Franco Cardini “L’appetito dell’imperatore. Storie e sapori segreti della Storia” presentazione

Questo particolare volume scritto da Franco Cardini, Professore Emerito dell’Istituto italiano di Scienze umane, è un po’ narrativa, un po’ libro di cucina, con ricette sperimentate dall’autore stesso, e un po’ Storia, quella con la S maiuscola; sì perché come scrive in Invito alla lettura che apre la raccolta “Nessuna di queste “storie” è propriamente e totalmente fedele alla Storia: quasi tutte sono, in differente misura, un insieme di “vero storico” […] e di libera immaginazione, tuttavia attenta quantomeno al verosimile”, ma corredate in fondo a ciascuna da Note che ne evidenziano la base propriamente storica, aiutando il lettore più esigente a distinguere tra quest’ultima e l’invenzione; le Note inoltre sono corredate di indicazioni sulle fonti. Come anticipato si tratta infatti di un racconto originale, piacevole, pieno di curiosità proprio perché da storico le va “a scovare tra le pieghe della grande storia”. E non solo è corredato da Note, ma anche di tre Intermezzi semieruditi, sulle castagne, sul caffè e sui tartufi. I personaggi che accompagneranno il lettore in questa curiosa e simpatica carrellata storico-culinaria sono tra i più conosciuti, partendo da San Francesco, il Gran Khan, passando per Balzac e lo stesso imperatore Napoleone, il cui racconto dà poi il titolo a tutta la raccolta. Gran parte della nostra vita ruota attorno al cibo – scrive in Invito alla lettura – ne poetiamo, ne dipingiamo, lo traduciamo in suoni e in canti[…] ci ammaliamo per il cibo, guariamo grazie a lui o nonostante lui e, nonostante quanto documentato nelle pagine del suo testo, non si definisce affatto un gourmet, ma di essere guidato dalla pervicace natura di un contadino toscano che gli fa prediligere cibi semplici.

Dello stesso autore:

Notre-Dame Il cuore di luce dell’Europa

Lawrence d’Arabia

Voglia di leggere?

A dicembre nuove letture gratis in ebook,

iniziamo con:

Il Viaggistorie. Racconti fantastici di Salvina Pizzuoli

La promozione sarà attiva il giorno 7 e 8 dicembre

 Guardare il mondo con gli occhi del Viaggiastorie. Viaggi fantastici per sorridere, pensare, riflettere in leggerezza. Illustrato da Elena Salucco.

La fantasmagorica copertina sintetizza nei personaggi e nei colori lo spirito del contenuto, non solo leggerezza ma anche metafora dei comportamenti umani, colto in modo personalissimo dall’illustratrice Elena Salucco autrice anche dei disegni all’interno del volume

E buona lettura a tutti!

Dall’Indice

I racconti del Viaggiastorie
Storie di colla
Nel distretto di Abbeh
La foglia
La figlia e la foglia
Chi è stato a incollare?
Storie scollate
Nel distretto di Scol-am
Lo scollo provocatore e il mistero della testa scollata
Lo scollo discreto e senza scollo, collo lungo e collo corto
Parole incollate e parole scollate:
Mani di colla e colli di colla
La colla seccata
Chi è seccato non s’incolla
Nel distretto di Monad:
Tante uniche case, tante uniche botteghe
La bottega dove nascono i Monadesi
Io parlo loro no, ma qualcuno mi segue
Parole incollate: Guardare
Parole scollate: Emozioni
Io e le emozioni
Io e l’innamoramento
Storie di città
Culdesac
Pozland
Set
Colori
Vaiuz
Piram
Asex e Bisex
Acronos e Bicronos
Storie di un viaggiatore senza tempo
La montagna incantata
In viaggio
Il mio film
La seconda porta
Lettori e personaggi
Fuori

Antonio Tabucchi “Che ore sono da voi? Racconti scelti da Paolo Di Paolo Presentazione

