Paolo Ruffilli “Fuochi di Lisbona”, presentazione

[…]Come dice Antonio Tabucchi in una nota di lettura che aveva stilato ancora sul dattiloscritto e che accompagna ora questa prima edizione, “Fuochi di Lisbona” «è un romanzo sull’amore e la passione, oltre che d’amore e di passione, come conoscenza viva delle cose negli universi opposti di un uomo e di una donna». Il libro è anche l’espressione dell’amore che Paolo Ruffilli nutre da sempre per uno degli scrittori più geniali ed enigmatici del Novecento, costantemente rincorso in queste pagine al punto da diventarne uno dei personaggi principali o addirittura il deus ex machina stesso dell’intera vicenda.(da Passigli Editori)

La nota di Tabucchi fu scritta dopo la lettura del romanzo di Ruffilli   allora  in prima stesura, era il  2012 ma l’opera non venne inviata all’editore proprio perché l’autore non la riteneva ancora matura: un testo quindi riletto e rivisto a lungo fino alla sua recente pubblicazione

Il protagonista del romanzo, ambientato nei giorni nostri, si reca a Lisbona per partecipare a una conferenza dedicata a Pessoa, lì incontra una donna  il cui nome è Vita, altamente simbolico, che inciderà profondamente tanto da modificarne l’esistenza. L’opera fa fin da subito s’intreccia con il vissuto del poeta portoghese, rappresentato dalle citazioni di scritti e soprattutto lettere alla giovane Ophélia Soares Queiroz: citazioni tratte da Pessoa,  lettere originali tra Fernando e Ophélia, versi di Hélder, canzoni di Amália Rodrigues documentano il rapporto tra i due amanti, nei luoghi della città che lo vedono realizzarsi e cui la città stessa partecipa, una città che sa innamorare. Nella finzione romanzata è poi possibile ricostruire quanto le fonti non menzionano e non partecipano a colmare i vuoti.
E in questo intrecciarsi tra presente e passato, tra amore dell’uno e del protagonista dall’altro, si genera una felice e stimolante  fusione dei due piani, quello della citazione e quello della narrazione che procede così in introspezione e per chi legge in riflessione su questioni universali.

Paolo Ruffilli (1949) ha pubblicato i libri di poesia: “Piccola colazione” (Garzanti, 1987), “Diario di Normandia” (Amadeus, 1990), “Camera oscura” (Garzanti, 1992), “Nuvole” (con fotografie di Fulvio Roiter, Vianello Libri, 1995), “La gioia e il lutto” (Marsilio, 2001), “Le stanze del cielo” (Marsilio, 2008), “Affari di cuore” (Einaudi, 2011), “Natura morta” (Aragno, 2012), “Variazioni sul tema” (Aragno, 2014), “Le cose del mondo” (Mondadori, 2020). In ambito narrativo, ha pubblicato “Preparativi per la partenza” (Marsilio, 2003), “Un’altra vita” (Fazi, 2010), “L’isola e il sogno” (Fazi, 2011). Oltre alle traduzioni e alle curatele di classici italiani e stranieri, è autore delle biografie di Ippolito Nievo e di Carlo Goldoni (Camunia, 1991 e 1993), dei testi teatrali “La morte giovane” e “La vita che verrà”, e del saggio “Maschere e figure – Repertorio dei tipi letterari” (Il ramo e la foglia, 2023).

Francesco Vidotto “Onesto”, presentazione

[…]Nella sua semplicità, Onesto ci rivela qualcosa di universale: “in molti credono che per scalare ci voglia forza, invece è proprio il contrario. Scalare, come vivere, non è questione di tenere, è questione di lasciar andare. Ogni cosa. La paura, l’incertezza, i problemi, le soluzioni, il passato, il futuro, le prese, gli appigli. Tutto quanto. Lasciare andare in un movimento continuo che avvicina al cielo”. Francesco Vidotto è un narratore capace di andare dritto al cuore delle cose. Con la storia di Onesto, Santo e Celeste ci emoziona, ci commuove, ci accompagna in alto, dove l’aria è sottile e ci si sentiamo intimamente rinnovati, capaci di guardare la vita con occhi nuovi.(dal Catalogo Bompiani Editore)

Francesco Vidotto ambienta il suo ultimo romanzo tra i boschi e le montagne del Cadore dove lui stesso vive ormai da anni dopo aver lasciato la sua precedente carriera di manager a Treviso e ci racconta la storia di Onesto e Santo, due gemelli, la cui vita è stata travagliata da separazioni e ricongiungimenti, da momenti di felicità e di tristezze, da povertà e paure,  violenze e amore, un amore immenso e tanto grande da essere eterno, che sopravvive ad ogni forma di angherie del destino,
che sa sopravvivere a qualunque cosa.

