Marta Ajò “Di cibo e di amore” , Graphofeel Editore

La maternità è di per sé la decisione di donarsi ad un altro essere. Il primo atto che si compie è quello di offrire cibo, come in tutte le specie animali. Nelle società, è segno di condivisione e amicizia. Nelle religioni un dono divino che si riceve. Nelle tradizioni il pane va baciato, perché è prezioso. Non esiste solo un modo per nutrire né il cibo giusto. È quell’insieme che passa alla nascita dai genitori ai figli. Nella madre siamo abituati a considerarlo come un valore assoluto.
A volte qualcosa non va. Nonostante l’amore. (Marta Ajò)

La sfida più dura nella vita di una persona, affrontare la malattia di chi si ama senza farsene uccidere. Se poi le protagoniste sono una madre e una figlia, e il terreno del confronto è il cibo, uscirne tutte e due vincenti è veramente difficile.

Sovvertire le dinamiche e riuscire entrambe a sopravvivere?

Un romanzo forte e delicato, pervaso di intelligente ironia, percorso da dialoghi serrati, aneddoti vividi, consapevolezze profonde e scoperte inaspettate. Sullo sfondo una Roma dalle circonvallazioni spietate, dalle scelte obbligate e dalle curve improvvise; metropoli contemporanea come tante, lontana anni luce dai palazzi del potere e dai Fori Imperiali. Una narrazione libera da ogni sovrastruttura o stereotipo, con un finale aperto alla speranza.

Il disturbo alimentare è un disagio psichico profondo, un desiderio di attenzione, insieme a quello di sottrarsi, che rivela soprattutto la mancanza o la corresponsione di amore, condiviso, incondizionato. 

Chi cerca di scomparire vuole essere visto.(Marta Ajò)

Marta Ajò, giornalista dal 1981, ha pubblicato e curato numerosi testi di narrativa e saggistica. Si è a lungo occupata della condizione femminile in Italia e all’estero. Ha creato e dirige il sito Donne ieri oggi e domani, attivo dal 2005. Ha progettato e diretto il primo sito d’informazione della Commissione Nazionale per la Parità e le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio (1996/2004). Prima di dedicarsi interamente al giornalismo e alla scrittura ha ricoperto numerosi incarichi quali la Vicepresidenza del Comitato di Parità presso il Ministero del Lavoro e presso il Ministero degli Affari Esteri

Daniela Alibrandi “Quella improvvisa notte a Venezia” ora anche nella versione in inglese

That sudden night in Venice

La presentazione alla versione in italiano a questo link

A girl who has just graduated, with the dream of becoming a prominent journalist; a newspaper, The Voice of the Shadows, put together as best as possible by new journalism graduates to try to make ends meet, with the ambitious goal of entering the information elite; Omar Xantios, a famous and mature South American orchestra conductor, which is in his Venetian tour, and whose past is surrounded by a mystery regarding his controversial role in South America, during the political upheavals in his country. These are the ingredients of the engaging story, unfolding in the magical triangle existing among Verona, Treviso and Venice. Chiara needs to interview the great music Maestro to publish the weekly article, or the newspaper risks failing, but things don’t go as expected. In fact, Omar Xantios does not grant interviews. So, at the newspaper, with great difficulty, they manage to allocate a sum, which will allow Chiara to stay at least one night in the same, very luxurious hotel where Maestro Xantios is staying in Venice. Descriptions and atmospheres are the amazing frame of the involving story.

Scent of Italy literary series is a literary container offering the English editions of some novels by the accomplished Italian author Daniela Alibrandi, an Italian writer born in Rome, set in the Italian places that best express the soul and scent of the Italian land. In the first round the following three novels will be part of the series:
THAT SUDDEN NIGHT IN VENICE is the first novel of the three, published in the month of March 2024. An engaging story that unfolds in the magical triangle existing among Verona, Treviso and Venice. Descriptions and atmospheres are the amazing frame of the story.(From the Italian novel “Quella Improvvisa Notte a Venezia” by Daniela Alibrandi 2018)

Suzumi Suzuki “L’ultima poesia”, Fanucci Editore

LA LETTERATURA GIAPPONESE FA IL SUO ESORDIO NEL CATALOGO LEGGEREDITORE CON UN ROMANZO DALLE TINTE FORTI E UNA PROSA RICERCATA. NELLA SHORTLIST PER IL 167° PREMIO AKUTAGAWA

