Cristina Cassar Scalia “La salita dei saponari” presentazione in breve

In questo terzo romanzo della Scalia ritroviamo la protagonista Giovanna  Guarrasi detta Vanina, vicequestore, ora alla Mobile di Catania. Il caso da risolvere è legato all’omicidio di un personaggio che già dai primi dati e dalle voci che circolano si presenta poco raccomandabile: è un cubano americano con cittadinanza italiana e residenza in Svizzera, ucciso nel parcheggio dell’aeroporto. Un caso complicato adatto a Vanina che, come si legge nella presentazione nel sito di Giulio Einaudi Editore, “solo un caso molto complesso può distogliere, anche se per poco, dalla caccia ai propri fantasmi e riportarla in azione”, e il caso sarà un intrigo internazionale. E il vicequestore di fantasmi nell’armadio ne ha parecchi: il padre ispettore ucciso davanti ai suoi occhi quando era ancora adolescente, i tanti che hanno perso la vita per adempiere al proprio dovere e i latitanti cui non smette di dare la caccia.

Sinossi da Giulio Einaudi editore

Esteban Torres, cubano-americano con cittadinanza italiana e residenza in Svizzera, viene trovato morto nel parcheggio dell’aeroporto di Catania; qualcuno gli ha sparato al cuore. L’uomo ha un passato oscuro, e girano voci che avesse amicizie pericolose, interessi in attività poco pulite. Eppure le indagini sono completamente arenate: nessun indizio che riesca a sbloccarle. Questo finché a Taormina, dentro un pozzo nel giardino di un albergo, si scopre il cadavere di Roberta Geraci, detta «Bubi». Torres e Bubi si conoscevano. Molto bene. Con l’aiuto della sua squadra e dell’immancabile Biagio Patanè, commissario in pensione che non ha perso il fiuto, Vanina riporterà alla luce segreti che hanno origine in luoghi lontani. Ma non potrà dimenticare gli incubi che la seguono fin da quando viveva a Palermo. Questioni irrisolte che, ancora una volta, minacciano di metterla in pericolo.

E anche l’intervista all’autore su la Gazzetta del Sud

Robert Louis Stevenson “Will del Mulino” (Microgrammi Adelphi) recensione da @CasaLettori di Maria Anna Patti

Il segreto di questo racconto rimasto quasi segreto dev’essere lo stesso che protegge certi luoghi, o certi piaceri: chi li scopre ne è geloso, e preferisce tenerli per sé. Di sicuro, se Stevenson riesce sempre a ridurre al minimo la distanza fra la felicità della scrittura e quella della lettura, in queste pagine compie un piccolo e rarissimo miracolo: la abolisce.

I Microgrammi a 1,99

 

leggi  la recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori

Si apre con descrizione paesaggistica ben sottolineata e interpretata dalla intensa lettura di Maria Anna Patti nella sua recensione:

La pianura e le stelle

Il mulino in cui Will viveva con i genitori adottivi si trovava in una valle scoscesa, tra boschi di pini e grandi montagne. In alto le colline svettavano l’una dopo l’altra finché non riemergevano tutte dagli abissi dei legni più duri per stagliarsi nude nel cielo. Un po’ più in su un pendio boscoso, e quando il vento era propizio il suono delle camapane scendeva, fievole e argenteo, fino a Will. In basso, la valle era sempre più erta e, allo steso tempo, si allargava da ambo i lati; da una prominenza rocciosa accanto al mulino era possibile vederla in tutta la sua lunghezza e, oltre, lo sguardo spaziava sull’ampia pianura, dove il fiume, scintillante sotto il sole, formava un’ansa e muoveva di città in città nel suo viaggio verso il mare. Il caso aveva voluto che sopra la valle un passo conducesse nel regno confinante, così, sebbene tranquilla e agreste, la strada che fiancheggiava il fiume era un’importante via di comunicazione tra due società sfarzose e potenti. Per tutta l’estate le diligenze passavano davanti al mulino arrancando verso l’alto o tuffandosi di gran carriera verso il basso…

Altri Microgrammi su tuttatoscanalibri:

Shirley Jackson “Pomeriggio d’estate”

Giovanni Mariotti “Piccoli addii”

Georges Simenon “Un delitto in Gabon”

 

