David Safier “Miss Merkel e l’omicidio nel castello”, presentazione

David Safier, scrittore e sceneggiatore tedesco, in una recente intervista di Raffaele Oriani su il Venerdì di Repubblica (14 gennaio 2022) presenta il suo ultimo giallo che da mesi guida le classifiche delle vendite in Germania, in Italia è stato tradotto e pubblicato da SEM, in libreria dal 13 gennaio: personaggio principale nell’impensabile ruolo di detective c’è proprio la cancelliera Angela Merkel che dopo ben sedici anni da statista viene immaginata dall’autore alle prese con un delitto nella campagna brandeburghese.

“Me la sono immaginata un po’ spaesata – dice rispondendo ad alcune delle domande – ma determinata a iniziare una nuova vita […] Il contesto cambia, ma l’ex cancelliera deve cavarsela con le stesse qualità di arguzia, buon senso e umanità che milioni di tedeschi le riconoscono da decenni”

Anche nel nuovo contesto la protagonista resta una tedesca dell’est, ambientazione che, come dice l’autore, gli ha permesso “qualche incursione nella storia tedesca, a partire dal maniero prussiano del delitto”.

E la storia della detective Merkel non si ferma qui: un secondo romanzo è previsto in uscita a marzo dal titolo “Omicidio al cimitero”.

Dobbiamo stupirci per questa figura di detective che ricorda una nuova “signora in giallo”?

Intanto la sinossi da SEM e alcune note biografiche:

La cancelliera tedesca Angela Merkel è andata in pensione da poche settimane e si è trasferita con il marito e il cane, un carlino di nome Putin, in una regione della Germania settentrionale. Certo, dopo la vita turbolenta e frenetica trascorsa a Berlino e in giro per il mondo, non è facile adattarsi all’esistenza tranquilla di una località di campagna. Per una donna che ha ricoperto un ruolo di grande potere e ha partecipato ai vertici delle élite mondiali, cucinare e fare escursioni non è il massimo. Non solo, ma con il passare dei giorni le tocca anche scoprire che in quell’idilliaco paesino rurale le persone sono spiacevoli come nel grande mondo della politica. E quando il barone Philipp von Baugenwitz viene trovato avvelenato in un sotterraneo del suo castello, in Angela si risveglia una nuova energia. Finalmente le si presenta un problema da risolvere. Supportata dal suo amorevole marito e dalla guardia del corpo, si mette sulle tracce dell’assassino, affrontando molteplici pericoli. Un giallo sorprendente, appassionante e divertente, una lettura accattivante e piena di ironia.

David Safier, nato nel 1966, è uno degli scrittori tedeschi di maggiore successo. I suoi romanzi sono stati bestseller internazionali. In particolare Miss Merkel e l’omicidio nel castello ha occupato le posizioni di testa delle classifiche per molti mesi. David Safier è anche autore televisivo: la sua serie Lolle è stata premiata negli Stati Uniti con l’Emmy Award. Safier vive a Brema, è sposato, ha due figli e un cane.(da SEM Autori)

Maria Dek “Camminando nel bosco”, AnimaMundi Edizioni

Prezzo: 18 euro

Tradotto da Franca Mancinelli

Età di lettura dai 4 anni

Alcune delle illustrazioni del libro


«Nella foresta ci sono pietre rotonde e pigne da raccogliere. Fiori per fare un bouquet. Un giorno ho persino trovato un nido e una piuma di uccello, ma il mio tesoro migliore è una coda di lucertola. Guarda! Un piccolo cervo che scompare dietro un faggio.»

Maria Dek

Camminando nel bosco è uno straordinario invito a scoprire la natura come luogo sia per il gioco immaginativo che per la contemplazione. La foresta prende vita in tutta la sua misteriosa bellezza nelle affascinanti immagini ad acquerello e nel testo poetico di Maria Dek. Un libro come una passeggiata per risvegliare i sensi. Un piccolo pezzo di foresta da avere con te.

