A.Ferrini – S.Pizzuoli “Lungo la via Francigena in Toscana”, Edida

Edida

Dalla Premessa

Questo volume sul tratto toscano di una grande strada dell’antichità, riscoperta e oggi tra i cammini più percorsi, ha un preciso obiettivo: non vuole essere una guida, in questa direzione operano già testi che svolgono egregiamente questo compito, organizzati capillarmente in base ai chilometri, alle soste, ai ricoveri, ma nasce dall’intento di fornire su questa storica via tutta una serie di approfondimenti storico geografici, trascurati, per evidenti motivi dalle guide al percorso, per soffermarsi, illustrando le caratteristiche storico-architettoniche, ambientali e artistiche, dei centri principali o degni di particolare nota attraversati o limitrofi, sia che si proceda a piedi, in bicicletta o in auto.
Il cammino, il viaggio sono da sempre stati sinonimo non solo di un bisogno di interiorizzazione o di attività salutare, ma soprattutto mezzo specialissimo per osservare da vicino e trascorrere all’interno di un territorio: unico modo per accoglierne la struttura, i mutamenti nella sua storia rimasti impressi nel paesaggio, gli aspetti culturali propri come la lingua, la cucina, le strutture architettoniche urbane e rurali, l’uso e la coltivazione della terra e gli attrezzi utilizzati, l’organizzazione sociale in città e in campagna, la viabilità, tra cui le acque gestite e utilizzate come grandi vie di comunicazione. In questa prospettiva, tra gli obiettivi principali c’è quello di poter rispondere a molte delle domande e alle curiosità che pellegrini o viaggiatori potrebbero porsi in itinere relativamente alle terre che stanno attraversando.

L’INDICE

I titoli principali

Premessa                                                                                                                                     
Storia e geografia del territorio                                                                                                   
Luoghi paesaggi dintorni                                                                                                          
Fra Luni e Lucca                                                                                                              
Fra Lucca e Siena                                                                                                                      
Verso Siena
Fra Siena e la valle del Paglia                                                                                                   
La sosta del viandante: cucina storia e ricette                                                                         

Della stessa Collana, Macchie di Toscana:

La valle dell’Arno tra storia e geografia

La Val di Merse: luoghi e paesaggi

Alcune pagine dall’ebook (che è stato possibile realizzare a colori senza gravare sul prezzo di copertina): in alto la Porta di accesso alla Toscana, sotto la Rocca di Staggia, quindi una pagina dal testo in cartaceo realizzato in bianco e nero senza nulla togliere alla nitidezza e alla bellezza estremamente godibile del paesaggio.

E buona Francigena a tutti gli estimatori!

25 aprile, una pagina della Storia italiana

tuttatoscanalibri ripropone

Silvano Benedetti “Guglielmo Marconi e la Marina italiana. Storia di un legame indissolubile”, Töpffer Edizioni (OLTRE)

Il prossimo 25 aprile ricorre il 150° anniversario della nascita di Guglielmo Marconi.

Töpffer Edizioni (OLTRE)

Tutto è stato già scritto sulla vita di Guglielmo Marconi, dalla sua nascita il 25 aprile 1874 a Bologna, fino alla sua morte a Roma il 20 luglio 1937; per questo, senza entrare eccessivamente negli aspetti più tecnici dei suoi studi e delle sue scoperte, il testo presenta i cardini che hanno determinato la grandezza di Marconi come scienziato e sperimentatore: la formazione scientifica, come giunse per primo al traguardo della telegrafia senza fili, superando personaggi ben più titolati e affermati di lui, come le sue ricerche siano sempre state un passo avanti agli altri scienziati, fino allo studio delle onde radar poco prima della sua morte, avvenuta a soli 63 anni. 

