Michele Navarra “Per non aver commesso il fatto”, presentazione

Uno dei romanzi più amati di Michele Navarra, con protagonista Alessandro Gordiani, qui giovane avvocato incaricato della difesa di un uomo accusato di omicidio.(dal Catalogo Fazi Editore)

Alessandro Gordiani è il  protagonista dei legal thriller di Michele Navarra, scrittore e avvocato penalista, che torna con Fazi in libreria con questo suo secondo romanzo, già edito nel 2010 da Giuffré.

L’avvocato Gordiani, reduce da una crisi esistenziale e professionale, è tornato a esercitare e divide lo studio a Roma con un collega civilista. La sua attività si limita alla difesa di piccola delinquenza e ad illeciti minori; tutto cambia quando si presenta a lui Carlo Baldini, agente immobiliare sospettato di aver ucciso un ex collaboratore, Finotti, probabilmente l’amante della moglie. L’accusa arriva ad opera di una “spiata”: un criminale in cambio della soffiata chiede clemenza. Grazie ai dettagli forniti, è stato infatti ritrovato il cadavere di Finotti chiuso nel bagagliaio di un’auto da tempo sul fondo del lago di Bracciano: è così che  i sospetti ricadono su Baldini,  marito tradito.
Un caso certamente difficile e non solo perché scoperto a distanza di anni: all’avvocato Gordiani il difficile compito di trovare risposte e seri indizi prima di giungere al processo, conciliando la sua attività di indagine con i preparativi per il suo matrimonio e con l’imminente nascita della figlia, con le sue idiosincrasie, con il suo perfezionismo e con le sue debolezze: un processo difficile e delicato proprio perché indiziario, nella speranza di ottenere una sentenza assolutoria per il suo cliente proprio per non aver commesso il fatto.

Michele Navarra è avvocato penalista dal 1992, nel corso della sua carriera ha avuto modo di seguire alcune delle vicende giudiziarie più importanti della storia italiana, dalla strage di Ustica alle imprese della banda della Uno bianca. Nei suoi libri ha creato il personaggio seriale dell’avvocato Alessandro Gordiani, presente anche nei romanzi Solo Dio è innocente (2020), Nella tana del serpente (2021) e Una giornata cominciata male (2022, vincitore del Premio Caravaggio nello stesso anno), tutti editi da Fazi Editore.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Solo Dio è innocente

Roberto Alajmo “Il piano inclinato”, presentazione

[…]In questo romanzo Roberto Alajmo conferma il suo talento nel trattare la tragedia come commedia e la commedia come tragedia. Il suo Ousma – come tutti noi –non è cattivo e non è buono, costretto com’è a destreggiarsi tra l’euforia dei sogni e lo sconforto della realtà. Un protagonista che si sottrae agli stereotipi opposti che riguardano i migranti, dipinti sempre come vittime o come delinquenti. C’è però una forza che spinge Ousma e quelli come lui sempre oltre, sul piano inclinato del caso e della fatalità.(dal Catalogo Sellerio )

Ousmane Keità, ovvero Ousma, ha 17 anni  è  in fuga dal Mali, su una barca rottame che, nelle acque di Lampedusa, si rovescia. Alajmo racconta la vicenda accopmpagnando il lettore dentro un “prima”, fatto di racconto del presente e flashback che  ripercorrono, anche se non in ordine cronologico,  momenti della vita del protagonista: l’ambiente di provenienza, le vicende familiari di lui figlio della seconda moglie del padre che, in difficoltà economica la ripudia,  e del suo lascito in punto di morte che racchiude in “apri la finestra” un consiglio di vita, che Ousma accoglie decidendo di vivere lontano da casa, e oltre verso l’Europa. Quindi la partenza e le prime tappe ed esperienze a Bamako, quindi il viaggio nel deserto, la prigionia nei campi in Libia, fino al naufragio e all’approdo a un Centro di accoglienza e a un Rifugio di Palermo che ospita  i minori non accompagnati: ed è da qui che  si apre il “dopo” e il racconto si fa noir.

