Paola Di Giuseppe “L’erba è verde”. Viaggi e approdi di Goffredo Parise. , CN (OLIGO)

Una nuova monografia per i quarant’anni dalla scomparsa

Copertina del saggio di Paola Di Giuseppe su Goffredo Parise a quarant'anni dalla morte. CN (OLIGO Editore

Prefazione di Gabriele Civello

CN  (OLIGO)

Dal 27 marzo

In occasione dei quarant’anni dalla morte di Goffredo Parise, questo libro ne ripercorre non solo la vita, ma soprattutto i numerosi viaggi per il mondo. Inoltre scopriremo Parise sceneggiatore per il cinema e ne rivivremo il ricordo tramite alcune testimonianze di amici con cui visse negli ultimi anni prima della fine.

«Girarono nella campagna e lungo un fiume tra la boscaglia, per due ore. Parlarono, soprattutto lei, con molta intelligenza e candore, come nelle favole, e con un linguaggio elementare e purissimo. Quando si addentrarono nella boscaglia dove lei volle provare l’abito tirolese, così vestita disse: “Oh, che bosco nero”, e lo prese per mano; quando uscirono indicò il frumento basso nei campi e disse: “L’erba è gia verde”. Anche il suo volto rotondo e roseo, con i grandi occhi celesti spalancati e la bocca rotonda e rosa erano elementari e purissimi e l’uomo la baciò: come allora lei stette immobile con gli occhi aperti a guardarlo». Troviamo queste parole nel capitolo Cuore di Sillabari, l’opera considerata come la più celebre e rappresentativa del genio di Goffredo Parise, sebbene la sua produzione sia così vasta e variegata da contemplare molti altri capolavori. Il libro di Paola Di Giuseppe non a caso prende a nome la minuscola frase L’erba e verde, simbolo dello stupore quasi tautologico e un po’ naif che accompagna molti personaggi – in gran parte autobiografici – di Parise. Se l’opera narrativa dell’autore vicentino rappresenta il terreno di elezione della più diffusa critica letteraria, il testo “L’erba è verde” si concentra sul volto meno noto e meno decantato della sua produzione: i racconti di viaggio. (dalla Prefazione)

PAOLA DI GIUSEPPE, docente di Greco e Latino, si occupa di critica cinematografica per testate online e cura un sito web personale in cui raccoglie recensioni di film in uscita e repertori integrali di cinema internazionale. Ha collaborato alla rubrica femminile Lilith e le altre della rivista “Finnegans” e ha coordinato la sezione letteraria di due edizioni, 1997 e 1998, di Finestre sul Novecento, rassegna di letteratura, musica, filosofia e arte di Treviso. Nel 2024 la casa editrice Besa Muci ha pubblicato il suo saggio, scritto con Gabriele Civello, L’ultimo custode della metamorfosi. Elias Canetti a Vienna.

Lucca celebra il “suo” Scarpia: a Palazzo Ducale la presentazione del libro dedicato al baritono Guido Malfatti

Sabato 28 marzo alle ore 11, la rassegna Pila di Libri ospita il volume di Sirio Del Grande e Fabrizio Malfatti nella sala Antica Armeria della Provincia di Lucca.
Un viaggio tra documenti inediti e ricordi intimi per riscoprire un protagonista della lirica mondiale, Commendatore della Repubblica e orgoglio lucchese.

LUCCA, 17 marzo 2026 – Un artista capace di calcare i palcoscenici più prestigiosi senza mai recidere il cordone ombelicale con la sua terra d’origine. È la figura di Guido Malfatti (1919-2015) la protagonista dell’evento in programma sabato 28 marzo 2026, alle ore 11, nella Sala Antica Armeria di Palazzo Ducale.
​L’occasione è la presentazione del volume “Ed or fra noi parliam da buoni amici – Guido Malfatti, orgoglio lucchese. Un grande baritono cittadino del mondo”, scritto a quattro mani dal giornalista Sirio Del Grande e da Fabrizio Malfatti, figlio dell’artista, ed edito da Tralerighe Libri. L’incontro, moderato da Sara Vannelli, è organizzato dal Circolo della Stampa di Lucca nella rassegna “Pila di Libri”, in collaborazione con la Provincia di Lucca.