Traduzione di Chiara Pasqualini

Leggereditore/Fanucci

La protagonista di questo seducente romanzo se ne è andata di casa a 17 anni. Ora che ne ha 25, lavora come intrattenitrice nel quartiere notturno di Tokyo. La madre, con cui non ha rapporti da tempo e che è gravemente malata, si presenta all’improvviso alla sua porta con il desiderio di rimanere da lei per un po’ di tempo e comporre così la sua ultima poesia. Ma un giorno collassa e viene portata in ospedale dove i dottori le danno pochi giorni di vita. Oltre a prendersi cura della madre, la nostra protagonista deve affrontare il lutto per la sua cara amica Eri, una sex worker che si è suicidata da poco. Con la fine sempre più vicina, madre e figlia riusciranno a relazionarsi e a trovare un punto di incontro? Qual è il segreto dietro ai segni di bruciature sul braccio della figlia? E chi è l’uomo misterioso che fa visita alla madre? 

Una storia toccante, una Tokyo sconosciuta e ammaliante, una ragazza alle prese con sfide più grandi di lei, uno spaccato inedito della cultura e della vita giapponese.

INCIPIT

 Giro dietro al palazzo sulla strada che separa il quartiere dei divertimenti da Korean town, in fondo al parcheggio apro una porta pesante e subito dopo salgo la scala laterale interna fino al terzo piano. Finita la scala c’è di nuovo una pesante porta che conduce al corridoio, la spingo con il peso del corpo fino a che, superato un certo punto, fa un rumore simile a un cigolio metallico; poi, prima che lentamente si richiuda, inserisco la chiave nella serratura della porta del mio appartamento, la giro verso sinistra e sento il rumore della serratura che si apre. Sono i due rumori che ogni notte scandiscono il mio rientro. Nell’intervallo, lungo o corto che sia, tra il rumore cigolante dei cardini della porta che si chiude e quello della vecchia serratura a perno che si apre non mi sento serena: se mi capita di appoggiare una borsa pesante a terra o mi cadono le chiavi per distrazione il ritmo si spezza.

Suzumi Suzuki è un’acclamata sociologa e editorialista giapponese. Si è laureata all’Università Keio in Environmental and Information Studies per poi conseguire un master all’Università di Tokyo. Prima di diventare giornalista per la Nikkei Inc., ha lavorato come attrice di video per adulti, e la sua tesi di laurea, basata su interviste ad attrici del settore, è stata pubblicata come A Sociology of AV Actresses (2012). Tra le sue pubblicazioni: Sell Your Body, and It’s Goodbye (2016); Flowers for Love and the Womb (2017); A Prostitute’s Bookself (2022) e Letters of Correspondence (2021), scritto insieme alla più acclamata studiosa femminista giapponese Chizuko Ueno. Con L’ultima poesia, il suo romanzo d’esordio nominato al premio Akutagawa, debutta nel catalogo Leggereditore.

Judith Hermann “A casa”, presentazione

A casa è il racconto di una rinascita che parte da un luogo remoto, una tabula rasa che consente alla protagonista di mettersi a fuoco e sperimentare la libertà da donna matura non relegata al ruolo di madre e moglie; un romanzo armonioso, in cui una prosa superba tiene insieme tutte le fila e trascina con sé il lettore riuscendo a cogliere la sostanza impalpabile di un’atmosfera, uno stato d’animo, un incontro. ( da Fazi Editore)

Si può ricominciare anche a cinquant’anni e trovare ancora, nonostante i ricordi di una vita precedente, “casa”. La storia di un allontanamento volontario, lontano, sul mare, per chiudere e poi riaprire una fase nuova: l’unica figlia è partita, il marito Otis continua ad accumulare oggetti per un futuro, nel suo immaginario già presente e terribile in una visione solo catastrofica: lontano ma tenendo insieme i ricordi del passato insieme, tra missive e regali. E lei abbandona la città e sceglie un piccolo centro sulla costa nordorientale della Germania, in una casa malmessa, dove il vento spalanca le porte. Ma poi il lavoro estivo nella birreria del fratello che vive a pochi chilometri, le nuove conoscenze, la nuova amica Mimì, coetanea a artista, le letture, la solitudine, la quiete, per rimettersi in gioco e a fuoco, da sola, nel presente da vivere, per riaprire una nuova stagione, da donna ormai matura, non solo madre e moglie.