Guido Contin vive in una vecchio casello di una ferrovia dismessa tra i boschi del Cadore, unica compagnia la gatta di nome Moglie. In una cartellina che conserva con cura tiene raccolte una serie di lettere indirizzate alle cime delle montagne e respinte al mittente, scritte a mano in dialetto cadorino e firmate con il nome di Onesto dove da vecchio racconta la sua vita: del fratello Santo, dell’incontro con Celeste, l’amore della sua vita, la guerra e un segreto racchiuso in poche parole dedicate a Celeste “Le mie montagne sei tu”. Vite semplici e straordinarie a un tempo, storie di dolore e di vita, accolta così com’è, in tutte le sue facce.

Joyce Carol Oates “L’incidente in bicicletta”, presentazione

Il Saggiatore

Un romanzo breve che propone tematiche più volte presenti nelle opere dell’autrice. Pubblicato lo scorso anno sul New Yorker è stato tradotto da Carlo Vidotto e pubblicato in Italia da Il Saggiatore. Tema centrale è il rapporto tra madre e figlia e più ampiamente il rapporto familiare all’interno di una tranquilla e normale famiglia americana: ipocrisia, inadeguatezza, volontà di non voler vedere costruendo i rapporti interpersonali sull’apparenza.
Si apre con i preparativi di un ricevimento in giardino per festeggiare il fidanzamento di una nipote orfana da parte della padrona di casa, Arlette, una donna matura, madre di tre figli dei quali una è Evie la tredicenne che, allontanatasi senza avvertire da casa proprio in quell’occasione, resta vittima di un grave incidente:

Un avvenimento che segnerà un effettivo cambiamento sia nella ragazza che nella madre, la prima più aggressiva e quasi desiderosa di vendetta: custodisce un segreto che non rivela o che non vuole essere visto, un altro incidente, ben oltre quello avuto in bicicletta.
L’autrice non palesa apertamente ma accompagna il lettore verso un dubbio che diventa quasi certezza nell’agnizione finale.

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Pericoli di un viaggio nel tempo

La notte, il sonno, la morte e le stelle

La nuova gattina

Adelio Fusé “Di chi sono queste insonnie”, Manni Editore

In un mondo sospeso tra realtà, sogno e finzione, uno scrittore e un agente letterario intrecciano le loro vite in un vortice di parole complici, ricordi e comportamenti condivisi.

Un romanzo dove la dimensione esistenziale si fonde con quella letteraria.

Manni Editori

“L’insonnia è l’esistenza che resta vigile e si fa racconto.”
Aldous Canti

Di chi sono queste insonnie intreccia le vite dello scrittore Aldous Canti – “scrittore estremo”, anzi, per autodefinizione – e del suo agente letterario Manlio Roveda. La narrazione, che si snoda dal 1999 al 2023, con flashback che si estendono fino agli anni ’30 nella Val d’Orcia, in una trama mossa da sovrapposizioni temporali e geografiche esplora sfaccettature e implicazioni di un’amicizia unica. 
Aldous, il protagonista, è un personaggio affascinante, un visionario amante delle contraddizioni e dei paradossi: un autore d’élite che ha pubblicato casualmente un best-seller, un solitario con l’occhio sempre rivolto ai fatti della storia e sensibile ai legami affettivi solidi, un interlocutore a proprio agio nella parola torrenziale come nel silenzio.

La sua decisione di ritirarsi nel Finisterre galiziano, “un luogo estremo per uno scrittore estremo”, dà il via a una serie di visite di Manlio, trasformando la sua presenza nei luoghi dell’amico in una ricerca avventurosa, carica di aspettative e non priva di misteri. Le vicende si intensificano quando Aldous viene colpito da una malattia neurodegenerativa. La sua lotta contro questo duro imprevisto, sostenuta con ironia e determinazione, porta a un cambiamento di prospettiva con ripercussioni su entrambi. è anche il momento in cui la voce di Aldous emerge più forte, proiettandosi in un toccante bilancio tra letteratura e vita, significati certi e interrogativi precari.

Intorno ai due protagonisti si muove un folto gruppo di personaggi vividi, del passato e del presente, incontrati nella vita vera o presenti nelle storie raccontate da Aldous, ognuno con spiccate particolarità. Tra loro è inclusa una Lady Writing personificazione della Scrittura stessa, mentre le ambientazioni suggestive assegnano ai luoghi il ruolo di altrettanti personaggi.

