Due donne al bivio angoscioso della maternitàFrancesca Pieri “Bianca” recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno
Due donne al bivio angoscioso della maternità
Due donne al bivio angoscioso della maternità
“Alzati e corri, direttora” della pisana Silvia Volpi al debutto con Mondadori (228 pp. 18 euro). È un giallo la cui protagonista, la “direttora” di un quotidiano cittadino, si preannuncia come un personaggio scoppiettante e sorprendente.
Vai all’assaggio del romanzo e all’intervista di Nicola Stefanini

Un assaggio del nuovo romanzo di Elena Loewenthal
Baghdad nel cuore. Norma e i suoi figli. Il romanzo di una famiglia nomade


“María”, il nuovo romanzo di Nadia Fusini
Chi legge María di Nadia Fusini (Einaudi) non può fare a meno d’interrogarsi sull’ambiguità degli ingranaggi di attaccamento messi in atto dalle donne, sul masochismo diffuso nel loro modo di amare, sul frequente accavallarsi di amore e paura, sulla complicità che lega vittima e aguzzino in quella partita piena di sfumature contraddittorie che è la coppia.
…continua a leggere la recensione di Leonetta Bentivoglio
e su mangialibri le recensioni a un romanzo e a due saggi di Nadia Fusini
della stessa autrice:
Dalla Quarta di copertina, hanno scritto:
Alessandro Baricco: “Le fotografie raccolte in Olive Kitteridge non le si riesce a guardare senza commuoversi” (La Repubblica)
Daria Bignardi:
“Un romanzo delicato, sottile ma anche brusco e sensibile come la sua protagonista” (Donna Moderna)
Elizabeth Strout, autrice statunitense, con Olive Kitteridge ha vinto il premio Pulitzer nel 2009.
Un romanzo dalla struttura narrativa particolare, ambientato in un piccolo centro della provincia americana, sull’oceano Atlantico: Crosby, nel Maine. La narrazione, che scorre a racconti tra le esistenze degli abitanti del piccolo abitato, la cui collocazione geografica e paesaggistica gioca un ruolo importante nella relazione tra individuo comunità e ambiente, ha come filo conduttore Olive Kitteridge, un’insegnate in pensione, acuta nel cogliere e leggere le reazioni degli altri e che sa essere pungente, pur nella sua onesta sincerità di pensiero. Forse per questo incute timore? Un raccontato, quello della Strout, che lascia nel lettore la netta impressione di partecipare anche ad una spettacolazione più ampia, che prevarica gli angusti confini e familiari e della piccola città, e indaghi sulla condizione umana, tra conflitti gioie e tragedie, insieme alle risorse e alla forza che richiedono per superarle tutte, nel bene e nel male. In questo contesto Olive Kitteridge è un personaggio forte, coraggioso, resiliente e pertanto indimenticabile: con la stessa spietata onestà sarà in grado di leggere dentro se stessa e dentro la propria esistenza.
Salvina Pizzuoli
Leggi anche la recensione su mangialibri
Dello stesso autore:

Il lungo monologo di un insegnante che perde i genitori e divorzia, nel mediocre tran tran di provincia diventa un regolamento di conti con la storia nazionale, dalla morte di Franco ai nostri giorni
Vai alla recensione di Fernando Aramburu (traduzione di Bruno Arpaia)

“Tutto quello che gli uomini non dicono”. Il sottotitolo di “Il padre è nudo”, scritto da Stefano D’Andrea e pubblicato da Baldini+Castoldi, fa una promessa: indagare il desiderio, l’attesa, la nascita e l’inizio della crescita di un figlio (in questo caso di una figlia, Margherita America) dal punto di vista del padre.

“Michel Houellebecq non ha più niente da dire.
Lo prova il suo ultimo, attesissimo romanzo, Serotonina.
Sto affermando che l’autore francese abbia smarrito non la capacità di scrivere ma le ragioni per farlo e che il suo sguardo dissolutore, di distruzione in distruzione, sia rimasto, alla fine, privo di oggetto, posato su di un mondo vuoto, bianco, spoglio, evacuato”…


“Mai tenuto l’ombrello sotto la pioggia. Mai infilato la testa dentro lo sportello di un’auto». Dopo cinquant’ anni di marchette, Rosa ne va fiera. Prostituta certo, ma libera, ricca. A 64 anni non ha ancora smesso, per «l’abitudine al lavoro, la paura del vuoto». Fino a quando muore l’ultimo cliente e lei può ripensare alla sua vita, agli uomini e al tempo, al figlio che è stata costretta a lasciare appena partorito, poco più che adolescente. Che ha cambiato tutto. Ha cominciato presto il mestiere, la protagonista di Dolcissima abitudine di Alberto Schiavone. A 14 anni ha smesso di essere Piera ed e diventata Rosa, «quattro lettere e un corpo»…(da Elena Masuelli tuttolibri La Stampa)

Come possa una scrittrice riuscire a raccontare la nascita di un vocabolario come un’impresa epica è un felice mistero: ma è uno di quei misteri cui ci ha abituato la letteratura giapponese, capace di trovare senso nei più semplici dettagli quotidiani. E infatti il romanzo — scritto con grazia e levità — è diventato un bestseller nel suo paese: con un milione e 300 mila copie vendute ha generato anche un film e una serie di cartoni animati.