Copertina della biografia di Guido Malfatti, baritono lucchese, "ED or fra noi parliam da buoni amici" di Sirio del grabde e Fabrizio malfatti, Tralerighelibrio Editore,

​Un archivio di vita e di musica
Il libro non è solo una cronaca biografica, ma un atto d’amore e di recupero storico. Attraverso documenti gelosamente custoditi dalla famiglia, recensioni dell’epoca e testimonianze intime, gli autori ricostruiscono una carriera straordinaria che ha attraversato cinquant’anni di storia della lirica.

“L’obiettivo” – spiegano gli autori – “è restituire a Guido Malfatti il posto che merita nella memoria collettiva dei suoi concittadini e del panorama operistico italiano. La sua vita è lo specchio di una comunità artistica che ha plasmato la musica moderna”.

​Dal diploma in odontotecnica ai trionfi internazionali
La parabola di Malfatti è una storia di resilienza e destino. Rimasto orfano a soli 14 anni, dopo le peripezie della Seconda Guerra Mondiale e un inizio carriera come odontotecnico, trovò nella musica la sua vera voce. Allievo dell’Istituto Boccherini, la svolta arrivò a metà degli anni ’50 con la vittoria del concorso pucciniano a Lucca. Da quel momento, Malfatti ha collezionato numeri da record: ​113 ruoli interpretati in 68 opere diverse; oltre 420 recite nei panni di Scarpia in Tosca, il suo ruolo iconico; collaborazioni con i massimi teatri e in particolare con il “Massimo” di Palermo, sua città d’adozione professionale.
​Un’eredità istituzionale
Il valore artistico di Malfatti è testimoniato anche dalle massime onorificenze ricevute dallo Stato: nominato Cavaliere nel 1975, divenne poi Ufficiale e infine Commendatore della Repubblica Italiana nel 1983, su nomina del Presidente Sandro Pertini. Il libro esplora non solo l’artista, ma l’uomo che, pur vivendo a Palermo o girando l’Europa, tornava sempre nella “sua” Lucca, portando nel mondo lo spirito e la professionalità della scuola musicale lucchese.

L’ingresso all’evento del 28 marzo in Provincia è libero fino a esaurimento posti. 

Rebecca Solnit “Fiume d’ombre”, presentazione

Titolo originale “River of Shadows: Eadweard Muybridge and the Technological Wild West”,( “Fiume d’ombre: Eadweard Muybridge e il selvaggio West tecnologico”

Traduzione di Mariella Milan

61 immagini b/n

“[…]Rebecca Solnit compone un affresco che, come i grandi panorami urbani per cui Muybridge era famoso, intreccia diversi tempi e prospettive in un’unica visione, con uno sguardo che, partendo da un cavallo, ripercorre la corsa all’oro, si addentra nel mondo spezzato dei nativi americani e arriva fino a Hollywood e alla Silicon Valley”( da Johan & Levi ).

Nel 1872 la fotografia, che ha già fatto la sua comparsa ufficiale da circa trent’anni, ha segnato la sua rivoluzione aprendo un modo diverso di percepire lo spazio e il tempo: ferma il tempo in un istante ed esplora spazi che cambiano o che sfuggono ad uno sguardo veloce. In questo testo che non è solo una biografia, si scopre insieme al protagonista, Eadweard Muybridge, geniale fotografo di paesaggi e instancabile sperimentatore nel rendere visibile ciò che gli occhi non riescono a isolare ovvero il movimento, l’America che cambia e la modernità, come scrive Tiziana Lo Porto nella sua presentazione del volume che apre:

“Nel 1872, un magnate della ferrovia chiede a un fotografo di dimostrare se un cavallo, durante la corsa, stacca mai tutte e quattro le zampe da terra. Il fotografo si chiama Eadweard Muybridge, ha cambiato nome, continente e destino, e risponde con una sequenza di immagini che non solo risolve la scommessa, ma inaugura la fotografia del movimento, anticipa il cinema e altera per sempre la percezione del tempo. È da qui che Rebecca Soltit parte per raccontare opere e vita di Muybridge, nato Edward James Muggeridge (da Il Venerdì La Repubblica 2 gennaio 2026)

E aggiunge concludendo:

“E Muybridge diventa il punto di fuga da cui si dirama la modernità: la ferrovia, il telegrafo, la fotografia, la Silicon Valley. Ma anche la violenza coloniale, la cancellazione dei nativi, la privatizzazione dello spazio e del tempo”.