Roberto Alajmo (1959) vive a Palermo. Tra i suoi libri: Notizia del disastro (2001, Sellerio 2022), Cuore di madre (2003), È stato il figlio (2005), da cui è stato tratto nel 2012 l’omonimo film diretto da Daniele Ciprì, Palermo è una cipolla (2005), L’arte di annacarsi (2010). Con questa casa editrice ha pubblicato inoltre Carne mia (2016), L’estate del ’78 (2018), Repertorio dei pazzi della città di Palermo (2018), Io non ci volevo venire (2021), La strategia dell’opossum (2022), La boffa allo scecco (2023), Abbecedario siciliano(2023), Il piano inclinato (2024).

dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

L’arte di annacarsi

Io non ci volevo venire

La strategia dell’opossum

Dal 10 gennaio 2025 in libreria per Bibliotheka Edizioni:Benjamin Jacobs e August Kubizek

“IL DENTISTA DI AUSCHWITZ”, LA STORIA DEL RAGAZZO POLACCO CHE SI SALVO’ LA VITA CURANDO PRIGIONIERI E UFFICIALI

La biografia di Benjamin Jacobs scritta da lui stesso e accolta con favore unanime della critica negli Stati Uniti

Benjamin Jacobs Il dentista di Auschwitz
Traduzione di Alessandro Pugliese
In libreria il 10 gennaio
Bibliotheka


«I nostri nomi diventarono numero. E con il tempo capimmo perché. I numeri non avevano volto. Erano molto più facili da affrontare».

Il 5 maggio 1941 tre vecchi camion attraversano una strada sterrata polacca con a bordo centosettanta ebrei del villaggio di Dobra. Sono uomini di età compresa tra i sedici e i sessant’anni. Tra loro anche Berek Jakubowicz e suo padre, autorizzati a portare con sé solo un piccolo fagotto ciascuno. Il ragazzo non sa che quei pochi strumenti odontoiatrici utilizzati nel primo anno di formazione universitaria gli salveranno la vita.
La sua storia viene narrata dai lui stesso nel libro Il dentista di Auschwitz, firmato con il nuovo nome (Benjamin Jacobs) assunto negli Stati Uniti, dove emigrò dopo la liberazione (Bibliotheka, 376 pagine, 16 euro, dal 10 gennaio in libreria nella traduzione di Alessandro Pugliese). Nei cinque anni di privazioni trascorsi nei campi di sterminio nazisti, tra cui Buchenwald, Dora-Mittelbau, e Auschwitz (dove entrò in contatto con il famigerato Josef Mengele, medico e criminale di guerra), ha visto morire il padre ed è stato costretto ad esercitare la professione dentistica su prigionieri e ufficiali e ad estrarre i denti d’oro dei cadaveri appena usciti dalle camere a gas
Accolto con favore unanime dalla critica alla sua comparsa negli Stati Uniti, Il dentista di Auschwitz indaga sulla proliferazione del male dalla prospettiva di chi ha vissuto a stretto contatto con un orrore assoluto e onnipervasivo. Una lettura che meglio di qualsiasi libro di storia riesce a rendere un tempo in cui «i nomi divennero numeri senza volto» e in cui chi subì la deportazione «pur avendo il cuore pieno di lacrime, dimenticò per sempre come piangere».

 IL GIOVANE HITLER CHE HO CONOSCIUTO, RITRATTO DEL DITTATORE DA GIOVANE SCRITTO DALL’AMICO DI INFANZIA

Nell’opera di August Kubizek un adolescente alla deriva: ha fallito a scuola, è disoccupato e vive miseramente dipingendo cartoline

August Kubizek Il giovane Hitler che ho conosciuto
Traduzione di Alessandro Pugliese
Bibliotheka

«Per quanto la memoria mi ha concesso, ho tracciato il ritratto del giovane Hitler. Ma alla domanda, allora sconosciuta e inespressa, che pendeva sopra la nostra amicizia, ancora oggi non ho trovato una risposta: Quali erano le intenzioni di Dio quando creo quest’uomo?».

