Lorenzo Lombardi Dallamano “E se Mandžukić e Nainggolan…”, NeP Edizioni

Un thriller a esagoni bianchi e pentagoni neri

Un libro potente e dalle tinte forti, carico di azione, intrighi e tensione.

Tutto ha inizio con la misteriosa sparizione della compagna del celebre opinionista sportivo Daniele Adani. I sospetti si trasformano rapidamente in una certezza inquietante: si tratta di un rapimento. A occuparsi del caso è Parigi, un ex investigatore caduto in rovina, disilluso e in bilico tra cinismo e rimpianto.
Trascinato suo malgrado nell’indagine, sarà costretto a confrontarsi non solo con la verità dietro la scomparsa, ma anche con i fantasmi del proprio passato.
Al suo fianco, la giovane e tenace ispettrice Vanessa Cojocaru, appena assegnata alla squadra mobile e vista con sospetto dai colleghi e per il suo essere fuori dagli schemi. Nonostante l’ambiente ostile, Vanessa si rivela una figura chiave in un’indagine sempre più intricata, in cui nulla è realmente come appare.

Sul palcoscenico di una città che potrebbe essere qualunque metropoli contemporanea, popolata da figure controverse, si innesca così una corsa contro il tempo, scandita da un implacabile countdown. Sette giorni sono il tempo che rimane alla donna rapita. Ogni capitolo segna un giorno che passa, aumentando la tensione e la disperazione. Inaspettatamente, a entrare in scena saranno due personaggi reali: Mario Mandžukić e Radja Nainggolan. I due calciatori noteranno un dettaglio sfuggito a tutti e il loro intervento darà una svolta inattesa a tutta la vicenda.

L’autore rivela padronanza, abilità descrittiva e sapiente utilizzo della tecnica narrativa. Il romanzo, impreziosito da una prefazione del giornalista sportivo Angelo Mangiante e da una presentazione dell’intramontabile Ornella Muti, si distingue per un linguaggio viscerale, ambientazioni cariche di atmosfera e un ritmo narrativo che non concede pause e stimola tutti i sensi.
Un giallo in pieno stile hard boiled, in cui i toni sono crudi e realistici, i personaggi taglienti e, pagina dopo pagina, la linea che separa giustizia e vendetta si fa sempre più sottile.

Lorenzo Lombardi Dallamano: sangue e parole, carne e pagine. Più di 200 canzoni scritte e quasi 1.000 articoli nell’ambito del cinema e della musica. E, nel cassetto, il sogno di scrivere un romanzo thriller, che si concretizza grazie al Covid, da lui definito il periodo più bello della sua vita.
Personaggio da 300k follower sui Social, con il nome de @il_rammaricato, ogni mattina giudica, critica, commenta tutto ciò che non gli sta bene, senza che nessuno gliel’abbia mai chiesto.

Augusto De Angelis “Il mistero di Cinecittà”, presentazione

Un poliziesco dal maestro dimenticato del giallo italiano

In ebook su Amazon e in cartaceo

Stralci dall’Introduzione a cura di Alessandro Ferrini

Nel panorama della narrativa poliziesca italiana tra le due guerre, Augusto De Angelis occupa un posto di rilievo per aver saputo fondere, con originalità e coerenza, il modello investigativo del giallo classico con una sensibilità tutta italiana per l’indagine psicologica, morale e sociale. Con De Vincenzi e il mistero di Cinecittà, pubblicato nel 1939, lo scrittore raggiunge una delle vette più complesse e affascinanti della sua produzione, offrendoci un romanzo che è al contempo un giallo rigoroso e un lucido ritratto della società e del costume dell’epoca.
Ambientato interamente a Roma, il romanzo si svolge in un contesto temporale estremamente concentrato – due giornate di novembre – ma si articola in una trama densa che scava nelle pieghe più oscure delle dinamiche umane e professionali che animano il mondo cinematografico della neonata Cinecittà.

