Francesca Cheyenne Roveda “Torneremo ad avere capelli lunghi”, Mursia

Copertina del romanzo di Francesca Cheyenne Roveda "Torneremo ad avere capelli lunghi", Mursia

Mursia

Dal 13 luglio

«La somiglianza diventava un modo per interrogarsi sul senso delle scelte passate, sul valore di quelle ancora da percorrere e sulla possibilità di costruire un futuro secondo regole proprie, non imposte dalla società. In quel legame ritrovato, Rebecca si sentiva compresa e accettata.»

Rebecca sa che la sua vita non è andata come avrebbe dovuto: non si è sposata, non ha avuto figli e si è ritrovata a combattere una malattia orribile. Beatrice ha perso le speranze di vivere felicemente con il marito, e Irene lotta ogni giorno per continuare la propria carriera di scrittrice. Tre donne unite da un legame lungo una vita, sempre pronte a sostenersi attraverso ogni tempesta che bussa alla loro porta.

Dopo Avevamo capelli lunghi, un nuovo romanzo che, tra ironia, incomprensioni e qualche dramma, ci ricorda che in fondo non è mai troppo tardi per ricominciare.

[…] Da quando si era ammalata, le risultava difficile concentrarsi, ma cercava di impegnarsi nel progetto messo in piedi con Beatrice e Irene: l’agenzia di comunicazione e di organizzazione di eventi; lavorava a distanza, essendo la sede a Verona e, proprio per questo, Beatrice continuava a insistere affinché lasciasse definitivamente Milano. In effetti non c’era più nulla che la trattenesse dal trasferirsi nella città natale, nonostante non riuscisse ancora ad ammetterlo. Era arrivata nel capoluogo lombardo da ragazza, piena di sogni e di desideri, in parte realizzati. La metropoli esercitava su di lei un potere irretente, suscitandole contrastanti sensazioni di attrazione e repulsione al contempo. La prima volta che vi aveva messo piede aveva respirato un’atmosfera di frenesia. Era una ragazzina di sedici anni, che si sentiva già donna.

Francesca Roveda (Verona, 1971), detta Cheyenne dai tempi in cui lavorava a Match Music come vee jay, si è laureata in Storia del teatro e dello spettacolo presso la Facoltà di Lettere di Padova. È stata conduttrice televisiva ed è attualmente speaker radiofonica di RTL 102.5. Con Mursia ha pubblicato Avevamo capelli lunghi (2024)

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

Avevamo i capelli lunghi.

Raffaella Cargnelutti “La moglie del Cramar. Il ritratto di Maria”, Mursia

Copertina del romanzo storico di Raffaella Cargnelutti "La moglie del Cramar. Il ritratto di Maria", Mursia

Mursia

 Dal 13 luglio

A vent’anni dalla sua prima stesura torna in libreria il romanzo d’esordio di Raffaella Cargnelutti: un viaggio intimo e documentato nel cuore del Friuli del Settecento, dove le donne custodivano le case e gli uomini sfidavano le Alpi. Ispirato a un quadro di famiglia – il ritratto dell’antenata Maria Mussinano, dipinto a Cercivento nel Settecento – il libro è una vera e propria “chiamata alla scrittura”. Da quella tela, lo sguardo minuto e tenace di Maria parla di partenze e di ritorni, l’essenza stessa della vita tra le montagne della Carnia.

Il romanzo intreccia la rigorosa ricerca d’archivio (basata su antichi documenti e polverosi registri parrocchiali) con la potenza della saga familiare. Al centro della trama si staglia la figura rivoluzionaria di Maria: una donna forte, madre di otto figli, che rimasta vedova decide di sfidare le convenzioni del suo tempo. Non si fa ritrarre con il rosario o le chiavi di casa tra le mani, come imponeva la tradizione per le donne, ma esige che accanto a lei compaiano la penna d’oca, il calamaio e il registro dei conti. Maria sa leggere, scrivere e far di conto; ha gestito gli affari di famiglia durante i lunghi viaggi del marito Cristoforo oltre confine e rivendica il suo ruolo di “governatrice” con l’orgoglio tipico della borghesia istruita. Sullo sfondo, l’affascinante e duro mondo dei cramars, i venditori ambulanti della Carnia che attraversavano i passi alpini per commerciare spezie, stoffe e mercerie nei territori tedeschi ed europei, creando un ponte invisibile ma solidissimo tra Venezia e l’Oltralpe.