Il volume River of Shadows è stato premiato con il National Book Critics Circle Award(2003)

Rebecca Solnit Scrittrice californiana, giornalista, storica, ambientalista, femminista e critica d’arte, ha pubblicato oltre venti libri sui temi più vari: ambiente, arte, politica, letteratura ed esperienze di viaggio. Tra i suoi titoli più celebri tradotti in italiano: Gli uomini mi spiegano le cose (2017); Storia del camminare (2018); Chiamare le cose con il loro nome (2019); Ricordi della mia inesistenza (2021). I suoi scritti sono apparsi su Harper’s Magazine e The Guardian. Vincitrice di numerosi premi, è una delle intellettuali americane più rispettate.(da Johan & Levi Editori, Autore)

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Brevi note biografiche

Muybridge nacque nel 1830 a Kingston upon Thames, in Inghilterra. Battezzato Edward James Muggeridge, cambiò il cognome prima in Muygridge, infine in Muybridge.  A vent’anni, nel 1850, Muybridge emigrò negli USA. Fu prima a New York come libraio, poi con la stessa attività a San Francisco. Tornato temporaneamente in Inghilterra prese confidenza con la nascente tecnica della fotografia e di nuovo in California nel 1867, applicò le nuove conoscenze alla realizzazione di foto di paesaggio, creando notevoli immagini del Parco nazionale di Yosemitee di San Francisco. Nel1872 l’oligarca delle ferrovie e governatore della California Leland Stanford chiese a Muybridge di confermare una sua ipotesi, ovvero che durante il galoppo di un cavallo esiste un istante in cui tutte le zampe sono sollevate da terra. Muybridge, grazie al finanziamento del magnate, iniziò a sperimentare con otturatori elettrici ed emulsioni fotosensibili che richiedessero tempi d’esposizione meno lunghi. I primi risultati furono incoraggianti. Nel 1882 Muybridge ruppe con Stanford che, probabilmente considerandolo solo uno dei suoi tanti impiegati, aveva pubblicato un libro sul moto del cavallo, usando molte foto del suo protetto senza citarlo. Ciò ebbe l’esito paradossale di far accusare di plagio Muybridge, che intentò causa al magnate ma, prevedibilmente, perse. Eadweard si trasferì quindi a Philadelphia dove, grazie all’appoggio garantitogli da Thomas Eakins, e ai finanziamenti dell’Università della Pennsylvania e della “Pennsylvania Academy of the Fine Arts”, poté proseguire le sue ricerche. Muybridge condusse molte ricerche per migliorare la cattura del movimento nella fotografia. Nel 1880progettò lo zoopraxiscopio, uno strumento del tipo della lanterna magicae simile allo zootropio, che proiettava immagini in rapida sequenza, permettendone la visione a più persone contemporaneamente. Nasceva così il «cinematografo.(liberamente tratte da Wikipedia) 

Chiara Montani “Il destino di Sofonisba”, presentazione

«Vedete, Sofonisba, se foste nata uomo, avrei fatto di tutto per avervi nella mia bottega… correndo anche il rischio che la vostra luce finisse per mettermi in ombra. Voi non avete realmente bisogno di me, né di nessun altro. Il dono che possedete è da sempre dentro di voi come una rara gemma, grezza ma già perfetta».

