
Prefazione di Corrado Occhipinti Confalonieri
Mursia
In libreria dal 30 ottobre
«Pare che amasse passeggiare a lungo lontano dalla città, in luoghi degni dei Canti di Ossian, laddove “la notte e ’l dì per me son uno”. Votata alle cospirazioni e alle trame avventurose e segrete, portava sempre con sé un pugnale, celato tra calze e giarrettiera.»
Romantica, colta e raffinata, la contessa Maria Gambarana Frecavalli è stata una grande protagonista del primo Risorgimento. Di antico casato pavese, fu l’unica donna a essere inquisita dagli austriaci nel processo per i moti liberali del 1821. Secondo le rare fonti su di lei, «ebbe l’ardire di passare disinvolta il confine», per portare fra le trecce dei capelli i messaggi segreti dei carbonari lombardi che esortavano i rivoluzionari del Piemonte «a varcare il Ticino».
Ritenuta la principale esponente della setta patriottica delle Giardiniere, amica di Bianca Milesi, di Matilde Viscontini Dembowski, amata da Stendhal, e di Teresa Casati Confalonieri, morì giovane e in povertà mentre stava organizzando la fuga di Federico Confalonieri dalla prigione dello Spielberg.
Nata a Pavia nel 1789 e vissuta tra i salotti aristocratici di Milano, le dimore di Crema e le terre di Tromello in Lomellina, la contessa Maria Gambarana Frecavalli fu molto più di una raffinata cultrice delle lettere e delle arti. Sotto l’apparenza della damina di rango, la contessa celava un animo fieramente romantico e ribelle, votato anima e corpo alla causa dell’indipendenza nazionale dall’Impero d’Austria. Membro di spicco della società segreta delle “Giardiniere”, Maria fu protagonista assoluta dei moti del 1821. A cavallo o in carrozza, sfidando le intemperie e i controlli delle guardie di frontiera, sfrecciava tra la Lombardia e il Piemonte trasportando messaggi cifrati e documenti politici nascosti tra le sue folte trecce di capelli. Arrestata e interrogata nell’inverno del 1822 dal temuto giudice istruttore Antonio Salvotti, seppe difendere i compagni con coraggio e intelligenza ferrea, resistendo a pressioni e minacce senza mai cedere.
Negli anni bui che seguirono la condanna di Federico Confalonieri, la contessa Frecavalli non si arrese: incurante delle precarie condizioni di salute e del dissesto economico in cui versava, ideò e diresse in prima persona l’audace piano clandestino per far evadere il conte Confalonieri dalla cupa fortezza boema dello Spielberg.
Un’impresa eroica e disperata, spezzata prematuramente dalla sua scomparsa, avvenuta a Tromello nel gennaio del 1827 a soli trentotto anni.
Con uno stile rigoroso e narrativo, Massimo Novelli ricompone i frammenti sparsi di un mosaico biografico straordinario, attingendo ad archivi inediti, carteggi segreti e verbali di polizia. Ne emerge il ritratto vibrante di una donna moderna, fiera e appassionata, che seppe anteporre la libertà della patria a ogni interesse personale, pagando il prezzo di un ingiusto oblio dal quale oggi la Storia la riscatta.
Massimo Novelli, torinese, scrittore e giornalista, ha lavorato a «L’Ora», «Il mondo», «la Repubblica», e scrive adesso per «il Fatto Quotidiano». È autore di vari libri di storia. Con Mursia ha pubblicato La comunista che amava il tango. Cristina Casati Stampa di Soncino (2024).