Una coda onirica in una Londra distopica aggiunge una svolta ulteriore alla narrazione, ampliando i confini dell’esperienza reale. Manlio ne uscirà intraprendendo a sua volta, in un capovolgimento dei ruoli, il cammino della scrittura, e chiudendo così il cerchio.

Incipit 

«Conobbi Aldous Canti nel buio di una grande stanza. Il casolare verso cui eravamo diretti si serviva della campagna per fare il vuoto intorno o avveniva invece il contrario? Lo spazio circostante sembrava lì apposta per inghiottire qualunque meta e per riservare identica sorte a chiunque volesse giungere a destinazione. La strada era una lingua di asfalto bucherellata e infida, piantonata dalle risaie e propensa, inoltre, a restringersi, mentre le ruote dell’auto giravano in bilico e pronte a tradire, sdrucciolando oltre il bordo. Norma, intanto, se ne stava con la luna storta, inclinata a differenza della luna vera, diritta e stabile in cielo nella sua bianca metà, finché non sparì, la luna vera, dietro le nuvole, spruzzatine grigioline sullo sfondo sempre più annerito del cielo. Fra non molto il cielo e la terra avrebbero composto uno strato unico più nero della pece. La nota lieta era l’aria notturna, già estiva, che punzecchiava la pelle attraverso i finestrini abbassati.

Adelio Fusé (1958), vive a Milano, dove ha lavorato in ambito editoriale. Ha pubblicato saggi, libri di poesia (l’ultimo, Mosaico del viandante, Book Editore, 2023; segnalato al Premio Lorenzo Montano), romanzi (con Manni Lastrazione non è la mia passione principale, 2018 e Le direzioni dell’attesa, 2020). Collabora con artisti, fotografi, musicisti e scrive per varie riviste. Ha curato una rubrica di musica e poesia nel sito altremusiche.it.

Roberto Alajmo “Il piano inclinato”, presentazione

[…]In questo romanzo Roberto Alajmo conferma il suo talento nel trattare la tragedia come commedia e la commedia come tragedia. Il suo Ousma – come tutti noi –non è cattivo e non è buono, costretto com’è a destreggiarsi tra l’euforia dei sogni e lo sconforto della realtà. Un protagonista che si sottrae agli stereotipi opposti che riguardano i migranti, dipinti sempre come vittime o come delinquenti. C’è però una forza che spinge Ousma e quelli come lui sempre oltre, sul piano inclinato del caso e della fatalità.(dal Catalogo Sellerio )

Ousmane Keità, ovvero Ousma, ha 17 anni  è  in fuga dal Mali, su una barca rottame che, nelle acque di Lampedusa, si rovescia. Alajmo racconta la vicenda accopmpagnando il lettore dentro un “prima”, fatto di racconto del presente e flashback che  ripercorrono, anche se non in ordine cronologico,  momenti della vita del protagonista: l’ambiente di provenienza, le vicende familiari di lui figlio della seconda moglie del padre che, in difficoltà economica la ripudia,  e del suo lascito in punto di morte che racchiude in “apri la finestra” un consiglio di vita, che Ousma accoglie decidendo di vivere lontano da casa, e oltre verso l’Europa. Quindi la partenza e le prime tappe ed esperienze a Bamako, quindi il viaggio nel deserto, la prigionia nei campi in Libia, fino al naufragio e all’approdo a un Centro di accoglienza e a un Rifugio di Palermo che ospita  i minori non accompagnati: ed è da qui che  si apre il “dopo” e il racconto si fa noir.

Roberto Alajmo (1959) vive a Palermo. Tra i suoi libri: Notizia del disastro (2001, Sellerio 2022), Cuore di madre (2003), È stato il figlio (2005), da cui è stato tratto nel 2012 l’omonimo film diretto da Daniele Ciprì, Palermo è una cipolla (2005), L’arte di annacarsi (2010). Con questa casa editrice ha pubblicato inoltre Carne mia (2016), L’estate del ’78 (2018), Repertorio dei pazzi della città di Palermo (2018), Io non ci volevo venire (2021), La strategia dell’opossum (2022), La boffa allo scecco (2023), Abbecedario siciliano(2023), Il piano inclinato (2024).

dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

L’arte di annacarsi

Io non ci volevo venire

La strategia dell’opossum

Miranda July “A quattro zampe”, presentazione

Traduzione di Silvia Rota Sperti

[…]è un viaggio nella mente di una donna che potrebbe essere tutte le donne, se avessero il coraggio di dar voce alla propria emancipazione sessuale e di pensiero. Ed è un viaggio che, se da un lato fa ridere fino alle lacrime, dall’altro tocca il cuore del lettore affrontando da una prospettiva originalissima temi come la crisi matrimoniale, il rapporto con i figli, il tradimento, la menopausa e l’umano, umanissimo desiderio di sentirsi liberi e amati.(da Opera, Feltrinelli Editore)

