Miljenko Jergovic “Radio Wilimowski” un racconto di viaggio a cura di Martina Castagnoli

In un lontano 1938 un anziano professore polacco, vedovo e in pensione, decide di mettersi in viaggio con il figlio gravemente malato, dalla Polonia alla Croazia, alla ricerca di un albergo sperduto tra le montagne che, si dice, possa compiere il miracolo di guarire le ferite del corpo… e dell’anima. Contro ogni logica razionale, mentre soffiano già caldi i venti del conflitto mondiale alle porte, in un clima di generale sospetto e diffidenza verso lo straniero e il diverso, il professore, come fosse metafora di un mondo che si avvia inesorabilmente verso la catastrofe, proverà a cercare la salvezza del figlio e anche la propria. L’ultima gioia concessa, sarà quella di ascoltare i mondiali di calcio che si stanno disputando, grazie ad una rudimentale antenna costruita appositamente per l’occasione. Sarà riposta nell’eroico Wilimowski (calciatore polacco, di cui il titolo) che segnò ben 4 gol al glorioso Brasile, la speranza che “Davide” possa vincere “Golia“ e che si possa sovvertire l’ordine delle cose. È in questo struggente e sublime romanzo, editore Bottega Errante, che il bosniaco Miljenko Jergovic, riesce con maestria a raccontarci una storia d’amore tra padre e figlio che è la storia di un’umanità dolente alla ricerca di un riscatto o di una salvezza. Una cartolina di geografie fisiche, storiche e sentimentali di incredibile impatto visivo.

e anche a questo lik: La Repubblica.it Archivio

Il libro è disponibile presso la libreria:

Leggi anche la presentazione di Martina Castagnoli a:

Alberto Bile “Una Colombia. Canzone del viaggio profondo”

Catherine Poulain “Il grande marinaio”

Maurizio Gramolini “La grande casa bianca”

 

Il romanzo, ambientato in un lasso di tempo che va dall’epoca etrusca ai giorni nostri, racconta la storia di un luogo leggendario, in Toscana, che consente il passaggio delle anime dei morti. Il flusso si blocca e la famiglia residente sul colle in questione rischia di subirne le conseguenze. Sarà necessario un viaggio in un’altra dimensione, coadiuvato dall’intervento di un potente medium e un estremo sacrificio per tentare di chiudere il varco tra la terra dei morti e quella dei vivi.

Dalla Quarta di copertina:

Una grande casa sulla sommità di un colle a picco sul mar Tirreno, teatro dell’epopea di una famiglia, custode inconsapevole dei segreti di un’antica leggenda, attraverso anni e generazioni, in una Toscana misteriosa e incantata.
Dall’Era degli Etruschi, un varco aperto per il passaggio delle anime dei morti…
Un potente medium che catalizzerà le forze nel tentativo di chiudere il varco.
Una lotta epica tra il Bene e il Male, al termine di un terribile viaggio in una dimensione parallela.
“…Colle Nitti, silenzioso custode di antichi segreti di vita e di morte.”

Chi è  Maurizio Gramolini

https://www.facebook.com/mauriziogramoliniautore/

Nasce a Milano nel 1958, razza mista tosco-marchigian-piemontese bordata di svizzero.
Da sempre grande lettore, afferma che scrivere lo ha sempre divertito, infatti, dalle elementari alle medie, i suoi temi venivano regolarmente pubblicati sui vari giornalini scolastici.
Al Liceo no, pare fosse antipatico all’insegnante d’italiano.
Ha tentato le prime pubblicazioni incoraggiato dalla moglie e, dopo che alcuni suoi racconti erano stati selezionati in qualche concorso letterario, ha ritenuto giusto fargliela pagare scrivendo un romanzo di cui lei è coprotagonista/ così impara.
Lavora in un’azienda televisiva occupandosi di tutt’altro che scrivere romanzi o qualsivoglia altro afflato artistico.
Appassionato e rumoroso strimpellatore di chitarra, ama l’hard rock e il rock blues anni ’70 al punto tale da aver costretto uno dei figli a imparare a suonare la batteria per mettere insieme una band ancora oggi in attività.

