Roberto Mussapi “Tusitàla. Vita di Robert Louis Stevenson”, Bibliotheka

ROBERTO MUSSAPI RACCONTA LA VITA DI STEVENSON, AUTORE DELL’ISOLA DEL TESORO E DELLO STRANO CASO DEL DOTTOR JEKYLL E DEL SIGNOR HYDE

Copertina della biografia di Stevenson diRoberto Mussapi "Tusitàla. Vita di Robert Louis Stevenson", Bibliotheka

Dopo quasi vent’anni torna in libreria “Tusitàla”, biografia dello scrittore scozzese che ha trasformato l’avventura in narrazione

Bibliotheka

Dal 24 luglio

Una sera il grande scrittore Robert Louis Stevenson lesse al re hawaiano Kalakava una fosca ballata ispirata a leggende scozzesi. La gente di Samoa vide in lui un cantore di storie universali e lo ribattezzò Tusitàla, colui che racconta, il narratore. E si intitola proprio Tusitàla. Vita di Robert Louis Stevenson la biografia firmata dal poeta e drammaturgo Roberto Mussapi.

La vita di Stevenson prende forma, come in una serie di sequenze filmiche, in un magico gioco di apparizioni e dissolvenze: l’infanzia nella confortevole casa di famiglia avvolta dalle nebbie edimburghesi, i giochi avventurosi di pirati ed esploratori, la giovinezza nei pub, la scelta ardita di essere scrittore.

In modo precoce e consapevole, la scrittura diverrà per Stevenson, a dispetto di ogni consorteria letteraria, sinonimo di avventura. Il prodigioso talento si voterà a storie omeriche assolute, L’isola del tesoro, Lo strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde, La freccia nera, Il ragazzo rapito. E poi i mari del Sud, l’incanto delle isole e delle albe primordiali, il miraggio dei colori, serrando sempre nel cuore le nebbie di Edimburgo, il cielo del padre costruttore di fari e la memoria di Cummy, la nutrice, voce cullante che lo aveva iniziato ai segreti del ritmo e alla magia della musica celata nelle parole.

INCIPIT.

Devonia: un nome ideale per una nave. Scivoloso, liquido. Ma anche un nome da città, una città lontana, quasi generata dal ricordo, dal desiderio evocativo del nome. E come una città la vide Robert Louis Stevenson, in mezzo al fiume Clyde, all’ancoraggio Tail of the Bank. La bandiera sventolava sulla muraglia di parapetti, sulla strada che si sno­dava tra piccoli castelli bianchi, su quella imponente foresta di alberi e pennoni, più grande di una cattedrale, e traforata da vicoli e passaggi. Tra poco quella città emersa dalle correnti avrebbe rice­vuto i suoi temporanei abitanti, e sarebbe divenuta più popo­losa delle innumerevoli nuove cittadine che stavano sorgendo nella terra oltre Atlantico dove era diretta. E in breve la folla di inglesi e scandinavi di ogni età, che aveva disceso il corso del fiume fino all’estuario, sempre più muta e tetra man mano che il clima si irrigidiva, occupò la città volta verso occidente, la grande, turbinosa e subito for­micolante Devonia.

Roberto Mussapi, poeta e drammaturgo, è anche autore di saggi, opere narrative e traduzioni da autori classici e contemporanei.  La sua opera poetica è stata raccolta nel volume Le poesie, a cura di Francesco Napoli, prefazione di Wole Soyinka, saggio introduttivo di Yves Bonnefoy, (Ponte alle Grazie, 2014).  Tra i volumi recenti di poesia, La piuma del Simorgh, (Mondadori, 2016), I nomi e le voci. Monologhi in versi (Mondadori 2020), Lirici greci, introduzione di Giulio Guidorizzi (Ponte alle Grazie, 2021), Women in love (Algra Editore, 2026). Tra le opere in prosa, Il sogno della Luna (Ponte alle Grazie, 2019), Villon (teatro, La Collana, 2019), Magia (Vallecchi, 2022), La voce del mare (Marietti 1820, 2022).  Recente La clessidra di Bambù, versione di Li Po, edita nel 2025 da Bibliotheka.

