Annabel Abbs “La cucina inglese di Miss Eliza”, presentazione

Annabel Abbs nella Premessa al romanzo scrive che si tratta di un’opera di finzione “che prende spunto da una serie di fatti noti della vita di Eliza Acton, poetessa e pionieristica scrittrice di libri di cucina e della sua aiutante, Ann Kirby. Tra il 1835 e il 1845 Eliza e Ann vissero a Tonbridge, nel Kent, e scrissero un libro di cucina […] All’epoca fu un best seller, sia in patria sia a lvello internazionale, arrivando a vendere 125.000 copie nell’arco di trent’anni.[…]

Eliza Acton(1799) voleva scrivere poesie senza trovare un editore che al contrario le propone di scrivere un libro di ricette. Ma sarà la situazione familiare critica a livello economico a far incontrare Eliza con Ann, assunta per aiutarla a preparare da mangiare per probabili ospiti paganti.

Da poetessa a creatrice del ricettario moderno il Modern cookery for private families pubblicato nel 1845, scritto come i nostri attuali ricettari con la lista degli ingredienti e le fasi di preparazione.

La Abbs ricostruisce la storia di Eliza e di Ann alternando le due voci delle protagoniste per riportare alla luce una storia dimenticata: le ricette infatti vennero copiate e saccheggiate e alle due protagoniste rimase l’oblio.

“Inghilterra, 1835. Eliza Acton spera che la sua nuova raccolta di poesie la conduca al successo. I sogni di gloria, però, si infrangono contro l’oltraggioso rifiuto dell’editore, Mr Longman, che la invita a dedicarsi a un libro di ricette – del resto i lettori non si aspettano altro da una donna. Eliza s’indigna: in casa degli Acton la cucina riguarda solo la servitú. Ma quando suo padre, sull’orlo della bancarotta, si dà alla fuga, quell’assurda proposta si rivela l’unico modo per sopravvivere. Eliza allora impara a conoscere i segreti di pentole e fornelli e, con l’aiuto della giovane Ann, finisce per scoprire che in ogni ricetta riuscita c’è sempre un pizzico di poesia. E di amore.(dal Catalogo Einaudi Editore)

Brevi note biografiche

Annabel Abbs è nata a Bristol nel 1964. Si è laureata in letteratura inglese presso la University of East Anglia e ha ottenuto un master in marketing presso la University of Kingston. Nel 2015 il suo romanzo d’esordio, The Joyce Girl, ha vinto l’Impress Prize for New Writers e lo Spotlight First Novel Award. Suoi articoli e racconti sono apparsi su, tra gli altri, «The Guardian», «Mslexia», «Elle», «The Huffington Post». Per Einaudi ha pubblicato Frieda (2020), il suo secondo romanzo, e La Cucina di Miss Eliza (2022).( Da Einaudi Autori)

Due presentazioni in breve:

Katie Kitamura Tra le nostre parole

Audur Ava Ólafsdóttir La vita degli animali

Finalista al National Book Award (2021), indicato dal New York Times tra i cinque migliori romanzi del 2021 arriva in Italia con la traduzione di Costanza Prinetti per Bollati Boringhieri. Un senso di inquietudine e di tensione attraversa il romanzo che ha per protagonista una giovane donna interprete alla Corte Penale Internazionale all’Aia una città in cui prova ad allacciare relazioni che la portino a sentirsi non estranea, lei che nata a Singapore, cresciuta in Francia e poi trasferitasi negli Stati Uniti, è una senza radici. Si trova invece coinvolta dentro i drammi individuali dei nuovi conosciuti.

“Come in un thriller, una forte suspense caratterizza una vicenda dove le motivazioni personali spesso si scontrano contro una realtà molto diversa da come era stata immaginata, e Katie Kitamura è bravissima nello scandagliare i sentimenti e il disorientamento dei suoi protagonisti”(da Bollati Boringhieri)

traduzione di Stefano Rosatti

Un romanzo il cui tema si articola sulla nascita e sull’essere umano in relazione con la complessa dimensione naturale di cui è parte.