Judith Hermann, nata a Berlino nel 1970, è una delle autrici più importanti nel panorama della letteratura tedesca contemporanea. Ha esordito nel 1998 con la raccolta di racconti Casa estiva, più tardi, salutata con entusiasmo sia dal pubblico che dalla critica e adattata per il cinema. A casa, il suo secondo romanzo dopo L’amore all’inizio, è stato candidato al premio della Fiera del libro di Lipsia, ha vinto il Bremer Literaturpreis e in patria ha dominato le classifiche di vendita per mesi. L’opera di Judith Hermann viene letta nelle scuole tedesche, è celebrata a livello internazionale ed è stata insignita di numerosi riconoscimenti, tra cui il premio Kleist e il premio Friedrich Hölderlin.(da Fazi Autore)

Giovanni Coppola “Bourbon in un giro di Blues”, Algra Editore

Un romanzo sociale, uno spaccato (che non fa sconti a nessuno) sull’Italia di oggi. 

Algra Editore

Un pub è un microcosmo che ospita destini diversi. Così è il Charlie Brown, il posto dove Felix prepara i suoi cocktail e dove Manero, il professore, e Cirino, con i suoi sodali, trascorrono le serate. È lì dentro che i loro inferni si incrociano, tra le scorie degli anni di piombo, i frammenti di un amore scorbutico e l’algebra della malvivenza. A fare da cornice Catania con le sue trame di mafia, chiusa dentro un patto tossico di connivenze e convenienze che avvelena la città: c’è la violenza della strada, l’immobilismo di una città splendida ma tossica, droga, corruzione. Ma anche la mafia (quella nigeriana, soprattutto, con i suoi rituali violenti), la solitudine sentimentale e i ricordi dolorosi di un passato che continua a far sanguinare le ferite.  Poi c’è una piccola isola felice: al Charlie Brown si incrociano i sogni, le speranze e le delusioni dei quattro protagonisti.

Scrive l’Autore sui suoi protagonisti:

«Più che vinti sono dei disillusi, dei non sognatori. Affrontano e accettano la vita con le armi del disincanto. Io credo che la felicità non consista nell’avere la vita perfetta, ma nel saper trovare la giusta forza e le giuste motivazioni per superare gli ostacoli che di volta in volta si incontrano. La perfezione non esiste e qualora esistesse sarebbe eccessivamente noiosa da raccontare».

Un romanzo sociale: contro il politically correct. Una storia dura che esce fuori dagli schemi ipocriti. Uno spaccato sul Paese dei poteri dove la politica guarda i profitti e non gli ideali.

«Il mondo è un mattatoio buono solo per macellai e affamati di ogni genere e specie. È un circo dove la fanno da padroni domatori e prestigiatori, non c’è posto per chi domanda cose tipo: “Scusi, sa, avrei della fame arretrata, la mia dispensa è piena di diritti ignorati, non ho pane, io, ma solo le vostre belle parole”. I politici stabiliscono leggi e proclamano teoremi. Facce di minchia. Ecco tutto! Il resto lo facciamo noi con la nostra ingenuità. Siamo noi a creare il loro mondo. Quando chiedono il microfono è perché bramano carne fresca, sanguinolenti brandelli di vita, hanno bello e pronto il loro alfabeto di torture, sono pronti a svuotare il loro pitale di veleni sulle nostre teste e preparano orizzonti di forche e di ossa. Non servono più un’idea, una visione di passione, servono i tassi di interessi, e il diavolo è nato proprio dentro il calcolo dei profitti. Ti sibila che sta lavorando per te, il diavolo, e ti congeda con un untuoso: “Caro amico”. Il grande imbonitore ieri ha invitato gli ignari alla cena del voto. C’erano tutti: rivoluzionari della chiacchiera, gli eroi della sesta, i riempi spazi, gli eiaculatori di sciocchezze, i distributori di frasi fatte.»

Giovanni Coppola è nato a Catania, dove vive e lavora. Ha pubblicato il saggio Il Cavaliere, l’elefante e il Leviatano, la raccolta di poesie L’estasi della menzogna (Premio “Fortunato Pasqualino” 2011) e il romanzo Una comune storia sbagliata (Premio della critica “Etnabook” 2022). È autore dell’opera teatrale Morte di un giudice che ha riscosso un notevole successo di pubblico e i favori della critica. Ha collaborato, per alcuni anni, con il quotidiano “Giornale di Sicilia” e con diversi periodici locali, occupandosi di sport, cultura e spettacolo. Ama i suoi tre figli, il genio di Celine, il bourbon e il Catania calcio.