Amo i racconti, i revival e gli inediti, in poche parole quanto c’è in questa nuova pubblicazione a firma Feltrinelli. Una raccolta, come indica il sottotitolo, curata da Paolo Di Paolo insieme all’ Introduzione alle short story di Antonio Tabucchi. Molti conoscono il romanzo che ha reso l’autore popolare, quel grande romanzo che è “Sostiene Pereira”, ma questa raccolta ha il pregio di avvicinarci alla narrativa breve di Tabucchi. “Il racconto è un appartamento in affitto”, diceva, come riporta nella sua interessante Introduzione Paolo Di Paolo, riferendosi ad un’intervista televisiva in cui lo scrittore contrapponeva “alla disponibilità del romanzo […] la misura chiusa del racconto” che non permette dilazioni nel tempo, ma deve essere fatto lì, in quel momento e non in un altro e pertanto come l’appartamento in affitto, se lo si lascia, si perde. Come sottolinea a tale proposito Paolo Di Paolo, il racconto breve richiede infatti all’autore la massima concentrazione e un lavorio sofisticatissimo. In genere la produzione del racconto è tale e, a maggior ragione, quella del racconto breve. Chiude l’Introduzione un simpatico ricordo che mette in evidenza una particolarità: i racconti di Tabucchi nascevano sulla carta, ma la loro stesura definitiva avveniva attraverso la voce che li “ravvivava, li accendeva”, scrive Di Paolo, quasi quelle carte ne fossero solo la matrice.

S.P.

Da Giangiacomo Feltrinelli Editore

[…] da Il gioco del rovescio a L’angelo nero, fino a Il tempo invecchia in fretta, è come se immergesse la narrativa breve in un’acqua diversa, misteriosa. L’enigma, il rebus, la coincidenza, il piccolo equivoco senza importanza. C’è l’uomo misterioso che commette l’omicidio di cui si parla su un quotidiano del giorno dopo; quattro giovani e un poeta alla vigilia della caduta di un regime totalitario; una ex spia che ha un segreto da raccontare alla tomba di Brecht; qualcuno che scrive una lettera da Casablanca e comincia, chissà perché, parlando di una palma. Basta un dettaglio a fare la differenza, a modificare la prospettiva sulla realtà. Le storie di Tabucchi sono storie “fatte a voce”, e d’altra parte lo scrittore è un collezionista di voci: “voci portate da qualcosa, impossibile dire cosa”. Raccontare è un atto umano che nasce così, labbra e fiato; perché ogni racconto è una evocazione, e ancora, perché chi racconta può dare voce a chi l’ha persa o non l’ha mai avuta. […]

Su mangialibri le recensioni:

Antonio Tabucchi “Sostiene Pereira”

e anche la recensione ad altre opere dell’autore

Una piccola collana di grandi autori: racconti classici italiani

Presentiamo ai nostri lettori una collana in fieri di racconti di autori italiani corredata da prefazioni e note:

i primi cinque volumetti:

Arrigo Boito “L’alfier nero”

Arrigo Boito “Il pugno chiuso”

Luigi Capuana “Novelle”

Grazia Deledda “La regina delle tenebre”

Giovanni Verga “Le storie del castello di Trezza”

Li trovate su Amazon in ebook e in cartaceo. In ebook tutti a 0,99 centesimi

Javier Marías “Tutti i racconti” presentazione

Dalla “Nota preliminare” dell’Autore:

[…] “Come si può vedere nell’Indice, ho distribuito i racconti in due categorie: Racconti accettati, che comprende tutti quelli di cui ancora non mi vergogno. e Racconti accettabili, che annovera invece quelli per i quali un po’ di vergogna la provo, anche se non troppa.  […] trovandoli raggruppati in fondo al volume, il lettore che lo desiderasse potrà facilmente saltarli. Non sarà una grave perdita. I testi compresi nelle due parti sono trenta in totale, ma non esauriscono i miei contributi al genere. Esiste infatti una terza categoria che non compare […] essendo quella dei Racconti inaccettabili” […].