Maurizio Gramolini

Valeria Parrella “Almarina” recensione di Antonella Lattanzi da tuttolibri La Stampa

 

 

 

In Almarina, vediamo da vicino il carcere  minorile di Nisida, una ragazza romena  violentata da suo padre che poi è finita qui, una donna cinquantenne che ha visto il corpo morto di suo marito, freddo, in obitorio e che qui insegna matematica, un comandante che rimane umano anche nelle mura fredde di un’istituzione. E vediamo le contraddizioni dello stare fuori – la solitudine, la rabbia, il corpo che invecchia, i ricordi e il dolore, ma anche lo splendore di una città, Napoli, che ribolle di vitalità – e dello stare dentro – rinchiusi, i ragazzi non delinquono, non si fanno uccidere, è vero, ma cosa pèrdono, cosa saranno fuori, e in che modo la reclusione li violenta? E soprattutto, di chi è la colpa se questi ragazzi sono qui?

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Giuseppe Conte “I senza cuore” recensione di Giulia Ziino da Il Corriere Cultura

Al centro della vicenda c’è il Sacro Catino, sorta di Graal ancora oggi custodito a Genova nella cattedrale di San Lorenzo

Genova, 1116, il primo giorno di marzo. Dal porto salpa una galea: trasporta merci e vino verso mercati lontani, e ricchi, promessa di sicuri guadagni. Ma il comandante, Guglielmo il Malo, ha in testa altro: un vaso di smeraldo esagonale, preziosissimo bottino di guerra. Dicono che Cristo abbia mangiato lì l’agnello nell’ultima cena. Una scodella, un piatto, in latino gradalis — graal. Guglielmo lo ha portato a Genova dalla Terra Santa, dove ha trionfato sui saraceni, ma ora vuole conoscerne il segreto… fa rotta verso l’atlantico, per la lontana Bretagna: ci arriverà — attraverso scali e porti, moschee, incontri, bordelli — ma prima dovrà affrontare una strana serie di morti, di crudeli delitti compiuti nel buio a bordo della sua nave che lo costringeranno — lui, uomo d’azione — a farsi inquisitore, detective. Due soli indizi: sulla galea maledetta l’assassino colpisce solo nelle notti di luna nuova, e strappa il cuore alle sue vittime.[…]

È un romanzo storico e insieme un giallo I senza cuore (Giunti) di Giuseppe Conte, poeta a cui piace, di tanto in tanto, misurarsi con i tempi lunghi della narrativa. […] (da Giulia Ziino Il Corriere)

 

Halldora Thoroddsen “Doppio vetro”recensione di Lidia Ravera da tuttolibri La Stampa

Ho 75 anni e ginocchia malmesse
ma ti amerò con leggerezza

Un’anziana vedova nel centro di Reykjavik viene corteggiata da un chirurgo in pensione la sua esistenza tranquilla e protetta dal doppio vetro delle finestre subisce una scossa

 

… dopo la morte di un marito molto amato anche se un po’ «semplice», (uno di quegli uomini «felici nelle belle giornate» che «non riflettono mai su quello  che provano») ha incontrato Sverrir, chirurgo in pensione, capace di ronzare attorno alla sua casa come un adolescente sperando di vederla uscire.

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e anche:

la recensione su Il mestiere di leggere, blog di Pina Bertoli

Eleonora Cozzella “La Carbonara perfetta” recensione di Irene Arquint su Il Tirreno

“La Carbonara perfetta”
ce la spiega il libro
di Eleonora Cozzella

Una Carbonara può essere perfetta. O forse, piatto talmente vivo, conosciuto e preparato, che potrebbe essere anche imperfetta, nel senso che si può giocare su cento versioni diverse e il piatto non cambia. Questa impresa è riuscita ad Eleonora Cozzella, autrice per Cinquesensi Editore del libro “La Carbonara perfetta”. 

