Hans Tuzzi “La notte di là dai vetri” recensione di Salvina Pizzuoli

Il nuovo Tuzzi è un nuovo incontro con i tanti personaggi che lo costellano, così ben tratteggiati e caratterizzati che si riconoscono, amici ritrovati: i Dioscuri, Iurilli, il bel D’Aiuto, Santanicchia e ovviamente l’impeccabile Norberto con la sua pipa e le sue riflessioni,  la sua compagna Fiorenza e, sullo sfondo, la Milano degli anni ottanta. Un quadro d’insieme perfetto cui non manca il corollario di una miriade di figure minori ma non per questo meno incisive, come nel caso del vecchio, ne Il sangue dell’innocente, che si palesa a tratti e che alla fine sa intrigarci nelle sue tristi e amare riflessioni e citazioni di grandi autori.

Che dire, è sempre un piacere oltre ad essere una lettura in giallo: e il giallo c’è ed è sempre inaspettato l’esecutore del crimine efferato.

In quest’ultimo lavoro Tuzzi ci propone tre casi per Melis il cui  intuito di segugio risulta sempre vincente, anche quando si potrebbe trattare di “fantasie” raccontate da due piccole compagne di giochi, protagoniste di Un gatto alla finestra.

E seguiamo le inchieste attraverso descrizioni, simbologie di oggetti, fatti lontani, eppure quanto mai attuali ancora oggi, nel mondo ad esempio delle scommesse e degli ultras. E Tuzzi sa trasportarci indietro nel tempo dimostrandoci che spesso i ricordi del passato che sbiadiscono non ci danno la vera misura degli avvenimenti: non tutto è cambiato, né possiamo classificare l’oggi come peggiore, molti mali sociali erano già là, presenti e forse sottovalutati, come spesso avviene per quanto viviamo nell’abitudine della quotidianità.

E non per ultimo, ma solo in ordine di tempo, A lume di candela, la ciliegina sulla torta… con torri infestate da fantasmi e omicidi antichi. Tutto da leggere e niente da anticipare!

Tuzzi ci sorprende sempre e, come lettori, ci appaga con quel senso di stupefazione che accompagna la lettura dei suoi scritti.

Giancarlo De Cataldo “Quasi per caso” recensione di Filippo Ceccarelli da La Repubblica Cultura 16 novembre

IL NOIR STORICO DI GIANCARLO DE CATALDO
O Roma o morte
Mazzini e Ciceruacchio, donne rivoluzionarie e inviati sabaudi: così lo scrittore rende omaggio (con delitto) alla Repubblica del 1849
Il giallo è un gioco a incastri, ma quando è ambientato nel passato remoto la tonalità inesorabilmente trascolora verso il romanzo storico; e il Risorgimento, quanto a passioni e intrighi, cannonate e coltelli, è tutto da riscoprire.
Quasi per caso (Mondadori) s’intitola il noir capitolino che Giancarlo De Cataldo, in vena appunto di sorprendenti riscoperte, ha situato nei giorni tumultuosi della Repubblica romana. A muovere il racconto un preteso incidente di caccia, […]
Il protagonista è un ufficiale sabaudo, già investigatore di successo, spedito a Roma da Cavour e dal giovane re Vittorio Emanuele per una delicata missione per così dire sentimentale. […]
Ma la figura centrale e meno scontata, che non a caso collega
l’affaire galante al particolare clima e in definitiva alla grande storia, è l’amante dell’ufficiale – investigatore, un’attrice, ma anche dottoressa, comunque infervorata di proto-femminismo e passione civile, una fervida seguace mazziniana piombata a Roma per vivere in prima linea gli ideali e le emozioni di quello straordinario laboratorio politico.[…](Da Filippo Ceccarelli La Repubblica Cultura)

Walter Veltroni “Assassinio a Villa Borghese”dalla recensione di Mirella Serri (La Stampa Cultura)

