Paolo Bertinetti “Agenti segreti. I maestri della spy story inglese”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Questa storia di Paolo Bertinetti (che ripubblichiamo da un’edizione del 2015) concentrata sul romanzo inglese, si può estendere tranquillamente a una storia generale, dal momento che almeno gran parte dei più noti romanzi di spionaggio è anglosassone.  Il metodo seguito è analitico, descrivendo tipi caratteri e atmosfere, gli ingredienti comuni connotanti il genere; ma è anche storico, in quanto i titoli e gli scrittori e la loro evoluzione nel tempo sono passati in rassegna. E, grazie alla grande quantità di autori e opere ordinatamente esaminati, una guida per chi vuole orientarsi criticamente dentro i romanzi di spionaggio.(dal Catalogo Sellerio)

Una storia che si apre da subito nel capitolo “Il Grande Gioco” con interessanti notazioni e curiosità: ad esempio il primo romanzo di spionaggio scritto in inglese, ma non da un autore inglese, fu dell’americano, James Fenimore Cooper; pubblicato nel 1821 con l’esplicito titolo “The Spy”, occorrerà attendere gli ultimissimi anni dell’Ottocento e del primo Novecento per quelli inglesi. E Bertinetti ne fornisce anche la probabile motivazione “Forse perché era difficile, in un ordine di idee moralistico (atteggiamento trionfante in età vittoriana), immaginare come protagonista positivo di una qualche narrazione nientemeno che una spia – cioè un uomo che si nasconde, che finge, che mente”.

Anche le caratteristiche che li accompagnavano come protagonisti erano quelle di gentiluomini “che svolgevano un lavoro in sé poco nobile (e rischioso) per difendere la patria dalla minaccia straniera, dalle cospirazioni che provavano a indebolirla, o addirittura a distruggerla”, tanto da meritare l’etichetta di “agenti segreti” e non certo di “spie”, figure queste ultime che esistevano, ma appartenevano alle potenze nemiche…

Segue quindi una rassegna storica ampia e accurata di autori, da Buchan con il personaggio di Richard Hannay e McNeile con il protagonista Drummond capitano dell’esercito, fino all’ultimo capitolo dedicato a John le Carré: scrittori e ed opere, tutti, dai meno ai più conosciuti, ampiamente trattati.

Paolo Bertinetti (Torino, 1944) è anglista, critico letterario, traduttore, professore emerito all’Università di Torino. È autore, tra gli altri, di Il teatro inglese del Novecento (1992, 2003), Storia del teatro inglese dalla Restaurazione all’Ottocento (1997, 2006). Ha curato l’edizione del teatro completo di Samuel Beckett (1995) e quella dei romanzi di Graham Greene (2000). Per Einaudi ha tradotto opere di Shakespeare e di Tennessee Williams.

“Basta! Bisogna abolire lo stato!”a cura di Gian Piero de Bellis

Antologia di documenti sullo stato italiano.
Testi & Documenti per capire lo statismo italiano + Cronologia di crimini e misfatti dello stato italiano dalle origini ai giorni nostri.
(a questo link l’Indice)

Una antologia che raccoglie fatti, ma più misfatti, operati nel corso dei secoli. Come Libertaria, un progetto antologico sul tema dell’anarchia, nata nello stesso laboratorio di documentazione, con trecento saggi su cinque volumi, così Basta! Bisogna abolire lo stato! raccoglie una serie di interventi e avvenimenti documentati su quanto operato dallo Stato italiano a partire dalla sua nascita fino ai giorni nostri.

Il volume è curato da Gian Piero de Bellis, autore di ricerche e documentazioni:

“Panarchia, Poliarchia e Personarchia sono tre categorie di pensiero complementari e intrecciate tra loro. Ne abbiamo parlato con Gian Piero de Bellis, studioso che vive in Svizzera, durante un suo recente passaggio a Milano. Gian Piero de Bellis non è propriamente un pensatore, né un idealista utopista classico: è più semplicemente un appassionato ricercatore che, attraverso una ricerca metodologica, sta riportando alla luce, dandogli nuova vita, elementi del pensiero liberale, anarchico e libertario nati a metà dell’ottocento.”

