Le pagine di tuttatoscanalibri più lette nel mese di febbraio 2026

Classifiche

Anna Parisi e Valentina Schettini “Quanti Quanti?”

Stefano Terra “Alessandra”

Leonardo Sciascia “Breve storia del romanzo poliziesco”

Ferdinando Albertazzi e Sebastiano Ruiz Mignone “Neve rossa”

Maria Grazia Madia “Ho vissuto due vite”

Giorgio Parisi “Le simmetrie nascoste”

Ferrini – Pizzuoli “Da Rocchette a Bocca d’Ombrone: Luoghi, storia, paesaggi

Michele Burgio “Il fumo e l’incenso”

Gabriella Genisi “La specchia del diavolo”

Julian Barnes “Diciassette possibilità di fallire”

Andrev Walden “Maledetti uomini”

Giorgio Nisini “La ragazza che vedeva nel buio”, Oligo

Copertina di Luca Ralli del noir di Giorgio Nisini "La ragazza che vedeva nel buio", OLIGO Editore

Illustrazioni di Luca Ralli

Oligo

Dal 27 febbraio

Helmut Frida è un burbero e talentuoso scultore del legno; da qualche tempo si è ritirato a vivere e lavorare nel solitario borgo di Civita di Bagnoregio. Una sera vede dalla sua finestra una ragazza misteriosa che lo spia. Chi è? Un fantasma, il frutto della sua immaginazione o una persona in carne e ossa che però scompare tutte le volte che lui cerca di avvicinarsi? L’ipnotica scrittura di Giorgio Nisini e le preziose illustrazioni di Luca Ralli, calate nel paesaggio sospeso di Civita, trasformano la storia di Helmut Frida in una moderna favola dark.

Una sera d’estate Helmut Frida si accorse che una ragazza lo stava guardando. La notò quasi per caso a pochi metri dalla sua finestra, sotto la luce gialla di un lampione che illuminava la piccola piazza in fondo al paese. Indossava un abito bianco leggero e uno strano copricapo di stoffa, o forse era solo un cappuccio, qualcosa con cui ripararsi dalle deboli gocce di pioggia che cadevano dal pomeriggio. Non faceva nulla per nascondere la sua presenza: se ne stava in mezzo alla piazza in maniera quasi sfacciata, il corpo sbilanciato in avanti, gli occhi rivolti verso di lui come se volesse seguire i suoi movimenti domestici. In un primo istante pensò che fosse solo una passante curiosa, una delle tante turiste che transitavano ogni giorno per i vicoli stretti del borgo, oppure la figlia del suo vicino di casa, un’esile quindicenne dall’aria trasognata che a volte, dopo cena, in compagnia di alcune amiche più grandi, si fermava a chiacchierare sopra un basso muretto in tufo che delimitava il perimetro del giardino di fronte. Quando cambiò di poco angolazione, arretrando di qualche metro e spegnendo la luce della stanza, Helmut si convinse di non averla mai vista prima

Giorgio Nisini, scrittore, saggista, organizzatore culturale, insegna Letteratura italiana moderna e contemporanea alla Sapienza Università di Roma. È autore dei romanzi: La demolizione del Mammut (Perrone 2008, Premio Corrado Alvaro Opera Prima e finalista al Premio Tondelli), La città di Adamo (Fazi 2011, selezione Premio Strega 2011), La lottatrice di sumo (Fazi 2015), Il tempo umano (HarperCollins 2020) e Aurora (HarperCollins 2023, Premio Forum Traiani). Per Longanesi ha curato l’antologia Un bacio in bocca (2016). È direttore artistico dell’Emporio Letterario di Pienza e presidente del Premio Letterario “Corrado Alvaro-Libero Bigiaretti”. Nel 2025 ha avviato su Snaporaz il progetto Io, dedicato alla sperimentazione dell’intelligenza artificiale nella scrittura narrativa.