August Kubizek (1888-1956), direttore d’orchestra e scrittore austriaco, è stato l’amico fraterno di Adolf Hitler durante l’adolescenza. I due si conobbero nel 1904 ed entrambi frequentarono il Conservatorio a Vienna; gli studi vennero portati a termine solo da Kubizek, che vide la carriera interrompersi allo scoppio della prima guerra mondiale. I due si ritrovarono a metà degli anni Trenta, durante l’annessione dell’Austria alla Germania. Fu proprio in quel periodo che Hitler, divenuto Cancelliere, chiese a Kubizek di scrivere sulla loro amicizia.
Il risultato è il libro Il giovane Hitler che ho conosciuto, che Bibliotheka manda in libreria il 10 gennaio nella traduzione di Alessandro Pugliese (372 pagine, 16 euro).
Si tratta di uno dei più importanti testi per comprendere la figura del dittatore. Kubizek descrive in che modo si formarono il carattere feroce, l’impareggiabile forza di volontà e l’implacabile sistematicità mentale del più ingombrante, scomodo e crudele personaggio del Novecento.
Durante l’adolescenza, Hitler è un ragazzo alla deriva: ha fallito a scuola, è disoccupato, respinto dall’Accademia d’Arte di Vienna, vive miseramente dipingendo cartoline. Ma dietro quest’apparente inettitudine, Kubizek mostra il carattere di un individuo che, da questi inizi, facendo leva su una personalità magnetica, diverrà il conquistatore più potente e terribile della storia moderna, riuscendo a mobilitare i peggiori istinti di rivalsa del popolo tedesco.

Miranda July “A quattro zampe”, presentazione

Traduzione di Silvia Rota Sperti

[…]è un viaggio nella mente di una donna che potrebbe essere tutte le donne, se avessero il coraggio di dar voce alla propria emancipazione sessuale e di pensiero. Ed è un viaggio che, se da un lato fa ridere fino alle lacrime, dall’altro tocca il cuore del lettore affrontando da una prospettiva originalissima temi come la crisi matrimoniale, il rapporto con i figli, il tradimento, la menopausa e l’umano, umanissimo desiderio di sentirsi liberi e amati.(da Opera, Feltrinelli Editore)

Protagonista è una quarantacinquenne in crisi come moglie e soprattutto come donna: decide così, lasciando a casa un marito ormai noioso e un figlio settenne, di partire da sola in macchina per un viaggio da Los Angeles a New York, un’ occasione  per rinverdire desideri ormai soffocati e fantasie ancora inesprese.
Il viaggio però si interrompe quasi subito appena fuori Los Angeles, in una stazione di servizio, quando un ragazzo le lava il vetro dell’auto e i loro occhi si incrociano, un incontro che la porta a fermarsi in un Motel e a calarsi in una serie di esilaranti e avventurose storie di amore e di sesso e a scoprire se stessa e la libertà perduta.
Ne nasce una storia audace, licenziosa, ma anche toccante e molto umana.
Miranda July racconta con humour ma anche con profondità, l’età di mezzo di una donna alla prima esperienza con quella se stessa che sente “vecchia”: vuole ritrovare una se stessa che sappia esserlo sempre, con le amiche e tra le mura domestiche.
Un viaggio dentro le domande che scaturiscono da pensieri e riflessioni, ma anche da dentro un corpo, nuovo, di una donna che si interroga con profonda ironia.

