Carlotta Fruttero “Alice ancora non lo sa”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Carlotta Fruttero in questo suo primo romanzo torna a Roccamare, inevitabilmente aggiungo: luogo simbolo di un periodo felice della letteratura e della cultura di casa nostra che qui ebbe contatti con artisti e scrittori e pittori e registi e musicisti, sia italiani che stranieri, come racconta egregiamente Alberto Riva nel suo splendido romanzo-saggio L’ultima estate a Roccamare, un testo che ho avuto il piacere di leggere e che ho apprezzto molto, non solo per nostalgia, ma perché sicuramente il miglior libro che ho letto ultimamente. E Maria Carla, la Carlotta figlia di Fruttero, che proprio qui insieme a Lucentini aveva scritto uno dei gialli più significativi, così fuori genere, così piacevole e interessante: Enigma in luogo di mare, non poteva sfuggire al fascino essendoci cresciuta e vivendoci ancora stabilmente: i periodi magici ci formano e ci lasciano quell’atmosfera dentro, pertanto Roccamare è luogo ma anche personaggio.

Il titolo inoltre scelto dall’autrice richiama un tema preciso: Alice ancora non lo sa, ricorda Alice non lo sa, il titolo della bella canzone di de Gregori, datata 1973, in cui il mondo di Alice è realtà e anche fantasia.

Ma vediamo più da vicino il romanzo di Carla Fruttero che vive stabilmente in questa villa a Roccomare. Il raccontato si sviluppa attraverso due voci narranti, entrambe in prima persona. Così che Caterina Soffici (La Stampa 16 luglio 2024) scrive: “Questo romanzo mischia in maniera molto contemporanea fiction e non fiction […] una parla in corsivo ed è la voce più reale, quella più vicina alla vera Carlotta […] poi c’è la voce di Alice […]dove finisce la realtà e inizia la finzione è sempre una questione delicata” […]

Ma veniamo alla trama.

Alice sta per perdere la casa di famiglia per una serie di scelte che hanno contraddistinto gli ultimi dieci anni della sua vita quando si è lasciata andare ai sentimenti e si è innamorata di Lui, un senza nome nel romanzo. Lei cederà alle sue lusinghe, ha quaranta anni e lui la fa sentire ancora desiderata. Ma è alto il prezzo da pagare: è un ingannatore che dopo pochi anni si manifesterà portandola a perdere ciò a cui tiene di più

E la voce non in corsivo racconta

“Questa non è una casa qualsiasi, un patrimonio immobiliare da sfruttare in caso di bisogno, ma un capitale umano di inestimabile valore che racchiude l’intera esistenza dei miei genitori, il loro lavoro, i loro sacrifici, le loro speranze, i loro successi, i loro sogni.
Ogni angolo, ogni oggetto, è un ricordo prezioso. La tazzina da caffè preferita da mio padre, la siepe di pitosfori dietro cui mi nascondevo per sfuggire alle sgridate della mamma, lo sgabello della cucina su cui mi inchiodava per farmi ripetere le tabelline, e poi ancora le corse intorno a casa inseguita da papà trasformato in un terrificante “mostro”, le uova di Pasqua nascoste tra i cespugli, il prato disseminato da gavettoni e palloncini colorati durante le feste dei miei figli e dei loro innumerevoli amici”.

È pronta quindi a lottare

“Poteva agire diversamente? È stata tutta colpa sua? Eppure amore c’è stato, non è accaduto tutto invano se ora Alice ha il coraggio di ripercorrere il cammino che l’ha portata fino a qui; un cammino segnato da ricordi dolorosi ma che le consentirà di diventare più consapevole e forte. Una scrittura nitida e sincera, un romanzo avvincente che racconta come una donna possa emergere da qualsiasi dirupo se ha buone ragioni per farlo”.(da Libri Mondadori)

“Il racconto diventa vorticoso, la voce in corsivo sparisce […] e Carlotta Fruttero fa un’operazione di scavo e redenzione di cui Alice non sarebbe stata capace” (da Caterina Soffici “Un amore sbagliato in casa Fruttero, la storia vera di un’Alice inventata” da La Stampa, cit.)

Matteo Bussola “La neve in fondo al mare”, presentazione di Salvina Pizzuoli

– Scoprire la profondità della tristezza di un figlio, a neanche sedici anni, è come trovare qualcosa in un posto in cui non te lo saresti mai aspettato. In cui proprio non dovrebbe esserci.
– Che vuoi dire?
– Tipo, non so. Come trovare la neve in fondo al mare.
(dal Catalogo Einaudi)

In questo  suo ultimo romanzo Bussola indaga uno dei nodi del nostro tempo: genitori e adolescenza. Se quello di genitore è sempre stato un mestiere difficile, oggi lo è ancora di più, troppe le “voci” che partecipano alla formazione dei nostri giovani e spesso in contraddizione tra loro. Si potrebbe pensare che più voci possano contribuire e alleggerirne la crescita guardandola da tanti punti di vista, ma non è così. Bussola centra il problema facendo della voce narrante quella di un padre all’interno di una struttura ospedaliera che si pone domande di fronte ad una situazione sconvolgente e inattesa

