Alessandro Cosi “Il mio Caio Giulio Cesare”, presentazione


Si parva licet componere magnis (Virgilio, Georgiche IV, 176)

“Spesso i libri parlano di altri libri… ora mi avvedo che non di rado i libri parlano di libri, ovvero è come si parlassero tra loro. Alla luce di questa riflessione, la biblioteca mi parve ancora più inquietante. Era dunque il luogo di un lungo e secolare sussurro, di un dialogo impercettibile tra pergamena e pergamena, una cosa viva…” Umberto Eco, Il nome della rosa

Dalla Premessa

É attorno agli anni 70/60 a.C. della storia di Roma antica, cioè all’incirca nel 680 a.U.c., secondo la cronologia romana, che sale agli onori della cronaca un grande protagonista dei decenni a venire, uno degli uomini più famosi di tutta la Storia. Quegli anni erano dominati dalla presenza politica, dalle vittorie militari e dal potere quasi assoluto di Pompeo, e proprio allora Caio Giulio Cesare mosse i suoi primi, incerti passi nel difficile e tormentato mondo della politica romana. Affrontare una biografia su Cesare, indiscutibilmente l’uomo più carismatico e famoso di tutta la lunga esperienza storica dell’antica Roma, non può essere un’impresa da affrontare con leggerezza o con supponenza, visto che su di lui hanno scritto e talvolta pontificato centinaia di critici e storici di ogni epoca e di ogni corrente politica.
Ma l’idea di ogni storico, o aspirante tale, è sempre quella di trovare aspetti della sua vita e della sua personalità che siano originali, trascutati magari dall’indagine biografica e, perché no, sottovalutati o peggio, mal valutati. É con questo spirito che ho affrontato questo lavoro, ben consapevole della modestia e della lacunosità che potrà risultare da una biografia così impegnativa, una vera montagna da scalare soprattutto da parte di un dilettante appassionato quale credo di essere.
Prima di parlare del personaggio, così complesso e affascinante, forse uno dei pochi uomini veramente liberi che abbiano lasciato un’impronta significativa e duratura nella Storia, è indispensabile presentare un quadro sintetico ma tuttavia esplicativo dei tempi in cui maturò la sua esperienza umana, di politico, di militare, di scrittore.
Non abbiamo certo l’ambizione di esaurire in poche pagine la peculiare complessità del mondo romano attorno al I secolo a.C., ma occorre fare un tentativo di inquadrare il contesto culturale e sociale della Roma di quel tempo, poiché è solo immergendosi nella temperie socio politica della seconda metà di quell’ultimo travagliato secolo prima della nascita di Cristo che si può capire meglio il percorso di Giulio Cesare, una vita che forse non sarebbe stata possibile in altri tempi ed in altre condizioni sociali. Roma era ormai una Repubblica che aveva realizzato un’espansione dei domini romani a dimensioni impensabili solo 150 anni prima, ma che era in gravi difficoltà nella gestione di conquiste che addirittura stavano diventando un impero vastissimo.
Da qui i ferocissimi scontri politici e ben tre, sanguinose, terribili guerre civili.

Dalla Presentazione

[…]Questo libro ripercorre la sua vita e le sue gesta, un esempio mirabile per l’intensità e la lucidità del suo percorso umano, uno dei pochi dominato dal libero arbitrio.
La vita di quest’uomo, racchiusa in particolare nell’arco dei suoi ultimi quindici, intensi anni, è stata talmente straordinaria da farlo divenire, in ogni tempo, il simbolo del bene o del male, delle più alte virtù o dei più bassi interessi, luminoso o viscido, pietoso o intrigante, spietato o clemente.
Finì, pur con tutte le sue contraddizioni, per divenire il simbolo stesso del potere, come testimoniano nel tempo gli appellativi di Kaiser o Czar.
Fu un perfetto e inimitabile miscuglio dell’essenza umana, alta fino alle stelle grazie alla potenza della ragione e della volontà, bassa fino alle più infime e insondabili azioni.[…]

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

La guerra civile tra Ottaviano e Antonio. La fine della Repubblica e l’alba dell’Impero

