Louise Penny “Case di vetro” recensione da La Repubblica di Stefania Parmeggiani

Il caso Louise Penny, la rivincita del giallo classico sul noir

di STEFANIA PARMEGGIANI

La nuova stagione del giallo di Einaudi comincia da Louise Penny, ex giornalista della Cbc che negli ultimi anni ha scalato le classifiche di vendita dei crime in America e in Canada, diventando in Québec ciò che Hercule Poirot è in Belgio.

Tradotta in ventisei Paesi, amata dai lettori e anche dalla critica, Penny è autrice di quattordici romanzi con protagonista l’ispettore Armand Gamache. […]

In questo primo libro — ne usciranno due all’anno, uno nuovo e uno precedente — il commissario Armand Gamache è ritratto da Manuele Fior con tanto di maglione a collo alto nero, occhialini tondi e pipa in mano, al tavolino del bistrot in cui si rifugia a fine giornata. Gamache vive a Three Pines, un villaggio al confine con il Vermont, un posto bello ma soprattutto lontano dalla ferocia a cui il lavoro a Montreal lo costringe. In quel bistrot, durante la festa di Halloween, si presenta un forestiero che nessuno ha mai visto prima, un uomo misterioso vestito con una tonaca nera lunga fino ai piedi, una maschera dello stesso colore e un cappuccio tirato sul capo. A Gamache, ex capo della omicidi, quel travestimento fa pensare alla Morte. Così racconta nell’aula di tribunale dove è chiamato a testimoniare per ricostruire una indagine basata non sull’azione ma sull’osservazione e l’attesa.

Quella figura sinistra è lì perché qualcuno nel villaggio ha commesso qualcosa di orribile. La coscienza è il tema dominante del romanzo, l’elemento attorno al quale Penny costruisce la tensione.(Da  STEFANIA PARMEGGIANI la repubblica)