Chiara Montani dipinge l’esistenza straordinaria di Sofonisba Anguissola: un romanzo che, pennellata dopo pennellata, prende vita come un quadro davanti ai nostri occhi, rivelando la storia di un talento che ha sfidato il destino e trasformato la vita in arte».(da Neri Pozza)

Sofonisba Anguissola nasce a Cremona nel 1532 e, sfidando le restrizioni dell’epoca nei confronti delle aspirazioni femminili, si afferma artista anche fuori dal territorio natale: a Milano e nella Spagna degli Asburgo.
Un talento naturale che il padre Amilcare non volle ostacolare favorendone la formazione, anche se fuori dalle botteghe artigiane, e permettendo che la giovane fermasse sulla tela con la sua arte emozioni e i moti dell’anima di coloro che ritraeva. Se ogni affermazione di sé, sfidando le convenzioni, ha un prezzo, la giovane Sofonisba lo pagò rinunciando all’amore e sposando, in un matrimonio di convenienza, colui che Filippo II di Spagna le imporrà. Eppure sarà la sua stessa arte a esserle di sostegno, rifugio e resistenza.
In occasione dei quattrocento anni dalla morte, avvenuta nel novembre del 1625, Chiara Montani ne presenta il ‘destino’ di donna e di artista

Chiara Montani è nata a Milano. Dopo la laurea in Architettura ha lavorato nel mondo del design e della grafica. È specializzata in arteterapia e ama dedicarsi all’arte, soggetto principale anche delle sue opere letterarie. Con Garzanti ha pubblicato una trilogia (Il mistero della pittrice ribelle, La ritrattista, L’artista e il signore di Urbino) ed Enigma Tiziano. È autrice inoltre di Ciò che una donna può fare (UTET), storia dell’arte al femminile. I suoi libri sono tradotti in francese e in spagnolo. 

Maurizio Zaccaro “Bellissima dea.La storia di Clara Calamai”, Vallecchi

Dal successo travolgente di Ossessione all’ombra del silenzio: la parabola di un mito.

«Clara Calamai fu una vera e propria invenzione di Visconti. Credo non ci fosse allora nel cinema italiano una figura femminile che avesse la possibilità di diventare sullo schermo sesso e simbolo come fece Clara.»  Giuseppe De Santis

Prefazione di Emanuela Martini

Vallecchi

Dal 5 dicembre 2025

Clara Calamai è stata il primo scandalo del cinema italiano. Bellissima, sensuale, altera come una diva francese, nel 1942 osò ciò che nessuna attrice aveva mai fatto prima: apparire a seno nudo ne La cena delle beffe, sca­tenando lo scandalo e la fascinazione di un intero Paese sotto dittatura. Un anno dopo, con Ossessione di Luchino Viscon­ti, rinunciò agli abiti eleganti e al trucco, prestando il volto e il corpo a Giovanna, la bottegaia frustrata che inaugurò il ne­orealismo. Da quel momento divenne il simbolo di una generazione: l’immagine che i soldati italiani portavano al fronte nel portafogli, la donna proibita che incarnava il desiderio e il peccato. Ma Clara Calamai non fu solo la diva con­turbante degli anni Quaranta. Fu anche una donna inquieta, fragile, piena di pas­sioni e paure, che scelse a un certo punto di abbandonare le luci del set per insegui­re affetti e normalità. Un ritiro improvviso che la rese ancora più leggendaria, come una Greta Garbo italiana. Poi, quando sembrava ormai dimenticata, la chiamata inattesa: Dario Argento la volle in Profon­do rosso, restituendole una nuova, inquie­tante immortalità. Bellissima dea è il romanzo di una diva che bruciò di scandalo e desiderio, e che pagò con il silenzio e l’ombra il prezzo della sua unicità.

Scrive l’Autore nella Postfazione: 