Voce narrante è Dýja, ostetrica, come da tradizione familiare, ma soprattutto della zia Fifa che ha accudito negli ultimi giorni di vita e dalla quale ha ereditato l’appartamento in cui vive dove rinviene una serie di scritti con riflessioni sul senso della vita, dell’uomo in rapporto con l’universo e agli altri esseri. Entra così in relazione con il mondo interiore della zia che nei suoi articoli su riviste anticipava molte tematiche relative al rispetto dell’ambiente e delle specie animali e vegetali, dove la luce ha un posto decisivo: la parola più bella nel 2013 in Islanda è stata ostetrica perché il vocabolo nella lingua islandese unisce due termini, madre e luce.

[…]”Dýja occupa l’appartamento che ha ricevuto in eredità da Fífa. Nonostante l’arredamento antiquato e l’impianto elettrico capriccioso, Dýja esita a rinnovare la casa, come se non volesse alterare la patina dei ricordi. Un giorno, in fondo a un vecchio armadio, ha ritrovato uno scatolone pieno di fogli dattiloscritti. La vita degli animaliLa verità sulla luceLa casualità: sono le tre sezioni dell’opera, in apparenza incompiuta, che Fífa ha redatto con il suo tipico stile stravagante, scrivendo di nascita e morte, luce e tenebre, rapporti tra tutte le specie viventi”[…]( dal Catalogo Einaudi)

Jokha Alharthi “Corpi celesti” presentazione

Il romanzo dell’autrice omanita Jokha Alharthi ha vinto il Man Booker International Prize nel 2019 ed è ora in Italia, pubblicato da Bompiani con la traduzione di Giacomo Longhi.

Certi filosofi sostengono che Dio ha creato ogni anima a forma di sfera. Egli ha dunque diviso il due queste sfere e assegnato a un corpo ciascuna metà. I corpi che costituiscono le metà appartenenti alla stessa sfera sono destinati a incontrarsi e ad amarsi in virtù dell’antico legame

Ambientato in un villaggio dell’Oman si muove seguendo tre generazioni di donne e le loro famiglie, d’origine o acquisite, arrivando alla contemporaneità, tra passato e presente, fra tradizione, riti tribali, patriarcato, schiavitù, superstizioni, pratiche magiche, cambiamento ed emancipazione, ma soprattutto racconta le donne nel piccolo villaggio di ‘Awafi, a partire dalle tre sorelle Mayya Asma’ e Khawla, i loro familiari, madri, suocere, figlie, serve, amanti, alcune legate al padrone quasi fossero ancora schiave, altre figlie del deserto e libere, come Qamar la Luna, la bellissima beduina.

E poi c’è ‘Abdallah che in viaggio in aereo verso Francoforte rivede e soppesa gli avvenimenti della propria vita cercando di dare un senso a quanto sta avvenendo ed è avvenuto nella sua famiglia, da bambino con il padre dispotico e poi da uomo, innamorato di Mayya, non riamato, dei figli e della loro primogenita London il cui nome aveva sconcertato le donne del villaggio, ma unico riscatto per Mayya.

Tre sorelle tre scelte diverse di matrimoni infelici, scoprendo che non è il matrimonio a conferire loro uno status o a trasformare le loro vite. Donne in un mondo di uomini anch’essi tra passato e modernità.

“Intrecciando le vicende di ‘Abdallah, il cuore del romanzo, che riflette sulla sua vita mentre si trova in volo verso Francoforte, a quelle delle tre sorelle e dei loro figli, Jokha Alharthi tratteggia un vivido affresco dell’Oman di oggi, con le luci e le ombre che lo contraddistinguono. Grazie alla sapiente alternanza tra passato e presente, la narrazione scorre come un fiume in piena, animata dal desiderio di confrontarsi con antiche regole e infine sovvertirle”(dal Catalogo Bompiani) .

e anche

Brevi note biografiche

Jokha Alharthi è nata nel 1978 e ha studiato nell’Oman e a Edimburgo. Autrice di romanzi, storie per ragazzi e saggi, insegna letteratura araba alla Sultan Qaboos University, non lontano dalla capitale omanita, Mascate. Nel 2019 Corpi celesti ha vinto il Man Booker International Prize.