L’oro di Tolosa

Cagliostro e il mistero del manoscritto perduto

Brunella Schisa “Il velo strappato”, presentazione

È il 1840, Enrichetta ha diciannove anni e ha da poco perso il padre, Don Fabio Caracciolo, maresciallo del Regno delle Due Sicilie a Reggio Calabria, ultimo figlio del Principe di Forino. Lei è giovane, nobile, innamorata di Domenico. Ma la famiglia di lui non approva l’unione. Sì, Enrichetta vanta ascendenze illustri, ma è priva di solidità economica e il matrimonio non s’ha da fare. Così sua madre, stanca del carattere ribelle della figlia e della sua propensione a scegliere uomini sbagliati, prende una decisione risolutiva: Enrichetta entrerà nel convento di San Gregorio Armeno, a Napoli, e vi resterà fino a quando la situazione finanziaria della famiglia non sarà risolta. A nulla servono le proteste della giovane: i mesi lì dentro diventano anni ed è costretta a prendere i voti.(da HarperCollins)

Brunella Schisa racconta i tormenti di una monaca napoletana, come recita il sottotitolo, non una qualsiasi ma le peripezie di Enrichetta Caracciolo, principessa dall’antico lignaggio ma senza dote e, come per tante fanciulle, l’unica prospettiva che le attende sono le porte del chiostro, ma da qui cambia tutto: non solo non accetta ma si ribella in una ostinata resistenza che la porterà ad abbracciare con  impegno rivoluzionario l’Unità d’Italia, in un intreccio tra la sua vicenda personale e la situazione socio politica.

“Alla soglia dei diciannove anni non aveva ancora le idee chiare, di una cosa era però certa:non si sarebbe fatta monaca […] la religiosa che le attendeva davanti al portone […] camminava con passi svelti forse per porre fine a quello strazio al più presto. Quante ne aveva viste di giovani rinchiuse contro la loro volontà”

Tra varie peripezie Enrichetta diverrà patriota e  autrice dei Misteri del chiostro napoletano ( pubblicato a Firenze nel 1864 raccoglie le memorie autobiografiche) che, oltre a raccontare le vicissitudini di una giovane donna costretta alla clausura, evidenzia la condizione della donna nell’Ottocento napoletano, racconto da cui la Schisa prende le mosse per il suo romanzo.

BRUNELLA SCHISA, napoletana trapiantata a Roma, giornalista e scrittrice, ha una rubrica di libri sul Venerdì di Repubblica. Ha scritto: La donna in nero (Garzanti, 2006, che ha vinto diversi riconoscimenti, tra i quali il Premio Rapallo Carige), Dopo ogni abbandono (Garzanti, 2009), La scelta di Giulia (Mondadori, 2013), La Nemica (Neri Pozza, 2017) e, con Antonio Forcellino, Lo Strappo (Fanucci, 2007). Per Giunti ha inaugurato la collana diretta da Lidia Ravera “Terzo Tempo” con Non essere ridicola (2019). È stata inoltre traduttrice e curatrice di Una strana Confessione (Einaudi, 1979) Raymond Roussel Teatro(Einaudi, 1982) e delle Lettere di una Monaca Portoghese (Marsilio, 1991).(da HarperCollins Autore)

Marina Marazza “Le due mogli di Manzoni”, presentazione

La voce di Teresa che racconta la sua storia è la voce di ogni donna che ama troppo e queste pagine, impeccabili nella ricostruzione storica, trasportano la sua vicenda nella dimensione universale dell’amore che esalta ma che può anche distruggere. Manzoni, svelato in una luce intima e nuova, scende dal piedistallo e ci appare umano, con le sue tenerezze e le sue miserie. Così che in questo romanzo si incontrano e si riconoscono, come in una vertigine, il tempo dei protagonisti e il nostro, la vita e la letteratura.(da Solferino Libri)

Protagonista è Teresa Borri, la seconda moglie di Alessandro Manzoni. In questa biografia romanzata è lei la voce narrante. Ha letto I promessi Sposi e attraverso la lettura ha immaginato l’uomo dietro lo scrittore e lo ha sentito vicino tanto da dichiare  in una lettera alla madre “quest’uomo è fatto proprio come il mio cuore vuole”. Lui è ancora sposato con Enrichetta Blondel, lei Teresa è vedova da cinque anni del conte Decio Stampa ed ha un figlio, lui da Enrichetta ne ha avuti quindici.