Ci sono voluti più di due anni per completare questo libro ma devo dire che sono stati ben spesi, alternando la scrittura alla ricerca delle fonti, alla visione dei suoi innumerevoli film, almeno quelli che ancora si trovano (altri purtroppo sono considerati perduti come “L’adultera” – 1946 – di Duilio Coletti , “Pietro Micca” – 1938 – di Aldo Vergano, o difficilmente reperibili come “Amanti senza amore” – 1948 – di Gianni Franciolini) e soprattutto agli incontri con chi Clara Calamai l’ha conosciuta e frequentata per motivi familiari o professionali. Ora che questa straordinaria macchina del tempo si è fermata e il lavoro è compiuto posso dire che Clara mi mancherà parecchio. Restano queste pagine, è vero, resta la sua voce sottile nella mia memoria, il suo sguardo “orientale”, la sua eleganza “francese” e infine restano le sue parole, a volte allegre, altre velate da una malinconia insanabile: “L’ho sempre presa sbagliata questa vita mia. Ho sempre pensato che non si può essere felici, con il padre e la madre che devono morire, con tutti questi animali che devono essere uccisi, con tutto questo dolore che si vede nel mondo.”

Maurizio Zaccaro è regista e sceneggiatore. Fra i suoi film ricordiamo Dove comincia la notte (1991), David di Donatello come miglior regista esordiente, L’Articolo 2 (1993), premio Solinas per la sceneggiatura, Il carniere Un uomo perbene, Nour (2019). Dal 2000 a oggi ha diretto inoltre numerosi docu­mentari, sceneggiati e film per RaiUno e Mediaset, fra i quali Fernanda. Ha pubblicato Bleu (Maggioli, 2017), La scelta. L’amicizia, il cinema, gli anni con Ermanno Olmi (Vallecchi, 2020) e Sotto il sole. Racconti di uomini animali e ombre (Vallecchi, 2022).

Sergio Ferdinandi “Carlo I d’Angiò. Il sogno di un impero mediterraneo”, Graphe.it

In occasione della ricorrenza dei 2500 anni dalla fondazione dell’antica Neapolis nel 475 a.C., la collana I Condottieri contribuisce alle iniziative commemorative celebrando la figura storica di Carlo I d’Angiò che, a partire dal 1266, conferì a Napoli il ruolo di grande capitale mediterranea.

Collana I Condottieri

Graphe.it

Dal 26 ottobre in libreria


 Crociato, re, stratega: Carlo d’Angiò fece di Napoli una capitale e cambiò il destino del Mediterraneo

Figura chiave della storia medievale, Carlo I d’Angiò fu recrociato protagonista della politica mediterranea del XIII secolo. Dopo le vittorie su Manfredi e Corradino, trasformò Napoli in capitale del regno e sognò un impero mediterraneo, infranto però dai Vespri siciliani.
Questa biografia ne ricostruisce l’ascesa e l’eredità, in concomitanza con i 2500 anni dalla fondazione di Neapolis, a cui il Nostro conferì il ruolo di grande capitale mediterranea.

SERGIO FERDINANDI (Sedan 1963), archeologo e storico medievista, dirigente generale del Ministero degli affari esteri e della cooperazione internazionale, ha ricoperto diversi incarichi governativi. Componente del Consiglio Superiore per i beni e le attività culturali e paesaggistici del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, esperto della Commissione nazionale italiana UNESCO per le crociate e Bisanzio, è membro di diversi istituti di ricerca storica e archeologica internazionali fra i quali l’ISMEO-Associazione internazionale di studi sul Mediterraneo e l’Oriente e la Scuola Archeologica Italiana di Cartagine (SAIC). Docente e relatore in convegni nazionali e internazionali, è autore di numerosi saggi e contributi scientifici in particolare sull’Oriente Crociato. Con Graphe.it edizioni ha pubblicato Goffredo di Buglione. Il cavaliere perfetto (2020).

Olivier Guez “Mesopotamia”, presentazione

Traduzione di Milena Zemira Ciccimarra.

Dalla scoperta di giganteschi giacimenti di petrolio ai crudeli giochi di potere tra inglesi, francesi e tedeschi, dalle trattative sotto le tende beduine alle sabbie di Baghdad, dove il destino di migliaia di persone è ogni giorno appeso a un filo: Olivier Guez recupera dal deserto la vita di una donna straordinaria, per raccontare l’epopea travolgente di una terra mitica e maledetta, la terra di Abramo, la terra del diluvio e di Babele, dei sogni infranti di Alessandro Magno: la Mesopotamia.(da La nave di Teseo)

La donna straordinaria è Gertrude Bell, non facilmente incasellabile, così la giudica lo scrittore in una recente intervista (La Lettura 14 settembre, a cura di Stefano Montefiori), inglese e quasi sconosciuta nonostante il suo ruolo in terra di Mesopotamia.