Un romanzo ispira un cammino

di Luisa Gianassi

Mentre salgo la mulattiera che conduce alla stazione fantasma di Fornello penso ai montanari che fino agli anni ’60 hanno percorso questi sentieri chiamandoli via dei romei, perché li percorrevano i pellegrini cristiani che nel medioevo andavano a Roma. Per questo “Il bambino del treno”, che doveva chiamarsi Anselmo, ebbe nome Romeo. Proprio la lettura del romanzo “Il bambino del treno” di Paolo Casadio ha ispirato la mia visita alla ex stazione ferroviaria di Fornello alle pendici di poggio degli Allocchi, sull’Appennino Toscano, ai confini con la Romagna. Troppo forte è stato il desiderio di visitare i luoghi dove i protagonisti del romanzo hanno vissuto tra il 1935 e il 1944 e dove è nato il piccolo Romeo. È un romanzo che parla d’infanzia, di amore, di amicizia, di solidarietà. La vita del capostazione Tini e della sua famiglia si intreccia con quella dei montanari e pastori della valle del Muccione, che nella loro vita semplice racchiudono tanta umanità e dignità. La grande storia, quella della seconda guerra mondiale, del fascismo e dell’antisemitismo, incrocia le storie di vita quotidiana degli abitanti di Fornello, di questo piccolo mondo di case disseminate tra montagne e mulattiere, che sembra protetto e immune da tutto quello che sta capitando, nello stesso periodo, nel resto d’Italia e del mondo. I personaggi del romanzo sono di fantasia, ma realistici nelle loro tipicità, sia fisiche che caratteriali e capaci di creare un grande legame empatico nel lettore che ha vissuto o conosciuto, attraverso racconti di genitori e nonni, il mondo agricolo fino agli anni 1960, scandito dal ritmo delle stagioni fatto di semine e raccolti.

Il cammino e la dismessa Stazione di Fornello

Reale è l’ambientazione del romanzo. Ne ho avuto consapevolezza quando, dopo aver salito con fatica le scoscese pietraie a strapiombo sulle profonde valli scavate dal torrente Muccione, ho avvistato oltre i ponti della ferrovia il rosa perlino, ormai stinto, della stazione ferroviaria di Fornello inaugurata nel 1893 e soppressa nel 1968. I fabbricati della stazione sono abbandonati, non hanno più porte e, con le dovute cautele, si può entrare. I muri sanno, conservano memorie, ma non possono parlare. A me invece questi muri parlano attraverso i personaggi del romanzo. Nella piccola stanza al primo piano dell’edifico un maestro insegna a 5 piccoli montanari, che fanno contemporaneamente ciascuno una classe diversa, mentre il piccolo Romeo, bambino di poche parole ma curioso e attento impara a stare “dalla parte giusta”, dalla parte dei perdenti e dei perseguitati. Nella sala d’aspetto della stazione mi sembra di vedere  persone ammassate per la sosta di una notte, prima di essere ricondotte, come bestiame, nei vagoni del convoglio diretto in Germania. Giovannino, il capostazione al quale “Quel cuore di gambero gli suggerisce giusti pensieri ma azioni prudenti “ non impedirà la partenza del treno ignaro che il figlio ha fatto la scelta giusta… I binari ci sono ancora e un treno passa, fischia e mi riporta alla realtà.

Il romanzo

La sinossi:

Il casellante Giovanni Tini è tra i vincitori del concorso da capostazione, dopo essersi finalmente iscritto al pnf. Un’adesione tardiva, provocata più dal desiderio di migliorare lo stipendio che di condividere ideali. Ma l’avanzamento ottenuto ha il sapore della beffa, come l’uomo comprende nell’istante in cui giunge alla stazione di Fornello, nel giugno 1935, insieme alla moglie incinta e a un cane d’incerta razza; perché attorno ai binari e all’edificio che sarà biglietteria e casa non c’è nulla. Mulattiere, montagne, torrenti, castagneti e rari edifici di arenaria sperduti in quella valle appenninica: questo è ciò che il destino ha in serbo per lui. Tre mesi più tardi, in quella stessa stazione, nasce Romeo, l’unico figlio di Giovanni e Lucia, e quel luogo che ai coniugi Tini pareva così sperduto e solitario si riempie di vita. Romeo cresce così, gli orari scanditi dai radi passaggi dei convogli, i ritmi immutabili delle stagioni, i giochi con il cane Pipito, l’antica lentezza di un paese che il mondo e le nuove leggi che lo governano sembrano aver dimenticato.
Una sera del dicembre 1943, però, tutto cambia, e la vita che Giovanni, Lucia e Romeo hanno conosciuto e amato viene spazzata via. Quando un convoglio diverso dagli altri cancella l’isolamento. Trasporta uomini, donne, bambini, ed è diretto in Germania. Per Giovanni è lo scontro con le scelte che ha fatto, forse con troppa leggerezza, le cui conseguenze non ha mai voluto guardare da vicino. Per Romeo è l’incontro con una realtà di cui non è in grado di concepire l’esistenza. Per entrambi, quell’unico treno tra i molti che hanno visto passare segnerà un punto di non ritorno (da Piemme Edizioni)

e anche

Brevi note biografiche dell’Autore

Paolo Casadio Nato a Ravenna nel 1955, figlio di una generazione cui i genitori non insegnavano il dialetto, s’interessa da anni alla lingua e ai racconti della sua terra. Esordisce come coautore con il romanzo Alan Sagrot (Il Maestrale, 2012). La quarta estate, ambientato a Marina di Ravenna nel 1943, è il suo primo romanzo come autore singolo.(da Piemme Edizioni, Autori)

Desy Icardi “La biblioteca dei sussurri”, presentazione

Anni Settanta, un casolare lungo l’argine della Dora, a pochi chilometri da Torino, lì vive una bambina di sei anni che porta il nome del fiume e che condivide l’abitazione con i genitori, gli zii, il cugino Fulvio, la prozia Dorina: un nucleo familiare che si contraddistingue per i rumori che ne sottolineano le azioni, azioni comuni, ma particolarmente rumorose.

È il terzo dei romanzi dedicati ai cinque sensi: dopo L’annusatrice di libri e La ragazza con la macchina da scrivere, quest’ultimo è dedicato all’udito.

Dora infatti ha un superpotere come la zia Dorina, che libera le “case lamentose” dove spesso la porta con sé, soprannominata per questo ‘Dorina degli Spifferi’, sente suoni misteriosi che nessun altro è in grado di percepire,

La storia si snoda dall’infanzia all’adolescenza della protagonista: un brutto giorno i rumori familiari si spengono per un improvviso lutto e Dora sente rumori sinistri che la inquietano e per sfuggirli si rifugia in biblioteca dove conoscerà l’avvocato Ferro centenario e grande lettore.

“Nella vita di Dora, però, continuano a susseguirsi eventi inaspettati; la sua famiglia si divide inevitabilmente e la casa sul fiume diventa solo un ricordo. Sarà proprio grazie agli insegnamenti dell’avvocato Ferro e al grande amore per i libri che Dora deciderà di far pace con il proprio passato per riavvicinarsi a coloro che ama di più” (dal Catalogo Fazi Editore)

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

La ragazza con la macchina da scrivere”

Margaret Atwood “Il canto di Penelope” recensione di Salvina Pizzuoli

Traduzione di Margherita Crepax per Ponte alle Grazie, 2018

Un esempio di riscrittura datato nella prima stesura 2005 e firmato Atwood. Penelope è la protagonista di un suo ultimo canto, un riscatto, senza temere né gli dei né gli uomini, racconta dall’Ade di sé in prima persona: giovane sposa, poi regina di un regno abbandonato dall’eroe scaltro e bugiardo che partito un giorno per Troia non vi ha fatto più ritorno, l’uomo che conosciamo nei versi immortali dell’Odissea, protagonista di avventure e di viaggi nel periglioso mare che sarà costretto a percorrere incontrando pericoli e mostri e dee e che, ritornato a Itaca, saprà far valere i suoi diritti di re: uccide i Proci, gli usurpatori, e impicca le dodici ancelle

Come quando dei tordi con grandi ali o delle colombe/ si impigliano dentro una rete, che stia in un cespuglio…/così esse tenevano in fila le teste, ed al collo/ di tutte era un laccio, perché morissero d’odiosissima morte./ E per un po’ con i piedi scalciarono, non molto a lungo (Odissea XXII 465 – 473)

Nell’Introduzione la Atwood chiarisce il motivo che l’ha spinta alla ricerca e alla documentazione perché ”la storia così come viene raccontata nell’Odissea, non è del tutto logica” – scrive volutamente sibillina – “ci sono troppe incongruenze. Sono sempre stata tormentata dal pensiero di quelle ancelle impiccate e, nel Canto di Penelope, anche Penelope lo è”.

