“La lumachina Gigia”, NeP Edizioni

NeP Edizioni

“La lumachina Gigia” è un nuovo libro illustrato per bambini pubblicato da NeP Edizioni.
Le giornate della lumachina Gigia trascorrono felici e spensierate, tra le emozioni del primo giorno di scuola, l’incontro con i nuovi amichetti, una piacevole passeggiata nel bosco, la visita degli orsi e l’inatteso incontro con Babbo Natale.
Gigia si diverte a sguazzare gioiosamente nelle pozzanghere insieme ad un gruppo di amici mattacchioni, a scartare i regali e a pattinare sulla pista di ghiaccio in occasione del Natale.
A momenti di festa e divertimento si alternano altri legati all’apprendimento e alla creatività, come lo studio delle vocali o la preparazione dell’impasto della pizza.
Momenti indimenticabili di conoscenza e condivisione che la lumachina vive con ingenuità aurorale, connessi all’entusiasmo e al piacere della scoperta.
Le piccole avventure quotidiane di Gigia ci travolgono in una cascata di semplice bellezza che appartiene solo al magico mondo dei piccoli, insieme alla spensieratezza tipica della delicata fase della crescita.
Sullo sfondo, il risveglio della natura, con i suoi meravigliosi colori, che lascia il posto al bosco innevato e ai rami spogli degli alberi, con stalattiti di ghiaccio brillanti come cristalli. Gigia diviene una dolce guida per intraprendere questa affascinante passeggiata nell’immaginazione ed entrare in sintonia con i tanti personaggi che animano il suo mondo
incantato.
Il colorato lavoro di squadra del volume nasce dall’idea della piccola Sara Le Noci, che nelle sere di cielo stellato si è divertita con il papà Matteo a dare forma alla fantasia.
L’idea ha contagiato l’entusiasmo della scrittrice Maria Lucia Mastropasqua e dell’illustratrice Elisabetta Losavio, che ha tradotto le storie narrate con sorprendente abilità di forme e colori.

GLI AUTORI
Maria Lucia Mastropasqua
è nata nel 1976 e vive a Noci (BA). È laureata all’Università degli Studi di Bari in Marketing e comunicazione d’azienda. È scrittrice e copywriter e il suo motto è: “Le parole e la fantasia creano intrecci che raggiungono il cuore e come chiavi aprono porta dopo porta fino a spalancare il grande orizzonte interiore”.
Matteo Le Noci
è nato nel 1975 e vive a Bari. È stato direttore commerciale prima di un settimanale, poi di un’emittente televisiva. Questa è la sua prima esperienza letteraria.
Sara Le Noci
è nata nel 2012 a Bari, dove attualmente vive. È una studentessa appassionata di danza hip hop. Ha inventato il personaggio della lumachina Gigia quando aveva 7 anni.
L’ILLUSTRATRICE
Elisabetta Losavio è nata nel 1992 e vive a Putignano (BA). È una Graphic designer che cerca di trasformare il mondo in un luogo più bello e colorato.

Erri De Luca ” A schiovere. Vocabolario napoletano di effetti personali”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Feltrinelli

Una serie di vocaboli e di espressioni in napoletano, per l’autore una serie di “effetti personali” raccontati come tali e illustrati da Andrea Serio.

E, come spiega nella Prefazione, è linguaggio appreso da voci vicine e affettive, legato a ricordi, a letture, ad avvenimenti, fatto di raffigurazioni, espressioni personalizzate  “Le parole qui raccolte sono effetti personali, calli che hanno resistito sotto il guanto dell’italiano” e continua precisando “Il napoletano è un utensile impugnato a mano nuda. Non sta sulla punta della lingua ma nel palmo. Lo maneggio con me stesso, lo canto, mi dico versi e proverbi, lo adopero da sprone e da scoraggiamento, per una collera, per un complimento”.

Centouno vocaboli “estratti dal mio giacimento napoletano”, scrive in chiusura e relativamente all’espressione “a schiovere” che dà il titolo a tutta la raccolta “È la maniera con cui mi vengono le storie, sbucate alla rinfusa da un guizzo di ricordo. Anche le circostanze della mia stessa vita stanno sotto la sigla a schiovere, dove niente è accaduto per progetto, invece sotto impulso di avvenimenti vari. Concludo questi centouno vocaboli estratti dal mio giacimento napoletano. Ringrazio chi mi chiede di proseguire, ma rispondo che da ospite devo lasciare la tavola finché ancora gradito. Qui termina il mio vocabolario a schiovere”

Anche per me che amo i dialetti è stata una scoperta; a parte alcune espressioni che riconosco e che so interpretare, la maggior parte mi sono davvero sconosciute e celano sotto la superficie significati nascosti: oltre agli effetti personali dell’autore, c’è tutta la storia e la filosofia di vita di una terra di grande cultura che li esprime attraverso la lingua che le è propria e dove affonda le proprie radici.