Maria Dek (1989) vive e lavora nel parco nazionale di Białowieża (Polonia), nella più antica foresta d’Europa. Si è formata all’Accademia di Belle Arti di Varsavia e all’Università delle Arti di Londra. I suoi libri illustrati sono stati tradotti in cinque lingue e hanno ricevuto importanti riconoscimenti. Conduce laboratori di illustrazione per bambini in tutta Europa. Tra i suoi libri: En Forêt (2016), Quand Je Serai Grand (2016), La Souris Qui Voulait Faire une Omelette di Davide Calì (2017), Mais où a filé Malo la Musaraigne? (2018), Voilà la Pluie (2018).

Jokha Alharthi “Corpi celesti” presentazione

Il romanzo dell’autrice omanita Jokha Alharthi ha vinto il Man Booker International Prize nel 2019 ed è ora in Italia, pubblicato da Bompiani con la traduzione di Giacomo Longhi.

Certi filosofi sostengono che Dio ha creato ogni anima a forma di sfera. Egli ha dunque diviso il due queste sfere e assegnato a un corpo ciascuna metà. I corpi che costituiscono le metà appartenenti alla stessa sfera sono destinati a incontrarsi e ad amarsi in virtù dell’antico legame

Ambientato in un villaggio dell’Oman si muove seguendo tre generazioni di donne e le loro famiglie, d’origine o acquisite, arrivando alla contemporaneità, tra passato e presente, fra tradizione, riti tribali, patriarcato, schiavitù, superstizioni, pratiche magiche, cambiamento ed emancipazione, ma soprattutto racconta le donne nel piccolo villaggio di ‘Awafi, a partire dalle tre sorelle Mayya Asma’ e Khawla, i loro familiari, madri, suocere, figlie, serve, amanti, alcune legate al padrone quasi fossero ancora schiave, altre figlie del deserto e libere, come Qamar la Luna, la bellissima beduina.

E poi c’è ‘Abdallah che in viaggio in aereo verso Francoforte rivede e soppesa gli avvenimenti della propria vita cercando di dare un senso a quanto sta avvenendo ed è avvenuto nella sua famiglia, da bambino con il padre dispotico e poi da uomo, innamorato di Mayya, non riamato, dei figli e della loro primogenita London il cui nome aveva sconcertato le donne del villaggio, ma unico riscatto per Mayya.

Tre sorelle tre scelte diverse di matrimoni infelici, scoprendo che non è il matrimonio a conferire loro uno status o a trasformare le loro vite. Donne in un mondo di uomini anch’essi tra passato e modernità.

“Intrecciando le vicende di ‘Abdallah, il cuore del romanzo, che riflette sulla sua vita mentre si trova in volo verso Francoforte, a quelle delle tre sorelle e dei loro figli, Jokha Alharthi tratteggia un vivido affresco dell’Oman di oggi, con le luci e le ombre che lo contraddistinguono. Grazie alla sapiente alternanza tra passato e presente, la narrazione scorre come un fiume in piena, animata dal desiderio di confrontarsi con antiche regole e infine sovvertirle”(dal Catalogo Bompiani) .

e anche

Brevi note biografiche

Jokha Alharthi è nata nel 1978 e ha studiato nell’Oman e a Edimburgo. Autrice di romanzi, storie per ragazzi e saggi, insegna letteratura araba alla Sultan Qaboos University, non lontano dalla capitale omanita, Mascate. Nel 2019 Corpi celesti ha vinto il Man Booker International Prize.

Arthur Rimbaud “Una stagione all’inferno”, presentazione

Torna in libreria “Una stagione all’inferno” con l’introduzione di Patti Smith, la traduzione e la postfazione di Edgardo Franzosini per il Saggiatore. L’unica opera completa che il poeta decise di dare alle stampe, rifiutando per gli altri scritti una loro pubblicazione.