Luca Ralli, fumettista, illustratore, scenografo teatrale, docente e animatore. Ha collaborato con “Cuore”, “Linus”, “Carta”, “Il Venerdì di Repubblica”. Con Stefano Benni ha illustrato Fen il Fenomeno (Feltrinelli 2011), Pantera (Feltrinelli 2014) e La Bottiglia Magica (Lizard 2016). Tra i libri, ha pubblicato il silent-book punk per bambini Rumore (Carthusia 2019, finalista del Silent Book Contest 2018), il fumetto ’O Diavolo (scritto da Francesco Di Bella e Luca Scornaienchi, Round Robin 2019), il racconto illustrato Due (scritto e disegnato con Fabio Magnasciutti, Barta 2019), Peppino Impastato – Western a Mafiopoli (sceneggiato da Luca Scornaienchi, Round Robin 2021), Cancheràs (scritto con Barbara Monti, Barta 2021), “Tormento” presenta: Pasolini Speciale (AA.VV., Barta 2023) e La crepa (Barta 2024).

Angelica Grivel Serra “L’anello debole”, presentazione

Copertina del romanzo "Lanello debole" di Angelica Grivel Serra, HarperCollins

Angelica Grivel Serra, con una lingua evocativa e avvolgente, racconta una storia di rara intensità emotiva, un’esplorazione affilata dell’avidità e del tradimento, delle luci e delle ombre che abitano ogni famiglia, in una Sardegna ruvida e magnetica” (da HarperCollins)

Dal Prologo

“Piera osservò Claudio, inglobandolo in uno sguardo veterano di madre, mentre lui sedeva di nuovo al suo fianco. Cercò la sua mano ampia e calda e lui gliela strinse in istintiva replica.
Erano soli nella stanza. Fuori, il corridoio era abitato da svariati toni di passi umani, un acquario di sussurrii sommessi, più o meno concitati.
Piera si sentì richiamata al dovere di alleviare il silenzio. Le parole vennero fuori stanche, rapprese. Un bisbiglio.
«Allora, ricordatelo. Il piano è quello di lasciare tutto a te.»
«Lo so, lo so, me lo hai detto mille volte. Non so nemmeno più come ringraziarti.» Claudio provò qualcosa che somigliava all’immenso.
«Non serve, basta ringraziare. L’ho detto a tutti quanti. Erano tutti insieme.»
«Per loro va bene, quindi?”

Una morte e un’eredità che scatenerà litigi tra fratelli mettendo in crisi gli equilibri familiari: Claudio dovrà affrontare le conseguenze di una decisione solo verbale della sorella Piera circa l’attribuzione di quote di aziende e beni di ogni tipo, sia con i fratelli, che lo ritengono l’anello debole della famiglia, così com’è dipendente dagli aiuti della sorella, ma anche con la moglie Cecilia.

Scrive Giovanna Scalzo sulla pagina del Corriere del 9 febbraio 2026
“Anche l’ambientazione ha il suo ruolo: la Sardegna, lontana da ogni esotismo turistico, diventa un territorio morale. Aspra, scarnificata, impermeabile alla consolazione. Non accoglie i personaggi, li smaschera. Grivel Serra usa il paesaggio come un dispositivo etico, non descrittivo, ignorando volutamente la funzione decorativa dei luoghi”.
E, relativamente alla forma narrativa aggiunge “C’è poca azione e tanta introspezione, enfatizzata da una scrittura densa, controllata, a tratti ostinatamente scomoda”

Tempi difficili attendono Claudio Raccis, il designato, contro quelli che accampano diritti su un’eredità che non gli spetta in base alle decisione di Piera: perdite, cambiamenti profondi e poi,. quando tutto sembra perduto…

Angelica Grivel, studentessa sarda di filosofia,ha esordito con il romanzo”L’estate della mia rivoluzione”; questo il è suo secondo