Per raccontare questa storia dovrei partire dall’inizio. Se solo sapessi quale scegliere fra i tanti.
Magari, prima di soffermarmi sugli eventi che ci hanno portato fino a qui, potrei provare a dire due parole su di me. Una specie di breve ritratto. Anche per ricordarmi chi sono, in questo posto in cui è facile sentirsi ridotto a una singola funzione.[…]
Mi chiamo Caetano Bernardi e ho quarantanove anni. Sono un ingegnere, un marito, il papà di un adolescente e di due bambine.[…]
Il mio lavoro è capire come fare affinché le cose stiano in piedi.
Entrare nel gioco di spinte e controspinte, calcolare le sollecitazioni sopportabili da una struttura, il suo carico massimo sostenibile. […]Il carico massimo sostenibile cambia a seconda del materiale che consideri. A parità di spessore, un solaio in laterocemento porta quattrocento chilogrammi al metro quadro, uno in calcestruzzo armato seicento e passa, un solaio in legno ne tiene la metà, ma in compenso è piú elastico.
Funziona cosí anche con le persone, la vita è una gara di resistenza alle deformazioni e agli urti.
Non tutti vi reagiscono allo stesso modo. Ma il vero problema è che, quando si tratta di persone, non esistono regole matematiche universalmente valide. Ognuno di noi è un impasto unico che c’entra solo in minima parte con la biologia, e ha a che fare principalmente con la propria storia, con il periodo in cui si vive, con la maniera in cui si riesce ad adattarsi oppure a ribellarsi allo sguardo degli altri. L’umano è un materiale che muta le caratteristiche meccaniche nel tempo, attraverso crepe o fenditure spesso difficili da scorgere, a volte addirittura sotterranee. Per vederle servono occhi attenti, desiderio di conoscere, capacità di mettersi in discussione e nessuna soluzione pronto uso.
Ecco perché Tommy e io siamo qui.

E più avanti precisa

La perdita di peso, da tre anni all’incirca, è la punizione ossessiva che nostro figlio si infligge.
Gli psichiatri, in reparto, mi hanno detto che è l’unica maniera che gli fa sembrare di mantenere il controllo sul suo corpo, dunque sulla sua vita. Ecco perché è una patologia sempre piú diffusa, anche fra gli adolescenti maschi.
– Farsi del male è un modo per avere un controllo? – ho chiesto la prima volta che siamo stati in questo posto.
– Farci del male è la prima forma di controllo che abbiamo tutti, – mi ha risposto il dottore.

In una recente recensione (La Stampa 7 giugno 2024) Francesco Zani scrive ambientando il raccontato ed enucleando il tema

La nave in fondo al mare è un libro che non ha luogo – la scenografia è minimale, fatta tutta di camere d’ospedale vissute con le luci bianche accecanti e di rumori di macchinette del caffè automatiche annacquate di malinconia – ma sopravvive dentro a uno spazio senza confini, quello tra il padre Caetano e il figlio Tommaso ricoverato perché soffre di anoressia nervosa”.

E a conclusione una notazione interessante

“Nella struttura orizzontale della narrazione se ne nasconde anche una verticale, brevi capitoli d’infanzia scritti con la nota del tu, una seconda persona delicata e sognante, un appello, una lettera, un lungo diario che ci ricorda Io resto qui di Marco Balzano per l’atmosfera e il senso nostalgico di perdita. Una perdita in questo caso non materiale ma simbolica con Bussola che lotta e si sbraccia contro lo scorrere del tempo nel punto di vista di un padre che si guarda indietro e si accorge che ormai Tommy è diventato grande e soffre di qualcosa di imparabile anche con tutto l’amore del mondo. Sarebbe stato bello ce ne fossero stati ancora di più di questi squarci nel passato, dai colori pastello e l’anima vintage, come mettere dentro un videoregistratore qualche vecchio vhs delle vacanze estive degli anni Novanta”.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Il rosmarino non capisce l’inverno

Mezzamela. La bellezza di amarsi alla pari

Un buon posto in cui fermarsi

Le novità Voland di Luglio 2024

 Iva Pezuashvili                     La Discarica 

“…e per quanto fossero sgargianti i colori delle vernici con cui ricoprivano le facciate dei palazzi sovietici e per quanti strati di asfalto stendessero sul suolo zeppo di morti, il tanfo era sempre lì. Era lì e regnava.”

Voland

9 aprile 2017, giornata di commemorazione nazionale a Tbilisi, Georgia. Gheno, eroe nazionale decorato dal presidente, trascorre con indolenza le giornate davanti    
alla tv a fare scommesse sportive. Mila, la moglie, lavora in un centro estetico e cerca di progettare un futuro senza di lui. E poi ci sono i due figli della coppia: Zema, arruolata nelle forze dell’ordine, che si è fatta    
le ossa in una società misogina e xenofoba, e Lazare, un adolescente appassionato di  hip-hop che guadagna qualche spicciolo facendo consegne a domicilio…    
Un romanzo che si svolge nell’arco di ventiquattr’ore dove i conflitti familiari si scontrano con i fantasmi del passato, sullo sfondo di una società in trasformazione.

