Bianca Iula “Il prezzo del cambiamento – Nera Jones Investigazioni”, Mursia

Identità, Potere e Algoritmi: Mursia presenta “Il prezzo del cambiamento”
Il debutto di Bianca Iula: un giallo contemporaneo che sposta i confini del genere tra realtà urbana e abissi digitali.

Copertina del giallo di Bianca Iula "Il prezzo del cambiamento - Nera Jones Investigazioni", Mursia

Mursia

Dal 20 aprile

“Il prezzo del cambiamento – Nera Jones Investigazioni” è  il romanzo d’esordio di Bianca Iula. Più che un semplice giallo, l’opera è un’indagine serrata sull’identità e sul potere, ambientata in una contemporaneità dove il confine tra bit e realtà si fa sempre più sottile. Al centro della narrazione troviamo Nera Jones, un’investigatrice privata che opera nell’ombra: niente targa alla porta, niente pubblicità, solo un ufficio nascosto accessibile tramite codice.

«La segretaria allarga il suo sorriso, inclina la testa di lato e con un dito indica se stessa dicendo: “Accettiamo il caso… e prima che dica altro, non esiste nessun Signor Investigatore Jones, almeno inteso al maschile. Mi presento: Nera Jones, la titolare dell’agenzia”.»

 Un invito segreto, un codice da digitare, e si spalanca l’ufficio nascosto di Nera Jones. Nessuna targa, nessuna pubblicità. Solo la promessa che lei vedrà ciò che gli altri ignorano. Un adolescente svanisce nel nulla. Il padre, uomo potente e inflessibile, vuole insabbiare tutto. Niente denunce. Niente polizia. Ma Nera non si ferma. Si muove tra strade reali e vicoli digitali, con travestimenti ingegnosi, identità fittizie e compagni hacker. Inizia così una caccia invisibile che affonda nelle identità di genere, nel mondo queer e nei fantasmi del passato, pronti a colpire ciò che lei ama di più. Questa volta, però, nessun algoritmo potrà salvarla: dovrà sporcarsi le mani con la realtà più dura. Un’indagine fuori dagli schemi. Una protagonista che li rompe tutti. Un giallo tagliente, contemporaneo, dove ritrovare un ragazzo significa soprattutto affrontare ciò che ci definisce. E ciò che può distruggerci. “Nera Jones non cerca redenzione né approvazione. Cerca la verità, anche quando costa cara.”


Un progetto transmediale

L’universo di Nera Jones non si esaurisce tra le pagine. Il romanzo si espande nel digitale attraverso il sito nerajones.com, dove i lettori possono accedere al “Terminale dei Segreti”, una sezione riservata che sblocca contenuti esclusivi tramite codici nascosti online, trasformando la lettura in un’esperienza immersiva e interattiva.

Bianca Iula (Milano, 1964) è una sviluppatrice web, graphic designer, fotografa e scrittrice, che unisce competenze tecnologiche e sensibilità narrativa. Attiva nella divulgazione sull’identità di genere, collabora con associazioni e gruppi di ricerca, promuovendo inclusione e diversità attraverso la scrittura e l’impegno culturale.

Simone Cislaghi “Partire. Il viaggio come metafora dell’esistenza”, Mursia

Copertina del saggio di Simone Cislaghi "Partire. Il viaggio come metafora dell'esistenza", Mursia

Collana Piccole Tracce

Mursia

Dal 9 marzo

«Nel viaggio dell’esistenza ci troviamo già per mare. Possiamo decidere se lasciarci trasportare dal capriccio delle onde e dei venti o se prendere in mano il timone e imprimergli una direzione, la nostra direzione. È una scelta esistenziale, un’opzione fondamentale.»

