Silvia Cassioli “Il figliolo della terrora” recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno Culture 24 giugno

di Flavia Piccinni

«Se vuoi vedere la stella, guarda dove non è. Dove la vedono tutti, lì è più facile che non ci sia, perciò non fidarti né di quello che dicono gli altri, né dei libri, né dei tuoi occhi: niente. Piuttosto vai alla cieca. Il caos è tale e il buio è così fitto che avrai maggiori speranze di riuscire». È questa la bussola da tenere a mente mentre si legge il nuovo libro della senese Silvia Cassioli, classe 1971. “Il figliolo della terrora” (Exòrma, pp. 194) è un libro curioso, dalla prosa piana e suadente, che accompagna il lettore nella storia di tre donne fra di loro molto diverse, che raccontano ognuna i tic del tempo che vivono. Ad aprire la narrazione è forse la più riuscita, Rosina Terrosi, che «nasce nel 1926 a Scòrcina, in provincia di Siena, da una famiglia di povera gente. Lavora come operaia al pelificio Itapel, dove conciano il pelo di coniglio per farci i Borsalino, ai tempi in cui i capelli sono signori cappelli». Ma c’è anche Giglia – che «da quando ha la macchina continua a correre avanti e indietro da Milano a Rondole Maderno. A scuola continuano a bocciarla. È la disperazione della sala insegnanti. Esercita sugli uomini un’attrazione magnetica. Vive per dipingere quadri che però butta via» – e Viola, che «la sera va a dormire col proposito di diventare come San Francesco e lanciare dalla finestra tutti i beni di famiglia» e che, alla fine, viene cambiata da quella realtà fatta di «stragi di Stato, Brigate Rosse, e grandi manifestazioni in piazza. La storia corre da un’altra parte, e lei è stufa di poetesse e petrarchisti». Pagina dopo pagina, “Il figliolo della terrora” si rivela un romanzo denso, che profuma di campi con l’erba nuova e riecheggia di Chianti e di Toscana; una Toscana che esisteva un tempo, e che tutt’oggi continua a resistere e si popola di citte (ragazze), di leggende, di paesi e di vita. Quella vita esplosiva e dirompente che tutto travolge, finanche il lettore che resterà sorpreso dalla lingua e dalla storia firmata da Cassioli.

Alfredo Panzini “Il padrone sono me!” recensione di Federica Zani

Le opinioni dei lettori

Il padrone sono me! (fondamentale il punto esclamativo): questo il titolo di un romanzo di Alfredo Panzini che fu un grande successo nell’Italia fra le due guerre: pubblicato la prima volta nel 1922, ebbe varie ristampe e la sua fortuna si prolungò fino al 1955, quando ne venne tratto un film per la regia di Franco Brusati. Rileggendolo oggi, lo si può forse trovare un po’ invecchiato; ma la patina del tempo è parte integrale del suo fascino, perché questo romanzo racconta la storia di un mondo ormai perduto.

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Madeleine St.John “Le signore in nero” recensione di Tiziana Lo Porto da D La Repubblica del 15 giugno

(Da Tiziana Lo Porto D La Repubblica)

DESCRIZIONE da Garzanti Libri

Sydney 1950. Sui manichini spiccano le gonne a balze e i corpetti arricchiti degli accessori più preziosi. Ma goode’s non sono solo i più grandi magazzini della città, dove trovare l’abito all’ultima moda. Per quattro donne che lavorano sono anche l’unica occasione di indipendenza. Mentre con le loro eleganti divise di colore nero consigliano le clienti su tessuti e modelli, nel loro intimo coltivano sogni di libertà, di un ruolo diverso da quello di figlia, moglie e madre. Lesley sogna di continuare a studiare, anche se il padre non ne vuole sentir parlare. Poi c’è patty che solo sul lavoro sente di valere qualcosa, mentre a casa il marito la tratta come fosse trasparente. Anche per fay andare al grande magazzino ogni mattina significa sentirsi meno sola. A sorvergliarle come una madre c’è magda: le sprona a inseguire i loro desideri e a trovare il proprio stile nel vestire, a coltivare l’idea che una donna possa raggiungere qualsiasi obiettivo. Per tutte è in arrivo un tempo di grandi cambiamenti e opportunità inaspettate. Tra un party, un nuovo vestito e nuove consapevolezze, lesley, patty, fay e magda vivranno il momento magico in cui si decide chi si vuole essere davvero. Madeleine st. John è una delle più grandi autrici del novecento. E stata la prima autrice australiana candidata al man booker prize. Da questo libro è stato tratto un film di successo diretto da bruce beresford, regista di a spasso con daisy. Il femminismo è il fil-rouge che attraversa tutti i suoi romanzi, precursori di un’epoca di cambiamento. Protagoniste delle sue storie sono le donne: donne forti che inseguono i loro sogni, donne che cercano il loro posto nel mondo, ieri come oggi.

Oreste Verrini “Madri. Sulle Orme del pittore Pietro da Talada, lungo l’Appennino Tosco -Emiliano”

Durante la lettura del diario di viaggio “Madri”, oltre ad essere  molto gradevole, il lettore diventa compagno di cammino del protagonista in questo percorso prevalentemente a piedi e  in solitaria.

Ma chi è il viaggiatore e perché decide di partire?

Il viaggio, già. Un tema affrontato e perseguito nel tempo perché  ha un suo fascino ammaliatore.

E in questo bel racconto ci sono tutte le peculiarità del viaggiare: la scoperta, la ricerca, la fuga, la curiosità, l’amore per il mondo e per le sue creature, è… scoperta di sé e dei propri limiti, appagamento estetico, miraggio, ed  ha, per ciascuno, un valore e un sapore diverso.

