Patrizia Cavalli, poetessa, il suo primo libro in prosa, tra saggistica e narrativa.
Con il testo a fronte, raccoglie le epigrafi sepolcrali greche, dall’età arcaica a quella cristiana, di Werner Peek, epigrafista tedesco, pubblicate nel 1955, tradotte e commentate da Franco Mosino, grecista; la revisione e l’introduzione sono curate da Emanuele Lelli con un gruppo di studenti del Liceo Tasso di Roma. Prefazione di Giulio Guidorizzi


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dalla Quarta di copertina:
Il Mediterraneo nuovo è più di ieri un luogo privilegiato di
meticciato commerciale e culturale attraverso la maglia
delle reti energetiche ed il rafforzamento delle vie di
comunicazione. Un interscambio che lo rende ancora più di ieri aperto alle emergenze ed alle competizioni globali, mentre, dopo le cosiddette primavere arabe, tarda a ritrovare sul suo versante sud orientale un equilibrio fondato sulla ricostruzione statuale e civile.
Un processo di cui insieme l’Europa e l‘Italia, che non
esistono storicamente senza il Mediterraneo, non possono non essere protagoniste a pieno titolo.

Il volume raccoglie articoli e testi di conferenze tenute nel corso dell’ultimo triennio da Gianni Bonini sul Mediterraneo in qualità di studioso e delegato del governo italiano nel Governing Board del Ciheam (Centro Internazionale per gli Alti Studi Agronomici per il Mediterraneo).
Una raccolta significativa per le intuizioni e le interessanti riflessioni, nonché per l’excursus storico legato al mare nostrum, nel quale l’Italia è stata ed è fulcro per la stabilità.
Quale Mediterraneo?
Il futuro di un Mare che ha costruito, negli interscambi e sin dal lontano passato, la storia della nostra civiltà che definiamo da sempre “mediterranea”, oltre quindi limiti e confini nazionali e che accomuna e unisce popoli e culture che vi si affacciano.

Quarantacinque anni fa usciva ” La Storia”. Fu un clamoroso successo. Ma la scrittrice fu oggetto di durissimi attacchi. Contro di lei soprattutto critici di sinistra. La vicenda viene ricostruita ora in un saggio.
L’accusa principale fu di aver ecceduto nel pathos narrativo e di far piangere i lettori.
…continua a leggere la recensione di Marco Belpoliti
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Eden, Paradiso, giardino come segno del potere? Giardino come memoria di un luogo perduto? Giardino come speranza finale? Ecco, si potrebbe anche raccontare così una storia vecchia di oltre 4.000 anni che va dall’Egitto alla Mesopotamia, dal mondo romano ai monasteri medievali, dalle corti dei trovatori alle ville rinascimentali. Il parco affiancato al palazzo nell’impero persiano da Ciro il Grande in poi (539 a.c.) in lingua iranica si chiama pairi daeza, accumulare intorno, cioè chiudere con un muro un recinto sacro; la parola diventa paradeisos in greco e paradisus in latino.

Come spiegare certa passione per tutto ciò che è eterogeneo e bizzarro? Una pista è nel saggio che Michel Pastoureau dedicò all’ossessione medievale per i tessuti a strisce, sinonimo di eresia e disordine…
…continua a leggere la recensione di Marco Belpoliti
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