Anna Maria Ortese “L’Iguana” recensione di Federica Zani

Le opinioni dei lettori

Non è un caso che uno dei romanzi più celebri di Anna Maria Ortese parli di un’isola. Un’isola misteriosa, fuori dal comune, quasi esclusa da ogni contatto con la terraferma: un’immagine che si adatta bene, in fondo, anche alla personalità stessa della scrittrice, un’autodidatta vissuta per gran parte della sua carriera ai margini del mondo letterario ufficiale. Nel suo isolamento ha dato vita a libri eccentrici e affascinanti, quasi esotici nella loro diversità rispetto a gran parte della produzione coeva, ma mai chiusi o autorefenziali: Ortese, pur restando sulla sua personale isola, mantiene un dialogo continuo con i grandi temi al centro del dibattito culturale.

Il romanzo in questione è L’Iguana, pubblicato per la prima volta da Vallecchi nel 1965, e poi ristampato da Adelphi nel 1986 (l’immagine di copertina è relativa all’edizione di quell’anno)

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Maurizio Crosetti “Il suo nome è Fausto Coppi” recensione di Paolo Di Paolo da La Repubblica Cultura

Pedalo quindi sono, Fausto Coppi raccontato da chi lo conosceva bene

di Paolo Di Paolo

Non lo prendevi mai, scappava via. La sua prima bici era di suo fratello Livio, ma troppo grande per lui, dice Angiolina. Portava i pacchetti con la bici e saliva le scale, entrava nelle case e gli ripetevo di salutare bene, dice Domenico. È serio ma non è triste. È vulnerabile, e gli piace stare da solo, dice Biagio.

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Silvia Cassioli “Il figliolo della terrora” recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno Culture 24 giugno

di Flavia Piccinni

«Se vuoi vedere la stella, guarda dove non è. Dove la vedono tutti, lì è più facile che non ci sia, perciò non fidarti né di quello che dicono gli altri, né dei libri, né dei tuoi occhi: niente. Piuttosto vai alla cieca. Il caos è tale e il buio è così fitto che avrai maggiori speranze di riuscire». È questa la bussola da tenere a mente mentre si legge il nuovo libro della senese Silvia Cassioli, classe 1971. “Il figliolo della terrora” (Exòrma, pp. 194) è un libro curioso, dalla prosa piana e suadente, che accompagna il lettore nella storia di tre donne fra di loro molto diverse, che raccontano ognuna i tic del tempo che vivono. Ad aprire la narrazione è forse la più riuscita, Rosina Terrosi, che «nasce nel 1926 a Scòrcina, in provincia di Siena, da una famiglia di povera gente. Lavora come operaia al pelificio Itapel, dove conciano il pelo di coniglio per farci i Borsalino, ai tempi in cui i capelli sono signori cappelli». Ma c’è anche Giglia – che «da quando ha la macchina continua a correre avanti e indietro da Milano a Rondole Maderno. A scuola continuano a bocciarla. È la disperazione della sala insegnanti. Esercita sugli uomini un’attrazione magnetica. Vive per dipingere quadri che però butta via» – e Viola, che «la sera va a dormire col proposito di diventare come San Francesco e lanciare dalla finestra tutti i beni di famiglia» e che, alla fine, viene cambiata da quella realtà fatta di «stragi di Stato, Brigate Rosse, e grandi manifestazioni in piazza. La storia corre da un’altra parte, e lei è stufa di poetesse e petrarchisti». Pagina dopo pagina, “Il figliolo della terrora” si rivela un romanzo denso, che profuma di campi con l’erba nuova e riecheggia di Chianti e di Toscana; una Toscana che esisteva un tempo, e che tutt’oggi continua a resistere e si popola di citte (ragazze), di leggende, di paesi e di vita. Quella vita esplosiva e dirompente che tutto travolge, finanche il lettore che resterà sorpreso dalla lingua e dalla storia firmata da Cassioli.

Kareen De Martin Pinter “Dimentica di respirare” recensione di Michele Lauro da Panorama Libri

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Alfredo Panzini “Il padrone sono me!” recensione di Federica Zani

Le opinioni dei lettori

Il padrone sono me! (fondamentale il punto esclamativo): questo il titolo di un romanzo di Alfredo Panzini che fu un grande successo nell’Italia fra le due guerre: pubblicato la prima volta nel 1922, ebbe varie ristampe e la sua fortuna si prolungò fino al 1955, quando ne venne tratto un film per la regia di Franco Brusati. Rileggendolo oggi, lo si può forse trovare un po’ invecchiato; ma la patina del tempo è parte integrale del suo fascino, perché questo romanzo racconta la storia di un mondo ormai perduto.

