Gaia Manzini “A Milano con Bianciardi” presentazione

Copertina di Maurizio Ceccato

Gaia Manzini racconta gli anni milanesi dello scrittore maremmano, città dove fu chiamato nel 1954 come redattore nella nascente Casa Editrice Feltrinelli: lascia così Grosseto dove era nato nel 1922 per trovarsi a tu per tu con quel “torracchione” simbolo della catastrofe umanitaria nella miniera di Ribolla (la morte di 43 minatori nell’esplosione, nel 1954, nella miniera proprietà della Montecatini) e sede dell’azienda responsabile della morte dei minatori, “a contatto diretto con il nemico” per far saltare quel torracchione simbolo appunto delle dure condizioni di lavoro dei minatori.

Ne La vita agra (1962) Bianciardi ne ripercorrerà in chiave autobiografica le vicende: il protagonista infatti arriva a Milano proprio per far saltare “il torracchione” della Montecatini.

Ma Milano è una città diversa da come immaginava, chiusa e indisponibile, quasi come quella che aveva lasciato: è quella frenetica degli anni Sessanta, quella del boom, quella della trasformazione del tessuto economico dell’Italia che abbandona le sue radici contadine e insegue il benessere, in effetti aperto a pochi.

Licenziato nel 1957 dalla Feltrinelli sarà traduttore di grandi autori, soprattutto Miller, mentre continua a scrivere. Non sta bene a Milano, una città detestata che lo ha deluso ma mai abbandonato fino alla morte.

Lo seguiamo all’arrivo allora trentunenne e alloggia forse all’Hotel Baviera e poi, novello Marcovaldo, nella pensione le cui notti sono illuminate da una lettera C di Cinzano; al bar Jamaica, e nella casa in via Domenichino dove lavora strenuamente a molte traduzioni; la breve parentesi di Rapallo e il ritorno in città.

Una Milano che non c’è più, percorsa in lungo e in largo dall’Autore a cui piaceva camminare, soprannominato per questo “piedone”. Un libro per conoscere Bianciardi e una vecchia Milano scomparsa.

“Gaia Manzini ripercorre passo dopo passo una Milano fervente e in espansione, ritrovando nelle sue strade la “vita agra” di Bianciardi, le sue abitudini da bohémien, le sue lotte e i suoi furori”.(da Giulio Perrone Editore)

e anche

Brevi note biografiche

Gaia Manzini vive e lavora a Milano; ha scritto Nudo di famiglia (Fandango, 2009, finalista Premio Chiara), La scomparsa di Lauren Armstrong (Fandango, 2012), Ultima la luce (Mondadori, 2017) e Nessuna parola dice di noi (Bompiani, 2021). Collabora con «Il Foglio» e «L’Espresso».

Giorgio Gruppioni e Silvano Vinceti “Dante e i suoi misteri”, Armando Editore

Pagine 282- Prezzo 15,00

Come per tanti altri grandi personaggi della storia, anche la figura e molte vicende della vita e della morte di Dante Alighieri sono avvolte nel mistero, a partire dal luogo e dalla data della sua nascita, alle sue vere sembianze fisionomiche e alla causa della sua morte; per non parlare poi delle vicende rocambolesche delle sue spoglie mortali e dei dubbi sulla loro autenticità. Intorno a questi misteri è fiorita una sterminata letteratura nella quale, dalle labili o talora inesistenti informazioni storiche, sono state tratte interpretazioni e formulate ipotesi e congetture che hanno contribuito a stendere un velo che ha finito per celare o deformare la probabile verità dei fatti.

Di questo e di altro si occupano gli autori in questo libro con l’intento di avvicinare il lettore alla figura e alla vicenda umana del nostro più grande poeta, senza rinunciare al fascino intrigante dei misteri trattati.

Giorgio Gruppioni, già professore ordinario di Antropologia nell’Università di Bologna e di Ecologia umana presso l’Università dell’Aquila, svolge la sua attività scientifica nel campo della biologia, ecologia e genetica dell’uomo, con particolare riguardo allo studio del rapporto uomo/ambiente e alla ricostruzione della storia, della vita e delle dinamiche bio-culturali delle comunità umane, anche attraverso l’esame dei resti umani d’interesse storico archeologico.