Alla domanda: Ha compiuto molte ricerche? Olivier Guez ha risposto che ci sono voluti sei anni per scrivere questo libro, perché le letture rischiavano di non finire mai. E poi entrare nella testa d’una spia vittoriana ha richiesto un po’ di adattamento.
Ecco un’ altra delle caratteristiche che contraddistinguono il personaggio Bell, eclettica e nello stesso tempo conservatrice, avventuriera e nello stesso tempo diplomatica, spia in grado di parlare arabo e persiano, diventa alla fine della prima guerra mondiale la donna più potente dell’impero coloniale britannico, protagonista nella creazione del moderno stato dell’Iraq, contribuendo  a tracciarne i confini, eppure rimasta sconosciuta anche rispetto a Lawrence d’Arabia, al quale l’accomunavano varie caratteristiche, e divenuto famoso grazie al film che lo immortalò con Peter O’Toole del ’62; anche alla Bell è stato dedicato un film di Werner Herzog con Nicole Kidman (Queen of the Desert, 2015,), che non ebbe però alcun successo, lasciandone la storia sconosciuta ai più, nonostante i due fossero molto simili, avendo entrambi una visione romantica dell’esistenza, essendo molto conservatori, con la stessa passione per l’antichità, per l’archeologia, ed entrambi spie.

Un’intervista interessante quella di Montefiori perché permette di cogliere le caratteristiche principali della protagonista e nello stesso tempo del romanzo che sa condurre non solo alla scoperta della Bell ma anche inquadrare storicamente e in modo puntuale un territorio travagliato e senza pace.

“Olivier Guez porta il lettore nel Medio Oriente di inizio Novecento, quando una regione più o meno dimenticata, per secoli, dagli occidentali si ritrova all’improvviso, a causa del petrolio, al centro delle mire degli imperi rivali. Mesopotamia è un grande e ambizioso romanzo, appassionante perché non si riduce all’aspetto geopolitico. Il grande gioco delle potenze, con gli inevitabili rimandi alle vicende di oggi, viene percorso con fedeltà storica e allo stesso tempo minuzia psicologica perché Guez si è calato nell’anima di Gertrude Bell, la donna inglese, finora semisconosciuta, che ha disegnato la mappa delle terre tra il Tigri e l’Eufrate”.

Alessandro Barbero “San Francesco”, presentazione

Chi era Francesco d’Assisi? Alessandro Barbero ci porta dentro le tante versioni della vita del santo arrivate fino a noi. Con il rigore dello storico e il gusto del narratore, porta alla luce la storia complessa, stratificata e, a tratti, contraddittoria di Francesco, il santo che tutti crediamo di conoscere. (Editori Laterza)

Dall’ Introduzione:

“L’unico punto su cui regna un accordo indiscusso, è che tutte le fonti che raccontano la vita di san Francesco sono gravate da una pesante ipoteca interpretativa: ogni autore ha costruito una sua immagine del santo, influenzata non soltanto dalle informazioni di cui disponeva, ma dalle sue convinzioni su chi doveva essere stato il fondatore dell’Ordine dei minori.
Questo non significa che sia diventato impossibile, o illegittimo, sforzarsi oggi di capire chi fu veramente l’uomo Francesco d’Assisi: analizzare le sue biografie medievali come testimonianze di un punto di vista soggettivo, se non di un’ideologia, non significa che si debba sospendere la ricerca sul Francesco “storico”.[…]
Ma in questo libro, che si rivolge al lettore non specialista, non voglio presentare anch’io un mio Francesco, e certamente non mi illudo di essermi avvicinato più di altri a stanare il vero Francesco. Chi legge troverà invece nei capitoli che seguono sette versioni della vita di san Francesco, o forse dovremmo dire “del beato padre Francesco”, come lo chiamava Tommaso da Celano; e scoprirà che anche se il personaggio raccontato è sempre visibilmente lo stesso, le sette storie sono tutte diverse l’una dall’altra. Il proposito è di mostrare in quale intricato gioco di specchi deformanti si sia moltiplicata e frazionata, subito dopo la sua morte, l’immagine di quel san Francesco che i suoi contemporanei – concordi in questo, ma soltanto in questo – vollero proporre al mondo cristiano come uno degli uomini più straordinari mai vissuti”.( da A.Barbero, San Francesco, Introduzione)