Chi presume di trovarsi di fronte ad un saggio sbaglia, in realtà la documentazione le è servita per raccontare meglio Penelope che in questa breve narrazione riferisce una storia in una chiave tutta al femminile, una confessione molto asciutta, priva di fronzoli o appigli emotivo emozionali, a tratti irriverente, a tratti volutamente eccessiva e ironica quando propone momenti della sua vita nell’Ade, tra il suo passato e il presente, nel mondo attuale. Alle pagine in prosa seguono anche in poesia: è il canto delle ancelle, il Coro della tragedia greca, le dodici ancelle impiccate, le altre voci al femminile che non esauriranno mai la loro volontà di sapere il perché, incalzando Odisseo anche nelle sue nuove vite.

Una lettura diversa dell’Odissea, da un nuovo punto di vista, spiazzante, decisamente interessante.

Della stessa autrice:

“Moltissimo”

Tornare a galla”

Paolo Cognetti “La felicità del lupo”, recensione di Salvina Pizzuoli

“Da qualche parte Fausto aveva letto che gli alberi, a differenza degli animali, non possono cercare la felicità spostandosi altrove […] La felicità degli erbivori invece inseguiva l’erba […] il lupo obbediva a un istinto meno comprensibile. Santorso gli aveva raccontato che non si capiva perché si spostasse, l’origine della sua irrequietezza. Arrivava in una valle, magari trovava abbondanza di selvaggina, eppure qualcosa gli impediva di diventare stanziale […] e se ne andava a cercare la felicità da un’altra parte”.

Mi piace iniziare la presentazione di questo romanzo citandone alcune frasi che trovano posto quasi in chiusura della storia, parafrasano il titolo e offrono una chiave di lettura.

Il protagonista, Fausto, abbandona la città dopo il naufragio di una relazione lunga e importante per rifugiarsi a Fontana Fredda, lontano da Milano e da Veronica, “un posto da cui ricominciare”, tra i sentieri della sua infanzia in cerca della propria strada, lui che sulla carta d’identità alla voce professione aveva con un certo sussiego fatto scrivere “scrittore” e che ora là sui monti fa il cuoco per i gattisti nel ristorantino di Babette.

Personaggi tratteggiati con l’accetta, spigolosi e sfaccettati come la montagna in cui alcuni si sono rifugiati, come lui, e altri che vi sono nati e non se ne allontanerebbero mai: Elisabetta detta Babette che lo accoglie come cuoco nel suo ristorantino, lei che in montagna c’è arrivata, vi si è fermata ma che ora sogna il mare; il vecchio Santorso, protagonista dei luoghi che conosce e ama; Silvia la cameriera nel cui cuore Fausto spera di aver trovato un posto, anche lei inquieta, alla ricerca ma con la voglia di ripartire, come dal Rifugio Quintino Sella sul Rosa, tra ghiacciai e rocce; la vecchia Gemma anche lei dura e scolpita nella roccia con i suoi ottant’anni, le sue abitudini e i suoi sogni e non per ultimo il paesaggio invernale ed estivo che dà sfoggio di sé nel lussureggiare dei suoi panorami.