Miranda July è un’artista, scrittrice e regista americana. Cresciuta a Berkeley, California, vive a Los Angeles. I suoi video, le sue performance e i suoi progetti basati sul web sono stati presentati in posti come il Moma, il Guggenheim Museum e in due edizioni della biennale del Whitney Museum. Nel 2005 è uscito il suo primo lungometraggio – scritto, diretto e interpretato da lei – Me and Youand Everyone We Know, accolto con unanime consenso di critica e pubblico, con il quale ha vinto il premio speciale della giuria al Sundance Film Festival e il premio Camera d’Or a Cannes. I suoi racconti sono stati pubblicati su “The Paris Review”, “Zoetrope”, “The New Yorker” e “McSweeney’s”; la sua raccolta di storie Tu più di chiunque altro (Feltrinelli, 2009), ha vinto il premio Frank O’Connor. Il suo secondo lungometraggio The Future è uscito nell’estate del 2011. Ancora per Feltrinelli, Il primo uomo cattivo (2016).( da Autori, Feltrinelli Editore)

Patrizio Nissirio “Lava”, presentazione

Un romanzo che parla di memoria perduta, di luoghi in cui è facile smarrirsi e dell’illusione di pensare di non aver bisogno di nessuno. Con il rischio di precipitare in un cratere e non risalire mai più.(da Arkadia Editore)

Un misterioso lascito con testamento annunciato per lettera, imprevisto e ad opera di sconosciuti, porta il commissario Aurelio Di Giannantonio da Venezia, dove risiede, a Torre del Greco, alle pendici del Vesuvio, terra nero-rossastra, color di lava.
Da questo primo dato che sconcerta verso un crescendo di vicissitudini, misteri, luoghi, in cui è facile perdersi, incontri, ricerche nella memoria perduta, innescata dal testamento, vendette e affari loschi.
Il paesaggio e l’ambientazione sono accurate e vivide sia trattino di Venezia, sia di Torre del Greco, tanto da rendere i luoghi come ulteriori protagonisti della vicenda.
Un vero noir da seguire con molta attenzione proprio perché nulla è sicuro o scontato

Dalla sinossi

[…]Un misterioso benefattore gli ha lasciato una casa dalla quale si vede il golfo di Napoli, la penisola sorrentina e Capri. Ma qualcosa non torna: il poliziotto non sa chi sia il solitario anziano che si è ricordato di lui nel testamento. Girando il paese in cerca di risposte, si imbatte in un manifesto ingiallito che lo coinvolge nella storia di due sorelline scomparse. Vorrebbe ripartire, tornare dalla sua compagna Maria Quaranta, ma è troppo tardi: la sua sete di giustizia lo trascina in un’indagine su cui non ha titolo. Una vicenda difficile da dipanare, in bilico tra loschi traffici della criminalità organizzata e vendette private, che lo vedrà in pericolo di vita, circondato da personaggi omertosi e ambigui all’ombra del vulcano che, impassibile e minaccioso, sovrintende alle vicende umane di una terra antichissima. 

Patrizio Nissirio è un giornalista degli Esteri dell’ANSA, dal 2011 responsabile del servizio multilingue per il Mediterraneo ANSAmed, e coordinatore per l’ANSA di Infomigrants, progetto per l’informazione ai migranti realizzato insieme a France Media Monde e Deutsche Welle. Dottore di ricerca in studi americani, ambito in cui ha pubblicato numerosi saggi accademici in Italia, Usa e Olanda, ha lavorato come corrispondente internazionale dell’agenzia dal 1996 al 2010 a Washington, Atene e Londra. È autore di Dettagli americani. Il paese dietro la bandiera (Liberal libri, 2002) e di Ouzo amaro – La tragedia greca dalle Olimpiadi al gol di Samaras (Fazi, 2012). Nel 2016 ha pubblicato il suo primo romanzo, Una ballata del Mar Egeo (L’Erudita-Giulio Perrone), seguito nel 2017 dalla guida letteraria alla capitale greca “Atene, cannella e cemento armato” (Giulio Perrone), ripubblicato nel 2023, aggiornato e ampliato, con il titolo Ad Atene con Markaris. Il successivo romanzo, Silenzio, è uscito a fine 2019 per Ensemble, editore con cui ha pubblicato a fine 2021 D’inverno, Venezia. Nel 2023 è uscito per Diarkos ‘Il sigaro – L’arte del fumo lento tra storia e personaggi’. Il 25 ottobre ha pubblicato il suo nuovo romanzo, “Lava’, per Arkadia.

