Alberto Schiavone “Dolcissima abitudine” da tuttolibri La Stampa recensione

“Mai tenuto l’ombrello sotto la pioggia. Mai infilato la testa dentro lo sportello di un’auto». Dopo cinquant’ anni di marchette, Rosa ne va fiera. Prostituta certo, ma libera, ricca. A 64 anni non ha ancora smesso, per «l’abitudine al lavoro, la paura del vuoto». Fino a quando muore l’ultimo cliente e lei può ripensare alla sua vita, agli uomini e al tempo, al figlio che è stata costretta a lasciare appena partorito, poco più che adolescente. Che ha cambiato tutto. Ha cominciato presto il mestiere, la protagonista di Dolcissima abitudine di Alberto Schiavone. A 14 anni ha smesso di essere Piera ed e diventata Rosa, «quattro lettere e un corpo»…

 

continua a leggere la recensione di Elena Masuelli

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Carlo Tosco “Storia dei giardini. Dalla Bibbia al giardino all’italiana” recensione da Il Corriere

Eden, Paradiso, giardino come segno del

potere? Giardino come memoria di un luogo perduto? Giardino come speranza finale? Ecco, si potrebbe anche raccontare così una storia vecchia di oltre 4.000 anni che va dall’Egitto alla Mesopotamia, dal mondo romano ai monasteri medievali, dalle corti dei trovatori alle ville rinascimentali. Il parco affiancato al palazzo nell’impero persiano da Ciro il Grande in poi (539 a.c.) in lingua iranica si chiama pairi daeza, accumulare intorno, cioè chiudere con un muro un recinto sacro; la parola diventa paradeisos in greco e paradisus in latino.

…continua a leggere l’articolo di A.Carlo Quintavalle

Michel Pastoureau “La stoffa del diavolo” da La Repubblica recensione

 

Come spiegare certa passione per tutto ciò che è eterogeneo e bizzarro? Una pista è nel saggio che Michel Pastoureau dedicò all’ossessione medievale per i tessuti a strisce, sinonimo di eresia e disordine…

continua a leggere la recensione di Marco Belpoliti 

Dello stesso autore: Pastoureau Blu. Storia di un colore

Tiziano Sclavi “Le voci dell’acqua” disegni di Werther Dell’Edera da Il Tirreno Culture

“Le voci dell’acqua”, il primo graphic novel scritto dal maestro del racconto a fumetti, Tiziano Sclavi – pavese, 65 anni – illustrato da Werther Dell’Edera, uno dei disegnatori italiani più importanti nel panorama dell’ultimo decennio, ora in libreria per Feltrinelli Comics (96 pp. b/n, 16 euro)

continua a leggere la recensione di Francesca Pierleoni

e anche l’intervista di Barbara Baraldi a Tiziano Sclavi su tuttolibri La Stampa

Alessandro Manzoni “I promessi sposi” un romanzo da non perdere…

Potrebbe sembrare anacronistico, per questo ci piace spiegare perché abbiamo inserito “I promessi sposi” tra i libri da non perdere.

Perché a nostro avviso è utile leggere e anche rileggere “I promessi sposi”?

Ad esclusione di pochissimi casi, oggi Alessandro Manzoni viene letto poco anche nelle Scuole. Eppure…

Ecco di seguito alcuni buoni motivi:

-è stato il primo modello di romanzo storico italiano ed ha fatto scuola per la moderna letteratura italiana;

-è scritto con quella lingua italiana che Manzoni coniò venendo a ”sciacquare suoi panni in Arno”;

-contiene pagine liriche di descrizioni e di paesaggi e di personaggi;

-alcuni protagonisti sono diventati delle icone: sei un Don Abbondio per dire pavido; un Renzo Tramaglino, intendendo un ingenuo; un Azzeccagarbugli a indicare un avvocato corrotto e inefficiente, tutti protagonisti di pagine da non dimenticare e da rileggere con l’occhio di chi guarda al presente in cui i potenti sono diversi perché gestiscono poteri in settori nuovi, ma restano fondamentalmente identici.