La vera novità di questo saggio è fondata sugli straordinari rinvenimenti di reperti avvenuti negli ultimi anni alla Spezia, sui quali mancava ancora una pubblicazione ufficiale. Attorno a queste novità eccezionali, nel 2017 il Museo Navale della Spezia ha inaugurato una intera sala dedicata a Guglielmo Marconi, dove sono esposti questi nuovi reperti marconiani originali, i più antichi al mondo, insieme a una collezione di apparati originali utilizzati dalla Marina italiana a partire dal 1897, e una porzione dello scafo di nave Elettra, laboratorio navigante dello scienziato. Il saggio si sviluppa attraverso un ideale parallelo tra l’attività scientifica di Guglielmo Marconi e lo sviluppo della radiotelegrafia all’interno della Marina italiana; le sperimentazioni sono state rese possibili dal suo stretto rapporto di collaborazione con la Forza Armata che portò enormi giovamenti allo sviluppo della radio; non manca nelle pagine il racconto di Marconi uomo, industriale e patriota.  

Questo saggio è corredato da un ricchissimo apparato iconografico costituito da 110 fotografie in bianco e nero, inserite nel testo, e 50 fotografie a colori in un apposito inserto

Silvano Benedetti Il Contrammiraglio (ris) Silvano Benedetti è laureato in Scienze marittime e navali presso l’ateneo di Pisa e in Scienze religiose presso l’ateneo di Genova. Al termine della sua carriera, nella quale ha svolto incarichi dirigenziali e di comando nell’ambito della Marina Militare, della Difesa e della NATO, ha diretto il Museo Navale della Spezia, ne ha curato la ristrutturazione e l’allestimento delle nuove sale dedicate a Guglielmo Marconi e alle Polene, e ne ha rilanciato il ruolo culturale.Da anni si dedica alla ricerca d’archivio, ha pubblicato numerosi volumi e articoli di storia locale ed è inoltre curatore di mostre ed eventi di carattere tecnico e storico.È socio fondatore e Presidente della Pro Loco del Golfo attraverso la quale promuove la ricerca storica e la valorizzazione e la conoscenza del territorio.

Susanna Trossero “Il male d’amore”, Graphe.it

Le pene d’amore del giovane Werther appaiono ridicole ai giorni nostri? Ci siamo affrancati da tali sofferenze? Un libro-antidoto al male d’amore, perché non succede mai che si sia pronti insieme, a ricominciare da soli.

Illustrazioni di Emiliano Billai e Marti Menta

con interventi di:  Emma Chioccia, psicologa, Omar Soddu, maestro di danza sportiva,Eleonora Carta, giallista, sr Anastasia di Gerusalemme, monaca di clausura

Graphe.it edizioni

A nessuno è estraneo ciò che chiamiamo mal d’amore: se hai la fortuna di non averlo mai provato, di certo conosci qualcuno che ti ha parlato del proprio. È parte della vita, potenziale rovescio di ogni medaglia sentimentale, quale che sia la forma e la maturità della relazione che lo ha prodotto. Questo volume è un buon antidoto: sul tema dell’amor perduto troverai in queste pagine testimonianze reali, pareri di esperti, citazioni letterarie, aforismi, ma anche suggestioni da canzoni, poesie, immagini: l’autrice attinge a tutto ciò che può aiutarti a comprendere e affrontare la sofferenza amorosa e riflettere (come recita il sottotitolo) sul perché capiti così di rado che i componenti di una coppia siano contemporaneamente pronti ad affrontare il futuro separati.

Ho incontrato anime afflitte o nostalgiche, malinconiche o speranzose. Uomini e donne, ragazzi e persone mature, che hanno aderito con slancio a ciò che avevo in mente, dimostrando che ancora oggi – che sia facile o no – si può parlare dello struggimento che un sentimento ci riversa addosso, in bene e in male. E che parlarne, scriverne, regala sollievo. In questa raccolta di storie, vibrante di vita vissuta, io accosto le testimonianze d’oggi sul male d’amore a brani del passato, scritti dai più grandi autori classici. E provo a mostrare quanto si continui a parlare la loro stessa lingua in barba ai grandi cambiamenti. Non dobbiamo sentirci sciocchi, bensì umani. Ed è una vittoria constatare che proprio la nostra umanità, è rimasta intatta.