Cose spiegate bene: Quello che mangiamo

Iperborea

Il cibo, le cose che mangiamo, come le mangiamo, sono l’argomento di questo numero di COSE Spiegate bene: accanto alle attenzioni per la «cucina» e per tutto il suo indotto culturale e commerciale, è cresciuta anche l’importanza che diamo a quello che cuciniamo, o che consumiamo senza bisogno di cucinarlo, per la sua origine e per vari passaggi che precedono la sua digestione.
Un interesse legato a ragioni di salute, di mercato, o di semplice desiderio di conoscenza.
A questo desiderio prova a rispondere anche questa volta COSE Spiegate bene, raccontando il reale valore delle calorie, le ragioni della schizzinosità dei bambini, il dibattito sulla carne sintetica e i disturbi alimentari. E chiedendosi se sia ammirevole o disdicevole che certe coppie ordinino le stesse cose al ristorante. Ma ancora più concretamente parliamo del prezzemolo e dei pompelmi, dell’allarmante olio di palma, del colore del burro e di come parlano gli chef. Anzi, «andiamo a parlarne», di queste cose.

Alcune voci dal Sommario:

Colazione, pranzo e cena L’abitudine di consumare tre pasti al giorno è relativamente moderna, ma esistono schemi alimentari alternativi

La vera data di scadenza degli alimenti
Perché molti bambini sono schizzinosi con il cibo
Non dovremmo solo contare le calorie per dimagrire Quella della caloria come unità di misura è una storia di successo che ha provocato molti insuccessi, nelle diete
La lunga e fortunata storia del riso in Italia
Perché alcuni cibi ci disgustano? E perché ad alcune persone succede più che ad altre? In parte è per una funzione evolutiva di difesa, ma c’entrano anche altri fattori
Un po’ di cose sul vino, spiegate

Il link al Sommario completo: Il Sommario

Hans Tuzzi “Bestiario bibliofilo”, presentazione

Imprese di animali nelle marche tipografiche dal XV al XVIII secolo (e altro)

Ronzani Editore

Nuova edizione interamente rivista, aggiornata e integrata dall’Autore con l’aggiunta di oltre 100 nuovi tipografi.
Progetto grafico e impaginazione di Giorgio Cedolin. Riccamente illustrata con circa 130 immagini di marche tipografiche.(da Ronzani Editore)

Lo struzzo di Einaudi, la rosa di Mondadori, il pesce rosso di Scheiwiller, la coppia umana di Adelphi sono marche tipografiche, e vengono da lontano, da quando a Magonza verso il 1455 si iniziarono a stampare libri, grazie alla duplice invenzione dei caratteri mobili e del torchio tipografico.
Da subito i migliori tipografi vollero un logo, così lo chiameremmo oggi, che permettesse subito di riconoscere il loro lavoro. La più celebre marca tipografica è indubbiamente, a livello mondiale, il delfino attorcigliato all’ancora che, sotto il motto FESTINA LENTE (affrettati lentamente), distingue le edizioni di Aldo Manuzio, il principe degli editori-tipografi veneziani, quando a Venezia, nei primi anni del Cinquecento, si stampava un quarto dei libri “messi in luce al mondo” in Europa.
Se molte marche erano contrassegnate, in varie combinazioni, dalla croce, dal globo, da figure sacre, da simboli particolari come “il 4 dei mercanti” o da scudi araldici con le iniziali del tipografo, molte, moltissime, ricorsero alla simbologia latente nel mondo animale: aquila e leone, unicorno e drago, orso e api, cicogne e colombe, ma anche animali che non ci aspetteremmo. Questo libro ne racconta la storia e ne testimonia la presenza e la diffusione, in Europa e nelle Americhe, fra Quattrocento e Settecento.(da Ronzani Editore)

