Joyce Carol Oates “L’incidente in bicicletta”, presentazione

Il Saggiatore

Un romanzo breve che propone tematiche più volte presenti nelle opere dell’autrice. Pubblicato lo scorso anno sul New Yorker è stato tradotto da Carlo Vidotto e pubblicato in Italia da Il Saggiatore. Tema centrale è il rapporto tra madre e figlia e più ampiamente il rapporto familiare all’interno di una tranquilla e normale famiglia americana: ipocrisia, inadeguatezza, volontà di non voler vedere costruendo i rapporti interpersonali sull’apparenza.
Si apre con i preparativi di un ricevimento in giardino per festeggiare il fidanzamento di una nipote orfana da parte della padrona di casa, Arlette, una donna matura, madre di tre figli dei quali una è Evie la tredicenne che, allontanatasi senza avvertire da casa proprio in quell’occasione, resta vittima di un grave incidente:

Un avvenimento che segnerà un effettivo cambiamento sia nella ragazza che nella madre, la prima più aggressiva e quasi desiderosa di vendetta: custodisce un segreto che non rivela o che non vuole essere visto, un altro incidente, ben oltre quello avuto in bicicletta.
L’autrice non palesa apertamente ma accompagna il lettore verso un dubbio che diventa quasi certezza nell’agnizione finale.

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Pericoli di un viaggio nel tempo

La notte, il sonno, la morte e le stelle

La nuova gattina

Rosa Luxemburg “Herbarium”, presentazione

Rosa Luxemburg (1871-1919) oltre ad essere una giornalista, una rivoluzionaria tedesca e fondatrice insieme a Karl Liebknecht, nel 1915, del Gruppo Internazionale, così come da molti è stata conosciuta, fu anche una botanica e appassionata amante di fiori e piante.
Lo dimostrano i diciotto quaderni in cui raccolse il suo erbario, raccolta iniziata a Berlino nel 1913 e  conclusa a Breslavia cinque anni dopo. Dalle notizie biografiche sappiamo che nel 1889, lei figlia di un commerciante ebreo, lasciò Varsavia per Zurigo dove avrebbe potuto studiare, alle donne in Polonia era infatti proibito accedere all’università, botanica, come fece in un primo momento, per poi, due anni dopo, passare a Giurisprudenza e ad Economia.
Della sua passione per le piante resta il suo Herbarium, fiori foglie essiccate e poi pressate, oggi  pubblicato in Italia da Elliot con la traduzione di Massimo Ferraris, con l’Introduzione di  Holger Politt, a cura di Evelin Wittich: circa quattrocento piante con indicazioni di data e luogo di raccolta, con descrizioni e scritte a margine di sua mano, riprodotte fotograficamente.
Una storia rocambolica e misteriosa quella dell’erbario per lungo tempo perduto: alla morte di Rosa Luxemburg fu conservato dalla sua segretaria Mathilde Jacob e da Paul Levi quindi dagli eredi portato in America, sfuggendo al nazismo, per ritornare, senza che se ne conosca il percorso e le motivazioni, in Europa dopo la seconda guerra mondiale; riscoperto negli anni Settanta fu catalogato nel 2009 nell’archivio statale Akt  Nowych di Varsavia, dove è conservato.
In fondo all’erbario una raccolta di lettere in cui l’autrice raccontava dell’attenzione da lei prestata alle piante che nascevano nel cortiletto del carcere o ringraziava degli esemplari inviategli dai corrispondenti tra cui l’amica Mathilde.

ROSA LUXEMBURG (Zamos’c’, 1871 – Berlino, 1919) Importante teorica del socialismo, è stata una rivoluzionaria tedesca. Insieme a Karl Liebknecht nel 1915 creò il Gruppo Internazionale, che sarebbe diventato in seguito la Lega Spartachista. Fu assassinata nel 1919 dai Freikorps agli ordini del capo del governo, il socialdemocratico Friedrich Ebert. Tra le sue opere più importanti: L’accumulazione del capitale (1913) e La crisi della socialdemocrazia (1900).(da Elliot Editore)

Oscar Wilde “Il Delitto di Lord Arthur Savile. Uno studio sul dovere”, Bibliotheka Edizioni

PASTICCHE AVVELENATE E OROLOGI ESPLOSIVI PER IL LORD LONDINESE COSTRETTO A SMENTIRE IL PRESAGIO DI UN FAMOSO CHIROMANTE.