Il racconto si muove tra la vivacità dei mercati veneziani e bavaresi e il microcosmo di Cercivento, arricchito dalle figure storiche del parroco don Nicolò Grassi, fine collezionista e storico del luogo, e di pittori itineranti come il maestro Silvestro di Raveo o il maestro Antonio di Tolmezzo. Le atmosfere del Settecento carnico rivivono non solo attraverso i fatti storici, ma anche grazie al recupero delle antiche leggende della tradizione orale friulana.

Dichiara l’autrice: 

“A Il ritratto di Maria sono particolarmente legata in quanto ha segnato il mio passaggio, per quanto riguarda la scrittura, dalla storia dell’arte alla narrativa; da allora sono seguiti quasi una decina di romanzi. Oggi, rileggendo, ho ritrovato alcuni temi e molti personaggi che, con nomi diversi, sono tornati a trovarmi nei lavori successivi. Me ne sono resa conto solo ora, rimettendo mano a questo testo di quasi vent’anni fa. E, sorridendo, mi sono detta che forse era tutto scritto, come faceva pensare il ritratto della mia antenata Maria Mussinano, con penna e calamaio, che si è rivelato una vera e propria chiamata alla scrittura.”

Raffaella Cargnelutti (Tolmezzo, 1957) è critica e storica dell’arte. Ha pubblicato le biografie romanzate dei pittori Gianfrancesco da Tolmezzo e Giovanni Antonio de’ Sacchis, La valle dei Ros (2020), e con Mursia Le spiritate di Verzegnis (2021) e L’altra guerra (2025).

Vincenzo Mazzaferro “Il Torculare di Erofilo. La realtà è solo una storia da 0 a 987”, Mursia

Un viaggio letterario unico tra le origini della scienza medica ad Alessandria d’Egitto e le sfide bioetiche dell’Intelligenza Artificiale.

Copertina del romanzo di Vincenzo Mazzaferro "Il Torculare di Erofilo", Mursia

Mursia

dal 15 giugno

«Solo se la ricerca e la cura delle malattie cresceranno nel solco umile e profondo del coraggio e del corretto agire del medico attento alle vicende umane potremo, tutti insieme, sperare di guarire.»

Il Torculare di Erofilo è un romanzo non convenzionale perché scardina la struttura narrativa classica per tessere un filo conduttore profondo tra le origini della medicina occidentale e l’imminente futuro della robotica e dell’automazione chirurgica.

Scandito secondo la logica matematica della successione di Fibonacci (da 0 a 987), il romanzo si muove fluidamente su due piani temporali speculari. Da un lato, Alessandria d’Egitto, dove il medico greco Erofilo sfida i dogmi e le superstizioni del suo tempo attraverso il metodo autoptico, scoprendo che il cervello – e non il cuore – è il vero motore del pensiero e del sistema nervoso umano. Dall’altro, un’aula di tribunale contemporanea in cui un pool di accademici e medici legali è chiamato a giudicare un complesso caso di presunta colpa medica legato all’uso di tecnologie chirurgiche robotiche avanzate.
La scelta di strutturare i capitoli seguendo i numeri di Fibonacci non è un mero esercizio di stile, ma una precisa chiave di lettura filosofica. Come la spirale aurea regola lo sviluppo armonioso e geometrico della natura, così l’autore dimostra come la conoscenza umana, la biologia e la tecnologia progrediscano per accumulazione e balzi in avanti, affrontando una complessità sempre maggiore. Il titolo fa riferimento a una reale struttura anatomica del cranio – il torcular Herophili o confluenza dei seni venosi – scoperta dal celebre medico alessandrino. Diventa qui la metafora perfetta di un punto di convergenza: l’intersezione tra la carne e lo spirito, tra il passato metodologico e il futuro algoritmico della cura.

Al centro della narrazione l’acceso dibattito sulla digitalizzazione della sanità e sull’impatto dei robot-chirurghi. Mazzaferro solleva interrogativi cruciali e quanto mai attuali: può una macchina sostituire l’intuito clinico derivato dall’esperienza? Qual è il confine tra l’efficienza algoritmica e la necessaria sensibilità umana di fronte al dolore del paziente? Evocando il pensiero filosofico di Democrito e i principi di indeterminazione della fisica moderna, il romanzo ricorda al lettore che la biologia e la medicina sono intrinsecamente radicate nell’incertezza e nel compromesso. Nonostante il rischio di un punto di rottura sociale o tecnologico, l’opera lancia un messaggio di profonda speranza e umanesimo, celebrando la bellezza intramontabile dello sforzo umano nel cercare la verità e nel prendersi cura dell’altro.