Era il 1873 quando con questo scritto in prosa, l’ultimo lavoro letterario, costruisce un resoconto retrospettivo denunciando il fallimento della sua esperienza umana e poetica, di quella poesia cui aveva affidato negli anni adolescenziali la sua ribellione che decide pertanto di abbandonare avendo esaurito quanto credeva possibile attraverso l’opera letteraria.

Personalità travagliata, giovanissimo, dopo un corso di studi brillante, iniziò una vita errabonda soggiornando a Parigi e poi in Inghilterra legandosi a Verlaine con il quale convisse tra liti e riappacificazioni per circa un anno, riprendendo presto la sua vita vagabonda in Svezia, Germania e Italia ma anche in Africa, dimentico della sua attività letteraria che di fatto aveva abbandonato a vent’anni. Una stagione breve quella della sua poesia seguita però dal lavoro critico degli scrittori del Novecento con diverse e anche opposte interpretazioni che ha però hanno lasciato un segno profondo nel rinnovamento dei canoni poetici.

“Edgardo Franzosini traduce ex novo il testo, scrivendo una versione conclusiva che ci invita a cercare Rimbaud non in cielo con gli occhi puntati verso l’alto, ma giù, nel fango, dove scavando con le unghie possiamo rinvenire la gemma ardente della sua poesia”.(da Il Saggiatore)

Un romanzo ispira un cammino

di Luisa Gianassi

Mentre salgo la mulattiera che conduce alla stazione fantasma di Fornello penso ai montanari che fino agli anni ’60 hanno percorso questi sentieri chiamandoli via dei romei, perché li percorrevano i pellegrini cristiani che nel medioevo andavano a Roma. Per questo “Il bambino del treno”, che doveva chiamarsi Anselmo, ebbe nome Romeo. Proprio la lettura del romanzo “Il bambino del treno” di Paolo Casadio ha ispirato la mia visita alla ex stazione ferroviaria di Fornello alle pendici di poggio degli Allocchi, sull’Appennino Toscano, ai confini con la Romagna. Troppo forte è stato il desiderio di visitare i luoghi dove i protagonisti del romanzo hanno vissuto tra il 1935 e il 1944 e dove è nato il piccolo Romeo. È un romanzo che parla d’infanzia, di amore, di amicizia, di solidarietà. La vita del capostazione Tini e della sua famiglia si intreccia con quella dei montanari e pastori della valle del Muccione, che nella loro vita semplice racchiudono tanta umanità e dignità. La grande storia, quella della seconda guerra mondiale, del fascismo e dell’antisemitismo, incrocia le storie di vita quotidiana degli abitanti di Fornello, di questo piccolo mondo di case disseminate tra montagne e mulattiere, che sembra protetto e immune da tutto quello che sta capitando, nello stesso periodo, nel resto d’Italia e del mondo. I personaggi del romanzo sono di fantasia, ma realistici nelle loro tipicità, sia fisiche che caratteriali e capaci di creare un grande legame empatico nel lettore che ha vissuto o conosciuto, attraverso racconti di genitori e nonni, il mondo agricolo fino agli anni 1960, scandito dal ritmo delle stagioni fatto di semine e raccolti.

Il cammino e la dismessa Stazione di Fornello

Reale è l’ambientazione del romanzo. Ne ho avuto consapevolezza quando, dopo aver salito con fatica le scoscese pietraie a strapiombo sulle profonde valli scavate dal torrente Muccione, ho avvistato oltre i ponti della ferrovia il rosa perlino, ormai stinto, della stazione ferroviaria di Fornello inaugurata nel 1893 e soppressa nel 1968. I fabbricati della stazione sono abbandonati, non hanno più porte e, con le dovute cautele, si può entrare. I muri sanno, conservano memorie, ma non possono parlare. A me invece questi muri parlano attraverso i personaggi del romanzo. Nella piccola stanza al primo piano dell’edifico un maestro insegna a 5 piccoli montanari, che fanno contemporaneamente ciascuno una classe diversa, mentre il piccolo Romeo, bambino di poche parole ma curioso e attento impara a stare “dalla parte giusta”, dalla parte dei perdenti e dei perseguitati. Nella sala d’aspetto della stazione mi sembra di vedere  persone ammassate per la sosta di una notte, prima di essere ricondotte, come bestiame, nei vagoni del convoglio diretto in Germania. Giovannino, il capostazione al quale “Quel cuore di gambero gli suggerisce giusti pensieri ma azioni prudenti “ non impedirà la partenza del treno ignaro che il figlio ha fatto la scelta giusta… I binari ci sono ancora e un treno passa, fischia e mi riporta alla realtà.