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Tutto Tuzzi

Louise Penny “Il lupo grigio. Le indagini del commissario Armand Gamache”, presentazione

Traduzione di Letizia Sacchini

Un cappotto smarrito, un biglietto con una scritta sinistra, un elenco da decifrare e, infine, un omicidio. Ma dietro a uno dei casi piú complicati per Armand Gamache e la sua squadra, si nasconde qualcosa di ben piú inquietante e minaccioso di un delitto.
( da Libri Einaudi)

Si apre con una serie di telefonate, quattro in otto minuti, ignorate da Armand Gamache, il capo della omicidi della Sûreté, protagonista di molti romanzi della Penny, ispettore, poi commissario, di mezza età, colto e tenace, che raccontano delle sue indagini nella cittadina di Three Pines, a sud rispetto a Montreal: è la metà di agosto, nel piccolo villaggio, e Armand siede con la moglie nel giardino sul retro della loro casa e, anche se si rifiuta di rispondere, sa perfettamente chi lo sta cercando.
Inizia così, ma quella sequela di chiamate è solo il primo momento che preluderà ad una serie di eventi in un crescendo al cui culmine c’è un’agghiacciante scoperta: eventi solo in apparenza casuali e dietro i quali si cela una minaccia per l’intera regione cui s’innesca una caccia all’uomo e una dura e travagliata lotta contro il tempo.
Louise Penny prende spunto da una leggenda dei Cree, popolo di nativi del Canada, fil rouge che accompagna tutto il romanzo:

“– Una sera, mentre sedevano intorno al fuoco, il capotribú Cree condivise con l’abate una cosa che gli era successa quando era bambino. Suo nonno, anche lui capotribú, gli aveva rivelato che nel suo corpo di vecchio, pronti a contendersi le sue viscere, c’erano due lupi. Il primo, un lupo grigio, lo esortava a essere forte e compassionevole. Saggio, coraggioso, capace di perdonare. L’altro, un lupo nero, lo spingeva invece alla vendetta. A non dimenticare i torti subiti. Ad attaccare per primo. A essere spietato, furbo, brutale con amici e nemici. A non risparmiare nessuno. Quelle parole, sentite dalla bocca del nonno, avevano terrorizzato il bambino. Era scappato via. Aveva impiegato diversi giorni a trovare il coraggio di tornare dal nonno. E alla fine gli aveva chiesto: «Qual è il lupo che vincerà? Il grigio o il nero?» Finito il racconto, era stato Armand a fissare in tralice Jean-Guy. In quel momento pareva che fossero i primi, gli ultimi e gli unici esseri umani sulla terra.
– Il nonno aveva risposto: «Quello a cui do da mangiare».
Con un sospiro, Jean-Guy aveva chinato il capo. Si era concentrato sull’acqua agitata vicino ai suoi piedi. Poi si era girato verso Armand.
– Tutti abbiamo quei lupi dentro di noi. Si tratta solo di riconoscerli. Cosí potremo scegliere a quale dei due dare da mangiare”

“Armand aveva rimirato di nuovo la distesa del lago.
– Là fuori c’è un grosso lupo nero,
Jean-Guy. È in giro da un po’. Si nutre di rabbia, della sete di potere. Attacca i fragili e i vigliacchi. Li convince a osare l’impensabile.
– Dobbiamo trovarlo e fermarlo.
– O fermarla, – aveva precisato Armand, sentendo il suo lupo nero alzare la testa e annusare l’aria.– Poi c’è il lupo grigio. Dobbiamo trovare anche lui”.