La sinossi
L’azione si svolge a Roma, nell’arco di due sole giornate del novembre 1939, ma la rapidità temporale è solo apparente: nel breve lasso narrativo si condensano tensioni morali, colpi di scena, intrighi personali e segreti inconfessabili. Il romanzo ruota attorno all’assassinio del regista Vassilli Boldviski, figura tanto geniale quanto inquietante, il cui cadavere viene ritrovato nella sua abitazione, al centro di un intrigo che coinvolge attori, produttori e segretarie della neonata casa di produzione Acidalia Film, emblema di un cinema ambizioso, opulento e decadente.
Protagonista dell’indagine è, come sempre, il Commissario Carlo De Vincenzi, appena trasferito da Milano alla Questura romana. Uomo colto, silenzioso e riflessivo, De Vincenzi è forse il primo vero detective “intellettuale” della narrativa gialla italiana. I suoi metodi non sono quelli dell’investigazione forense, ma quelli dell’osservazione psicologica, della deduzione morale, del ragionamento profondo. La sua ricerca della verità non è solo volta a individuare il colpevole, ma a comprendere il movente, l’anima, il contesto che rende possibile il crimine.

Brevi note biografiche

Augusto De Angelis fu una delle figure più originali e significative della narrativa italiana tra le due guerre, nonché il vero pioniere del romanzo poliziesco moderno in Italia. Nato a Roma nel 1888, trascorse gran parte della sua vita professionale tra Milano e Genova, lavorando come giornalista per importanti testate come Il Resto del Carlino, Il Secolo XIX e La Stampa. Fu anche autore teatrale, traduttore e saggista. La fama di De Angelis è legata indissolubilmente alla creazione del Commissario Carlo De Vincenzi, protagonista di una fortunata serie di romanzi gialli pubblicati a partire dal 1935. Con De Vincenzi, l’autore offrì al pubblico italiano un investigatore colto, umano, malinconico e profondamente riflessivo, molto lontano dagli stereotipi del detective infallibile o cinico. I suoi romanzi si distinguevano per lo stile letterario elegante, per l’ambientazione fortemente caratterizzata e per l’attenzione ai moti interiori dei personaggi.A differenza della narrativa gialla coeva, spesso considerata “di evasione” e guardata con sospetto dal regime fascista , De Angelis seppe nobilitare il genere, trasformando l’indagine in uno strumento di esplorazione psicologica e sociale. La sua prosa, sobria ma incisiva, unisce l’introspezione all’ironia, la denuncia sociale all’indagine dell’animo umano. Proprio per questa sua tensione etica e intellettuale, De Angelis entrò presto in contrasto con il regime fascista. Nel 1943 venne arrestato dalla Repubblica Sociale Italiana per “antifascismo morale”. Detenuto nel carcere di San Vittore, subì un pestaggio da parte di una guardia e morì poco dopo, nel 1944, a soli cinquantacinque anni.

*******

I tre romanzi sono tutti corredati da ampie pagine introduttive e note a cura di Alessandro Ferrini ed evidenziano la figura dell’autore, la storia personale e della sua opera, lo stile.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri: i link alla presentazione degli altri due romanzi della serie

De Angelis “Il Do tragico”

De Angelis “La barchetta di cristallo”

Augusto De Angelis “Il Do tragico”, presentazione

In ebook su Amazon e in cartaceo

Il volume è corredato da ampie pagine introduttive e note a cura di Alessandro Ferrini che evidenziano la figura dell’autore, la storia personale e della sua opera, lo stile.

Dall‘Introduzione a cura di Alessandro Ferrini

Pubblicato nel 1935, Il do tragico è uno dei capolavori del giallo italiano firmato da Augusto De Angelis, pioniere del genere nel nostro Paese, con protagonista il commissario Carlo De Vincenzi. L’opera è ambientata nel mondo della lirica, tra passioni, intrighi e atmosfere cariche di tensione. Il titolo gioca su un doppio senso: la nota musicale “do” si trasforma in simbolo di un destino oscuro.
De Vincenzi, investigatore umano e riflessivo, si muove in una Milano densa di nebbia e mistero, in un’indagine che è anche un viaggio psicologico nel dolore, nella colpa e nella solitudine.
Il romanzo intreccia l’introspezione con l’enigma, la musica con il crimine, la verità con l’ambiguità. Accanto alla suspense, emergono temi profondi e una critica velata al conformismo culturale del tempo, in pieno regime fascista.
De Angelis dimostra qui una capacità unica di nobilitare il romanzo poliziesco, fondendo rigore investigativo e lirismo narrativo. Il do tragico è più di un giallo: è un’opera d’arte letteraria, un classico intramontabile che ha aperto la strada al noir italiano moderno.
[…]Così, come in una composizione musicale, i capitoli si succedono come movimenti di un’opera drammatica, in cui l’indagine del commissario De Vincenzi si intreccia con le armonie e le dissonanze di un mondo teatrale, fatto di apparenze, di passioni esasperate e di silenzi carichi di significato.
De Angelis costruisce quindi un romanzo che si legge come si ascolta una sinfonia tragica: ogni capitolo è un tempo della narrazione, ogni personaggio una voce solista o uno strumento dell’orchestra, ogni indizio una nota che compone la melodia finale della verità. La musica, con la sua capacità di esprimere l’indicibile, diventa la chiave simbolica attraverso cui comprendere il senso più profondo del mistero.