Georges Simenon “La vecchia”, presentazione

Copertina del romanzo La vecchia di Georges Simenon.Scritto nel 1959 in Svizzera e poi pubblicato  a puntate, su «La Revue de Paris».  il romanzo “La vecchia” non era mai stato tradotto in italiano

In un’atmosfera ogni giorno più claustrofobica e inquietante, Simenon compone, in modo magistrale, un crescendo che sfocerà, inesorabilmente, nella violenza.( da Adelphi)

Scritto nel 1959 in Svizzera e poi pubblicato a puntate su «La Revue de Paris».  il romanzo “La vecchia” non era mai stato tradotto in italiano; lo ripropone Adelphi per la traduzione di Simona Mambrini, e non è un giallo, scrive Marco Balzano su  La lettura del 1 febbraio 2026, e specifica

“è un capolavoro di scavo e di indagine psicologica: il mistero, infatti, non avvolge un delitto, ma la rete delle relazioni che l’autore mette in scena nello spazio chiuso di un appartamento in rue Bourbon, nell’elegante e centralissima Île Saint-Louis, a Parigi”.

Due le protagoniste, nonna e nipote: Juliette è l’ottantenne nonna materna di Sophie, una giovane non ancora trentenne, ricca e famosa in quanto campionessa di paracadutismo e pilota di rally; con lei abita Lélia, cantante nei night: hanno una vita sregolata, vanno a dormire con la luce del giorno e verso sera escono nella notte parigina. E Sophie, dalla vita senza vincoli e regole, decide di accogliere la nonna nel suo appartamento, nell’Île Saint-Louis, a Parigi, perché sfrattata.
La vecchia ha avuto una vita di dolore che le pesa e lo porta dentro e, sebbene non intervenga nella vita caotica della nipote, lo esprime a parole e considerazioni tossiche.
Ed è proprio nell’appartamento di Sophie che si svolge e ambienta la vicenda, perché sarà proprio la convivenza di quattro donne, la cameriera Luise e l’amica di Sophie Leila, a minare un’impalcatura di vita che di fatto non regge alle parole della vecchia che si infrangono sulle paure e fragilità della nipote, nonostante le scelte e le apparenze.

Dello steso autore su tuttatoscanalibri

Le persiane verdi

Il Mediterraneo in barca

Un delitto in Gabon

Beatrice Del Bo “Tutto in una notte.Una storia insonne del Medioevo”, presentazione

Copertina del saggio di Beatrice del Bo "Tutto in una notte. Una storia insonne del Medioevo", Il Mulino

“Beatrice Del Bo ci guida in un viaggio notturno e insolito attraverso case, monasteri, botteghe, campi di battaglia e taverne, raccontando un Medioevo insonne e vibrante, molto più affascinante di quanto siamo abituati a immaginare”.(da Il Mulino)

Il Medioevo, questo periodo lontano, affascinanate e spesso travisato, come più volte è stato sottolineato dal professor medievista Alessandro Barbero: quanti luoghi comuni da sfatare, come la notte che in effetti, non era così buia e silenziosa…
Ed è della notte nel Medioevo che  la studiosa Beatrice del Bo ci racconta e documenta, mostrandocela molto diversa da quella che abbiamo costruito immaginandola sicuramente al buio, e invece non lo era del tutto perché illuminata da lanterne torce e falò; silenziosa, in realtà non del tutto perché non mancavano giostre e festeggiamenti, ubriacature, amori segreti e inquietudini e certamente anche il sonno che, per chi soffrisse d’insonnia, era gustato grazie ai ricettari di Caterina Sforza: quante credenze abbiamo creduto storia, confutate nel racconto documentato dell’autrice.
“Tutto in una notte. Una storia insonne del Medioevo”, come recita il titolo,  offre una visione storica del tempo e in particolare delle notti medievali, evidenziando che non erano solo momenti di silenzio e oscurità,  invitando il lettore a ripensare al modo di guardare a quel periodo, offrendo un’immagine nata da documentazioni.
Nel Prologo l’autrice giustifica quasi le  “molte persone ancora convinte che in quell’epoca che chiamiamo Medioevo dominasse il buio, concreto e metaforico.
E come potrebbe essere altrimenti se, almeno dal Trecento, si usa l’espressione «secoli bui» per riferirsi al millennio che, come ci insegnano a scuola, si apre con il 476 e si chiude con il 1492?”