Patrizia Gucci “La vera storia di una dinastia di successo raccontata da una Gucci doc”, Ali Ribelli Edizioni

Copertina della biografia memoir di Patrizia Gucci ""La vera storia di una dinastia di successo raccontata da una Gucci doc"Ali Ribelli Edizioni

Ali Ribelli Edizioni

 Patrizia Gucci, discendente diretta della celebre dinastia che ha rivoluzionato il mondo del lusso, attraverso queste pagine offre uno sguardo autentico e personale su una delle famiglie italiane più iconiche, intrecciando memorie familiari, retroscena inediti e incontri con personalità di fama internazionale. Non si tratta solo della storia di un brand, ma di un vero racconto umano fatto di ambizione, creatività e passaggi cruciali che hanno segnato un’epoca.

Dalla fondazione dell’azienda da parte del bisnonno Guccio alla storia d’amore dei genitori Paolo e Yvonne, ai lunghi anni di lavoro a Firenze e all’estero, Patrizia Gucci ripercorre le tappe del successo di una delle maggiori dinastie dell’imprenditoria italiana.
Ricordi personali si affiancano al racconto della creazione dei modelli divenuti poi oggetti di culto in tutto il mondo. Non mancano i momenti dolorosi, come la tragica scomparsa del cugino Maurizio, e infine i contrasti che porteranno alla vendita dell’azienda.
Per la prima volta una Gucci rievoca in prima persona la vera storia della famiglia che ha dato vita a uno dei marchi italiani internazionalmente più noti, sinonimo di intramontabile eleganza. E, raccontando, si toglie anche qualche sassolino dalla scarpa…

Patrizia Gucci Pronipote di Aldo Gucci e figlia di Paolo Gucci, rappresenta la quarta generazione della celebre famiglia fiorentina. Ha iniziato la sua carriera come responsabile delle pubbliche relazioni internazionali per l’azienda di famiglia Gucci e in seguito ha lavorato anche come designer per la stessa azienda. Durante questo periodo, ha dimostrato di possedere molteplici competenze. Ha aperto con successo 13 negozi Gucci in tutto il mondo per rappresentare la famiglia e ha organizzato conferenze per promuovere l’immagine del marchio Gucci a livello globale. Nel 1969 ha intrapreso la carriera di designer indipendente, progettando una collezione di mobili in pelle. Il suo libro “Gucci: Una dinastia di successo raccontata da una vera Gucci” è la vera storia dell’iconico marchio italiano.

Patrizia Gucci, great-granddaughter of Aldo Gucci and daughter of Paolo Gucci, represents the fourth generation of the well-known Florentine family. She began her career working as the International Public Relations representative for the Gucci family business and later also worked as a designer for the company. During this period, she revealed herself to be skilled in many disciplines. She successfully opened 13 Gucci shops worldwide to present the family and organized conferences to promote the image of the Gucci name in the word. In 1969 she started to work as an independent designer, designing a collection of leather furniture. Her book Gucci: A successful dynasty as recounted by a real Gucci is the real story of the iconic Italian brand.

Giosuè Calaciura “L’ammiraglio”, Sellerio

Il romanzo di Giosuè Calaciura sulla figura di Colombo, selezionato per l’assegnazione del Premio dei Lettori Lucca-Roma 2026, XXIX edizione


Appuntamento con l’autore martedì 26 maggio 2026 alla Libreria Feltrinelli di Lucca

Copertina del romanzo di Giosuè Calaciura “L’ammiraglio”, Sellerio Editore

Storia di un viaggio, di una visione, di un sogno, di un incubo che proietta la sua ombra fino a oggi. Il romanzo di Giosuè Calaciura, “L’ammiraglio”,racconta Cristoforo Colombo, il marinaio che ha cambiato il mondo. È stato selezionato dalla Società Lucchese dei Lettori – Amici di Francesca Duranti per la 39sima edizione del Premio dei Lettori Lucca-Roma, realizzato grazie al sostegno della Fondazione della Cassa di Risparmio di Lucca e della Fondazione Banca del Monte di Lucca.

