Chiara Bottini “La prossima parola che dirai” recensione di Maria Anna Patti da Robinson La Repubblica

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Dalla presentazione su Centauria:

Livia ha perso la testa per Mattia, un collega più giovane. Giulia Maria è ossessionata da Riccardo, conosciuto online. Entrambe sono sposate. Entrambe sono abituate a esprimere su Twitter i loro pensieri profondi, leggeri, ironici o provocatori. Si leggono, si intuiscono, si scoprono. Poi iniziano a scriversi…

Nicola Nucci “Trovami un modo semplice per uscirne”

Il libro è stato  FINALISTA al PREMIO CALVINO 2018

“Una riscrittura trivializzata di Aspettando Godot […] Qui la mancanza senza nome prende il nome di rivoluzione, un vagheggiamento in realtà nutrito dei valori egemoni del sistema mediatico”

 

Sinossi

Cosa possono fare due ventenni annoiati in una settimana di ferie? La rivoluzione. Nick e il suo amico trascorrono le giornate sul divano di uno scantinato a parlare di musica, a bere e a fumare ma, nel momento indefinito in cui questo dialogo prende forma, qualcosa in loro cambia. Nick, il più audace tra i due, cerca di trascinare l’indolente amico, operaio di un’azienda conserviera, in un progetto che, a suo dire, li farà alzare finalmente dal divano e che cambierà il mondo: “Rivoluzione!” si chiamerà. Sarà una sorta di grande varietà, un bel “prodotto”: corpi che ondeggiano, belle ragazze, cuochi famosi. Ci siamo, la rivoluzione è pronta. Se non fosse per un temporale…

Chi è Nicola Nucci

Nato a Sinalunga in provincia di Siena nel 1987, ha collaborato con numerose testate giornalistiche occupandosi di sport e musica; ha lavorato come sceneggiatore in ambito teatrale e attualmente si sta dedicando ad alcuni progetti in campo cinematografico, settore nel quale si è già distinto arrivando in finale al concorso bandito nell’ambito di Uno Sguardo Raro – Festival Internazionale di Cinema sulle Malattie Rare (2018). Grande ammiratore di Irvine Welsh, Roddy Doyle e John Niven, ha ottenuto importanti riconoscimenti: la segnalazione al Premio InediTO (2013) al Salone Internazionale del Libro di Torino, due volte in finale al Premio Mario Luzi (2014 e 2015), il premio della giuria al concorso La Città di Murex (2013), il secondo posto al concorso Under 29 di Modena (2013)

Nicola Nucci

Costanza Diquattro “La mia casa di Montalbano”recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno 12 agosto

Nella casa di Montalbano con la bimba che ci è cresciuta

di Flavia Piccinni

Crescere in una casa storica, o quasi. Crescere nella casa che milioni di telespettatori hanno amato, e scoperto attraverso gli occhi del Commissario Montalbano. Ma di quella casa provare a raccontare non solo i mobili e le storie che l’hanno popolata, bensì la vita e uno spaccato della Sicilia e dell’Italia. Fotografare il tempo da Punta Secca, in Sicilia (il luogo dove sono girate tante scene dei film con il personaggio creato da Andrea Camilleri) con uno sguardo che da singolare diventa nazionale. È questo quello che prova a fare – non sempre riuscendovi – Costanza Diquattro con “La mia casa di Montalbano” (Baldini+Castoldi, pp. 120), curiosa ed estiva lettura per viaggiare nell’isola secondo i parenti dell’autrice – incredibile la figura del nonno, amatissimo dai bambini e dotato di un’eleganza borghese perduta – e scoprire inediti racconti. Il volumetto si trasforma anche in un viaggio introspettivo che si conclude quando la casa delle estati e dei nonni diventa la casa di tutti, e tutti gli italiani in quelle mura sul mare guardano ogni volta che in tv passa un film del Commissario Montalbano. L’autrice che nella sua adolescenza decise di non andare più nella villa, si riconcilia con la celebre terrazza solo quando capisce che il successo della location non è dovuto all’intrinseca bellezza della struttura, ma a qualcosa di diverso. Qualcosa di più. La casa infatti non è solo fredde mura, ma un posto che ha ereditato nel tempo le storie, custodendo, adesso in un soprammobile adesso in un cuscino, qualcosa. Il libro, con la leggibile prosa del romanzo e la tensione dell’autobiografia, è un piacevole ed ulteriore modo per ricordare con originalità Andrea Camilleri: Diquattro infatti va a Roma a conoscere l’autore, e ne parla approfonditamente, svelando i dettagli di un incontro toccante e commosso. —

Dello stesso autore:

 “Donnafugata”

Candace Bushnell “Is There Still Sex in the City?” (English edition) recensione di Carole Hallac da La Stampa

 

Sex & over 50

Ora le luci di New York si accendono sugli amori delle donne mature

di Carole Hallac

carole hallac
new york
Sono passati oltre vent’anni dalla pubblicazione di Sex and the City, il libro bestseller diventato serie televisiva di culto sulla vita sentimentale delle donne single di New York. L’autrice, Candace Bushnell, che dava voce alla protagonista Carrie, ha nel frattempo scritto sette romanzi, sposato un ballerino classico da cui ha divorziato dopo dieci anni, per poi rifugiarsi in una vita tranquilla (e nubile) nella campagna del Connecticut.
Con l’avvicinarsi dei suoi sessant’anni, ha però sentito la mancanza del fermento della città. Al suo ritorno nella grande mela, dove tutto ebbe inizio, era inevitabile chiedersi: «Is There Still Sex in the City?». E questo è il titolo del suo nuovo libro, un racconto sulla vita sentimentale delle 
donne dell’élite di Manhattan, che, in questo caso, hanno superato la mezza età.