E conclude

“Letta e narrata quasi esclusivamente come spazio del pericolo e della paura, la notte nel Medioevo invece è tutt’altro e merita di essere raccontata, per contribuire ancora una volta a sfatare lo stereotipo dei “secoli bui”. È ora di addentrarci in una e mille ipotetiche notti medievali, illuminate da torce, candele e falò”

Beatrice Del Bo è specialista in storia economica e sociale del Medioevo;  attualmente è docente presso l’Università degli Studi di Milano.

Umberto Mentana” Trent Reznor e Atticus Ross. Il suono delle immagini”, Tsunami

Copertina: Umberto Mentana" Trent Reznor e Atticus Ross. Il suono delle immagini", Tsunami

Collana Le Tormente 24

Tsunami

Dal 5 febbraio

Le colonne sonore di Trent Reznoril genio della musica industrial e mente dei Nine Inch Nails, e del suo partner in crime Atticus Ross sono diventate un marchio di fabbrica, una garanzia di qualità e stile riconoscibilissimo, e non solo nel panorama musicale underground. I due sono ormai visti come un’unica entità che riesce a evocare le sensazioni e i sentimenti più disparati, sia che operino nel cinema o nelle serie TV che nell’animazione o nei videogame, e hanno ottenuto innumerevoli riconoscimenti anche da parte dell’industria dell’intrattenimento arrivando a conquistare Premi Oscar e Golden Globe.
Questo libro racconta l’approccio di Reznor e Ross alla musica per le immagini, alla nascita di collaborazioni inaspettate con alcuni dei più grandi registi contemporanei – come David Fincher o Sam Mendes – passando per le tecniche e le tecnologie utilizzare per enfatizzare e caratterizzare atmosfere, sentimenti, personaggi attraverso un lungo racconto che dura ormai da ben quindici anni e che non ha intenzione di arrestarsi.
E oltre ai grandi successi di pubblico, come The Social Network o The Girl with the Dragon Tattoo, nel testo c’è spazio anche per opere audiovisive “minori” a cui il duo ha dato voce con la propria musica: Mid90sThe BearMankTeenage Ninja Turtles: Mutant Mayhem o la serie TV della HBO Watchmen. Il suono dei loro synth malinconici e graffianti e dei loro pianoforti digitali è l’anima di questo racconto, una disamina – come una lunga playlist – di un mondo reznoriano “altro” che continua a far viaggiare milioni di video spettatori a più di ventiquattro frames al secondo.

Umberto Mentana (1987), pugliese, è sceneggiatore, scrittore e docente di ruolo di Discipline Audiovisive nella scuola secondaria di II grado. Nel corso degli anni ha pubblicato per numerose case editrici di saggistica e critica cinetelevisiva del panorama nazionale. Tra i suoi libri ricordiamo: Tom Ford. Percorsi di Moda e Cinema, dal Fashion Universe a Nocturnal Animals (NPE, 2020); Chi vuol essere showrunner? (Edizioni Bietti, 2021); R.L. Stine. Piccoli Brividi, Fear Street e altre scary stories (Weird Book, 2023), con una prefazione di Tim Jacobus, l’illustratore delle storiche copertine dei Piccoli Brividi degli anni ‘90; Aaron Sorkin. Il Potere della Parola (Edizioni Falsopiano, 2024) contenente un intervento dell’autore e docente americano Neil Landau (UCLA TFT Los Angeles, University of Georgia). Per il fumetto pubblica nel 2021 Il pilota polacco che sfidò la Luftwaffe (Edizioni Segni d’Autore) e nel 2024 Un bracciale di stelle (La Ruota Edizioni). Collabora con lo storico magazine sul fumetto Fumo di China, con la rivista letteraria Lettera Zero e con il magazine digitale Streamofilia. Nostalgico degli anni Novanta in tutte le sue sfumature culturali, dopo aver visto live Trent Reznor e i Nine Inch Nails agli inizi del 2000 e dopo innumerevoli video-ascolti quotidiani non è mai più tornato indietro da quel mondo.

