
Con i colori dell’autunno e l’inizio della “vera”stagione per gli hiker, il nostro consiglio di narrativa di viaggio si rivolge ad un diario di viaggio bello e di grande impatto visivo.
Il Pacific Crest Trail è considerato da molti professionisti il più bel trail del mondo. Con il suo percorso lungo ben 4287 km inizia in Canada e arriva in Messico snodandosi attraverso la dorsale del Pacifico. Il Trail più spettacolare, è un vero inno alla gioia che celebra la varietà e maestosità della natura attraverso deserti, montagne rocciose, foreste, laghi, torrenti, clima, fauna e vegetazione completamente differenti.
Ce ne parla Lorenzo Barbiè, noto alpinista italiano e autore di numerose guide di alpinismo e scialpinismo, primo italiano ad averlo percorso integralmente. In poco meno di 5 mesi Barbiè attraversa 7 parchi nazionali, 41 zone protette, dal punto più basso tra Oregon e Washington, 70 mt, fino al punto più alto, 4421 dell’High Serra. Un diario di viaggio che non è “solo” il racconto di un’avventura ineguagliabile a contatto con natura e wilderness, ma anche l’esperienza umana di condivisione, con camminatori e non, accumunati da reciproca solidarietà e rispetto della natura, una fotografia di un’umanità “diversa e migliore”. Consigliato per una “boccata d’ossigeno” quando si è in affanno.
Vedi anche “A piedi nel Far West, il viaggio di Lorenzo Barbiè sul Pacific Crest Trail”
Il libro è disponibile presso la libreria On the road in via Vittorio Emanuele II, 32A rosso, a Firenze.

come tutti gli altri consigliati da Martina Castagnoli:
Alberto Bile “Una Colombia. Canzone del viaggio profondo”
Patrick Leigh Fermor “Mani. Viaggi nel Peloponneso”
Mjlienko Jergovic “Radio Wilimowski”
Vito Paticchia “Via della lana e della seta”

Ci sono molte destinazioni per perdersi ma poche città dove ci si senta dall’altra parte del mondo pur essendo relativamente vicini. Lisbona concentra in sè storie di popoli e di continenti, storie di

Cari lettori, di seguito una serie di romanzi che vi faranno viaggiare restando comodamente seduti a casa, in terrazza, sotto l’ombrellone… o dovunque vi piacerà leggere!




La Quarta di copertina con le foto del padule di Fucecchio di Enio Bravi
In un lontano 1938 un anziano professore polacco, vedovo e in pensione, decide di mettersi in viaggio con il figlio gravemente malato, dalla Polonia alla Croazia, alla ricerca di un albergo sperduto tra le montagne che, si dice, possa compiere il miracolo di guarire le ferite del corpo… e dell’anima. Contro ogni logica razionale, mentre soffiano già caldi i venti del conflitto mondiale alle porte, in un clima di generale sospetto e diffidenza verso lo straniero e il diverso, il professore, come fosse metafora di un mondo che si avvia inesorabilmente verso la catastrofe, proverà a cercare la salvezza del figlio e anche la propria. L’ultima gioia concessa, sarà quella di ascoltare i mondiali di calcio che si stanno disputando, grazie ad una rudimentale antenna costruita appositamente per l’occasione. Sarà riposta nell’eroico Wilimowski (calciatore polacco, di cui il titolo) che segnò ben 4 gol al glorioso Brasile, la speranza che “Davide” possa vincere “Golia“ e che si possa sovvertire l’ordine delle cose.
Una giovane donna francese, d’improvviso si rende conto di non essere più felice e decide di lasciare in tronco compagno, lavoro, paese e tutto quello che si aspettavano da lei (gli altri, se stessa, la società..?), per inseguire il suo desiderio di imbarcarsi su un peschereccio nei mari del nord per diventare pescatore, un mestiere rigorosamente e “necessariamente” maschile. Così inizia il viaggio di Lil, fuori e dentro di sé, nei gelidi mari dell’Alaska, alla ricerca di una vita nomade e libera, fuori dagli schemi imposti. Una prosa, asciutta, ruvida, priva di sentimentalismi, che rispecchia la condizione di esistenza/resistenza dei personaggi. Un romanzo d’avventura magnifico.