Nato nel 1990, IVA PEZUASHVILI è uno scrittore, sceneggiatore  e autore televisivo georgiano. Dopo la laurea presso lo Shota   Rustaveli Theater and Georgia State Film University, nel 2014   ha esordito in narrativa con una raccolta di racconti, a cui ha fatto seguito nel 2018 il primo romanzo, selezionato per tutti i principali premi letterari georgiani. Con La Discarica –il suo secondo romanzo, tradotto e pubblicato anche in Francia e in Grecia– si è aggiudicato  nel 2022 il Premio dell’Unione Europea per la Letteratura.

La traduttrice: Nata nel 1985 a Mestia (Georgia), RUSKA JORJOLIANI dal 2007  vive stabilmente a Palermo. Ha tradotto in italiano i racconti di Nodar Dumbadze (La Vita Felice 2021), i romanzi Il campo delle pere di Nana Ekvtimishvili (Voland 2022) e La sponda della notte di Daur Nachkebia (Giuliano Ladolfi Editore 2023).

Ivana Sajko Piccole morti

“…scritto nell’unico modo che conosco, girando nei meandri di ciò che mi fa più male e per cui non c’è aiuto…”

Un uomo viaggia in treno da una località sulla costa meridionale dell’Europa a Berlino. È uno scrittore fallito, un giornalista saltuario che dopo la fine di una relazione decide di partire e tornare nella città che ha segnato l’immaginario della sua infanzia. I suoi pensieri incedono al ritmo delle ruote sui binari mentre gli appunti che riempiono il taccuino intrecciano ricordi personali e riflessioni sull’odierna situazione europea, sulle disuguaglianze sociali, sulla violenza e sulle pratiche disumanizzanti a cui devono sottostare i migranti… Un testo magnetico dallo stile superbo, un romanzo fortemente ancorato all’attualità che distrugge l’idea illusoria che esista un posto migliore verso cui fuggire. 

Nata a Zagabria nel 1975 e attualmente residente a Berlino, 

IVANA SAJKO è scrittrice, drammaturga e performer. I suoi testi, tradotti in diverse lingue, hanno ricevuto numerosi riconoscimenti e le sue opere teatrali sono state rappresentate sui palcoscenici di tutto il mondo. Tra i suoi libri in italiano figurano la raccolta di testi teatrali noti come “Trilogia della disobbedienza” e il romanzo Rio Bar (Excelsior 1881, 2008).

La traduttrice: LISA COPETTI traduce narrativa e drammaturgia dalle lingue   serba e croata e insegna lingua e traduzione all’Università di Udine.. Per Voland ha curato la traduzione di Tanja Stupar Trifunović e Jelena Lengold. È membro di Eurodram, la rete europea dei traduttori teatrali. Nel 2008 ha vinto il Premio Estroverso.

Eleonora Lombardo “Sea Paradise”, presentazione

Due donne si apprestano a salire sulla Sea Paradise, una nave da crociera capace di regalare un’esperienza unica e travolgente a migliaia di passeggeri.  Tutto luccica, abbaglia, seduce, nelle cabine curatissime, tra i ponti a picco sull’oceano, nei giardini sospesi sull’orizzonte. Ma dietro il sogno dorato e abbagliante c’è il buio: tutti sanno che prima o poi, in questo o nel viaggio successivo, l’oscurità arriverà.( Nadia Terranova,dal Catalogo Sellerio)

Una crociera, su una nave di lusso, dove tutto è concesso e possibile, unico limite le regole fissate nel protocollo sottoscritto dai viaggiatori, tutti appartenenti ad una precisa fascia di età, cui è consentito un massimo di 10 viaggi completamente gratuiti…

Tutto troppo perfetto o no?

Si apre subito nell’esergo indicandoci il tema con una poesia di Robin Morgan dedicata alla vecchiaia: “La nuova vecchia”, questo il titolo la cui prima terzina recita

“ La donna vecchia non è mai per intero colei che crede
perché è anche sempre tutte quelle che è stata –
sebbene mai davvero la donna che gli altri erano certi di conoscere.

Per concludersi

[…]blande superfici.
di pelle – tese un tempo a tamburo, che chiede colpi
per risuonare – libere finalmente di capire, ora,
ciò che il cervello sa da sempre: l’intelligenza cresce nelle rughe.

 In questo romanzo distopico ambientato in futuro non precisato ma perfetto anch’esso:  l’umanità è riuscita a combattere i suoi mali peggiori, come ad esempio l’emergenza climatica che tanto ci affligge, e dove un “bene comune” è un bene in cui credere; unico prezzo da pagare, quello delle Regole, durissime e una crociera forse senza ritorno. E così le due amiche di lunga data, diverse, ma unite, Amanda e Elvira, s’imbarcano perché non è possibile accettare altre strade fuori dal Protocollo se non difficili da percorrere.