Protagonista è una quarantacinquenne in crisi come moglie e soprattutto come donna: decide così, lasciando a casa un marito ormai noioso e un figlio settenne, di partire da sola in macchina per un viaggio da Los Angeles a New York, un’ occasione  per rinverdire desideri ormai soffocati e fantasie ancora inesprese.
Il viaggio però si interrompe quasi subito appena fuori Los Angeles, in una stazione di servizio, quando un ragazzo le lava il vetro dell’auto e i loro occhi si incrociano, un incontro che la porta a fermarsi in un Motel e a calarsi in una serie di esilaranti e avventurose storie di amore e di sesso e a scoprire se stessa e la libertà perduta.
Ne nasce una storia audace, licenziosa, ma anche toccante e molto umana.
Miranda July racconta con humour ma anche con profondità, l’età di mezzo di una donna alla prima esperienza con quella se stessa che sente “vecchia”: vuole ritrovare una se stessa che sappia esserlo sempre, con le amiche e tra le mura domestiche.
Un viaggio dentro le domande che scaturiscono da pensieri e riflessioni, ma anche da dentro un corpo, nuovo, di una donna che si interroga con profonda ironia.

Miranda July è un’artista, scrittrice e regista americana. Cresciuta a Berkeley, California, vive a Los Angeles. I suoi video, le sue performance e i suoi progetti basati sul web sono stati presentati in posti come il Moma, il Guggenheim Museum e in due edizioni della biennale del Whitney Museum. Nel 2005 è uscito il suo primo lungometraggio – scritto, diretto e interpretato da lei – Me and Youand Everyone We Know, accolto con unanime consenso di critica e pubblico, con il quale ha vinto il premio speciale della giuria al Sundance Film Festival e il premio Camera d’Or a Cannes. I suoi racconti sono stati pubblicati su “The Paris Review”, “Zoetrope”, “The New Yorker” e “McSweeney’s”; la sua raccolta di storie Tu più di chiunque altro (Feltrinelli, 2009), ha vinto il premio Frank O’Connor. Il suo secondo lungometraggio The Future è uscito nell’estate del 2011. Ancora per Feltrinelli, Il primo uomo cattivo (2016).( da Autori, Feltrinelli Editore)

Laestadius Ann-Hélen “La ragazza delle renne”, presentazione

Traduzione di S.Culeddu, S. A. Scali

[…]Romanzo di formazione e canto d’amore per un mondo che sta scomparendo, basato su una storia vera, La ragazza delle renne mette a nudo le tensioni che sorgono quando la modernità si scontra con una cultura tradizionale e con strutture patriarcali profondamente radicate, mentre la xenofobia è in aumento e i cambiamenti climatici mettono a repentaglio la sopravvivenza di un popolo che custodisce una sempre più fragile eredità indigena. E nello splendido scenario di favolosi paesaggi invernali, dove le renne corrono libere su distese infinite e sotto cieli immensi, l’orecchio di un cucciolo segretamente preservato in una scatola diventa il simbolo di tutto ciò che potrebbe andare perduto. Di tutto ciò che, forse, è già andato perduto.(Da Libri Marsilio Editore)

Elsa, la protagonista, è una ragazzina Sami di 9 anni che vive oltre il Circolo Palre Artco, in quella che è la Lapponia svedese, con il padre, la madre, un fratello maggiore e le renne.
I Sami sono una minoranza che vive articolata in varie comunità sparse tra la Svezia, la Norvegia, la Finlandia e la Russia. La loro è una cultura ricca di tradizioni, lingue, conoscenze legate soprattutto alle renne.
L’Autrice mette in luce la discriminazione che la minoranza etnica svedese ha subito nel corso degli anni per la sua determinazione a mantenere uno stile di vita tradizionale come pastori di renne tanto che  la vita della comunità è strutturata attorno ai cicli dell’allevamento degli animali.
La storia si ispira a fatti realmente accaduti che mettono in luce le difficoltà di una comunità combattuta tra tradizione e modernità in un ambiente naturale non abbastanza tutelato e protetto negli scontri tra la minoranza e la maggioranza svedese
Nell’inverno del 2008, Elsa assiste all’uccisione di un suo cucciolo di renna da parte di un cacciatore che la porta a tacere perchè è troppo terrorizzata per rivelare il suo nome, anche se suo padre e suo fratello sospettano di un ubriacone locale, Robert Isaksson. Come al solito, da quando i cacciatori non Sami hanno iniziato a torturare e mutilare i preziosi animali, la polizia locale si rifiuta di registrare i crimini come qualcosa di più di un furto ma per i Sami gli attacchi minacciano la loro stessa esistenza: il caso pertanto viene archiviato, ma il trauma perseguiterà Elsa fino all’età adulta, quando la continua cattiveria dell’uomo verso i Sami spingerà gli eventi verso un epilogo sanguinoso e inaspettato.