L’autore incontrerà il pubblico, per parlare dell’opera, martedì 26 maggio 2026 alle 18 alla libreria Feltrinelli di Lucca, introdotto da Marco G. Ciaurro.

Il nuovo romanzo di Giosuè Calaciura ha al centro Cristoforo Colombo, l’Ammiraglio, una figura storica colossale e discussa, un eroe dell’esplorazione e l’iniziatore dell’oppressione coloniale, il portatore della civiltà occidentale nelle Americhe e al tempo stesso colui che avvia un genocidio, sancendo l’imperialismo, il razzismo e la soppressione culturale.

L’autore. Giosuè Calaciura (Palermo, 1960), giornalista, collabora con Rai Radio 3, scrive per quotidiani e riviste. Tradotti all’estero, ha pubblicato i romanzi: Sgobbo, Premio Selezione Campiello (2002), La figlia perduta. La favola dello slum (2005), Urbi et Orbi (2006), La penitenza (2016), e il saggio Pantelleria, l’ultima isola (2016). Con questa casa editrice Bambini e altri animali (2013), Borgo Vecchio (2017), Il tram di Natale (2018), Io sono Gesù (2021), Malacarne (2022) e Una notte (2022).

Il libro è in vendita alla libreria Feltrinelli e alla libreria Fuori Porta di Lucca.

Il Premio dei Lettori è un premio letterario istituito a Lucca nel 1988 dalla Società Lucchese dei Lettori, fondato da Francesca Duranti e Antonio Dini, e destinato alla migliore opera di narrativa presentata nel corso dell’anno sociale nell’ambito delle iniziative dell’associazione. Le attività dell’associazione sono aperti a tutti e l’ingresso è libero.

Cecil Beaton “Molto dipendeva dal futuro. Diari 1922 – 1974”, presentazione

Copertina della raccolta dei Diari a cura di Laura Grandi del fotografo e costumista Sir Cecil Beaton

Neri Pozza

a cura di Laura Grandi

[…] debuttò da Vogue nel 1927 ad appena 23 anni, diventando il principale collaboratore della rivista con splendidi scatti ma anche disegni e caricature, osservazioni sulla vita dell’alta società e sui costumi contemporanei. (da Virginia Ricci io Donna, Il Corriere)

Fotografo di regine e dive, ha immortalato l’incoronazione di Elisabetta e l’ha ritratta, mentre Greta Garbo, come lui stesso ammette nei suoi scritti, era un’ossessione; solo per citare alcuni personaggi e protagonisti di un’epoca, proprio perché ha conosciuto tutti e li ha fotografati, costruendo con i suoi scritti e i suoi scatti la propria storia e il secolo in cui è vissuto: dagli Anni Venti, attraversando  le guerre e, dal 1939 al 1945, come fotografo ufficiale del ministero dell’Informazione britannico,  fino alla vecchiaia attraverso le varie manifestazioni della sua creatività come disegnatore di costumi e scenografie per il teatro e per il cinema.
Tutto documentato nella raccolta dei suoi diari dal 1922 al 1974, allestiti e tradotti da Laura Grandi per Neri Pozza.
Molto dipendeva dal futuro ne è la selezione dall’edizione originale dei Diari apparsa fra il 1961 e il 1978. Da quegli scritti Laura Grandi ha ricostruito l’autobiografia di Sir Cecil Beaton: le amicizie, i viaggi, gli incontri, le avventure e con esse lo spirito di un periodo travagliato e ricco di personaggi impareggiabili come Picasso da lui fotografato e Gide e Truman Capote etanti tanti altri