È il 1833 quando Enrichetta muore a soli trentadue anni, lei già fragile di costituzione, è consumata dalle numerose gravidanze. Alla veglia funebre i due si incontrano:

“Alto, magro, curvo, con i movimenti di un automa, l’uomo vestito di nero che in quel momento dimostrava molti più dei suoi quarantotto anni si staccò dallo stipite, riguadagnò una sorta di equilibrio e prese ad attraversare la stanza, diretto verso il letto dove era sdraiato il corpo di sua moglie […] Intanto il sonnambulo barcollante che rispondeva al nome Alessandro Manzoni aveva raggiunto il letto, era scivolato in ginocchio accanto a Enrichetta, si era preso il viso tra lemani e restava lì immobile, ripetendo il nome di lei, come la formula di un incantesimo da fiaba che l’avrebbe potuta risvegliare”

Un personaggio inedito quello tracciato dalla penna della Marazza per voce di Teresa: un matrtimonio con una situazione difficile legata al precedente, ai figli di lui in lutto, a un uomo, inconsolabile vedovo, di cui era innamorata, ambientato in una Milano in cui il lettore incontrerà personaggi di spicco come Massimo D’Azeglio o Honoré de Balzac, in un raccontato pieno di notizie documentate e tra pettolelezzi e curiosità di una città antiaustriaca e snob, come sottolinea Antonella Schisa nella sua intervista all’autrice (Il venerdì La Repubblica 13-1-2023)

MARINA MARAZZA è specializzata in tematiche di storia, di società e di costume. Collabora con diverse riviste tra cui «Io Donna» È autrice di romanzi, saggi e narrative non fiction, tra cui i più recenti titoli usciti con Solferino “L’ombra di Caterina” (2019), “Io sono la strega” (2020, vincitore del Premio Salgari, del Premio Asti e del Premio Selezione Bancarella 2021), “Miserere” (2020), “La moglie di Dante” (2021) e “Le due mogli di Manzoni” (2022, vincitore del Premio Acqui Storia).(da Soferino Autori)

Adrián N. Bravi “Adelaida” presentazione

Una donna, un’artista, una madre. Adelaida Gigli è stata una delle figure femminili più sorprendenti dell’Argentina del secolo scorso. Pronta a nascondere armi e dissidenti nella sua casa, a ridere in faccia al potere, a ribellarsi alle convenzioni, a mostrarsi esuberante e dissacrante, Adelaida ha espresso sempre sé stessa fino in fondo e ha dovuto pagare sulla propria pelle l’orrore della censura, della dittatura e della perdita. Il ritratto che ne fa Adrián N. Bravi è appassionato e vivo, irrinunciabile.(da Nutrimenti libri)

Ricostruzione tra biografia e romanzo della vita di un’artista recanatese nata nel 1927 e trasferitasi con la famiglia in Argentina. Figlia del pittore Lorenzo Gigli, lascia l’Italia nel 1931. Alla fine degli anni Quaranta insieme al marito David Viñas, scrittore e sceneggiatore, fonda insieme ad altri intellettuali la rivista Contorno. Nel 1960, dopo un viaggio in Venezuela, si dedica alla ceramica diventando in breve una grande artista.

Da queste poche note si evince una donna poliedrica, scrittrice, poetessa e quindi ceramista nonché intellettuale schierata politicamente contro il regime dittatoriale argentino. Una vita da quel momento caratterizzata dal dolore per la perdita dei due figli, entrambi desaparecidos, e per il ritorno a Recanati dove si spegnerà nel 2010,  periodo quello recanatese in cui l’Autore l’ha conosciuta e frequentata tracciandone e ricostruendone la biografia in parte romanzata in parte autobiografica.