Daniele Mencarelli “Tutto chiede salvezza” presentazione

Vincitore dello Strega Giovani di quest’anno, Mencarelli racconta sette giorni, tanti quanti previsti dal Tso, il Trattamento sanitario obbligatorio, all’interno di una piccola struttura psichiatrica con altri pazienti: c’è Madonnina che non parla ma si rivolge ogni tanto alla Madonna in una invocazione da lui inventata, Giorgio che nonostante la mole non riesce a superare il trauma dell’abbandono, Mario rabbioso, Alessandro catatonico e Gianluca che parla di sé al femminile. Manie, malattie, dolore. La settimana reca una data precisa dal 14 al 20 giugno 1994, la settimana dei Mondiali, che il protagonista sarà costretto a saltare, obbligato al soggiorno presso la struttura per un atto di ferocia in cui drogato aggredirà il padre. Scritto in prima persona percorre attraverso Daniele le sofferenze proprie e degli altri ricoverati: sensazioni, percezioni, rapporti umani di un microcosmo che chiede “salvezza” per uscire dal buio fitto, senza cedere, alla ricerca di un senso e di sé, tra nuove fratellanze e sostegni. Un linguaggio vicino al parlato, uno rigoroso, descrittivo e asciutto, l’altro lirico si alternano in un quadro d’insieme che sa dare forza e immediatezza al raccontato.

S.P.

Leggi anche la recensione su Spazio libero di lettura

Elizabeth Jane Howard “Gli anni della leggerezza. La Saga dei Cazalet 1” recensione di Letizia Tripodi

Le opinioni dei lettori

Ritorno a valori e abitudini del passato, attesa, speranza, nostalgia per un periodo storico lontano e per molti mai vissuto. Gli anni della leggerezza di Elizabeth Jane Howard è tutto questo.
Si tratta del primo volume della “Saga dei Cazalet”, che si è sviluppata nel corso di una ventina di anni e su cinque romanzi, facendoci entrare nelle vite dei protagonisti e accompagnandoci passo passo nelle loro vicende, dalle più banali e quotidiane alle più serie ed importanti.
Il tutto inizia nell’estate del 1937, in un mondo che con fatica sta ancora cercando di ripartire dopo il primo conflitto mondiale, senza sapere che di lì a poco un altro ne inizierà, portando di nuovo distruzione, dolore e scompiglio. La famiglia dei Cazalet è una tipica famiglia benestante di quest’epoca, i cui membri scandiscono le proprie giornate secondo i rituali della morale vittoriana.
La Howard ci farà conoscere tutti i componenti di questa estesa famiglia; non solo i due capostipiti con i loro figli, mogli e nipoti, ma nemmeno la servitù passerà inosservata, tanto che impareremo a conoscere la ormai anziana Mrs. Cripps, cuoca presso la dimora di campagna da tanto tempo, apparentemente severa e distaccata, ma nel profondo molto legata a tutti i Cazalet, o le bambinaie che si prendono cura dei piccoli, le cameriere e tutta una miriade di personaggi minori; affezionarsi alle loro storie e battaglie sarà inevitabile; cercheremo quello “giusto” in cui riconoscerci e immedesimarci per poterci sentire ancora di più parte di questo mondo antico, magari sceglieremo chi ci assomiglia maggiormente o, al contrario, saremo affascinati da chi è il più diverso possibile da noi per partecipare, almeno nelle pagine che si susseguono, a una nuova esperienza di vita. Percepiremo in prima persona tutto ciò che succede loro e ci faranno sorridere, commuovere e arrabbiare, vorremmo poter intervenire per dire la nostra o per consolare chi sta soffrendo.
Le vite dei Cazalet cambieranno in molti modi diversi e quella leggerezza citata nel titolo e presente fino a quel momento, inizierà a sparire per essere sostituita da tormenti e angosce.

Una storia di “statue” d’altri tempi… ovvero quanto Alessandro Manzoni sia sempre attuale!

[…] E lì eran ben pochi quelli che, nel passar davanti alla nicchia che taglia il mezzo della loggia dell’edifizio chiamato allora il collegio de’ dottori, non dessero un’occhiatina alla grande statua che vi campeggiava, a quel viso serio, burbero, accipigliato, e non dico abbastanza, di don Filippo II, che, anche dal marmo, imponeva un non so che di rispetto, e, con quel braccio teso, pareva che fosse lì per dire: ora vengo io, marmaglia. Quella statua non c’è più, per un caso singolare. Circa cento settant’anni dopo quello che stiam raccontando, un giorno le fu cambiata la testa, le fu levato di mano lo scettro, e sostituito a questo un pugnale; e alla statua fu messo nome Marco Bruto. Così accomodata stette forse un par d’anni; ma, una mattina, certuni che non avevan simpatia con Marco Bruto, anzi dovevano avere con lui una ruggine segreta, gettarono una fune intorno alla statua, la tiraron giù, le fecero cento angherie; e, mutilata e ridotta a un torso informe, la strascicarono, con gli occhi in fuori, e con le lingue fuori, per le strade, e, quando furon stracchi bene, la ruzzolarono non so dove. Chi l’avesse detto a Andrea Biffi, quando la scolpiva! Dalla piazza de’ Mercanti, la marmaglia insaccò, per quell’altr’arco, nella via de’ fustagnai, e di lì si sparpagliò nel Cordusio.(Da Alessandro Manzoni “I promessi sposi”)