Augusto De Angelis fu una delle figure più originali e significative della narrativa italiana tra le due guerre, nonché il vero pioniere del romanzo poliziesco moderno in Italia. Nato a Roma nel 1888, trascorse gran parte della sua vita professionale tra Milano e Genova, lavorando come giornalista per importanti testate come Il Resto del Carlino, Il Secolo XIX e La Stampa. Fu anche autore teatrale, traduttore e saggista. La fama di De Angelis è legata indissolubilmente alla creazione del Commissario Carlo De Vincenzi, protagonista di una fortunata serie di romanzi gialli pubblicati a partire dal 1935. Con De Vincenzi, l’autore offrì al pubblico italiano un investigatore colto, umano, malinconico e profondamente riflessivo, molto lontano dagli stereotipi del detective infallibile o cinico. I suoi romanzi si distinguevano per lo stile letterario elegante, per l’ambientazione fortemente caratterizzata e per l’attenzione ai moti interiori dei personaggi. A differenza della narrativa gialla coeva, spesso considerata “di evasione” e guardata con sospetto dal regime fascista, De Angelis seppe nobilitare il genere, trasformando l’indagine in uno strumento di esplorazione psicologica e sociale. La sua prosa, sobria ma incisiva, unisce l’introspezione all’ironia, la denuncia sociale all’indagine dell’animo umano. Proprio per questa sua tensione etica e intellettuale, De Angelis entrò presto in contrasto con il regime fascista. Nel 1943 venne arrestato dalla Repubblica Sociale Italiana per “antifascismo morale”. Detenuto nel carcere di San Vittore, subì un pestaggio da parte di una guardia e morì poco dopo, nel 1944, a soli cinquantacinque anni.

Piergiorgio Pulixi “L’uomo dagli occhi tristi”, presentazione

Piergiorgio Pulixi torna alle atmosfere potenti de L’isola delle anime con uno dei capitoli più tesi, emotivi e implacabili della serie di Vito Strega, Mara Rais ed Eva Croce. Un thriller dove la verità ha il sapore del peccato. E dove ogni segreto rischia di travolgere chi osa scavare troppo in profondità.(da Rizzoli Libri)

Il noir, della serie del poliziotto Vito Strega, Mara Rais ed Eva Croce, si ambienta a Saruxi, una località immaginata dalla finzione letteraria, nell’Ogliastra in Sardegna; indaga l’omicidio di un diciassettenne, Michelangelo, trovato vestito e truccato da donna, pugnalato con decine di coltellate a bordo di un motoscafo abbandonato su un lago circondato da montagne e fitti boschi. Proprietario del natante è Daniele Enna, ex sindaco di Saruxi, politico rampante per diventare governatore della Regione. E questo non fa che complicare le indagini: pertanto del caso vengono incaricate le ispettrici Mara Rais ed Eva Croce, con l’ ordine di chiuderlo senza clamore proprio  per non compromettere con uno scandalo la posizione del politico che ha legato la propria politica alla transizione ecologica sarda. Emergono menzogne e vecchi rancori ma soprattutto una rete di interessi e di ricatti tanto che le due ispettrici avvertono chiaramente la presenza di ostacoli alle indagini e la volontà di proteggere annosi  segreti. Ostacolate ma anche indebolite da chi tenta di dividerle e non farle collaborare, le due ispettrici saranno esse stesse messe in crisi: le loro vicende personali e dinamiche relazionali incideranno nella ricerca del killer.
Un romanzo che mostra diversi punti di vista sui fatti, oltre a evidenziare aspetti legati all’attualità politica, articolato in tre parti precedute da un prologo nel primo una luce nuova tratteggia la vittima:  i suoi quadri ritraevano in maniera quasi ossessiva solo occhi maschili tristi e inquietanti.