Silvano Vinceti, scrittore, autore e conduttore televisivo in Rai di programmi storico-culturali. Fra gli ultimi libri pubblicati, nelle nostre edizioni: L’enigma CaravaggioPorto Ercole l’ultima dimora di CaravaggioFrancesco il Rivoluzionario di Gesù, Leopardi il filosofo della speranzaAlla Ricerca della GiocondaIl Furto della Gioconda – un falso al Louvre? (2019) e Raffaello tra Leonardo e Michelangelo (2021). È Presidente del Comitato per la valorizzazione dei Beni Storici, Ambientali e Culturali. Ha concluso felicemente la ricerca dei resti mortali della modella della Gioconda.

Isaku Yanaihara “I miei giorni con Giacometti”, presentazione

Isaku Yanaihara nel 1954 è a Parigi: filosofo e critico d’arte giapponese è nella capitale francese con una borsa di studio per approfondire alcune tematiche della filosofia francese. Conosce e frequenta numerosi scrittori, artisti tra i quali Alberto Giacometti che incontra al Café des Deux Magots di Parigi e visita più volte gli studi dell’artista. Tra i due nasce una profonda amicizia e, nel 1956, Giacometti gli chiederà di posare per lui.

Un ritratto senza fine ma che si realizzerà in tanti disegni e in una impasse per il pittore scultore che lo porterà però ad una svolta nello stile.

Durante le pose, protratte per giorni e mesi, per circa 230 giorni in tutto, durante le quali il modello riusciva a restare immobile fino a dieci ore consecutive, ma soprattutto durante le pause di riposo, spesso notturne e in compagnia di Annette la moglie di Giacometti, si aprono conversazioni sull’arte, sugli artisti, sui costumi, sulla morale, su argomenti dell’attualità politica anche sui rapporti fra Oriente e Occidente, che il professor Yanaihara appunterà e da cui negli anni successivi avrebbe tratto una monografia su Giacometti mentre lui avrebbe avuto diversi dipinti, numerosi disegni e due busti scolpiti.

Sulla copertina una foto raffigura l’accesso allo studio, aperto a pochissimi, dell’artista al 46 di Rue Hippolyte Maindron a Parigi.

Dalla Quarta di copertina

«Guarda, nei paesaggi reali non esiste neanche uno di quei colori accesi, non troverai mai una tonalità di rosso o di verde come quella che viene fuori dai tubetti di colore. Gli alberi, le case, i tetti, perfino il cielo, tutto è una continuità color cenere, ci sono delle sottili differenze, delle complicate sfumature, ma non si può dire che esistano colori indipendenti».

Al sentire le sue parole, le foglie dell’albero di acacia non mi sembravano più, in effetti, verdi, ma cominciavano ad apparirmi come se fossero di una particolare gradazione di grigio e il paesaggio si trasformava di fronte ai miei occhi in un avvicendarsi di spazi privi di colore. Mi chiesi se ciò derivasse dalla luce spenta di quella melanconica città di pietra oppure se si trattasse invece di una caratteristica intrinseca alle cose, un elemento universale.(da Giometti&Antonello Macerata)

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Luiz Scarpelli “I corrotti. Dinamiche sociali e strategie di contrasto”, Paesi Editore

Chi sono “I corrotti”?

Un libro svela dinamiche sociali e strategie di contrasto

Paesi Edizioni, Collana Machiavelli

Le infiltrazioni delle mafie nello Stato, la sfiducia nelle istituzioni, la cittadinanza attiva. Nel saggio dell’avvocato italo-brasiliano Luiz Scarpelli un’analisi approfondita sulla situazione italiana

La pandemia da Covid-19 è stata sfruttata come una grande opportunità dai corrotti e dai corruttori in tutto il mondo: a fronte dell’emergenza, la questione sanitaria e, in seconda battuta, quella socio-economica hanno letteralmente preso il sopravvento su tutto il resto, lasciando campo libero ai fenomeni corruttivi che sono tornati ad aggredire con forza le assegnazioni di appalti e contratti pubblici.

Quali sono le dinamiche sociali dietro a questo fenomeno e quali le strategie di contrasto?

Un’analisi approfondita della questione è quella che propone l’avvocato italo-brasiliano Luiz Scarpelli nel suo libro

Negli ultimi anni l’Italia si è dotata di una serie di importanti strumenti normativi per contrastare la corruzione in modo più efficace rispetto al passato. Con l’approvazione della legge 190/2012, l’istituzione dell’Anac, il primo Piano nazionale anticorruzione, il diritto generalizzato di accesso agli atti e una disciplina a tutela dei whistleblower, la pubblica amministrazione e i finanziamenti alla politica sono stati resi più trasparenti e sono state inasprite le pene per i reati connessi al fenomeno. Questo upgrade non ha però permesso di estirpare alla radice la corruzione che, per sua stessa natura, è legata all’essere umano e ai suoi «difetti» congeniti.