Vincenzo Mazzaferro (Novara, 1957) è medico chirurgo, ricercatore e professore all’Università degli Studi di Milano. Formatosi negli Stati Uniti, è tornato all’Istituto Nazionale dei Tumori, dove ha aperto per primo la strada della cura di alcuni tumori con il trapianto di fegato. L’attenzione alle implicazioni sociali della medicina, della ricerca e dell’etica del lavoro ha da sempre alimentato il suo impegno e la sua passione per le scienze della vita.

Ippolita Avalli “Il figlio del papa. Cesare Borgia”, Mursia

«Un libro che mi ha affascinato. Si vede che l’autrice ha lavorato su questi personaggi e ne ha ricavato una galleria di figure originali.» Dacia Maraini

Copertina del romanzo  storico  di Ippolita Avalli Il figlio del Papa,Mursia

Mursia

In libreria il 15 giugno

Costretto alla tonaca quando avrebbe voluto impugnare una spada, Cesare Borgia non è nato per obbedire, ma per conquistare. Dalle stanze dorate del Vaticano ai campi insanguinati della Romagna, la sua ascesa è fulminea, con l’ambizione di unire l’Italia sotto un’unica corona. Ma il potere ha un prezzo. Mentre la madre Vannozza lo vede consumarsi nella smania e Lucrezia, la sorella adorata, ne condivide splendori e ombre, il sogno di dominio si trasforma in una corsa contro il destino. Un grande romanzo in cui tradimenti, alleanze, passioni brucianti e rovinose cadute scandiscono la vita di un uomo deciso a essere sovrano di se stesso, anche a costo di perdere tutto. Cesare Borgia emerge come una figura tragica e magnetica: un principe che ha usato il crimine come strumento politico, un legislatore illuminato che ha cercato di portare ordine nel caos dei piccoli tiranni italiani, ma che alla fine è rimasto vittima della sua stessa ambizione e del rapido volgere della sorte. È il ritratto di un uomo che, in soli trentun anni di vita, è riuscito a terrorizzare e affascinare un’intera epoca.

Dichiara l’Autrice:

Ho incontrato Cesare Borgia a Palazzo Venezia in Roma nella mostra ‘Armi e potere nell’Europa del Rinascimento’. Le incisioni sulla sua preziosissima spada da parata decise a ventitre anni, davano al mondo l’immagine di chi sarebbe stato: un genio dell’azione, dell’astuzia e dell’inganno con la capacità di sapersi mutare nell’esatto contrario. Come accade con le star contemporanee, impossibile non subirne il fascino.” 

Incipit:
Nel suo trattato politico Il Principe un ammirato Niccolò Machiavelli ha preso Cesare Borgia come modello per la conquista di un nuovo principato grazie alle armi e alle fortune altrui. Il testo di Machiavelli non ebbe successo e il Valentino, secondogenito di papa Alessandro VI, cardinale e in seguito duca di Romagna, fu bollato come despota e assassino incestuoso già dal suo primo biografo, lo storico Tomaso Tomasi nel suo Vita del duca Valentino pubblicato nel 1655. E tanto forte è la seduzione esercitata sugli esseri umani dal male e dai “cattivi” da fissarsi così nell’immaginario collettivo. Si diceva che a venticinque anni Cesare fosse “tale che la sua sola persona bastava a destar rumore in tutta Italia” e “che teneva tra le mani la pace e la guerra” ma a trentun anni e mezzo cadde (o volle cadere?) in un’imboscata durante l’assedio di Viana, una cittadella sconosciuta nell’allora irrilevante regno di Navarra. Cesare fu dunque un’anima nera che usò il crimine e la sopraffazione in nome del diritto del più forte come fa sempre chi esercita il potere? O fu il Giusto, il Generoso, l’illuminato Legislatore, l’Eliminatore dei tiranni come amava definirsi?