“All’imbarco si occupa di noi un Impeccabile di nome Maurice, ha un sorriso seducente, illuminato come la sua uniforme.[…] è compiacente, ci fa sapere che alla reception, dentro la pancia brulicante di attività della Sea Paradise ci aspetta Thyco, il nostro impeccabile personale”

E più avanti è Thyco ad illustrare l’incredibile realtà sulla Sea Paradise che le aspetta “parla delle attività, dei massaggi con le pietre calde, dello yoga meditativo, “Non vi annoierete mai” continua a ripetere”…

E poi c’è subito Achille, così chiamato da Elvira per i suoi talloni scoperti dentro i sandali, come ha notato mentre sono in coda all’ingresso, che si manifesta sfacciato in accappatoio bianco e con una bottiglia di champagne e declama versi che Elvira riconosce subito senza citarne l’autore, ma riconoscibili anche per il lettore, sono di Johon keats, tratti da Ode su un’urna greca, una lirica romantica il cui tema lega arte, bellezza e verità, nel passato nel presente, senza tempo.

Ma non è l’unico viaggiatore che il lettore imparerà a riconoscere: personaggi protagonisti di questo viaggio particolare, tanti e ciascuno con le proprie peculiarità.

E la nave va…

Eleonora Lombardo è laureata in greco antico e ha conseguito il master in Teoria e tecnica della narrazione presso la Scuola Holden di Torino. Ha lavorato come autrice in Rai e per il teatro. Giornalista, scrive di cultura e tiene corsi di scrittura creativa. Ha pubblicato vari racconti e il romanzo La disobbedienza sentimentale (2019).

Ivan Cavallari “Scenari sinfonici su un palcoscenico immaginario”, Praxis Edizioni

“Scenari sinfonici su un palcoscenico immaginario” è un’affascinante fiction letteraria in dodici atti, che arricchisce ulteriormente il panorama della letteratura contemporanea.

Non è solo una storia da leggere, ma un’esperienza da vivere, un viaggio attraverso le emozioni che solo la grande letteratura può offrire.

L’autore intreccia in modo sublime elementi di realtà e fantasia, trasportando il lettore in un mondo dove la vita e l’arte si fondono in un racconto unico ed emozionante.

“Scenari sinfonici su un palcoscenico immaginario” rappresenta una lettura imperdibile per chi desidera immergersi in un racconto avvincente e ricco di significato, con un finale “A sipario chiuso” da non perdere!

Sinossi del libro

L’autore con quest’Opera intende rappresentare le complessità del passato, del presente e del futuro. Prendono corpo storie imprevedibili, racchiuse nella nebulosità dei sogni e dei fantasmi del passato. Lucignolo sotto mentite spoglie Gaspare della Mora è il protagonista di questa fiction letteraria in cui l’autore, lungo dodici scene, conduce i lettori attraverso un viaggio immaginario.
Non mancano intricati colpi di scena, come l’improvviso cambio di nome in Federico del protagonista, lutti inattesi, amori velati e trasgressioni.
Arricchisce l’opera, inoltre, un originale post-scriptum sotto forma di omaggio all’amicizia del personaggio chiave.

Ivan Cavallari, biografia

Ivan cavallari, bolzanino classe 1964, dopo una lunga carriera di ballerino professionista e coreografo, oggi riveste il prestigioso ruolo di Direttore artistico del “Les Grands Ballet Canadien” a Montreal. Da qualche tempo si dedica con passione anche alla nobile arte della scrittura.


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La fiction letteraria “Scenari sinfonici su un palcoscenico immaginario” di Iva Cavallari, edito da Prixas Edizioni, è disponibile su https://praxis.bz.it/it/prodotto/scenari-sinfonici-su-un-palcoscenico-immaginario-2/
Praxis Edizioni Verlag, dal 1980, si dedica con passione alla promozione della cultura, convinta che essa debba essere accessibile a tutti.
Specializzata nella pubblicazione di libri e nell’editing, la casa editrice si impegna a offrire opere di qualità che arricchiscano il panorama letterario.

La strategia di comunicazione della casa editrice è affidata a Sara Servizi Editoriali.

I PRIMI DUE TITOLI DI AZÙCAR, la nuova Collana ideata e diretta da Davide Barilli

Per scoprire l’altra faccia di Cuba

«Volumetti da “bolsillo” (da tasca) che presentano al lettore italiano una Cuba inedita, al di là di ogni ideologia o contro ideologia, attraverso le storie di autori per nulla o poco conosciuti nel nostro Paese. Pubblicheremo libri di scrittori viventi, di varie generazioni, allo scopo di dare una panoramica dell’attuale narrativa cubana. In tale ottica, oltre a individuare titoli e autori fra scrittori consolidati, vincitori dei più importanti premi, faremo una sorta di scouting indirizzato a giovani esordienti.» Davide Barilli

Ariel Fonseca Rivero

FINE DEL CAMMINO

Traduzione di Davide Barilli

OLIGO

Dolente e amara è la Cuba di Ariel Fonseca Rivero, trentottenne scrittore di Sancti Spiritus, nato e cresciuto nella periferia cubana dei tristi condomini in stile sovietico e delle basse case unifamiliari di cemento in cui alligna il microcosmo della sua Cuba quotidiana. Solitudini di donne che lottano, soffrono, si disperano. Coppie logorate dal tempo e dalla povertà, fragili eroi dalla vita complicata raccontati con una scrittura diretta e nitida, niente a che vedere con lo stile ridondante e pittoresco degli autori caraibici a cui siamo abituati. Una scrittura di sottrazione, quasi afona, prosciugata sulla scacchiera sporca della vita di una Cuba sempre più con il portafoglio vuoto.

