Francesca Pieri “Bianca” recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno

Due donne al bivio angoscioso della maternità
di Flavia Piccinni
Ci sono due donne, due esistenze che si incrociano e si colpiscono a vicenda, con quella violenza raffinata e distruttiva propria di chi ha condiviso un significativo tratto di vita insieme.
È questo il romanzo d’esordio di Francesca Pieri che in “Bianca” (Dea Planeta) racconta di Costanza e Silvia, due vite diverse che si incontrano nel desiderio. Entrambe, vogliono avere un figlio. Si conoscono da poco, ma diventano complici, si fidano l’una dell’altra, si confessano. A distanza di qualche mese, scoprono di essere entrambe in attesa di una bambina. Quello che per un breve tempo è stato unito, improvvisamente si sovrappone: le vite delle due prendono a scorrere parallele e per mesi respirano all’unisono, nutrendosi della stessa felicità. Ma il destino è fatto di scelte, e tutto cambia quando Costanza decide di rinunciare alla futura figlia, che avrebbe voluto chiamare Bianca, affetta da una rara malattia. Silvia decide di portare a termine la gravidanza. Scoprirà solo dopo che il medesimo morbo sarà diagnosticato anche ad Anita, la sua piccola. Per Costanza, che con il suo sguardo guida il lettore nella storia, si apre un confronto con l’altro: il mondo, la ricerca interiore, la necessità di una risposta e di una soluzione a un trauma che soluzione non ha. «La sofferenza, come tutte le cose banali, a volerla raccontare, sfugge, evapora. Si poggia sulle cose e scompare. L’assorbe la vita, la chiudono i gesti quotidiani, la inghiotte l’aria» scrive Francesca Pieri. In questo romanzo il lettore si trova a barcamenarsi in un universo fatto d’egoismo e di scelte. Quelle che saremmo disposti (forse) a fare per inseguire la felicità.

Silvia Volpi “Alzati e corri, direttora” un assaggio da Il Tirreno e l’intervista all’autrice

“Alzati e corri, direttora” della pisana Silvia Volpi al debutto con Mondadori (228 pp. 18 euro). È un giallo la cui protagonista, la “direttora” di un quotidiano cittadino, si preannuncia come un personaggio scoppiettante e sorprendente. 

Vai all’assaggio del romanzo e all’intervista di Nicola Stefanini

Elena Loewenthal “Nessuno ritorna a Baghdad” da La Stampa

Un assaggio del nuovo romanzo di Elena Loewenthal

Baghdad nel cuore. Norma e i suoi figli. Il romanzo di una famiglia nomade

da “Nessuno ritorna a Baghdad” di  Elena Loewenthal

Nadia Fusini “Maria” recensione di Leonetta Bentivoglio da La Repubblica Cultura

“María”, il nuovo romanzo di Nadia Fusini

Chi legge María di Nadia Fusini (Einaudi) non può fare a meno d’interrogarsi sull’ambiguità degli ingranaggi di attaccamento messi in atto dalle donne, sul masochismo diffuso nel loro modo di amare, sul frequente accavallarsi di amore e paura, sulla complicità che lega vittima e aguzzino in quella partita piena di sfumature contraddittorie che è la coppia.

…continua a leggere la recensione di Leonetta Bentivoglio

e su mangialibri le recensioni a un romanzo e a due saggi di Nadia Fusini

della stessa autrice:

Maestre d’amore. Giulietta Ofelia, Desdemona e le altre”

Elizabeth Strout “Olive Kitteridge”recensione di Salvina Pizzuoli

Dalla Quarta di copertina, hanno scritto:

Alessandro Baricco: “Le fotografie raccolte in Olive Kitteridge non le si riesce a guardare senza commuoversi” (La Repubblica)

Daria Bignardi:

“Un romanzo delicato, sottile ma anche brusco e sensibile come la sua protagonista” (Donna Moderna)

Elizabeth Strout, autrice statunitense, con Olive Kitteridge ha vinto il premio Pulitzer nel 2009.

