Giovanni Coppola “Bourbon in un giro di Blues”, Algra Editore

Un romanzo sociale, uno spaccato (che non fa sconti a nessuno) sull’Italia di oggi. 

Algra Editore

Un pub è un microcosmo che ospita destini diversi. Così è il Charlie Brown, il posto dove Felix prepara i suoi cocktail e dove Manero, il professore, e Cirino, con i suoi sodali, trascorrono le serate. È lì dentro che i loro inferni si incrociano, tra le scorie degli anni di piombo, i frammenti di un amore scorbutico e l’algebra della malvivenza. A fare da cornice Catania con le sue trame di mafia, chiusa dentro un patto tossico di connivenze e convenienze che avvelena la città: c’è la violenza della strada, l’immobilismo di una città splendida ma tossica, droga, corruzione. Ma anche la mafia (quella nigeriana, soprattutto, con i suoi rituali violenti), la solitudine sentimentale e i ricordi dolorosi di un passato che continua a far sanguinare le ferite.  Poi c’è una piccola isola felice: al Charlie Brown si incrociano i sogni, le speranze e le delusioni dei quattro protagonisti.

Scrive l’Autore sui suoi protagonisti:

«Più che vinti sono dei disillusi, dei non sognatori. Affrontano e accettano la vita con le armi del disincanto. Io credo che la felicità non consista nell’avere la vita perfetta, ma nel saper trovare la giusta forza e le giuste motivazioni per superare gli ostacoli che di volta in volta si incontrano. La perfezione non esiste e qualora esistesse sarebbe eccessivamente noiosa da raccontare».

Un romanzo sociale: contro il politically correct. Una storia dura che esce fuori dagli schemi ipocriti. Uno spaccato sul Paese dei poteri dove la politica guarda i profitti e non gli ideali.

«Il mondo è un mattatoio buono solo per macellai e affamati di ogni genere e specie. È un circo dove la fanno da padroni domatori e prestigiatori, non c’è posto per chi domanda cose tipo: “Scusi, sa, avrei della fame arretrata, la mia dispensa è piena di diritti ignorati, non ho pane, io, ma solo le vostre belle parole”. I politici stabiliscono leggi e proclamano teoremi. Facce di minchia. Ecco tutto! Il resto lo facciamo noi con la nostra ingenuità. Siamo noi a creare il loro mondo. Quando chiedono il microfono è perché bramano carne fresca, sanguinolenti brandelli di vita, hanno bello e pronto il loro alfabeto di torture, sono pronti a svuotare il loro pitale di veleni sulle nostre teste e preparano orizzonti di forche e di ossa. Non servono più un’idea, una visione di passione, servono i tassi di interessi, e il diavolo è nato proprio dentro il calcolo dei profitti. Ti sibila che sta lavorando per te, il diavolo, e ti congeda con un untuoso: “Caro amico”. Il grande imbonitore ieri ha invitato gli ignari alla cena del voto. C’erano tutti: rivoluzionari della chiacchiera, gli eroi della sesta, i riempi spazi, gli eiaculatori di sciocchezze, i distributori di frasi fatte.»

Giovanni Coppola è nato a Catania, dove vive e lavora. Ha pubblicato il saggio Il Cavaliere, l’elefante e il Leviatano, la raccolta di poesie L’estasi della menzogna (Premio “Fortunato Pasqualino” 2011) e il romanzo Una comune storia sbagliata (Premio della critica “Etnabook” 2022). È autore dell’opera teatrale Morte di un giudice che ha riscosso un notevole successo di pubblico e i favori della critica. Ha collaborato, per alcuni anni, con il quotidiano “Giornale di Sicilia” e con diversi periodici locali, occupandosi di sport, cultura e spettacolo. Ama i suoi tre figli, il genio di Celine, il bourbon e il Catania calcio.