Così si legge su Vorrei sulla Panarchia in una intervista con lo studioso, ricercatore e raccoglitore di documentazione nel suo centro quindi divulgata attraverso il suo sito.

Alla domanda

Quando hai creato il sito? Nel 1999. Proseguendo il lavoro, sono giunto all’idea evolutiva della Poliarchia, considerandola un fase verso un modello in cui ogni individuo diventa un centro autonomo. Questa l’ho chiamata Panarchia.

 E’ una tua invenzione? No. E’ stata pensata dal botanico belga Paul-Emile de Puydt e inserita in un articolo pubblicato nella Revue Trimestrielle di Bruxelles nel 1860. L’ho scoperto dopo, perché non conoscevo il testo e nemmeno conoscevo la riscoperta del testo, finito nel dimenticatoio per quasi 100 anni e recuperato dall’oblio negli anni ’50, a opera del libertario tedesco John Zube che ora vive in Australia.

Su L’indisceto si legge

“Giampiero de Bellis, in un volume antologico sulla storia del paradigma panarchico, rilancia la proposta panarchica. Delinea la “convivenza” tra sistemi normativi in uno stesso territorio, e nel farlo dice che ciò si adatterebbe alla logica (la verità come coerenza tra affermazioni), alla cibernetica (la legge della varietà necessaria) e alla teoria dei sistemi, l’etica e persino la giurisprudenza. Un progetto diverso sia editoriale che di convivenza al di fuori dello Stato così come lo conosciamo”.

Per chi volesse saperne di più il link al sito e al centro di documentazione

http://www.wwwisdom.net.

https://www.wwwisdom.net/centre/documentation/documents.html

Hannah Ritchie “Non è la fine del mondo”, presentazione

Come possiamo costruire un pianeta sostenibile

Traduzione di Carla Manfredi

Ribaltando alcuni falsi miti su cui abbiamo costruito la nostra coscienza ambientalista – dall’esaltazione dell’alimentazione a chilometro zero e della vita in campagna, alla demonizzazione della sovrappopolazione, delle cannucce in plastica e dell’olio di palma –, Non è la fine del mondo ci fornirà gli strumenti per capire su cosa dobbiamo concentrarci urgentemente per poter consegnare un pianeta sostenibile alle generazioni future. Questi problemi sono enormi. Ma sono risolvibili. Non siamo condannati. Possiamo costruire un futuro migliore per tutti. Trasformiamo questa opportunità in realtà.

Non è la fine del mondo è una guida, di facilissima lettura, per aggiustare il pianeta.”

New Scientist

“Un libro confortante per chi fa fatica a credere in un futuro migliore.”

The Times

(da Aboca Edizioni)

Aboca pubblica un testo che ci dà indicazioni precise: sì perché è di questo che abbiamo bisogno. Essere spaventati e parlare di futuro incerto per le future generazioni non serve, occorre fare qualcosa, operare praticamente e ciò che può esserci utile sono quindi precise indicazioni. L’autrice, non è certo una che neghi la situazione davvero difficile, la sua preparazione scientifica è infatti elevata essendo docente di sostenibilità ambientale presso l’Università di Edimburgo e vice direttrice di Our world in data, la ong che fornisce informazioni statistiche sui problemi ambientali globali.

Ciò che è stato fatto, rispondendo all’allarme dal 2015, scrive, ha ottenuto dei risultati che certamente non bastano a scongiurare gravi crisi climatiche ma sono indicativi di un percorso che apre a speranze.

Un testo utile quindi, pratico, una giuda che ci libera dall’inutile catastrofismo e aiuta ad immaginarci operatori attivi.