Dal mito di Gilgamesh all’Odissea, fino ai grandi racconti biblici, Simone Cislaghi rilegge i viaggi fondativi della nostra tradizione culturale come esperienze capaci di offrire nuove prospettive sulla vita e di trasformare chi le compie. Il tema viene anche attualizzato e si intreccia con la quotidianità, mostrando come il viaggio – reale o interiore – è sempre occasione di crescita, cambiamento e arricchimento personale. Un saggio che esplora il viaggio come metafora dell’esistenza umana e che unisce filosofia e narrazione per restituire al lettore la vocazione originaria del pensiero: aiutarci a vivere meglio e più intensamente.

Colui che compie il viaggio giunge a destinazione diverso da com’era partito, se il viaggio è stato un’occasione ben spesa. Percorrere l’itinerario trasforma il viaggiatore disponibile all’incontro autentico. Giungere ad una meta significa evolvere. Chi non evolve, non arriva. Il viaggio porta a maturazione semi che riposano nella coscienza e scioglie tensioni e incrostazioni che imbrigliano l’animo, a volte addirittura impedendo alla vita di fiorire. Se viaggiare è, per definizione, spostarsi nello spazio fisico, parallelamente, viaggiare è spostarsi nello spazio dell’interiorità. Viaggiare attraverso il mondo è viaggiare attraverso sé stessi. Allargare gli orizzonti della propria esperienza di viaggiatore significa allargare, al contempo, gli spazi della propria interiorità

Simone Cislaghi (Milano, 1976), laureato in Filosofia all’Università Cattolica di Milano, insegna Filosofia e Storia al Collegio San Carlo di Milano.

Claudio Bonvecchio e Bernardo Nante “Le parole dell’Esoterismo. Dizionario”, Mursia

Copertina del Dizionario di Claudio Bonvecchio e Bernardo Nante "Le parole dell'esoterismo", Mursia.

Postfazione di Fabio Venzi

Mursia

Dal 23 febbraio in libreria

«[…] l’Esoterismo è chiaramente una dimensione intrinseca alla cultura stessa. Si può, pertanto, affermare che esso da sempre abita e influenza la filosofia, la letteratura, le arti e tutte le espressioni umane.»

Da “Abaris” a “Zoroastrismo”, questo dizionario raccoglie e decifra quasi mille termini che popolano il mondo dell’Esoterismo, della magia e della filosofia, fornendo le chiavi per comprendere anche le più remote manifestazioni della spiritualità umana nel corso dei secoli. Ogni voce è accompagnata dalla rispettiva etimologia (indoeuropea o semitica) e da una spiegazione esaustiva, attraverso riferimenti storici e culturali, eventuali varianti simboliche o interpretative e costanti rimandi interni ai lemmi, che agevolano e guidano la consultazione. Pensato per chi desidera orientarsi tra parole arcane, rituali dimenticati e concetti mistici, questo libro è uno strumento prezioso per studiosi, appassionati e curiosi. Un ponte tra linguaggio e mistero, tra significato e intuizione.

In definitiva, in questo dizionario ci concentriamo su una realtà esoterica e su una Verità unica e molteplice dell’Esoterismo, che si manifesta in modo caleidoscopico. Cerchiamo modestamente – e senza la presunzione dell’assoluta obiettività di rendere presente e viva ciascuna di queste voci, nella speranza che ogni lettore la legga e l’accetti con la massima apertura e senso critico. E che non dimentichi che l’etimo di “Esoterismo” rimanda alla ricerca, nella propria interiorità, di quella scintilla di Luce che nessun essoterismo può fornire (dall’introduzione di Claudio Bonvecchio e Bernardo Nante)

Claudio Bonvecchio (Pavia, 1947), già Professore di Filosofia delle scienze sociali all’Università degli Studi dell’Insubria di Varese e coordinatore del dottorato in Filosofia delle scienze sociali e Comunicazione simbolica, è membro di numerosi comitati scientifici e editoriali.

Bernardo Nante (Buenos Aires, 1955) insegna Filosofia della religione e Mitologia generale e comparata all’Universidad del Salvador di Buenos Aires. È presidente della Fundación Vocación Humana. Studioso delle relazioni tra filosofia, antropologia e religione, si è occupato in particolare delle fonti alchemiche del pensiero junghiano.