Uno dei più geniali e grotteschi divertissement del grande romanziere e drammaturgo irlandese. 

Nota di lettura di Roberto Barbolini
Traduzione Federigo Verdinois
BIBLIOTHEKA

Lord Arthur Savile, in procinto di sposarsi con la bellissima Sibilla, si ritrova nell’incresciosa situazione di farsi leggere la mano da un famoso chiromante nel corso di un sontuoso ricevimento londinese. L’uomo gli annuncia una minaccia imminente: Lord Savile sarà l’artefice di un omicidio. Per evitare che il presagio possa pregiudicare la felicità della futura vita domestica, l’aristocratico decide di anticipare i tempi, trafficando con pasticche avvelenate e orologi esplosivi. Ma la soluzione non sarà quella che egli ha previsto. 
Un capolavoro di cinismo, in cui veleni, esplosivi e infine l’omicidio, precedono la felicità coniugale del protagonista. Una riflessione sul dovere scritta con ironia. 

Il crimine è un’opera d’arte e dev’essere compiuto senza alcuna passione o rancore personale. Proprio come cerca invano di fare quel cinico pasticcione di Lord Arthur nel racconto di Wilde, satira pungente del filisteismo morale dell’upper class.Scritto con lo stile agile e ironico delle commedie per cui Wilde è giustamente famoso, Il delitto di Lord Arthur Savile viene qui riproposto nella versione d’epoca fatta nel 1908 da Federigo Verdinois, opportunamente rinfrescata. Giornalista, accademico, gran traduttore di russi e d’inglesi, Verdinois era anche – come Conan Doyle – un patito dell’occultismo. Wilde gli aveva fatto la satira preventiva nella figura del chiromante Podgers, destinato a una brutta fine. Chissà se si sarà riconosciuto. L’importante è che negli specchi deformanti di Wilde continuiamo a rifletterci tutti noi. (Roberto Barbolini)

Nato a Dublino nel 1854 e morto a Parigi nel 1900) Oscar Wilde studia al Trinity College e a Oxford e pubblica romanzi, poesie e testi teatrali. Idolo dei salotti letterari di Londra e Parigi, vede la fortuna declinare dopo l’accusa di una relazione omosessuale con il figlio di un lord scozzese, che gli costa due anni di carcere.
Roberto Barbolini, che firma la nota di lettura, ha lavorato con Giovanni Arpino al Giornale di Montanelli, è stato redattore e critico teatrale di Panorama ed è esperto di letteratura noir. Con Bibliotheka ha pubblicato Il detective difettoso. Ritorno al futuro per il romanzo poliziesco (2024).

Gigi Moncalvo “Agnelli – The Italian Royal Family”, Vallecchi Editore

Vallecchi

Il grande interesse con cui il pubblico segue le più recenti vicende della ex-royal family, con la guerra ventennale per mettere le mani sull’immensa e sommersa eredità di Gianni Agnelli e poi di sua moglie Marella, è motivato dalla scoperta di particolari inediti e talvolta incredibili riguardanti il gigantesco patrimonio e l’intreccio di società, specie nei paradisi fiscali, che caratterizzano gran parte degli ultimi cinquant’anni di questa Famiglia. Tutto sarebbe rimasto ancora oscuro se la figlia di Gianni Agnelli non avesse deciso di scatenare una guerra con la propria madre, prima, e il suo primogenito poi, poiché si ritiene “derubata” di una cospicua quantità dell’ex patrimonio paterno di cui, a metà con Marella, era la legittima erede.