E spigolando e stralciando, per far capire di quel che vi si tratta, ma senza esagerare, perché levando troppo  dal contesto se ne perde l’efficacia

A Napoli era difficile cadere in mezzo alla folla che gremiva le strade. Ci si poteva sempre appoggiare a qualcuno, e in caso di sconocchiamento, cioè di cedimento degli arti inferiori, si veniva subito sorretti. Ora in città c’è meno densità abitativa. Se uno cade si deve alzare da solo. Si uno car’, s’adda aiza’ isso sulo

Nei momenti di tensione e affanno mi esce, puntuale e pronto, il napoletano. Mi protegge.È il mio arricietto (Ndr ovvero rifugio, in tempo di guerra è una parola d’ordine.Si scappava al suono lugubre della sirena di allarme per trovare un arricietto nei rifugi antiaerei)

Un proverbio locale, di genere consolatorio, afferma: “Pure nu càucio arèto è nu pass’ annanz’”. Pure una pedata nel sedere è un passo in avanti. Chi ne ha presi molti non è tanto convinto di essere avanzato gran che, ma i detti popolari hanno spesso ragione.

Zallo fa radice per “’o ’nzallanuto”, il rimbambito. Per mia nonna era sentenza grave e peggiore insulto. Perché non si poteva essere ’nzallanuti a Napoli. Ne andava della vita stessa, oltre che della reputazione. A volte coincidono: per evitare il rischio di passare per tale, si accetta di correre un serio pericolo.

Ho incontrato la parola nella canzone “’O Guarracino”, composta nel 1700. Si racconta di un pesce che si agghinda per cercarsi una fidanzata: “Tutto pósema e steratiello, ieva facenno lo sbafantiello”. Tutto in posa e tirato/stirato a nuovo, andava facendo lo sbafantiello, che è un insieme di azzimato, vanesio, esibizionista. Il diminutivo in -iello ridimensiona la pretesa esponendo al ridicolo.

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Le regole dello Schangai

Spizzichi e bocconi

Silvano Fuso, Gaspare Polizzi,Francesco Tadini “LUCE – TEMPO – SPAZIO”

Un libro che indaga attraverso fotografia,  scienza e  filosofia cosa sono oggi Luce, Tempo e Spazio

Töpffer per Oltre Edizioni

Introduzione di Melina Scalise

Fotografie di Francesco Tadini  

Cosa sono il tempo, lo spazio e la luce oggi? Le moderne scoperte scientifiche e i nuovi stili di vita hanno cambiato il nostro modo di percepirli e gestirli. L’opera propone spunti di riflessione su questi argomenti attraverso gli scritti di Silvano Fuso, che ne affronta gli aspetti scientifici, e quelli di Gaspare Polizzi che ne indaga gli aspetti filosofici. Parole che dialogano con le fotografie di Francesco Tadini, che pratica il mosso controllato ovvero trascina la luce nello spazio nel momento dello scatto giocando sui tempi di esposizione. Un risultato che evoca un tempo retinico della visione, ovvero quello che si manifesta prima ancora dell’intervento razionale che naturalmente ricerca il conoscibile e rassicurante immobilismo della forma. Troverete dunque riflessioni e immagini, parole e figure che offrono al lettore, nel silenzio della lettura e della visione, la proposta di un ritmo al nostro pensare, un tempo. In qualche modo assecondiamo quanto auspica il filosofo Polizzi nel suo breve saggio panoramico sul pensiero filosofico legato al tema, come al cospetto del nostro tempo frettoloso oggi si abbia bisogno di “ritegno”; intendendo con questo la necessità dell’Uomo contemporaneo di “prendersi tempo” in un contesto sociale dove tutto corre in fretta. Silvano Fuso, nel suo saggio, ci fa riflettere sul “principio” biblico in cui tutto ebbe inizio portando la luce nelle tenebre. Fa notare come spazio e tempo non vengano neppure citati, come se fossero semplicemente scontati o consequenziali. Questo conferisce alla luce un ruolo primario e indispensabile; un susseguirsi di spunti che portano ad Einstein e alla sua rivoluzione del pensiero scientifico, parlandoci dell’inevitabile interazione di spazio e tempo con la materia: In parole povere la materia “dice” allo spazio-tempo come curvarsi, e la curvatura dello spazio-tempo “dice” alla materia come muoversi”.

Non deve stupirci dunque che, per questo libro, si siano scelte delle foto per accompagnare i testi sullo spazio, il tempo e la luce. La fotografia di Francesco Tadini, in particolare, ha qualcosa di nuovo perché non è solo il risultato dell’occhio, ma del corpo intero.  Il fotografo durante lo scatto si muove dall’occhio alla gamba, dal dorso al collo, dalla mano al dito. La sua fotografia è una proposta di sintesi tra il mondo che si muove nello spazio-tempo e l’uomo che lo guarda muovendosi all’interno. Ogni foto è la testimonianza dell’irripetibilità della cosa e lascia traccia solo del desiderio di “trattenerla”. Si prende gioco dell’ingovernabilità del caos che tanto ci spaventa e ce lo rende accettabile. La trama di questa fotografia è l’energia della luce, mentre l’ordito sono il tempo e lo spazio. In questi scatti ciò che è perfettamente riconoscibile nella forma si sgretola diventando luce in uno spazio sia reale che immaginato. Si rappresentano luoghi creati dalle forme che si muovono e dai loro colori che si compenetrano. Si parte dalla forma e poi si arriva alla luce o viceversa? Si parte dalla materia o dalla luce? Queste foto non hanno una direzione, non si affidano alla nostra percezione lineare del tempo. Luce e materia, nel loro dinamismo, creano nuovi spazi del visibile, sovrapposizioni, neri impenetrabili e traiettorie possibili. Diventano così luoghi dell’emozione capaci di sfiorare il limite del perdersi della forma e della sua riconoscibilità per fermarsi un attimo prima della disgregazione, della percezione del Nulla. Tutto si ferma un attimo prima del Niente preservandoci dalla paura di perderci, di annientarci. Ci lasciano esplorare il luogo del possibile ovvero dell’immaginario. A pensarci bene, cos’altro è questo luogo se non il futuro?  (Melina Scalise)