Il commissario filosofo di Veltroni e il mistero delle teste mozzate


[…] il commissario Giovanni Buonvino, ciuffo al vento, guida piano la sua Triumph Spitfire. Il piacente segugio cinquantenne ha una passione per le auto d’epoca, come la Mg B Mk3 o la Duetto Alfa Romeo: da Concato al poeta Valentino Zeichen, da Ettore Scola a Fabrizio de André a William Shakespeare, è un fuoco di fila di citazioni il nuovo romanzo di Walter Veltroni Assassinio a Villa Borghese (che inaugura una collana di gialli Marsilio, Lucciole, pp.208, €14). […]
È il prototipo del commissario sfortunato, il Maigret capitolino alias Buonvino, a causa dei suoi ultimi dieci anni non felici, trascorsi al chiuso in un ufficetto detto il Barattolo, costretto a metter timbri e a trafficare con scartoffie. […]
Buonvino però si inoltra in parchi e viali alberati dal momento che è stato destinato all’ufficio di polizia creato a Villa Borghese. […]È pieno di segreti, misteri e colpi di scena il giallo di Veltroni che rielabora le parole di Eastwood ne Il buono, il brutto, il cattivo: «Vedi, il mondo si divide in due categorie: chi ha la pistola carica e chi scava. Io scavo, da sempre. Conosco solo gente con la pistola carica». Ed è l’ironia, la pistola carica del giallista Veltroni che scava tra le rovine fumanti della moderna Roma. (da Mirella Serri, La Stampa Cultura)

Da Marsilio Editori

Villa Borghese – un enorme parco nel centro di Roma, grande più della Città del Vaticano e poco meno del principato di Monaco – è un luogo meraviglioso. Ci sono musei, teatri, la Casa del Cinema, ludoteche, chiese. E poi le mille piante, i corsi d’acqua e le tante specie animali ospitate al Bioparco. Un’isola di verde incantevole. Affascinante, colta, misteriosa.
Il sindaco, malato d’amore per la Villa, muovendo mari e monti riesce a far aprire un commissariato al suo interno. Per la gestione del nuovo ufficio, i vertici della polizia decidono di radunare un gruppo di soggetti che altrove non hanno certo brillato. Come i magnifici sette, ma al contrario. A guidarli viene chiamato Giovanni Buonvino, ispettore superiore che, quindici anni prima, è stato condannato alle retrovie da un bruciante errore. […] Pochi giorni dopo l’inaugurazione del commissariato, però, il pacifico tran tran viene interrotto dalla scoperta di un cadavere orrendamente straziato. Da quel momento a Villa Borghese – insanguinata da una lunga scia di morte – nulla sarà più lo stesso.

Dello stesso autore:

Buonvino e il caso del bambino scomparso

Aldo Cazzullo e Fabrizio Roncone “Peccati immortali” recensione di Luisa Gianassi

Peccati Immortali”, il libro di Aldo Cazzullo e Fabrizio Roncone, si può definire un “giallo noir”.

 

 

Le opinioni dei lettori 

La scrittura è avvincente, la trama coinvolgente e invoglia alla lettura. La scena del romanzo è la nostra Capitale. Personaggi veri incastrati con altri di fantasia. Un telefonino, con foto compromettenti che coinvolgono il cardinale Aldrovandi ed un politico, viene rubato a suor Remedios da una zingara. La suora ed un ex agente segreto, unici personaggi genuini del romanzo, tentano di recuperarlo. Attraverso i molteplici passaggi di mano del telefonino, in una articolatissima Roma, si incontrano vari personaggi della vita politica e religiosa, ognuno dei quali diventa una figura sociale dove ogni vizio trova la sua rappresentazione. Si capisce che protagonista vero è il “potere”. Potere che alcuni principi della Chiesa giustificano come il mezzo per raggiungere la forma più alta di carità, ma che in realtà è, anche per loro, solo il “fine”, come lo è per i politici. Si intuisce che il trucco per vincere è “frullare il vero con il falso, il verosimile con il simile, millantare con astuzia”. È un chiaro scuro dal quale emerge che molti luoghi comuni sui politici, cardinali, servizi segreti, varie onlus, anche se non si possono dimostrare con le prove, sono veri. Infatti dicono gli autori: “Ci sono cose che sui giornali non si possono scrivere, ci sono fatti conosciuti che non possono essere provati e allora si usa l’escamotage del romanzo”. Si scontrano e incontrano due figure di politici assolutamente rappresentativi della realtà attuale. Sono l’ex Senatore Nardi, politico democristiano della prima repubblica, e il giovane ministro Dario Gianese del “popolo dell’onestà”. Il primo gentile, colto e sapiente, arrogante e ignorante il secondo, ma entrambi viziosi e assetati di potere. Dice il vecchio Nardi: “ il vero potere non è il denaro, ma le relazioni. Il vero potere è sulle anime. Seguire il percorso delle persone, accompagnarle. Avvolgerle. Organizzare il loro tempo e i loro pensieri”.