Per l’autore, sono appunto sette le versioni della vita di san Francesco arrivate fino a noi, tanto da diventare davvero difficile stabilire chi fosse il “vero” Francesco.

“Dopo aver fatto innamorare folle di studenti e spettatori con le vicende di barbari, imperatori e battaglie, eccolo cimentarsi con il più ingombrante dei santi: Francesco d’Assisi, cui è dedicato il suo San Francesco, appena edito per i tipi di Laterza (pagine 448, euro 20,00). Quell’attributo – “santo” – è una delle chiavi per comprenderne la natura: non siamo di fronte alla biografia di un uomo – o, almeno, non solo –, ma a un viaggio nella selva delle testimonianze agiografiche che assumono la santità come dato di partenza, con l’aggiunta – fondamentale – di quanto «frater Franciscus» dice di sé stesso. Non, dunque, una “vita”, ma una galleria di specchi. Da un lato, il Francesco del Testamentum, dettato in punto di morte, dall’altro, il profilo cangiante delle legendae: da quelle di Tommaso da Celano, l’agiografo “ufficiale”, tormentato dalla richiesta di offrire al “pubblico” sempre più miracoli, ai ricordi diretti dei compagni della prima ora, alla voce discreta ma potente di Chiara, al santo “addomesticato”, innalzato a modello irraggiungibile, di Bonaventura da Bagnoregio. Un incredibile parterre di testimonianze, la cui stratificazione, dissonanza e reciproca contaminazione costituisce il fulcro della cosiddetta “questione francescana”.[…] data la contraddittorietà delle fonti, avrebbe rischiato di scivolare nella rievocazione ipotetica o, peggio, nella combinazione di voci diverse, accostate ad arbitrio […]
Barbero non dà l’ultima parola, né la promette; non confeziona un Francesco da vetrina. Ci consegna, piuttosto, la realtà d’una memoria contesa, dando voce storica agli sforzi della filologia. Ed è questa, forse, la lezione più preziosa: la storia non serve a rassicurare, ma a ricordarci che anche i santi restano figure vive perché contese, instabili, irrisolte.
Un libro che diverte e commuove, che sorprende e irrita, e che, come credo, farà discutere a lungo. (Stralci da Antonio Musarra “Nella ricerca di Barbero il ritratto di un uomo in una galleria di specchi”, Avvenire 29 settembre 2025,)

“La sua narrazione ci dà un Francesco più spigoloso, lontano dal santo dolciastro che parlava agli uccellini e ammansiva i lupi. Anzi, aggiungo, Barbero ci dà molti Francesco diversi; come egli stesso scrive, le pagine del suo volume contengono: “sette versioni della vita di san Francesco […] il proposito è mostrare in quale intricato gioco di specchi si sia moltiplicata e frazionata, subito dopo la sua morte, l’immagine di quel santo”. Resta, dovendo stabilire un punto fermo, che più ci si allontana dall’immagine oleografica del santo semplicemente buono, più si scopre “uno degli uomini più straordinari mai vissuti” – e che vale la pena di conoscere meglio.(da Corrado Augias Il venerdì La Repubblica 26 settembre)

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Inventare i libri

La battaglia di Campaldino

Lydie Salvayre “Sette donne”, presentazione

Traduzione di Lorenza di Lella e Francesca Scala

Prehistorica Editore

Sette donne, sette autrici, incontrate come lettrice, apprezzate e stimate, tutte, fondamentali per la sua crescita come scrittrice.

“Il punto in comune di queste sette donne è che le ammiro. Tutte. Tutte sono state importanti nella mia vita da quando, a 12 anni, ho cominciato a leggere Emily Brontë. Tutte e sette, soprattutto, sentivano l’imperiosa necessità di scrivere”.