Ippolita Avalli (Milano, 1949) vive a Roma. Ha scritto su testate come «Vanity Fair», «Il Manifesto», «TuStyle» e per teatro e cinema, collaborando, tra l’altro, alla sceneggiatura dellaCittà delle donnedi Federico Fellini. Ha pubblicato i romanzi: Aspettando Ketty (Feltrinelli, 1982),L’infedele(Rizzoli, 1988),Non voglio farti male(Garzanti, 1991),Amami(Baldini & Castoldi, 1999),La dea dei baci(Baldini e Castoldi, 1997, finalista al Premio Strega),Nascere non basta(Feltrinelli, 2003),Mi manchi (Feltrinelli, 2008), Il nascondiglio della farfalla (Mondadori, 2014), La neve cade sui vostri peccati (Piemme, 2019).

Bianca Iula “Il prezzo del cambiamento – Nera Jones Investigazioni”, Mursia

Identità, Potere e Algoritmi: Mursia presenta “Il prezzo del cambiamento”
Il debutto di Bianca Iula: un giallo contemporaneo che sposta i confini del genere tra realtà urbana e abissi digitali.

Copertina del giallo di Bianca Iula "Il prezzo del cambiamento - Nera Jones Investigazioni", Mursia

Mursia

Dal 20 aprile

“Il prezzo del cambiamento – Nera Jones Investigazioni” è  il romanzo d’esordio di Bianca Iula. Più che un semplice giallo, l’opera è un’indagine serrata sull’identità e sul potere, ambientata in una contemporaneità dove il confine tra bit e realtà si fa sempre più sottile. Al centro della narrazione troviamo Nera Jones, un’investigatrice privata che opera nell’ombra: niente targa alla porta, niente pubblicità, solo un ufficio nascosto accessibile tramite codice.

«La segretaria allarga il suo sorriso, inclina la testa di lato e con un dito indica se stessa dicendo: “Accettiamo il caso… e prima che dica altro, non esiste nessun Signor Investigatore Jones, almeno inteso al maschile. Mi presento: Nera Jones, la titolare dell’agenzia”.»

 Un invito segreto, un codice da digitare, e si spalanca l’ufficio nascosto di Nera Jones. Nessuna targa, nessuna pubblicità. Solo la promessa che lei vedrà ciò che gli altri ignorano. Un adolescente svanisce nel nulla. Il padre, uomo potente e inflessibile, vuole insabbiare tutto. Niente denunce. Niente polizia. Ma Nera non si ferma. Si muove tra strade reali e vicoli digitali, con travestimenti ingegnosi, identità fittizie e compagni hacker. Inizia così una caccia invisibile che affonda nelle identità di genere, nel mondo queer e nei fantasmi del passato, pronti a colpire ciò che lei ama di più. Questa volta, però, nessun algoritmo potrà salvarla: dovrà sporcarsi le mani con la realtà più dura. Un’indagine fuori dagli schemi. Una protagonista che li rompe tutti. Un giallo tagliente, contemporaneo, dove ritrovare un ragazzo significa soprattutto affrontare ciò che ci definisce. E ciò che può distruggerci. “Nera Jones non cerca redenzione né approvazione. Cerca la verità, anche quando costa cara.”


Un progetto transmediale

L’universo di Nera Jones non si esaurisce tra le pagine. Il romanzo si espande nel digitale attraverso il sito nerajones.com, dove i lettori possono accedere al “Terminale dei Segreti”, una sezione riservata che sblocca contenuti esclusivi tramite codici nascosti online, trasformando la lettura in un’esperienza immersiva e interattiva.

Bianca Iula (Milano, 1964) è una sviluppatrice web, graphic designer, fotografa e scrittrice, che unisce competenze tecnologiche e sensibilità narrativa. Attiva nella divulgazione sull’identità di genere, collabora con associazioni e gruppi di ricerca, promuovendo inclusione e diversità attraverso la scrittura e l’impegno culturale.

Simone Cislaghi “Partire. Il viaggio come metafora dell’esistenza”, Mursia

Copertina del saggio di Simone Cislaghi "Partire. Il viaggio come metafora dell'esistenza", Mursia

Collana Piccole Tracce

Mursia

Dal 9 marzo

«Nel viaggio dell’esistenza ci troviamo già per mare. Possiamo decidere se lasciarci trasportare dal capriccio delle onde e dei venti o se prendere in mano il timone e imprimergli una direzione, la nostra direzione. È una scelta esistenziale, un’opzione fondamentale.»