La figura del vecchio Senatore viene qui delineata in tre aspetti fondamentali. Prima di tutto descrivendo i modi in cui Giovanni Agnelli senior si impossessò della Fiat portandola via agli altri veri fondatori, e raccontando quel che avvenne nel processo di Torino in cui era imputato. Secondo: descrivendo i metodi con cui abbatteva tutti gli ostacoli sul suo cammino, come ad esempio il senatore Frassati, al quale portò via “La Stampa”, e poi Riccardo Gualino, un geniale e poco noto imprenditore che divenne socio di Agnelli, acquistarono banche ed ebbero un intreccio d’affari redditizio per oltre dieci anni, fino a che il padrone della Fiat decise di rovinarlo…Infine, gli “affari” col fascismo, la fortuna di accumulare ricchezze enormi grazie alle forniture per le due guerre mondiali, la passione di farsi pagare in lingotti d’oro, il gigantesco accumulo di metallo pregiato trasferito a Basilea. Ma per la prima volta vengono anche pubblicate le “pagine nere” che riguardano il Senatore: gli atti della Commissione per l’epurazione che stava per espropriare Agnelli dalle sue numerose industrie con l’accusa di collusione col fascismo. Solo la morte, nel dicembre 1945, salvò Agnelli dall’onta di una condanna. Ma i suoi memoriali inediti, insieme a quelli di Vittorio Valletta, rappresentano l’altra faccia del Senatore: non più tracotante e sicuro di sé, ma compassionevole nelle sue argomentazioni e nelle descrizioni di se stesso e del suo operato nel tentativo di far credere che era addirittura un…antifascista.

Gigi Moncalvo è autore dei libri-controcorrente Agnelli Segreti, I Lupi e gli Agnelli, I Caracciolo, ricchi di documentazione e di retroscena sui “peccati” nascosti e le verità mai scritte su quella che è stata definita l’ultima “Famiglia Reale” italiana. Nella sua carriera giornalistica ha lavorato in alcuni quotidiani tra cui il Corriere della Sera e il Giorno. In televisione è stato inviato speciale per le reti Fininvest-Mediaset, autore di numerosi reportage dall’estero, ideatore e conduttore di molti programmi. È stato dirigente di Raidue e ha condotto Confronti, in onda il venerdì sera per quattro anni. Ora si occupa di ideare format TV e dirigere media-training per dirigenti d’azienda. Vive in campagna nelle colline del Monferrato tra Piemonte e Liguria. Con Vallecchi ha pubblicato Agnelli coltelli nel 2022 e Juventus segreta nel 2023
http://www. gigimoncalvo.com

Adelio Fusé “Di chi sono queste insonnie”, Manni Editore

In un mondo sospeso tra realtà, sogno e finzione, uno scrittore e un agente letterario intrecciano le loro vite in un vortice di parole complici, ricordi e comportamenti condivisi.

Un romanzo dove la dimensione esistenziale si fonde con quella letteraria.

Manni Editori

“L’insonnia è l’esistenza che resta vigile e si fa racconto.”
Aldous Canti

Di chi sono queste insonnie intreccia le vite dello scrittore Aldous Canti – “scrittore estremo”, anzi, per autodefinizione – e del suo agente letterario Manlio Roveda. La narrazione, che si snoda dal 1999 al 2023, con flashback che si estendono fino agli anni ’30 nella Val d’Orcia, in una trama mossa da sovrapposizioni temporali e geografiche esplora sfaccettature e implicazioni di un’amicizia unica. 
Aldous, il protagonista, è un personaggio affascinante, un visionario amante delle contraddizioni e dei paradossi: un autore d’élite che ha pubblicato casualmente un best-seller, un solitario con l’occhio sempre rivolto ai fatti della storia e sensibile ai legami affettivi solidi, un interlocutore a proprio agio nella parola torrenziale come nel silenzio.

La sua decisione di ritirarsi nel Finisterre galiziano, “un luogo estremo per uno scrittore estremo”, dà il via a una serie di visite di Manlio, trasformando la sua presenza nei luoghi dell’amico in una ricerca avventurosa, carica di aspettative e non priva di misteri. Le vicende si intensificano quando Aldous viene colpito da una malattia neurodegenerativa. La sua lotta contro questo duro imprevisto, sostenuta con ironia e determinazione, porta a un cambiamento di prospettiva con ripercussioni su entrambi. è anche il momento in cui la voce di Aldous emerge più forte, proiettandosi in un toccante bilancio tra letteratura e vita, significati certi e interrogativi precari.