Daniele Pasquini “Selvaggio ovest”, presentazione

Selvaggio Ovest è allo stesso tempo un romanzo d’avventura, un romanzo corale, un arazzo dove le piccole vite spiccano vivide e indimenticabili sul grande intreccio della Storia. Con passione e meraviglia, Daniele Pasquini trasporta il West americano in terra toscana, e lo trasforma in quotidiana leggenda, da tramandare a voce, da ascoltare con il cuore.(da NN Editore)

Pasquini racconta una storia avventurosa ambientata nella Maremma toscana di fine Ottocento con molti personaggi le cui vite s’intrecciano tra cavalli e furti degli stessi, con un bandito ricercato, Occhionero, un carabiniere che lo cattura fortunosamente, il buttero Giuseppe e la moglie Leda genitori di Donato, un figlio trovato alla morte per malaria dei suoi legittimi genitori, fino a Buffalo Bill in Italia con il suo spettacolo Wild West Show. E non mancano azioni di violenza, seguite da volontà di vendetta, perpetrate su una fanciulla, Gilda, figlia di un carbonaio, dai complici di Occhionero.

Un palcoscenico di figure singole con le proprie psicologie la cui vita s’intreccia in un insieme collettivo, fino allo scontro finale innescato da un furto di cavalli.

Daniele Pasquini è nato nel 1988 in provincia di Firenze e lavora come addetto stampa nel mondo editoriale. Ha esordito in narrativa nel 2009 con Io volevo Ringo Starr, seguito da un romanzo breve e da una raccolta, tutti usciti per Intermezzi Editore. Suoi racconti sono comparsi su riviste e antologie. Nel 2022 ha pubblicato per SEM Un naufragio.

Elizabeth Strout “Lucy davanti al mare”, presentazione

Einaudi Editore

È l’inizio del 2020 e in città giunge notizia di un nuovo virus potenzialmente letale. A New York i casi sono ancora sporadici e la gente, la scrittrice Lucy Barton fra loro, si aggrappa alla vita di sempre. Ma non William. William, il primo marito di Lucy, è un uomo di scienza, e la intuisce da subito, la catastrofe che sembra spazzar via la vita conosciuta; la grande paura che annienta le certezze e scuote le relazioni.

È Lucy che racconta in prima persona. È la pandemia ed è William, il primo marito con cui ha condiviso vent’anni e da cui ha avuto due figlie, a decidere un soggiorno a Crosby, nel Maine, di fronte all’Oceano e lontani dalla città. Un soggiorno lungo un anno in cui Lucy e William, nella loro ritrovata amicizia dopo il divorzio, oscilleranno, nel nuovo rapporto fatto di convivenza, quasi un percorso di separazione al contrario,  tra spiragli di amore e tenerezze ritrovate in mezzo a quanto la pandemia determina, anche se c’è l’Oceano davanti nella sua grandiosità, nelle minime risposte per affrontare l’isolamento attaccandosi alle piccole cose: le emozioni e il senso di smarrimento e il terremoto emotivo nella solitudine, nella nostalgia, nella preoccupazione per i cari lontani, nella paura e anche nella noia.

Elizabeth Strout è nata nel Maine ed è vissuta a lungo a New York prima di farvi ritorno. In Italia ha pubblicato, per Fazi editore, tre romanzi, Amy e IsabelleResta con me e I ragazzi Burgess, e la raccolta di racconti Olive Kitteridge, con cui ha vinto il Premio Pulitzer (2009), il Premio Bancarella (2010) e il Premio Mondello (2012). Dalla stessa raccolta di racconti è stata tratta una serie tv prodotta dalla Hbo. Per Einaudi ha pubblicato Mi chiamo Lucy Barton (2016 e 2017), Tutto è possibile (2017 e 2018), Olive, ancora lei (2020 e 2021), Oh William (2022 e 2023) e Lucy davanti al mare (2024).(da Einaudi Autori)

della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Oh William!

