Charles Ferdinand Ramuz “Presenza della morte”, presentazione

“Nell’arco di un secolo il romanzo di C.F. Ramuz ha smesso di essere una fantasiosa distopia per piombare su di noi con la forza di un meteorite, grazie alla scabra precisione di una lingua scheggiata, esplosa, e a una cadenza ossessiva e quasi ipnotica che pure conserva, al suo cuore, un inestinguibile, sofferto amore per questo mondo mutilato e per la nostra incompiuta umanità”.(da Feltrinelli Libri)

Un romanzo distopico dove domina la paura e la vulnerabilità. Scritto nel 1922 dallo scrittore e poeta svizzero  C. Ferdinand Ramuz (1878 – 1947), viene editato per la prima volta in Italia da Feltrinelli nella traduzione di Maria Nadotti.

La distopia è legata alla trasformazione climatica: per un infinitesimale cambiamento nel sistema gravitazionale la terra si sta avvicinando al Sole con conseguente aumento delle temperature.
In un primo momento nel cantone di Vaud sulle rive del Lemano la vita procede senza troppe variazioni. Quando però diventano evidenti gli effetti dello spostamento verso il Sole, il cielo cambia colore, si aprono voragini nel terreno, il lago diventa marrone e gli umani si ammalano e non sempre il ricovero in ospedale li salva dall’asfissia, il sentimento che attanaglia tutti si lega alla morte: la fine è inevitabile.

“Nel 1922 C.F. Ramuz non poteva certo immaginare gli effetti devastanti del riscaldamento climatico, ma, traendo spunto dalle temperature record registrate a Ginevra durante l’estate di quell’anno, compose un romanzo di sconcertante precisione nella sua capacità di ritrarre, con un secolo d’anticipo, il disastro ambientale che ci vede coinvolti”.

dall’Incipit

“Allora vennero le grandi parole; il grande messaggio fu inviato da un continente all’altro di là dall’oceano. La grande notizia camminò tutta la notte sopra le acque per mezzo di domande e risposte. Eppure, nulla fu inteso.
Le grandi parole passarono inavvertite, senza sconvolgere nulla nell’aria sopra le navi cariche di mercanzie e i transatlantici bianchi, in un cielo osservato solo a causa delle sue stelle più grandi, e, sopra il moto ondoso del largo, passarono in un silenzio assoluto.
Una certa notte, quelle parole, poi quelle domande poste e la risposta a quelle: domande; quindi tutto cambierà a tal punto per tutti gli uomini che non si riconosceranno l’un l’altro, ma nell’attesa nulla cambia; tutto resta cosi tranquillo, cosi straordinariamente tranquillo sulle acque, con un’alba che sorge e davanti al suo bel colore bianco fuma il fumaiolo di una grande imbarcazione che non si vede.
A causa di un incidente verificatosi nel sistema gravitazionale, la terra precipita rapidamente verso il sole e tende verso di esso per fondervisi: ecco che cosa annuncia il messaggio.
Ogni forma di vita finirà. Ci sarà un calore crescente. Insopportabile per tutto ciò che vive. Ci sarà un calore crescente e rapidamente tutto morirà. Eppure non si vede ancora nulla” .
[…]

Charles-Ferdinand Ramuz nasce a Losanna nel 1878. Dopo i primi studi in Svizzera, prosegue l’università alla Sorbonne di Parigi, dove inizia una carriera come scrittore e poeta. Prolifico autore di racconti e romanzi, con lo scoppio della Prima guerra mondiale decide di tornare in Svizzera, dove vivrà fino alla morte nel 1947.