Sir Cecil Beaton nasce nel quartiere londinese di Hampstead nel 1904 da una famiglia di classe media. Fin da bambino riceve i primi rudimenti di fotografia dalla sua nanny e si appassiona all’arte. Dopo gli studi di architettura a Cambridge, si dedica professionalmente alla fotografia e a soli 23 anni viene assunto da Vogue: è l’inizio della longeva collaborazione con Condé Nast. Dal 1939 al 1945 è il fotografo ufficiale del ministero dell’Informazione britannico e copre i fronti di guerra. Inizia poi a disegnare costumi e scenografie per il teatro e per il cinema. Vince l’Oscar per il film Gigi (1958, costumi) e per My Fair Lady (1964, costumi e scenografia). Chiamato a Buckingham Palace dalla regina madre, inaugura la sua carriera di fotografo dei reali: i suoi scatti cambieranno per sempre il volto della Corona inglese. Muore nel 1980, a 76 anni, nella sua casa a Broadchalke, nel Wiltshire. Alla sua figura sono stati dedicati documentari e compare come personaggio in film famosi e serie tv, tra cui Su e giù per le scale e The Crown.

Paola Di Giuseppe “L’erba è verde”. Viaggi e approdi di Goffredo Parise. , CN (OLIGO)

Una nuova monografia per i quarant’anni dalla scomparsa

Copertina del saggio di Paola Di Giuseppe su Goffredo Parise a quarant'anni dalla morte. CN (OLIGO Editore

Prefazione di Gabriele Civello

CN  (OLIGO)

Dal 27 marzo

In occasione dei quarant’anni dalla morte di Goffredo Parise, questo libro ne ripercorre non solo la vita, ma soprattutto i numerosi viaggi per il mondo. Inoltre scopriremo Parise sceneggiatore per il cinema e ne rivivremo il ricordo tramite alcune testimonianze di amici con cui visse negli ultimi anni prima della fine.

«Girarono nella campagna e lungo un fiume tra la boscaglia, per due ore. Parlarono, soprattutto lei, con molta intelligenza e candore, come nelle favole, e con un linguaggio elementare e purissimo. Quando si addentrarono nella boscaglia dove lei volle provare l’abito tirolese, così vestita disse: “Oh, che bosco nero”, e lo prese per mano; quando uscirono indicò il frumento basso nei campi e disse: “L’erba è gia verde”. Anche il suo volto rotondo e roseo, con i grandi occhi celesti spalancati e la bocca rotonda e rosa erano elementari e purissimi e l’uomo la baciò: come allora lei stette immobile con gli occhi aperti a guardarlo». Troviamo queste parole nel capitolo Cuore di Sillabari, l’opera considerata come la più celebre e rappresentativa del genio di Goffredo Parise, sebbene la sua produzione sia così vasta e variegata da contemplare molti altri capolavori. Il libro di Paola Di Giuseppe non a caso prende a nome la minuscola frase L’erba e verde, simbolo dello stupore quasi tautologico e un po’ naif che accompagna molti personaggi – in gran parte autobiografici – di Parise. Se l’opera narrativa dell’autore vicentino rappresenta il terreno di elezione della più diffusa critica letteraria, il testo “L’erba è verde” si concentra sul volto meno noto e meno decantato della sua produzione: i racconti di viaggio. (dalla Prefazione)

PAOLA DI GIUSEPPE, docente di Greco e Latino, si occupa di critica cinematografica per testate online e cura un sito web personale in cui raccoglie recensioni di film in uscita e repertori integrali di cinema internazionale. Ha collaborato alla rubrica femminile Lilith e le altre della rivista “Finnegans” e ha coordinato la sezione letteraria di due edizioni, 1997 e 1998, di Finestre sul Novecento, rassegna di letteratura, musica, filosofia e arte di Treviso. Nel 2024 la casa editrice Besa Muci ha pubblicato il suo saggio, scritto con Gabriele Civello, L’ultimo custode della metamorfosi. Elias Canetti a Vienna.

Lucca celebra il “suo” Scarpia: a Palazzo Ducale la presentazione del libro dedicato al baritono Guido Malfatti

Sabato 28 marzo alle ore 11, la rassegna Pila di Libri ospita il volume di Sirio Del Grande e Fabrizio Malfatti nella sala Antica Armeria della Provincia di Lucca.
Un viaggio tra documenti inediti e ricordi intimi per riscoprire un protagonista della lirica mondiale, Commendatore della Repubblica e orgoglio lucchese.