Fabio Lombardi “L’esercito delle carriole”, Mursia

Una storia che intreccia una fantasiosa maledizione, la caduta di un giornalista e la misteriosa sparizione di un pescatore. 

Tra superstizione, manipolazioni e un amore non corrisposto, il racconto si sviluppa sullo sfondo della coltivazione illegale di marijuana fino alla guerra etnica nei Balcani, affrontando temi come l’odio, la violenza di genere e le speculazioni di case farmaceutiche senza scrupoli, fino a rendere la maledizione una crudele realtà.

Mursia

dal 10 novembre

Leonida Lucomagno, ex giornalista fuggito sull’isola croata di Susak dopo una condanna per aggressione, si ritrova a indagare sulla misteriosa scomparsa di Thomas, un pescatore locale dal passato controverso come coltivatore illegale di marijuana e leader del movimento per la legalizzazione della cannabis.
Le indagini di Leonida lo trascinano in un vortice di pericoli: tra ex militari alla ricerca di vendetta, spregiudicati rappresentanti di case farmaceutiche e narcotrafficanti, le sue azioni attirano anche le attenzioni di Pentesilea, la carismatica leader di un’organizzazione europea che offre supporto alle vittime di violenza maschile.
La chiave di tutto risiede in un passato lontano: l’assedio di Vukovar, le vicende legate all’enigmatico “esercito delle carriole” e le conseguenze delle decisioni di Pentesilea nel dopoguerra.
Tra complotti e rivelazioni scioccanti, Leonida dovrà confrontarsi non solo con i suoi demoni personali, ma anche con una verità scomoda che rischia di travolgere tutti.

Un “noir esistenziale”, in cui hanno prevalenza tematiche storiche (guerra dei Balcani e crimini etnici), diritti civili e violenza contro le donne, legalizzazione della Cannabis e narcotraffico, lobby farmaceutiche. Centrale il racconto dell’infanzia dei personaggi, il passato ha lasciato ferite non rimarginate che ne influenzano le azioni e per alcuni di loro costituisce una crescita spezzata dalla violenza.

Fabio Lombardi (Milano, 1965) è un giornalista. Negli ultimi quattordici anni ha lavorato a Quarto Grado, trasmissione specializzata in casi di cronaca nera; precedentemente è stato cronista al TG4 e al TG5, dove ha seguito come inviato grandi casi di cronaca, dalla banda della Uno Bianca, al delitto di Cogne, al delitto di Garlasco e alla strage di Erba. Per tre anni ha scritto il blog «Nera e Dintorni» e nel 2019 il suo primo romanzo, L’istinto dei calamari.

Luca Arnaù “Vlad, il figlio del drago. Le cronache di Dracula”, Mursia

Mursia

dal 16 ottobre

Edirne, Impero Ottomano, 1431.
Il giovane Vlad, principe di Valacchia, è prigioniero alla corte del sultano Murad II, ostaggio di un’alleanza tradita. In un mondo di intrighi e pericoli, dove la morte è una costante minaccia, Vlad deve imparare a sopravvivere. Accanto a lui, il fratello minore Radu, che sceglie una via inaspettata e spezza un legame indissolubile.
Tra antiche sfide, amori proibiti con l’enigmatica Leila e spietate condanne, Vlad si forgia nel fuoco dell’odio e della vendetta. Ma quando il destino gli offre una possibilità per riconquistare il suo trono, si trova di fronte a una scelta impossibile: l’alleanza con i carcerieri o un piano segreto per salvare la cristianità dall’avanzata ottomana?
Un epico viaggio di formazione, tradimento e vendetta che dà vita a una delle figure più oscure e affascinanti della storia.

Dichiara l’Autore:
 «La mia idea era quella di andare alle sorgenti della leggenda, alla scoperta di colui che aveva dato origine al mito di Dracula: Vlad III di Valacchia, Drăculea, Vlad Țepeș l’impalatore. Cosa poteva aver fatto, visto, passato, vissuto sulla pelle un uomo per arrivare a essere considerato così cattivo da diventare il Vampiro, il simbolo stesso del Male? E perché, per il suo popolo – per la gente di Romania – Vlad è, al contrario, un eroe romantico, un condottiero senza paura capace di difendere la sua terra dagli ottomani per anni?»