Silvano Fuso. Chimico e divulgatore, autore di molti saggi, tra cui: Chimica quotidiana (2014), Naturale=buono? (2016), Strafalcioni da Nobel (2018), L’alfabeto della materia (2019), Quando la scienza dà spettacolo (2020), Il segreto delle cose (2021), Sensi Chimici (2022), Il futuro è bio? (2022). Nel 2013 gli è stato intitolato l’asteroide 2006 TF7. Sito web: www.silvanofuso.it

Gaspare Polizzi insegna all’Università di Pisa. È presidente d’onore della sezione SFI di Firenze, membro del Comitato Scientifico del Centro Nazionale di Studi Leopardiani, membro del Consiglio Direttivo dell’Istituto Gramsci Toscano e della Società Filosofica Italiana, accademico ordinario dell’Accademia delle Arti del Disegno. Le sue ricerche si rivolgono alla storia del pensiero filosofico e scientifico moderno e contemporaneo. Collabora con l’inserto domenicale de “Il Sole 24 Ore”. Tra le sue ultime pubblicazioni: L’infinita scienza di Leopardi (con Giuseppe Mussardo, scienzaexpress 2019); Sky and Earth. Travelling with Dante Alighieri and Marco Polo (con Giuseppe Mussardo, Springer 2023); Corporeità e natura in Leopardi (Mimesis 2023).

Francesco Tadini è fotografo e regista di TV e teatro. Svolge una ricerca fotografica sul mosso e la luce. Riceve nel 2021 il premio luce Iblea dato a importanti autori italiani. Presente in collezioni private in Italia e all’estero. Espone in collettive internazionali e ha all’attivo diverse personali. Vive e lavora a Milano alla Casa Museo Spazio Tadini che ha fondato in memoria di suo padre Emilio Tadini. Sito web: http://www.francescotadini.org/

Dorothea Burato “Emilio Federico Schubert”, presentazione

Il volume è l’esito di una approfondita ricerca sulla figura dello stilista di origini napoletane attivo a Roma a partire dagli anni Quaranta.

Emilio Federico Schuberth si impone sul territorio nazionale e internazionale grazie soprattutto al sapiente uso di strategie di promozione del suo marchio attraverso il medium cinematografico e quello televisivo. Nel panorama della moda italiana, che si afferma a partire dal dopoguerra, Schuberth rappresenta una voce fuori dagli schemi: il suo atelier è stato una tappa obbligata per le dive del cinema, le soubrette del varietà e le donne più eleganti del jet set internazionale.( da Electa Editore)

Nato a Napoli nel 1904 si trasferì a Roma; dopo aver lavorato come apprendista in sartoria e modisteria nel 1940 aprì un proprio atelier.

Dorothea Burato ha ricostruito la biografia e l’attività dello stilista attraverso uno studio attento e una ricerca incentrati sul materiale che le di lui figlie hanno donato al centro Studi  e archivio della comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma.

Una figura importante quella di Schubert e nel panorama della Moda ma anche nella sfera delle comunicazioni in genere, cinema, televisione, spettacolo nei due decenni di attività.

Il testo, come si legge nella presentazione della casa Editrice Electa si compone di quattro sezioni:

“quattro macro-sezioni: la prima è dedicata alla biografia del sarto, fino ad oggi poco indagata; la seconda alla ricognizione del proficuo rapporto che Schuberth ha instaurato con il mondo del cinema in venti anni di attività, dalla partecipazione come attore in alcuni film, alla promozione del proprio marchio grazie alle più famose dive del cinema; la terza si focalizza sul lavoro di Schuberth come stilista al servizio del grande schermo; la quarta sezione è dedicata alle esperienze nell’ambito radiotelevisivo e all’uso strategico che lo stilista fa del neonato medium televisivo promuovendo le sue creazioni anche al pubblico di massa. Chiude il volume l’analisi del filmato promozionale Vedette 444, brillante analogia tra la creazione di moda e l’industria meccanica cui prende parte anche Schuberth”

Tra le donne frequentatrici dell’atelier si annoverano oltre alla bella Soraya, Bette Davis, Gloria Swanson, senza dimenticare  la Sofia nazionale e la Lollobrigida.