Ann-Helén Laestadius (1971), scrittrice e giornalista di origine sami, vive con la famiglia a Stoccolma. Dopo una serie di libri per bambini e ragazzi, per i quali ha ricevuto anche il prestigioso Augustpriset, La ragazza delle renne è il suo primo romanzo per adulti. Venduto in ventitré paesi, è diventato un film di successo per Netflix.

Le novità Voland: dal 13 dicembre in libreria

David Machado Sotto la pelle traduzione diRomana Petri

“Ci sono domande che nascono dalle fessure tra le parole.”

Voland

Júlia non ha mai detto la verità su quello che le è accaduto. Nemmeno ai genitori, che la sentono sempre più distante; né ai suoi amici, che non vede da mesi. L’incontro con la piccola Catarina la fa uscire per un attimo dal torpore. Un uomo in carcere decide di scrivere la sua storia d’amore con una donna che non vuole essere amata. Un ragazzino registra, per l’adulto che diventerà, delle audiocassette in cui racconta la sua strana vita con la madre, che lo ha isolato in una casa sul limitare di un bosco. Tre storie si intrecciano a distanza di anni, tre voci narranti per un romanzo affascinante che parla di violenza e redenzione.

L’autore  Nato a Lisbona nel 1978, DAVID MACHADO è tra le voci più affermate della letteratura portoghese. Autore di narrativa per adulti e ragazzi, ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui il Prémio Branquinho da Fonseca nel 2005 e l’EU Prize for Literature nel 2015 con il romanzo Indice medio di felicità (Neri Pozza), dal quale nel 2017 è stato tratto anche un film. I suoi libri sono tradotti in Francia, Germania, Regno Unito, Norvegia e Islanda.

Stéphanie Hochet William traduzione di Roberto Lana
“Un uomo può distruggere l’universo altrui  senza infrangere  alcuna legge.”    

 

Voland

Cosa è successo nella vita di William Shakespeare tra il 1585 e il 1592, dai ventuno ai ventotto anni? Nessuno lo sa. Sono questi “anni perduti” che Stéphanie Hochet trasforma in una straordinaria avventura letteraria. William, sposato e padre di tre figli, si sente schiacciato dalle responsabilità familiari e sogna di diventare attore. Per inseguire questo desiderio, decide di fuggire e di entrare in una prestigiosa compagnia teatrale. In un’Inghilterra dove la peste dilaga il suo destino cambia. Decisivi saranno gli incontri con Richard Burbage, che gli ispirerà il personaggio di Riccardo III, e con l’affascinante Christopher Marlowe… Un ritratto intimo del grande drammaturgo inglese che Hochet intreccia con i ricordi della propria esistenza. Temi come l’ambiguità di genere, il conflitto generazionale, il desiderio di fuga e perfino il suicidio assumono una nuova luce, svelando inaspettate affinità tra la vita dell’autrice e quella del suo personaggio.

L’autrice  Nata a Parigi nel 1975, STÉPHANIE HOCHET ha esordito nel 2001 con il romanzo Moutarde douce a cui sono seguiti numerosi altri libri
pubblicati con le più importanti case editrici francesi. Nel 2009 ha ricevuto il premio Lilas e nel 2010 il premio Thyde Monnier de la Société des Gens de Lettres. Ha curato una rubrica per “Le Magazine des Livres” e collaborato con “Libération”. Dell’autrice Voland ha già pubblicato Sangue nero (2015), Elogio del gatto (2016), Un romanzo inglese (2017), Il testamento dell’uro (2019) e Pacifico (2021).