Luisa Gianassi

Ilaria Tuti “Ninfa dormiente” recensione di Salvina Pizzuoli

 

Al centro della trama ampia e complessa c’è un quadro e il suo ritrovamento, ma in esso e attorno ad esso un mondo, isolato ma pulsante, una natura rigogliosa e vitale ma inquietante, personaggi femminili custodi di conoscenze e usanze antiche, e la Storia come sfondo a vicende lontane: un mondo che vuole restare isolato e chiuso ma nel quale Teresa Battaglia, la commissario incaricata del caso, sarà portata ad entrare e a sconvolgerlo, alla ricerca di quel filo di segreti e verità mai indagate che lega il quadro ad un assassinio mai denunciato come tale e poi ad una serie di assassinii; un mondo che si svela lentamente perché è grande e profondo quanto custodisce. E Teresa il cui acume è proporzionato alle sensibilità umane che possiede, insieme alla sua squadra, tra ostacoli e minacce, saprà svelare non solo il mistero del quadro, ma saprà leggere se stessa e accettare la malattia degenerativa che l’accompagna insieme alle esperienze inconfessabili che attanagliano il suo secondo, l’ispettore Marini.

Un giallo sì, un poliziesco ben costruito, ma non solo: non mancano sfumature noir, è corposo ma sa avvinghiare il lettore nelle sue trame a cui non manca il respiro dei tanti personaggi che lo costellano insieme alle descrizioni di un mondo naturale con la sua vita e le leggi della sua vitalità, che indaga un sapere sciamanico ed esoterico che dà al complesso narrativo un tocco magico e nello stesso tempo sconcertante. Ingredienti giocati con maestria che fanno del romanzo una composizione non etichettabile perfettamente, dove anche il difficile tema del ciclo della vita fatto di nascita e di morte trova il suo spazio e il suo fascino misterico. E si conclude con una chiusura che non pare definitiva ma profilare un seguito.

S.P.

Francesco Recami “L’atroce delitto di via Lurcini. Commedia nera n. 3”

 

vai alla recensione di Roberto Iovacchini

leggi l’intervista all’autore  dal Corriere fiorentino

dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Il diario segreto del cuore recensione di Ermanno Paccagnini

e anche:

su mangialibri le recensioni ai romanzi di Francesco Recami

 

 

 

 

Hans Tuzzi “Polvere d’agosto” recensione di Salvina Pizzuoli

“Polvere d’agosto” è l’ultimo dei Melis, il commissario, ora fresco di nomina a primo dirigente, creato da Tuzzi; lo troviamo al lavoro in un torrido agosto di una Milano semideserta alla fine degli anni ‘80 visto che si era era offerto “ben volentieri di presidiare la Questura nei giorni più gettonati dai forzati delle vacanze”.

E come sempre Tuzzi non delude mai con i suoi ingredienti ben dosati e riconoscibilissimi di quello che si può ormai definire lo “stile tuzziano”: l’uso inconsueto di lingue e linguaggi, abbinati a persone personaggi e comparse a loro volta delineati con tratti lievi e veloci o con sfumature e pennellate più ampie; nomi e nomignoli, un mondo, un’umanità variegata, molteplicità godibilissima e varia di numerose tipologie sociali; ambienti, delineati con acume sapiente, testi di canzoni, conoscenze tra le più disparate emergono anche dalle citazioni mai banali e perfettamente contestualizzate e messe lì non per mero sfoggio di cultura.

È questo mix ben architettato che mi piace e mi cattura nei Melis? Non so, ma so per certo che non me ne perderei uno.

