la dura necessità del padre, il sentimento del pudore ha finito per rappresentare, nel pensiero colto come nel senso comune, una specie di porta che sta tra la terra e il cielo, tra un orizzonte limitato e un’ampiezza senza limiti, tra il tempo e l’eternità. Per quel residuo di onnipotenza, che l’infanzia consegna alla storia degli uomini, l’amore costruisce ogni volta, dietro il velo della privatezza, il disegno di un’armonia divina, ideale ricomposizione di opposti, che è figura del mondo al suo nascere, o al suo punto d’arrivo».

Lea Melandri è una delle figure più significative e autorevoli del femminismo italiano, di cui è attivista fin dagli anni Settanta. È autrice di testi teorici basilari per comprendere il processo del grande cambiamento personale e collettivo che il femminismo ha portato nella vita di tante. Fra i suoi libri: Lo strabismo della memoria (La Tartaruga, 1991), La mappa del cuore (Rubbettino, 1992; Enciclopedia delle donne, 2021), L’infamia originaria (Manifestolibri, 1997), L’erba voglio. Il desiderio dissidente (Baldini & Castoldi, 1998), Le passioni del corpo. La vicenda dei sessi tra origine e storia (Bollati Boringhieri, 2001), Amore e violenza. Il fattore molesto della civiltà (Bollati Boringhieri, 2011), Alfabeto d’origine (Neri Pozza, 2017).


La collana Le tre ghineeTeorie e pratiche femministe di ieri e di oggi pubblica testi legati alla teoria e alla pratica del femminismo, a partire dal recupero di libri importanti del Novecento, ormai introvabili e fuori catalogo. Le tre ghinee è un saggio di Virginia Woolf che svela l’interdipendenza tra sistema patriarcale, militarismo e regimi totalitari, mondi da cui le donne sono storicamente escluse. Tuttavia l’esclusione è per Woolf una virtù, poiché le “estranee” possono costruire una società nuova.

Giuseppe Scaraffia “Scrittori in armi”, presentazione

Giuseppe Scaraffia, scrittore raffinato e studioso di letteratura, racconta il servizio militare di molti autori che abbiamo imparato ad amare e a leggere. Attraverso una trentina di esempi, racconta il comportamento di alcuni poeti, scrittori e pensatori che hanno fatto la storia della cultura degli ultimi due secoli: Rimbaud, Nietzsche, Dostoevskij, Proust, Freud, Jarry, Morand, Rilke, Zweig, Thomas Mann, Werfel, Léau – taud, Céline, Savinio, Schnitzler, D’Annunzio, Jünger, Valéry, Fitzgerald, Hemingway, Drieu La Rochelle, Buzzati, Genet, Cioran, Waugh. Un libro sorprendente, un mosaico di ritratti segreti. Un prezioso dizionario di aneddoti e curiosità.(dal Catalogo Neri Pozza)

Ad iniziare dal 1854 con Dostoevskij fino al 1939, scrittori in divisa, patrioti o disertori come Rimbaud o Thomas Mann che si sottrasse volentieri all’obbligo militare o Hemingway, l’autore di Addio alle armi, arruolato nella Croce Rossa o Jean Genet che indossò la divisa francese avendo in odio patria e compatrioti: sono alcuni esempi di una trentina di biografie di scrittori che in modi diversi si trovarono ad indossare una divisa.

“Stile raffinato, talora prezioso, e utilizzo sempre mirato delle citazioni d’autore volta a volta si concentrano su un dettaglio biografico che in realtà è rivelatore di una concezione del mondo e più in generale di una vocazione letteraria” – così scrive Massimo Raffaeli presentando il testo sulle pagine del Venerdì  ( 31 marzo 2023).

Un’angolazione diversa da cui guardare alla biografia e al vissuto di grandi autori del ‘900

Brevi note biografiche

Giuseppe Scaraffia, torinese, vive a Roma, dove ha insegnato Letteratura francese presso l’Università La Sapienza di Roma. Ha scritto vari libri sui grandi miti ottocenteschi della seduzione, dalla femme fatale al dandy, su Parigi e sulla Costa Azzurra degli scrittori. Collabora al domenicale del Sole 24 ore, al Venerdí e a Tuttolibri.(da Neri Pozza Autori)

Fabrizio Guarducci “Eclissi”, Lorenzo de’ Medici Press

Pag 64 prezzo, 12 euro

Nel nuovo romanzo di Guarducci, il protagonista si trova d’improvviso sbalzato fuori dalle abitudini quotidiane, precipitando nel buio assoluto di un mattino imprevedibile.