Prologo: 

«Segesvara, capitale del principato di Transilvania. 2 novembre 1431, giorno dedicato ai morti. Le campane della grande torre quadrata che dominava i tetti di Segesvara ruppero il silenzio dell’alba con i loro rintocchi funebri, chiamando i fedeli in chiesa per la prima messa. Era il 2 novembre, il giorno più triste dell’anno, dedicato alla memoria dei defunti. Quell’anno, la ricorrenza sembrava ancora più cupa: molte famiglie piangevano la perdita di un parente per la febbre maligna che continuava a mietere vittime. La città viveva nel terrore. A sud la situazione era ancora più drammatica: le sentinelle sul Danubio segnalavano bande di predoni bulgari e ottomani che sconfinavano nel Sacro Romano Impero per un po’ di bottino. Assassini, ladri e disertori in cerca di cibo, schiavi e donne per i loro harem, che uccidevano e bruciavano ogni cosa sul loro cammino lasciando dietro di sé una scia di sangue e devastazione.»

Luca Arnaù, genovese di nascita e milanese d’adozione, è giornalista, sceneggiatore e scrittore. Ha iniziato come cronista nella redazione di un grande quotidiano, e ha poi diretto riviste come «Eva 3000», «Vip», «Ora» e «Epoca». Per la televisione ha firmato la serie Italians (2021), e ha debuttato al cinema con la sceneggiatura del film La Banda del Buffardello il manoscritto di Leonardo (2022). Autore di thriller storici, ha pubblicato Le Dieci Chiavi di Leonardo (2021, tradotto in 19 Paesi), L’Enigma di Leonardo (2022), Yeshua – Il Prescelto (2023) e Gli Arcani di Leonardo (2024).

Parnian Kasae “Seta, figlia dell’Iran”, Mursia

«La paura è rimanere nella prigione dell’oscurità, mentre la speranza è affrontare il mondo con tutte le sue incertezze e le sue sfide, uscire dal buio per tendere alla salvezza. Osando e rischiando. Buttandosi, a volte con un po’ di follia.»
«Ci ho messo una vita per trovare il mio posto.»
«Sfogo la mia frustrazione nella scrittura. Ho un dolore e non voglio sprecarlo. Questo dolore per me è sacro, è un’opportunità per dimostrare a me stessa che ce la posso fare.»

Mursia

Prefazione di Gian Domenico Mazzocato

In libreria dall’8 agosto

Parnian Kasae, ingegnera iraniana, donna in fuga e in lotta, ricostruisce con lucidità e profondità in questo romanzo autobiografico il senso della propria esistenza tra dolore fisico, spaesamento culturale e resistenza interiore. 
Dalla Rivoluzione islamica all’esilio, dalla guerra alla nostalgia, dalla Malesia all’Italia, passando per un mosaico — reale e simbolico — che unisce civiltà lontane, Parnian racconta una storia fatta di silenzi forzati, radici profonde e lotte quotidiane. Il filo conduttore? Una domanda urgente: può il dolore trasformarsi in significato? Una testimonianza intensa e toccante sulla diaspora iraniana, sulla condizione femminile, sulla forza di rialzarsi anche quando la vita sembra inchiodarti al suolo.