SUSANNA TROSSERO è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti (di cui è appassionata), romanzi e sta lavorando ad altri progetti. Insegna scrittura narrativa. Attualmente è presente nel catalogo di Graphe.it edizioni con un romanzo (Adele, a quattro mani con Francesco Tassiello, 2013), dei racconti (Un lunedì senza ombrello, 2014; Tutti gli Alfredo del mondo, 2021) e il libro Il pane carasau. Storie e ricette di un’antica tradizione isolana (2019 – seconda edizione) scritto insieme ad Antonella Serrenti.

Sara Bontempi “Il Golfo dei Poeti. A spasso per Lerici, San Terenzo, Tellaro”, presentazione

Foto di Ruggero Morisco

[…]”questo libro non vuole essere una guida ufficiale, piuttosto un’opera nata dalla passione e dall’amore profondo che nutriamo per il comune di Lerici, il nostro luogo di residenza. Il nostro obiettivo principale è far conoscere queste terre meravigliose a chiunque lo desideri, sperando sinceramente di  catturare i vostri cuori con le nostre parole e le immagini che troverete tra queste pagine” (dall’Introduzione)

E al raggiungimento di questo obiettivo concorrono le foto di Ruggero Morisco che corredano le pagine catturando scorci, baie, spiagge, monumenti e paesaggi, ma non mancheranno le citazioni di quanti poeti, artisti, scrittori, sono rimasti nel tempo incantati da queste bellezze, e la storia dei luoghi e delle architetture, senza dimenticare piatti tipici e ricette speciali che, come altri elementi, appartengono alla cultura di questo specialissimo territorio.

“Il Golfo dei Poeti – A spasso per Lerici, San Terenzo, Tellaro” è un invito a immergersi nella magia di un angolo unico della Liguria. Lerici, San Terenzo e Tellaro sono tesori nascosti lungo la costa del Golfo dei Poeti. Le pagine di questo libro vi condurranno per mano attraverso vicoli acciottolati, porticati antichi e lungomari incantevoli. Esplorando gli scorci panoramici che hanno ispirato le opere di poeti del calibro di Percy Bysshe Shelley e Lord Byron, avventurandosi in un viaggio che abbraccia la ricchezza culturale di queste terre bagnate dal mare Ligure”.

Brevi note biografiche

Sara Bontempi, nata in provincia di Varese nel 1979, attualmente vive in Liguria, nel Golfo dei Poeti.  Sposata con Ruggero, il fotografo del libro, con cui gestisce il travel blog Iris e Periplo Travel, dove condividono la loro passione per i viaggi.  Lavora come promoter editoriale, offrendo servizi e promozione ad autori e artisti. Il suo racconto “Sugamo, la Tokyo dei pensionati” è stato scelto per la raccolta “Giappone Desire – Letture per innamorarsi del Sol Levante” (2023) pubblicato da Idrovolante Edizioni. Un altro suo racconto è stato scelto e pubblicato nell’antologia Racconti Vol.3 Alcova Letteraria Quarta Edizione (2023).“Il bacio sulla fronte” (2023) è il suo primo romanzo, scritto con il cuore e i bei ricordi dei tempi andati.  Presente al Salone del Libro di Torino 2024 per il firmacopie del romanzo, presso lo stand della casa editrice.Ha pubblicato il libro di ricette “Cucina senza frontiere: Viaggio gastronomico in versione senza glutine e senza lattosio” (2024) in self publishing.

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri “Il bacio sulla fronte”

Daniele Zovi “I racconti dell’inverno. Avventure nella natura di ragazzi, alberi e animali”, presentazione

Illustrazioni di Giulia Tomai

Per ragazzi dagli otto anni

Otto avvincenti racconti sulla natura per incantare i bambini attraverso le parole di uno dei maggiori esperti di animali selvatici e vita degli alberi.( da DeAgostini Libri)

Danele Zovi, esperto di foreste, ha lavorato per quarant’anni nel Corpo Forestale dello Stato, e di animali selvatici, racconta le avventure di due fratelli, ragazzi di città, in compagnia di zia Sara che vive in montagna e lavora come guardia forestale. Le avventure più disparate attendono i due giovani esploratori: se in autunno insieme al cane Buck si va a raccogliere castagne e a collezionare le foglie più belle, in inverno la galaverna e la neve diventano oggetto di studio e di osservazione con la lente d’ingrandimento. Ma non manca un incontro con il vitellino allattato con il biberon, giocare agli eschimesi, pattinare nel torrente ghiacciato, e tanti altri incontri con animali ed esperienze entusiasmanti.