Oreste Verrini sa coinvolgere il lettore nel suo viaggio e sa renderlo partecipe: ho condiviso molto di quanto scritto relativamente al senso del viaggiare e soprattutto la provata relazione tra camminare e “scacciare i pensieri” perché “col passare dei minuti e l’aumentare del numero dei passi il malumore comincia a scemare. Allenta la presa”. Ma non mancano altre riflessioni e sottili intuizioni, fantasticherie, incontri, citazioni. E bozzetti imperdibili da un mondo che sta scomparendo nell’Appennino Tosco Emiliano, sulle orme di un pittore quattrocentesco, Pietro da Talada, un pittore di “Madri” riscoperte, studiate e ammirate nelle varie chiese lungo il percorso.

Un racconto variegato, pieno di incontri e di ambientazioni, che sa catturare e rendere sereni come se la “terapia” del camminare dalle pagine scritte si trasferisse nell’anima.

Chi è Oreste Verrini

Docente universitario della Facoltà degli Studi di Pisa, vive nei luoghi che da anni ama raccontare e valorizzare in racconti di viaggio: La via Francigena di Montagna, La via del Volto Santo. A piedi in Lunigiana e Garfagnana, in collaborazione con Nino Guidi.

Salvina Pizzuoli

Antonella Boralevi “Chiedi alla notte” recensione di Cristina Nadotti da La Repubblica Cultura 5giugno

Quanta polvere sotto i tappeti della mondanità veneziana

Il noir di Antonella Boralevi racconta il dietro le quinte della Mostra del cinema

di Cristina Nadotti 

Un invito a percorrere uno dei tappeti rossi più affascinanti al mondo, accompagnato però da mistero, angoscia, dolore e l’inesauribile varietà di sorprese che soltanto l’animo umano sa regalare. Antonella Boralevi, scrittrice, giornalista e soprattutto curiosa investigatrice di emozioni, segue ancora le vicende del commissario Alfio e dell’inglese Emma, le cui vite si intrecciano, si avvinghiano e si ritraggono.

Chiedi alla notte segue La bambina nel buio e ne è la continuazione per l’ambientazione, ancora Venezia, e per il nuovo incontro di Alfio ed Emma. Come il romanzo precedente, anche quest’ultimo porta in superficie le ombre e la putredine nascoste dal lucore di vite agiate, annoiate e fluttuanti tra eventi mondani e spensieratezza esibita, ma non è necessario conoscere quanto già accaduto tra il commissario e l’inglese per comprendere i loro turbamenti.[…]

Carlos Zanon “Carvalho – Problemi di identità”recensione di Mauretta Capuano da Il Tirreno

Il giallista Carlos Zanon riporta in vita il detective cult creato da Manuel Vazquez Montalban

Pepe Carvalho ritorna ed è in crisi
ma conserva le manie e il suo fascino

di Mauretta Capuano

Più tormentato, invecchiato ma sempre donnaiolo, torna Pepe Carvalho, il famoso investigatore protagonista dei romanzi di Manuel Vasquez Montalban, che ci aveva lasciato nel 2003, alla morte del suo autore, e ora si muove nella Barcellona degli ultimi anni. A riportare in vita il detective spagnolo, ex comunista, ex agente della Cia, appassionato di cucina, è il giallista Carlos Zanon in “Carvalho – Problemi di identità” che esce in Italia giovedì prossimo (6 giugno) per Sem nella traduzione di Bruno Arpaia. Avvocato, poeta e giornalista, autore di oltre quindici romanzi tra cui “Fuori tempo massimo” uscito in Italia per e/o, Zanon ha raccolto la sfida di far rinascere Carvalho in accordo e con il beneplacito degli eredi di Vasquez Montalban, al cui nome Andrea Camilleri ha voluto legare quello del suo commissario Montalbano. L’ultimo caso simile è quello della trilogia “Millennium” di Stieg Larsson, morto nel 2004, a cui ha dato un seguito, con successo, lo scrittore e giornalista svedese David Lagercrantz. Dopo la morte di Vasquez Montalban era uscito postumo in due capitoli, nel 2004 e 2005, “Millennio”, per Feltrinelli, l’editore italiano delle 27 storie di Pepe pubblicate finché l’autore era in vita, che hanno venduto oltre 12 milioni di copie in tutto il mondo. Ora a 16 anni dalla scomparsa dello scrittore catalano, morto il 18 ottobre 2003 in Thailandia, il suo investigatore, che apparve sulla scena letteraria nel 1972 con “Ho ammazzato J. F. Kennedy”, ci regala nuove avventure. Il Carvalho di Zanon è cambiato come la Spagna in cui vive. Ha problemi di identità e si chiede cosa vuole e cosa sta cercando. Siamo nel 2017 e Barcellona è meno gaudente di un tempo, sopravvissuta all’attentato avvenuto sulla Rambla, con i suoi scandali di corruzione, la nascita di nuovi partiti e le istanze del movimento indipendentista. Pepe, che brucia ancora i libri letti e detesta sempre la musica moderna, questa volta è diviso tra Barcellona, dove c’è il suo ufficio e il suo mondo, e Madrid, dove ha perso la testa come non gli era mai accaduto per una donna sposata con un politico di spicco. Tra i problemi con cui sarà alle prese, la scomparsa di una prostituta, l’assassinio di una nonna e della nipotina e il caso di un ragazzino vittima di bullismo. Zanon, che da due anni dirige Barcelona Negra, la rassegna di letteratura noir fondata e animata per dodici anni da Paco Camarasa, leggendario libraio della Negra y Criminal di Barceloneta, rispetta il personaggio, l’ambientazione e la struttura, ma con un tocco personale. —