Il romanzo

La sinossi:

Il casellante Giovanni Tini è tra i vincitori del concorso da capostazione, dopo essersi finalmente iscritto al pnf. Un’adesione tardiva, provocata più dal desiderio di migliorare lo stipendio che di condividere ideali. Ma l’avanzamento ottenuto ha il sapore della beffa, come l’uomo comprende nell’istante in cui giunge alla stazione di Fornello, nel giugno 1935, insieme alla moglie incinta e a un cane d’incerta razza; perché attorno ai binari e all’edificio che sarà biglietteria e casa non c’è nulla. Mulattiere, montagne, torrenti, castagneti e rari edifici di arenaria sperduti in quella valle appenninica: questo è ciò che il destino ha in serbo per lui. Tre mesi più tardi, in quella stessa stazione, nasce Romeo, l’unico figlio di Giovanni e Lucia, e quel luogo che ai coniugi Tini pareva così sperduto e solitario si riempie di vita. Romeo cresce così, gli orari scanditi dai radi passaggi dei convogli, i ritmi immutabili delle stagioni, i giochi con il cane Pipito, l’antica lentezza di un paese che il mondo e le nuove leggi che lo governano sembrano aver dimenticato.
Una sera del dicembre 1943, però, tutto cambia, e la vita che Giovanni, Lucia e Romeo hanno conosciuto e amato viene spazzata via. Quando un convoglio diverso dagli altri cancella l’isolamento. Trasporta uomini, donne, bambini, ed è diretto in Germania. Per Giovanni è lo scontro con le scelte che ha fatto, forse con troppa leggerezza, le cui conseguenze non ha mai voluto guardare da vicino. Per Romeo è l’incontro con una realtà di cui non è in grado di concepire l’esistenza. Per entrambi, quell’unico treno tra i molti che hanno visto passare segnerà un punto di non ritorno (da Piemme Edizioni)

e anche

Brevi note biografiche dell’Autore

Paolo Casadio Nato a Ravenna nel 1955, figlio di una generazione cui i genitori non insegnavano il dialetto, s’interessa da anni alla lingua e ai racconti della sua terra. Esordisce come coautore con il romanzo Alan Sagrot (Il Maestrale, 2012). La quarta estate, ambientato a Marina di Ravenna nel 1943, è il suo primo romanzo come autore singolo.(da Piemme Edizioni, Autori)

Antonio Manzini “Le ossa parlano”, presentazione

Un nuovo caso per l’ombroso e imprevedibile vicequestore Schiavone. Tornato ad Aosta dopo la fuga romana, Rocco insieme ai suoi collaboratori e sottoposti sarà alle prese con un macabro ritrovamento, le ossa del cadavere di un bambino rinvenute in un bosco, che presto si ricollegherà alla scomparsa sei anni prima di un bambino rapito davanti alla sua scuola di Ivrea, nel 2008 e di cui si erano perse le tracce.

Il ritrovamento apre a indagini nel mondo del web, anche con l’aiuto del giovane Carlo ingegnoso informatico, ad appostamenti, a inseguire intuizioni e a decodificare messaggi con una più stretta collaborazione con i colleghi dei quali viene a conoscere aspetti della vita privata, mentre gli amici romani Brizio e Furio cercano affannosamente tracce del Cecchetti e Lupa, la sua cagnetta, sta per partorire.