Intorno ai due protagonisti si muove un folto gruppo di personaggi vividi, del passato e del presente, incontrati nella vita vera o presenti nelle storie raccontate da Aldous, ognuno con spiccate particolarità. Tra loro è inclusa una Lady Writing personificazione della Scrittura stessa, mentre le ambientazioni suggestive assegnano ai luoghi il ruolo di altrettanti personaggi.

Una coda onirica in una Londra distopica aggiunge una svolta ulteriore alla narrazione, ampliando i confini dell’esperienza reale. Manlio ne uscirà intraprendendo a sua volta, in un capovolgimento dei ruoli, il cammino della scrittura, e chiudendo così il cerchio.

Incipit 

«Conobbi Aldous Canti nel buio di una grande stanza. Il casolare verso cui eravamo diretti si serviva della campagna per fare il vuoto intorno o avveniva invece il contrario? Lo spazio circostante sembrava lì apposta per inghiottire qualunque meta e per riservare identica sorte a chiunque volesse giungere a destinazione. La strada era una lingua di asfalto bucherellata e infida, piantonata dalle risaie e propensa, inoltre, a restringersi, mentre le ruote dell’auto giravano in bilico e pronte a tradire, sdrucciolando oltre il bordo. Norma, intanto, se ne stava con la luna storta, inclinata a differenza della luna vera, diritta e stabile in cielo nella sua bianca metà, finché non sparì, la luna vera, dietro le nuvole, spruzzatine grigioline sullo sfondo sempre più annerito del cielo. Fra non molto il cielo e la terra avrebbero composto uno strato unico più nero della pece. La nota lieta era l’aria notturna, già estiva, che punzecchiava la pelle attraverso i finestrini abbassati.

Adelio Fusé (1958), vive a Milano, dove ha lavorato in ambito editoriale. Ha pubblicato saggi, libri di poesia (l’ultimo, Mosaico del viandante, Book Editore, 2023; segnalato al Premio Lorenzo Montano), romanzi (con Manni Lastrazione non è la mia passione principale, 2018 e Le direzioni dell’attesa, 2020). Collabora con artisti, fotografi, musicisti e scrive per varie riviste. Ha curato una rubrica di musica e poesia nel sito altremusiche.it.

Lamberto Salucco “Manuale semiserio di PowerPoint”, presentazione

Dall’Introduzione:

PowerPoint è un software di presentazione nato nel 1984 e successivamente acquisito da Microsoft.Serve per la creazione e la condivisione di contenuti visivi durante riunioni, lezioni e conferenze.

Consente all’utente di unire testo, immasgini, grafici, contenuti multimediali in un documento composto da diapositive, come pagine di un libro o di un album fotografico.

Permette di realizzare presentazioni tradizionali e interattive, slideshow e video per comunicare in maniera più chiara e visiva e ed è usato in molti ambiti: istruzione,marcketing, finanza, ingegneria, etc.

È il quarto volume della collana sui software di Office Automation curati da Lamberto Salucco che chiarisce nella sua Introduzione:

Dopo averlo evitato per anni, sono praticamente costretto ad affrontare anche PowerPoint. Devo dire che non lo amo particolarmente, anzi: non lo amo per nulla. Però è innegabile che le presentazioni siano da decenni parte integrante di molti flussi di lavoro.
Come docente ho iniziato a utilizzare le slide solo una decina di anni fa, poi nel 2020 ho colto l’occasione del lockdown per riordinare i vari argomenti nei diversi e disordinati ambiti in cui mi trovo a fare formazione. L’odio che provavo per le diapositive digitali si è piano piano trasformato in semplice antipatia (un enorme passo avanti) e infine sono stato costretto ad ammetterne l’innegabile utilità.
A differenza di quanto ho fatto in passato con Excel, questo sulle presentazioni sarà un solo volume come ho fatto per Word. Ma, a differenza di ciò che ho fatto nel libro unico sugli word editor, non sarà strutturato per seguire le singole tab del menu: stavolta ho suddiviso gli argomenti come mi pareva, spero che non sia troppo confusionario.

E tra le “considerazioni scontate ma importanti” aggiunge : Tratterò tutti gli argomenti che ritengo fondamentali ma un libro, per quanto fatto bene, non sostituirà mai la pratica.

A noi piace soffermarci e riportare un chiarimento : La definizione “manuale semiserio” significa che posso parlare di argomenti seri anche con un tono non serioso. Oppure sì. Dipende anche stavolta da come mi gira.