Vincenzo Galati “Il Redentore. Omicidi rituali e oscuri simbolismi sconvolgono Siena”, Giungla Gialla Mursia

 «Siena, nel suo cuore pulsante, non è solo festa e tradizione; è anche intrigo, passioni travolgenti e, talvolta, vendetta. Il chirurgo potrebbe approfittare di tutto ciò per colpire ancora, scegliendo proprio quella data simbolica per inviare un segnale…»

In libreria per Mursia nella collana Giungla Gialla “Il redentore” (pagg. 298, Euro 18,00), l’intrigante noir di Vincenzo Galati che ammalia il lettore portandolo alla scoperta delle bellezze di Siena e delle sue colline attraverso gli occhi dell’investigatore, il commissario Malaspina, un fiorentino planato «in una provincia come tante, solo più bella di altre…»

«Siena, 3 maggio 2023 – L’alba primaverile tinge Siena di sfumature delicate, mescolando arancione e rosa in un cielo che promette un’altra giornata calda per essere solo maggio. L’aria è impregnata del profumo di fiori e piante, che dai davanzali sembrano osservare i vicoli silenziosi della città, un intrico di stradine antiche come un arazzo intessuto di pietra e storia. Siena non è solo una città; è un universo a sé stante, frammentato in diciassette contrade, ognuna con i propri simboli, colori e leggende. Qui tutto parla di identità…»

Tra i vicoli medievali, piazza del Campo e le contrade, Siena è sconvolta da una serie di omicidi senza apparenti connessioni, ma legati da un unico macabro modus operandi: il killer taglia la lingua alle proprie vittime e lascia nella bocca un cucchiaino d’argento. Il commissario Malaspina, un passato da profiler e un’eccezionale abilità nel comprendere la psiche degli assassini, indaga sul caso con la propria squadra, ma non riesce a individuare il filo rosso che lega gli omicidi. Dietro una solida facciata di dedizione al lavoro e professionalità, però, il commissario cela drammi personali e un passato da redimere: per avere almeno una speranza di fermare il serial killer che continua a uccidere, dovrà fare luce sui propri demoni più segreti e privati. Questa volta, però, non è solo una questione di giustizia: la vita che potrebbe salvare è la sua.

Un giallo, quello di Vincenzo Galati, che abbina una trama ricca di suspence e di colpi di scena alla suggestione dei vicoli e delle colline senesi, affascinando e stupendo il lettore fino all’ultima pagina.

Vincenzo Galati è nato a Genova nel 1971, è laureato in Lettere moderne ed è impiegato per necessità, lettore per passione e scrittore per vizio. Ama l’ironia, le mezze stagioni, gli animali e coltiva un sogno: andare un giorno in pensione. Vive nella campagna senese.

AZUCAR la collana diretta da Davide Barilli  che rivela L’ALTRA FACCIA DI CUBA

Dal 4 aprile in libreria due nuovi titoli

Emerio Medina LA LUNGA NOTTE

OLIGO

Una città avvolta improvvisamente da un buio assoluto che la trasforma in una notte eterna e senza speranza. Una boscaglia misteriosa che diventa impervio confine con la libertà, da attraversare come via di fuga da una vita opprimente, seguendo una guida dagli occhi di cervo. Nei due racconti che compongono questo libro, La lunga notte e La partenza, Emerio Medina colloca i suoi personaggi in luoghi di Cuba di cui non conosciamo il nome. Metafore di una realtà distopica e oggettiva allo stesso tempo, tra percorsi inquietanti e incerti, in cerca di una salvezza che porta al Nulla, questi racconti ci immergono nella natura spettrale di una tenebra labirintica, in un viaggio denso di trappole ed enigmi, nella sensazione di essere separati dalla realtà convenzionalmente intesa. Due storie esemplari che riguardano la sopravvivenza della specie umana, il suo adattamento a un futuro poco promettente e la sua probabile evoluzione.

EMERIO MEDINA (Mayarí, Cuba, 1966) ha studiato ingegneria meccanica nell’ex URSS. Ha iniziato a scrivere tardi, nel 2003, ma ha ottenuto i più importanti premi letterari di Cuba, come il Casa de las Américas, nel 2011, con il libro di racconti La bota sobre el toro muerto. Tra i suoi libri ricordiamo Sarubí, el preferido de la luna (romanzo per bambini, 2009), Café bajo sombrillas junto al Senna (2010, Premio UNEAC per il racconto 2009), La línea en al mitad del vaso (2016, Premio Alejo Carpentier per il racconto), Los fantasmas de hierro (2015) e Los habaneros nunca invitan a comer (2024).