Piergiorgio Pulixi (Cagliari, 1982) ha fatto parte del collettivo di scrittura Sabot, creato da Massimo Carlotto. I suoi noir sono tradotti in diversi Paesi e hanno ricevuto riconoscimenti nazionali e internazionali. Nel 2024 è stato il narratore italiano più venduto in Francia. Tra i suoi libri: L’isola delle anime (Rizzoli, 2019), che ha vinto il Premio Scerbanenco ed è stato finalista al Gran Prix de Littérature Policière. Sempre per Rizzoli sono usciti i noir Lo stupore della notte (2018), Stella di mare (2023), Per un’ora d’amore (2024) e il romanzo per ragazzi Il mistero dei bambini d’ombra (2022). Dal 2009 con e/o pubblica la saga poliziesca di Biagio Mazzeo con il noir Una brutta storia (2012), che è poi proseguita con La notte delle pantere (2014) e Per sempre (2015); a chiudere la quadrilogia è Prima di dirti addio (2016). Ha pubblicato anche libri Feltrinelli (del 2024 è La donna nel pozzo), Marsilio (di quest’anno è Sei gatti potessero parlare) e Mondadori (Per mia colpa è del 2021) L’incontro Piergiorgio Pulixi presenta L’uomo dagli occhi tristi al festival Pordenonelegge venerdì 19 settembre, alle ore 19 nello Spazio di Piazza della Motta a Pordenone, in dialogo con Marco De Franchi. Conduce l’incontro Enrico Galiano

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

La donna nel pozzo

La libreria dei gatti neri

Un colpo al cuore

Livio Frittella “Agnizione fatale. Un giallo in alto mare”, presentazione

Valerio Portenti, un uomo trasformato dal caso – o dal destino – in un genio fuori dal comune, è abituato a risolvere enigmi. Ma quando il corpo senza vita di un passeggero viene ritrovato nella cabina 8142, anche la sua logica infallibile sarà messa alla prova. Nessun segno di violenza, nessun indizio evidente… e troppi possibili colpevoli. Ogni passeggero sembra custodire un frammento di verità, un movente inconfessabile, un’ombra che il mare non può cancellare.(da LuoghInteriori Editore)

Valerio Portenti, possiamo dire di nome e di fatto, è il protagonista del romanzo ambientato nella primavera del 1990 sulla Ocean Empress, una nave salpata da Fort-defrance in Martinica per un viaggio nei Caraibi: una crociera letteraria con ospiti internazionali.
Si trova in crociera con Lorenza, la sua assistente piscologa, per partecipare ad una serie di conferenze. Durante il viaggio fanno amicizia con altri ospiti, un ex ispettore e un reporter. Tutto procede per il meglio, fino al  verificarsi di  strani incidenti che culminano con la morte di un  passeggero.
La risoluzione del caso, di taglio classico,  scorre tra rivelazioni, segreti, deduzioni, ragionamenti, false piste e sfugge alla logica anche la più portentosa, come quella del protagonista fino all’agnizione fatale, come recita il titolo, davvero sorprendente.
Due i fattori che giocano a vantaggio di una risoluzione che non può mancare: la scena del crimine e le facoltà intellettive del protagonista. L’ambiente circoscritto della nave che non ha fatto scali lega l’assassino al luogo del delitto, è quindi ancora a bordo tra i passeggeri o i membri dell’equipaggio; secondo fattore, la logica stringente e le capacità deduttive di Valerio saranno fondamentali per la soluzione del mistero.
Ma cosa aveva reso Valerio così eccezionale? Un caso fortunoso: Valerio Portenti c’era diventato dopo un’aggressione subita; si era svegliato “diverso” ma, la lesione al lobo temporale anteriore sinistro che avrebbe potuto ucciderlo, invece l’aveva reso portentoso, con capacità cognitive in grado di assimilare informazioni in supervelocità tanto da  farlo lavorare per un celebre istituto di studi neurologici.