«Lorenzo apre gli occhi e per un attimo prova la sensazione di essersi svegliato in un luogo diverso da quello abituale: una fugace sensazione di spaesamento che, come una vertigine, dura solo pochi secondi. Poi, pian piano, abitua gli occhi all’oscurità e scorge, quasi indistinguibili, le travi in legno che reggono il soffitto della camera. Ma la tranquillizzante certezza di essere effettivamente a casa dura tanto poco quanto lo spaesamento con cui si è svegliato. Perché mai è così buio

Una parabola umana che si interroga sulle proprie convinzioni e ripercorre la propria esistenza alla ricerca del Divino.

«Le domande che ci poniamo nel cuore della notte sono quelle più importanti e risolutive della nostra esistenza» Paolo Crepet

Fabrizio Guarducci , toscano, si è formato nella concezione sociale e umana di Giorgio La Pira. Dopo aver vissuto il movimento Underground alla fine degli anni Sessanta negli Stati Uniti e aver conosciuto Guy Debord in Francia, ha aderito convintamente al Situazionismo. Ha fondato il Dipartimento di Antropologia culturale dell’Istituto Internazionale Lorenzo de’ Medici di Firenze. Ha insegnato Mistica, Estetica e Tanatologia, dedicandosi interamente alla ricerca dei linguaggi come strumenti per migliorare l’interiorità dell’individuo e per trasformare in positivo la realtà che ci circonda. È, inoltre, autore cinematografico: Paradigma italiano (premiato al PhilaFilm, 1993), Two days (2003) e Il mio viaggio in Italia (vincitore del Golden Eagle, 2005). Come autore, produttore e regista ha realizzato i film Mare di grano (2018), Una sconosciuta (2021) e Anemos (2022). Ha pubblicato i saggi La parola ritrovata (2013), Theoria. Il divino oltre il dogma (2020) e i romanzi Il quinto volto (2016), La parola perduta (2019), La sconosciuta (2020), Duetto (2021) Amor (2022) e Il villaggio dei cani che cantano. (2022)

CN il nuovo marchio tascabile di Oligo Editore

Oligo editore inaugura il nuovo marchio tascabile, CN. Il nome prende in prestito le iniziali da Casa Nuvolari, la residenza di Tazio, il “Mantovano Volante”, entro le cui mura si trova la redazione della casa editrice.  CN pubblica varia – narrativa e saggistica.

Dal 7 aprile i primi due titoli in libreria

Andrea LattanzioLe voci dei telefilm. Doppiatori in tv

Pagine 270, prezzo 15 euro 

Le vite e i volti dei principali doppiatori del passato e del presente che hanno dato voce a moltissimi personaggi delle serie televisive. All’interno del volume è inoltre proposto un aggiornamento delle principali manifestazioni italiane dedicate al mondo del doppiaggio con i doppiatori premiati nelle varie edizioni dal 1995 a oggi. Oltre 100 schede biografiche di tutti i doppiatori TV

ANDREA LATTANZIO. Nato a Verona, studioso di cinema, si occupa da anni di doppiaggio cinematografico e televisivo. È autore dei libri Il chi è del doppiaggio. Le voci del cinema di ieri e di oggi (Falsopiano 2007), L’arte del doppiaggio. Doppiatori e direttori di doppiaggio (Felici Editore 2011), Il dialogo nel doppiaggio. Doppiatori e adattatori-dialoghisti (Felici Editore 2013), Le voci del cinema. Doppiatori e curiosità (Felici Editore 2016) e Le voci dei cartoni animati. Doppiatori a Cartoonia (Felici Editore 2018).

Per CN in libreria anche:

Sandra ManzellaOrizzonti in verticale

Pagine 128, prezzo 14 euro   

Sandra Manzella nel suo nuovo libro, attraverso i racconti, indaga l’infinita varietà della vita

Partirò dopo il tramonto, verso ovest, per non incrociare la tua rotta e perché non ho paura di affrontare il buio». (Per Ulisse). Da Gerusalemme al Sinai, dal Cairo alla Somalia, ma anche l’Uganda e l’antica Grecia: raggiungere l’orizzonte implica tessere vele, attraversare mari, deserti e foreste per ricomporre la propria identità e sperare nel futuro, nonostante la malattia o la sorte avversa. I protagonisti – reali o immaginati – di questi racconti non lasciano svanire le suggestioni che la vita regala e si mettono in gioco con passione per realizzare i loro sogni.