 Alberto Guerra Naranjo LINCON LA VOCE

OLIGO

Una spallata casuale davanti a una banca scatena un vero e proprio flashback tra due vecchi musicisti che non si vedevano da trent’anni. Di colpo, dalla cassaforte del tempo riemerge l’epoca di un’Avana stupefacente. La città delle grandi orchestre da ballo, delle folle oceaniche che riempivano cabaret e teatri. Un rincorrersi di memorie e vendette che dall’Avana di oggi ci immerge in quella negli anni Settanta, in un rutilante caleidoscopio di storie vere e ipotetiche. Un concerto di parole e immagini, tra miserie e ambizioni, sensi di colpa e storie individuali, intrecciate nelle tournée di un’orchestra habanera e dei suoi due protagonisti: Cuqui Sierra, pianista ambizioso e senza scrupoli, e Lincon, cantante dalla voce prodigiosa e dal destino infelice.

Alberto Guerra Naranjo (La Habana, 1963). Laureato in Storia e scienze sociali, è docente, regista e scrittore, nonché vicepresidente della sezione di narratori dell’UNEAC (Unione Nazionale Scrittori e Artisti Cubani). Fra i più conosciuti scrittori della Cuba contemporanea, ha pubblicato Disparos en el aula (1992), Aporías de la Feria (1994), Blasfemia del escriba (2000), La soledad del tiempo (2009) e Los conjurados (2022) e ha ricevuto numerosi premi e riconoscimenti, fra cui per due edizioni quello de “La Gaceta de Cuba” (1997, 1999).

Della stessa collana su tuttatoscanalibri

AZUCAR: i primi due titoli

Hans Tuzzi “La letteratura come una delle arti equestri”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Dal 4 aprile in libreria, Italo Svevo Edizioni

La copertina e la sinossi nel Risvolto

Leggere Tuzzi ha su di me un merito raro: che sia saggio, romanzo, racconto, biografia, sa aprire quelle che io chiamo le finestre della mente che non sono le stesse per ciascun lettore, ognuno ha le proprie, socchiuse o da aprire per la prima volta…
Come lettrice di lunga data, ho iniziato a leggere grazie alla mia zietta a cinque anni e da allora è un vizio che non mi sono mai tolto, posso affermare che poche letture, davvero poche mi hanno lasciato dentro un’atmosfera, non so bene come definirla, è un’emozione non facile da chiudere dentro le parole, nella quale mi sento avvolta come in una nuvola di benessere mentale, appagata nel ricordare o rileggere, stuzzicata e vivificata da riflessioni traslate nate inseguendo immagini e ripensando ad alcune frasi, brani o semplici accostamenti di parole: beh, questo è l’effetto Tuzzi!
E, relativamente a questa serie di brevi saggi, che avevo già seguito nella loro veste originale e ora trovo tutti splendidamente raccolti insieme, non etichettabili in modo stringente ma sulla scrittura, sulla lettura, sulla letteratura e, alla fin fine, sulla visione della vita, alcune spigolature …:

Il cavallo è animale nobile nevrile e vigoroso e ogni cavaliere, anche il più esperto, fatica a contenerne l’energia. Che tu sia campione d’alta scuola o bùttero, fantino amazzone o maestro di redini lunghe, la forza del cavallo, come ogni vera forza, per essere controllata ed esaltata al suo meglio richiede grande eleganza e compostezza (da La letteratura come una delle arti equestri, il saggio che dà il titolo alla raccolta e la conclude)