“Un libro – scrive Benedetta Marietti (Il Venerdì La Repubblica  22 marzo 2024)- che è insieme memoir, storia della letteratura argentina, racconto dell’impegno politico, testimonianza vivida contro ogni tentativo di oblio”.

Adrián N. Bravi è nato a Buenos Aires, ha vissuto in Argentina fino all’età di 25 anni, poi si è trasferito in Italia per proseguire i suoi studi di filosofia. Vive a Recanati e fa il bibliotecario. Nel 1999  ha pubblicato il suo primo romanzo in lingua spagnola e dal 2000 ha iniziato a scrivere in italiano. I  suoi libri pubblicati: Restituiscimi il cappotto (2004),La pelusa (2007), Sud 1982 (2008), Il riporto (Nottetempo 2011), L’albero e la vacca (2013), L’inondazione (2015); Variazioni straniere (2015);  La gelosia delle lingue (2017). Nel 2010 ha pubblicato un libro per bambini, The thirsty  tree (2015), e poi, L’idioma di Casilda Moreira (2019), Il levitatore (2020). Con Nutrimenti ha pubblicato Verde Eldorado (2022) con cui è finalista al Premio internazionale Semeria Casinò di Sanremo, e al Premio ‘Libri a 180°’ Città di Sant’Elpidio a mare.

Lucrezia Lombardo “Berggasse 19. Una donna di nome Anna Freud”, Les Flaneurs Editore

Les Flaneurs Edizioni

«È solo grazie a te, Dorothy, mia preziosa amica d’una vita,
paziente e gentile, se sono riuscita a ritornare, dopo un lungo esilio,in Berggasse 19, laddove tutto ha avuto inizio».

Intellettuale amante delle trasgressioni alla tradizione, Anna Freud (Vienna1895 – Hampstead 1982) fu la caposcuola della “psicologia dell’io”. Si dedicò a tempo pieno alla psicoanalisi, che dal suo contributo ricevette nuovi impulsi vitali, in particolare nella direzione della cura dei disturbi infantili. Sul piano sentimentale, è noto il suo legame con la collega statunitense Dorothy Burlingham, ovviamente inviso alla mentalità del tempo.

Lucrezia Lombardo cede la parola alla stessa Anna, che si racconta in una lettera immaginaria (indirizzata a Dorothy) ma fedele alla biografia storica, per ripercorrere le tappe cruciali della vita di una donna lungimirante, indipendente e capace di grandi gesti di empatia, che ha ancora molto da insegnare: un modello da scoprire e riscoprire.

Un romanzo da accogliere come un atto d’amore verso una figura femminile che in vita non accettò mai il ruolo in cui la società del tempo avrebbe voluto costringerla, eppure post mortem è rimasta intrappolata nell’ombra del cognome paterno. Il ritratto di una mente creativa, in grado di penetrare l’anima del lettore.

Lucrezia Lombardo, nata nel 1987 ad Arezzo, è autrice di libri di poesia, saggistica e narrativa. Oltre ad aver ricevuto importanti premi e riconoscimenti letterari, ha pubblicato inediti e articoli su riviste letterarie nazionali e internazionali. Alla sua produzione è stata dedicata una tesi di laurea, redatta per la Facoltà di Lettere dell’Università degli Studi di Firenze.

Les Flâneurs Edizioni nasce nel 2015 grazie a un gruppo di giovani amanti della Letteratura. Il termine francese “flâneur” fa riferimento a una figura prettamente primo novecentesca d’intellettuale che, armato di bombetta e bastone da passeggio, vaga senza meta per le vie della sua città discutendo di letteratura e filosofia. Oggi come allora, la casa editrice si pone come obiettivo la diffusione della cultura letteraria in ogni sua forma, dalla narrativa alla poesia fino alla saggistica, con indipendenza di pensiero e occhio attento alla qualità. Les Flâneurs Edizioni intende seguire l’autore in tutti i passaggi della pubblicazione: dall’editing alla promozione. Les Flâneurs Edizioni è contro l’editoria a pagamento.