Olive Kitteridge

Olive, ancora lei

Lucrezia Lombardo “Berggasse 19. Una donna di nome Anna Freud”, Les Flaneurs Editore

Les Flaneurs Edizioni

«È solo grazie a te, Dorothy, mia preziosa amica d’una vita,
paziente e gentile, se sono riuscita a ritornare, dopo un lungo esilio,in Berggasse 19, laddove tutto ha avuto inizio».

Intellettuale amante delle trasgressioni alla tradizione, Anna Freud (Vienna1895 – Hampstead 1982) fu la caposcuola della “psicologia dell’io”. Si dedicò a tempo pieno alla psicoanalisi, che dal suo contributo ricevette nuovi impulsi vitali, in particolare nella direzione della cura dei disturbi infantili. Sul piano sentimentale, è noto il suo legame con la collega statunitense Dorothy Burlingham, ovviamente inviso alla mentalità del tempo.

Lucrezia Lombardo cede la parola alla stessa Anna, che si racconta in una lettera immaginaria (indirizzata a Dorothy) ma fedele alla biografia storica, per ripercorrere le tappe cruciali della vita di una donna lungimirante, indipendente e capace di grandi gesti di empatia, che ha ancora molto da insegnare: un modello da scoprire e riscoprire.

Un romanzo da accogliere come un atto d’amore verso una figura femminile che in vita non accettò mai il ruolo in cui la società del tempo avrebbe voluto costringerla, eppure post mortem è rimasta intrappolata nell’ombra del cognome paterno. Il ritratto di una mente creativa, in grado di penetrare l’anima del lettore.

Lucrezia Lombardo, nata nel 1987 ad Arezzo, è autrice di libri di poesia, saggistica e narrativa. Oltre ad aver ricevuto importanti premi e riconoscimenti letterari, ha pubblicato inediti e articoli su riviste letterarie nazionali e internazionali. Alla sua produzione è stata dedicata una tesi di laurea, redatta per la Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Firenze.

Les Flâneurs Edizioni nasce nel 2015 grazie a un gruppo di giovani amanti della Letteratura. Il termine francese “flâneur” fa riferimento a una figura prettamente primo novecentesca d’intellettuale che, armato di bombetta e bastone da passeggio, vaga senza meta per le vie della sua città discutendo di letteratura e filosofia. Oggi come allora, la casa editrice si pone come obiettivo la diffusione della cultura letteraria in ogni sua forma, dalla narrativa alla poesia fino alla saggistica, con indipendenza di pensiero e occhio attento alla qualità. Les Flâneurs Edizioni intende seguire l’autore in tutti i passaggi della pubblicazione: dall’editing alla promozione. Les Flâneurs Edizioni è contro l’editoria a pagamento.

Paola Sbarbada Ferrari “L’oblio nei tuoi occhi”

Gilgamesh Edizioni

In una calda notte di settembre il destino della studentessa ventiduenne Christine Usvaldi incrocerà quello di Giulio Ferrero, affermato neurochirurgo, che soccorrerà la giovane donna giunta in ospedale in seguito a un gravissimo incidente. Il forte trauma le causerà una grave forma di amnesia dissociativa che le farà scordare persino il suo nome.

Ambientato in una cornice contemporanea, L’oblio nei tuoi occhi racconta la storia di Christine Usvaldi, una giovane donna che affronta le sfide di una grave amnesia dissociativa a seguito di un incidente. Il suo cammino verso la riscoperta di sé si intreccia con quello di Giulio Ferrero, un neurochirurgo di successo, le cui emozioni sopite vengono risvegliate dal suo incontro con Christine. Attraverso la sua prosa ricca e coinvolgente, Paola esplora i temi dell’identità, della memoria e delle dinamiche familiari, offrendo ai lettori un viaggio commovente all’interno della psiche umana. 

L’oblio nei tuoi occhi si distingue per la sua capacità di toccare corde profonde, sollecitando riflessioni su cosa significhi realmente conoscere se stessi e gli altri.