Un romanzo dalla struttura narrativa particolare, ambientato in un piccolo centro della provincia americana, sull’oceano Atlantico: Crosby, nel Maine. La narrazione, che scorre a racconti tra le esistenze degli abitanti del piccolo abitato, la cui collocazione geografica e paesaggistica gioca un ruolo importante nella relazione tra individuo comunità e ambiente, ha come filo conduttore Olive Kitteridge, un’insegnate in pensione, acuta nel cogliere e leggere le reazioni degli altri e che sa essere pungente, pur nella sua onesta sincerità di pensiero. Forse per questo incute timore? Un raccontato, quello della Strout, che lascia nel lettore la netta impressione di partecipare anche ad una spettacolazione più ampia, che prevarica gli angusti confini e familiari e della piccola città, e indaghi sulla condizione umana, tra conflitti gioie e tragedie, insieme alle risorse e alla forza che richiedono per superarle tutte, nel bene e nel male. In questo contesto Olive Kitteridge è un personaggio forte, coraggioso, resiliente e pertanto indimenticabile: con la stessa spietata onestà sarà in grado di leggere dentro se stessa e dentro la propria esistenza.

Salvina Pizzuoli

Leggi anche  la recensione su mangialibri

Dello stesso autore:

Olive, ancora lei

Manuel Vilas “In tutto c’è stata bellezza” recensione da tuttolibri La Stampa

Il lungo monologo di un insegnante che perde i genitori e divorzia, nel mediocre tran tran di provincia diventa un regolamento di conti con la storia nazionale, dalla morte di Franco ai nostri giorni

 

Vai alla recensione di Fernando Aramburu (traduzione di Bruno Arpaia)

 

Stefano D’Andrea “Il padre è nudo” recensione da Il Tirreno Culture

“Tutto quello che gli uomini non dicono”. Il sottotitolo di “Il padre è nudo”, scritto da Stefano D’Andrea e pubblicato da Baldini+Castoldi, fa una promessa: indagare il desiderio, l’attesa, la nascita e l’inizio della crescita di un figlio (in questo caso di una figlia, Margherita America) dal punto di vista del padre.

…continua a leggere la recensione di Lorenzo Mei

Michel Houellebecq “Serotonina” da tuttolibri La Stampa recensione

 

“Michel Houellebecq non ha più niente da dire.

Lo prova il suo ultimo, attesissimo romanzo, Serotonina.

Sto affermando che l’autore francese abbia smarrito non la capacità di scrivere ma le ragioni per farlo e che il suo sguardo dissolutore, di distruzione in distruzione, sia rimasto, alla fine, privo di oggetto, posato su di un mondo vuoto, bianco, spoglio, evacuato”…

…continua a leggere la recensione di Antonio Scurati

Alberto Schiavone “Dolcissima abitudine” da tuttolibri La Stampa recensione

“Mai tenuto l’ombrello sotto la pioggia. Mai infilato la testa dentro lo sportello di un’auto». Dopo cinquant’ anni di marchette, Rosa ne va fiera. Prostituta certo, ma libera, ricca. A 64 anni non ha ancora smesso, per «l’abitudine al lavoro, la paura del vuoto». Fino a quando muore l’ultimo cliente e lei può ripensare alla sua vita, agli uomini e al tempo, al figlio che è stata costretta a lasciare appena partorito, poco più che adolescente. Che ha cambiato tutto. Ha cominciato presto il mestiere, la protagonista di Dolcissima abitudine di Alberto Schiavone. A 14 anni ha smesso di essere Piera ed e diventata Rosa, «quattro lettere e un corpo»…(da Elena Masuelli tuttolibri La Stampa)

 

Miura Shion “La grande traversata” da TerzaPagina La Repubblica, recensione

 


Come possa una scrittrice riuscire a raccontare la nascita di un vocabolario come un’impresa epica è un felice mistero: ma è uno di quei misteri cui ci ha abituato la letteratura giapponese, capace di trovare senso nei più semplici dettagli quotidiani. E infatti il romanzo — scritto con grazia e levità — è diventato un bestseller nel suo paese: con un milione e 300 mila copie vendute ha generato anche un film e una serie di cartoni animati.

continua a leggere la recensione di Gregorio Botta