Ci sono però ancora margini per impedire le infiltrazioni della criminalità organizzata nelle istituzioni e nella pubblica amministrazione e fermare i corrotti. Come spiega l’autore nel saggio, il problema non è solo di sistema ma anche morale, collegato all’etica, ai comportamenti e alla coscienza dei singoli individui.

Dopo Tangentopoli e gli affari sporchi attorno alla ricostruzione del post terremoto a L’Aquila, il nostro Paese può risalire la china. Per farlo serve da un lato una presa di consapevolezza da parte dei cittadini, chiamati a partecipare attivamente alla vita politica e alla governance delle città in cui vivono; dall’altro una classe politica e dirigente che rispetti il «contratto sociale» stretto con il popolo.

«Possiamo emanare nuove leggi, aggiornare gli ordinamenti giuridici, usare la tecnologia, ma senza persone coscienti del proprio ruolo nella società, la criminalità organizzata continuerà a corrompere e colpire indisturbata lo Stato e la pubblica amministrazione».

Luiz Scarpelli, classe 1973, advogado italo-brasiliano. È iscritto presso i Consigli dell’Ordine degli Avvocati brasiliano di São Paulo, Rio de Janeiro, Minas Gerais, Espírito Santo e Goiás, presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati portoghese di Coimbra, presso il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Roma e presso il Council of Bars and Law Societies of Europe di Bruxelles. Ha conseguito un Master of Laws in Corruzione e Sistema Istituzionale e un Master of Laws in Criminologia, Psicologia Giuridica e Psichiatria Forense all’Università La Sapienza di Roma.

Paul Stamets “Funghi fantastici” presentazione

I funghi questi fantastici e misteriosi abitanti di un terzo regno, a metà come sono tra quello animale e quello vegetale.

Oltre ad essere una prelibatezza sulle nostre tavole, sono ancora gli sconosciuti abitanti di un mondo nascosto, una fitta rete di cellule allungate e filamentose, il micelio, la parte del substrato del terreno che costituisce il corpo di quello che noi chiamiamo impropriamente fungo: il corpo nascosto è il micelio e il fungo ne è la parte fruttifera ma non sono due entità separabili.

Un mondo tutto da scoprire e dalle potenzialità notevoli: “hanno la capacità di ripristinare gli ecosistemi danneggiati, possono scomporre sostanze chimiche dannose, neutralizzare tossine e sono già oggi impiegati per affrontare sversamenti di petrolio e contrastare l’estinzione delle api.
Ma non finisce qui: solo da poco in Occidente abbiamo cominciato ad apprezzare le loro incredibili capacità medicinali e curative – il loro effetto sul nostro sistema immunitario è ricco di promesse, e sono sempre più utilizzati per curare le malattie del corpo e della mente” ( da Piano B Edizioni).

Ad esempio le proprietà terapeutiche della psilocibina (il principio attivo dei “funghi magici”) per il trattamento di forme depressive, l’alcolismo o i disturbi ossessivo compulsivi.

Il volume a cura di Paul Stamets è una raccolta di saggi che indagano questo regno; pubblicato di recente in Italia è tradotto da Simona Moretti per Piano B Edizioni

“Paul Stamets, il più importante e apprezzato micologo del mondo, ha riunito in questo volume alcune delle personalità più influenti nel campo della micologia, dell’arte, dell’ecologia, della medicina e della ricerca scientifica per illustrare e diffondere le impressionanti capacità di queste creature fantastiche”. (da PianoB Edizioni)

Annet Henneman

NONOSTANTE. Diari dalle terre di conflitto in Medio Oriente

Prefazioni di Laura Silvia Battaglia (RAI), Stijn Postema e Moni Ovadia

Collana di GEOPOETICA (viaggi e reportage)

Pagine: 220 Prezzo: 15.00, Prospero editore

«Annet, hai incontrato e scelto vittime di ingiustizie, di diritti umani violati, di paesi in guerra. Hai deciso di farci vedere di che si tratta. Hai separato il teatro dalla sua separatezza. Hai tracciato confini irregolari senza preoccuparti delle proteste dell’arte. Molti non hanno riconosciuto quel che facevi. Hai saputo resistere e continui a farlo per non essere sopraffatta dall’indifferenza e dall’irriconoscibilità. L’intelligenza nell’arte del resistere è stata la tua dote principale, più ancora della tua tecnica artistica. Per questo ti siamo grati.» Eugenio Barba (Odin Teatret).