La bellezza si ottiene per sottrazione? Sovente, sì. Ma non è una regola, perché non esistono regole in letteratura. Ogni semplificazione normativa sull’arte della scrittura è menzogna. Infatti esistono grandi scrittori lussureggianti. La bellezza si ottiene per sottrazione, ma anche in una profusione conseguita con studiato artificio. […] In un caso e nell’altro, nella semplicità come nella ridondanza, la bellezza sta nel pensiero che la regge e dà forma al testo. Idea nuova, forma nuova. La sottrazione vale per la lunghezza del testo, o per struttura e armonia della frase, della pagina, nell’insieme dell’opera; tende all’apparente semplicità di cui Picasso rivela la complessa ricerca quando dice: “bambino, già disegnavo come Raffaello, ma ho impiegato una vita per imparare a dipingere come un bambino. La semplicità non è mai immediata, si raggiunge per gradi.

Più che spiegare a un ipotetico aspirante scrittore come si scrive un libro, lo condurrei per mano nella selva ombrosa della scrittura, mostrandogli che non c’è strada maestra ma intrecci di sentieri, e nessuno di essi conduce alla meta sicura del romanzo. […] La lettura dei classici offre di per sé un mosaico istruttivo, e all’ipotetico aspirante scrittore poco direi su “come fare”, soffermandomi su “cosa non fare”. […]
Perché la letteratura è anche un’esigenza del cuore, una forma del pensare il mondo, una natura del vivere che è in noi o non è, e se lo è ci permea per tutta l’esistenza, si pubblichi anhe un solo libro.

Iniziare a raccontare una storia mettendola sulla pagina, comporta non soltanto il piacere del rac conto, bensì anche quello di dare vita a una voce, di stimolare la curiosità, di provocare la pigrizia del lettore, che del resto proprio questo si aspetta: essere tratto dal comodo calduccio del letto o del la poltrona per essere immerso, senza rischi reali, nel gorgo della vita. Il lettore però non sa quello che desidera, diventa necessario irretirlo, bisogna sedurlo.

Miglior lettore è colui che rilegge perché le grandi opere si offrono a molteplici punti di vista, si prestano a sempre nuove scoperte, suggeriscono inedite interpretazioni. Vale, per esse, quel che Schlegel diceva di Amleto: “Un’opera enigmatica che somiglia a quelle equazioni irrazionali nelle quali rimane sempre una frazione di grandezza sconosciuta che non ammette soluzione alcuna”. È l’ambiguità d’ogni opera viva, così viva che, proprio come Amleto, di secolo in secolo viene letta con occhi nuovi sino a diventare, per ogni generazione, qualcosa di diverso dall’originale, e tuttavia sempre fedele alla natura profonda dell’originale.

dalla Quarta di copertina

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La Piccola Biblioteca di Letteratura Inutile nasce nel 2016 ed è la prima collana a far parte della la nuova società ITALO SVEVO, creata a Trieste nel 2018. Si avvale dell’impianto grafico di Maurizio Ceccato e fin da subito riprende l’idea delle pagine intonse. Propone aristocraticamente lampoon, libelli, scartafacci, pandette, glossari, digesti e tutto quanto non è classificabile nei generi tradizionali di narrativa e saggistica. Dopo il primo lustro di attività nel 2021 diviene semplicemente Biblioteca di Letteratura Inutile. (da Italo Svevo Edizioni)

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Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Tutto Tuzzi: i gialli, i saggi, i romanzi, le interviste

Theodor W. Adorno “Stelle su misura. L’astrologia nella società contemporanea”, Bibliotheka Edizioni

Introduzione di FRANCO FERRAROTTI

Dal 4 aprile in libreria

Bibliotheka

Residuo di pratiche magiche con le quali gli antichi cercavano di influenzare o di controllare il corso degli eventi, la credenza nei poteri delle stelle, mediata da giornali e riviste, è un fenomeno sociale ancora molto diffuso nel mondo contemporaneo.
Attraverso la penetrante analisi della rubrica astrologica di un quotidiano conservatore americano, il Los Angeles Times, effettuata durante un viaggio negli Stati Uniti avvenuto nei primi anni Cinquanta, Theodor Adorno scandaglia, facendo ampio ricorso alle categorie della psicologia sociale e della psicoanalisi, le ragioni profonde della superstizione, dell’irrazionalismo e dell’autoritarismo nella società di massa. 
Il risultato è il libro Stelle su misura. L’astrologia nella società contemporanea, a lungo introvabile e ora riproposto con una prefazione che Franco Ferrarotti scrisse pochi giorni prima della morte. 