Così conclude, in chiave auto ironica,  la  Nota all’edizione corrente dei suoi Racconti: “considerato quanto poco io pratichi l’arte del racconto, negli ultimi tempi, è possibile che io non scriva più racconti […] Dubito fortemente che, se così dovesse risultare, per il genere sarà una gran perdita”.


[…] Un repertorio di fantasmi ed eccessi che ha al centro il tema dell’alter ego, dell’ombra che ci insegue ovunque e ci inquieta

[…]Il nuovo, splendido libro, uscito in questi giorni, è diviso spiritosamente in due parti: Racconti accettati e Racconti accettabili, alcuni dei quali hanno il piglio di un vero romanzo — barocchi, romanzeschi, estrosi, eccessivi, stralunati. (da La Repubblica Cultura del 28 settembre 2020 di Pietro Citati)


Dal Catalogo Giulio Einaudi Editore

Celebrati, introvabili, inediti, commissionati o nati per gioco: per la prima volta in un unico volume tutti i racconti di Javier Marías, classificati secondo il suo personale giudizio – e la consueta autoironia – in «accettati» e «accettabili». […] «Concepisco di scrivere qualcosa soltanto se mi diverto, e posso divertirmi soltanto se m’interesso. Non è necessario aggiungere che nessuno di questi racconti sarebbe stato scritto se non avessi provato interesse nei suoi confronti», dichiara Marías in una delle note preliminari di questo volume – e l’affermazione trova evidente riscontro anche nelle poche e gustose pagine introduttive – in cui per la prima volta sono riuniti tutti i suoi racconti, dalle celebri raccolte Mentre le donne dormono e Quand’ero mortale, a Malanimo, quasi un romanzo a sé, fino agli inediti più o meno recenti. Dottori ambigui, misteriose guardie del corpo, fantasmi testardi, inquietanti doppelgänger, un’aspirante attrice porno, una donna e un uomo vittime di una lancia africana, un maggiordomo incastrato in un ascensore, un amante perseguitato dai ricordi, una coppia mafiosa caduta in disgrazia, un killer professionista che cerca di dissuadere coloro che vogliono assumerlo […]

Due presentazioni in breve: Dario Ferrari e Gabriele Pedullà

Dario Ferrari “La quarta versione di Giuda”

Un prete, don Tony, obeso e goloso di snack, una fredda sera di gennaio a Viareggio, un omicidio, vari personaggi della piccola comunità con le loro caratterizzazioni: la parrocchiana pettegola, il ginecologo vanitoso e obiettore e la bella vegana nella quale don Tony si è imbattuto la sera dell’omicidio e che si è piazzata in casa sua chiedendogli di nasconderla senza fornire altre spiegazioni. Ferrari costruisce bozzetti d’ambiente in cui si muovono vari personaggi protagonisti oltre al commissario Klaus Russo cui sono affidate le indagini. A lui la chiave per risolvere il caso che, da  aspirante giallista, interpreta come si trattasse di un romanzo, quello che amerebbe scrivere oltre ad interpretare, lui la mente, insieme all’assistente, il braccio dell’azione.


Gabriele Pedullà “Biscotti della fortuna”

Undici racconti che, come si legge sulla presentazione da Giulio Einaudi Editore, assomigliano a  certi biscotti croccanti dai ripieni inattesi,  si divorano in fretta per arrivare alla sorpresa: iniziano  indugiando sulle premesse fino al colpo finale o spesso rimangono sospese, in attesa di una spiegazione. Per i personaggi protagonisti nulla è prevedibile neanche nella quotidianità che con la sua routine ci pare al riparo dallo smarrimento nato dal maneggiare l’imprevisto. 