Livio Frittella, romano, è giornalista del «Giornale Radio RAI» e conduttore del «GR2». Ha lavorato per l’emittente locale GBR TV, per i giornali «Il Tempo», «Il Messaggero», «Paese Sera», «Corriere dello Sport», e per molte altre testate.
Ha pubblicato Le parole dello spettacolo. Dizionario di cinema, teatro, radio e televisione (Lindau), Italiani. Citazioni, aforismi, pensieri sugli abitanti del Belpaese (Neri Pozza), Templari. Dal Ducato di Puglia e Calabria all’Italia del Terzo Millennio (con G.P. Ventura – Efesto), Olimpionary. Dizionario dei termini sportivi (prima edizione: Stampa Alternativa 2017; edizione aggiornata: Efesto 2024), il romanzo giallo classico Ingannevoli apparenze (Robin) e quello giallo umoristico I Misteri dello Zoopark (Efesto), infine il romanzo di fantascienza Ulyssex (Il Filo di Arianna).(da Autori LuoghInteriori)

Tommaso Pagano “Ovunque giaguari”, presentazione

Con Ovunque giaguari Tommaso Pagano scrive, più che un poliziesco, un romanzo famigliare, un romanzo siciliano, mescolando lo sguardo stupefatto del giovane Tommaso a quello disincantato del nonno. Dietro questa insolita coppia di autonomi “investigatori” c’è una città, Siracusa, torva di luci spettrali, c’è una società, ci sono traffici loschi, e c’è soprattutto una malinconia diffusa che intacca il paesaggio, la calura, la giungla del male. (da Mondadori libri)

Un  suicidio, un omicidio, due inchieste a dieci anni di distanza: un suicidio mai accolto come tale e la scoperta di una verità sconcertante.
Anna Musumeci, dirigente di polizia, fu trovata impiccata dal padre con accanto un messaggio di congedo scritto di suo pugno. Stava indagando sull’omicidio di un giovame bracciante che aveva denunciato traffici illeciti nella cooperativa Amuni presso cui lavorava e gestita da don Damiano. Sono trascorsi dieci anni dal suicidio, ma sia il padre che Vito Presta, l’attuale dirigente del Commissariato, non hanno mai accettato e condiviso la tesi allora accolta. Si aprono quindi due inchieste: quella ufficiale di Vito Prestia, da sempre convinto che la donna che allora era la sua capa sia morta proprio a causa dell’indagine che stava conducendo,   e quella del tredicenne figlio della suicida che, sebbene adolescente, sa cogliere i problemi degli adulti ed è preoccupato per i comportamenti del padre divenuto un bevitore e anche lui alla ricerca della verità. Il giovane Tommaso quindi convince il nonno a collaborare forzando la sua volontà e premendo a causa dei tempi stretti: trascorsi dieci anni i resti della madre saranno infatti riesumati ma come da prassi finiranno in un ossario comune, è quindi  l’ultima occasione di indagine, dal momento che non era mai stata fatta l’autopsia.

Tommaso Pagano è nato a Genova, ma da tredici anni si ritrova a Siracusa a fare il sostituto procuratore. Ha scritto per l’editore Solferino Il bambino che disegnava le anime. La cosa più bella che ha fatto in vita sua si chiama Giacomo.

Francesco Pulejo “I vivi e i morti”, presentazione

Navarra

Francesco Pulejo torna alla narrativa con un noir a tinte fosche, il ritmo incalzante e la lingua esplosiva che lo caratterizzano. Un nuovo caso di omicidio impegna il commissario Santacroce: questa volta, però, sembra esserci uno spartiacque tra la vita e la morte, una metafora dell’esistenza che, attraverso un confine, separa ed unisce vivi e morti.

Ambientato nella città immaginaria di Santo Stefano di S. che assomiglia molto a Catania dove il magistrato e scrittore ha condotto importanti inchieste. Il nom de plume , con la j lunga di Pulejo, è nato da un refuso spiega Di Salvo Fallica  nella sua recensione su Il Corriere ( 29 luglio 2025) “nato pirandellianamente in sede editoriale durante la lavorazione del primo romanzo. Al magistrato piacque, quasi un segno del destino, e lo fece proprio”.