Diari, foto e riflessioni su ventitré anni di permanenze in territori di conflitto: Iraq, Kurdistan turco e iracheno, Egitto, Palestina, Iran, Giordania. Tutto ha avuto inizio con il voler raccontare la vita quotidiana di chi vive isolato in situazioni di guerra, occupazione, oppressione, tramite rappresentazioni che mettono l’informazione giornalistica sul palcoscenico: il cosiddetto “teatro reportage”.

Ma da queste esperienze lavorative non è nata solo la raccolta di storie di vita delle persone conosciute negli anni che qui si riporta, ma anche una serie di relazioni intime e famigliari, tenute vive dal racconto quando si è lontani e dall’appagante sensazione di “ritorno in famiglia” quando si riesce nuovamente ad abbracciarsi.

Annet Henneman (Velsen – Olanda, 1955), laureata in arte drammatica, ha fondato insieme ad Armando Punzo l’associazione Carte Blanche e La compagnia della fortezza a Volterra. Nel 1998, sempre a Volterra, ha fondato la compagnia Teatro di Nascosto (Hidden Theatre), che dal 2000 mette in scena lavori di “teatro reportage” con attori provenienti da Medio Oriente ed Europa.

Giustino Ferri “Tra le quinte del cinema. All’origine della critica cinematografica italiana” a cura di Claudio Gallo e Luca Crovi, Oligo Editore

pagine 50 – prezzo 12 euro
In libreria oggi 25 novembre

IL PRIMO ARTICOLO DI CRITICA DEDICATO AL CINEMA, APPARSO IN ITALIA NEL 1906

La prima proiezione pubblica a pagamento di una pellicola dei fratelli Lumière avvenne a Parigi il 28 dicembre del 1895. Già nel marzo dell’anno successivo i due pionieri del cinema riuscirono a organizzare delle serate a Torino, Roma e Milano. Agli italiani la loro invenzione apparve subito come una incredibile meraviglia, ma anche un mondo nel quale poter impiegare il proprio ingegno e la propria originalità. Così, nel giro di pochi anni, anche nel Belpaese sorsero sale cinematografiche e case di produzione, come la Cines (Roma, 1905), la Itala Film (Torino, 1906) e la Partenope Film (Napoli, 1907). Fu un momento particolarmente fecondo per gli sviluppi della cinematografia e quando lo scrittore Giustino Ferri siglò (nel settembre del 1906) sulle pagine de “La lettura” allegata al “Corriere della Sera” il suo testo Tra le quinte del cinema fu probabilmente il primo critico a raccontare in presa diretta lo sviluppo e le suggestioni di quell’arte visiva che tanto stava stupendo il mondo.

CLAUDIO GALLO, già bibliotecario, è docente di Storia del Fumetto presso l’Università degli Studi di Verona e direttore de “Ilcorsaronero”, rivista salgariana di letteratura popolare. Tra le sue monografie ricordiamo Emilio Salgari. La macchina dei sogni (BUR 2011, firmata insieme a Giuseppe Bonomi). Per Oligo Editore ha curato l’edizione di Robert Louis Stevenson, L’Isola del tesoroIl mio primo libro, tradotto da Luca Crovi e con la prefazione di Mino Milani.

LUCA CROVI è redattore alla Sergio Bonelli Editore, dove cura le serie del commissario Ricciardi e di Deadwood Dick. Collabora con diversi quotidiani e periodici, ed è autore della monografia Tutti i colori del giallo (2002) trasformata nell’omonima trasmissione radiofonica di Radiodue. Per Rizzoli ha pubblicato L’ombra del campione (2018) e L’ultima canzone del naviglio (2020). Per Oligo Editore ha curato i testi del volume illustrato da Paolo Barbieri Draghi, dirigibili e mongolfiereC’era una volta a Milano (2019) e ha tradotto L’Isola del tesoroIl mio primo libro di Robert Louis Stevenson (2020, a cura di Claudio Gallo).

