
La nuova indagine di Buonvino, al commissariato di Villa Borghese, comincia con un suono misterioso. Buonvino, mentre con i suoi festeggia il ritorno di Ivano, il barista, al suo chiosco, sente qualcosa che lo inquieta, potrebbe essere una risata, un pianto, potrebbe essere anche un grido d’aiuto.(da Marsilio)
È la sesta inchiesta del poliziotto di Villa Borghese, Buonvino.
Un’indagine in un mondo che, come scrive Carlo Verdelli nella sua presentazione sulle pagine del Corriere del 25 gennaio 2026, “È anche un’incursione in un mondo diventato incognito, quello appunto dei ragazzi di oggi, che si conclude con più di una sorpresa e con la possibilità di un corso accelerato per meglio comprendere gli appartenenti a una tribù che parla una lingua diversa, ha codici indecifrabili, sembra aliena anche se, come vedremo, non lo è poi tanto”.
La vittima è Ludovica Cappelli, detta Ludo, 17 anni, capelli neri ricciuti, occhi di un azzurro profondo, trovata impiccata alle lancette del grande orologio ad acqua, costruito nel 1867 al Pincio: legata con un filo alla lancetta lunga della mezz’ora è morta soffocata lentamente allo scoccare dell’ora, quando il filo ha raggiunto la massima tensione , ma non ha sofferto, perché sedata da un potente sonnifero.
Bounvino è alle prese con uno dei casi più difficili che gli siano capitati e sente di dover trovare velocemente la verità, perché “potrebbe essere sua figlia”, lui che con la sua compagna Veronica hanno deciso di non averne, “e gli assassini dei figli vanno trovati”.
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