Dalla prefazione:
«È denso e dolorante il romanzo di Parnian Kasae, iraniana, fatta inquieta e vagabonda dalle vicende del suo paese. Come appartenersi, come resistere alla incessante, metodica distruzione della propria identità di persona? Come continuare ad essere donna e non fantasma? Una società in cui crescevi imparando come auto-censurarti nel dire, fare, vestire, pensare e credere. Fra le quattro mura di casa eri tu, credente o ateo, omosessuale o etero, progressista, conservatore o antirivoluzionario, ti vestivi, mangiavi e bevevi come ti pareva. Poi però, prima di mettere piedi fuori, ti dovevi mascherare negando te stesso. Assumevi un’identità surrogata. Si prova ad evadere, ci si nutre di cultura “aliena” (tra gli altri gli amati italiani Italo Calvino, Umberto Eco, Oriana Fallaci ma anche i testi di Franco Battiato), si diventa cittadini del mondo. Ma il dolore del distacco, del cordone ombelicale irreparabilmente reciso è lì, incombente e invalidante. Un dolore che uccide. Parnian, dimidiata tra la propria tradizione e le culture che cerca di assimilare. Prendemmo anche noi un albero e lo addobbammo. Lontani dalla nostra terra e le nostre tradizioni, almeno così ci impegnavamo a far parte di una società anziché esserne tagliati fuori. Lo stesso giorno festeggiammo anche il compleanno di Magid.»

Parnian Kasae (Teheran  1977) è laureata in Ingegneria Biomedica a Teheran. Dopo un master in Simulazione a Trieste si è dottorata in Fisica a Siena. Oggi vive a San Donà di Piave in provincia di Venezia, dove si dedica alla sua passione per l’arte e la letteratura. Seta, figlia dell’Iran è il suo primo romanzo.

Antonella Carta “Devi andare Nì”, Mursia

In libreria il 16 luglio

Mursia

«“El niño del santo?” chiese suor Consuelo sorridendo al piccolo anonimo che la fissava in silenzio. Così Niño Del Santo fu il suo nome, ma per tutti, tranne che per lei, da allora soltanto Nino.»

Nino è figlio della vergogna. Abbandonato in uno scatolo e portato al convento da un angelo sconosciuto, viene accolto da una famiglia rude e numerosa. Ancora bambino scopre brutalmente la verità e inizia a cercare il proprio posto nel mondo. L’incontro con Dela gli fa credere che tutto sia possibile. La vita che costruiscono insieme rischia però di frantumarsi quando il passato torna a chiedere il conto. Nino si trasforma in qualcuno di cui aver paura, ma Dela lo difenderà fino alla fine dimenticandosi di sé.
Va oltre il tempo, questo racconto. Quando sembra concluso, torna indietro: un passo nel tramonto, per ritoccarlo d’alba.

Incipit:

«Il freddo, per una sera, rinunciò al proprio silenzio. Provò a farsi voce, sfiorò gli occhi aperti del neonato dentro lo scatolo di cartone e gli volle cantare una ninna nanna perché il primo sonno non fosse agitato. Si accorse così di non avere canzoni. La coperta era lì, in imbarazzo per l’abbraccio che tentava di simulare, perché a quegli occhi aperti probabilmente la differenza non era sfuggita. Qualcuno, pescato a caso dal ripostiglio del destino, si accorse dello scatolo per strada, controllò, e vide che dentro taceva un bambino. Quindi di corsa al convento, prima che fosse tardi, dalle suore cui ogni tanto il Signore mandava un bimbo così, rifiutato. Una ragazza piangeva poche case più in là, con le mani sul ventre svuotato e il pensiero al figlio che le avevano appena portato via. Svuotata, anche lei. Le avevano messo tra i denti un fazzoletto perché i vicini non la sentissero gridare. Aveva trascorso chiusa in casa gli ultimi mesi della gravidanza, mentre tutti sapevano che era fuori, ospite di certi parenti. Le dissero che il tempo l’avrebbe guarita, che avrebbe sposato un uomo diverso, che sarebbe cresciuta»

Antonella Carta insegna Materie letterarie in un liceo. Dopo il romanzo Timoteo e il saggio Rousseau. Le fantasticherie, ha pubblicato con Mursia i romanzi Come nuvole di cotone (2020) e Come una pianta che spacca il cemento (2023).