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Claudio Fava “IL giuramento” recensione di Maria Anna Patti da Robinson La Repubblica

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Premio Bancarella ad Alessia Gazzola con “Il ladro gentiluomo”

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Gaia de Beaumont “Vecchie noiose” recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno 18 luglio 2019

Maria Gioconda e il paesino delle “Vecchie noiose”
 
di Flavia Piccinni
 
C’è un proverbio africano molto bello che recita: “Un vecchio che muore è una biblioteca che brucia”. Ed è un po’quello che mi è venuto in mente leggendo l’ultimo romanzo di Gaia de Beaumont, già autrice della bella biografia romanzata su Dorothy Parker “Scusate le ceneri” (Marsilio, 1993).
Con “Vecchie noiose” (pp. 160, EUR 16) appena arrivato in libreria per Marsilio, l’autrice scorta il lettore a Pandora «un paesino talmente piccolo che non si trova sulle mappe ma che esiste davvero». Ed è qui che arriva un po’ spaesata Maria Gioconda per cambiare vita, perché «si fa presto a dire che per non invecchiare bisogna lavorare il più a lungo possibile; Maria Gioconda però non ne poteva più da tempo. Trent’anni allo sportello delle poste. Una specie di curva nera infinita. Voglia di evadere una volta per sempre». E cosa c’è di meglio per evadere, e sognare una nuova giovinezza (nonostante l’artrite) che un luogo che promette «trecentosessantacinque giorni l’anno di bel tempo?.
Almeno così aveva promesso l’agenzia turistica. Maria Gioconda, pigra e spaventata dai cambiamenti, si era lasciata convincere perché le piaceva il sole. Tutto lì». La speranza, come spesso accade, si scontra con la realtà: in paese non ci sono giovani né uomini, sono tutti morti o indisponibili (come il prete, o l’ultranovantenne che si prepara per una maratona che sarebbe meglio non portare a termine mai) le altre concittadine sono vecchissime e si barcamenano fra dolori fisici, obesità (memorabile: «sono la Ginger Rogers delle pancere, il Fred Astaire delle calze contenitive») e alzhaimer.
Ne esce fuori un romanzo grottesco, a tratti divertente, che non si avventura mai nella riflessione epocale e trova in una deliziosa leggerezza, che potrebbe essere definita felicemente estiva, la sua forza. Ad aprire il libro uno dei motti per eccellenza di Ennio Flaiano, che ammoniva: “Coraggio, il meglio è passato”. E, forse, almeno per Maria Gioconda lo è davvero. —

della stessa autrice su tuttatoscanalibri.com

Scandalosamente felice

Rachel Kushner “Mars Room” recensione di Paolo Mauri da la Repubblica Cultura

Rachel Kushner è nata nel 1968 in Oregon e si è poi trasferita a 11 anni con i suoi genitori a San Francisco, città in cui è vissuta anche la protagonista del suo romanzo Mars Room, prima di diventare un’inquilina fissa della prigione di Stanville, con due ergastoli sulle spalle. Si chiama Romy Hall e il nome lo deve a Romy Schneider, l’attrice per cui sua madre aveva una specie di fissazione. […] Noi lettori la incontriamo quando tutto è già avvenuto e lei si trova, con altre detenute, rinchiusa in un blindatissimo cellulare che a notte fonda sta andando verso il carcere di Stanville.

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Silvia Cassioli “Il figliolo della terrora” recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno Culture 24 giugno

di Flavia Piccinni

«Se vuoi vedere la stella, guarda dove non è. Dove la vedono tutti, lì è più facile che non ci sia, perciò non fidarti né di quello che dicono gli altri, né dei libri, né dei tuoi occhi: niente. Piuttosto vai alla cieca. Il caos è tale e il buio è così fitto che avrai maggiori speranze di riuscire». È questa la bussola da tenere a mente mentre si legge il nuovo libro della senese Silvia Cassioli, classe 1971. “Il figliolo della terrora” (Exòrma, pp. 194) è un libro curioso, dalla prosa piana e suadente, che accompagna il lettore nella storia di tre donne fra di loro molto diverse, che raccontano ognuna i tic del tempo che vivono. Ad aprire la narrazione è forse la più riuscita, Rosina Terrosi, che «nasce nel 1926 a Scòrcina, in provincia di Siena, da una famiglia di povera gente. Lavora come operaia al pelificio Itapel, dove conciano il pelo di coniglio per farci i Borsalino, ai tempi in cui i capelli sono signori cappelli». Ma c’è anche Giglia – che «da quando ha la macchina continua a correre avanti e indietro da Milano a Rondole Maderno. A scuola continuano a bocciarla. È la disperazione della sala insegnanti. Esercita sugli uomini un’attrazione magnetica. Vive per dipingere quadri che però butta via» – e Viola, che «la sera va a dormire col proposito di diventare come San Francesco e lanciare dalla finestra tutti i beni di famiglia» e che, alla fine, viene cambiata da quella realtà fatta di «stragi di Stato, Brigate Rosse, e grandi manifestazioni in piazza. La storia corre da un’altra parte, e lei è stufa di poetesse e petrarchisti». Pagina dopo pagina, “Il figliolo della terrora” si rivela un romanzo denso, che profuma di campi con l’erba nuova e riecheggia di Chianti e di Toscana; una Toscana che esisteva un tempo, e che tutt’oggi continua a resistere e si popola di citte (ragazze), di leggende, di paesi e di vita. Quella vita esplosiva e dirompente che tutto travolge, finanche il lettore che resterà sorpreso dalla lingua e dalla storia firmata da Cassioli.