La recensione su mangialibri

 

A.M. Homes “Giorni terribili” presentazione in breve

Dodici racconti dei quali è un omonimo a dare il titolo alla raccolta. Storie di coppie, di famiglie nell’America contemporanea. Pubblicato nel 2018 e ora in Italia da Feltrinelli. In “La sicurezza degli oggetti” , scritto nel 1990 ma pubblicato in Italia una decina d’anni dopo, l’autrice aveva tratteggiato con estrema freddezza adulti e ragazzini insieme allo stile di vita americano. In questa raccolta, scrive Mariarosa Mancuso nella sua recensione su Robinson Libri (25 luglio 2020), “molti racconti sembrano più interessati alla sorte dei figli abbandonati che alla voglia di libertà dei genitori”. Tanto che, aggiunge “il passaggio da ragazzini terribili e molestatori di barbie […] a ragazzini sofferenti toglie alla Homes la perfidia che le conoscevamo”. Perfidia che, a detta della commentatrice, l’autrice ha perso scivolando, in alcuni racconti, nel manierismo. Nel 1999 la scrittrice era stata inserita nel novero dei giovani scrittori del nuovo millennio.

La descrizione da Feltrinelli Editore

Un nuovo libro di A.M. Homes è sempre un evento. Soprattutto se si tratta di racconti, una formula narrativa che le è particolarmente congeniale. Con il suo stile cinico e spregiudicato, con il suo umorismo graffiante che cela uno sguardo pieno di compassione e tenerezza, la scrittrice americana torna a indagare i rapporti di coppia e le dinamiche famigliari con dodici storie che portano in primo piano il cuore profondo dell’America del terzo millennio. A volte fulminanti nella loro brevità, a volte più distese, tutte hanno in comune la capacità di cogliere l’essenza di un rapporto, l’anima di un personaggio, le crude dinamiche di un ambiente sociale. […]

 

Lars Gustafsson “Storie di gente felice” presentazione

Dalla Postfazione di Ingrid Basso

Ingrid Basso nella sua interessante postfazione enuclea gli elementi che caratterizzano la narrativa di Gustafsson nei dieci racconti che compongono Storie di gente felice, uscito in Svezia nel 1981 e tradotto solo ora per la prima volta in lingua italiana: “non dobbiamo pensare alla scrittura di Gustafsson come a una libera e dissennata fuga nell’onirico, ma i racconti diventano multiformi e lievi pastiches di idee e ricordi che seguono un processo di libere associazioni, grazie alle quali si entra talvolta in un mondo diverso da quello reale, ma nel quale vige comunque una logica coerente, come nei romanzi fantastici di Lewis Carroll”.

L’intera raccolta di racconti Storie di gente felice, come l’opera complessiva dell’autore, ruota intorno alla domanda su cosa sia l’uomo per “poter approdare alla risposta: l’uomo è possibilità”.

La poetica di Gustafsson nasce infatti dalla convinzione che l’uomo non possa “essere oggetto, un ente che ci «sta davanti» nella sua interezza, perché «nessuno ha mai visto un essere umano dal di fuori», come leggiamo in uno dei racconti dal titolo di L’arte di sopravvivere a novembre”, aggiunge la commentatrice riportando la metafora della ferrovia giocattolo che compare In  Le quattro ferrovie di Iserlohn, in cui l’autore pone la differenza  tra letteratura e vita. «La letteratura è come un modello in scala ridotta», mentre «nella vita i treni scompaiono sotto l’orizzonte».

Da Iperborea Editore

[…]questi racconti inediti del periodo d’oro della sua creatività, conferma di quel talento narrativo che, mescolando erudizione e immaginazione, filtrando questioni filosofiche con humour e leggerezza, gli è valso l’epiteto di «Borges del Nord». […] Ogni personaggio, attraverso la memoria, il sogno o l’immaginazione, vive un momento di epifania, l’illuminazione di un angolo nuovo da cui guardare la sua situazione che apre una crepa nel muro della realtà, una via di fuga verso un passato o un futuro dove tutto resta possibile, compresa la felicità.