Filosofo e sociologo tedesco, Theodor W. Adorno (1903-1969) fu tra i maggiori esponenti della Scuola di Francoforte e si distinse per una critica radicale all’illuminismo, alla scienza moderna e al capitalismo avanzato. Costretto all’esilio dal nazismo, prima a Oxford e poi negli Stati Uniti, rientrò in Germania nei primi anni Cinquanta e insegnò all’Università di Francoforte. La rubrica astrologica – annota in Stelle su misura – deve essere credibile e personalizzata, non troppo precisa, ma nemmeno del tutto improbabile. Eliminando la distinzione tra realtà e finzione, elargisce consigli di buon senso e risposte utili e sensate su piccoli problemi quotidiani di natura pratica, investendo sulla straordinaria autorità di sedicenti esperti. Con l’effetto di svolgere una discutibile, ma rassicurante funzione di integrazione sociale, che propone soluzioni e mitiga il senso di impotenza degli esseri umani di fronte all’ignoto.

Giorgio Luciano Pani “Poesia, specchio del profondo, NeP Edizioni

“Poesia, specchio del profondo” è la nuova raccolta di poesie di Giorgio Luciano Pani, edita da NeP edizioni.
In un’epoca che sembra aver dimenticato il valore dell’introspezione, queste poesie rappresentano un prezioso stimolo per indagare nel profondo del nostro cuore.
L’autore ha infatti la capacità di dare voce a quelle sfumature dell’animo che spesso restano inespresse, offrendoci l’occasione di fermarci a riflettere e approfondire i sentimenti e le emozioni a cui di solito, presi dal vortice incessante delle nostre vite, non prestiamo la giusta attenzione.
Emozioni che sono fonte di vita, desiderio di pace e di serenità, che rivelano un mondo interiore nascosto, in cui perdersi per ritrovare la vera essenza dell’essere umano. La lettura di questi versi ci astrae così dal mondo concreto, guidandoci attraverso l’amore in tutte le sue
forme, come quello per la bellezza natura, e molteplici sentimenti come passione, amicizia e speranza. È un’occasione per meditare sull’infinita complessità del nostro intimo e sulle numerose
armonie che lo dominano, lo attraggono, lo spaventano, lo mettono in discussione, lo fanno
riflettere. 

Giorgio Luciano Pani si è laureato in Scienze Politiche presso l’Università degli Studi di Sassari. Da sempre appassionato apprendista dell’arte della comunicazione, ha svolto attività formative e di ricerca in campo universitario, aziendale e sindacale. Ha scritto diversi libri di saggistica e poesia, con cui ha anche partecipato a concorsi letterari, ottenendo diversi riconoscimenti. Con NeP edizioni ha già pubblicato: “Ritratti femminili tra realtà e mito” (2022), “Sonetti tra le favole” (2023) e “Poesia, amata poesia” (2024).


Come per altri libri dell’autore, l’immagine di copertina è opera di Roberta Repetto, frutto del progetto “La pulce nel disegno” in ricordo di Roberta di tutte le donne vittime di omicidio, a cura dell’associazione “La pulce nell’orecchio”, nata nel 2022 per una diffusione multicanale dei campanelli di allarme che devono suonare quando temiamo per l’incolumità di qualcuno di nostra conoscenza. Il libro è disponibile in formato cartaceo ed e-book, ordinabile in tutte le librerie, sulle principali piattaforme online (Amazon, Feltrinelli, Mondadori, IBS…) e al link: https://www.nepedizioni.com/product/poesia-specchio-del-profondo/