Hannah Ritchie, ricercatrice del Programma per lo sviluppo globale dell’Università di Oxford, è vicedirettrice e capo del Dipartimento di ricerca del progetto Our World in Data, che riunisce i dati più recenti sui maggiori problemi del mondo e li rende accessibili al pubblico. Le sue analisi appaiono regolarmente su “New York Times”, “Economist”, “Financial Times”, “New Scientist”, “Wired”, “Vox” e BBC e sono state usate in bestseller come Illuminismo adesso di Steven Pinker, Factfulness di Hans Rosling e Clima. Come evitare un disastro di Bill Gates. È honorary fellow dell’Università di Edimburgo. Il “New Scientist” l’ha definita “la donna che ha fornito i dati sul covid-19 al mondo”. Non è la fine del mondo è il suo primo libro: ha debuttato al 6° posto della classifica del “Sunday Times” ed è in corso di traduzione in 18 paesi.( da Aboca Edizioni)

CITTÀ E FUTURO. A cura di Roberto Besana e Roberto Poli

Contributi di

Gabriella D’Elia, Giulia Fasoli, Safaa Mataich, Fabio Millevoi, Elena Petrucci, Carlotta Poli, Roberto Poli, Silvia Rigamonti, Mattia Rossi, Stefania Santilli

Fotografie di

Diego Bardone, Roberto Besana, Cesare Salvadeo

Töpffer per Oltre Edizioni

Le città devono essere capaci di gestire le molte trasformazioni in maturazione e per farlo serve una classe dirigente capace di guardare lontano, di capire le trasformazioni in atto, di realizzare progettualità innovative, di coinvolgere i cittadini nel disegnare i loro futuri. Ecco perché questo libro non è solo sulle città, ma sui futuri delle città. Non è e non vuole limitarsi a una descrizione dell’esistente ma, a partire da spunti offertici dalle fotografie (del presente!), cerca di proporre alcune ipotesi di lettura dei cambiamenti possibili che si verificheranno nelle città italiane nei prossimi decenni.  Gli autori, con questo lavoro, presentano un’occasione di reframing, un modo di vedere, con uno sguardo diverso, un tema altrimenti noto, per scoprire indizi che potrebbero suggerire nuove vie di azione, possibili speranze dove altrimenti si vedono solo profezie negative. Ovviamente, un libro può suggerire, ma non può in alcun modo sostituire un vero e proprio esercizio di futuro.

In poco più di diecimila anni – un battito di ciglia nella storia dell’homo sapiens – siamo passati da micro-gruppi di cacciatori nomadi a megacities. In questo volume non parleremo di megacities – fenomeno prevalentemente asiatico e africano – né di sprawls – le città diffuse tipiche degli Stati Uniti. Sono due modi abnormi di usare lo spazio in cui ovunque si giri lo sguardo e per decine di chilometri ci si trova sempre all’interno di contesti urbanizzati. Fortunatamente in Europa ne abbiamo pochi esempi. Ci occuperemo invece di piccole e medie città – diciamo fra i trentamila e il milione di abitanti. Si tratta delle città in cui vive la grande maggioranza dei cittadini italiani (ed europei). Queste città non sono né troppo grandi né troppo piccole. Offrono i vantaggi del vivere in un contesto urbano senza imporre i costi supplementari legati agli sviluppi abnormi dell’urbanizzazione, che sia intensiva come nelle megacities o estensiva come nelle sprawls. Anche se pochi se ne sono accorti, i primi anni di questo secolo hanno incluso un momento di svolta: per la prima volta nella storia dell’umanità il numero dei cittadini ha superato il numero dei campagnoli. La tendenza verso un ulteriore aumento delle persone che vivono in contesti urbani continua e le Nazioni Unite si aspettano che per il 2050 tre quarti della popolazione mondiale vivrà in contesti urbani. Questo unico dato – ci sono e ci saranno sempre più cittadini – spiega perché ha senso pensare a un libro sulle città e sui loro futuri: perché riguarda la maggior parte di noi. (Dall’introduzione di Roberto Poli)

GLI AUTORI

Gabriella D’Elia. Ingegnere, Responsabile attività di Processes, Monitoring & Demand della Direzione Consumer presso TIM. Senior ICT Manager, Innovation Manager. Consigliera di Amministrazione presso Telsy, azienda del gruppo TIM specializzata in soluzioni di cybersecurity. Dopo aver conseguito il Master in Previsione Sociale presso l’Università di Trento, coltiva studi e metodi per lo Strategic e il Corporate Foresight.