ARIEL FONSECA RIVERO è nato a Sancti Spíritus (Cuba) nel 1986. Narratore e poeta, si è specializzato al centro di formazione letteraria Onelio Jorge Cardoso. Membro della UNEAC (Unione scrittori e artisti cubani), ha pubblicato i libri di racconti: … aquí Dios no está (Luminaria, 2010), Hierbas (La Luz, 2016), Ventana al mar (Luminaria, 2017), Do not disturb (Abril, 2021). Ventana al mar, premio Fundación de la Ciudad de Sancti Spíritus Fayad Jamís 2016, è uscito in Italia nel 2020 per Ensemble con il titolo Finestra vista mare.

Nelson Pérez Espinosa

LAGGIÙ DOVE BRUCIA IL FUOCO

Traduzione di Davide Barilli

OLIGO

I racconti di Nelson Pérez Espinosa ci immergono nell’atmosfera di un mondo sconosciuto ai lettori italiani. La Cuba della sua infanzia, lontana dall’Avana, immersa in un mondo contadino, di carbonai e pescatori della provincia di Camagüey. Storie che raccontano, tra leggenda e cronaca, vicende sorprendenti, in un contesto naturale in cui la violenza dello scenario si interseca a vicende sentimentali piene di dolcezza. Attraverso il suo realismo magico-rurale, l’autore ci fa conoscere, con la sua voce epica, un mondo molto lontano dal realismo urbano e dai suoi scenari ormai saturi.

Nelson Pérez Espinosa (La Habana, 1982) è coordinatore del gruppo “Generación Ariete” e del suo gruppo letterario “La Mazorca”. Dal 2015 dirige l’“Evento Nazionale Itinerante di Rock e Letteratura”. È sceneggiatore e conduttore del programma radiofonico “Escritos con Guitarra”. I suoi racconti, fumetti, articoli sono stati pubblicati a Cuba, Argentina, Colombia, Spagna, Germania e Stati Uniti. Allí donde el fuego arde ha vinto il “Premio David” nel 2023. La sua storia Ellas No Quieren Singar appartiene all’antologia Ariete: la più giovane narrativa cubana (Guantanamera), vincitrice dell’“International Latino Book Award 2019”.

Miran Bax “Notte isterica”, Morellini Editore

 Una storia di violenza e razzismo liberamente ispirata a un fatto di cronaca che ha sconvolto Torino nel 2011

Collana Riflessi diretta da Sara Rattaro e Mauro Morellini
in libreria dal 7 giugno
Morellini editore

L’isteria è un atto di eccitazione incontrollato e quello che è successo la notte del 10 dicembre 2011 è proprio questo. Un’escalation di azioni violente di decine di persone che si accaniscono contro baracche e roulotte dei nomadi senza sapere perché lo fanno e senza fermarsi fino a quando tutto è andato a fuoco.  

Il fatto: Torino 2011. Baracche e roulotte rom date alle fiamme: è finita così, con un campo nomadi incendiato, la fiaccolata organizzata a Torino per esprimere solidarietà alla ragazzina di 16 anni che ha denunciato di essere stata violentata da due zingari mentre stava facendo rientro a casa. Una violenza che, però, non è mai avvenuta: in serata, infatti, la presunta vittima dello stupro, davanti ai carabinieri del Comando Provinciale del capoluogo piemontese, ha ammesso di essersi inventata tutto di sana pianta e ha confessato di aver avuto un rapporto sessuale con un ragazzo (circostanza confermata dagli esami medici effettuati). Una bugia da cui parte la storia che Miran Bax racconta.

Ispirato a un fatto di cronaca torinese che nel 2011 ha fortemente scosso l’opinione pubblica nazionale, questo romanzo si snoda attraverso i racconti in prima persona di quattro personaggi. Mara ha sedici anni, è innamorata di Giuseppe e racconta la tanto attesa “prima volta”. Quando confida al fratello Giacomo di essere stata stuprata da due zingari, lui e alcuni amici organizzano una fiaccolata di solidarietà, con l’idea di radere al suolo il campo nomadi. E mentre Debora, che ha assistito all’incendio dalla finestra di casa, deve fare i conti con la sua salute psichica, Steve, originario dell’Albania, mette in dubbio la sua appartenenza al gruppo e ne rinnega l’operato. Ma la voglia di andare via e di ricominciare è soffocata dalla paura di restare solo in un luogo in cui egli stesso è uno straniero. Notte isterica è una lucida analisi del mondo contemporaneo, spietato, razzista e sempre pronto a giudicare.