Francesco Randazzo “Freme la vita. I sogni di Goffredo Mameli”, Graphofeel Edizioni

Quel ragazzo è un simbolo!” gridò uno mentre lo portavano via. “Salvate almeno lui, se non per questa Repubblica sotto assedio e quasi vinta, per la Repubblica che verrà!”

Graphofeel Edizioni

La biografia romanzata di Goffredo Mameli, patriota e scrittore, ragazzo entusiasta e pieno di gioia di vivere, morto a soli ventuno anni durante la difesa della Repubblica romana. Vissuto tra Genova, Milano e Roma, fu una vera star del Risorgimento, ed ebbe grande influenza nella cultura del suo tempo. Amico di Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini, amato dalle donne e venerato dagli amici è l’autore del testo dell’attuale Inno d’Italia che fu musicato da Michele Novaro.

“Il Risorgimento è stato relegato ad una esaltazione retorica,” – spiega l’autore – “mentre invece è stato animato da uno spirito libertario e rivoluzionario, ricco di idealismo democratico, vissuto non soltanto dalle classi intellettuali, ma anche dal popolo e da moltissimi giovani. Mameli era uno di questi ragazzi, il più famoso, ma forse anche il meno conosciuto. Se lo si spoglia dell’apologia posteriore, mostra tutte le fragilità di un adolescente, ma anche tutta la forza di ribellione, la voglia di cambiare il mondo in meglio. Ai miei occhi è diventato come un ragazzo d’oggi che protesta e lotta per i diritti negati, contro le ingiustizie e le sopraffazioni.”

Francesco Randazzo si è laureato in Regia nel 1991 all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma. Lavora in Italia e all’estero come regista e autore per importanti teatri e festival. È fondatore della Compagnia degli Ostinati – Officina Teatro, della quale è stato direttore artistico. Ha pubblicato testi teatrali, poesie, racconti e due romanzi; ha ottenuto numerosi premi di drammaturgia e letteratura nazionali e internazionali. Suoi testi teatrali sono stati tradotti in spagnolo, ceco, francese e inglese e rappresentati in Canada, Usa, Croazia, Slovenia, Belgio, Spagna, Francia, Cile. Per Graphofeel ha pubblicato I duellanti di Algeri (2019) e Il vero amore è una quiete accesa (2021).

Alessandro Marzo Magno “Casanova”, presentazione

Chi era Giacomo Casanova? Un avventuriero intraprendente, un letterato generoso, un diplomatico accorto, un baro temibile, un viaggiatore instancabile e –ça va sans dire– un grande amante delle donne.(da Editori Laterza)

Ce lo presenta lo studioso veneziano Alessandro Marzo Magno nella biografia che lo ritrae: non solo un libertino, un avventuriero, sempre in giro tra una corte e l’altra, giocatore d’azzardo e spesso baro e frequentatore di carceri, ma anche uno studioso, un letterato, un filologo e non solo un seduttore, anche se spesso l’immgine che si ha di lui si limita spesso a questo aspetto.

La sua autobiografia Histoire de ma vie, nella seconda metà dell’Ottocento venne rivisitata e riabilitata come opera storica, fondamentale per cogliere il Settecento, secolo di grandi aperture sociali e politiche di cui il nostro fu particolare interprete. Molte le città visitate, un centinaio, ma anche cittadine e località varie e in parecchie tornando più volte e molti gli incontri con sovrani regnanti, ma hanno riguardato anche attori, artisti in genere e sicuramente molte donne che nell’autobiografia cita con le iniziali, ma i cui numeri non sono poi così fuori dai canoni e, per citare direttamente dal testo di Magno

“Le donne, ah le donne! Non mancano le sorprese, però: a conti fatti, Casanova non era un gran casanova. Basta fare pochi calcoli. Chi si è occupato della sua biografia sostiene che nell’Histoire siano nominate 116 donne. […] la media di Casanova – pur con tutte le cautele del caso – sarebbe stata di meno di tre donne all’anno: […]. Anche accettando il più benevolo, e più recente, computo di 225 donne citate, sarebbero 5,3 all’anno, media non certo stratosferica e ben lontana da quella del suo concorrente diretto e di fantasia, don Giovanni, il cui catalogo ricorda che soltanto «in Ispagna son già mille e tre».