LUCCA, 17 marzo 2026 – Un artista capace di calcare i palcoscenici più prestigiosi senza mai recidere il cordone ombelicale con la sua terra d’origine. È la figura di Guido Malfatti (1919-2015) la protagonista dell’evento in programma sabato 28 marzo 2026, alle ore 11, nella Sala Antica Armeria di Palazzo Ducale.
​L’occasione è la presentazione del volume “Ed or fra noi parliam da buoni amici – Guido Malfatti, orgoglio lucchese. Un grande baritono cittadino del mondo”, scritto a quattro mani dal giornalista Sirio Del Grande e da Fabrizio Malfatti, figlio dell’artista, ed edito da Tralerighe Libri. L’incontro, moderato da Sara Vannelli, è organizzato dal Circolo della Stampa di Lucca nella rassegna “Pila di Libri”, in collaborazione con la Provincia di Lucca.

Copertina della biografia di Guido Malfatti, baritono lucchese, "ED or fra noi parliam da buoni amici" di Sirio del grabde e Fabrizio malfatti, Tralerighelibrio Editore,

​Un archivio di vita e di musica
Il libro non è solo una cronaca biografica, ma un atto d’amore e di recupero storico. Attraverso documenti gelosamente custoditi dalla famiglia, recensioni dell’epoca e testimonianze intime, gli autori ricostruiscono una carriera straordinaria che ha attraversato cinquant’anni di storia della lirica.

“L’obiettivo” – spiegano gli autori – “è restituire a Guido Malfatti il posto che merita nella memoria collettiva dei suoi concittadini e del panorama operistico italiano. La sua vita è lo specchio di una comunità artistica che ha plasmato la musica moderna”.

​Dal diploma in odontotecnica ai trionfi internazionali
La parabola di Malfatti è una storia di resilienza e destino. Rimasto orfano a soli 14 anni, dopo le peripezie della Seconda Guerra Mondiale e un inizio carriera come odontotecnico, trovò nella musica la sua vera voce. Allievo dell’Istituto Boccherini, la svolta arrivò a metà degli anni ’50 con la vittoria del concorso pucciniano a Lucca. Da quel momento, Malfatti ha collezionato numeri da record: ​113 ruoli interpretati in 68 opere diverse; oltre 420 recite nei panni di Scarpia in Tosca, il suo ruolo iconico; collaborazioni con i massimi teatri e in particolare con il “Massimo” di Palermo, sua città d’adozione professionale.
​Un’eredità istituzionale
Il valore artistico di Malfatti è testimoniato anche dalle massime onorificenze ricevute dallo Stato: nominato Cavaliere nel 1975, divenne poi Ufficiale e infine Commendatore della Repubblica Italiana nel 1983, su nomina del Presidente Sandro Pertini. Il libro esplora non solo l’artista, ma l’uomo che, pur vivendo a Palermo o girando l’Europa, tornava sempre nella “sua” Lucca, portando nel mondo lo spirito e la professionalità della scuola musicale lucchese.

L’ingresso all’evento del 28 marzo in Provincia è libero fino a esaurimento posti. 

Rebecca Solnit “Fiume d’ombre”, presentazione

Titolo originale “River of Shadows: Eadweard Muybridge and the Technological Wild West”,( “Fiume d’ombre: Eadweard Muybridge e il selvaggio West tecnologico”

Traduzione di Mariella Milan

61 immagini b/n

“[…]Rebecca Solnit compone un affresco che, come i grandi panorami urbani per cui Muybridge era famoso, intreccia diversi tempi e prospettive in un’unica visione, con uno sguardo che, partendo da un cavallo, ripercorre la corsa all’oro, si addentra nel mondo spezzato dei nativi americani e arriva fino a Hollywood e alla Silicon Valley”( da Johan & Levi ).