Brevi note biografiche

Paolo Cognetti è nato a Milano nel 1978. Tra i suoi libri: Sofia si veste sempre di nero (minimumfax 2012), Il ragazzo selvatico (Terre di mezzo 2013) e Senza mai arrivare in cima (Einaudi 2018 e 2019). Nel 2021 ha curato L’Antonia su Antonia Pozzi (Ponte alle Grazie). Sempre nel 2021 esce, sia come film-documentario sia in forma di podcast, Paolo Cognetti. Sogni di Grande Nord. Con Le otto montagne (Einaudi 2016 e 2018), che è stato tradotto in oltre 40 paesi e dal quale è stato tratto un film di prossima uscita, ha vinto il Premio Strega, il Prix Médicis étranger e il Grand Prize del Banff. Per Einaudi ha pubblicato anche La felicità del lupo (2021).(da Einaudi Autore)

Patrick Modiano “Inchiostro simpatico”, presentazione

Jean Eyben, protagonista e voce narrante del romanzo, è ed è stato alla ricerca della giovane e misteriosa Noëlle Lefebvre, la donna scomparsa, un caso insoluto, che riecheggia dal passato nel presente, un’ indagine irrisolta dell’allora ventenne praticante detective, a metà degli anni ‘60: pochi frammenti, pochi indizi fino a venire in possesso, in modo fortuito, dell’agenda di Noëlle, ma anche qui elementi troppo scarsi; la rinuncia a continuare a cercare diventa inevitabile sebbene a distanza di tempo alcuni indizi poco chiari o poco rivelatori riappaiano e riemergono in una prospettiva diversa, tra ricordo e dimenticanza.

Il titolo è emblematico: come l’inchiostro simpatico è una scrittura coperta, così il passato riemerge coperto a tratti tra la memoria e l’oblio.

Traduzione di Emanuelle Caillat

“Per un investigatore un caso irrisolto è sfida, rimorso, tormento, fantasma. Forse per questo Jean Eyben, che da giovane ha lavorato presso l’agenzia di Hutte, custodisce ancora il fascicolo sulla scomparsa di Noëlle Lefebvre. Pochi dettagli, sbiaditi dal tempo, che riportano Jean sulle ingannevoli piste seguite nella speranza di ritrovare quella donna misteriosa. Anche a distanza di anni, Jean continua a raccogliere indizi inattesi per le strade di Parigi, tra le righe dell’agenda di Noëlle, negli abissi della memoria. Ma la chiave per scoprire la verità sembra scritta con l’inchiostro simpatico: perché si riveli, Jean dovrà cercare la formula giusta. Nei suoi ricordi”.(dal Catalogo Einaudi)

Patrick Modiano è nato nel 1945 a Boulogne-Billancourt. Tra le sue opere tradotte in italiano ricordiamo i romanzi Via delle botteghe oscure (pubblicato in Italia da Bompiani), vincitore del Prix Goncourt 1978, Dora Bruder (Guanda) e, pubblicati con Einaudi, Un pedigreeBijouNel caffè della gioventú perdutaL’orizzonteL’erba delle nottiPerché tu non ti perda nel quartiereIncidente notturnoDall’oblio piú lontanoRicordi dormientiInchiostro simpatico, la raccolta di racconti Sconosciute, la pièce Il nostro debutto nella vita. Nel 2012 gli è stato assegnato il Premio Bottari Lattes Grinzane. Nel 2014 è stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura con la seguente motivazione: «Per l’arte della memoria con la quale ha evocato il destino umano piú inafferrabile e fatto scoprire il mondo vinto sotto l’occupazione».(da Einaudi Autori)

Robert Seethaler “L’ultimo movimento” presentazione

Nell’Ultimo movimento Robert Seethaler racconta l’ultimo anno di vita e la drammatica gelosia per la moglie del grande compositore e acclamato direttore d’orchestra Gustav Mahler nato a Kaliště (Boemia) nel 1860, di famiglia ebrea, e morto a Vienna il 18 maggio 1911.

Il romanzo ha inizio nel 1910 quando su una nave il musicista sta tornando dagli Stati Uniti in Europa: è malato da tempo, il suo cuore è malato, un difetto mitralico che l’impegno lavorativo e la difficile situazione matrimoniale acuiranno. Ha sacrificato molto alla musica, anche il suo matrimonio con la bella Alma Schindler conosciuta ventenne nel 1901 in un salotto a Vienna.

Ora lei, trentenne, ha un amante, Walter Gropius l’ architetto innovatore che legherà il suo nome alla Bahuaus, e vuole separarsi ma sarà solo la sua malattia a trattenerla consapevole che quel sibilo del cuore del marito che aveva già sentito e che l’aveva tanto spaventata era diventato letale.