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Richard Powers, Premio Pulitzer, l’intervento nell’ambito della Milanesiana, da il Corriere Cultura

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Sullo stesso argomento leggi anche gli articoli dal Corriere e da La Repubblica 

Madeleine St.John “Le signore in nero” recensione di Tiziana Lo Porto da D La Repubblica del 15 giugno

(Da Tiziana Lo Porto D La Repubblica)

DESCRIZIONE da Garzanti Libri

Sydney 1950. Sui manichini spiccano le gonne a balze e i corpetti arricchiti degli accessori più preziosi. Ma goode’s non sono solo i più grandi magazzini della città, dove trovare l’abito all’ultima moda. Per quattro donne che lavorano sono anche l’unica occasione di indipendenza. Mentre con le loro eleganti divise di colore nero consigliano le clienti su tessuti e modelli, nel loro intimo coltivano sogni di libertà, di un ruolo diverso da quello di figlia, moglie e madre. Lesley sogna di continuare a studiare, anche se il padre non ne vuole sentir parlare. Poi c’è patty che solo sul lavoro sente di valere qualcosa, mentre a casa il marito la tratta come fosse trasparente. Anche per fay andare al grande magazzino ogni mattina significa sentirsi meno sola. A sorvergliarle come una madre c’è magda: le sprona a inseguire i loro desideri e a trovare il proprio stile nel vestire, a coltivare l’idea che una donna possa raggiungere qualsiasi obiettivo. Per tutte è in arrivo un tempo di grandi cambiamenti e opportunità inaspettate. Tra un party, un nuovo vestito e nuove consapevolezze, lesley, patty, fay e magda vivranno il momento magico in cui si decide chi si vuole essere davvero. Madeleine st. John è una delle più grandi autrici del novecento. E stata la prima autrice australiana candidata al man booker prize. Da questo libro è stato tratto un film di successo diretto da bruce beresford, regista di a spasso con daisy. Il femminismo è il fil-rouge che attraversa tutti i suoi romanzi, precursori di un’epoca di cambiamento. Protagoniste delle sue storie sono le donne: donne forti che inseguono i loro sogni, donne che cercano il loro posto nel mondo, ieri come oggi.

Oreste Verrini “Madri. Sulle Orme del pittore Pietro da Talada, lungo l’Appennino Tosco -Emiliano”

Durante la lettura del diario di viaggio “Madri”, oltre ad essere  molto gradevole, il lettore diventa compagno di cammino del protagonista in questo percorso prevalentemente a piedi e  in solitaria.

Ma chi è il viaggiatore e perché decide di partire?

Il viaggio, già. Un tema affrontato e perseguito nel tempo perché  ha un suo fascino ammaliatore.

E in questo bel racconto ci sono tutte le peculiarità del viaggiare: la scoperta, la ricerca, la fuga, la curiosità, l’amore per il mondo e per le sue creature, è… scoperta di sé e dei propri limiti, appagamento estetico, miraggio, ed  ha, per ciascuno, un valore e un sapore diverso.

Oreste Verrini sa coinvolgere il lettore nel suo viaggio e sa renderlo partecipe: ho condiviso molto di quanto scritto relativamente al senso del viaggiare e soprattutto la provata relazione tra camminare e “scacciare i pensieri” perché “col passare dei minuti e l’aumentare del numero dei passi il malumore comincia a scemare. Allenta la presa”. Ma non mancano altre riflessioni e sottili intuizioni, fantasticherie, incontri, citazioni. E bozzetti imperdibili da un mondo che sta scomparendo nell’Appennino Tosco Emiliano, sulle orme di un pittore quattrocentesco, Pietro da Talada, un pittore di “Madri” riscoperte, studiate e ammirate nelle varie chiese lungo il percorso.

Un racconto variegato, pieno di incontri e di ambientazioni, che sa catturare e rendere sereni come se la “terapia” del camminare dalle pagine scritte si trasferisse nell’anima.

Chi è Oreste Verrini

Docente universitario della Facoltà degli Studi di Pisa, vive nei luoghi che da anni ama raccontare e valorizzare in racconti di viaggio: La via Francigena di Montagna, La via del Volto Santo. A piedi in Lunigiana e Garfagnana, in collaborazione con Nino Guidi.

Salvina Pizzuoli

Michael Connelly presentazione di alcuni romanzi a cura di Maurizio Amore su Consigli.it

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Halldóra Thoroddsen “Doppio vetro” la recensione di Maria Anna Patti da Robinson

 

 

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e anche

 la recensione di Lidia Ravera

la recensione su Il mestiere di leggere, blog di Pina Bertoli