Dorothea Burato è Assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. Ha conseguito il dottorato di ricerca in “Scienze filologico-letterarie, storico-filosofiche e artistiche” presso l’Università di Parma con un progetto sullo stilista Emilio Schuberth e le sue relazioni con il cinema e la televisione italiana nel secondo dopoguerra. I suoi ambiti di ricerca si focalizzano sui rapporti tra moda e cinema, moda e televisione e sulla storia della critica italiana. È  journal manager della rivista accademica “Cinergie – Il cinema e le altre arti”.(da La Consulta Universitaria del Cinema)

André Van Lysebeth “ENCICLOPEDIA DELLO YOGA” 

Tutte le âsana passo passo. Hata Yoga

MURSIA

Le traduzioni italiane sono di Alberto Guidi, Barbara Mirò e Umberto Nuzzo

Illustrazioni: © Lise Herzog

André Van Lysebeth, primo maestro occidentale dell’Hatha Yoga a essersi dedicato all’insegnamento di questa disciplina per molti anni, ci apre le porte di una vera e propria arte di vivere:

• Posizioni illustrate passo passo

• Errori da evitare e modi per correggerli

• Effetti benefici e controindicazioni per ogni postura

• Esercizi per imparare a respirare correttamente: il prânayama

• Consigli quotidiani su come scegliere l’alimentazione e digerire meglio, addormentarsi più facilmente, combattere l’invecchiamento…

• Principi di meditazione e rilassamento

Tecniche yogiche dettagliate per comprendere meglio il corpo e raggiungere il benessere fisico e mentale.

-Dalla prefazione di Willy Van Lysebeth, formatore di insegnanti Scuola Van Lysebeth (Parigi) Federazione Mediterranea Yoga (Catania):

«Accogliendo un centinaio di futuri insegnanti, André Van Lysebeth sorrideva a ciascun viso, a ogni sguardo. Vedeva in ognuno di loro gli allievi a venire. Allo stesso modo incontrava le innumerevoli persone che si dedicavano alla propria realizzazione attraverso lo yoga. Papà puntava anzitutto alla salute. Con tutto sé stesso, incitava alla realizzazione dell’intelligenza del corpo, alla bellezza, alla forza della vita. Diceva che la salute è una ricerca aperta, permanente e anche un dovere. La vita si realizza, si afferma nel minimo dettaglio attraverso una varietà di esercizi, di precetti e talvolta di «piccoli trucchi». La rivista di papà («Yoga») raccoglie numerosi consigli, alcune volte prosaici consigli d’igiene dentale o oculare, come anche pratiche fondamentali che assicurino benessere e protezione contro svariati mali. La salute vissuta nella pratica quotidiana è in risonanza con la vita sentita e concepita come una proprietà dell’Universo. Ascoltiamolo: «Per quanto diverse siano le forme che la vita adotta, già incredibilmente sulla nostra Terra, come nel resto dell’universo, noi non ne siamo separati, noi ne facciamo parte. E il senso della vita cambierà, diventerà più vasto, più cosmico, più entusiasmante. Che questo possa divenire una realtà per tutti, ecco quello che vi auguro di cuore!» Nell’ottica di André Van Lysebeth, la presente opera invita, attraverso il suo contenuto e grazie a un tocco di ludica creatività, alla piena realizzazione del potenziale dell’essere

André Van Lysebeth (Bruxelles, 11 ottobre 1919 – Perpignano, 28 gennaio 2004) è stato uno dei pionieri dello yoga in Occidente. Ha scritto diverse opere sullo yoga e una sul tantra. I suoi libri sono stati tradotti in decine di lingue e hanno raggiunto, in alcuni casi, tirature di milioni di copie. Il suo insegnamento ha influenzato un’intera generazione di insegnanti di yoga. André Van Lysebeth iniziò a praticare yoga all’età di 26 anni. Dal 1949 fu allievo di Swami Sivananda, dal quale riceveva istruzioni per via epistolare. Solo nel 1963 incontrò il suo maestro di persona a Rishikesh nell’India del Nord, poco prima della morte di quegli. Sivananda gli conferì il diploma dell’Accademia ‘’Yoga Vedanta Forest”” di Rishikesh. Successivamente, con la rivista specialistica Yoga, pubblicata in lingua francese dal 1963 al 2008, si fece conoscere in Occidente. Dal 1964 studiò con SriKrishna Pattabhi Jois . Nel 1965 fondò la Società Yoga del Belgio e nel 1972, insieme a Gérard Blitz (il fondatore del Club Méditerranée), l’Unione Europea di Yoga , ramo europeo della Federazione Internazionale di Yoga. Nel 1967 percorse l’India del Sud per conoscere le tradizioni locali di yoga. Il suo primo libro J’apprends le yoga fu pubblicato nel 1968 ed è pensato per lo stile di vita occidentale. Descrive tecniche per la respirazione di base e il rilassamento. Contiene le āsana della “Serie Rishikesh” di Swami Sivananda (12 posizioni yoga di base tra cui “il saluto al sole” e le tecniche di pulizia interna. La descrizione delle āsana e delle loro varianti è meticolosa. Inoltre sono evidenziati i tanti errori in cui si può incorrere con l’auto apprendimento.  I suoi libri sono tradotti e pubblicati in italiano per Mursia.