Le pagine di tuttatoscanalibri più lette a marzo 2025

Carlotta Fruttero “Alice ancora non lo sa”
E.Lee Masters “Antologia di Spoon River”
Alberto Moravia “La noia”
Tullio Avoledo “Come si uccide un gentiluomo: La prima indagine dell’avvocato Contrada”
Curiosità bibliofile: I caratteri tipografici
Rico il Riccio e il vecchio Castagno. Una favola musicale
Brunella Schisa “Il velo strappato”
Francesco Randazzo “Tra qui e altrove”
Giuseppe Aragno “Il romanzo della resurrezione”
Alessia Gazzola e la nuova trilogia con Costanza Macallè”
Silvia Nirigua “Tre di notte”
Irene Nemirovsky “Il carnevale di Nizza e altri racconti”

Hans Tuzzi “La letteratura come una delle arti equestri”

Dal 4 aprile in libreria, Italo Svevo Edizioni

La copertina e la sinossi nel Risvolto

Dalla Quarta di copertina

La presentazione di Salvina Pizzuoli

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Tutto Tuzzi: i gialli, i saggi, i romanzi, le interviste

Alice Basso “Le ventisette sveglie di Atena Ferraris”, presentazione

[…]”ho ben ventisette sveglie ogni giorno per ricordarmi di lavorare, di mangiare, di andare a letto, di smettere di pensare. Soprattutto faccio troppe domande, dicono. Perché per me è essenziale che ogni cosa abbia una spiegazione. Per questo dirigo una rivista online di enigmistica dove ogni gioco, rebus o anagramma ha una soluzione univoca. Mi fa sentire al sicuro. So che siamo in pochi a ragionare così. Ora, però, è successo qualcosa che ha scombinato le carte”.[…] (da Garzanti Libri)

La colpa è tutta del fratello gemello, Febo, che dopo un rapido successo come giallista, al secondo best seller si è impantanato nel blocco dello scrittore che cerca di sciogliere riaccendendo l’ispirazione tra varie e disparate attività nella speranza di ritrovare l’ estro perduto o in pausa.
Ed eccolo quindi frequentare in  una scuola di magia un corso di prestidigitazione di cui ha però  intravisto risvolti sinistri: convince così la sorella a partecipare. Reputa infatti Atena in grado di aiutarlo a chiarire il mistero proprio perché fra le caratteristiche della sua personalità, che non sopporta le sorprese, con difficoltà gestisce le emozioni e ha problemi di relazioni sociali, tanto che conduce una vita solitaria scandita solo dai continui scambi con lui e tra i suoi giochi enigmistici, c’è una geniale capacità di cogliere e prestare attenzione ai più minuti dettagli, abilità che la rende una perfetta detective.
Dopo un’iniziale riluttanza Atena si farà incuriosire dai sospetti e  affiancherà il fratello e i compagni di corso