Dichiara l’Autore: «Ho deciso di raccontare questo episodio per la violenza con cui hanno reagito i cittadini che sono arrivati addirittura ad impedire l’intervento dei vigili del fuoco per spegnere l’incendio. Mi ha colpito molto che il fatto sia avvenuto a Torino, che in quegli anni sembrava essere la città dell’accoglienza per eccellenza. Adesso vivo a Belluno ma Torino è la mia città e sono sempre coinvolto da quello che vi succede. Da genitore mi ha colpito anche quanto possano incidere sui nostri figli gli obblighi e i divieti che gli imponiamo e quanto spesso siamo accecati dalla volontà di indicargli la “strada giusta ” senza ascoltare quello che vogliono veramente

Incipit 

«Passo tutto il tempo che riesco alla finestra. Quando ho finito i mestieri di casa e non vado a passeggiare, me ne sto lì davanti. Leggo e pulisco le mie marionette, sul tavolino vicino alla finestra, e da quella finestra ho visto tutto. C’era un sacco di gente in strada, tutti gridavano: bruciamo tutto e qualcuno aveva lanciato delle bombe incendiarie mentre altri appiccavano il fuoco e le fiamme andavano alte nel cielo e le sentivo scoppiettare. Il fumo era nero e denso e saliva gonfiandosi e mischiandosi alle nuvole. Era spaventoso. Io ho visto ogni cosa e volevo chiamare mio padre ma non riuscivo a urlare e nemmeno a muovermi e guardavo quei barbari assalire il campo nomadi mentre tutto continuava a bruciare. Adesso ho paura di uscire anche di giorno ma non posso dirlo ad alta voce. “Vai a passeggio e non perdere le buone abitudini che non ti succede niente”, s’incavola mia madre e a me fa rabbia perché non mi capisce: “Mamma, come faccio a stare tranquilla dopo quello che è successo?” E allora esplode il finimondo, lei comincia a urlare e ad agitare la mano destra verso il cielo: “Adesso il quartiere è più sicuro di prima. Vai fuori e smettila di preoccuparti per niente”. Però io non sono tranquilla, lei parla perché non ha visto niente, ha solo sentito quello che le ho raccontato io e quello che le hanno riferito le amiche e i vicini di casa. Allora mi sento offesa e mi arrabbio e provo a far­le capire come stanno le cose veramente: “Tu parli solo perché non hai visto niente, perché te la dormivi della grossa e poi al mattino ti sei svegliata bella riposata ed era tutto come gli altri giorni”, urlo più forte che posso».

Miran Bax, pseudonimo di Massimo Anania, nasce nella nebbiosa periferia di Torino, vive e lavora a Belluno. Nel 2018 pubblica il romanzo Autostop per la notte (Miraggi edizioni) che arriva in finale al premio “Prunola” 2019 e riceve la menzione d’onore al premio “Tre colori” 2021. Nel 2020 pubblica il romanzo Tutto l’amore che manca (Miraggi edizioni). Nel 2021 vince il premio letterario Raccontami In 25 Parole per il “racconto più significativo”. Nel 2023, con lo pseudonimo Miran Bax vince il premio letterario Raccontami In 25 Parole per il “racconto più originale”.


Silvio Governi “La lista di Greta”, recensione di Antonia del Sambro

Les Flâneurs Edizioni 

Quanto conosciamo i nostri figli adolescenti?

Greta è una figlia unica sedicenne, suo padre Antonio è un ispettore di polizia e sua madre un’infermiera. La sua amica del cuore Viola è per lei una sorella sin dall’infanzia, ma da qualche tempo nelle maglie strette del loro legame si è inserita Giulia, una ragazza tanto carismatica quanto irrequieta. Il trio concepisce un proposito, ovviamente segreto: stilare una lista di dieci desideri da realizzare insieme, a qualsiasi prezzo.[…](da Les Flâneurs Edizioni )

Nel 1998 un efferato fatto di cronaca scosse coscienze, famiglie e un intero territorio italiano. Le protagoniste erano tre studentesse dell’ultimo anno delle superiori. Una di loro morì tragicamente e di quella morte premeditata e insensata parlarono a lungo giornali e televisioni. Silvio Governi ne La lista di Greta partendo da questo doloroso e tragico evento costruisce un romanzo attuale e “personale” dove i differenti piani di lettura e di azione danno vita a un lavoro letterario di grande pathos e pura originalità.

C’è il giallo della scomparsa di una giovane donna, la rete sottile e impenetrabile di bugie che circonda questa scomparsa, la vita precedente della protagonista, ovvero quella di una ragazza brillante, educata, ambiziosa e gentile il cui unico errore è stato fidarsi delle persone a lei più vicine e più care e la tragicità del Male che quando assume le forme più inspiegabili finisce con l’essere inevitabilmente banale.

Governi però va oltre lo spunto di cronaca vera e di narrativa di genere e affianca una sottonarrazione da young adult dove le colpe apparenti di genitori fragili e determinati allo stesso tempo sono il pretesto autoriale per raccontare di una società profondamente malata e sola dove ognuno sembra essere sul cuor della terra trafitto da un raggio di odio.
Vendetta, premeditazione, solitudine, invidia, superficialità e odio, tanto odio represso e abilmente nascosto, questo racconta La lista di Greta che è oltre un noir, oltre un giallo, oltre un saggio sui rapporti genitori-figli nella società 2.0.

La scrittura di Silvio Governi è precisa, minuziosa e facile, nel senso più positivo del termine perché nonostante il tema e l’articolata trama questo è un romanzo che si legge tutto di un fiato. Ed è la vera novità di genere di questa primavera 2024.   