Giorgio Battisti e Germana Zuffanti “Fuga da Kabul. Il ritorno dei talebani in Afghanistan” Paesi Edizioni

 ‘Fuga da Kabul. Il ritorno dei Talebani in Afghanistan’, il racconto crudo di prima mano del generale di corpo d’Armata italiano Giorgio Battisti, il quale ha servito «boots on the ground» nel teatro di guerra afghano contro il terrorismo islamico. Scritto a quattro mani con la giornalista Germana Zuffanti, che da tempo si occupa di questioni sociali e delle problematiche legate all’Afghanistan.
 
Il libro, edito da Paesi Edizioni, offre uno sguardo approfondito e critico senza alcun giudizio ideologico o politicizzato sulla realtà dell’Afghanistan e della sua nuova leadership.

Partendo dai fatti, gli autori raccontano con uno stile fresco e una narrazione incalzante le ragioni del disastro militare, i fatti del 2021 e perché aspettarsi importanti novità in questo Paese indomabile e refrattario alle ingerenze internazionali.

Durante l’esperienza sul campo – ben quattro missioni in Afghanistan subito dopo l’11 settembre e fino al 2016 – il generale Battisti ha avuto modo di comprendere a fondo la realtà di questa regione chiave per la geopolitica mondiale e conoscere i suoi abitanti. Insieme con la giornalista Germana Zuffanti, ecco che si ricostruiscono anni di missioni in prima linea.
 
Alla cornice storica, gli autori affiancano un diario dettagliato delle missioni NATO, dell’importante ruolo svolto dall’Italia, del valore strategico del Paese e di come e perché non sia stato possibile sconfiggere gli studenti/guerriglieri del Corano, pur con una potenza di fuoco molto maggiore. Un libro scritto da un generale che, grazie al suo punto di osservazione privilegiato, oggi è in grado di trasferire la propria esperienza alle nuove generazioni di operatori delle forze armate.
 

Giorgio Battisti – Generale di Corpo d’Armata (Aus.), ha ricoperto diversi incarichi allo Stato Maggiore dell’Esercito. Ha comandato il Corpo d’Armata Italiano di Reazione Rapida della NATO, ha partecipato alle operazioni in Somalia (1993), in Bosnia (1997) e in Afghanistan per quattro turni, tra il 2001 e il 2016.

Germana Zuffanti –  Giornalista pubblicista, funzionario pubblico presso l’Università di Torino, si occupa da tempo di questioni sociali e delle problematiche legate all’Afghanistan. Gestisce un canale youtube e cura una rubrica su Panorama.it

Carla Boroni Donati “Lo sguardo di Ungaretti. Visività e influenza dell’arte figurativa nella poesia ungarettiana” Gammarò/Oltre edizioni


Pagine 200, 18 euro, in libreria dal 20 novembre. Gammarò edizioni (OLTRE)

Nel libro l’autrice affronta il complesso rapporto intercorso tra Ungaretti e le arti figurative cercando innanzitutto di dar conto di una frequentazione e di un’affinità espressiva che trovano la propria ragion d’essere in una ben precisa sensibilità estetica. La pittura, la scultura e l’architettura hanno infatti rappresentato, per Ungaretti, per la sua poetica, non semplici campi di studio e di riflessione, ma veri e propri strumenti per l’elaborazione di una visione del mondo, di una concezione sia tecnica che esistenziale della letteratura, di una pratica poetica che ha costituito le proprie immagini attingendo in primo luogo all’ambito dell’esperienza visiva.

La poesia di Ungaretti è densa di immagini. Di immagini provenienti dalla storia dell’arte e dal paesaggio naturale, ma anche di immagini mentali elaborate, lucidamente, al limite dell’onirico. Immagini evanescenti che in molti casi evocano sentimenti, sensazioni impalpabili e, di contro, immagini che si delineano in modo netto e preciso, in una forma cartesianamente “chiara e distinta”. In questo libro si cerca di non limitare troppo il campo, di non confinare il dato poetico ed esistenziale all’esclusivo punto di vista letterario.

Un approccio esclusivamente letterario rischierebbe infatti di lasciare sullo sfondo proprio l’aspetto più caratteristico del rapporto di Ungaretti con le arti figurative. Rischierebbe di non cogliere tutti i diversi punti di vista che concorrono a fare di tale rapporto un elemento essenziale per il formarsi della poesia ungarettiana, una poesia che si è sempre chiaramente proposta come poesia che nasce dalla vita, dal dato esistenziale.