Daniele Pasquini “Selvaggio ovest”, presentazione

Selvaggio Ovest è allo stesso tempo un romanzo d’avventura, un romanzo corale, un arazzo dove le piccole vite spiccano vivide e indimenticabili sul grande intreccio della Storia. Con passione e meraviglia, Daniele Pasquini trasporta il West americano in terra toscana, e lo trasforma in quotidiana leggenda, da tramandare a voce, da ascoltare con il cuore.(da NN Editore)

Pasquini racconta una storia avventurosa ambientata nella Maremma toscana di fine Ottocento con molti personaggi le cui vite s’intrecciano tra cavalli e furti degli stessi, con un bandito ricercato, Occhionero, un carabiniere che lo cattura fortunosamente, il buttero Giuseppe e la moglie Leda genitori di Donato, un figlio trovato alla morte per malaria dei suoi legittimi genitori, fino a Buffalo Bill in Italia con il suo spettacolo Wild West Show. E non mancano azioni di violenza, seguite da volontà di vendetta, perpetrate su una fanciulla, Gilda, figlia di un carbonaio, dai complici di Occhionero.

Un palcoscenico di figure singole con le proprie psicologie la cui vita s’intreccia in un insieme collettivo, fino allo scontro finale innescato da un furto di cavalli.

Daniele Pasquini è nato nel 1988 in provincia di Firenze e lavora come addetto stampa nel mondo editoriale. Ha esordito in narrativa nel 2009 con Io volevo Ringo Starr, seguito da un romanzo breve e da una raccolta, tutti usciti per Intermezzi Editore. Suoi racconti sono comparsi su riviste e antologie. Nel 2022 ha pubblicato per SEM Un naufragio.

Elizabeth Strout “Lucy davanti al mare”, presentazione

Einaudi Editore

È l’inizio del 2020 e in città giunge notizia di un nuovo virus potenzialmente letale. A New York i casi sono ancora sporadici e la gente, la scrittrice Lucy Barton fra loro, si aggrappa alla vita di sempre. Ma non William. William, il primo marito di Lucy, è un uomo di scienza, e la intuisce da subito, la catastrofe che sembra spazzar via la vita conosciuta; la grande paura che annienta le certezze e scuote le relazioni.

È Lucy che racconta in prima persona. È la pandemia ed è William, il primo marito con cui ha condiviso vent’anni e da cui ha avuto due figlie, a decidere un soggiorno a Crosby, nel Maine, di fronte all’Oceano e lontani dalla città. Un soggiorno lungo un anno in cui Lucy e William, nella loro ritrovata amicizia dopo il divorzio, oscilleranno, nel nuovo rapporto fatto di convivenza, quasi un percorso di separazione al contrario,  tra spiragli di amore e tenerezze ritrovate in mezzo a quanto la pandemia determina, anche se c’è l’Oceano davanti nella sua grandiosità, nelle minime risposte per affrontare l’isolamento attaccandosi alle piccole cose: le emozioni e il senso di smarrimento e il terremoto emotivo nella solitudine, nella nostalgia, nella preoccupazione per i cari lontani, nella paura e anche nella noia.

Elizabeth Strout è nata nel Maine ed è vissuta a lungo a New York prima di farvi ritorno. In Italia ha pubblicato, per Fazi editore, tre romanzi, Amy e IsabelleResta con me e I ragazzi Burgess, e la raccolta di racconti Olive Kitteridge, con cui ha vinto il Premio Pulitzer (2009), il Premio Bancarella (2010) e il Premio Mondello (2012). Dalla stessa raccolta di racconti è stata tratta una serie tv prodotta dalla Hbo. Per Einaudi ha pubblicato Mi chiamo Lucy Barton (2016 e 2017), Tutto è possibile (2017 e 2018), Olive, ancora lei (2020 e 2021), Oh William (2022 e 2023) e Lucy davanti al mare (2024).(da Einaudi Autori)

della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Oh William!

Olive Kitteridge

Olive, ancora lei

Lucrezia Lombardo “Berggasse 19. Una donna di nome Anna Freud”, Les Flaneurs Editore

Les Flaneurs Edizioni

«È solo grazie a te, Dorothy, mia preziosa amica d’una vita,
paziente e gentile, se sono riuscita a ritornare, dopo un lungo esilio,in Berggasse 19, laddove tutto ha avuto inizio».