Enrico Caneva “La flora preistorica. I giardini del Giurassico”, Töpffer edizioni (OLTRE)

Prefazione di Walter Landini

con 180 immagini a colori

Töpffer edizioni (OLTRE)

In libreria dal 15 settembre

Da centinaia di milioni di anni le piante, veri campioni di adattamento, si evolvono per adeguarsi agli effetti dei cambiamenti climatici del nostro splendido pianeta. L’esperienza pluridecennale di paesaggismo e lunghi studi sui resti fossili delle piante più antiche sono alla base della realizzazione, a Sarzana, da parte dell’autore, di un parco dedicato a queste piante così geometriche e meravigliose. Un’attenzione particolare è stata data alla flora della nostra penisola, in special modo a quella delle Alpi Apuane e dei Monti Pisani. Al lavoro di studio sui fossili è seguita la ricerca delle piante superstiti dell’epoca e la sperimentazione, di lunghi anni, per riuscire a reintrodurle correttamente nei nostri giardini. Questo libro è sì la presentazione scientifica della saga della flora al tempo dei dinosauri, ma vuole anche essere un invito a creare, ciascuno in casa propria, un piccolo angolo dedicato alle piante Giurassiche, per godere ancora della loro straordinaria bellezza. Conoscere le piante fin dall’inizio della vita terrestre, quelle brucate in un tempo lontano dai dinosauri, è stato uno dei desideri dell’autore fin da bambino. Scoprire che moltissime esistono ancora è sorprendente. Questo è il primo di una serie di libri che saranno dedicati alla flora delle diverse epoche geologiche, con schede semplici e pratiche ricche di consigli per trovarle e coltivarle senza intoppi. Una parte importante del giardino botanico di Sarzana, realizzato dall’autore, è dedicata alle piante descritte in questo libro: una lettura interessante per accompagnare il lettore nella riscoperta delle vere piante autoctone del nostro bellissimo paese.

Muoversi nell’assordante silenzio delle piante dalle origini antiche del Giardino preistorico è un po’ come perdersi nei percorsi che conducono nei meandri stratificati e poco conosciuti della storia naturale, alla ricerca del senso, se davvero questo esiste, nel divenire della vita sul nostro pianeta. Preistoria è una parola dal fascino arcano, senza tempo definito. Finisce quando comincia la Storia, poi sprofonda e si rivela, di tanto in tanto, in modo frammentario, svelando trame che si intrecciano senza soluzione di continuità. Nell’immaginario collettivo il tempo profondo della  preistoria  è la patria di animali iconici, delle strane e bizzarre creature del mare, della terra e del cielo. Le piante, in questi “scatti di natura antica” quasi mai occupano il centro della scena, più facilmente si riconoscono come elementi decorativi, indispensabili per dare profondità al paesaggio ed il giusto risalto alle presenze animate. Anche la Paleontologia, la disciplina che si occupa del passato, attraverso lo studio dei fossili, è fondamentalmente una scienza di genere, occupandosi quasi esclusivamente del divenire della vita animale. Niente di più lontano dal vero. Le piante non sono l’altra faccia degli esseri viventi. Comprendere la storia della vita ed il suo divenire sul nostro pianeta vuol dire, prima di tutto, riconoscere il posto ed il ruolo occupato dalle piante (dall’introduzione di Walter Landini)

Enrico Caneva è nato e cresciuto in Veneto. Ha lavorato in California, a Hong Kong, in Germania e Inghilterra. Si è poi trasferito stabilmente a Parigi dal 1998 dove, dopo aver conseguito nel 2010 un diploma in strategie di comunicazione internazionale alla Henley Business school, nel 2011 ha fondato la sua prima azienda dedicata alla formazione e alla sicurezza delle persone sui luoghi di lavoro e dove ha preso dimestichezza nelle formazioni presso le sue sedi internazionali a Shanghai, Singapore, Jakarta, Virginia (USA) e Sao Paolo in Brasile. Durante i suoi viaggi è nata l’opportunità di visitare innumerevoli parchi botanici e la sua passione per le piante è sfociata agli inizi del 2000 in un’attività di paesaggismo e progettazione del verde a Parigi. Dal 2018 si è trasferito in Liguria, a Sarzana (SP), e ha fondato un nuovo giardino botanico dedicato alle piante di tutto il mondo e alla formazione botanica. Attualmente sono state piantumate 15.000 piante, 2.200 specie da tutto il mondo. Un’attenzione particolare è rivolta alla didattica.

Nato a Portovenere (La Spezia) nel 1946, il professor Walter Landini è stato curatore del Museo di Geologia e Paleontologia dal 1974 al 1981. È stato professore associato dal 1983 al 2001, anno in cui è stato chiamato dall’Università di Pisa come professore ordinario di Paleontologia. Nella sua carriera il professor Walter Landini ha contribuito in maniera determinante allo sviluppo delle Scienze della Terra con i suoi studi sulla paleontologia dei vertebrati in Italia e all’estero. Ha prodotto oltre 150 pubblicazioni su riviste nazionali e internazionali di grande prestigio.

Stefano Roccio “La Natura non ha copyright”, Beisler editore

Scritto e illustrato da Stefano Roccio, finalista al PREMIO PICCOLO GALILEO*

Età: 14+

Beisler Editore

Come può un uccello aiutare nella progettazione di treni ad alta velocità? Come fa uno scarafaggio a permetterci di coltivare verdure in mezzo al deserto? Come riesce un seme a incrementare la resa delle turbine a vento? Uno straordinario viaggio in un futuro sostenibile che è già attorno a noi, ma che solo ora stiamo imparando a vedere. Una immersione tra le innovazioni che la natura ispira, con applicazioni pratiche che vanno oltre ogni nostra immaginazione: dalla medicina, all’architettura, alla robotica, fino ad arrivare a essere parte della vita di tutti i giorni.