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Michele Navarra “Per non aver commesso il fatto”, presentazione

Uno dei romanzi più amati di Michele Navarra, con protagonista Alessandro Gordiani, qui giovane avvocato incaricato della difesa di un uomo accusato di omicidio.(dal Catalogo Fazi Editore)

Alessandro Gordiani è il  protagonista dei legal thriller di Michele Navarra, scrittore e avvocato penalista, che torna con Fazi in libreria con questo suo secondo romanzo, già edito nel 2010 da Giuffré.

L’avvocato Gordiani, reduce da una crisi esistenziale e professionale, è tornato a esercitare e divide lo studio a Roma con un collega civilista. La sua attività si limita alla difesa di piccola delinquenza e ad illeciti minori; tutto cambia quando si presenta a lui Carlo Baldini, agente immobiliare sospettato di aver ucciso un ex collaboratore, Finotti, probabilmente l’amante della moglie. L’accusa arriva ad opera di una “spiata”: un criminale in cambio della soffiata chiede clemenza. Grazie ai dettagli forniti, è stato infatti ritrovato il cadavere di Finotti chiuso nel bagagliaio di un’auto da tempo sul fondo del lago di Bracciano: è così che  i sospetti ricadono su Baldini,  marito tradito.
Un caso certamente difficile e non solo perché scoperto a distanza di anni: all’avvocato Gordiani il difficile compito di trovare risposte e seri indizi prima di giungere al processo, conciliando la sua attività di indagine con i preparativi per il suo matrimonio e con l’imminente nascita della figlia, con le sue idiosincrasie, con il suo perfezionismo e con le sue debolezze: un processo difficile e delicato proprio perché indiziario, nella speranza di ottenere una sentenza assolutoria per il suo cliente proprio per non aver commesso il fatto.

Michele Navarra è avvocato penalista dal 1992, nel corso della sua carriera ha avuto modo di seguire alcune delle vicende giudiziarie più importanti della storia italiana, dalla strage di Ustica alle imprese della banda della Uno bianca. Nei suoi libri ha creato il personaggio seriale dell’avvocato Alessandro Gordiani, presente anche nei romanzi Solo Dio è innocente (2020), Nella tana del serpente (2021) e Una giornata cominciata male (2022, vincitore del Premio Caravaggio nello stesso anno), tutti editi da Fazi Editore.

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Solo Dio è innocente

Roberto Alajmo “Il piano inclinato”, presentazione

[…]In questo romanzo Roberto Alajmo conferma il suo talento nel trattare la tragedia come commedia e la commedia come tragedia. Il suo Ousma – come tutti noi –non è cattivo e non è buono, costretto com’è a destreggiarsi tra l’euforia dei sogni e lo sconforto della realtà. Un protagonista che si sottrae agli stereotipi opposti che riguardano i migranti, dipinti sempre come vittime o come delinquenti. C’è però una forza che spinge Ousma e quelli come lui sempre oltre, sul piano inclinato del caso e della fatalità.(dal Catalogo Sellerio )

Ousmane Keità, ovvero Ousma, ha 17 anni  è  in fuga dal Mali, su una barca rottame che, nelle acque di Lampedusa, si rovescia. Alajmo racconta la vicenda accopmpagnando il lettore dentro un “prima”, fatto di racconto del presente e flashback che  ripercorrono, anche se non in ordine cronologico,  momenti della vita del protagonista: l’ambiente di provenienza, le vicende familiari di lui figlio della seconda moglie del padre che, in difficoltà economica la ripudia,  e del suo lascito in punto di morte che racchiude in “apri la finestra” un consiglio di vita, che Ousma accoglie decidendo di vivere lontano da casa, e oltre verso l’Europa. Quindi la partenza e le prime tappe ed esperienze a Bamako, quindi il viaggio nel deserto, la prigionia nei campi in Libia, fino al naufragio e all’approdo a un Centro di accoglienza e a un Rifugio di Palermo che ospita  i minori non accompagnati: ed è da qui che  si apre il “dopo” e il racconto si fa noir.