Intellettuale amante delle trasgressioni alla tradizione, Anna Freud (Vienna1895 – Hampstead 1982) fu la caposcuola della “psicologia dell’io”. Si dedicò a tempo pieno alla psicoanalisi, che dal suo contributo ricevette nuovi impulsi vitali, in particolare nella direzione della cura dei disturbi infantili. Sul piano sentimentale, è noto il suo legame con la collega statunitense Dorothy Burlingham, ovviamente inviso alla mentalità del tempo.

Lucrezia Lombardo cede la parola alla stessa Anna, che si racconta in una lettera immaginaria (indirizzata a Dorothy) ma fedele alla biografia storica, per ripercorrere le tappe cruciali della vita di una donna lungimirante, indipendente e capace di grandi gesti di empatia, che ha ancora molto da insegnare: un modello da scoprire e riscoprire.

Un romanzo da accogliere come un atto d’amore verso una figura femminile che in vita non accettò mai il ruolo in cui la società del tempo avrebbe voluto costringerla, eppure post mortem è rimasta intrappolata nell’ombra del cognome paterno. Il ritratto di una mente creativa, in grado di penetrare l’anima del lettore.

Lucrezia Lombardo, nata nel 1987 ad Arezzo, è autrice di libri di poesia, saggistica e narrativa. Oltre ad aver ricevuto importanti premi e riconoscimenti letterari, ha pubblicato inediti e articoli su riviste letterarie nazionali e internazionali. Alla sua produzione è stata dedicata una tesi di laurea, redatta per la Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Firenze.

Les Flâneurs Edizioni nasce nel 2015 grazie a un gruppo di giovani amanti della Letteratura. Il termine francese “flâneur” fa riferimento a una figura prettamente primo novecentesca d’intellettuale che, armato di bombetta e bastone da passeggio, vaga senza meta per le vie della sua città discutendo di letteratura e filosofia. Oggi come allora, la casa editrice si pone come obiettivo la diffusione della cultura letteraria in ogni sua forma, dalla narrativa alla poesia fino alla saggistica, con indipendenza di pensiero e occhio attento alla qualità. Les Flâneurs Edizioni intende seguire l’autore in tutti i passaggi della pubblicazione: dall’editing alla promozione. Les Flâneurs Edizioni è contro l’editoria a pagamento.

Paola Sbarbada Ferrari “L’oblio nei tuoi occhi”

Gilgamesh Edizioni

In una calda notte di settembre il destino della studentessa ventiduenne Christine Usvaldi incrocerà quello di Giulio Ferrero, affermato neurochirurgo, che soccorrerà la giovane donna giunta in ospedale in seguito a un gravissimo incidente. Il forte trauma le causerà una grave forma di amnesia dissociativa che le farà scordare persino il suo nome.

Ambientato in una cornice contemporanea, L’oblio nei tuoi occhi racconta la storia di Christine Usvaldi, una giovane donna che affronta le sfide di una grave amnesia dissociativa a seguito di un incidente. Il suo cammino verso la riscoperta di sé si intreccia con quello di Giulio Ferrero, un neurochirurgo di successo, le cui emozioni sopite vengono risvegliate dal suo incontro con Christine. Attraverso la sua prosa ricca e coinvolgente, Paola esplora i temi dell’identità, della memoria e delle dinamiche familiari, offrendo ai lettori un viaggio commovente all’interno della psiche umana. 

L’oblio nei tuoi occhi si distingue per la sua capacità di toccare corde profonde, sollecitando riflessioni su cosa significhi realmente conoscere se stessi e gli altri.

Paola Sbarbada Ferrari è mantovana di nascita e benacense di adozione da oltre un ventennio. Lavora nel settore della finanza. Musica e lettura l’hanno sempre tenuta per mano, accompagnandola in questo cammino che è la vita e portandola a intraprendere studi di canto e di chitarra. Con Gilgamesh Edizioni ha precedentemente pubblicato il romanzo Il casolare sull’aia, un esordio letterario che ha saputo conquistare i cuori dei lettori.