Giulia Fasoli. Laureata in Gestione delle Organizzazioni e del Territorio è ora assegnista di ricerca presso l’Università di Trento. I suoi interessi di ricerca si concentrano sul tema del governo anticipante nella Pubblica Amministrazione e sulla valutazione delle attività di futuro.

Safaa Mataich. Approda ai Futures Studies da una carriera accademica scientifica e da un percorso professionale come educatrice nei servizi di riabilitazione psichiatrica e di marginalità. Utilizza la Futures Literacy ed i metodi degli Studi dei Futuri per aiutare organizzazioni ed individui a gestire l’incertezza, collaborando con team multiprofessionali.

Fabio Millevoi. Nasce a Trieste, città dallo sguardo presbite, nel 1958. È Direttore di ANCE Friuli Venezia Giulia per professione e futurista per necessità. Consegue la laurea in giurisprudenza nella sua città e il Master in previsione sociale a Trento. Docente a contratto in Futures studies e Sistemi anticipanti nel Dipartimento di Ingegneria e Architettura dell’Università di Trieste. Vice Presidente di INARCH Triveneto. Ideatore e responsabile del Laboratorio dell’immaginazione delle Costruzioni Future (LICoF) promosso da ANCE FVG e da Area Science Park Ente Nazionale di ricerca. Autore di “Breve storia sui futuri della casa” (Graphe.it edizioni).

Elena Petrucci. Come futurista si occupa di formazione e consulenza nell’ambito dei Futures Studies e dell’Anticipazione. Si occupa di ricerche di settore e di individuazione di segnali di cambiamento che possono trasformarsi in opportunità. Facilita gruppi di lavoro a supporto di attività di Strategic Foresight (esercizi di futuro complessi).

Carlotta Poli è Storica dell’arte specializzata in Storia dell’Arte Contemporanea. Lavora come consulente strategica e content curator per realtà artistiche, tech ed editoriali. Si è avvicinata ai Futures Studies all’Università di Trento con il Master in Previsione Sociale (2021-22), con una tesi sul sistema dell’arte contemporanea italiana nel 2040, la Winter School, Futures Literacy & Foundations of Futures Studies (2022) e la Foresight Masterclass “Il futuro della comunicazione” dell’Institute for the Future di Napoli (2023).

Roberto Poli. Professore ordinario all’Università di Trento, Direttore del Master in Previsione sociale, il primo master di studi di futuro in Italia. Titolare della Cattedra UNESCO sui sistemi anticipanti. È nella lista Stanford degli scienziati più citati. Ha scritto Lavorare con il futuro (Egea 2019) e curato l’Handbook of Futures Studies (Elgar 2024).

Silvia Rigamonti. Economista per formazione, umanista per vocazione. Dopo una carriera nell’M&A internazionale – tra l’euforia dell’avvento di Internet e le crisi Lehman Brothers & derivati – da un decennio si occupa di coaching, mentoring e sviluppo dei talenti nelle organizzazioni. Grazie alla sua start-up innovativa Hacking Talents SB contribuisce a liberare il potenziale delle persone per un mondo del lavoro al passo coi tempi. Master in Previsione sociale all’Università di Trento e docente presso LIUC Business School.

Mattia Rossi. Vocazione umanistica, esperienza manageriale, lavora come executive e business coach ICF (credenziale PCC) e facilita esercizi di futuro per organizzazioni e individui. Esplora i futuri possibili all’incrocio di umanità e tecnologia, tra realtà virtuale e simulazioni, biohacking e cyborg. Master in Previsione sociale all’Università di Trento, Master in Filosofia del Digitale e Intelligenza Artificiale all’Università di Udine.

Stefania Santilli.  È avvocata e designer di servizi legali; si occupa della tutela e della promozione di comunità inclusive e della valorizzazione di policy per il rispetto della diversità, con una visione orientata alla ricerca di futuri preferibili e strategie anticipanti per la loro realizzazione. Nel 2020 è stata inclusa nella lista di esperti Sogi del Consiglio d’Europa nel campo dei diritti umani sociali ed economici – revisione legislativa e politica. Masters in Previsione sociale all’Università di Trento e Design dei Servizi presso il Poli.design di Milano.