Un delitto eccellente, quello di Antonino Serra di San Faustino, ginecologo, docente universitario, nonché ricchissimo proprietario terriero di nobili natali e cugino di un importante vescovo, ucciso con un colpo di pistola calibro 7.65.
Al commissario Santacroce il compito di sbrogliare la matassa e di riannodare “i fili” quelli che caratterizzano i fatti che paiono in un primo momento slegati  ma che poi, sapendoli abbinare, sanno ricomporre perfettamente la trama di quel tessuto scombinato, tutto sta nel saperli vedere e riconoscere e saperli ricollegare riannodandoli insieme.
Tra le righe del raccontato emerge poi un’analisi sociale che sviscera i meccanismi dei diversi poteri tra contraddizioni e paradossi “Un romanzo che è una metafora della Sicilia, delle sue plurime bellezze e delle sue molteplici contraddizioni” come sottolinea Di Salvo Fallica in apertura al suo articolo

Francesco Pulejo è nato a Catania nel 1960. In magistratura dal 1986, prima componente e poi coordinatore della Direzione distrettuale antimafia della Procura della Repubblica di Catania, vi ha vissuto le più importanti indagini in materia di criminalità organizzata e non solo degli ultimi trent’anni. Attualmente è procuratore della Repubblica di Ragusa.
Con Navarra Editore ha già pubblicato La città del vento (2022).

Barbara Baraldi “Gli omicidi dei Tarocchi”, presentazione

Un giallo magnetico e visionario, una storia che fonde logica e mistero, un segreto sepolto fra molti destini intrecciati. Il nuovo, travolgente romanzo di Barbara Baraldi ( da Giunti)

Due donne, due sorelle che si sono allontanate da tempo, l’una Emma è commissario di polizia, l’altra, Maia, ha due passioni, l’illustrazione e la divinazione. Non è una vera e propria cartomante ma da artista con la passione per l’esoterismo, ha realizzato un mazzo di Tarocchi disegnadolo a mano.
Saranno due omicidi a costringere la commissario a riallacciare i rapporti con Maia: la carta della Temperanza e quella della Ruota della fortuna sono state rinvenute sui luoghi dei delitti e precisamente la prima nel taschino di un ex agente immobiliare caduto dal terzo piano di una palazzina in costruzione e la seconda tra le mani di una ex ballerina colpita alla testa da un soprammobile e le carte, Emma le riconosce all’istante, sono opera della sorella.
La faccenda si complica quando Maia rivela di essersene disfatta da tempo dopo un evento stravolgente che le ha lasciato un nome impresso nella memoria; ma sarà il terzo omicidio controfirmato da una nuova carta a costringere le sorelle ad una più precisa collaborazione, ciascuna con le proprie abilità, l’una logiche l’altra ritornanado a cercare risposte nelle carte. Teatro  è Trieste, città che si sposa perfettamente con l’enigma che l’ attraversa con le sue atmosfere magiche e misteriose.

Barbara Baraldi è autrice di thriller, gialli e sceneggiature di fumetti per «Dylan Dog», di cui dal 2023 è curatrice. Con Aurora nel buio (2017) e i successivi Osservatore oscuro (2018), L’ultima notte di Aurora (2019), Cambiare le ossa (2022) e il prequel La stagione dei ragni (2021), tutti editi da Giunti, ha ottenuto un enorme successo. Sempre per Giunti nel 2023 ha firmato Il fuoco dentro, romanzo dark su Janis Joplin, e nel 2024 La bambola dagli occhi di cristallo, la riedizione del suo esordio nel thriller.