Nell’incipit due delle ventisette sveglie…

È lunedi 16 settembre, sono le 16.43, io alzo la testa di scatto e sento che devo chiamare mio fratello.
Sedici e quarantatré. Un vero peccato. Altri due minuti e sarebbe suonata la sveglia. Sarei arrivata giusta giusta alla fine dell’ora e mezza destinata alla costruzione del cruciverba crittografico settimanale. Pace: quando sento che devo chiamare, devo chiamare. […]
lo voglio bene a mio fratello, ho condiviso un utero per otto mesi e mezzo con mio fratello senza strangolarlo, ma nessuno sa esasperarmi quanto lui. E un eczema vivente, l’ortica del prato della mia vita. Sa sempre con precisione la cosa da dire più capace di farmi venire le bolle. Per esempio, adesso: “Facciamo un’oretta”.
Odio quando mi risponde cosi approssimativamente, cioè sempre. E lui lo sa. Non lo sapesse, ma lo sa. Da trent’anni, lo sa. Facciamo ventinove, ché il primo anno non è che abbiamo parlato molto.
Comunque: meglio che ci pensi io, tanto ho già ventisette sveglie impostate lungo il corso della giornata e una in più non mi cambia nulla, anzi, meglio, si avvicina di più alla cifra tonda. «Ti chiamo io, metto una sveglia fra un’ora e quindici minuti. Sehnò tu o ti dimentichi o mi chiami in ritardo, e io intanto non riesco a fare: niente.» […]
Mio fratello chiude la telefonata con un «Ora vado» e io subito subitissimo, come prima cosa sennò poi mi dimentico, imposto la sveglia. Apro quella già esistente genericamente etichettata Richiamare F., che oggi sarebbe dovuta rimanere silenziosa ma la vita sa sempre sorprenderti, la attivo e aggiomo l’orario a un’ora e quindici minuti da adesso.
Poi mi viene un sospetto e controllo. Merda: suonerà due minuti dopo la Sveglia Delle Ricerche, il che significa che m’interromperà proprio appena avrò iniziato a tentare di concentrarmi sulle ricerche online per la sezione Wunderkammer della mia rivista. Dunque riapro Richiamare F. e la cambio a un’ora e tredici minuti, cosi le due sveglie coincideranno. Ordine e rigore, che bello: tutto ciò che vorrei nella vita.

ALICE BASSO è nata nel 1979 a Milano e ora vive in un ridente borgo medievale fuori Torino. Lavora per diverse case editrici come redattrice, traduttrice, valutatrice di proposte editoriali. Nel tempo libero finge di avere ancora vent’anni, canta e scrive canzoni per un paio di rock band. Suona il sassofono, ama disegnare, cucina male, guida ancora peggio e di sport nemmeno a parlarne. Con Garzanti ha pubblicato le avventure della ghostwriter Vani Sarca: L’imprevedibile piano della scrittrice senza nome (2015), Scrivere è un mestiere pericoloso (2016), Non ditelo allo scrittore (2017), La scrittrice del mistero (2018) e Un caso speciale per la ghostwriter (2019), più i racconti La ghostwriter di Babbo Natale (2017) e Nascita di una ghostwriter (2018). Con Il morso della vipera (2020), Il grido della rosa (2021) e Una stella senza luce (2022) ha inaugurato una nuova serie ambientata nell’Italia degli anni Trenta.

Maddalena Baldini “L’estate della pioggia”, Armando Editore

Armando Editore

prefazione di Alberto D’Atanasio

Un amore che stravolge la quotidianità, un’amicizia messa a dura prova dalla violenza dell’esistenza e una vita fragile, smarrita nei meandri di una mente difficile da decifrare. 

Il romanzo pone interrogativi universali: tutti amano e soffrono allo stesso modo? La protagonista si interroga su questo e molto altro, ripercorrendo i propri ricordi, innescati da un odore sgradevole e nauseabondo, simbolo di una pioggia che non porta sollievo.

Ecco quello strano odore nell’aria… Era talmente forte che entrava nel naso e stava lì, come a riposo, per ore intere e senza dare il minimo cenno di voler svanire. Lo trovava talmente pungente
e aguzzo – questo aggettivo non era proprio indicato per descrivere un odore ma rendeva bene l’idea – da percepirlo anche negli armadi del secondo piano di casa, tra le lenzuola e le coperte, sui
cuscini, tra le pieghe della vecchia poltrona e, inaspettatamente, faceva la sua comparsa anche durante l’ora del pranzo o della cena. Non voleva mai cedere il passo a qualche altra piacevole fragranza o… perché no? Magari anche a un altro ripugnante odore che, a confronto, sarebbe stato ben accetto

Maddalena Baldini, nata a Pontremoli (MS) e residente a Milano, è laureata in Lettere Moderne con indirizzo in Storia dell’Arte. Dopo un’esperienza iniziale come storica dell’arte, si è dedicata al giornalismo enogastronomico, conseguendo un master specifico nel settore. Attualmente collabora con diverse testate food and beverage, occupandosi anche di comunicazione ed eventi.