Silvio Governi, classe 1967, è un regista romano. Nel 2014 il suo cortometraggio Ad esempio, interpretato da Vinicio Marchioni e Sabrina Impacciatore, è stato candidato al David di Donatello. Con Piemme ha pubblicato il romanzo Domani arriva veloce. (da Autore, Les Flâneurs Edizioni )

Melinda Moustakis “150 acri”, presentazione

Traduzione di Marco Bianco e Ilaria Oddenino

Alaska, 1956. Marie, poco più che adolescente, si trova a Anchorage, sulla Baia di Cook, in visita a sua sorella più grande, Sheila,  che vive lì con il marito Sly. Quando nell’unico locale della zona, il Moose Lodge, il suo sguardo incontra quello di Lawrence, il giovane uomo le si avvicina e le dà un pezzetto di carta su cui ha scritto solo due parole: 150 acri. Lei, a sua volta, risponde con l’indirizzo del trailer dove é ospite di Sheila. Pochi giorni dopo, Lawrence e Marie, quasi senza conoscersi, decidono di sposarsi e raggiungono i 150 acri di lande selvagge  per farne insieme la propria casa. Per Lawrence costruire una casa e fare una famiglia con Marie significa cercare di non sentirsi più estraneo a ogni cosa che lo circonda; per Marie quella terra e il matrimonio con Lawrence rappresentano la fuga dal futuro vuoto e il sogno di una vita migliore.[…](da Edizioni Atlantide)

Ispirato a una storia vera legata alla figura dei nonni materni, Melinda Moustakis racconta l’Alaska, uno degli ultimi territori diventati Stato degli USA, nel 1959.

I protagonisti: Lawrence è un veterano di guerra coreano di 27 anni del Minnesota. Marie ha 18 anni e viene dal Texas in visita alla sorella e al cognato ad Anchorage. Si incontrano al  The Moose Lodge e quando Lawrence consegna a Marie un foglietto di carta con scritto “150 acri” decidono di incontrarsi la notte successiva quando lui le propone “Sai cosa ho e cosa ho da offrire”.
Si sposano e vivono situazioni davvero difficili: un vecchio autobus malandato li ospita mentre Lawrence costruisce una capanna, quindi una gravidanza, l’incontro con un grizzly e un  territorio selvaggio intorno a loro…

Il romanzo si ambienta tra il 1956 e il 1959. La grande attrattiva per nonno Lawrence, come il nome del protagonista, proprio i 150 acri che danno il titolo all’opera. Nella realtà il nonno si era trasferito in Alaska dal Minnesota, spinto dalla miseria in cui versava la famiglia, e costruì, insieme alla moglie, conosciuta e sposata dopo poche settimane, a Point Mackenzie, una fattoria in Alaska appunto quando ancora non era uno Stato ma un territorio senza infrastrutture: una vita dura e senza comodità con l’acqua da trasportare e un forno a legna per cucinare, animali feroci e isolamento, in un paesaggio ghiacciato; due sconosciuti alle prese con se stessi e con la vita che hanno scelto di intraprendere nella ricerca di un’esistenza migliore.

Nata in Alaska, Melinda Moustakis (Fairbanks, Usa, 1982) è cresciuta in California. Il suo libro di esordio, la raccolta di racconti (University of Georgia Press, 2011), ha vinto vari premi tra cui il Flannery O’Connor Award. Uscito all’inizio dell’anno scorso per Flatiron Books, 150 acri è il suo primo romanzo tradotto e pubblicato in Italia da Blu Atlantide (da Atlantide Edizioni)

la Quarta di copertina

Doreen Cunningham “Il canto del mare”, presentazione

Traduzione di Duccio Sacchi

In autunno le balene grigie si trasferiscono dall’oceano Artico alle lagune costiere del Messico per partorire. Alla fine dell’inverno mamme e cuccioli intraprendono il viaggio di ritorno insieme. A seguire la loro straordinaria migrazione ci sono Doreen e il suo bambino Max.

Tra memoir e nature writing, esplorazioni avventurose e importanti riflessioni sullo stato del nostro pianeta e ciò che sta portando alla sua distruzione, Il canto del mare è un’emozionante storia vera di coraggio e resilienza.(Dal Catalogo Einaudi)

Era il 2008 quando la Cunnigham decide di seguire il percorso più lungo che un cetaceo possa compiere per svernare: una decisione sofferta per lei che sta attraversando un periodo abbastanza pesante della propria vita di donna e di giornalista della BBC; ha dovuto lasciare Londra, il suo lavoro, la sua vecchia vita. Ora, dopo una battaglia estenuante per ottenere l’affidamento del piccolo Max, è relegata in una casa rifugio sull’isola di Jersey per donne-madri single e senza un soldo. Ma una nuova forza la spinge ad imitare le madri balene e partire con Max, anche se ha solo due anni. Un viaggio avventuroso ma anche pieno di conseguenze positive: un memor, un rapporto forte con il figlioletto, una riflessione sui danni che l’uomo sta provocando al pianeta.