DANIELE ZOVI è nato a Roana e cresciuto a Vicenza. Si è laureato in Scienze forestali a Padova e per quarant’anni ha prestato servizio nel Corpo forestale dello Stato. Per Utet ha pubblicato Alberi sapienti, antiche foreste (2018), Italia selvatica (2019), Autobiografia della neve (2020) e In bosco (2021).(da DeAgostini Autori)

Zacharia Topelius “Castelli d’aria e altre fiabe finlandesi”, presentazione

Traduzione e postfazione di Katia De Marco

Illustratore Isabella Conti

Perché a fare castelli in aria non sono i pazzi, ma gli eletti capaci di vederli davvero, quei castelli fatti d’aria e popolati di magiche creature. […] Il paesaggio del grande Nord, con i suoi arcipelaghi e le sue brughiere, diventa a tratti protagonista, trasfigurandosi in uno splendido e arcano luogo di pace raggiungibile solo in sogno nelle Isole delle Piume, oppure animandosi di vita propria nella Corte dei fiori, dove alberi e fiori nordici prendono la parola per esprimere sentimenti tutti umani in un delicato minuetto venato di umorismo.( da Iperborea)

 Castelli d’aria è il decimo volume della serie di fiabe nordiche curata da Bruno Berni per Iperborea (da Iperborea Autore)

Zacharias Topelius (1818 – 1898), scrittore finlandese di lingua svedese, raccolse in queste fiabe il patrimonio culturale finlandese, conservandolo e diffondendolo, mescolando la tradizoione europea con il folklore finlandese: fa rivivere in queste pagine uomini, animali, ambienti nella magia della fiaba dove anche un gallo può essere puinito per la sua arroganza o dove le isole che potrebbero accogliere navigatori stanchi sono raggiungibili solo in sogno o dove un ragazzo, che sa vedere oltre la realtà degli occhi, scopre castelli tra le nuvole nel cielo.

Brevi note biografiche

Zacharia Topelius (14 gennaio 1818 a Kuddnäs, Finlandia russa – morto il 12 marzo 1898 a Helsinki) fu professore di storia finlandese dell’Università di Helsinkinel 1864 . Sebbene abbia pubblicato cinque raccolte di testi, è conosciuto per Fältskärns berättelser (1853–67; The King’s Ring and the Surgeon’s Stories, 1872), un resoconto romanzato della storia svedese-finlandese dei secoli XVII e XVIII. Negli anni successivi scrisse storie basate su racconti popolari finlandesi e fiabe per bambini. Tutte le sue opere sono state tradotte in finlandese.