Roberto Alajmo (1959) vive a Palermo. Tra i suoi libri: Notizia del disastro (2001, Sellerio 2022), Cuore di madre (2003), È stato il figlio (2005), da cui è stato tratto nel 2012 l’omonimo film diretto da Daniele Ciprì, Palermo è una cipolla (2005), L’arte di annacarsi (2010). Con questa casa editrice ha pubblicato inoltre Carne mia (2016), L’estate del ’78 (2018), Repertorio dei pazzi della città di Palermo (2018), Io non ci volevo venire (2021), La strategia dell’opossum (2022), La boffa allo scecco (2023), Abbecedario siciliano(2023), Il piano inclinato (2024).

dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

L’arte di annacarsi

Io non ci volevo venire

La strategia dell’opossum

Dal 10 gennaio 2025 in libreria per Bibliotheka Edizioni:Benjamin Jacobs e August Kubizek

“IL DENTISTA DI AUSCHWITZ”, LA STORIA DEL RAGAZZO POLACCO CHE SI SALVO’ LA VITA CURANDO PRIGIONIERI E UFFICIALI

La biografia di Benjamin Jacobs scritta da lui stesso e accolta con favore unanime della critica negli Stati Uniti

Benjamin Jacobs Il dentista di Auschwitz
Traduzione di Alessandro Pugliese
In libreria il 10 gennaio
Bibliotheka


«I nostri nomi diventarono numero. E con il tempo capimmo perché. I numeri non avevano volto. Erano molto più facili da affrontare».

Il 5 maggio 1941 tre vecchi camion attraversano una strada sterrata polacca con a bordo centosettanta ebrei del villaggio di Dobra. Sono uomini di età compresa tra i sedici e i sessant’anni. Tra loro anche Berek Jakubowicz e suo padre, autorizzati a portare con sé solo un piccolo fagotto ciascuno. Il ragazzo non sa che quei pochi strumenti odontoiatrici utilizzati nel primo anno di formazione universitaria gli salveranno la vita.
La sua storia viene narrata dai lui stesso nel libro Il dentista di Auschwitz, firmato con il nuovo nome (Benjamin Jacobs) assunto negli Stati Uniti, dove emigrò dopo la liberazione (Bibliotheka, 376 pagine, 16 euro, dal 10 gennaio in libreria nella traduzione di Alessandro Pugliese). Nei cinque anni di privazioni trascorsi nei campi di sterminio nazisti, tra cui Buchenwald, Dora-Mittelbau, e Auschwitz (dove entrò in contatto con il famigerato Josef Mengele, medico e criminale di guerra), ha visto morire il padre ed è stato costretto ad esercitare la professione dentistica su prigionieri e ufficiali e ad estrarre i denti d’oro dei cadaveri appena usciti dalle camere a gas
Accolto con favore unanime dalla critica alla sua comparsa negli Stati Uniti, Il dentista di Auschwitz indaga sulla proliferazione del male dalla prospettiva di chi ha vissuto a stretto contatto con un orrore assoluto e onnipervasivo. Una lettura che meglio di qualsiasi libro di storia riesce a rendere un tempo in cui «i nomi divennero numeri senza volto» e in cui chi subì la deportazione «pur avendo il cuore pieno di lacrime, dimenticò per sempre come piangere».

 IL GIOVANE HITLER CHE HO CONOSCIUTO, RITRATTO DEL DITTATORE DA GIOVANE SCRITTO DALL’AMICO DI INFANZIA

Nell’opera di August Kubizek un adolescente alla deriva: ha fallito a scuola, è disoccupato e vive miseramente dipingendo cartoline

August Kubizek Il giovane Hitler che ho conosciuto
Traduzione di Alessandro Pugliese
Bibliotheka

«Per quanto la memoria mi ha concesso, ho tracciato il ritratto del giovane Hitler. Ma alla domanda, allora sconosciuta e inespressa, che pendeva sopra la nostra amicizia, ancora oggi non ho trovato una risposta: Quali erano le intenzioni di Dio quando creo quest’uomo?».