…continua a leggere la recensione di  Irene Arquint

Le pagine più visitate di tuttatoscanalibri nel mese di aprile

Le pagine più visitate di tuttatoscanalibri nel mese di aprile

Delia Owens “La ragazza della palude”

Articolo da La Repubblica Cultura: La Serie di “Detective selvaggi”di Giancarlo De Cataldo

Antonio Moschetta “L’intestino in testa”

Elena Loewenthal “Nessuno ritorna a Baghdad”

Silvia Volpi “Alzati e corri, direttora” un assaggio da Il Tirreno e l’intervista all’autrice

Le “traduzioni” dei risvolti di copertina di Piergiorgio Paterlini: Fabio Bacà “Benevolenza cosmica” da Robinson La Repubblica

Nadia Fusini “Maria”

Louise Penny “Case di vetro”

Fabio Bacà “Benevolenza cosmica”

J.D. Salinger “Il giovane Holden”: l’anniversario (1 /1/ 1919)

Marina Cvetaeva “Sette poemi”

“Epitaffi greci. La Spoon River ellenica di W. Peek ” da Il Venerdì La Repubblica 19 aprile 2019

Con il testo a fronte, raccoglie le epigrafi sepolcrali greche, dall’età arcaica a quella cristiana, di Werner Peek, epigrafista tedesco, pubblicate nel 1955, tradotte e commentate da Franco Mosino, grecista; la revisione e l’introduzione sono curate da Emanuele Lelli con un gruppo di studenti del Liceo Tasso di Roma. Prefazione di Giulio Guidorizzi

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E.L. Masters Antologia di Spoon River

e anche

la nuova edizione illustrata e melodica

Chiara Parenti ” Un intero attimo di beatitudine” recensione di Elena Torre da Il Tirreno del 24 aprile 2019

L’esordio di Chiara Parenti nello “young adult”

Un attimo di beatitudine
alla ricerca di se stessi

 

di Elena Torre

 

 

Da pochi giorni in tutte le librerie “Un intero attimo di beatitudine” il nuovo romanzo di Chiara Parenti. Toscana doc, vive in un minuscolo paesino alle porte di Lucca, con marito, figlio e una tribù di animali. E con questo nuovo libro intende proseguire il mood avviato con “La voce nascosta delle pietre” che ha segnato l’inizio dell’avventura con Garzanti, e poi, l’anno scorso, con “Per lanciarsi dalle stelle” in cui la protagonista Sole convive da sempre con un sacco di paure e insicurezze. E ora dalle paure di Sole alle avventure di Daniel. «Quello di Daniel è un viaggio alla ricerca di se stessi, una storia delicata e romantica, una grande e meravigliosa avventura – dice Chiara Parenti – Soprattutto è il mio primo young adult, e scriverlo è stata una bella sfida. A proposito di paure, sono uscita dalla mia confort zone. Daniel è un ragazzo di diciotto anni, misterioso, riflessivo e taciturno che, con la sua inseparabile Polaroid, ama catturare la bellezza che salverà il mondo». Il titolo riprende l’ultima frase de “Le notti bianche” di Dostoevskij: “Un intero attimo di beatitudine! È forse poco per colmare la vita di un uomo?”. «L’idea della storia è una riflessione su quei preziosi istanti di felicità, che anche solo per poco ci riempiono l’anima di una gioia sconsiderata, facendoci amare la vita nonostante le sofferenze che ci procura – dice ancora l’autrice – Daniel è alla ricerca di questi attimi di beatitudine perché ne ha bisogno, per un motivo particolare che scoprirete, ma in fondo credo sia quello di cui abbiamo bisogno tutti».