“La lumachina Gigia”, NeP Edizioni

NeP Edizioni

“La lumachina Gigia” è un nuovo libro illustrato per bambini pubblicato da NeP Edizioni.
Le giornate della lumachina Gigia trascorrono felici e spensierate, tra le emozioni del primo giorno di scuola, l’incontro con i nuovi amichetti, una piacevole passeggiata nel bosco, la visita degli orsi e l’inatteso incontro con Babbo Natale.
Gigia si diverte a sguazzare gioiosamente nelle pozzanghere insieme ad un gruppo di amici mattacchioni, a scartare i regali e a pattinare sulla pista di ghiaccio in occasione del Natale.
A momenti di festa e divertimento si alternano altri legati all’apprendimento e alla creatività, come lo studio delle vocali o la preparazione dell’impasto della pizza.
Momenti indimenticabili di conoscenza e condivisione che la lumachina vive con ingenuità aurorale, connessi all’entusiasmo e al piacere della scoperta.
Le piccole avventure quotidiane di Gigia ci travolgono in una cascata di semplice bellezza che appartiene solo al magico mondo dei piccoli, insieme alla spensieratezza tipica della delicata fase della crescita.
Sullo sfondo, il risveglio della natura, con i suoi meravigliosi colori, che lascia il posto al bosco innevato e ai rami spogli degli alberi, con stalattiti di ghiaccio brillanti come cristalli. Gigia diviene una dolce guida per intraprendere questa affascinante passeggiata nell’immaginazione ed entrare in sintonia con i tanti personaggi che animano il suo mondo
incantato.
Il colorato lavoro di squadra del volume nasce dall’idea della piccola Sara Le Noci, che nelle sere di cielo stellato si è divertita con il papà Matteo a dare forma alla fantasia.
L’idea ha contagiato l’entusiasmo della scrittrice Maria Lucia Mastropasqua e dell’illustratrice Elisabetta Losavio, che ha tradotto le storie narrate con sorprendente abilità di forme e colori.

GLI AUTORI
Maria Lucia Mastropasqua
è nata nel 1976 e vive a Noci (BA). È laureata all’Università degli Studi di Bari in Marketing e comunicazione d’azienda. È scrittrice e copywriter e il suo motto è: “Le parole e la fantasia creano intrecci che raggiungono il cuore e come chiavi aprono porta dopo porta fino a spalancare il grande orizzonte interiore”.
Matteo Le Noci
è nato nel 1975 e vive a Bari. È stato direttore commerciale prima di un settimanale, poi di un’emittente televisiva. Questa è la sua prima esperienza letteraria.
Sara Le Noci
è nata nel 2012 a Bari, dove attualmente vive. È una studentessa appassionata di danza hip hop. Ha inventato il personaggio della lumachina Gigia quando aveva 7 anni.
L’ILLUSTRATRICE
Elisabetta Losavio è nata nel 1992 e vive a Putignano (BA). È una Graphic designer che cerca di trasformare il mondo in un luogo più bello e colorato.

Erri De Luca ” A schiovere. Vocabolario napoletano di effetti personali”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Feltrinelli

Una serie di vocaboli e di espressioni in napoletano, per l’autore una serie di “effetti personali” raccontati come tali e illustrati da Andrea Serio.

E, come spiega nella Prefazione, è linguaggio appreso da voci vicine e affettive, legato a ricordi, a letture, ad avvenimenti, fatto di raffigurazioni, espressioni personalizzate  “Le parole qui raccolte sono effetti personali, calli che hanno resistito sotto il guanto dell’italiano” e continua precisando “Il napoletano è un utensile impugnato a mano nuda. Non sta sulla punta della lingua ma nel palmo. Lo maneggio con me stesso, lo canto, mi dico versi e proverbi, lo adopero da sprone e da scoraggiamento, per una collera, per un complimento”.

Centouno vocaboli “estratti dal mio giacimento napoletano”, scrive in chiusura e relativamente all’espressione “a schiovere” che dà il titolo a tutta la raccolta “È la maniera con cui mi vengono le storie, sbucate alla rinfusa da un guizzo di ricordo. Anche le circostanze della mia stessa vita stanno sotto la sigla a schiovere, dove niente è accaduto per progetto, invece sotto impulso di avvenimenti vari. Concludo questi centouno vocaboli estratti dal mio giacimento napoletano. Ringrazio chi mi chiede di proseguire, ma rispondo che da ospite devo lasciare la tavola finché ancora gradito. Qui termina il mio vocabolario a schiovere”

Anche per me che amo i dialetti è stata una scoperta; a parte alcune espressioni che riconosco e che so interpretare, la maggior parte mi sono davvero sconosciute e celano sotto la superficie significati nascosti: oltre agli effetti personali dell’autore, c’è tutta la storia e la filosofia di vita di una terra di grande cultura che li esprime attraverso la lingua che le è propria e dove affonda le proprie radici.