SANDRA MANZELLA, mantovana, docente di lingua inglese, viaggia con regolarità nel vicino Oriente per approfondire temi storico-sociali e si occupa di dialogo interreligioso attraverso articoli e attività divulgative. Tra le sue pubblicazioni si segnalano Gerusalemme, viaggio al centro del mondo (Unicopli 2018) e L’Oasi delle Rose. Il lebbrosario del Cairo (EDB 2020).

Costanza DiQuattro “Arrocco siciliano”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Il titolo richiama il gioco degli scacchi ma, come la stessa autrice precisa nella pagina a chiusura dedicata ai Ringraziamenti, non ha nulla a che vedere con esso, né in Sicilia è un modo di dire, di fatto l’arrocco siciliano non esiste anche se nel romanzo, nella trama,  si possono trovare e il gioco delle carte e gli scacchi stessi.

“L’arrocco siciliano non esiste.  Non è una mossa degli scacchi e neanche un modo di dire. Tuttavia lo si potrebbe intendere come un modo di vivere e pensare nel quale certi siciliani come me potrebbero rivedersi.”

E continua:

Per questo libro, così come per gli altri, ho da ringraziare innanzitutto Ibla, la mia città. Questo piccolo luogo intriso di bellezza barocca sopra un tracciato medievale, arroccato, per l’appunto, sopra una tenue collinetta degli Iblei, mi offre, con audace prepotenza, continui e perenni sbocchi narrativi, mi regala storie che sgorgano dalle sue mura come fontane d’acqua viva e mi stupisce giornalmente salvandomi dalla mestizia della quotidiana banalità.

Da siciliana, figlia della stessa città capisco, animata dai ricordi, e amo citare la profferta affettuosa dell’autrice alla bellezza del luogo.

Un paese arroccato e un modo di vivere, questo lo scenario su cui si muoverà  e come sperimenterà il protagonista, Antonio Fusco, colui che prenderà il posto del vecchio speziale nella storica farmacia Albanese. Ma chi è questo giovane napoletano che si presenta alla morte del vecchio proprietario per mandarne avanti la farmacia? Nessuno in paese lo sa e il segreto resterà tale anche per il lettore fino alla fine.

E come “straniero” dovrà imparare a farsi accogliere nella nuova e diffidente comunità dove è approdato aiutato in questo dalla fortuna al gioco e dall’amicizia con Federico, il figlio minore del barone Crescimanno, nato con una malattia rara

“È l’alba del Novecento, a Ibla, lì dove la vita scorre fiacca sulla campagna stanca; lì dove si accalcano notabili tronfi, mogli tradite e poveri diavoli; lì dove la farmacia Albanese, per tutti «molto più di una chiesa», di colpo rimane orfana di colui che da tanti anni la amministra con riserbo monastico. Quando a succedergli accorre da Napoli un giovane senza passato, accolto da ostilità e diffidenza che piano piano si sciolgono in un cauto abbraccio, il paese prende a pulsare e la farmacia a rivivere”.(da Baldini e Castoldi Libri)

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

La mia casa di Montalbano

 “Donnafugata”

Giuditta e il monsù

Giampiero Grasso “A un passo dalla vita”, presentazione

Casa editrice GDS, pagine 56, disponibile in versione cartacea e digitale.

Ad un passo dalla vita è la splendida raccolta di poesie dell’autore e Direttore editoriale Gianpiero Grasso.
Un inno alla vita, o meglio ancora un ringraziamento alla vita, alla famiglia e all’amore.
Gianpiero Grasso è un ciclone in piena evoluzione, ha sempre mille progetti in mente e travolge, in positivo,
tutti quelli che incontra
Con questo libro è tra i candidati al Premio Strega Poesie 2023.

Le poesie in questo volume sono intime ma per tutti.
Perché così come dice “i sentimenti sono di tutti e per tutti. L’amore non è mio, è degli altri”.
Sono rimasto affascinato dalla dedica, solitamente una dedica è verso qualcuno, lui scrive alla sua vita. “Un giorno c’incontreremo e ci metteremo a ridere, a piangere, e a capire di nuovo che saremo per sempre inseparabili”.
Non serve essere studiosi per capire che Gianpiero ringrazia la sua vita che ha reso così tanto bello tutto, anche le battaglie.
La sua dedica è per tutti coloro che lo hanno conosciuto da più vicino, dai suoi figli e sua moglie alle persone che lo amano.
Perché tutto è parte della vita stessa e saremo inseparabili. “A un passo dalla vita” è quell’incontro che ci rende uniti, come la poesia dedicata al padre, al figlio, alla moglie e al suo vivere semplice ad aspettarla senza soldi davanti alla scuola, o come la poesia “Oggi ho lavorato con te”. Tutte meritano attenzione, ad ogni riga ci dovremo soffermare e capire cosa sia la nostra vita e la sua vita.