I FOTOGRAFI:

Diego Bardone. Si avvicina alla fotografia a metà degli anni ‘80, collaborando con il Manifesto e due piccole agenzie per alcuni anni.  La strada è il suo habitat naturale, la semplicità dello scorrere della vita di tutti i giorni ciò che ama ritrarre, usando il BN come mezzo espressivo d’elezione. Al suo attivo diverse mostre, personali e non, e pubblicazioni su alcuni magazine fotografici, italiani e internazionali. Libri: Street life Milano, Edizioni del Foglio Clandestino, 2018 Strange days, 2021 Indigo – Oltre le apparenze, (coautrice Maria Grazia Scarpetta), Massimo Fiameni Design, 2021

Roberto Besana. Un lungo passato da manager editoriale giunto sino alla Direzione Generale della De Agostini, coltiva la sua passione per la fotografia operando per lo sviluppo e realizzazione di progetti culturali attraverso mostre, convegni, pubblicazioni.   Le sue immagini sono principalmente “all’aria aperta”, dove lo portano i passi. Ambiente e paesaggio sono i suoi principali filoni di ricerca. I suoi lavori fotografici sono presenti in libri e quotidiani, siti web, riviste. Al suo attivo innumerevoli mostre personali e collettive. Dirige o collabora alla realizzazione di eventi e festival culturali. Membro del comitato scientifico del periodico culturale Globus, curatore editoriale della collana “Fotografia e Parola“ di  Oltre Edizioni, ha una rubrica fissa sui periodici .eco,  Educazione sostenibile, NOCSensei

Cesare Salvadeo. Si avvicina alla fotografia fin da piccolo e cresce come autodidatta, aiutato tecnicamente da un anziano fotografo negoziante. Dopo un breve periodo trascorso nel circuito dei concorsi fotografici, dove peraltro ottiene riconoscimenti nazionali e internazionali, approda ad un suo linguaggio più specifico affrontando reportage a sfondo sociale e la fotografia di strada. La sua prima mostra personale, nel 1972, è incentrata sul tema del mondo contadino che sta ormai scomparendo. Contemporaneamente lavora sul genere Street photography e su questa tematica allestisce numerose mostre personali che trovano eco sulla stampa specializzata. Espone in Cina nel 2015 e nel 2021 al Festival Internazionale di Lishui. Si occupano della sua attività le maggiori testate giornalistiche e la TV.

Carlo Lapucci “Uniamoci, amiamoci.Blasoni e complimenti verbiali tra popoli italici”, Graphe.it

Si deve andar d’accordo a costo di litigare! Una scorribanda nella storia e nella geografia di questo mondo sorprendente, indefinibile, contraddittorio che è l’Italia, un paese che, nonostante tutto, è ancora unito.

dal 26 maggio in libreria

Graphe.it

Questa ricerca è uno studio, con un repertorio esemplificativo di un settore dei proverbi che nel tempo non ha avuto molta attenzione, classificato come tipologia generica di utilità pratica. Il blasone proverbiale serve più a marcare le differenze, le distanze, le particolarità, usando preferibilmente i difetti altrui. I riflessi antropologici segnalati da questo studio sono notevoli, profondi e anche divertenti, dal momento che scoprono un lato singolare del carattere tipico d’una popolazione che ha più elementi in comune di quanti non vorrebbe avere, tenendo a distanziarsi, smarcarsi, definirsi, mantenendo il proprio stigma, fino all’ultimo paesello della montagna più sperduta.

Blasoni popolari sarebbero da intendere, secondo logica e propriamente, soltanto quelli che gli abitanti d’una località e d’un territorio dànno a se stessi, o alla loro comunità storica, e sono volti, come il blasone nobiliare, a esaltare qualità, imprese, meriti e quanto altro di positivo, in modo da distinguersi, qualificarsi e anche primeggiare su altre società umane, soprattutto sulle popolazioni confinanti e più vicine. Gli studiosi sono passati sopra al fatto che i motti di autoesaltazione di paesi e città, generati dal compiacimento e dalla vanagloria, sono stati l’occasione di dare forma a una critica di altre popolazioni vicine e lontane in infinite parodie coniando detti, spesso molto azzeccati, volti a deridere i difetti, le presunzioni, le malefatte altrui. Molti sono divertenti, pungenti, graziosi, a volte giustamente un po’ graffianti ma non lontani dalla benevolenza; altri castigant ridendo mores, non pochi sono infondati, ingiusti, volti decisamente ad avvilire i destinatari, prevalere su di loro, deriderli, provocarli, moderare il loro valore, i loro meriti, esaltando implicitamente se stessi. Questo è l’aspetto che travalica il gioco innocente e pone il problema del collegamento a fenomeni passati a modalità diverse, ma che sembrano fatte della stessa sostanza.

