
Il racconto si apre con la morte di un’anziana zitella, Maria Carrer, per poi dipanarsi intorno alla vera rappresentazione, senza veli, di ipocrisie, pregiudizi, egoismi, mancanza di rispetto per il prossimo e desiderio di facile arricchimento, e altre virtù che caratterizzano uno scampolo di società provinciale, quella veneta in particolare, di 22 +1 viventi e un deceduto, numeri che variano nel proseguo degli avvenimenti, con tre cadaveri in più.
Uno scampolo di società in cui ovviamente si può ravvisare un quadro sociale più ampio.
Ma chi sono?
Contrariamente a quanto si potrebbe immaginare non sono né amici né parenti della defunta Maria, ma personaggi disparati a caccia, sfrenata e senza remore, del tesoro della signorina Maria, ricca e tirchia, che potrebbe trovarsi nascosto tra le pareti dell’abitazione o tra le carte di un eventuale testamento segreto. Ma cosa scatenerà queste morti? Complice un diluvio, la villetta in cui è esposta la salma sarà isolata e non sarà più possibile fuggire dallo sconosciuto assassino che si aggira tra i presenti intrappolati.
Dello stesso autore:
“L’atroce delitto di via Lurcini. Commedia nera n. 3”recensione di Roberto Iovacchini
leggi l’intervista all’autore dal Corriere fiorentino
dello stesso autore su tuttatoscanalibri:
Il diario segreto del cuore recensione di Ermanno Paccagnini
e anche:

Continuano le avventure di Vince Corso il biblioterapeuta-detective: quaranteseienne, professore precario, un padre di cui non conosce nemmeno il nome, vive a Roma in un sottotetto in via Merulana (ogni coincidenza non è un caso…) una strada del centro storico lungo i rioni Monti e Esquilino, dove esercita un mestiere inventato per sopravvivere: consiglia ai suoi pazienti le pagine di letteratura che possano aiutarli a risolvere i mali del corpo e dell’anima da cui sono afflitti. Se nel primo romanzo (La lettrice scomparsa) sarà un elenco di libri a determinare il chiarimento e la risoluzione, nel secondo (Ogni coincidenza ha un’anima) presenta il caso di uno studioso di fama afflitto dall’Alzheimer che ripete frasi spezzate e senza senso. In questo terzo romanzo il protagonista, dopo l’avvelenamento dell’amato cane Diango da parte di ladri che gli hanno devastato l’alloggio, sarà testimone diretto di ben sei omicidi divenendo da inquisitore sospettato; ma la soluzione anche in questo romanzo al contrario sarà ancora nei libri o meglio nella letteratura, terra di confine tra il reale e l’immaginario, che insegna a leggere la realtà.
anziana, è la protagonista di questo romanzo dell’autrice bostoniana, pieno di tensione e di suspance. Rimasta vedova, va a vivere in una casa isolata in mezzo al bosco. Un giorno, durante una passeggiata con il caro Charlie, trova un bigliettino scritto a mano, fermato sotto e sopra da piccoli sassi posizionati con cura “Si chiamava Magda. Nessuno saprà mai chi è stato. Non l’ho uccisa io. Qui giace il suo cadavere”.
Un nuovo thriller di Jane Corry la cui protagonista è un’aromaterapeuta, quarantenne divorziata, Vicki. Si apre con una premessa che sottolinea come gli oli per l’aromaterapia non siano innocui ma possono essere tossici se usati nel modo sbagliato. O così dicono alcuni.
La fuggitiva. Il primo caso del commissario Gerard è il primo romanzo di Carlo Lefebvre, professore ordinario fuori ruolo di Geografia Economico-Politica presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza” e autore di saggi e monografie, e rappresenta il primo ingresso sulla scena del noir del commissario Gerard. I fatti narrati si svolgono in un arco di tempo che va dal luglio 2012 allo stesso mese del 2013. Le indagini muovono da Marsiglia tra vicoli stretti e profumi di spezie in cui il commissario dell’intelligence francese è chiamato ad indagare sulla morte ad Amsterdam di un crittografo originario di Marsiglia. Altre morti seguiranno e i segni lasciati da una bellissima tunisina, la fuggitiva appunto, protagonista di una fuga attraverso l’Europa: spie, attentati hackeraggi informatici, omicidi che paiono slegati sono gli ingredienti che daranno corpo ad un puzzle avvincente.
Javier Cercas è stato con Terra Alta vincitore nel 2019 insignito del Premio Planeta, uno dei maggiori riconoscimenti letterari spagnoli. In un articolo a firma dell’autore, comparso recentemente su La Repubblica, racconta e spiega come sia arrivato a costruire questo suo ultimo romanzo, operando scelte narrative diverse determinate “dalla mia trasformazione come persona e della mia urgenza di reinventarmi come scrittore”. E indica la crisi catalana del 2017 come svolta personale da cui è derivata anche quella come scrittore. Ma fino ad un certo punto però, perché scrive “possiamo essere soltanto ciò che siamo. “Terra Alta” è una mescola di thriller e di western, però, a ben guardare, tutti i miei libri precedenti lo sono. “Terra Alta” gira intorno a temi a cui avevo appena accennato negli altri miei libri – la giustizia, la vendetta, l’odio – però alcuni loro temi essenziali – l’eroismo, il passato come dimensione del presente – compaiono anche qui[…]questo libro aspira ad essere diverso […] e radicalmente fedele” a quanto scritto fino ad ora, conclude nel suo articolo di presentazione al suo ultimo lavoro, aggiungendo la notazione che spetterà al lettore riconoscergliene o meno la riuscita. (le citazioni sono tratte da La Repubblica Cultura 2 luglio 2020)
“Nebbiose paludi britanniche, magioni abbandonate nello smisurato orizzonte americano, stradine buie dell’Oriente, scure foreste slave e castelli diroccati che dominano cimiteri celtici.