Giorgio Luciano Pani “Fragili, eterni amori. Raccolta di poesie d’amore 2020 – 2025”, NeP Edizioni

Copertina della raccolta di poesie di Giorgio Luciano Pani.

In queste liriche, Pani ribadisce come l’amore sia il sentimento più potente che l’uomo possa provare, capace di influenzarne ogni istante della vita, una forza capace di sospendere il tempo e restituirgli il suo significato più autentico.
L’autore indaga questa energia profonda nelle sue molteplici declinazioni, dando voce a quelle sfumature dell’animo che spesso restano inespresse e mostrando come la fragilità, comunemente percepita come debolezza, si riveli invece una sensibilità profonda, capace di metterci in contatto con la parte più intima di noi stessi e degli altri.
I versi offrono al lettore l’occasione di soffermarsi e riflettere su sentimenti ed emozioni a cui, travolti dal ritmo incessante della vita quotidiana, non sempre dedichiamo la giusta attenzione e diventano così un invito a vivere con maggiore consapevolezza un’esistenza che, attraverso l’amore, assume una dimensione senza tempo.
La lettura conduce il lettore oltre il mondo concreto, guidandolo in un percorso che abbraccia l’amore in tutte le sue espressioni: dall’attenzione per la bellezza della natura ai sentimenti della passione, dell’amicizia e della speranza. Centrale è anche il richiamo alla Sardegna, terra amata dal poeta, aspra e affascinante, sferzata dal maestrale, simbolo di radici e appartenenza.
Accanto ai riferimenti al mito e alla storia, con figure come Venere, Ulisse e Penelope, affiorano ricordi personali che emergono improvvisi dalla memoria.
In un’epoca che sembra aver smarrito il valore dell’introspezione, queste poesie
rappresentano uno stimolo prezioso a esplorare il proprio mondo interiore, nel quale perdersi per ritrovare l’essenza più autentica dell’essere umano.
Come per altre opere dell’autore, l’immagine di copertina è firmata da Roberta Repetto ed è frutto del progetto La pulce nel disegno, nato in ricordo di Roberta e di tutte le donne vittime di omicidio.
Il progetto è curato dall’associazione “La pulce nell’orecchio”, fondata nel 2022
per promuovere, attraverso una diffusione multicanale, l’attenzione verso i segnali di allarme quando si teme per l’incolumità di una persona a noi vicina.

Giorgio Luciano Pani si è laureato in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Sassari. Da sempre appassionato apprendista dell’arte della comunicazione, ha svolto attività formative e di ricerca in campo universitario, aziendale e sindacale.
Ha scritto diversi libri di saggistica e poesia, con cui ha anche partecipato a concorsi letterari, ottenendo diversi riconoscimenti.
Con NeP edizioni ha già pubblicato: “Ritratti femminili tra realtà e mito” (2022), “Sonetti tra le favole” (2023) e “Poesia, amata poesia” (2024), “Poesia specchio del profondo” (2025).

Carlo Lapucci “Carneval, non te ne andare… Storia, significati, riti e celebrazioni del Carnevale”, Graphe.it

Molto più di maschere e coriandoli: le radici profonde del Carnevale, dalla memoria pagana ai riti che ancora ci coinvolgono.