CARLO LAPUCCI vive a Firenze, dove ha insegnato per molti anni. I suoi interessi si muovono nel campo della letteratura, della linguistica e delle tradizioni popolari, incentrati sull’individuazione delle radici profonde della cultura italiana. Con Graphe.it edizioni ha pubblicato: La Vecchia dei camini. Vita pubblica e segreta della Befana (2018), L’arte di fare il cattivo. Ovvero origine, epifanie e metamorfosi dell’Orco (2019) e Gesù bambino nasce. Poesia popolare del Natale (2019). In questa stessa collana hanno visto la luce i saggi Magia e poesia e L’arca di Noè (entrambi del 2022).

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

L’arca di Noè. Bestiario popolare

Magia e poesia

Richard Gorer “Guida agli alberi”, presentazione

Traduzione di Gina Bosisio, Paola Signori

Odoya Edizioni

Un viaggio su come riconoscere dalla forma delle foglie e dai solchi del tronco i nostri alberi, capire come sono arrivati vicini a noi, come si sono adattati al territorio, ma anche come curarli e proteggerli dagli agenti atmosferici e dai cambiamenti climatici. Richard Gorer è un esperto che si è reso conto che il punto di vista botanico è solo uno dei molteplici aspetti che riguardano gli alberi e in questo libro riccamente illustrato fornisce al lettore informazioni e notizie circa la loro storia e il loro enorme influsso sullo sviluppo del genere umano.

Una guida adatta a chi, a qualunque età, sia principiante in quella incredibile disciplina che ha inventariato una multiforme varietà di esseri viventi catalogati sotto l’etichetta di “Alberi”.

Ci piacerebbe davvero saperne di più e imparare a chiamarli per nome o semplicemete riconoscerli. Ecco che lo studioso Richard Gorer ci aiuta con il suo ampio e documentato testo a imparare a distinguere attraverso l’anatomia (tronco rami foglie radici fiori e frutti) e grazie anche alla sezione illustrata. E non solo, perché il raccontato è ricco di aneddoti oltre che di informazioni, ma anche di tante storie sulla loro origine ed esistenza sul pianeta, dei rapporti intrattenuti con gli esseri umani che hanno trovato rifugio o sono legati alla loro presenza in un particolare periodo della loro vita o agli alberi detti “sacri” in varie religioni.

Interessante e istruttivo per aprisi ad un mondo, quello naturale, poco indagato dai più, me compresa, ma affascinante soprattutto nella scoperta.

Richard Gorer, musicologo e studioso di orticoltura britannico.

“Avevo un posto andato in fumo”, a cura di Maria Grazia Camilletti

Nelle testimonianze di tredici sigaraie della Manifattura Tabacchi di Chiaravalle, raccolte dall’autrice nel 2007, in occasione dei 250 anni dalla nascita della fabbrica, la storia di donne che hanno avuto per quaranta anni, dal 1940 al 1980, un ruolo fondamentale nella produzione di sigari e sigarette, ma sono state anche al centro di una trama di affetti familiari e di amicizie tra donne.[…](dal Catalogo Edizioniae)

Una storia di lavoro, una storia al femminile legata a quella di una fabbrica, la manifattura Tabacchi di Chiaravalle (Ancona). Una raccolta di testimonianze orali di Storia e di storie personali queste ultime raccontate dalle protagoniste nel ricordo di quanto vissuto che aveva il sapore dell’emancipazione attraverso una conquista economica rispetto a quello degli uomini in una terra povera e arraetrata che offriva loro bracciantato o mezzadria.