Laureata in Pedagogia all’Università Cattolica di Brescia e in Lettere all’Università “La Sapienza” di Roma, Carla Boroni è professore associato alla cattedra di Letteratura Italiana Contemporanea (Scienze della Formazione) presso l’Università Cattolica di Brescia. Ha pubblicato articoli per riviste di critica letteraria e diversi libri tra i quali: Dall’Innocenza alla Memoria: Giuseppe Ungaretti (1992), Tra Sette e Ottocento. Momenti di critica e letteratura bresciana (1999) e Giuseppe Ungaretti. Amore e Morte, un percorso lirico (1999). Ha curato la raccolta Le parole legate al ditoi racconti di Enrico Morovich, in due volumi pubblicati nel 2009 (anni 1949-1970) e 2010 (anni 1971-1978). Sul rapporto tra sport e letteratura ha scritto Lo sport nella letteratura del Novecento. Il mondo dello sport raccontato dagli scrittori (2005) e Gli scrittori italiani e lo sport (2012). Studiosa di fiabe e favole ha prodotto numerosi volumi fra cui Favoleggiando (2006), Fiabe & favole golose (2009), I mestieri delle favole (2010). Per Vannini editore ha diretto la collana “Didattica e Letteratura”. Negli ultimi anni ha pubblicato Paralipomeni (2016), Appunti per il mio Novecento. Figure, percorsi e temi della letteratura italiana (2016) e Scuola e letteratura (2017). Per la casa editrice Gammarò, nella collana “Maestri e altre storie” diretta con Francesco De Nicola, sono usciti Letteratura fra i banchi di scuola (2018); Figure bresciane nella letteratura tra Otto e Novecento (2019) e Le nostre Favole (2020).

Nella copertina particolare da Gino Bonichi (Scipione), Ritratto di Ungaretti, 1930 ca., Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna

Chiara Frugoni, “Donne medievali. Sole, indomite, avventurose” presentazione

Chiara Frugoni, docente e medievalista nonché autrice di molti saggi, in questo suo ultimo lavoro propone, tratteggiandole all’interno di una cornice di splendide miniature che costellano le pagine, le figure di cinque donne fuori dai canoni voluti dalla Chiesa cattolica che, ispirandosi ai dettami dell’apostolo Paolo, le vedeva destinate o al chiostro, dov’era comunque possibile imparare a leggere e a scrivere, o alle mura domestiche, sottomesse ai mariti e senza alcuna considerazione.

Cinque donne particolari che non si adeguano pagandone però il prezzo: la prima è Radegonda di Poitiers vissuta nel VI secolo, regina , moglie di Clotario I il re merovingio, poi diaconessa nel monastero da lei fondato; personaggi storici conosciuti e potenti come Matilde di Canossa o umili come Margherita Datini, moglie del commerciante di Prato che sapeva scrivere e poteva comunicare direttamente con il marito sempre in viaggio, ma anche autrici come Christine de Pizan, poetessa e scrittrice, che, rimasta vedova ancora in giovane età, si dedicò allo scrivere anche come mezzo di sostentamento economico; protagoniste potenti ma anche leggendarie come la papessa Giovanna.

“Nella società medievale, guerriera e violenta, la presenza femminile rimane in ombra: le donne, per lo più analfabete e sottomesse, offese e abusate, a volte addirittura considerate specie a parte rispetto agli uomini, come gli animali, non hanno voce. A meno di non essere obbligate al monastero, dove possono vivere in modo più dignitoso, imparando a leggere e scrivere. Da dove viene tanta misoginia? Una volta affermatosi il celibato dei preti con Gregorio VII, ogni donna è una Eva tentatrice, non compagna dell’uomo ma incarnazione del peccato da cui fuggire”( da Il Mulino Editore)

e anche

Brevi note biografiche

Chiara Frugoni ha insegnato Storia medievale nelle Università di Pisa, Roma e Parigi. Tra i suoi numerosi libri segnaliamo, per il Mulino, «Vivere nel Medioevo. Donne, uomini e soprattutto bambini» (2017), «Uomini e animali nel Medioevo. Storie fantastiche e feroci» (2018), «Paradiso vista Inferno. Buon governo e tirannide nel Medioevo di Ambrogio Lorenzetti» (2019), «Paure medievali. Epidemie, prodigi, fine del tempo» (2020). I suoi saggi sono tradotti nelle principali lingue europee, oltre che in giapponese e in coreano.