E spigolando e stralciando, per far capire di quel che vi si tratta, ma senza esagerare, perché levando troppo  dal contesto se ne perde l’efficacia

A Napoli era difficile cadere in mezzo alla folla che gremiva le strade. Ci si poteva sempre appoggiare a qualcuno, e in caso di sconocchiamento, cioè di cedimento degli arti inferiori, si veniva subito sorretti. Ora in città c’è meno densità abitativa. Se uno cade si deve alzare da solo. Si uno car’, s’adda aiza’ isso sulo

Nei momenti di tensione e affanno mi esce, puntuale e pronto, il napoletano. Mi protegge.È il mio arricietto (Ndr ovvero rifugio, in tempo di guerra è una parola d’ordine.Si scappava al suono lugubre della sirena di allarme per trovare un arricietto nei rifugi antiaerei)

Un proverbio locale, di genere consolatorio, afferma: “Pure nu càucio arèto è nu pass’ annanz’”. Pure una pedata nel sedere è un passo in avanti. Chi ne ha presi molti non è tanto convinto di essere avanzato gran che, ma i detti popolari hanno spesso ragione.

Zallo fa radice per “’o ’nzallanuto”, il rimbambito. Per mia nonna era sentenza grave e peggiore insulto. Perché non si poteva essere ’nzallanuti a Napoli. Ne andava della vita stessa, oltre che della reputazione. A volte coincidono: per evitare il rischio di passare per tale, si accetta di correre un serio pericolo.

Ho incontrato la parola nella canzone “’O Guarracino”, composta nel 1700. Si racconta di un pesce che si agghinda per cercarsi una fidanzata: “Tutto pósema e steratiello, ieva facenno lo sbafantiello”. Tutto in posa e tirato/stirato a nuovo, andava facendo lo sbafantiello, che è un insieme di azzimato, vanesio, esibizionista. Il diminutivo in -iello ridimensiona la pretesa esponendo al ridicolo.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Le regole dello Schangai

Spizzichi e bocconi

Silvano Fuso, Gaspare Polizzi,Francesco Tadini “LUCE – TEMPO – SPAZIO”

Un libro che indaga attraverso fotografia,  scienza e  filosofia cosa sono oggi Luce, Tempo e Spazio

Töpffer per Oltre Edizioni

Introduzione di Melina Scalise

Fotografie di Francesco Tadini  

Cosa sono il tempo, lo spazio e la luce oggi? Le moderne scoperte scientifiche e i nuovi stili di vita hanno cambiato il nostro modo di percepirli e gestirli. L’opera propone spunti di riflessione su questi argomenti attraverso gli scritti di Silvano Fuso, che ne affronta gli aspetti scientifici, e quelli di Gaspare Polizzi che ne indaga gli aspetti filosofici. Parole che dialogano con le fotografie di Francesco Tadini, che pratica il mosso controllato ovvero trascina la luce nello spazio nel momento dello scatto giocando sui tempi di esposizione. Un risultato che evoca un tempo retinico della visione, ovvero quello che si manifesta prima ancora dell’intervento razionale che naturalmente ricerca il conoscibile e rassicurante immobilismo della forma. Troverete dunque riflessioni e immagini, parole e figure che offrono al lettore, nel silenzio della lettura e della visione, la proposta di un ritmo al nostro pensare, un tempo. In qualche modo assecondiamo quanto auspica il filosofo Polizzi nel suo breve saggio panoramico sul pensiero filosofico legato al tema, come al cospetto del nostro tempo frettoloso oggi si abbia bisogno di “ritegno”; intendendo con questo la necessità dell’Uomo contemporaneo di “prendersi tempo” in un contesto sociale dove tutto corre in fretta. Silvano Fuso, nel suo saggio, ci fa riflettere sul “principio” biblico in cui tutto ebbe inizio portando la luce nelle tenebre. Fa notare come spazio e tempo non vengano neppure citati, come se fossero semplicemente scontati o consequenziali. Questo conferisce alla luce un ruolo primario e indispensabile; un susseguirsi di spunti che portano ad Einstein e alla sua rivoluzione del pensiero scientifico, parlandoci dell’inevitabile interazione di spazio e tempo con la materia: In parole povere la materia “dice” allo spazio-tempo come curvarsi, e la curvatura dello spazio-tempo “dice” alla materia come muoversi”.