August Kubizek (1888-1956), direttore d’orchestra e scrittore austriaco, è stato l’amico fraterno di Adolf Hitler durante l’adolescenza. I due si conobbero nel 1904 ed entrambi frequentarono il Conservatorio a Vienna; gli studi vennero portati a termine solo da Kubizek, che vide la carriera interrompersi allo scoppio della prima guerra mondiale. I due si ritrovarono a metà degli anni Trenta, durante l’annessione dell’Austria alla Germania. Fu proprio in quel periodo che Hitler, divenuto Cancelliere, chiese a Kubizek di scrivere sulla loro amicizia.
Il risultato è il libro Il giovane Hitler che ho conosciuto, che Bibliotheka manda in libreria il 10 gennaio nella traduzione di Alessandro Pugliese (372 pagine, 16 euro).
Si tratta di uno dei più importanti testi per comprendere la figura del dittatore. Kubizek descrive in che modo si formarono il carattere feroce, l’impareggiabile forza di volontà e l’implacabile sistematicità mentale del più ingombrante, scomodo e crudele personaggio del Novecento.
Durante l’adolescenza, Hitler è un ragazzo alla deriva: ha fallito a scuola, è disoccupato, respinto dall’Accademia d’Arte di Vienna, vive miseramente dipingendo cartoline. Ma dietro quest’apparente inettitudine, Kubizek mostra il carattere di un individuo che, da questi inizi, facendo leva su una personalità magnetica, diverrà il conquistatore più potente e terribile della storia moderna, riuscendo a mobilitare i peggiori istinti di rivalsa del popolo tedesco.

Miranda July “A quattro zampe”, presentazione

Traduzione di Silvia Rota Sperti

[…]è un viaggio nella mente di una donna che potrebbe essere tutte le donne, se avessero il coraggio di dar voce alla propria emancipazione sessuale e di pensiero. Ed è un viaggio che, se da un lato fa ridere fino alle lacrime, dall’altro tocca il cuore del lettore affrontando da una prospettiva originalissima temi come la crisi matrimoniale, il rapporto con i figli, il tradimento, la menopausa e l’umano, umanissimo desiderio di sentirsi liberi e amati.(da Opera, Feltrinelli Editore)

Protagonista è una quarantacinquenne in crisi come moglie e soprattutto come donna: decide così, lasciando a casa un marito ormai noioso e un figlio settenne, di partire da sola in macchina per un viaggio da Los Angeles a New York, un’ occasione  per rinverdire desideri ormai soffocati e fantasie ancora inesprese.
Il viaggio però si interrompe quasi subito appena fuori Los Angeles, in una stazione di servizio, quando un ragazzo le lava il vetro dell’auto e i loro occhi si incrociano, un incontro che la porta a fermarsi in un Motel e a calarsi in una serie di esilaranti e avventurose storie di amore e di sesso e a scoprire se stessa e la libertà perduta.
Ne nasce una storia audace, licenziosa, ma anche toccante e molto umana.
Miranda July racconta con humour ma anche con profondità, l’età di mezzo di una donna alla prima esperienza con quella se stessa che sente “vecchia”: vuole ritrovare una se stessa che sappia esserlo sempre, con le amiche e tra le mura domestiche.
Un viaggio dentro le domande che scaturiscono da pensieri e riflessioni, ma anche da dentro un corpo, nuovo, di una donna che si interroga con profonda ironia.

Miranda July è un’artista, scrittrice e regista americana. Cresciuta a Berkeley, California, vive a Los Angeles. I suoi video, le sue performance e i suoi progetti basati sul web sono stati presentati in posti come il Moma, il Guggenheim Museum e in due edizioni della biennale del Whitney Museum. Nel 2005 è uscito il suo primo lungometraggio – scritto, diretto e interpretato da lei – Me and Youand Everyone We Know, accolto con unanime consenso di critica e pubblico, con il quale ha vinto il premio speciale della giuria al Sundance Film Festival e il premio Camera d’Or a Cannes. I suoi racconti sono stati pubblicati su “The Paris Review”, “Zoetrope”, “The New Yorker” e “McSweeney’s”; la sua raccolta di storie Tu più di chiunque altro (Feltrinelli, 2009), ha vinto il premio Frank O’Connor. Il suo secondo lungometraggio The Future è uscito nell’estate del 2011. Ancora per Feltrinelli, Il primo uomo cattivo (2016).( da Autori, Feltrinelli Editore)