Risponde così alla domanda di Elisabetta Rosaspina (La Lettura del Corriere 8 agosto 2025) perché avesse scelto proprio loro per le sue biografie che tali e semplicemente tali non sono, infatti, sono le autrici che l’hanno confermata nella sua volontà di scrivere, di essere donna e autrice, come loro che, nella loro esistenza di vita, hanno sofferto ed hanno trasformato quel dolore in pagine letterarie.

Un testo dedicato a queste autrici dal cui incontro Lydie Salvayre ha costruito la sua identità e di scrittrice e di donna.

Scrive Laura Pugno (tutto libri La Stampa 6 settembre 2025):

” è un diario di formazione per voce interposta quello che ci consegna in questo libro, in cui l’ordine delle vite narrate si fa eco dell’ordine, o del disordine, della vita della narratrice. Nella versione originale francese Sept femmes/Sette donne è diventato anche uno spettacolo, messo in scena a pochi mesi dalla prima uscita in Francia, per l’8 marzo del 2014, da lan Morane con l’adattamento di Nadine Eghels, presso la Casa della Poesia di Parigi”

Lydie Salvayre nasce nel 1948 a Autanville (centro-valle della Loira) da genitori spagnoli rifugiati, sfuggiti al franchismo durante la guerra civile. Studia lettere moderne all’Università di Tolosa e si laurea anche in medicina: ha esercitato la professione dello psichiatra prima di dedicarsi integralmente alla scrittura. Ha esordito nel 1990 con il romanzo La Dichiarazione, salutato dalla critica e insignito del Premio Hermès. Di lì ha pubblicato una quindicina di romanzi, che gli sono valsi svariati e importanti riconoscimenti, come Il Premio Novembre, il Premio Billetdoux e il Prix Goncourt. Le sue opere sono tradotte in una ventina di lingue. In Francia è edita da illustri editori quali Le Seuil, Juillard e Verticales. In Italia, alcune sue opere sono state pubblicate da Bébert, Bollati e Boringheri, Feltrinelli, Guanda, L’Asino d’oro. Dal 2023, se ne occupa Prehistorica Editore.

Harry Shaw “Parola di Ozzy”, Tsunami Edizioni

Un viaggio intimo attraverso i pensieri e le interviste del Principe delle Tenebre, Ozzy Osbourne

Traduzione di Massimo Baroni

Pagine 128 illustrate, 8 a colori

www.tsunamiedizioni.it

Parola di Ozzy, una raccolta unica di aforismi e frasi celebri di uno dei più grandi protagonisti della storia della musica rock, Ozzy Osbourne.
Il libro, già uscito da tempo, torna oggi al centro dell’attenzione quale omaggio speciale alla sua eredità. Il volume offre uno straordinario spaccato della mente e dello spirito dietro il leggendario frontman dei Black Sabbath, celebrando la sua ineguagliabile eredità culturale e musicale.  La recente scomparsa di Ozzy Osbourne ha lasciato un vuoto profondo nel cuore di milioni di fan in tutto il mondo. 
Parola di Ozzy si pone come un omaggio celebrativo, offrendo un intimo viaggio attraverso i suoi pensieri, espressi sempre con la schiettezza e il carisma che lo hanno reso un’icona senza tempo. 
Il libro, che non si limita ad essere una biografia convenzionale, raccoglie numerosi estratti tratti da interviste rilasciate da Ozzy nel corso della sua carriera. Dall’epoca in cui era il volto degli inventori dell’Heavy Metal, i Black Sabbath, fino alla sua fruttuosa carriera solista, il volume illustra opinioni, visioni ed episodi memorabili, rimanendo fedele al suo leggendario stile “senza compromessi”.

Tsunami Edizioni, da sempre impegnata nella pubblicazione di testi che approfondiscono i protagonisti e i fenomeni della musica moderna, è orgogliosa di rendere omaggio alla figura di Ozzy Osbourne con questa pubblicazione che ne riflette il genio unico e l’impatto indelebile.