Non deve stupirci dunque che, per questo libro, si siano scelte delle foto per accompagnare i testi sullo spazio, il tempo e la luce. La fotografia di Francesco Tadini, in particolare, ha qualcosa di nuovo perché non è solo il risultato dell’occhio, ma del corpo intero.  Il fotografo durante lo scatto si muove dall’occhio alla gamba, dal dorso al collo, dalla mano al dito. La sua fotografia è una proposta di sintesi tra il mondo che si muove nello spazio-tempo e l’uomo che lo guarda muovendosi all’interno. Ogni foto è la testimonianza dell’irripetibilità della cosa e lascia traccia solo del desiderio di “trattenerla”. Si prende gioco dell’ingovernabilità del caos che tanto ci spaventa e ce lo rende accettabile. La trama di questa fotografia è l’energia della luce, mentre l’ordito sono il tempo e lo spazio. In questi scatti ciò che è perfettamente riconoscibile nella forma si sgretola diventando luce in uno spazio sia reale che immaginato. Si rappresentano luoghi creati dalle forme che si muovono e dai loro colori che si compenetrano. Si parte dalla forma e poi si arriva alla luce o viceversa? Si parte dalla materia o dalla luce? Queste foto non hanno una direzione, non si affidano alla nostra percezione lineare del tempo. Luce e materia, nel loro dinamismo, creano nuovi spazi del visibile, sovrapposizioni, neri impenetrabili e traiettorie possibili. Diventano così luoghi dell’emozione capaci di sfiorare il limite del perdersi della forma e della sua riconoscibilità per fermarsi un attimo prima della disgregazione, della percezione del Nulla. Tutto si ferma un attimo prima del Niente preservandoci dalla paura di perderci, di annientarci. Ci lasciano esplorare il luogo del possibile ovvero dell’immaginario. A pensarci bene, cos’altro è questo luogo se non il futuro?  (Melina Scalise)

Silvano Fuso. Chimico e divulgatore, autore di molti saggi, tra cui: Chimica quotidiana (2014), Naturale=buono? (2016), Strafalcioni da Nobel (2018), L’alfabeto della materia (2019), Quando la scienza dà spettacolo (2020), Il segreto delle cose (2021), Sensi Chimici (2022), Il futuro è bio? (2022). Nel 2013 gli è stato intitolato l’asteroide 2006 TF7. Sito web: www.silvanofuso.it

Gaspare Polizzi insegna all’Università di Pisa. È presidente d’onore della sezione SFI di Firenze, membro del Comitato Scientifico del Centro Nazionale di Studi Leopardiani, membro del Consiglio Direttivo dell’Istituto Gramsci Toscano e della Società Filosofica Italiana, accademico ordinario dell’Accademia delle Arti del Disegno. Le sue ricerche si rivolgono alla storia del pensiero filosofico e scientifico moderno e contemporaneo. Collabora con l’inserto domenicale de “Il Sole 24 Ore”. Tra le sue ultime pubblicazioni: L’infinita scienza di Leopardi (con Giuseppe Mussardo, scienzaexpress 2019); Sky and Earth. Travelling with Dante Alighieri and Marco Polo (con Giuseppe Mussardo, Springer 2023); Corporeità e natura in Leopardi (Mimesis 2023).

Francesco Tadini è fotografo e regista di TV e teatro. Svolge una ricerca fotografica sul mosso e la luce. Riceve nel 2021 il premio luce Iblea dato a importanti autori italiani. Presente in collezioni private in Italia e all’estero. Espone in collettive internazionali e ha all’attivo diverse personali. Vive e lavora a Milano alla Casa Museo Spazio Tadini che ha fondato in memoria di suo padre Emilio Tadini. Sito web: http://www.francescotadini.org/