Paola Sbarbada Ferrari è mantovana di nascita e benacense di adozione da oltre un ventennio. Lavora nel settore della finanza. Musica e lettura l’hanno sempre tenuta per mano, accompagnandola in questo cammino che è la vita e portandola a intraprendere studi di canto e di chitarra. Con Gilgamesh Edizioni ha precedentemente pubblicato il romanzo Il casolare sull’aia, un esordio letterario che ha saputo conquistare i cuori dei lettori.

Dal Prologo, alcuni stralci

PROLOGO
Marzo 2006

Erano già le quattro del pomeriggio, quando Christine si rese conto che non si era ancora presa una pausa dal momento in cui aveva fatto ritorno a casa, dopo la giornata di lavoro presso la scuola in cui insegnava Lingua e Letteratura Italiana. Il giovedì le toccavano sempre le ultime due ore, le più odiate dagli insegnanti, le più impegnative, perché gli studenti, reduci dalla lunga mattinata di lezioni, erano ormai troppo stanchi per poter prestare ancora attenzione. […] Si disse che era ora di mettere a tacere quel languorino che si era insinuato tra gola e stomaco. Appena si alzò, guardò oltre le vetrate. Il lago di Annecy era di un blu sconvolgente, qua e là spuntavano pennellate di colore bianco, quello delle barche a vela che, in quel pomeriggio assolato, avvisavano tutte le genti che la primavera era finalmente arrivata. Il cielo era azzurro, nemmeno una nuvola ad oscurare il caldo sole, nonostante fosse solo marzo. […] Le voci dei ragazzini gioiosi, provenienti dal parco, la rallegrarono […] Decise di prepararsi una tazza di frutta e yogurt. Uscì sul terrazzo e si sedette sulla comoda poltroncina a dondolo in vimini. Ormai si era ambientata, erano trascorsi più di sei mesi da quando si era trasferita in Alta Savoia. […] Sin da subito, si era sentita accolta dal vicinato e dai colleghi della scuola dove insegnava. Era felice di vivere ad Annecy.[…] Il gruppo di bambini urlanti pareva non voler smettere di prendere a calci il pallone. Christine li guardava divertita e al contempo incuriosita, paragonandoli ai propri allievi […] Aveva quasi terminato il proprio yogurt quando vide il pallone atterrare oltre la siepe che delimitava il parco dal giardino condominiale. I ragazzini, dopo un momento di smarrimento, scoppiarono in una fragorosa risata. Il più spavaldo del gruppo si fece avanti, camminando a passo deciso in direzione di Christine, la quale aveva assistito alla scena come se si trattasse di un insieme di fotogrammi; quando egli le fu vicino, fu colta da un capogiro. La tazza che, sino a un attimo prima teneva tra le mani, andò in mille pezzi. Il cuore iniziò a galopparle nel petto. Ebbe la netta sensazione di essere letteralmente risucchiata in un vortice. Come un automa, scese le scale rapidamente, uscì dal portone e corse in giardino.

Diego Brasioli “Il caffè di Tamer”, Mursia Editore

Mursia Editore

«E dopo ogni guerra, pensava Dori, dopo ogni battaglia, non una, ma due, tre, dieci, cento versioni. Chi ha ragione, alla fine? Ciò che appare sembra una cosa, ma poi ne sembra un’altra, e poi ancora cambia di prospettiva. Alla fine, cosa conta chi ha ragione, se la ragione stessa è andata persa?»

Questa è la storia dell’ebreo Dori Goldman e del suo amico arabo Tamer Hammoud che aveva un locale senza nome né insegna negli antichi vicoli di Gerusalemme. Era un luogo di pace che tutti chiamavano, semplicemente, il caffè di Tamer.