L’anno dopo Mahler si spegnerà lasciando ai posteri un patrimonio di musica, sinfonie e Lieder che dal linguaggio romantico avevano aperto la strada alla musica moderna

“Finalista al Deutscher Buchpreis, tra i romanzi piú venduti dell’ultima stagione letteraria tedesca, L’ultimo movimento, struggente ritratto di un grande artista nel momento del suo addio alla vita, costituisce una splendida conferma del posto di rilievo che spetta a Robert Seethaler nella letteratura di lingua tedesca contemporanea”.( da Neri Pozza Libri)

e anche

Brevi note biografiche

Robert Seethaler è nato a Vienna nel 1966. Autore e sceneggiatore, nel 2007 il suo romanzo d’esordio è stato premiato con il prestigioso premio del Buddenbrookhaus. Ha ottenuto numerose borse di studio, tra cui la Alfred Döblin dalla Academy of Arts, e il film tratto dalla sua sceneggiatura (Die zweite Frau) ha ricevuto un importante riconoscimento al Festival del Cinema di Monaco di Baviera nel 2009. Una vita intera è stato un grande successo di critica e pubblico. Attualmente vive tra Vienna e Berlino.

André Aciman “Mariana”, presentazione

Lo spunto per il suo ultimo romanzo nasce durante la lettura di Lettere di una monaca portoghese: cinque lettere di una giovane religiosa portoghese, Mariana, sedotta e abbandonata da un ufficiale francese tornato poi in Francia, come precisa lo stesso Autore (tuttolibri La Stampa 9 ottobre 2021) presentandolo:

“ Il candore della sofferenza di Mariana, l’eleganza e il tatto nella sua decisione di epurare la propria prosa da ogni possibile amarezza e l’irresistibile grazia della sua saggezza quando si abbandona alla supplica pur sapendo sia invano, mi conquistarono. Ne ammiravo il talento e la disincantata abilità nell’analizzare il proprio amante e, in ultima istanza, se stessa.”

Decide così di scrivere una versione moderna della storia di Mariana ambientata, nell’originale, nel XVII secolo: Mariana è una giovane dottoranda che, dalla provincia americana, si reca in Italia per un semestre di studio all’Accademia d’arte dove incontra Itamar pittore, bello e gran seduttore del quale si accende di passione sebbene consapevole dei rischi. Presto infatti, sbolliti gli ardori, l’atteggiamento di lui cambierà precipitando la protagonista nel dolore e in una nuova solitudine “Finito l’amore, ci si ritrova sempre soli. E forse è proprio questo l’aspetto che volevo si cogliesse nella mia versione del racconto di Mariana”

Nel testo, organizzato come una lettera mai spedita, la protagonista descrive il ricordo della sua relazione, la disperazione, l’ossessione, il desiderio e il pentimento per i vani tentativi di riaprirla.

“André Aciman, cantore odierno dell’attrazione, si è ispirato a Lettere di una monaca portoghese, il libro-scandalo pubblicato sotto pseudonimo che per il realismo e l’audacia nel raccontare la passione amorosa, alla fine del XVII secolo segnò una vera svolta letteraria. Ci consegna così, riportandola all’oggi, la storia di un amore totale, un acuto romanzo psicologico contrassegnato da un eros spietato, inesorabile, che inganna e ferisce, ma a cui è impossibile resistere”.( da Libri Guanda)

Brevi note biografiche

André Acimaninsegna letteratura comparata alla City University di New York e vive con la famiglia a Manhattan. Guanda ha pubblicato nel 2008 il suo romanzo d’esordio, Chiamami col tuo nome, da cui è stato tratto nel 2018 il fortunatissimo film diretto da Luca Guadagnino e i cui protagonisti tornano nel romanzo del 2019, ­Cercami. Sempre per Guanda sono usciti inoltre Notti biancheHarvard Square, ­Variazioni su un tema originale; il memoir Ultima notte ad Alessandria e la raccolta di saggi Città d’ombra. ( da Guanda Autori)

dello stesso autore su tuttatoscanalibri:

L’ultima estate

Chiamami con il tuo nome e Cercami