Pat Garrett “L’autentica vita di Billy the Kid”, LdM Press

Per la prima volta in traduzione italiana la biografia del più famoso bandito del Far West scritta dallo sceriffo

Pat Garrett

Traduzione, introduzione, note e cura di Aldo Setaioli

Lorenzo De’ Medici Press

Per la prima volta in traduzione italiana la biografia del più famoso bandito del Far West scritta dallo sceriffo Pat Garrett che, dopo avergli dato la caccia, lo uccise nel 1881. Probabilmente il libro più interessante, tra i tanti che sono stati dedicati al Kid, perché fu scritto quasi a ridosso dei fatti e rimane anche il primo a proporsi di offrire una versione autentica della vita e delle imprese del famoso fuorilegge che, dal momento della morte fino ad oggi è stato spesso rappresentato avvolto in un’aura quasi di leggenda, senza tener conto dell’effettiva realtà dei fatti. I motivi che indussero Garrett a pubblicare questa vita di Billy the Kid, indicandola fin dal titolo come “autentica”, sono da ricercarsi in parte nel desiderio di sfatare l’aura di sensazionalismo che subito circondò la figura del fuorilegge, ma anche le accuse moralistiche dei predicatori religiosi, riconoscendo gli aspetti positivi della personalità del Kid. In parte anche maggiore, tuttavia, il motivo di Garrett va ricercato nella volontà di difendersi dalle accuse che gli furono rivolte di averlo ucciso a tradimento.

«Questa “vita” (più che biografia) di Billy the Kid, il famoso fuorilegge eroe di innumerevoli film, che qui presentiamo per la prima volta al lettore italiano, è probabilmente il libro più interessante, tra i tanti che gli sono stati dedicati, perché fu scritto, quasi a ridosso dei fatti, non solo da un testimone oculare delle sue imprese, ma da colui che lo uccise, lo sceriffo Pat Garrett, anche lui celebrato in innumerevoli film. È anche il primo che si propone di offrire una versione autentica della vita e delle imprese del famoso fuorilegge, che dal momento della sua morte fino ad oggi è stato spesso rappresentato avvolto in un’aura quasi di leggenda, senza tener conto dell’effettiva realtà dei fatti. L’autore, Patrick Floyd Jarvis Garrett (1850-1908), fu eletto sceriffo della contea di Lincoln, nel Nuovo Messico, nel 1880. Ebbe anche la nomina a Deputy US Marshal (agente federale aggiunto), che gli permetteva di inseguire i ricercati oltre i confini dello stato. Gli venne quindi affidato il compito di arrestare, o comunque eliminare, il famoso fuorilegge. Occorre precisare che era lui stesso tutt’altro che un santo. Cacciatore di bufali in Texas nel 1876, vi aveva ucciso un uomo, che dopo una zuffa a mani nude tentava di ucciderlo con un’ascia. Si consegnò alle autorità, ma non venne condannato. Si trasferì in seguito a Fort Sumner, nel Nuovo Messico, dove fu barista e successivamente mandriano per conto di Pedro (Pete) Maxwell, nella cui casa avrebbe poi ucciso il Kid. Come sceriffo ebbe l’appoggio del grande allevatore John Chisum. Garrett e il Kid certamente si conoscevano, e del resto il primo dichiara apertamente di averlo non solo conosciuto, ma anche frequentato. Entrambi erano presenti nella zona durante la celebre guerra per il bestiame della contea di Lincoln, nella quale Garrett, a differenza del Kid, non prese parte attiva. Si diceva anche che avessero partecipato insieme a razzie di bestiame, ma, secondo un’autorevole biografia di Garrett, queste voci non sono sostenute da prove documentarie. In ogni caso, parecchi anni dopo il Kid, anche Pat Garrett venne ucciso in un agguato, sebbene non si sia mai saputo con precisione da chi.».