Un nuovo capitolo della solitudine di Rocco, dei suoi successi e delle sue cadute, dei suoi vizi e delle sue virtù.

“Un cold case per il vicequestore Schiavone, che lo prende non come la solita rottura di decimo livello, ma con dolente compassione, e con il disgusto di dover avere a che fare con i codici segreti di un mondo disumano. Un’indagine che lo costringe alla logica, a un procedere sistematico, a decifrare messaggi e indizi provenienti da ambienti sotterranei. E a collaborare strettamente con i colleghi e i sottoposti, dei quali conosce sempre più da vicino le vite private: gli amori spericolati di Antonio, il naufragio di Italo, le recenti sistemazioni sentimentali di Casella e di Deruta, persino l’inattesa sensibilità di D’Intino, le fissazioni in fondo comiche dei due del laboratorio”.(da Sellerio Editore)

dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

Vecchie conoscenze

Gli ultimi giorni di quiete

Rien ne va plus

Umberto Eco “Filosofi in libertà”, presentazione

Ritorna in libreria per la nave di Teseo “Filosofi in libertà” datato 1958, un libro allora editato in 500 copie numerate che il suo autore firmò con lo pseudonimo di Dedalus, personaggio joyciano molto amato, corredato da 15 tra disegni e vignette schizzati dell’autore durante congressi e riunioni; nella recente edizione si accompagnano al testo originale alcune integrazioni nella sezione “Scrittori in libertà”, dedicata tra gli altri a Marcel Proust, James Joyce e Thomas Mann, gli autori prediletti da Eco.

Oltre ad essere uno scritto giovanile presenta un aspetto nuovo in quanto poco conosciuto di quella che lo stesso Eco definì “saggistica leggera”.

L’opera si compone di una serie di ritratti di protagonisti della storia della filosofia tratteggiati in filastrocche. Le filastrocche erano state composte in epoche diverse ed erano state lette in piazza San Marco durante il Congresso Internazionale di Filosofia del 1958, scritte dopo le vignette che Eco aveva disegnato. La prima edizione era costituita da un volumetto in tela rossa cui era seguita un’edizione, sempre in 500 copie, in tela azzurra, nel 1959, come racconta lo stesso Eco nella nota al volume,

“Un piccolo Bignami, si potrebbe dire, della storia della filosofia in forma di filastrocca, un genere assai familiare fin dall’infanzia di Eco, assiduo lettore del “Corriere dei Piccoli”. Ai testi si accompagnano talvolta delle argute, sapide vignette dell’autore, in armonia con il costume satirico espresso da testate come “Candido” e “Il Travaso”.(da La nave di Teseo)

e anche

Brevi note biografiche

Umberto Eco (Alessandria 1932 − Milano 2016), filosofo, medievista, semiologo, massmediologo, ha esordito nella narrativa nel 1980 con Il nome della rosa (premio Strega 1981), seguito da Il pendolo di Foucault (1988), L’isola del giorno prima (1994), Baudolino (2000), La misteriosa fiamma della regina Loana (2004), Il cimitero di Praga (2010) e Numero zero (2015). Tra le sue numerose opere di saggistica (accademica e non) si ricordano: Trattato di semiotica generale (1975), I limiti dell’interpretazione (1990), Kant e l’ornitorinco (1997), Dall’albero al labirinto (2007), Pape Satàn aleppe (2016) e Il fascismo eterno (2018). Ha pubblicato i volumi illustrati Storia della Bellezza (2004), Storia della Bruttezza (2007), Vertigine della lista (2009), Storia delle terre e dei luoghi leggendari (2013) e Sulle spalle dei giganti (2017).