Nel 1872 la fotografia, che ha già fatto la sua comparsa ufficiale da circa trent’anni, ha segnato la sua rivoluzione aprendo un modo diverso di percepire lo spazio e il tempo: ferma il tempo in un istante ed esplora spazi che cambiano o che sfuggono ad uno sguardo veloce. In questo testo che non è solo una biografia, si scopre insieme al protagonista, Eadweard Muybridge, geniale fotografo di paesaggi e instancabile sperimentatore nel rendere visibile ciò che gli occhi non riescono a isolare ovvero il movimento, l’America che cambia e la modernità, come scrive Tiziana Lo Porto nella sua presentazione del volume che apre:

“Nel 1872, un magnate della ferrovia chiede a un fotografo di dimostrare se un cavallo, durante la corsa, stacca mai tutte e quattro le zampe da terra. Il fotografo si chiama Eadweard Muybridge, ha cambiato nome, continente e destino, e risponde con una sequenza di immagini che non solo risolve la scommessa, ma inaugura la fotografia del movimento, anticipa il cinema e altera per sempre la percezione del tempo. È da qui che Rebecca Soltit parte per raccontare opere e vita di Muybridge, nato Edward James Muggeridge (da Il Venerdì La Repubblica 2 gennaio 2026)

E aggiunge concludendo:

“E Muybridge diventa il punto di fuga da cui si dirama la modernità: la ferrovia, il telegrafo, la fotografia, la Silicon Valley. Ma anche la violenza coloniale, la cancellazione dei nativi, la privatizzazione dello spazio e del tempo”.

Il volume River of Shadows è stato premiato con il National Book Critics Circle Award(2003)

Rebecca Solnit Scrittrice californiana, giornalista, storica, ambientalista, femminista e critica d’arte, ha pubblicato oltre venti libri sui temi più vari: ambiente, arte, politica, letteratura ed esperienze di viaggio. Tra i suoi titoli più celebri tradotti in italiano: Gli uomini mi spiegano le cose (2017); Storia del camminare (2018); Chiamare le cose con il loro nome (2019); Ricordi della mia inesistenza (2021). I suoi scritti sono apparsi su Harper’s Magazine e The Guardian. Vincitrice di numerosi premi, è una delle intellettuali americane più rispettate.(da Johan & Levi Editori, Autore)

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Brevi note biografiche

Muybridge nacque nel 1830 a Kingston upon Thames, in Inghilterra. Battezzato Edward James Muggeridge, cambiò il cognome prima in Muygridge, infine in Muybridge.  A vent’anni, nel 1850, Muybridge emigrò negli USA. Fu prima a New York come libraio, poi con la stessa attività a San Francisco. Tornato temporaneamente in Inghilterra prese confidenza con la nascente tecnica della fotografia e di nuovo in California nel 1867, applicò le nuove conoscenze alla realizzazione di foto di paesaggio, creando notevoli immagini del Parco nazionale di Yosemitee di San Francisco. Nel1872 l’oligarca delle ferrovie e governatore della California Leland Stanford chiese a Muybridge di confermare una sua ipotesi, ovvero che durante il galoppo di un cavallo esiste un istante in cui tutte le zampe sono sollevate da terra. Muybridge, grazie al finanziamento del magnate, iniziò a sperimentare con otturatori elettrici ed emulsioni fotosensibili che richiedessero tempi d’esposizione meno lunghi. I primi risultati furono incoraggianti. Nel 1882 Muybridge ruppe con Stanford che, probabilmente considerandolo solo uno dei suoi tanti impiegati, aveva pubblicato un libro sul moto del cavallo, usando molte foto del suo protetto senza citarlo. Ciò ebbe l’esito paradossale di far accusare di plagio Muybridge, che intentò causa al magnate ma, prevedibilmente, perse. Eadweard si trasferì quindi a Philadelphia dove, grazie all’appoggio garantitogli da Thomas Eakins, e ai finanziamenti dell’Università della Pennsylvania e della “Pennsylvania Academy of the Fine Arts”, poté proseguire le sue ricerche. Muybridge condusse molte ricerche per migliorare la cattura del movimento nella fotografia. Nel 1880progettò lo zoopraxiscopio, uno strumento del tipo della lanterna magicae simile allo zootropio, che proiettava immagini in rapida sequenza, permettendone la visione a più persone contemporaneamente. Nasceva così il «cinematografo.(liberamente tratte da Wikipedia) 

Chiara Montani “Il destino di Sofonisba”, presentazione

«Vedete, Sofonisba, se foste nata uomo, avrei fatto di tutto per avervi nella mia bottega… correndo anche il rischio che la vostra luce finisse per mettermi in ombra. Voi non avete realmente bisogno di me, né di nessun altro. Il dono che possedete è da sempre dentro di voi come una rara gemma, grezza ma già perfetta».