Dal Prologo, alcuni stralci

PROLOGO
Marzo 2006

Erano già le quattro del pomeriggio, quando Christine si rese conto che non si era ancora presa una pausa dal momento in cui aveva fatto ritorno a casa, dopo la giornata di lavoro presso la scuola in cui insegnava Lingua e Letteratura Italiana. Il giovedì le toccavano sempre le ultime due ore, le più odiate dagli insegnanti, le più impegnative, perché gli studenti, reduci dalla lunga mattinata di lezioni, erano ormai troppo stanchi per poter prestare ancora attenzione. […] Si disse che era ora di mettere a tacere quel languorino che si era insinuato tra gola e stomaco. Appena si alzò, guardò oltre le vetrate. Il lago di Annecy era di un blu sconvolgente, qua e là spuntavano pennellate di colore bianco, quello delle barche a vela che, in quel pomeriggio assolato, avvisavano tutte le genti che la primavera era finalmente arrivata. Il cielo era azzurro, nemmeno una nuvola ad oscurare il caldo sole, nonostante fosse solo marzo. […] Le voci dei ragazzini gioiosi, provenienti dal parco, la rallegrarono […] Decise di prepararsi una tazza di frutta e yogurt. Uscì sul terrazzo e si sedette sulla comoda poltroncina a dondolo in vimini. Ormai si era ambientata, erano trascorsi più di sei mesi da quando si era trasferita in Alta Savoia. […] Sin da subito, si era sentita accolta dal vicinato e dai colleghi della scuola dove insegnava. Era felice di vivere ad Annecy.[…] Il gruppo di bambini urlanti pareva non voler smettere di prendere a calci il pallone. Christine li guardava divertita e al contempo incuriosita, paragonandoli ai propri allievi […] Aveva quasi terminato il proprio yogurt quando vide il pallone atterrare oltre la siepe che delimitava il parco dal giardino condominiale. I ragazzini, dopo un momento di smarrimento, scoppiarono in una fragorosa risata. Il più spavaldo del gruppo si fece avanti, camminando a passo deciso in direzione di Christine, la quale aveva assistito alla scena come se si trattasse di un insieme di fotogrammi; quando egli le fu vicino, fu colta da un capogiro. La tazza che, sino a un attimo prima teneva tra le mani, andò in mille pezzi. Il cuore iniziò a galopparle nel petto. Ebbe la netta sensazione di essere letteralmente risucchiata in un vortice. Come un automa, scese le scale rapidamente, uscì dal portone e corse in giardino.

Diego Brasioli “Il caffè di Tamer”, Mursia Editore

Mursia Editore

«E dopo ogni guerra, pensava Dori, dopo ogni battaglia, non una, ma due, tre, dieci, cento versioni. Chi ha ragione, alla fine? Ciò che appare sembra una cosa, ma poi ne sembra un’altra, e poi ancora cambia di prospettiva. Alla fine, cosa conta chi ha ragione, se la ragione stessa è andata persa?»

Questa è la storia dell’ebreo Dori Goldman e del suo amico arabo Tamer Hammoud che aveva un locale senza nome né insegna negli antichi vicoli di Gerusalemme. Era un luogo di pace che tutti chiamavano, semplicemente, il caffè di Tamer.

Un tragico e delicato romanzo che trascina nel cuore della terra promessa, dove niente è ciò che sembra, dove la morte e l’amicizia camminano fianco a fianco. Uno spaccato di vita mediorientale lucido e tragico fatto di rapporti umani sempre più difficili tra arabi ed israeliani, di istinti omicidi superiori a qualsiasi voglia di riconciliazione, ad ogni accordo realmente ragionato e quindi possibile. Ogni emozione, ogni dialogo, ogni speranza confina sempre con una pesante atmosfera di morte, di resa dei conti che pesa come una spada di Damocle sulla sofferta quotidianità di intere popolazioni. Il finale tragico fa riflettere e non lascia certo grande spazio ad ipotesi di definitive risoluzioni non violente dei conflitti mediorientali.

Diego Brasioli (Roma, 1961) è un diplomatico di carriera. Presso la Farnesina, è stato presidente del Comitato Interministeriale per i Diritti Umani, direttore per il Nord Africa e il Medio Oriente, direttore per la Sicurezza e il Disarmo e vicedirettore generale per gli Affari Politici. Ha lavorato in varie sedi diplomatiche all’estero: in Pakistan, Giordania, Libano, a Los Angeles negli Stati Uniti e, come ambasciatore d’Italia, in Romania e Lussemburgo. Con Mursia ha pubblicato il romanzo Le stelle di Babilonia, vincitore del Premio Gaeta per la Letteratura di viaggio e di avventura (2007).