Ma anche una storia di lavoro faticoso sostenuto dall’orgoglio per un’esperienza esemplare fatta di conquiste come quella contro il cottimo, imperante nella fabbricazione dei sigari, e di un nido nel riconoscimento del diritto ad essere madre e operaia pur nello sfruttamento di maestranza femminile  e di scarsa istruzione.

Testimonianze dirette di donne attive nella fabbrica dal 1940 al 1980 e raccolte dal 2007 dalla curatrice, la storica Maria Grazia Camilletti

Brevi note biografiche

Maria Grazia Camilletti ha insegnato per vent’anni italiano e latino nei licei, poi si è dedicata alla ricerca storica, in particolare alla storia di “genere”, presso l’Istituto per la storia del Movimento di liberazione nelle Marche, di cui è stata presidente dal 1996 al 1999. Ha fatto parte della redazione e del comitato scientifico della rivista “Storia e problemi contemporanei”. Ha pubblicato diversi saggi su riviste specializzate e per “I quaderni” dell’Istituto Gramsci Marche ha curato il numero “Le donne raccontano: guerra e vita quotidiana. Ancona 1940-1945″. Impegnata politicamente prima nel Pci, poi Ds, Pds e Pd, è stata consigliere comunale, poi assessore per due mandati. Per più di cinque anni ha tenuto lezioni per il corso “Donne e Istituzioni” organizzato dall’Università di Camerino.( da Edizioniae, autore)

Alessandro Cosi “Il mio Caio Giulio Cesare”, presentazione


Si parva licet componere magnis (Virgilio, Georgiche IV, 176)

“Spesso i libri parlano di altri libri… ora mi avvedo che non di rado i libri parlano di libri, ovvero è come si parlassero tra loro. Alla luce di questa riflessione, la biblioteca mi parve ancora più inquietante. Era dunque il luogo di un lungo e secolare sussurro, di un dialogo impercettibile tra pergamena e pergamena, una cosa viva…” Umberto Eco, Il nome della rosa

Dalla Premessa

É attorno agli anni 70/60 a.C. della storia di Roma antica, cioè all’incirca nel 680 a.U.c., secondo la cronologia romana, che sale agli onori della cronaca un grande protagonista dei decenni a venire, uno degli uomini più famosi di tutta la Storia. Quegli anni erano dominati dalla presenza politica, dalle vittorie militari e dal potere quasi assoluto di Pompeo, e proprio allora Caio Giulio Cesare mosse i suoi primi, incerti passi nel difficile e tormentato mondo della politica romana. Affrontare una biografia su Cesare, indiscutibilmente l’uomo più carismatico e famoso di tutta la lunga esperienza storica dell’antica Roma, non può essere un’impresa da affrontare con leggerezza o con supponenza, visto che su di lui hanno scritto e talvolta pontificato centinaia di critici e storici di ogni epoca e di ogni corrente politica.
Ma l’idea di ogni storico, o aspirante tale, è sempre quella di trovare aspetti della sua vita e della sua personalità che siano originali, trascutati magari dall’indagine biografica e, perché no, sottovalutati o peggio, mal valutati. É con questo spirito che ho affrontato questo lavoro, ben consapevole della modestia e della lacunosità che potrà risultare da una biografia così impegnativa, una vera montagna da scalare soprattutto da parte di un dilettante appassionato quale credo di essere.
Prima di parlare del personaggio, così complesso e affascinante, forse uno dei pochi uomini veramente liberi che abbiano lasciato un’impronta significativa e duratura nella Storia, è indispensabile presentare un quadro sintetico ma tuttavia esplicativo dei tempi in cui maturò la sua esperienza umana, di politico, di militare, di scrittore.
Non abbiamo certo l’ambizione di esaurire in poche pagine la peculiare complessità del mondo romano attorno al I secolo a.C., ma occorre fare un tentativo di inquadrare il contesto culturale e sociale della Roma di quel tempo, poiché è solo immergendosi nella temperie socio politica della seconda metà di quell’ultimo travagliato secolo prima della nascita di Cristo che si può capire meglio il percorso di Giulio Cesare, una vita che forse non sarebbe stata possibile in altri tempi ed in altre condizioni sociali. Roma era ormai una Repubblica che aveva realizzato un’espansione dei domini romani a dimensioni impensabili solo 150 anni prima, ma che era in gravi difficoltà nella gestione di conquiste che addirittura stavano diventando un impero vastissimo.
Da qui i ferocissimi scontri politici e ben tre, sanguinose, terribili guerre civili.