Dario Fertilio – Guido Primiceri “Giocare l’impossibile. Colpi e caratteri estremi del tennis.Dalla smorzata di Alcaraz al rovescio bimane in salto di Sinner “, Mursia

In libreria dal 13 giugno

Mursia

«I giocatori visti da vicino, con i colpi mitici del tennis. Estremi quanto unici, inimitabili e per sempre legati alle personalità dei loro autori.»

I grandi campioni di oggi e del passato, da Alcaraz a Sinner, da Djoković a Connors, da Pancho Gonzales a Nadal, raccontati a partire dal loro colpo «estremo», quello in cui si esprime al massimo grado la qualità tennistica, e una fusione speciale di preparazione e istinto. Così il servizio di Isner e la risposta di Djoković, il serve-and-volley di Rafter e la smorzata di Alcaraz, il rovescio bimane in salto di Sinner e il tweener di Gasquet. Fino alle prodezze che suscitano maggior meraviglia, come il colpo laterale alla rete, la veronica e la smorzata, l’anticipo e il recupero pallonetto. Di ogni campione della racchetta presente in questa galleria non vengono soltanto analizzate le caratteristiche tecniche e i virtuosismi, ma anche ritratti i lati meno noti del carattere, le debolezze, i segreti, le superstizioni, le passioni non confessate e in qualche caso anche le follie.

Ci sono attimi nella storia dello sport che restano sospesi in un tempo anomalo e in uno spazio indefinito, consegnati a una specie di eternità. Sono fotogrammi della memoria plastici, iconici. Affini ai grandi momenti destinati a segnare una svolta simbolica nella politica, nell’arte, nella scienza e in genere nella creatività umana. In questi casi, più ancora che il contesto, rimane incastonato nel ricordo collettivo il gesto mai prima compiuto, e il nome del suo autore. Il salto in lungo fuori misura dell’americano Bob Beamon, che nell’anno 1968, a Città del Messico, accende sullo schermo dello stadio la cifra incredibile di 8,90, più di mezzo metro oltre il record mondiale fino ad allora conosciuto. Il mattino del 1972 in cui Bobby Fischer non si presenta alla seconda partita del campionato del mondo di scacchi, in corso a Reykjavik, e lascia la vittoria al campione in carica Boris Spassky, sfibrandolo nell’attesa a tal punto da costringerlo alla resa negli incontri successivi. Il goal segnato di mano da Diego Armando Maradona nel 1986, in Messico, ai danni dell’Inghilterra, eseguito con tale rapidità da rendersi sul momento invisibile a tutti. Il diretto destro con cui George Foreman nel 1994, sul ring di Las Vegas, a quasi 46 anni, spegne le luci del giovane campione del mondo, super favorito, Michael Moorer. Il salto nell’abisso di Umberto Pellizzari, che sfida le paure del buio sottomarino e i limiti della resistenza umana, nel 1999, scendendo in apnea, in assetto variabile no limits, fino a 150 metri di profondità.
Tutti questi episodi restano indelebili nella storia dello sport. E hanno una caratteristica in comune: sono per definizione tanto estremi quanto unici, irripetibili e inestricabilmente legati alle personalità dei loro autori.
Ma nessuno di essi è raffrontabile a quanto avviene nel tennis. Perché, a differenza di tutte le altre discipline sportive, in questo caso i colpi estremi – qualsiasi altra definizione si possa trovare per definirli, come «perfetto», «illegale», «inaudito» o addirittura «impossibile» – non possono essere risolutivi. La ragione si illustra da sé: il tempo di gioco nel tennis non conta, si prosegue fino a quando il match point decisivo è stato giocato, e nonostante tutti gli accorgimenti moderni per ridurne la durata – come il tiebreak, il super tie-break o il killer point – potenzialmente gli incontri potrebbero proseguire all’infinito. Insomma, i colpi «impossibili», anche se riescono, in questo sport non segnano la fine. Il momento successivo si fa tabula rasa e si ricomincia da capo, come se niente fosse successo. A meno che vengano ripetuti in numero sufficiente, e negli episodi chiave dell’incontro, quelli in cui la volontà dell’avversario si incrina, mentre affaticamento fisico e mentale diventano una cosa sola.