Avventura, fantastico, noir, mistero, tuttatoscanalibri consiglia:

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Antonella Boralevi “Chiedi alla notte”

Jorge Luis Borges “L’Aleph”

Jorge Luis Borges “Finzioni”

Paola Capriolo “La grande Eulalia”

Donato Carrisi “La casa delle voci”

Cazzullo Roncone “Delitti immortali”

Raymond Chandler e il noir:10 romanzi a cura di Maurizio Amore

Clive Cussler La vendetta dell’imperatore, Longanesi 2018

Giancarlo De Cataldo “Quasi per caso”

Tana French “Il rifugio”

Fabrizio Gatti “Educazione americana”

L.S.Larson “Igist”

Bulwer Lytton. Zanoni, Tea 2016

E.Bulwer Lytton “La razza ventura”

Patrick McGuinness “Gettami ai lupi”

Ferdinand. A. Ossendowski “Bestie, Uomini, Dei. Il mistero del Re del Mondo”

Sandor Weltmann, Città di mare con nebbia, Skirà Milano

E.A. Poe “Tutti i racconti del mistero, dell’incubo e del terrore”

Jan Potocki  “Manoscritto trovato a Saragozza”

Francesco Recami “Il diario segreto del cuore”

Fabrizio Silei “Trappola per volpi”

SØren Sveistrup “L’uomo delle castagne”

Verne “La sfinge dei ghiacci”

 

Franco Cardini “Notre-Dame. Il cuore di luce dell’Europa” presentazione di Roberta Scorranese da Il Corriere Cultura

leggi la presentazione di Roberta Scorranese

La sinossi da Solferino Editore

Notre-Dame, una chiesa, ma anche il cuore di Parigi e un’icona che supera i confini della Francia.

A un anno dal rogo che ha distrutto la Cattedrale e commosso il mondo, Franco Cardini ne fa la protagonista del suo nuovo libro: un’interprete solo apparentemente senza voce della storia d’Europa che ha assistito a molti grandi eventi nel corso dei secoli e può quindi raccontarci il Vecchio continente dal Medioevo a oggi.

In una cavalcata affascinante l’autore parte dalle sponde della Senna per portarci a esplorare un miracolo della tecnica, un monumento polimorfo distrutto e ricostruito più volte, un’enciclopedia di simboli alchemici, un orologio solare, riscoprendo il romanzo omonimo di Victor Hugo, i grandi passaggi e protagonisti della storia (dalla Rivoluzione Francese a Napoleone e Hitler) ma anche noi stessi.

Perché, benché più volte riprodotta e falsificata, Notre-Dame resta un simbolo unico capace di agire ancora nella storia europea.

Jorge Luis Borges “Finzioni” recensione di Salvina Pizzuoli

Vaneggiamento laborioso e avvilente quello di chi compone vasti libri; quello di dilatare in cinquecento pagine un’idea la cui perfetta esposizione orale richiede pochi minuti. Procedimento migliore è fingere che quei libri esistano già, e offrirne un riassunto, un commento. […]

Più ragionevole, più inetto, più pigro, ho preferito scrivere note su libri immaginari.

Così nel Prologo ai quattordici racconti che compongono “Finzioni” (scritti tra il 1935 e il 1944, a cui successivamente furono aggiunti altri tre: Il Sud, La setta della Fenice, La fine) Borges sceglie la composizione breve, il racconto appunto, composizione di cui è maestro, dove enuclea temi ricorrenti nella sua produzione letteraria: l’apocrifo, il palinsesto, la trasgressione dei generi, il libro e il labirinto, l’identità fra vittima e carnefice, tra traditore e tradito… ma al di là della ricerca delle tematiche presenti nei suoi scritti, il lettore viene catturato e trascinato dalla bella prosa che sa incantare aprendo immagini e sensazioni, proprio perché Borges riesce a creare una narrazione mirabilmente sospesa tra sogno e realtà. Per tanto i suoi racconti, quelli contenuti in “Finzioni” o in “L’Aleph” non possono essere riassunti o raccontati, ovvero si potrebbe, ma sminuendoli e togliendo loro quel fascino che la scrittura e l’ambientazione e il procedere narrativo sanno creare nel lettore, anche al di là della precisa comprensione dei temi trattati che, anche se ricorrenti, si offrono multiformi e sfaccettati. Così ne “La forma della spada” che si fonda sull’inversione di ruoli e solo alla fine si esplicita e con le giuste conseguenze o come ne “Le rovine circolari” dove il sogno e la sostanza dei sogni diventano protagonisti o “La biblioteca di Babele” o “Il giardino dai sentieri che si biforcano” che conclude la prima parte della raccolta sotto il titolo di “Finzioni” seguita da una nuova intitolata “Artifici”, titoli adatti a non dimenticare che sono tutti o quasi racconti “fantastici” come lo stesso Borges li definisce che hanno influenzato e ispirato, ed è facile constatarlo, scrittori come Eco e Calvino, per citare grandi autori del nostro tempo.