Un romanzo con pagine liriche dicevamo ma anche ironiche di quell’ironia sottile che nasce da un’accurata analisi e dei tempi e dei tipi umani. Quanti tipi umani si incontrano!

Sì, ci piace affermare con forza che è un romanzo di formazione  che i docenti dovrebbero reintrodurre tra le letture obbligatorie, magari snellendolo di quelle parti che potrebbero stancare, per chi non conosce bene la storia del periodo in cui è ambientata la vicenda o sopperendo con una buona lettura guidata, sottolineata da chi ne ha una conoscenza non di prima mano.

E per non dilungarci ma far parlare direttamente Manzoni alcuni stralci di quella prosa da “maestro” che sa conquistare. Se un tempo si imparavano a memoria pezzi e pezzi di prosa manzoniana oggi l’oblio e l’abbandono sono le due facce di una stessa medaglia, una scelta eccessiva in entrambe.

E poi potete scaricarlo gratis, ad esempio da Liber Liber, in audiolibro e in ebook.

Così conclude il suo articolo su I promessi sposi David Frati su mangialibri

[…] “riletta a quasi due secoli di distanza mantiene ancora una bella vitalità, malgrado ci si sia ormai del tutto disabituati alla tipica ingerenza del narratore ottocentesco nel plot, continuamente infarcito di considerazioni moraleggianti, meta-narrazioni e digressioni. Tra grand guignol (la peste, l’Innominato), feuilleton (Fra Cristoforo, la monaca di Monza) e commedia all’italiana ante litteram (Azzeccagarbugli, Don Abbondio) centinaia e centinaia di pagine volano via in fretta, spazzando via scorie e rancori dei tempi della scuola a colpi di trovate narrative e linguaggio scintillante”.

S.P.

Vai agli stralci dal romanzo

Fulvio Ervas “C’era il mare” da La Lettura Il Corriere, recensione

Tre delitti nel Veneto. Ma le fiabe dei nonni ridisegnano il futuro

Liti e rancori. Per Fulvio Ervas la speranza è negli anziani e nei loro piccoli eredi

«Una faccenda da matti», commenta l’ispettore Stucky quando l’aggrovigliata vicenda narrata in C’era il mare va chiarendosi. Perché nulla pare aver senso in due contemporanei omicidi commessi in due adiacenti province, il cui legame starebbe nell’organizzazione d’un convegno celebrativo dei cento anni di Porto Marghera. Un legame che Ervas ribadisce strutturando quest’ottava indagine dell’ispettore italopersiano alternando i capitoli delle due inchieste procedenti in parallelo, come già faceva in passato alternando capitoli in tondo e in corsivo.

continua a leggere l’articolo di ERMANNO PACCAGNINI

 

Miura Shion “La grande traversata” da TerzaPagina La Repubblica, recensione

Bestseller in Giappone

Come possa una scrittrice riuscire a raccontare la nascita di un vocabolario come un’impresa epica è un felice mistero: ma è uno di quei misteri cui ci ha abituato la letteratura giapponese, capace di trovare senso nei più semplici dettagli quotidiani. E infatti il romanzo — scritto con grazia e levità — è diventato un bestseller nel suo paese: con un milione e 300 mila copie vendute ha generato anche un film e una serie di cartoni animati.

Se visitaste un tempio zen a Kyoto potreste vedere la seguente scena: un giardiniere inginocchiato su un manto erboso armato di pinzette da sopracciglia e di infinita pazienza, intento a pulire — stelo per stelo, foglia per foglia — il prato, per renderlo perfettamente uniforme e libero da erbe aliene.[…]Almeno, questo è quello che racconta Miura Shion, scrittrice molto celebrata nel suo paese, ne La grande traversata (Einaudi Stile Libero, 326 pagine, euro 18,50), che oltre ad essere il titolo del romanzo è anche il titolo del vocabolario che dovrà vedere la luce. Perché in Giappone i dizionari, a differenza dei nostri, hanno spesso un titolo evocativo: Il vasto giardino delle parole, La grande foresta della parole, Il mare delle parole.

continua a leggere la recensione di Gregorio Botta