William Faulkner “Bandiere nella polvere”, presentazione

Nella nuova traduzione di Carlo Prosperi, dall’edizione integrata curata da Noel Polk il principale curatore delle edizioni dei romanzi di Faulkner, La nave di Teseo ripropone nella sua versione originale“ Bandiere nella polvere” la cui storia editoriale ha inizio nel 1927 quando, rifiutato da molti editori, venne finalmente accettato e pubblicato con molti tagli nel 1929 con il titolo “Sartoris” dal nome della famiglia che ne è protagonista, quasi un’istituzione della contea di Yoknapatawpha del Mississippi, dove il romanzo si ambienta, nella grande tenuta nei pressi di Jackson.

Dal vecchio colonnello John, il capostipite, ricco proprietario terriero che aveva combattuto nella guerra civile e costruito una ferrovia locale, i tempi sono cambiati; la prima guerra mondiale lascia il suo segno sulla nuova generazione dei Sartoris: molti giovani sono partiti e hanno attraversato l’Oceano per combatterla, ma non tutti sono tornati, Bayard Jr. torna dall’Europa ma senza il fratello gemello John. Il sentimento di colpa per essere lui rimasto vivo vedrà il giovane Bayard Jr. furoreggiare nella contea che nemmeno l’amore potrà sedare.

“Con Bandiere nella polvere, il premio Nobel William Faulkner compie un romanzo corale ed epico che attraversa la storia del Novecento: dà voce alla segregazione razziale, mostra le cicatrici della guerra, racconta la giovane America che sta nascendo sotto le ceneri del passato. Questa nuova traduzione di Carlo Prosperi, finalmente condotta sull’edizione integrata curata da Noel Polk, restituisce la lingua variegata dei personaggi di Faulkner, una ballata del sud dolente e sincopata che ci immerge come mai prima nel suono luminoso del Mississippi”. (da La nave di Teseo)

e anche

Brevi note biografiche

William Faulkner (1897-1962), scrittore, sceneggiatore, poeta e drammaturgo, ha ricevuto il premio Nobel nel 1949 ed è considerato uno dei più importanti romanzieri della letteratura mondiale.

Mori Yōko “Fiabe di letto”, presentazione

Traduzione di Greta Annese, Giuliana Carli e Daniela Travaglini

Curata da Giuliana Carli e Daniela Travaglini la raccolta di racconti della scrittrice giapponese Mori Yoko, nom de plume di Ito Masayo, raggruppa e percorre l’esperienza narrativa dell’autrice che esordì a trentotto anni con Fame d’amore cui seguirono storie brevi che raccontavano i furin, ovvero gli amori e il sesso extraconiugali.

Lo sfondo è quello del Giappone degli anni ‘80 nei quartieri di Tokyo, un paese in pieno benessere economico che però tiene le donne ancora con le “mani legate”, dentro gli o-miai, i matrimoni organizzati, e lontane dalla parità con i maschi: le loro relazioni fuori dal matrimonio, reali o immaginarie, diventano così una possibilità di autodeterminazione per uscire dalla gabbia delle convenzioni sociali che le soffocano e limitano la loro ansia di vivere.

19 i racconti complessivi di cui Fame d’amore che apre la raccolta è il romanzo del suo esordio nel 1978, seguito da racconti più brevi tratti da tre raccolte diverse (Fiabe di lettoIl sogno di CleopatraSenza Rancore): dieci anni li separano dal primo, ma resta presente il tema del desiderio di emancipazione fuori dagli schemi della società del tempo delle figure femminili che tratteggia.

Molto conosciuta in Giappone viene presentata e tradotta dalle curatrici per la prima volta in Italia per Lindau Editore.