Chiara Montani dipinge l’esistenza straordinaria di Sofonisba Anguissola: un romanzo che, pennellata dopo pennellata, prende vita come un quadro davanti ai nostri occhi, rivelando la storia di un talento che ha sfidato il destino e trasformato la vita in arte».(da Neri Pozza)

Sofonisba Anguissola nasce a Cremona nel 1532 e, sfidando le restrizioni dell’epoca nei confronti delle aspirazioni femminili, si afferma artista anche fuori dal territorio natale: a Milano e nella Spagna degli Asburgo.
Un talento naturale che il padre Amilcare non volle ostacolare favorendone la formazione, anche se fuori dalle botteghe artigiane, e permettendo che la giovane fermasse sulla tela con la sua arte emozioni e i moti dell’anima di coloro che ritraeva. Se ogni affermazione di sé, sfidando le convenzioni, ha un prezzo, la giovane Sofonisba lo pagò rinunciando all’amore e sposando, in un matrimonio di convenienza, colui che Filippo II di Spagna le imporrà. Eppure sarà la sua stessa arte a esserle di sostegno, rifugio e resistenza.
In occasione dei quattrocento anni dalla morte, avvenuta nel novembre del 1625, Chiara Montani ne presenta il ‘destino’ di donna e di artista

Chiara Montani è nata a Milano. Dopo la laurea in Architettura ha lavorato nel mondo del design e della grafica. È specializzata in arteterapia e ama dedicarsi all’arte, soggetto principale anche delle sue opere letterarie. Con Garzanti ha pubblicato una trilogia (Il mistero della pittrice ribelle, La ritrattista, L’artista e il signore di Urbino) ed Enigma Tiziano. È autrice inoltre di Ciò che una donna può fare (UTET), storia dell’arte al femminile. I suoi libri sono tradotti in francese e in spagnolo. 

Maurizio Zaccaro “Bellissima dea.La storia di Clara Calamai”, Vallecchi

Dal successo travolgente di Ossessione all’ombra del silenzio: la parabola di un mito.

«Clara Calamai fu una vera e propria invenzione di Visconti. Credo non ci fosse allora nel cinema italiano una figura femminile che avesse la possibilità di diventare sullo schermo sesso e simbolo come fece Clara.»  Giuseppe De Santis

Prefazione di Emanuela Martini

Vallecchi

Dal 5 dicembre 2025

Clara Calamai è stata il primo scandalo del cinema italiano. Bellissima, sensuale, altera come una diva francese, nel 1942 osò ciò che nessuna attrice aveva mai fatto prima: apparire a seno nudo ne La cena delle beffe, sca­tenando lo scandalo e la fascinazione di un intero Paese sotto dittatura. Un anno dopo, con Ossessione di Luchino Viscon­ti, rinunciò agli abiti eleganti e al trucco, prestando il volto e il corpo a Giovanna, la bottegaia frustrata che inaugurò il ne­orealismo. Da quel momento divenne il simbolo di una generazione: l’immagine che i soldati italiani portavano al fronte nel portafogli, la donna proibita che incarnava il desiderio e il peccato. Ma Clara Calamai non fu solo la diva con­turbante degli anni Quaranta. Fu anche una donna inquieta, fragile, piena di pas­sioni e paure, che scelse a un certo punto di abbandonare le luci del set per insegui­re affetti e normalità. Un ritiro improvviso che la rese ancora più leggendaria, come una Greta Garbo italiana. Poi, quando sembrava ormai dimenticata, la chiamata inattesa: Dario Argento la volle in Profon­do rosso, restituendole una nuova, inquie­tante immortalità. Bellissima dea è il romanzo di una diva che bruciò di scandalo e desiderio, e che pagò con il silenzio e l’ombra il prezzo della sua unicità.