E in questo testo avvincente si racconta

Stralci dal Prologo

Il vento mi bagna il viso di spruzzi. L’acqua scivola contro i fianchi del nostro piccolo peschereccio che esce fremente dal porto, in un’alba che sparge bagliori di fuoco sopra e sotto l’orizzonte. Max, il mio bambino di due anni, è davanti che «aiuta» a pilotare. Conosco lo skipper, Chris, da appena dodici ore. Abbiamo preso a nolo un papà, un uomo che conosce il mare, e che forse può aprire una porta in questo oceano geloso dei suoi segreti. Oggi è la nostra ultima possibilità perché le cose girino per il verso giusto. Non posso fare altro che fidarmi di questo generoso sconosciuto, abbandonarmi al vento e all’acqua e tenere gli occhi fissi sulle onde, esaminando ogni curva, ogni rollio, ogni gorgo, ogni increspatura.[…] Non ho piú fede nella mia idea di seguire la migrazione delle balene grigie, non ho piú fede nelle balene e soprattutto non ho piú fede in me stessa. Volevo far vedere a Max le balene e i loro piccoli che percorrono insieme migliaia di chilometri, dalle lagune messicane della Baja California all’oceano Artico, e dimostrargli cosí che non c’era nulla al mondo di impossibile, che non esistevano ostacoli insormontabili, anche per noi due da soli. Ma ero io quella da convincere, e le cose non sono andate secondo i piani.[…] Il viaggio doveva aiutarmi a ricominciare. Per un po’ mi ha distratto, ma ora che volge al termine mi ritrovo davanti tutti i problemi da cui stavo fuggendo, l’intera lista dei miei fallimenti. Non ho saputo costruire per me e per Max una vita che fossi in grado di sopportare, non ho saputo guadagnare a sufficienza per mantenerci, non ho saputo tirare avanti come fanno tutti. In amore poi ho fallito in modo clamoroso e ripetuto, e ovviamente ho fallito soprattutto nel non rendermi conto di quanto fosse stupida l’idea di questo viaggio. Sono cosí stordita dai miei insuccessi che sento le gambe vacillare e mi aggrappo al bordo della barca, stringendomi forte con le mani al legno. […]Durante il viaggio ho imparato molte cose sulle balene grigie. Ogni volta che Max si addormentava mi mettevo a leggere.
Ormai lo so, siete creature uniche, straordinarie: sentinelle delmare, ingegneri dell’ecosistema, araldi del cambiamento climatico che si ripercuoterà su tutti noi. Ma dove cazzo vi siete cacciate? Come avete potuto tradire la mia fiducia?

E alla fine conclude il Prologo con le motivazioni profonde al viaggio

Mentre ero china sul computer, sul bordo del letto, di fianco a Max, sentii una voce, la voce di Billy, vicina e profonda, come se fosse seduto accanto a me, sulla banchisa in Alaska sette anni prima, a scrutare le balene.[…] Da quel momento avvenne tutto in fretta. Una corda calata dal cielo mi stava tirando fuori dalla finestra per portarmi di là dal mare. Il giorno dopo lasciai l’ostello e mi trasferii nella mansarda di un’amica. Ottenni un prestito, richiesi i visti. Seguiremo madri e cuccioli dal Messico fino in capo al mondo, spiegai a Max. Le balene nuoteranno e noi prenderemo l’autobus, il treno e la barca di fianco a loro.[…] Mi dissi che dalle balene avrei imparato di nuovo a fare la mamma, a perseverare, a vivere. Sotto sotto, segretamente, quello che desideravo era tornare nell’estremo nord dell’Alaska, nella comunità che mi aveva offerto rifugio nell’aspra bellezza dell’Artico, e da Billy, il cacciatore di balene che mi aveva amato.

E il viaggio ha inizio.

Nell’intervista con Brunella Schisa (Il Venerdì 19 aprile 2024) rispondendo alla domanda dell’intervistatrice circa il potere che hanno gli esseri umani di creare un cambiamento profondo e positivo e dare una svolta in tal senso alla vita sulla terra, ha risposto che ciascuno di noi potrebbe trovare il proprio eroe nel mondo naturale e che il suo è una balena grigia a nome Earhart: una sopravvissuta che ha scoperto una fonte alternativa di cibo al Krill di cui le balene grigie sono ghiotte. E conclude dicendo che sono  “i guro della gestione dell’ignoto”.

Un’avventura, una prova straordinaria di perseveranza, una storia coinvolgente.

Le mie grigie cirripedute sono qui. Sono loro, sono proprio loro, una mamma e una giovane balena, che si stanno
nutrendo insieme alle megattere. D’un tratto i tipici soffi a forma di cuore, le gobbe screziate di grigio e di bianco sono ovunque. Ce l’hanno fatta. Sono qui. Sono arrivate fin qui dal Messico, come noi.

DOREEN CUNNINGHAM è nata in Galles. Dopo gli studi di ingegneria, è stata ricercatrice per il Natural Environment Research Council e la Newcastle University prima di dedicarsi al giornalismo. Dal 2000 lavora per il BBC World Service, dove ha ricoperto vari ruoli, tra cui quello di reporter. Con Il canto del mare, il suo primo libro, è stata finalista dell’Eccles Centre & Hay Festival Writer’s Award e ha ottenuto il Giles St Aubyn Award della Royal Society of Literature.