Alcune delle ultime novità di NeP Edizioni

IL SEGRETO DELLA FELICITA’

Una vicenda misteriosa tra eterne tradizioni e piccoli gesti quotidiani


Una Calabria del 1976 fa da sfondo a una vicenda pura, la cui narrazione è scandita dalle tradizioni radicate di una famiglia unita del Sud Italia.
Cullata dal profumo del mare, dalla sabbia e dalla spensieratezza della gioventù, Stella cresce in una dimensione raccolta, caratterizzata dalla semplicità di piccoli momenti quotidiani, come le urla di divertimento per le strade, l’odore del pane appena sfornato e dei peperoni arrostiti, l’aroma del caffè fumante o il profumo del bucato steso ad asciugare.
Negli anni però, la protagonista percepisce che qualcosa sta cambiando. E non solo dentro di lei, ma anche in tutti coloro che le stanno accanto. Persino sua madre è sempre ansiosa per via di alcune strane lettere che riceve di tanto in tanto e pare che le stia nascondendo qualcosa.
Sarà un incontro inatteso a portare Stella a una scoperta che cambierà la sua vita per sempre.
Nella sua vivace freschezza e leggibilità, questo testo presenta al lettore diversi spunti interessanti.
La giovane autrice è al suo secondo romanzo, in cui le tradizioni della sua terra confluiscono in una vicenda misteriosa tutta da scoprire. Scene e personaggi ideati dalla fantasia grazie ai racconti dei parenti l’hanno condotta in una dimensione totalmente differente per interrogarsi su una società che forse sta perdendo i suoi valori più autentici.
“Il segreto della felicità” è un libro che si svela poco per volta, capace di far sorridere ma soprattutto riflettere profondamente. Un viaggio intimo tra passato e presente, che percorre la spontaneità dei piccoli gesti, delle abitudini tramandate, lo stare insieme, i giochi all’aperto, il mare e la genuinità dei tempi.
Un libro per tutti coloro che sono legati alle piccole realtà, alle usanze ancora integre e alla voglia di mantenerle intatte. Per chi ha voglia di ritornare un po’ bambino e chi crede ancora nella purezza dei comportamenti. Che sia proprio questo il segreto della felicità?

Agnese Pia Sulla è nata a Crotone nel 2008. Frequenta il liceo classico “Pitagora” e studia pianoforte presso il conservatorio “Tchaikovsky”. Per NeP edizioni ha già pubblicato nel 2022 il suo primo romanzo “Per non smettere mai di sognare”.

“LE STELLE NON MENTONO MAI”
Una raccolta di racconti di Maurizio Persiani

“Le stelle non mentono mai” è una piacevole raccolta di racconti di Maurizio Persiani, che rappresenta l’ultimo lavoro di una penna particolarmente prolifica.
L’autore, che in passato ci ha abituati alle avventure poliziesche del commissario Fosco Reggiani in una fortunata sequenza di romanzi gialli, continua a dimostrare versatilità in molteplici generi narrativi.
A dare il titolo della raccolta è l’ultimo dei racconti che la compongono, insieme a “La sfera di vetro”, “Un uomo, tre uomini”, “Storia di paese” e “Mini bar service. Oggetti trovati”.
Cinque racconti, cinque brevi storie di chi ha perso la libertà e s’inventa una dimensione in cui rifugiarsi. Cinque storie che, con una scorrevole narrazione, trascineranno il lettore in un mondo dove fantasia e realtà s’intrecciano in un felice, coinvolgente connubio.
Trame sorprendenti, i cui protagonisti possono cambiare personalità stravolti dalla paura o perdere ogni controllo fino al ridicolo, ingegnarsi per affermarsi nella propria arte, oppure vivere un’imprevedibile esperienza sentimentale, aperti al futuro dell’intelligenza artificiale.
Una scrittura, quella di Maurizio Persiani che rivela padronanza, abilità descrittiva e sapiente utilizzo della tecnica narrativa, capace di tessere imprimere efficacia ai dialoghi e delineare con minuzia i tratti psicologici dei personaggi.
Il libro verrà presentato ufficialmente in occasione della fiera nazionale della piccola e media editoria “Più libri più liberi”, prevista al centro congressi “La Nuvola” di Roma dal 4 all’8 dicembre.

Maurizio Persiani è nato a Roma, dove vive e lavora. È giornalista professionista ed è il primo autore di NeP edizioni. Ha scritto diversi racconti, alcuni dei quali pubblicati nelle raccolte di novelle contemporanee: “Racconti di tenebra” (1987, Newton Compton Editori) e “Racconti d’incubo” (1988, Newton Compton Editori) a cura di Gabriele La Porta. Con Piero Bernacchi ha scritto il romanzo “La porta grigia” (Edizioni Era Incontro). La sua “Hoama, i segreti di Ostia” (2008) è la prima opera in assoluto edita da NeP edizioni. Segue un lungo e fortunato sodalizio, che vede la pubblicazione di numerosi altri titoli: “Maga” (2009), “Anime sparse” (2009), “Anime sparse due” (2010), “Il colpo del coniglio” (2010), “Es la historia de un amor…” (2011), “Il Greco” (2011), “O Curandeiro” (2012), “Me” (2013), “Le campane di Mücheln” (2013), “Ciao, chi sei?” (2014) “Amore, scendo alla prossima” (2015). Inoltre, “La Tessera mancante” (2016), “Il bandolo della matassa” (2017), “L’aroma del caffè” (2018), “Il Senso del Serpente” (2018), “Anche le masche amano il sole” (2019), “Il sole che non c’è” (2020), “La prova” (2021), “La Malia di Alice” (2021), “Il Geco” (2021) “Il caso NN” (2022) e “Una notte di Primavera” (2023).