Scrive l’Autore nella Postfazione: 

Ci sono voluti più di due anni per completare questo libro ma devo dire che sono stati ben spesi, alternando la scrittura alla ricerca delle fonti, alla visione dei suoi innumerevoli film, almeno quelli che ancora si trovano (altri purtroppo sono considerati perduti come “L’adultera” – 1946 – di Duilio Coletti , “Pietro Micca” – 1938 – di Aldo Vergano, o difficilmente reperibili come “Amanti senza amore” – 1948 – di Gianni Franciolini) e soprattutto agli incontri con chi Clara Calamai l’ha conosciuta e frequentata per motivi familiari o professionali. Ora che questa straordinaria macchina del tempo si è fermata e il lavoro è compiuto posso dire che Clara mi mancherà parecchio. Restano queste pagine, è vero, resta la sua voce sottile nella mia memoria, il suo sguardo “orientale”, la sua eleganza “francese” e infine restano le sue parole, a volte allegre, altre velate da una malinconia insanabile: “L’ho sempre presa sbagliata questa vita mia. Ho sempre pensato che non si può essere felici, con il padre e la madre che devono morire, con tutti questi animali che devono essere uccisi, con tutto questo dolore che si vede nel mondo.”

Maurizio Zaccaro è regista e sceneggiatore. Fra i suoi film ricordiamo Dove comincia la notte (1991), David di Donatello come miglior regista esordiente, L’Articolo 2 (1993), premio Solinas per la sceneggiatura, Il carniere Un uomo perbene, Nour (2019). Dal 2000 a oggi ha diretto inoltre numerosi docu­mentari, sceneggiati e film per RaiUno e Mediaset, fra i quali Fernanda. Ha pubblicato Bleu (Maggioli, 2017), La scelta. L’amicizia, il cinema, gli anni con Ermanno Olmi (Vallecchi, 2020) e Sotto il sole. Racconti di uomini animali e ombre (Vallecchi, 2022).

Sergio Ferdinandi “Carlo I d’Angiò. Il sogno di un impero mediterraneo”, Graphe.it

In occasione della ricorrenza dei 2500 anni dalla fondazione dell’antica Neapolis nel 475 a.C., la collana I Condottieri contribuisce alle iniziative commemorative celebrando la figura storica di Carlo I d’Angiò che, a partire dal 1266, conferì a Napoli il ruolo di grande capitale mediterranea.

Collana I Condottieri

Graphe.it

Dal 26 ottobre in libreria


 Crociato, re, stratega: Carlo d’Angiò fece di Napoli una capitale e cambiò il destino del Mediterraneo

Figura chiave della storia medievale, Carlo I d’Angiò fu recrociato protagonista della politica mediterranea del XIII secolo. Dopo le vittorie su Manfredi e Corradino, trasformò Napoli in capitale del regno e sognò un impero mediterraneo, infranto però dai Vespri siciliani.
Questa biografia ne ricostruisce l’ascesa e l’eredità, in concomitanza con i 2500 anni dalla fondazione di Neapolis, a cui il Nostro conferì il ruolo di grande capitale mediterranea.

SERGIO FERDINANDI (Sedan 1963), archeologo e storico medievista, dirigente generale del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, ha ricoperto diversi incarichi governativi. Componente del Consiglio Superiore per i beni e le attività culturali e paesaggistici del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, esperto della Commissione nazionale italiana UNESCO per le crociate e Bisanzio, è membro di diversi istituti di ricerca storica e archeologica internazionali fra i quali l’ISMEO-Associazione internazionale di studi sul Mediterraneo e l’Oriente e la Scuola Archeologica Italiana di Cartagine (SAIC). Docente e relatore in convegni nazionali e internazionali, è autore di numerosi saggi e contributi scientifici in particolare sull’Oriente Crociato. Con Graphe.it edizioni ha pubblicato Goffredo di Buglione. Il cavaliere perfetto (2020).