Un tragico e delicato romanzo che trascina nel cuore della terra promessa, dove niente è ciò che sembra, dove la morte e l’amicizia camminano fianco a fianco. Uno spaccato di vita mediorientale lucido e tragico fatto di rapporti umani sempre più difficili tra arabi ed israeliani, di istinti omicidi superiori a qualsiasi voglia di riconciliazione, ad ogni accordo realmente ragionato e quindi possibile. Ogni emozione, ogni dialogo, ogni speranza confina sempre con una pesante atmosfera di morte, di resa dei conti che pesa come una spada di Damocle sulla sofferta quotidianità di intere popolazioni. Il finale tragico fa riflettere e non lascia certo grande spazio ad ipotesi di definitive risoluzioni non violente dei conflitti mediorientali.

Diego Brasioli (Roma, 1961) è un diplomatico di carriera. Presso la Farnesina, è stato presidente del Comitato Interministeriale per i Diritti Umani, direttore per il Nord Africa e il Medio Oriente, direttore per la Sicurezza e il Disarmo e vicedirettore generale per gli Affari Politici. Ha lavorato in varie sedi diplomatiche all’estero: in Pakistan, Giordania, Libano, a Los Angeles negli Stati Uniti e, come ambasciatore d’Italia, in Romania e Lussemburgo. Con Mursia ha pubblicato il romanzo Le stelle di Babilonia, vincitore del Premio Gaeta per la Letteratura di viaggio e di avventura (2007).

Lorenzo Mazzoni “Antidolorifico”, presentazione

Edizioni La Gru per la Collana Libero Marzetto

Libero Marzetto è qualcosa di particolare, una sfida letteraria, un progetto unico perché ogni storia nasce dall’ascolto di una canzone e ogni libro esce con tiratura limitata in 149 copie numerate.

Un noir-pulp ironico e dissacrante, un romanzo corale in cui i personaggi, tutti al limite della società per bene, cercano di barcamenarsi e di trovare l’occasione della vita. Anche se poco lecita. Un libro, che risente del peso di un certo cinema di genere, nato dall’ascolto di Painkiller, brano che la band svedese Bakyard Babies ha scritto assieme a Tyla dei The Dogs d’Amour. Un viaggio lisergico, quello di Mazzoni, ai margini del genere umano. 

L’incipit

Ponzana, sabato 17 maggio, ore 10.00
Il motore della macchina, una FIAT Panda bianca, iniziò a borbogliare a qualche chilometro da Ponzana, sulla Strada Provinciale 11. Il mugugno meccanico si diffondeva dal cofano
e si incuneava, con sonorità tronche ed esitanti, fin dentro l’abitacolo.
Nazzareno Galli strinse il volante. Mancavano meno di venti minuti per giungere a Vercelli, dove avrebbe chiesto l’aiuto di un meccanico di sua fiducia e, una volta sistemata la macchina, sarebbe potuto ripartire verso la Francia, con il nobile obiettivo di vivere una vita da espatriato. Ricco.
Del fumo denso iniziò a uscire dal cofano, seguito da un rantolo prolungato, come di ingranaggio ferito a morte. La FIAT Panda sobbalzò e, infine, si bloccò di colpo. Lì, sul ciglio della strada.
Nazzareno sospirò, contò fino a dieci, scese dall’auto e aprì il cofano. Una fumana grigia e pregna di cattivi presagi lo investì in pieno volto.

Lorenzo Mazzoni (Ferrara, 1974) ha vissuto a Londra, Istanbul, Parigi, Sana’a, Hurghada e ha soggiornato per lunghi periodi in Marocco, Romania, Vietnam e Laos. Scrittore, saggista e reporter, ha pubblicato una ventina di romanzi, tra cui Apologia di uomini inutili (La Gru, 2013), Quando le chitarre facevano l’amore (Edizioni Spartaco, 2015; Premio Liberi di Scrivere Award), Un tango per Victor (Edicola, 2016), Il muggito di Sarajevo (Edizioni Spartaco, 2016), In un cielo di stelle rotte (Miraggi, 2019). Ha creato l’ispettore Pietro Malatesta, protagonista della seria noir (illustrati da Andrea Amaducci ed edita da Koi Press): Malatesta. Indagini di uno sbirro anarchico. Diversi suoi reportage e racconti sono apparsi su il manifesto, Il Reportage, East Journal, Scoprire Istanbul, Reporter e Torno Giovedì. Mazzoni è inoltre docente di scrittura narrativa di Corsi Corsari e consulente per diverse case editrici. Nel 2015 è entrato a far parte di Mille Battute, un contenitore culturale di esperienze umane che promuove workshop di scrittura, reportage e fotografia in giro per il mondo. Collabora con Il Fatto Quotidiano. https://www.ilfattoquotidiano.it/blog/lmazzoni/