Natalia Ginzburg “Un’assenza” presentazione

«Ho passato l’infanzia a giocare da sola in un giardino», scrive Natalia Ginzburg in un racconto in cui tornano figure e temi di Lessico famigliare, il libro con cui nel 1963 ha vinto il premio Strega ed è diventata una delle più importanti scrittrici della letteratura italiana […]  Il racconto si chiama Infanzia ed è attualmente disponibile in una raccolta intitolata Un’assenza, curata da Domenico Scarpa per Einaudi. I racconti, gli articoli, le lettere sono la via laterale — dunque la più autentica — per conoscere l’autrice in una complessità cui non può rendere giustizia la sola lettura dei suoi testi più conosciuti, Lessico famigliare e Caro Michele e che già viene fuori dall’antologia Le piccole virtù. Per amare Natalia Ginzburg bisogna leggerla tutta.(da Nadia Terranova “Una Ginzburg mille Natalia” su Robinson La Repubblica del 27 giugno 2020).


Un’assenza, come indica il sottotitolo,  raccoglie racconti, memorie, cronache dal 1933 al 1988 di Natalia Ginzburg. Il testo a cura di Domenico Scarpa, il critico che insieme a Gorboli ha curato e seguito le opere dell’autrice,  contiene
trentasette testi, molti inediti o apparsi su riviste o antologie.
Costituiscono la prima parte della raccolta quindici testi brevi, undici dei quali mai apparsi in volume. La seconda parte,  di memorie e cronache, comprende  dodici testi mai pubblicati in volume. Dà il titolo alla raccolta il primo  omonimo racconto.


Da Punto Einaudi Bologna

Realizzato con mezzi che sembrano poverissimi, ogni racconto di Natalia Ginzburg è una rivelazione, una vicenda che scorre su piú nastri, che imperturbabile va addizionando gesti, oggetti e battute di dialogo, che si toccano per vie segrete e non si dimenticano. Il mezzo capace di fare accadere tutto questo è la voce, ruvida, duttile, scontrosamente intonata, di una narratrice che si è rivelata infallibile nel descrivere la realtà. E Un’assenza è la storia di questa voce nel suo lungo percorso. I lettori vi scopriranno ben undici racconti finora ignoti, una suite autobiografica in cui la Ginzburg racconta di sé senza trarsi in disparte, e sorprendenti cronache dalle fabbriche di Torino o dalla desolazione di Matera. S’imbatteranno in “Memoria”, una poesia scritta per il marito Leone Ginzburg, e nel “Discorso sulle donne”: due testi da rileggere, da ripensare, da custodire.

 

Nadia Terranova “Come una storia d’amore” presentazione in breve

Dieci racconti, dieci donne, una città, Roma. Dieci storie di persone che vivono nella periferia di una città di adozione, dieci storie di felicità smarrita o cercata, di solitudini, disagi e inquietudini, ritratti fermati nel tempo di donne dentro una trasformazione come La sconosciuta in cui una donna insoddisfatta ne studia un’altra o Le due sorelle che visitando Porta Maggiore sfuggono ai litigi dei genitori o La tintoria sbagliata dove una donna ne osserva altre due, diverse, una sorridente e straniera e l’altra meno gradita e popolare o il racconto dall’emblematico titolo Felicità sconosciuta in cui si racconta l’ossessione della protagonista che spia su una pagina social una donna di cui non sa nulla, tormentata dalla felicità degli altri. Flash, momenti che focalizzano ambienti e persone in travaglio, che indagano gli altri per interrogarne le vite, in una città che non è solo uno sfondo alle proprie, ma parte integrante del proprio mondo. Racconti brevi, incisivi, vividi con un prima e dopo ravvicinati in pochissime pagine, come solo in un racconto si può fare.

S.P.

Dalla Quarta di copertina

L’unica è raccontarsela come una storia d’amore, Roma, e per farlo si deve partire dalle assenze, dalla mancanza, dai fantasmi. La scommessa dell’identità strepita coi corvi del Pigneto, nella gramigna di una pensilina a Porta Maggiore la mattina di Natale sognando l’altrove.

Roma, come ogni storia d’amore, necessita di un linguaggio privato che la renda segreta, tua. I personaggi di Terranova sono spezzati, sulla soglia di un cambiamento, congelati in un ricordo. Aspettano di essere liberi, immaginano vite negli occhi degli altri, interrogano l’esistenza in una lingua che non conoscono e scoprono, a volte, che la felicità è un difetto della vista e che, a volte, è necessario perdersi.