DUE DONNE IN UNA”

Un romanzo sulla maternità e sull’affermazione individuale

“Due donne in una” di Anna Iollo è un’opera intensa e riflessiva che esplora l’odissea interiore di una donna moderna, tra il desiderio di maternità e la consapevolezza di sé, in un contesto segnato da conflitti culturali, sociali e familiari. Alla soglia dei quarant’anni, Teresa sceglie di intraprendere la strada della fecondazione assistita. La decisione la getta in un turbine di emozioni contrastanti: da un lato, il desiderio profondo di diventare madre; dall’altro, il peso delle aspettative che le gravano addosso.
Nel cuore della narrazione c’è una donna con la sue duplice identità: quella che desidera diventare madre, ma anche quella che non vuole perdere sé stessa nel processo, in tutta la sua forza e vulnerabilità. Sempre più labile appare il confine tra il desiderio e l’obbligo, tra la libertà di scelta e le imposizioni invisibili ma potenti che la società attuale esercita sulle donne. Il libro, scritto con uno stile intimo e profondo, indaga il confronto tra tradizione e modernità, la tensione tra modelli di vita opposti e l’ineludibile sensazione di ambiguità e di colpa che accompagna ogni passo in questa nuova fase della vita. Un’ambivalenza che tocca anche altri aspetti della vita, come l’amore, l’amicizia e la famiglia, che raccontano una fase dell’esistenza di una donna come tante in tutta la sua complessità. La fecondazione assistita diventa allora metafora di una ricerca interiore in un mondo che impone etichette, ruoli e giudizi, spesso difficili da sfidare. La scrittura di Anna Iollo, raffinata e, al contempo, cruda e diretta, mette in luce le sfumature più delicate di una donna che si trova, con coraggio, a fare i conti con la propria realtà. Il romanzo si fa portavoce di un tema profondamente attuale: la complessità della maternità moderna, dove la medicina, il corpo e la psiche si intrecciano in una ricerca incessante di equilibrio e realizzazione personale. “Due donne in una” è un libro che invita a riflettere sulla possibilità di essere più di una, sulla difficoltà di conciliare doveri e desideri, e sull’importanza di scegliere per sé, senza dimenticare chi si è davvero.

Anna Iollo è laureata in Giurisprudenza e Scienze Politiche. Ha lavorato a lungo nel settore delle Risorse Umane di diverse aziende di servizi e oggi occupa un ruolo di responsabilità in ambito di formazione, selezione e sviluppo all’interno del più grande gruppo del nostro Paese. Dal 2017 è ACC (Associate Corporate Coaching ICF International) e svolge attività di coaching professionale. Ha maturato diverse esperienze in campo universitario come docente a contratto in materie
come le relazioni industriali e la formazione. Si definisce una professionista delle Risorse Umane con la passione della lettura e della scrittura. È mamma di una bambina di 12 anni.

Filastrocche SalvaPianeta

Nove filastrocche nate durante le attività di educazione ambientale che l’autrice svolge nelle scuole da più di dieci anni, iniziata dopo un percorso di formazione al Centro di Educazione Ambientale del V Municipio di Roma. Ispirate da una metrica e una poetica rodariana, nonché dai racconti della “Melevisione” di Tognolini, queste piccole opere sono state scritte pensando a un approccio ludico e didattico. Dalla filastrocca dell’esploratore a quella d’oltremare, passando per la danza delle foglie e i colori della pace, si vuole trasmettere un messaggio ambientale attraverso la tenerezza e la sensibilità, sperando di piantare nei cuori di piccoli e grandi un seme di cura e rispetto per il nostro Pianeta. “Matitafore” è un neologismo che unisce il mezzo grafico, la matita, ad una modalità di espressione simbolica, la metafora. Il suo acrilico su carta, morbido e dai colori pastello, fa innamorare il lettore in ogni pagina. Per l’autrice “non esistono adulti, ma solo bambini cresciuti”. In effetti anche questo volumetto può rappresentare un modo per ritagliarsi uno spazio per restare ancorati all’infanzia e in ascolto di questo mondo che cambia e del nostro inopportuno impatto su di esso.