Umberto Sala

“PIENO DI NOI
Io mi ricordo, dove cresceva il grano,
e noi ci rubavamo quello che si trovava, dentro il
tempo che cresceva in mezzo al bene, in mezzo
alle cose che abbiamo ora,
ma era lì dove non capivamo che
era tanto dentro il niente pieno

di noi,
noi così importanti”

Gianpiero Grasso nasce a Benevento nel 1976, è editore di diversi marchi, tra cui Gds, Gpm.
Appassionato di scrittura e poesia fin da adolescente, all’attivo ha diversi volumi e canzoni. Recensito da diverse testate nazionali, ha avuto negli anni molti riconoscimenti letterari, l’ultimo come candidato al Premio Strega Poesie 2023 con la raccolta di poesie “Ad un passo dalla vita”.
L’ultimo volume “Un sorriso guarisce”, della casa editrice GPM, entra a far parte della collana I DIAMANTI come i migliori libri del 2022.
Per l’anno 2023 sarà pubblicato in diverse lingue straniere per il mercato estero. In lavorazione un romanzo.


Walter Veltroni “Buonvino tra amore e morte”, presentazione

Quarto della serie con il commissario Buonvino, dopo Assassinio a Villa Borghese, Buonvino e il caso del bambino scomparso e C’è un cadavere al Bioparco, ritroviamo il protagonista alle prese con un attentato che lo riguarda direttamente: nel momento di convolare a giuste nozze, nel momento del sorriso e della piena realizzazione di una decisione attesa, le note felici vengono spezzate da colpi cupi e stonati, come si legge nell’incipit

Su una sedia, appoggiato quasi fosse un quadro della Contemporanea, c’era l’abito bianco di Veronica. Era disteso, come se chi lo aveva posato lì si fosse proposto, con rara gentilezza d’animo, di rispettare la geografia delle pieghe, onorando la funzione che quei metri di stoffa si erano assunti: accompagnare un giorno importante con la leggerezza dei movimenti della seta. Tutto doveva essere lieve, in quel mattino d’estate, così carico di attese e promesse di bellezza. Al termine di un rosario di dolori e sconfitte, il caso aveva voluto che Giovanni e Veronica, anime maciullate dalla vita, si fossero ritrovati davanti all’agente di polizia Portanova, ufficiale di stato civile per un giorno, impegnato a farfugliare formule che la sua miopia, nel viaggio dal foglio tremante che teneva tra le mani alla sua bocca, trasformava in parole senza senso alcuno. Ma i due sposi non se ne curavano. Si tenevano la mano e si sorridevano.[…] Poi erano arrivati quei colpi, come dei mortaretti, ma meno gioiosi, più secchi, più cupi. Un suono che Buonvino conosceva bene ma che lì, in quel momento e in quel clima festoso, era del tutto fuori contesto, insopportabilmente volgare. Quando si era voltato verso Veronica l’aveva vista a terra. Che diavolo ci faceva lì? E poi

Lei in fin di vita e tante domande senza risposta per il commissario: chi aveva voluto attentare alla vita di Veronica? Forse si voleva indirettamente colpire lui stesso?

Ma i colpi di scena non mancano. Mentre il nostro commissario straziato dal dolore cerca risposte, un attentato efferato a piazza di Siena: un uomo crivellato da colpi di proiettile, come davanti ad un plotone d’esecuzione.

Indagando sul passato dell’uomo Buonvino lo ricostruisce  fino ad un evento del 1944 a Roma:

“Mentre la moglie, ancora in coma, lotta tra la vita e la morte, nel commissario nasce presto il sospetto che quelle due vicende possano essere legate da un filo invisibile.” (da Marsilio Editori)

Gli altri della serie su tuttatoscanalibri

Assassinio a Villa Borghese,

Buonvino e il caso del bambino scomparso

C’è un cadavere al Bioparco

Francesco Bianchi “Il coraggio dei vinti”, presentazione

Armando Curcio Editore

Se mi chiede perché ho scritto il libro rispondo che la memoria è
importante e ricordare ancora di più. Mi vorrei riallacciare al
pensiero di Liliana Segre, per il giorno della memoria di questo anno,
in cui ha detto  che fra qualche anno non saranno più presenti, nei
libri di storia, le poche righe che attualmente ci sono riguardo la
Shoah. Sacrosanta verità.
Le poche righe riguardo i deportati italiani infatti, prigionieri
politici e internati militari italiani, non ci sono già più eppure si
tratta di migliaia di prigionieri che solo per la decisione di non
piegarsi al regime nazi-fascista hanno pagato, spesso con la vita,
questa scelta. Giusto quindi ricordare anche questo importante
capitolo della resistenza del nostro paese.