Dal mito di Gilgamesh all’Odissea, fino ai grandi racconti biblici, Simone Cislaghi rilegge i viaggi fondativi della nostra tradizione culturale come esperienze capaci di offrire nuove prospettive sulla vita e di trasformare chi le compie. Il tema viene anche attualizzato e si intreccia con la quotidianità, mostrando come il viaggio – reale o interiore – è sempre occasione di crescita, cambiamento e arricchimento personale. Un saggio che esplora il viaggio come metafora dell’esistenza umana e che unisce filosofia e narrazione per restituire al lettore la vocazione originaria del pensiero: aiutarci a vivere meglio e più intensamente.

Colui che compie il viaggio giunge a destinazione diverso da com’era partito, se il viaggio è stato un’occasione ben spesa. Percorrere l’itinerario trasforma il viaggiatore disponibile all’incontro autentico. Giungere ad una meta significa evolvere. Chi non evolve, non arriva. Il viaggio porta a maturazione semi che riposano nella coscienza e scioglie tensioni e incrostazioni che imbrigliano l’animo, a volte addirittura impedendo alla vita di fiorire. Se viaggiare è, per definizione, spostarsi nello spazio fisico, parallelamente, viaggiare è spostarsi nello spazio dell’interiorità. Viaggiare attraverso il mondo è viaggiare attraverso sé stessi. Allargare gli orizzonti della propria esperienza di viaggiatore significa allargare, al contempo, gli spazi della propria interiorità

Simone Cislaghi (Milano, 1976), laureato in Filosofia all’Università Cattolica di Milano, insegna Filosofia e Storia al Collegio San Carlo di Milano.

Claudio Bonvecchio e Bernardo Nante “Le parole dell’Esoterismo. Dizionario”, Mursia

Copertina del Dizionario di Claudio Bonvecchio e Bernardo Nante "Le parole dell'esoterismo", Mursia.

Postfazione di Fabio Venzi

Mursia

Dal 23 febbraio in libreria

«[…] l’Esoterismo è chiaramente una dimensione intrinseca alla cultura stessa. Si può, pertanto, affermare che esso da sempre abita e influenza la filosofia, la letteratura, le arti e tutte le espressioni umane.»

Da “Abaris” a “Zoroastrismo”, questo dizionario raccoglie e decifra quasi mille termini che popolano il mondo dell’Esoterismo, della magia e della filosofia, fornendo le chiavi per comprendere anche le più remote manifestazioni della spiritualità umana nel corso dei secoli. Ogni voce è accompagnata dalla rispettiva etimologia (indoeuropea o semitica) e da una spiegazione esaustiva, attraverso riferimenti storici e culturali, eventuali varianti simboliche o interpretative e costanti rimandi interni ai lemmi, che agevolano e guidano la consultazione. Pensato per chi desidera orientarsi tra parole arcane, rituali dimenticati e concetti mistici, questo libro è uno strumento prezioso per studiosi, appassionati e curiosi. Un ponte tra linguaggio e mistero, tra significato e intuizione.

In definitiva, in questo dizionario ci concentriamo su una realtà esoterica e su una Verità unica e molteplice dell’Esoterismo, che si manifesta in modo caleidoscopico. Cerchiamo modestamente – e senza la presunzione dell’assoluta obiettività di rendere presente e viva ciascuna di queste voci, nella speranza che ogni lettore la legga e l’accetti con la massima apertura e senso critico. E che non dimentichi che l’etimo di “Esoterismo” rimanda alla ricerca, nella propria interiorità, di quella scintilla di Luce che nessun essoterismo può fornire (dall’introduzione di Claudio Bonvecchio e Bernardo Nante)

Claudio Bonvecchio (Pavia, 1947), già Professore di Filosofia delle scienze sociali all’Università degli Studi dell’Insubria di Varese e coordinatore del dottorato in Filosofia delle scienze sociali e Comunicazione simbolica, è membro di numerosi comitati scientifici e editoriali.

Bernardo Nante (Buenos Aires, 1955) insegna Filosofia della religione e Mitologia generale e comparata all’Universidad del Salvador di Buenos Aires. È presidente della Fundación Vocación Humana. Studioso delle relazioni tra filosofia, antropologia e religione, si è occupato in particolare delle fonti alchemiche del pensiero junghiano.

Fabio Lombardi “L’esercito delle carriole”, Mursia

Una storia che intreccia una fantasiosa maledizione, la caduta di un giornalista e la misteriosa sparizione di un pescatore. 

Tra superstizione, manipolazioni e un amore non corrisposto, il racconto si sviluppa sullo sfondo della coltivazione illegale di marijuana fino alla guerra etnica nei Balcani, affrontando temi come l’odio, la violenza di genere e le speculazioni di case farmaceutiche senza scrupoli, fino a rendere la maledizione una crudele realtà.