Tore Renberg “La mia Ingeborg”, presentazione

Premiato come miglior libro dell’anno dai librai norvegesi, bestseller letterario trascinato da una scrittura sferzante, teso come un thriller e commovente come una storia d’amore, La mia Ingeborg è l’intenso racconto di una famiglia che, capeggiata da un uomo distruttivo, va in pezzi.(da Fazi Editore)

Novembre.
Cosa diceva sempre Ingeborg?
È il periodo più esile dell’anno, Tollak.

Sì.
L’autunno sfiorisce, l’inverno deve attendere.

Parlava forbito, Ingeborg, da quella donna ho imparato tante parole ed espressioni.
Abbiamo soltanto questo arco di tempo da vivere insieme, Tollak, fai in modo di essere buono con me.

Sì.
Era così.
L’amavo in maniera totale, come nessun altro uomo ha mai amato una donna e maledico le forze demoniache che me l’hanno portata via

Il protagonista ricorda, pensa, riflette e rimpiange il passato, gli errori commessi e i sensi di colpa che ne sono derivati: è la voce narrante, un monologo con se stesso quando non parla con lei direttamente, la sua Ingeborg. Vive in una casa isolata, in mezzo ai boschi nella zona della Norvegia più ad ovest. È rimasto solo con Otto, un ragazzo abbandonato dalla propria madre  “un ragazzo pallido, ha le mani lente e molli, gli occhi impauriti, e dentro di sé non è come gli altri. Se ne sta nella stalla. Con la rete. Lo vedo tutti i giorni, mi prendo cura di lui”.

Si è lasciato andare, e tutto intorno a lui risente di questa scelta di abbandono: solo e arrabbiato si è isolato dal mondo rifiutando anche i contatti e le informazioni attraverso i giornali e la televisione e ha litigato con tutti, ma ora che è anche malato ha chiamato i figli che vivono in città e con i quali non è mai riuscito a costruire buoni contatti: ha un segreto da confidare loro, anzi due.

Un finale inatteso e intenso.

Tore Renberg Nato nel 1972 a Stavanger, è uno degli autori norvegesi più popolari, versatili e acclamati dalla critica. Ha vinto numerosi premi letterari e i suoi libri sono stati tradotti in ventidue lingue. Ha esordito nel 1995 con la raccolta di racconti Sovende floke, alla quale sono seguiti quindici romanzi. La mia Ingeborg, pubblicato in Norvegia nel 2020, è il suo più grande successo letterario. Ha scritto anche sceneggiature e opere teatrali. Oltre alla scrittura si dedica alla musica: ha suonato in diversi gruppi, tra cui i Lemen, formazione in cui lui era la voce e Karl Ove Knausgård il batterista.(da Fazi Editore)

Alessandra Jatta “L’apolide”, Voland Editore

Le novità di febbraio 2024

La storia vera di una famiglia russa approdata in Italia in seguito alla rivoluzione d’ottobre del 1917. Un romanzo che parla di accoglienza, rinascita e amore, tra documento e invenzione narrativa.