Giancarla Lazzari “Il sapore dell’aria”, NeP Edizioni


Dopo “Due vestiti per morire” e “Sangue e macerie”, il commissario Livio Zarri, frutto del talento letterario dell’autrice, si ritrova alle prese con un caso che metterà a dura prova le sue capacità investigative e il suo stesso equilibrio interiore.
Ambientato nella primavera del 1949, il romanzo ci riporta in una città segnata ancora dalle ferite della guerra, sospesa tra la memoria del conflitto e il desiderio di rinascita. In questo contesto fragile e inquieto, un farmacista viene trovato privo di vita nella sua bottega, vittima di un’aggressione brutale. La sua quotidianità irreprensibile e la mancanza apparente di un movente rendono l’indagine particolarmente complessa.
Per arrivare alla verità, Zarri dovrà inoltrarsi in una realtà intricata, fatta di esistenze segnate dal dolore, di ambienti che portano ancora i segni delle macerie, materiali e morali, lasciate dal conflitto.
Il romanzo si snoda così attraverso una narrazione intensa, dove il passato continua a esercitare la sua influenza sul presente e ogni incontro si carica di significati nascosti.
Ancora una volta, l’autrice dipinge un quadro vivido e senza sconti di una società in transizione, smarrita tra una ricostruzione faticosa e un’indifferenza che sa di rassegnazione.
In questo scenario cupo ma autentico, il protagonista dovrà affrontare non solo una misteriosa indagine ma anche i fantasmi della propria vita, ancora in cerca di senso e di equilibrio.
Lo stile di scrittura, denso e raffinato, accompagna il lettore pagina dopo pagina, in un crescendo di tensione e colpi di scena. Il ritmo narrativo è calibrato con precisione, mentre l’introspezione psicologica dei personaggi conferisce profondità alla trama, facendone emergere una sorprendente umanità.
Con una perfetta commistione di realismo storico, suspense e riflessione, “Il sapore dell’aria” si rivela un romanzo capace di affascinare e coinvolgere fino all’ultima riga, lasciando nel lettore una traccia forte e persistente.
Un’indagine che è anche un viaggio nell’animo umano e nei chiaroscuri del nostro passato.

Giancarla Lazzari è nata a Roma nel 1958. Dopo aver conseguito il diploma presso il Liceo Classico “E. Q. Visconti”, si è laureata in Lettere e filosofia all’Università “La Sapienza” di Roma. Ha insegnato presso la facoltà di italianistica dell’Università “Babeș-Bolyai” di Cluj- Napoca (Romania).
Studiosa appassionata di storia contemporanea, ha pubblicato un racconto sulla Seconda Guerra Mondiale e scritto un pezzo teatrale ambientato nell’immediato secondo dopoguerra. Per NeP edizioni ha già pubblicato “Due vestiti per morire” (2023) e “Sangue e macerie”(2024).

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Due vestiti per morire

Sangue e macerie

Giancarlo De Cataldo “Un cadavere in cucina”, presentazione

Una ricetta «sbagliata» scatena il pandemonio in un prestigioso ristorante romano. Solo che dalla farsa si cade presto nella tragedia, e nell’aria si spande odore di delitto. Quello dell’“haute cuisine” è però un mondo frequentato dai potenti. Per le indagini serve uno come il Pm melomane Manrico Spinori, che alla competenza unisce, in giusta dose, l’atavica disposizione a non lasciarsi intimidire.(Dal Catalogo Einaudi)

e di sicuro, aggiungiamo, a saper trattare con quei potenti… come ben sapeva il procuratore Melchiorre che altre volte aveva affidato  al contino casi sensibili, indagini particolarmente delicate, quando c’erano di mezzo politici, ricconi, persone che comunque avevano accesso ai media e potevano sfruttare conoscenze, relazioni, potere. Manrico era l’uomo dei grovigli di ‘alta classe’ , per la sua determinazione, competenza da buon inquirente e soprattutto quell’abilità diplomatica che secondo il procuratore non poteva mancare insieme a nervi d’acciaio, capacità di interpretare i contesti sociali, e indifferenza per le polemiche.

E proprio per queste sue virtù investigative che il pubblico ministero Manrico Spinori, che si stava godendo l’oblio del luglio pontino, viene richiamato in servizio per risolvere con la giusta diplomazia un caso spinoso accaduto nel prestigioso ristorante capitolino, il Controcorrente.
Se in un primo momento i clienti sono stati vittima di un’allucinogena intossicazione, uno di loro, un colonnello dell’esercito, dopo quarantott’ore muore. Dagli accertamenti risulterà che i piatti incriminati contenevano tutti psilocibina, una sostanza presente in alcuni funghi allucinogeni, una sostanza non letale e pertanto l’ufficiale doveva essere morto per altre cause o per un altro ingrediente.
Del caso presto si interessano anche i Servizi segreti, e la situazione si complica ancora di più quando i morti diventano due.
Riuscirà il Pm nonché contino melomane con quella sfilza di nomi (Manrico Leopoldo Costante Severo Fruttuoso Spinori della Rocca dei conti di Albis e Santa Gioconda detto appunto “il contino”) che lo attestano appartenenere a nobili casati risolvere “diplomaticamente” la questione coadiuvato dalla sua squadra esclusivamente al fermminile?

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Il bacio del calabrone

Io sono il castigo

Un cuore sleale

Il suo freddo pianto

Colpo di ritorno