Mursia

dal 10 novembre

Leonida Lucomagno, ex giornalista fuggito sull’isola croata di Susak dopo una condanna per aggressione, si ritrova a indagare sulla misteriosa scomparsa di Thomas, un pescatore locale dal passato controverso come coltivatore illegale di marijuana e leader del movimento per la legalizzazione della cannabis.
Le indagini di Leonida lo trascinano in un vortice di pericoli: tra ex militari alla ricerca di vendetta, spregiudicati rappresentanti di case farmaceutiche e narcotrafficanti, le sue azioni attirano anche le attenzioni di Pentesilea, la carismatica leader di un’organizzazione europea che offre supporto alle vittime di violenza maschile.
La chiave di tutto risiede in un passato lontano: l’assedio di Vukovar, le vicende legate all’enigmatico “esercito delle carriole” e le conseguenze delle decisioni di Pentesilea nel dopoguerra.
Tra complotti e rivelazioni scioccanti, Leonida dovrà confrontarsi non solo con i suoi demoni personali, ma anche con una verità scomoda che rischia di travolgere tutti.

Un “noir esistenziale”, in cui hanno prevalenza tematiche storiche (guerra dei Balcani e crimini etnici), diritti civili e violenza contro le donne, legalizzazione della Cannabis e narcotraffico, lobby farmaceutiche. Centrale il racconto dell’infanzia dei personaggi, il passato ha lasciato ferite non rimarginate che ne influenzano le azioni e per alcuni di loro costituisce una crescita spezzata dalla violenza.

Fabio Lombardi (Milano, 1965) è un giornalista. Negli ultimi quattordici anni ha lavorato a Quarto Grado, trasmissione specializzata in casi di cronaca nera; precedentemente è stato cronista al TG4 e al TG5, dove ha seguito come inviato grandi casi di cronaca, dalla banda della Uno Bianca, al delitto di Cogne, al delitto di Garlasco e alla strage di Erba. Per tre anni ha scritto il blog «Nera e Dintorni» e nel 2019 il suo primo romanzo, L’istinto dei calamari.

Luca Arnaù “Vlad, il figlio del drago. Le cronache di Dracula”, Mursia

Mursia

dal 16 ottobre

Edirne, Impero Ottomano, 1431.
Il giovane Vlad, principe di Valacchia, è prigioniero alla corte del sultano Murad II, ostaggio di un’alleanza tradita. In un mondo di intrighi e pericoli, dove la morte è una costante minaccia, Vlad deve imparare a sopravvivere. Accanto a lui, il fratello minore Radu, che sceglie una via inaspettata e spezza un legame indissolubile.
Tra antiche sfide, amori proibiti con l’enigmatica Leila e spietate condanne, Vlad si forgia nel fuoco dell’odio e della vendetta. Ma quando il destino gli offre una possibilità per riconquistare il suo trono, si trova di fronte a una scelta impossibile: l’alleanza con i carcerieri o un piano segreto per salvare la cristianità dall’avanzata ottomana?
Un epico viaggio di formazione, tradimento e vendetta che dà vita a una delle figure più oscure e affascinanti della storia.

Dichiara l’Autore:
 «La mia idea era quella di andare alle sorgenti della leggenda, alla scoperta di colui che aveva dato origine al mito di Dracula: Vlad III di Valacchia, Drăculea, Vlad Țepeș l’impalatore. Cosa poteva aver fatto, visto, passato, vissuto sulla pelle un uomo per arrivare a essere considerato così cattivo da diventare il Vampiro, il simbolo stesso del Male? E perché, per il suo popolo – per la gente di Romania – Vlad è, al contrario, un eroe romantico, un condottiero senza paura capace di difendere la sua terra dagli ottomani per anni?»

Prologo: 

«Segesvara, capitale del principato di Transilvania. 2 novembre 1431, giorno dedicato ai morti. Le campane della grande torre quadrata che dominava i tetti di Segesvara ruppero il silenzio dell’alba con i loro rintocchi funebri, chiamando i fedeli in chiesa per la prima messa. Era il 2 novembre, il giorno più triste dell’anno, dedicato alla memoria dei defunti. Quell’anno, la ricorrenza sembrava ancora più cupa: molte famiglie piangevano la perdita di un parente per la febbre maligna che continuava a mietere vittime. La città viveva nel terrore. A sud la situazione era ancora più drammatica: le sentinelle sul Danubio segnalavano bande di predoni bulgari e ottomani che sconfinavano nel Sacro Romano Impero per un po’ di bottino. Assassini, ladri e disertori in cerca di cibo, schiavi e donne per i loro harem, che uccidevano e bruciavano ogni cosa sul loro cammino lasciando dietro di sé una scia di sangue e devastazione.»