Innovazione ispirata alla natura. Questa la definizione di biomimetica – βίος (bios), vita e μίμησις (mīmēsis), imitazione. Una disciplina innovativa che trae ispirazione dal mondo naturale, dai suoi processi e dalle sue forme, per risolvere i problemi di progettazione dell’uomo in maniera rigenerativa e sostenibile, unendo mondi che solitamente immaginiamo separati: natura e tecnologia, biologia e innovazione, forme di vita e design. Dopo 3,8 miliardi di anni di ricerca e sviluppo, ciò che non ha funzionato è ora un fossile e ciò che ci circonda è il segreto per sopravvivere. Anche noi umani facciamo parte della natura, ma siamo una specie molto giovane, ed in quanto tale, dovremmo mettere da parte la nostra arroganza di predatori, diventando allievi di chi, qui sulla Terra, c’è da molto prima e che meglio di noi sa come produrre, riutilizzare e tutelare. Le migliori idee e soluzioni, infatti, potrebbero essere già state inventate.

Stefano Roccio, nato nel 1994 e cresciuto a Cerano, un piccolo ma speciale paesino della provincia di Novara, vive attualmente ad Amsterdam dove studia e lavora. Biologo e illustratore, i suoi studi lo portano inizialmente a specializzarsi in biologia molecolare e genetica per poi cambiare ambito, trovando nel mondo della biomimetica, disciplina che studia l’innovazione ispirata dal mondo naturale, il tassello mancante per unire il suo amore per la scienza e la natura con la passione per il disegno e l’illustrazione. Collabora con diverse realtà tra cui università, aziende e fondazioni per progetti improntati sulla sostenibilità e la tutela del territorio. Il suo obbiettivo è quello di essere ricordato in futuro come una persona che ha fatto la differenza in positivo, anche per pochi, e non come qualcuno che è stato seduto a guardare. Il suo desiderio è che questo suo primo libro possa essere un punto di partenza per giovani e adulti a osservare, riflettere, creare e a non essere mai sazi di curiosità.

* La giuria scientifica del Premio Il Piccolo Galileo, il primo premio dedicato alla letteratura scientifica a misura di bambine e bambini – ha selezionato La natura non ha copyright di Stefano Roccio tra i tre finalisti per la categoria Young (libri per lettori dagli 11 ai 16 anni) con la seguente motivazione:

Un libro fuori dal comune che si distacca da quelli che sono i codici narrativi più consueti che porta l’attenzione sul concetto della natura e sulla sua osservazione. Le pagine invitano lo sguardo a indagare temi e concetti del futuro, rimettendo anche al centro il processo scientifico, l’atteggiamento, il pensiero, della scienza. Visivamente porta lo sguardo a confrontarsi con una costruzione nuova dell’immagine, producendo un effetto inedito. L’occhio si interroga: è una mano a disegnare? Un robot? L’intelligenza artificiale? Un nuovo device? Un nuovo programma?

La premiazione sarà venerdì 17 novembre a Padova, durante La Settimana della Scienza 2023

Beppe Mecconi “I proverbi della signorina Celide”, Töpffer edizioni

Prefazione di Francesco De Nicola, nota di Giuseppe Conte

Con disegni in bianco e nero dell’autore

Töpffer edizioni

Trovare le origini di un proverbio è come trovare le origini di un mito. Bisogna essere buoni raccontatori di storie, e saper scavare nel passato più favoloso e lontano. In questo libro Beppe Mecconi parte da un dato realistico: una Celide cinquantaseienne, che vive a San Terenzo – Liguria di Levante – che legge Pinocchio e Buzzati, e che incontra festosamente la gente del luogo nell’euforia della libertà ritrovata, siamo nel 1946. Celide conosce la ambiguità contraddittoria dei proverbi, simile a quella delle nostre vite. E ne indaga le fonti quasi smascherandoli, mostrandone la aleatorietà, spesso appesa al filo di una vocale o di una consonante difforme. La fantasia di Mecconi, che i lettori ben conoscono, si sfrena nei racconti e nelle illustrazioni, evocative e a tratti esilaranti. Il lettore partecipa felice a questi giochi di parole che sono anche giochi, salti, balli dell’immaginazione. E alla fine ringrazia Beppe Mecconi per tanta aerea felice grazia inventiva. (Giuseppe Conte)