Dello stesso autore:

L’Aleph

Peter Mendelsund “Cosa vediamo quando leggiamo” presentazione

La Presentazione da Corraini Edizioni

Nei libri incontriamo personaggi, luoghi, oggetti che ci sembra di conoscere, come se li avessimo davanti: ma li vediamo davvero? Che immagini nascono nella nostra mente quando leggiamo? Da dove vengono e come le creiamo? Sono nitide o confuse? In questa appassionante conversazione illustrata, Peter Mendelsund ci racconta quello che succede nella nostra immaginazione di lettori, accompagnandoci in un viaggio costellato di incipit classici, mappe e citazioni, alla scoperta di cosa vediamo quando leggiamo.

Il saggio indaga il mondo di percezioni che si apre al lettore che leggendo “immagina” al di là delle parole che costituiscono il brano o la narrazione complessiva. “Leggere nasconde molti enigmi: come fa la nostra immaginazione a ricomporre i diversi elementi di una descrizione letteraria, quelli che Borges chiamava disjecta membra? Qual è la differenza tra vedere e comprendere?” si chiede Marco Filoni nella sua presentazione al volume (Il Venerdì “Scopertine” 12 giugno 2020) e aggiunge che l’autore risponde in maniera egregia, anche come art director, a partire dalla copertina che ne è metafora grafica. E non solo, aggiungiamo infatti che nella pagina di presentazione dell’Editore, sono riportati alcuni esempi di illustrazione che corredano il volume.

Leggi anche l’articolo a presentazione del volume su “La Mente è meravigliosa”

Françoise Sagan “Les quatre coins du cœur”presentazione

Esce in Italia per Solferino un testo inedito e incompiuto della Sagan. Pubblicato in Francia il 19 settembre dello scorso anno per la Casa Editrice Plon: Les quatre coins du cœur (“I quattro angoli del cuore”) è il risultato del ritrovamento e poi degli interventi operati dal figlio della scrittrice Denis Westhoff che dichiarò di averlo rinvenuto in una forma non pubblicabile e di averlo corretto senza cambiarne però lo stile e senza riscriverne niente, garantendone l’originalità e asserendo essere soltanto il testo della madre così come si legge nella prefazione da lui curata:

“Je me remis au travail et apportai les corrections qui me semblaient nécessaires en prenant soin de ne pas toucher au style, ni au ton du roman dont je retrouvais au fil des pages l’absolue liberté, l’esprit détaché. l’umor grinçant et l’audace frisant l’effronterie qui caractérisent Françoise Sagan. Soixante-cinq ans après Bonjour tristesse et dix années d’un demi-sommeil tourmenté, son dernier roman inachevé, Les Quatre Coins du cœur, est enfin publié dans son état le plus essentiel, le pus primitif et le plus indispensable pour ses lecteurs”**

S.P,

La copertina dell’edizione                    francese

 

Da Solferino editore:

«Ecco in tutto e per tutto il tocco disinvolto di Sagan. Riconoscerete con gioia il suo humour, il suo distacco, la sua eleganza, il suo disincanto.» Le Monde

«Ritroviamo la prosa pungente e beffarda della scrittrice, il suo modo di costruire personaggi degni di un palcoscenico teatrale.» L’Express

Da Il Messaggero una breve sinossi

[…]è la vicenda di Ludovic, figlio di un industriale di provincia che appare lanciatissimo nella vita quando scampa, per un pelo, a un terribile incidente stradale (proprio come accadde nel 1957 alla Sagan). La moglie Marie-Laure, una donna disegnata come superficiale e amante delle apparenze, non vuole più saperne. Ma sua madre Fanny, suocera di Ludovic, vedova, comincia a considerare il genero sotto una luce nuova e piena di interesse.


**Traduzione:

Sono tornato al lavoro e ho apportato le correzioni che mi sembravano necessarie, facendo attenzione a non toccare lo stile o il tono del romanzo che ho trovato sulle pagine, l’ assoluta libertà, lo spirito distaccato, l’umorismo graffiante e la sfacciata audacia che caratterizzano Françoise Sagan. Sessantacinque anni dopo Bonjour tristesse e dopo dieci anni di tormentato dormiveglia, il suo ultimo romanzo incompiuto, Les quatre coins du cœur , è finalmente pubblicato nel suo stato più basilare, più primitivo e più essenziale per i suoi lettori”