E ovviamente il poliziesco prende le mosse dal mistero di una morte millantata da un personaggio “conosciuto” e da un’altra, due morti, come nei gialli che si rispettino.

Si apre con un incontro inatteso in uno scenario in cui anche il clima non è del tutto estraneo alla situazione:

Pantaloni del completo color paglia stazzonati, camicia azzurra alonata dal sudore, colletto aperto e giacca buttata sulle spalle, il primo dirigente Norberto Melis fulminò il giovane agente, un pivello fresco di Scuola Allievi che balbettò confuso: «Eh, quando è arrivato qui, lei era fuori, e dopo…» «Sì, va bene» troncò brusco lui. «E dov’è, questo tipo? E come si chiama?» Il ragazzo in uniforme indicò la saletta d’attesa e balbettò «Bottazzi, Rattazzi…» Melis scosse le spalle infastidito, quel nome non gli diceva niente. Di sicuro, se non una grana, una salute senza soldi. Per un istante pensò se recuperare la cravatta dal taschino, decise che no, infilò con fastidio la giacca e spalancò la porta. «Piedini!» «Dottore!»

E si chiude ad ottobre con la soluzione con cui Norberto Melis arriverà a sciogliere l’enigma:

E così, i misteri alchemici, le dotte letture sapienziali e le lunghe ombre del passato, l’ateniese festa dell’altalena e i misteri delle confraternite cavalleresche, tutto questo mondo a un tempo irreale e seducente ma iperuranio come l’ippogrifo, non sublunare come i dèmoni mediatori di male, tutto questo mondo certamente astratto, ma che volava alto, forse ingenuo ma tale, nel suo esoterismo, da poter persino contemplare la morte, svaniva in nebbia come i sogni, travolto dalla realtà […]

E tra questi due momenti una ridda di personaggi, un percorso intricato e … un finale imprevisto!

S.P.

Romanzi dello stesso autore:

Hans Tuzzi, Il sesto Faraone, Bollati Boringhieri Milano 2016

Hans Tuzzi “Il Trio dell’Arciduca”

Hans Tuzzi, Al vento dell’Oceano, Bollati Boringhieri Milano 2017

Hans Tuzzi La belva nel Labirinto, Bollati Boringhieri 2017

Hans Tuzzi “La morte segue i magi”

Hans Tuzzi “La vita uccide in prosa”

Ezio D’Errico e il Commissario Richard a cura di Maurizio Amore su Consigli.it

…continua a leggere la presentazione dei romanzi gialli di D’Errico a cura di Maurizio Amore

Antonio Manzini “Rien ne va plus”

Rien ne va plus

Torna Rocco Schiavone, il vicequestore dai metodi poco ortodossi, e indaga su un delitto al Casinò di Saint Vincent e una misteriosa rapina. Anche in questo caso le indagini s’intrecciano con la vita privata del personaggio: il rapporto con il giovane Gabriele, suo vicino di casa solitario, è sempre più coinvolgente e  Lupa, “la cucciolona”,  si è installata felicemente nelle sue giornate. Ma il passato riaffiora imperioso tra vecchi e nuovi amori, inutili vendette e fantasmi.

La recensione su mangialibri

Francesco Recami “Il diario segreto del cuore”

Non è sempre facile chiudere non solo delle storie, ma addirittura un ciclo. Perché la prima impressione che ricavi per buona parte della lettura di Il diario segreto del cuore di Francesco Recami, è proprio quella di come chiudere definitivamente il portone della casa di ringhiera al n. 14 d’una strada dalle parti di via Padova, a Milano, dalla quale non solo se ne sono andati per varie ragioni quasi tutti gli inquilini, ma soprattutto ne è venuto a mancare, assassinato in Morte di un ex tappezziere (2016), proprio l’asse portante, l’Amedeo Consonni.

Francesco Recami tira le fila delle storie ambientate nella casa di ringhiera dei precedenti romanzi. Affronta temi anche crudi presi dalla realtà (bullismo, pornografia, disagio giovanile) e lascia aperto il finale

(da La lettura Il Corriere recensione di Ermanno Paccagnini)