Dalla Presentazione

[…]Questo libro ripercorre la sua vita e le sue gesta, un esempio mirabile per l’intensità e la lucidità del suo percorso umano, uno dei pochi dominato dal libero arbitrio.
La vita di quest’uomo, racchiusa in particolare nell’arco dei suoi ultimi quindici, intensi anni, è stata talmente straordinaria da farlo divenire, in ogni tempo, il simbolo del bene o del male, delle più alte virtù o dei più bassi interessi, luminoso o viscido, pietoso o intrigante, spietato o clemente.
Finì, pur con tutte le sue contraddizioni, per divenire il simbolo stesso del potere, come testimoniano nel tempo gli appellativi di Kaiser o Czar.
Fu un perfetto e inimitabile miscuglio dell’essenza umana, alta fino alle stelle grazie alla potenza della ragione e della volontà, bassa fino alle più infime e insondabili azioni.[…]

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

La guerra civile tra Ottaviano e Antonio. La fine della Repubblica e l’alba dell’Impero

L’oro di Tolosa

Cagliostro e il mistero del manoscritto perduto

A.Ferrini – S.Pizzuoli “Lungo la via Francigena in Toscana”, Edida

Edida

Dalla Premessa

Questo volume sul tratto toscano di una grande strada dell’antichità, riscoperta e oggi tra i cammini più percorsi, ha un preciso obiettivo: non vuole essere una guida, in questa direzione operano già testi che svolgono egregiamente questo compito, organizzati capillarmente in base ai chilometri, alle soste, ai ricoveri, ma nasce dall’intento di fornire su questa storica via tutta una serie di approfondimenti storico geografici, trascurati, per evidenti motivi dalle guide al percorso, per soffermarsi, illustrando le caratteristiche storico-architettoniche, ambientali e artistiche, dei centri principali o degni di particolare nota attraversati o limitrofi, sia che si proceda a piedi, in bicicletta o in auto.
Il cammino, il viaggio sono da sempre stati sinonimo non solo di un bisogno di interiorizzazione o di attività salutare, ma soprattutto mezzo specialissimo per osservare da vicino e trascorrere all’interno di un territorio: unico modo per accoglierne la struttura, i mutamenti nella sua storia rimasti impressi nel paesaggio, gli aspetti culturali propri come la lingua, la cucina, le strutture architettoniche urbane e rurali, l’uso e la coltivazione della terra e gli attrezzi utilizzati, l’organizzazione sociale in città e in campagna, la viabilità, tra cui le acque gestite e utilizzate come grandi vie di comunicazione. In questa prospettiva, tra gli obiettivi principali c’è quello di poter rispondere a molte delle domande e alle curiosità che pellegrini o viaggiatori potrebbero porsi in itinere relativamente alle terre che stanno attraversando.

L’INDICE

I titoli principali

Premessa                                                                                                                                     
Storia e geografia del territorio                                                                                                   
Luoghi paesaggi dintorni                                                                                                          
Fra Luni e Lucca                                                                                                              
Fra Lucca e Siena                                                                                                                      
Verso Siena
Fra Siena e la valle del Paglia                                                                                                   
La sosta del viandante: cucina storia e ricette                                                                         

Della stessa Collana, Macchie di Toscana:

La valle dell’Arno tra storia e geografia

La Val di Merse: luoghi e paesaggi

Alcune pagine dall’ebook (che è stato possibile realizzare a colori senza gravare sul prezzo di copertina): in alto la Porta di accesso alla Toscana, sotto la Rocca di Staggia, quindi una pagina dal testo in cartaceo realizzato in bianco e nero senza nulla togliere alla nitidezza e alla bellezza estremamente godibile del paesaggio.

E buona Francigena a tutti gli estimatori!

25 aprile, una pagina della Storia italiana

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