Francesco Bianchi

La sinossi

In un podere fiorentino nel periodo della seconda guerra mondiale una famiglia di mezzadri fatica a portare avanti i ritmi delle colture; due dei tre figli dei contadini, Oliviero e Giovanni, prestano infatti il servizio militare.
Anche Elio, il figlio più piccolo, riceve la chiamata alle armi dalla Repubblica Sociale ma decide di non arruolarsi.
Tra fughe, diserzioni e carcere, due fratelli si ritroveranno in un campo di prigionia in Germania mentre il terzo, Giovanni, continua a lavorare forzosamente per i tedeschi. Proprio Giovanni, durante uno dei suoi servizi, si accorge che due deportati sono i suoi fratelli. L’arrivo degli Alleati rappresenta una svolta importante ma il rientro a casa dei superstiti risulta più duro del previsto. Un romanzo che oltre a trattare un periodo storico particolarmente cruento ricorda anche gli argomenti degli eccidi più spietati ed alcuni importanti episodi della resistenza italiana.

Alcuni stralci

Dopo aver ricevuto un passaggio sul camion di un contadino che da Napoli rientrava a Roma, i tre giovani iniziano così la salita di Monte Mario, partenza della Via Francigena a quanto ricorda Terzo. Non si tratta di una vera scalata di montagna, ma la salita è comunque piuttosto ripida e tortuosa e i tre hanno subito il fiato corto.

«Arrivati in vetta troveremo il sentiero» dice Terzo con il fiatone che aumenta passo dopo passo. Si aggiusta continuamente il berretto,
infastidito dal sudore che gli cola dalle tempie e dal forte vento, nonostante la giornata soleggiata.

«Lo spero» commenta Oliviero con un filo di voce, sudato fradicio anche lui.

«Speriamo piuttosto di non fare brutti incontri» conclude Libero.

(dal RIENTRO per LA VIA FRANCIGENA di OLIVIERO: uno dei protagonisti che sarà poi deportato nel campo di prigionia tedesco insieme a suo fratello ELIO)

«Firenze è stata una città esempio, come Napoli. La resistenza ne ha ripulito gran parte dai tedeschi prima dell’arrivo delle forze Alleate; farlo non è stato indolore, però. Ci sono state molte vittime, hanno dovuto seppellire i morti perfino nei giardini e negli orti perché i cimiteri erano pieni.»

«I tedeschi hanno minato e fatto saltare cinque dei sei ponti, dividendo Oltrarno dal resto della città; solo il Ponte Vecchio è rimasto intatto, dicono per volere di Hitler che ha preferito salvaguardare la civiltà. Credo invece che se l’avessero fatto saltare con le case costruite sopra, i detriti avrebbero comunque consentito il passaggio.»

Il giovane si ferma per fare un lungo respiro, poi continua: «Molta gente è scappata nella parte sud dell’Arno e si è nascosta a Palazzo
Pitti. Non c’è stata acqua e luce per giorni. I tedeschi hanno applicato un rigidissimo coprifuoco: se trovavano fuori qualcuno, lo
uccidevano all’istante.»

(dalla RESISTENZA di FIRENZE (racconto di un nuovo deportato nel campo di prigionia di Lauter agli altri deportati tra cui ELIO ed OLIVIERO).

FRANCESCO BIANCHI, classe 1976, fiorentino di nascita e pratese di adozione, ha una formazione tecnico-amministrativa e lavora per un’azienda del settore informazioni. Amante della lettura e della scrittura, ha avuto collaborazioni con testate giornalistiche su temi prettamente economico settoriali. Con il suo libro d’esordio è entrato nella decina finalista della III Edizione – Premio Clara Sereni – sezione inediti con il titolo provvisorio “LA GUERRA E IL PODERE”. Il titolo è stato successivamente modificato per scelte editoriali nell’attuale “IL CORAGGIO DEI VINTI”.

La Quarta di copertina