1917: la Russia è sconvolta dalla rivoluzione d’ottobre, che cambia con violenza l’assetto del mondo. Dopo la terribile sorte dello zar e della famiglia imperiale, gli Olsufiev fuggono da Mosca per cercare riparo in Italia, a Firenze, dove hanno la fortuna di possedere una casa…   
Basato su documenti storici, diari, lettere e foto in possesso dell’autrice, discendente di quella nobile famiglia, L’apolide è l’appassionante storia di una fuga e di un approdo. E della vita che i protagonisti, sostenuti dalla forza d’animo della matriarca Olga, devono affrontare nella nuova patria, dove il destino riserverà loro molte sorprese.

ALESSANDRA JATTA è nata a Roma. Laureata alla Sapienza   in Storia dell’Europa orientale, e alla Sorbonne in Letteratura francese, ha vissuto all’estero per diversi anni lavorando come traduttrice, interprete, giornalista e organizzatrice di eventi. Foglie sparse (Voland 2022) è stato il suo esordio narrativo.

Fabrizio Casu “Tutto questo non può finire bene”, Blonk Editore

In libreria con Blonk editore il nuovo romanzo di Fabrizio Casu

Con “Tutto questo non può finire bene” tornano i personaggi smarriti, le relazioni e le vicende tragicomiche che ci hanno fatto amare i libri dell’autore sardo. Protagonista un uomo che torna nel paese in cui è cresciuto e in un rocambolesco fine settimana scopre di dover ancora fare i conti con il passato.

In libreria e in tutti gli store online il nuovo romanzo di Fabrizio Casu, pubblicato dall’editore pavese Blonk. Una storia, come si intuisce già dal titolo “Tutto questo non può finire bene”, in cui l’autore sardo torna a raccontare di relazioni difficili, occasioni mancate, scartamenti improvvisi della fortuna.

Protagonista è Riccardo, un uomo che ha pessimi rapporti con la famiglia di origine e si trova a dover tornare a Nuoro, città in cui è cresciuto, per il matrimonio della sorella. Al suo arrivo scopre che l’unica persona a cui è davvero legato, la nonna paterna, è venuta a mancare. Comincia un fine settimana che lo costringerà a realizzare che la sua vita ha preso una strada definita e praticamente impossibile da cambiare.

“Come spesso capita nelle mie storie, il libro parla del riuscire a trovare il proprio posto nel mondo – spiega Fabrizio Casu – affrontando tutta una serie di ostacoli, primo tra tutti noi stessi, e cercando di accettare ciò che non possiamo cambiare”. L’idea è nata da un viaggio in auto, in cui l’autore rifletteva su quanto è cambiata la Sardegna in questi ultimi anni: “La Sardegna, terra in cui sono nato e cresciuto, torna a mostrarsi così come la conosco: vecchia e nuova allo stesso tempo, costantemente su una sottile linea di confine tra l’essere un luogo presente nel suo tempo e il non volere perdere tante delle sue caratteristiche che la rendono così unica. Mentre scrivevo, mi sono accorto come sia cambiato il mio rapporto con essa: dal viscerale odio-amore che mi permeava ai tempi del mio primo libro “Fine della corsa” a ora, dove sento fortissimo il suo richiamo e, quando ci vado, ho come la sensazione di ritrovare le mie radici e provo anche un forte senso di appartenenza e di affetto”.

Fabrizio Casu nasce a Sassari nel 1976; cerca di evitare di diventare grande, ma fallisce. Si ritrova a vivere a Valencia, dove con la sua compagna cresce nel peccato una bambina. Ha scritto un sacco di cose, ma ancora non è sicuro di avere finito le cose da dire. Con Blonk ha pubblicato Fine della corsa (2012), Di sesso d’amore e altre sconcezze (2013) e Nessuno più scrive belle canzoni (2015).

Blonk editore nasce a Pavia nel 2011. Pioniere nel campo dell’editoria digitale, dal 2015 pubblica anche libri di carta. Da sempre predilige narrativa e saggistica “di confine”, in grado di restituire mondi, vicende e prospettive lontane dal convenzionale.