Dario Fertilio (Modena, 1949), giornalista e scrittore tradotto in numerose lingue, è autore di saggi e romanzi, poesia e teatro, oltre che articolista per vari quotidiani e vincitore di numerosi premi letterari. È appassionato di tennis.

Guido Primiceri (Milano, 1982), giocatore professionista fino al Duemila, è stato numero 378 del mondo a vent’anni prima del ritiro per infortunio. Maestro nazionale, ha fatto parte della prestigiosa Academy di Nick Bollettieri in Florida.

Franco Busato “P.38 Solo i colpevoli devono morire. Solo Molina indaga ancora”, Mursia

MURSIA Collana: Crime & Thriller
Dal 14 aprile in libreria

«Ed è quando l’uomo e la pistola si incontrano che la vita si fa tragedia.»

Una serie di cruenti omicidi, apparentemente slegati tra loro, scuote una Milano che si appresta ad affrontare i primi freddi autunnali. Cosa hanno in comune un anziano musicista emaciato e in pigiama, che suona un pianoforte in una stanza di un ospedale, e una pistola, il cui nome è divenuto triste emblema degli anni di piombo? Uno dona la vita e l’altra regala la morte.
La commissaria De Santis, per riuscire a risolvere questi casi, dovrà seguire la storia della pistola, con il fondamentale supporto di Solo Molina, che dovrà rivivere nella sua mente episodi della sua gioventù da malvivente. Il percorso ci porterà a conoscere aspetti di una Milano fatta di terrorismo e ’ndrina, di droga e violenza, dagli anni Ottanta ad oggi, che ruotano attorno a piazza Prealpi, divenuta da luogo di spaccio a piazza dei diritti con le sue panchine colorate. Le note del pianoforte e i colpi di pistola si intrecciano. La verità è nascosta tra le pieghe della musica e quelle della manchevolezza della giustizia.

La stanza della musica si trovava al secondo piano dell’ospedale San Carlo Borromeo a Milano, salendo le scale che portavano nei vari reparti te la trovavi di fronte, nel mezzo della confluenza di due lunghi corridoi, uno che arrivava da destra e l’altro da sinistra, che parevano le due braccia tese sulla croce, e sui quali si affacciavano molteplici porte, tutte a distanza regolare tra loro e allineate su uno stesso lato. Sopra ad ogni porta vi erano infissi dei cartellini con dei numeri progressivi, insieme a una grossa spia luminosa rossa, che serviva per richiamare l’attenzione degli infermieri in caso di bisogno, mentre all’interno delle stanze vi erano dei letti, dei tavolini, delle apparecchiature mediche, flebo e attacchi per l’ossigeno, il tutto per i degenti ricoverati.

Franco Busato (Milano 1957), scrittore di gialli, direttore di testate giornalistiche, fondatore di un centro culturale, ha conseguito diversi premi letterari internazionali. In Delitto a Villa Arconati (2017) e Balfolk killer (2018), Solo Molina indaga tra giallo, arte e ballo in una Milano affascinante, misteriosa e ricca di storia. Con Mursia ha pubblicato Chi ha ucciso il Pret de Ratanà (2020) e L’ottava maledizione di Ötzi (2022).

Fabrizio Carcano – Giorgio Maimone “Il fiore della vendetta.La bomba di via Palestro continua a uccidere”, Mursia

«Il tempo non cancella il sangue versato. Lo sa bene chi ha atteso trent’anni per presentare il conto.»