C’era una volta […] nell’immediato secondo dopoguerra l’abitudine a riunirsi in dieci, venti persone nella casa di un vicino e di ascoltarlo mentre raccontava qualcosa: una storia vera o inventata. E intanto, mentre il racconto andava avanti c’era chi si commuoveva o si metteva a ridere, chi parteggiava per un personaggio e chi lo detestava e intanto qualcuno sbocconcellava o bevucchiava qualcosa; e così, intorno alla metà del secolo scorso, si passavano piacevolmente le serate insieme, ascoltato un bravo affabulatore e con il piacere di incontrarsi. […] Ora, a quel tempo che sembra lontano secoli segnato dal piacere di comunicare e di passare insieme le serate ci riconduce Beppe Mecconi, che ci porta nella cucina di una casa colorata del suggestivo borgo di San Terenzo, affacciato nel Golfo dei Poeti tra Lerici e La Spezia, e qui, stupiti e affascinati, ascoltiamo la signorina (di mezz’età) Celide. Senza dubbio questa donna ha grandi doti di affabulatrice, tanto che chi ascolta viene del tutto coinvolto dalle sue parole e non sa trattenere le sue reazioni mentre segue il racconto fantasioso e bizzarro della nascita dei più noti proverbi. La storia dei proverbi è però solo un abile pretesto per inventare racconti incredibili che mescolano le realtà più certe con le fantasie più favolose per dar vita a imprevedibili racconti [… ] E così, col pretesto di raccontare le vere e misconosciute origini di noti proverbi, Beppe Mecconi, per bocca della vivace signorina Celide, intrattiene il lettore con le più fantasiose trovate narrative, esposte con arguzia e linguaggio diretto e coinvolgente, che fanno di questo libriccino una lettura amena e inconsueta che ha anche il merito di riportarci ad un tempo  in cui la socialità era davvero il piacere indispensabile di trascorrere insieme ad altre dieci, venti persone – uomini e donne, adulti e ragazzi – una bella serata lasciando correre la fantasia…(dall’introduzione di Francesco De Nicola)

Beppe Mecconi è nato e vive nel Golfo dei Poeti. Pittore, scrittore, illustratore di libri per l’infanzia, sceneggiatore, autore e direttore di film-documentari, regista di teatro e recital musicali. Per 12 anni Presidente e Responsabile culturale del Museo paleontologico nel Castello di Lerici. Collabora con Projeto Libertade, ONG che si occupa dei disagi dell’infanzia nella favela di Vila Vintèm a Rio de Janeiro. Ha ricevuto dall’UNICEF il diploma ufficiale del Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia. Recentemente è stato insignito del titolo di Cavaliere della Repubblica italiana per meriti culturali e artistici. Tra le sue pubblicazioni ricordiamo per  Gammarò Trabastìa – Cent’anni di gente comune, 2017; Il manoscritto di Laneghè, 2020. Per Töpffer edizioni: Il polpo campanaro, (2018); La notte che mio nonno pescò Babbo Natale, (2018).  

Cees Nooteboom “Verso Santiago. Digressioni sulle strade di Spagna”, presentazione

Iperborea

Torna in libreria, in una edizione aggiornata e arricchita di mappe,

Traduzione di: Laura Pignatti

Postfazione di: Matteo Nucci

Verso Santiago, la meta ultima, ma che si sfilaccia in una serie di divagazioni, scrive infatti

Ormai il mio viaggio è una divagazione composta da tante divagazioni, e alle volte mi lascio sviare anche da queste. Forse quest’anno non arriverò a Santiago.

Una serie di viaggi compiuti in anni diversi, dal 1979 al 2001, non continuativamente anche se per periodi lunghi nello stesso anno, ma che comporta sempre quanto ebbe a sottolineare

Mi dilato con quello che assorbo, vedo e raccolgo. Non si tratta di una conoscenza superiore, ma piuttosto di una sorta di deposito alluvionale, di un accumulo di immagini, di testi, tutto ciò che dalla strada, dalla televisione, dalle conversazioni e dai giornali fluisce verso di me e poi mi rimane attaccato, o mi resta dentro.

Un raccontato che, come scrive Matteo Nucci nella post fazione, si forgia con i  “piccoli aneddoti, le impressioni, i momenti di soprassalto o di nostalgia o di dolce abbandono disseminati a ogni svolta, a ogni curva su cui l’autore spinge la sua automobile, in ogni hotel in cui finisce per passare la notte, in ogni libreria in cui cerca il volume raro” grazie anche a quel paesaggio fatto di un’ immensità di spazi vuoti, ma anche di quell’attitudine, tutta mediterranea e spagnola, del tempo dissolto che si coglie “sublime durante le ore morte del primo pomeriggio, oppure in un ristorante mentre le posate tintinnano, o in una qualsiasi domenica mattina”.

Cees Nooteboom Autore di romanzi, poesie, saggi e libri di viaggio, è ritenuto «una delle voci più alte nel coro degli scrittori contemporanei» (The New York Times), paragonato dalla critica a Borges, Calvino e Nabokov. È stato insignito di numerosi premi letterari e tradotto in più di trenta paesi. Nato all’Aia ed eterno viaggiatore, si è rivelato a soli ventidue anni con Philip e gli altri e ha raggiunto il successo internazionale con romanzi come Rituali e Il canto dell’essere e dell’apparire. Tra le sue ultime opere pubblicate da Iperborea, Avevo mille vite e ne ho preso una solaTumbasCerchi infiniti533. Il libro dei giorniVenezia. Il leone, la città e l’acqua, e la raccolta poetica Addio.( da Iperborea Autore)

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Venezia, il leone, la città e l’acqua

Addio

L’occhio del monaco

533 il libro dei giorni

Ermanno Detti “Le altre facce della guerra”

Chiaredizioni (a questo link alcune pagine e illustrazioni in anteprima)

Ragazzi 12+

ILLUSTRAZIONI B/N pagine 150, prezzo 13,90 €

Cinque racconti per descrivere cinque facce della guerra. Cinque punti di vista raramente raccontati. I principali protagonisti sono i bambini che con i loro occhi sono spettatori di grandi eventi, a volte cruenti, a volte delicati e di grande umanità, come il rapporto con gli animali, con la natura o con la protezione di un disertore nemico.