In una recente intervista di Raffaella Silipo (Tuttolibri La Stampa 14/12/2024) l’autrice ha dichiarato “I miei libri sono compagnia. Parlano di terrore, ma anche di bontà. Di oscurità ma anche della luce che scegliamo ogni giorno” e alla domanda: Il libro però non finisce con la vittoria del bene ma con un cliffhanger. Perché?
Risponde
“L’idea è sempre stata quella di due libri, il lupo grigio e il lupo nero. L’ultima riga del lupo grigio fa sapere al lettore che il peggio deve ancora venire, lo leggerete nel 2025. Sì, avrei potuto lasciare l’illusione che tutto fosse risolto. Ma la vita spesso non è risolta, non è un bel pacchetto ordinato. Il lupo nero va sconfitto ogni giorno”

Il lupo peggiore è quello che coltiviamo dentro di noi.

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Carlotta Fruttero Alice ancora non lo sa presentrazione di Salvina Pizzuoli

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Alessia Gazzola e la nuova trilogia con Costanza Macallè

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Massimo Carlotto Trudy, recensione di Antonia del Sambro

Fruttero e Lucentini Enigma in luogo di mare, presentazione di Salvina Pizzuoli

Laestadius Ann-Hélen “La ragazza delle renne”, presentazione

Traduzione di S.Culeddu, S. A. Scali

[…]Romanzo di formazione e canto d’amore per un mondo che sta scomparendo, basato su una storia vera, La ragazza delle renne mette a nudo le tensioni che sorgono quando la modernità si scontra con una cultura tradizionale e con strutture patriarcali profondamente radicate, mentre la xenofobia è in aumento e i cambiamenti climatici mettono a repentaglio la sopravvivenza di un popolo che custodisce una sempre più fragile eredità indigena. E nello splendido scenario di favolosi paesaggi invernali, dove le renne corrono libere su distese infinite e sotto cieli immensi, l’orecchio di un cucciolo segretamente preservato in una scatola diventa il simbolo di tutto ciò che potrebbe andare perduto. Di tutto ciò che, forse, è già andato perduto.(Da Libri Marsilio Editore)

Elsa, la protagonista, è una ragazzina Sami di 9 anni che vive oltre il Circolo Palre Artco, in quella che è la Lapponia svedese, con il padre, la madre, un fratello maggiore e le renne.
I Sami sono una minoranza che vive articolata in varie comunità sparse tra la Svezia, la Norvegia, la Finlandia e la Russia. La loro è una cultura ricca di tradizioni, lingue, conoscenze legate soprattutto alle renne.
L’Autrice mette in luce la discriminazione che la minoranza etnica svedese ha subito nel corso degli anni per la sua determinazione a mantenere uno stile di vita tradizionale come pastori di renne tanto che  la vita della comunità è strutturata attorno ai cicli dell’allevamento degli animali.
La storia si ispira a fatti realmente accaduti che mettono in luce le difficoltà di una comunità combattuta tra tradizione e modernità in un ambiente naturale non abbastanza tutelato e protetto negli scontri tra la minoranza e la maggioranza svedese
Nell’inverno del 2008, Elsa assiste all’uccisione di un suo cucciolo di renna da parte di un cacciatore che la porta a tacere perchè è troppo terrorizzata per rivelare il suo nome, anche se suo padre e suo fratello sospettano di un ubriacone locale, Robert Isaksson. Come al solito, da quando i cacciatori non Sami hanno iniziato a torturare e mutilare i preziosi animali, la polizia locale si rifiuta di registrare i crimini come qualcosa di più di un furto ma per i Sami gli attacchi minacciano la loro stessa esistenza: il caso pertanto viene archiviato, ma il trauma perseguiterà Elsa fino all’età adulta, quando la continua cattiveria dell’uomo verso i Sami spingerà gli eventi verso un epilogo sanguinoso e inaspettato.

Ann-Helén Laestadius (1971), scrittrice e giornalista di origine sami, vive con la famiglia a Stoccolma. Dopo una serie di libri per bambini e ragazzi, per i quali ha ricevuto anche il prestigioso Augustpriset, La ragazza delle renne è il suo primo romanzo per adulti. Venduto in ventitré paesi, è diventato un film di successo per Netflix.