Pat Garrett (1850-1908) è stato uno dei più popolari sceriffi nell’epoca del Far West. Inizialmente cacciatore di bufali e poi barista, divenne sceriffo di Lincoln County nel New Mexico. Ebbe anche la nomina a Deputy US Marshal (agente federale aggiunto), che gli permetteva di inseguire i ricercati oltre i confini di un singolo Stato. Gli venne quindi affidato il compito di arrestare, o comunque eliminare Billy the Kid mettendo fine alle sue imprese criminali e all’attività della sua banda. Nel dicembre del 1901 il Presidente degli Stati Uniti Theodore Roosevelt lo nominò uno dei tre ‘pistoleri della Casa Bianca’. Dopo alterne vicende, venne ucciso in un agguato, sebbene non si sia mai saputo con precisione da chi.

Silvia Bencivelli “Il dubbio e il desiderio, Eva Mameli Calvino”, presentazione

Eva Mameli Calvino è stata una botanica importante vissuta tra il 1886 e il 1978, al lavoro tra la Sardegna, Cuba e la Liguria. Nata Mameli, e diventata Calvino sposando Mario, ha avuto un figlio famoso scrittore, di nome Italo, attraverso il quale viene oggi più spesso ricordata.(da Electa)

Electa dedica una collana, Oilà, curata da Chiara Alessi e con il progetto grafico a cura dello Studio Sonnoli, alle biografie di figure femminili del Novecento che sono state protagoniste nel panorama italiano e internazionale in vari settori “creativi” spesso ritenuti solo appannaggio al maschile. In questa biografia Silvia Bencivelli racconta Eva Mameli Calvino: un’ importante botanica vissuta tra il 1886 e il 1978, in un’epoca in cui alle donne in quel settore veniva dato poco spazio e scarso riconoscimento. Ma a lei si devono la coltivazione del primo avocado italiano e moltissimi articoli scientifici oltre che consigli per chi volesse dedicarsi alla cura delle piante e del giardino. Più conosciuta invece perché madre di Italo Calvino che al contrario non ha bisogno di ulteriori presentazioni. La biografia è come detto di Silvia Bencivelli giornalista scientifica, scrittrice, autrice e conduttrice radiotelevisivatra su Radio3 e Rai Cultura oltre ad essere docente di Comunicazione della scienza alla Sapienza – Università di Roma e in altre sedi.

A questo link altre Biografie dal Catalogo Electa

Melania G. Mazzucco “Jacomo Tintoretto & i suoi figli. Storia di una famiglia veneziana”, presentazione

“Jacomo Tintoretto & i suoi figli, che qui si presenta in una nuova edizione, è uno degli oggetti letterari piú affascinanti e originali della produzione italiana degli ultimi anni: accuratissima e fedele biografia, la prima importante apparsa in Italia del pittore veneto, precipitato di una raccolta di materiali durata piú di dieci anni, grandioso affresco storico brulicante di personaggi – Tintoretto ovviamente, ma anche i figli, il padre, la moglie e tanti altri -, ritratto di una città, Venezia[…] (dal Catalogo Einaudi)

“Volevo scrivere una biografia su Marietta, ma arrivata a Venezia per le prime ricerche mi resi conto che la sua storia era tutta consumata all’interno di quella del padre. Non potevo separarle, dovevo scrivere una biografia comune”

Così risponde all’intervistatrice Francesca Pellas (La stampa 11 diucembre 2023) Melania Mazzucco alla domanda su come avesse deciso di entrare nella vita di Tintoretto.

Quella della Mazzucco è un’accurata biografia che fa seguito al suo romanzo “La lunga attesa dell’angelo”, che l’autrice ha dedicato al grande pittore: dalla pagina romanzata alla verità storica frutto di appassionate ricerche in una dimensione ampia e allargata all’ambito familiare e all’ambiente particolare in cui era collocata: Venezia

Un autore le cui opere non raffiguravano semplicemente personaggi e ambienti “copiandola dalla natura o dall’arte, ma la “scriveva” come da un’immagine della mente, intravista in sogno, trovandola nel suo farsi – e solo nel farla la vedeva”

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Self Portrait. Il Museo del mondo delle donne

L’Architettatrice