Mursia, Collana Crime & thriller

dal 13 marzo in libreria

L’estate milanese del 2024 è segnata da una serie di eventi inquietanti che scuotono la città. Il capitano dei Carabinieri Marco Fontana si trova a indagare su un caso complesso e intricato: l’omicidio di due vecchi malavitosi, entrambi legati alla strage di via Palestro del 1993, e la misteriosa scomparsa di un funzionario dei Servizi Segreti.
L’indagine di Fontana lo conduce nei meandri oscuri del passato di Milano, riaprendo ferite mai rimarginate e portando alla luce segreti sepolti.
La strage di via Palestro, un evento traumatico per la città, torna a essere protagonista, e Fontana si trova a dover ricostruire gli eventi di quel tragico giorno, cercando di identificare gli esecutori e i mandanti dell’attentato e chi ha guidato la Fiat Uno imbottita di tritolo.
Mentre il Capitano indaga sulle vicende del passato, un nuovo e spietato assassino fa la sua comparsa a Milano. Soprannominato il Sagittario, questo killer agisce di notte, utilizzando una balestra di precisione per uccidere uomini che hanno commesso violenze contro le donne. Le sue azioni, seppur brutali, sembrano guidate da un distorto senso di giustizia, e la città è pervasa da un’atmosfera di paura e incertezza. 
Fontana si trova così a dover gestire due indagini parallele: quella legata alla strage di via Palestro, che lo porta a confrontarsi con i fantasmi del passato, e quella legata al Sagittario, che lo mette di fronte alla brutalità del presente.
Le due indagini, apparentemente distinte, iniziano a intrecciarsi, rivelando una trama complessa e pericolosa.

Dal Prologo:

«Milano, via Palestro, martedì 27 luglio 1993 ore 23,14 Un frammento di stella che si stacca dal cielo e precipita dentro il finestrino aperto della Uno grigia. Un lapillo vulcanico che erompe dal centro della terra. Due spinte opposte: verso l’alto e verso il basso. Una bomba sa pronunciare una parola sola: sorpresa! E poi si applaude. La bomba, massima rapinatrice dei cieli è forte, è potente, è violenta. La bomba è neutra, perché non guarda in faccia a nessuno: né ai potenti, né ai ricchi, né a razze o pregiudizi. La bomba esplode, si allarga, si espande, distrugge, demolisce, purifica. Vedi prima il lampo e dopo senti il tuono, ma se il tuono è troppo forte sarà l’ultimo che sentirai. Perché la bomba è democratica: uccide il “vu cumprà” sulla panchina, uccide il vigile e i pompieri. Rompe i vetri di tutta via Palestro, porta il disagio in casa Gucci, spettina le statue sulle terrazze, scompiglia gli arazzi, rialza i tappeti. Il motore della Uno grigia vola fino a un balcone al terzo piano, Milano si illumina e poi si spegne, perché salta la luce in tutta la zona. L’asfalto si squarta e lascia uscire il fuoco che si scaglia contro il cielo bruno, sola fonte di luce a illuminare la notte del 27 luglio 1993; è il gas, che, uscito dalle tubature, ha preso fuoco. Bruciano gli alberi, perdono le foglie, si scorticano i tronchi e restano cinque corpi sul terreno. La bomba è esplosa, la bomba fragorosa, la bomba apocalisse, la bomba che mormora, la bomba che urla, la bomba messaggio, la bomba che impone e dispone, incalzatrice della storia, freno del tempo, massima rapinatrice dei cieli: la morte ha distrutto l’azzurro inflessibile della notte d’estate».

Fabrizio Carcano e Giorgio Maimone 
Presentano il libro in anteprima il 13 marzo alle ore 18,00 a Milano al Libraccio (Via Vittorio Veneto 22) 
Interviene la giornalista Giusy Randazzo

Fabrizio Carcano (Milano 1973) è giornalista professionista e dal 2020 direttore della collana Giungla Gialla di Ugo Mursia Editore. Con Mursia ha pubblicato diciassette romanzi, gli ultimi sono stati I delitti dello Zodiaco (2022), Il killer dell’Apocalisse e La quinta carta (2023).

Giorgio Maimone (1953). Dopo una vita da giornalista, inizia a scrivere romanzi nel 2013. Tra le ultime pubblicazioni, la quadrilogia di Filippo Marro – composta da Sole su BreraPioggia a BreraNebbia su Brera e Neve a Brera – e il sesto volume della serie di Greta e Marlon, scritta a quattro mani con Erica Arosio: Mannequin.