“Nei suoi racconti, i ricchi e vivaci quartieri di Tokyo fanno da cornice a tradimenti consumati o solo immaginari, a vite segrete, a desideri frustrati o appagati clandestinamente. Ma soprattutto emerge con forza, spesso drammatica, il bisogno di autodeterminazione che anima le protagoniste, in un paese dove le donne erano ancora sottoposte a rigide convenzioni e spesso intrappolate in matrimoni infelici”[…]

“Nelle sue storie, spesso brevi ma di grande tensione narrativa, Mori Yōko esalta la forza liberatrice dell’eros e indaga con uno sguardo acuto e ironico i rapporti di coppia dentro e fuori dal matrimonio, portandone alla luce le contraddizioni ma anche quegli squarci di libertà in cui ogni donna può ricercare sé stessa” (da Lindau Editore)

Brevi note biografiche

Mori Yōko, (1940 – 1993) scrittrice, saggista e traduttrice giapponese, si formò presso l’Università di Belle Arti di Tokyo, dove studiò violino a lungo prima di dedicarsi alla scrittura. Ebbe un rapporto precoce e prolungato con la cinematografia e la letteratura occidentali, che riecheggiano spesso nelle sue opere. Esordì tuttavia solo a trentotto anni, ottenendo subito importanti riconoscimenti, soprattutto per i suoi racconti incentrati su figure femminili alle prese con i propri desideri di emancipazione. (da Lindau Autori)

Georgios Katsantonis “Anatomia del potere. Orgia Porcile Calderón. Pasolini drammaturgo vs Pasolini filosofo”, Metauro Edizioni

Georgios Katsantonis è vincitore della 37° edizione del Premio Pier Paolo Pasolini con la motivazione:

“La ricerca presenta un notevole spessore culturale, riesce a far interagire senza forzature le teorie di Deleuze sul masochismo, il pensiero femminista, le riflessioni di Spinoza sul potere; e fa un confronto non scontato e del tutto nuovo con l’opera di Strindberg; e infine offre una traduzione in greco moderno di Orgia, un’operazione di sicuro da apprezzare.

L’attraversamento del corpo nel teatro di Pasolini presenta una caratterizzazione in più rispetto agli altri linguaggi: la “parola” e il “corpo” sono di fatto una coppia sinonimica. Il nodo tematico, problematico e critico, non è tanto definire la centralità del corpo nel teatro di Pasolini, quanto capire come essa si esprima e quali segni emetta. 

Georgios Katsantonis elegge un canone breve ma esatto, comprendente tre testi che riguardano «il corpo in preda al desiderio sadomasochistico (Orgia), il corpo con la sua viscerale motivazione erotica che sconfina nella zooerastia (Porcile), il corpo imprigionato, tra scissione e visionarietà (Calderón). Tali scavi monografici tengono comunque conto del complessivo macrotesto pasoliniano e inoltre si rifanno a vari riferimenti comparatistici: Sade, Spinoza, Goffman, Calderón de la Barca, Strindberg, nonché alle teorie tardonovecentesche sul «divenire animale».
Le tre opere selezionate in questo studio* illustrano un tentativo di lettura del potere nelle sue varie declinazioni simboliche: l’erotizzazione del fascismo (Orgia), la fine della polis (Porcile), la trasformazione della società in un universo concentrazionario, in diretta continuità con il sistema del Lager (Calderón). Lo scopo è di far risaltare la concezione filosofica e l’impegno politico che si nascondono dietro le drammaturgie pasoliniane, per vedere fino a che punto i connotati di quei poteri sono riconducibili al nostro mondo contemporaneo.

Brevi note biografiche

Georgios Katsantonis è studioso di teatro e letteratura. Si è laureato in Studi Teatrali presso l’Università di Patrasso (Grecia) e ha conseguito il Master in Letteratura, Scrittura e Critica teatrale presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II. Ha poi conseguito il dottorato di ricerca in Letterature e Filologie Moderne con lode presso la Scuola Normale Superiore di Pisa. Ha tenuto conferenze in molti Atenei e Istituzioni italiane ed internazionali. Nel 2017 ha vinto il premio Nicoletta Quinto della Fondazione Premio Internazionale Galileo Galilei di Pisa, dedicato a giovani studiosi stranieri che si sono distinti nel campo degli Studi sulla cultura italiana.( da Metauro Edizioni)


* Orgia, Porcile, Calderón sono tre tragedie scritte da Pasolini nel 1965-1966 (n.d.r.)