Graphe.it

Dal 26 gennaio

Il Carnevale affonda le radici in una memoria ancestrale che precede il calendario cristiano. Lapucci esplora i significati profondi di riti e usanze, intrecciando testimonianze storiche e proverbi popolari. Il Carnevale emerge come cardine del “sistema dell’anno”, modello del mondo attraversato dal destino umano. Un libro che trasforma il nostro sguardo su una festa che credevamo di conoscere.

Il Carnevale non è stato una festa sempre uguale nel tempo, e d’altra parte la sua origine si perde in tracce sempre piu evanescenti per sfociare in riti primitivi di fecondità e di celebrazione dei cicli naturali. Si colloca nel periodo annuale di apparente morte della natura: il gelo, il riposo delle piante, il letargo degli animali, l’assenza dei migratori, le ridotte attività di ogni essere vivente e dell’uomo. Dire quando sia nato il Carnevale e quanto il nostro dipenda da quello pagano è difficile. Ci terremo a ciò che si può dire di certo, nell’incertezza generale della materia. A cominciare dal nome non ci sono elementi su cui si possa trovare accordo…

CARLO LAPUCCI, fiorentino, ha insegnato per molti anni dedicandosi allo studio delle radici profonde della cultura italianaEsperto di letteratura, linguistica e tradizioni popolari, ha partecipato come specialista alla trasmissione radiofonica La luna nel pozzo e collabora con giornali e riviste. Con Graphe.it ha già pubblicato studi apprezzati su Natale, Befana, orco, bestiari popolari e altri temi del folklore italiano.

Fleur Jaeggy “Il dito in bocca”, presentazione

Il primo enigmatico libro di Fleur Jaeggy, da anni introvabile e molto atteso dai suoi lettori.( da Adelphi)

Editato per la prima volta nel 1968 fu l’esordio letterario dell’allora ventottenne autrice, nata a Zurigo e residente a Milano e che scrive in lingua italiana. Dopo questo esordio ne ha pubblicati altri sette sempre con Adelphi che lo ripubblica nella Piccola Biblioteca.

“Un testo breve, ma oltremodo fascinoso” lo definisce su tuttolibri (27 dicembre) Enrico Arosio che premette “l’ho letto tre volte perché oltre che pazzo è breve”.
Dopo l’esordio l’autrice ha pubblicato ancora, sette libri,  sempre con Adelphi ed è stata insignita quest’anno del Gran premio svizzero della letteratura.
La protagonista è Lung, forse una ventenne, che ancora si mette il dito in bocca e pare sia cresciuta in un qualche collegio svizzero ma altre volte racconta da una clinica dove è ricoverata.
La storia non è una vera storia ma si contraddistingue per  “una scelta di parole sofisticata”, “di notevole eleganza” dove “aleggia una gelida ironia

“Io, Lung, ho un difetto, che coltivo forse. Gli altri lo formulano così: ha il vizio di mettersi il dito in bocca. Ma non è molto vero, perché se mi capita di vedere una qualche persona con il dito in bocca provo un fastidio mai vi sto, addirittura le taglierei il dito, ignorando le conseguenze. So con esattezza che la mia responsabilità sarebbe enorme, perché se u no è abituato a succhiarsi il pollice dif$cil mente potrebbe abituarsi a un altro dito, non penso di esagerare se dico che sarebbe altret tanto dif$cile abituarsi all’altra mano, cioè all’altro pollice. Generalmente è un’abitudi ne che si prende da bambini, quando si è molto piccoli, ma non so bene come mai tan ti grandi continuano a provarci gusto. Il polli ce cresce. Certo da vedere è proprio brutto, dipende anche da chi, però, e poi ci sono cose peggio ri, uno che si rosicchia le unghie in modo tre mendo non lo sopporto, oppure, faccio per dire, con avidità, mi dà fastidio, e invece se la 15 prendono con me, se magari mi vedono con il dito in bocca, magari ero soprapensiero. Con l’indice accarezzandomi il naso e forse me lo stringevo”.(uno stralcio da “il dito in boicca” pag 15/16)