Luca Arnaù, genovese di nascita e milanese d’adozione, è giornalista, sceneggiatore e scrittore. Ha iniziato come cronista nella redazione di un grande quotidiano, e ha poi diretto riviste come «Eva 3000», «Vip», «Ora» e «Epoca». Per la televisione ha firmato la serie Italians (2021), e ha debuttato al cinema con la sceneggiatura del film La Banda del Buffardello il manoscritto di Leonardo (2022). Autore di thriller storici, ha pubblicato Le Dieci Chiavi di Leonardo (2021, tradotto in 19 Paesi), L’Enigma di Leonardo (2022), Yeshua – Il Prescelto (2023) e Gli Arcani di Leonardo (2024).

Parnian Kasae “Seta, figlia dell’Iran”, Mursia

«La paura è rimanere nella prigione dell’oscurità, mentre la speranza è affrontare il mondo con tutte le sue incertezze e le sue sfide, uscire dal buio per tendere alla salvezza. Osando e rischiando. Buttandosi, a volte con un po’ di follia.»
«Ci ho messo una vita per trovare il mio posto.»
«Sfogo la mia frustrazione nella scrittura. Ho un dolore e non voglio sprecarlo. Questo dolore per me è sacro, è un’opportunità per dimostrare a me stessa che ce la posso fare.»

Mursia

Prefazione di Gian Domenico Mazzocato

In libreria dall’8 agosto

Parnian Kasae, ingegnera iraniana, donna in fuga e in lotta, ricostruisce con lucidità e profondità in questo romanzo autobiografico il senso della propria esistenza tra dolore fisico, spaesamento culturale e resistenza interiore. 
Dalla Rivoluzione islamica all’esilio, dalla guerra alla nostalgia, dalla Malesia all’Italia, passando per un mosaico — reale e simbolico — che unisce civiltà lontane, Parnian racconta una storia fatta di silenzi forzati, radici profonde e lotte quotidiane. Il filo conduttore? Una domanda urgente: può il dolore trasformarsi in significato? Una testimonianza intensa e toccante sulla diaspora iraniana, sulla condizione femminile, sulla forza di rialzarsi anche quando la vita sembra inchiodarti al suolo.

Dalla prefazione:
«È denso e dolorante il romanzo di Parnian Kasae, iraniana, fatta inquieta e vagabonda dalle vicende del suo paese. Come appartenersi, come resistere alla incessante, metodica distruzione della propria identità di persona? Come continuare ad essere donna e non fantasma? Una società in cui crescevi imparando come auto-censurarti nel dire, fare, vestire, pensare e credere. Fra le quattro mura di casa eri tu, credente o ateo, omosessuale o etero, progressista, conservatore o antirivoluzionario, ti vestivi, mangiavi e bevevi come ti pareva. Poi però, prima di mettere piedi fuori, ti dovevi mascherare negando te stesso. Assumevi un’identità surrogata. Si prova ad evadere, ci si nutre di cultura “aliena” (tra gli altri gli amati italiani Italo Calvino, Umberto Eco, Oriana Fallaci ma anche i testi di Franco Battiato), si diventa cittadini del mondo. Ma il dolore del distacco, del cordone ombelicale irreparabilmente reciso è lì, incombente e invalidante. Un dolore che uccide. Parnian, dimidiata tra la propria tradizione e le culture che cerca di assimilare. Prendemmo anche noi un albero e lo addobbammo. Lontani dalla nostra terra e le nostre tradizioni, almeno così ci impegnavamo a far parte di una società anziché esserne tagliati fuori. Lo stesso giorno festeggiammo anche il compleanno di Magid.»

Parnian Kasae (Teheran  1977) è laureata in Ingegneria Biomedica a Teheran. Dopo un master in Simulazione a Trieste si è dottorata in Fisica a Siena. Oggi vive a San Donà di Piave in provincia di Venezia, dove si dedica alla sua passione per l’arte e la letteratura. Seta, figlia dell’Iran è il suo primo romanzo.