Samyra Musleh è una giornalista ambientale italo-giordana, nata a Roma nel 1987.Laureata in antropologia culturale, da oltre un decennio si occupa di educazione ambientale nelle scuole e di progetti per la valorizzazione territoriale destinati a università ed enti del turismo. Caporedattrice di “The Trip Magazine”, nel 2020 si unisce al team di “Adaptation”, un progetto fondato da Marco Merola, che racconta le buone pratiche adottate da cittadini e istituzioni per affrontare la crisi climatica.
È nel consiglio direttivo di “Nonna Roma”, un’associazione capitolina che si occupa di emergenza alimentare e marginalità sociale. Per lei non esistono adulti, ma solo bambini cresciuti.

L’ILLUSTRATRICE
Belen Gonzalez è nata nel 1994 a León, una piccola città della Spagna che – manco a farlo apposta – porta il nome di un animale.
Si è laureata in “Theatre and Performing Arts” alla scuola di Arte, Architettura e Disegno a Londra. Attualmente vive nella campagna portoghese, dove continua a rintracciare il suo percorso tra illustrazione, lavoro creativo con i bambini e creazione artistica.
I suoi dipinti sono ispirati principalmente alla natura, agli animali e agli albi illustrati per bambini, con lo scopo principale di poter trasmettere un messaggio ambientale e umano attraverso i disegni.

Marta Iside Riva “Glicine”

“Glicine” è il nuovo romanzo di Marta Iside Riva: una saga familiare tra amore, guerra e segreti inconfessabili

“Glicine” ci conduce in un viaggio attraverso epoche e generazioni, unendo passato e presente in una storia che esplora amore, sacrificio e resistenza. Con la collaborazione dell’editor e scrittrice Sara Rattaro, premio Bancarella e autrice Mondadori, “Glicine” conferma la maturità narrativa di Marta Iside Riva, offrendo ai lettori un’opera in cui storia e introspezione personale si intrecciano in un crescendo di suspense.

La trama
In seguito alla morte della nonna Virginia, Amelia eredita una misteriosa villa in Liguria, che cela un segreto del passato: un amore proibito nato durante la Seconda Guerra Mondiale. Il ritrovamento di un diario segreto costringe Amelia ad addentrarsi tra le pieghe più oscure della sua storia familiare, alla scoperta di verità inaspettate e profondamente personali. Man mano che esplora la villa e svela il passato di Virginia, Amelia si confronta con i propri demoni e la propria identità.

Due protagoniste, un filo invisibile tra passato e presente
Virginia e Amelia condividono una spiccata somiglianza sia fisica che caratteriale, sebbene Amelia possieda degli enigmatici ‘occhi lilla’, mentre gli occhi di Virginia sono azzurri e nel corso del romanzo, si svela il mistero che si cela dietro questa differenza. Virginia, giovane donna che si ribella ai pregiudizi e si lascia travolgere dalla realtà della guerra, diventa un simbolo di emancipazione e di lotta per i propri ideali, attraversando con coraggio una storia d’amore e di amicizia proibita. Amelia, intanto, cerca risposte che illuminino il suo cammino, intrecciando con la nonna un dialogo che sfida i confini del tempo e misteriosamente legata a un quadro a punto croce con l’enigmatica firma “Nava Virginia”.

Temi, stile e una caccia al tesoro narrativa
Attraverso un mosaico di indizi e colpi di scena, “Glicine” conduce il lettore in una caccia al tesoro emotiva e appassionante. Marta Iside Riva offre uno sguardo profondo sull’importanza della famiglia, sulla ricerca delle proprie radici e sul potere trasformativo della memoria. Per raccontare le vicende di Virginia, ha dovuto “cambiare penna”, alternando con maestria il punto di vista della nonna e quello della nipote, restituendo il contesto storico con una prosa evocativa e ben sviluppata.

Un romanzo che guarda al presente attraverso il passato
“Glicine” affronta temi universali e attuali, tra cui il coraggio di abbattere pregiudizi e la lotta per i diritti umani, sottolineando l’inviolabilità della dignità e libertà dell’essere umano. Nel ricordare l’articolo numero uno della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, Marta Iside Riva connette la trasformazione di Virginia a un impegno sociale che trova eco nelle sfide della nostra epoca
(da Stefania Martha Martinelli responsabile Ufficio Stampa Timetrack Factory)