L’Autore spiega in una bella e scorrevole narrazione che la guerra non riesce ad annullare i sentimenti umani, quelli forti: i ragazzi giocano ancora, si innamorano ancora, si creano amicizie ed esempi di solidarietà. Come la Ginestra di Leopardi, che sommersa poi risorge, la vita va avanti anche sotto le bombe. Gli ultimi due racconti sono dedicati al periodo post bellico e mettono in luce che anche quando la guerra è finita le ferite che hanno profondamente sconvolto gli animi non sempre si rimarginano. L’ultimo racconto, il più duro, è la storia di una ragazza che non riesce a dimenticare un terribile torto subito e, anche a guerra finita, agisce per realizzare un suo misterioso e oscuro intento. 

Le altre facce della guerra (Chiaredizioni, pg 150, prezzo 13,90) vuole raccontare come l’animo umano reagisce di fronte alle catastrofi. Tutti i racconti sono ambientati durante o appena dopo il secondo conflitto mondiale, e il messaggio forte che dà Ermanno Detti è che anche durante le guerre più orribili, nelle situazioni più disperate, gli esseri umani reagiscono e riescono a mantenere intatti alcuni sentimenti fondamentali, con la speranza di un futuro migliore.

«In queste cinque storie di guerra sono narrate situazioni molto diverse. Da una parte come gli uomini nei conflitti armati diventino più crudeli, egoisti e cattivi, dall’altra come i grandi sentimenti umani continuino a essere forti e presenti anche durante e dopo le guerre più terribili. Nelle guerre l’essere umano esprime il peggio di se stesso. Anche la storia recente ci racconta reati orribili, come lo sterminio violento e programmato di intere comunità con l’uccisione di donne, bambini e anziani innocenti. La guerra porta disastri e distruzioni nelle cose e lacerazioni dentro di noi. Dopo una guerra le ricostruzioni sono difficili sia per le ferite inferte alle cose, sia all’animo umano, al punto che perfino a guerra finita restano rancori e desideri di vendette. Sono le grandi catastrofi della guerra. Ma proprio quando la ferocia umana tocca i livelli più bassi, ci si accorge che alcuni sentimenti più profondi e naturali non possono essere distrutti. Anzi possono nascere affetti, amicizie, legami e amori inaspettati che stupiscono per la forza e per il rischio a cui alcune persone si espongono per aiutare gli altri. È come se la cattiveria non riuscisse a vincere fino in fondo ciò che di buono c’è negli umani. Sono le altre facce della guerra. Sotto le bombe degli aerei o dell’artiglieria, c’è chi può, come in questi racconti, offrire asilo a un disertore rischiando la vita, c’è chi si preoccupa di proteggere cuccioli di animali. Possono sorgere tenerezze, amori e speranze per un futuro migliore. Dopo la guerra resta il dolore che in parte si supera guardando al futuro».

ERMANNO DETTI ha avuto una vita molto avventurosa. Nato da famiglia povera nel 1939 a Manciano (GR), al centro della Maremma toscana, è costretto a interrompere gli studi e dedicarsi al lavoro di operaio nell’agricoltura. A 19 anni si arruola in Aeronautica come volontario specialista dove resta per 10 anni, di stanza tra Roma Ciampino e il Ministero dell’Aeronautica. Nel frattempo ha ripreso gli studi, consegue prima il diploma e poi la laurea in lettere. Abbandonata la vita militare, si dedica prima all’insegnamento e poi al giornalismo. Inizia la sua collaborazione alla rivista “Riforma della Scuola”, diretta da Lucio Lombardo Radice, Carlo Bernardini e Alberto Oliviero, poi da Tullio De Mauro e da Franco Frabboni. Nel 1990 ne diviene Capo Redattore. Negli anni Settanta inizia anche una collaborazione con La Nuova Italia Editrice come autore, come redattore di riviste e come consulente. Produce in quegli anni libri scolastici di Educazione Civica, di Storia per la scuola media, di antologie, di libri di lettura per le elementari. Scrive saggi e romanzi per ragazzi più volte premiati e ristampati. Collabora con quotidiani e riviste. È consulente e partecipa alla stesura della Enciclopedia Treccani per ragazzi. Diviene direttore editoriale della Edizioni conoscenza e, nel 1999, fonda e dirige fino ad oggi la rivista “Pepeverde”, trimestrale che si occupa di letteratura e critica per ragazzi. Viene chiamato come professore a contratto a insegnare Storia dell’Illustrazione all’Istituto Europeo del Design, all’università di Roma3, alla Libera Università di Bolzano. Fra le sue pubblicazioni si ricordano i suoi numerosi romanzi e il saggio Il piacere di leggere, più volte ristampato. Vincitore e finalista di numerosi premi letterari.