Tea Ranno “Cenere”, Vallecchi

Un romanzo d’atmosfera e passione nell’Italia dell’Inquisizione: il potere, il pregiudizio e la forza irriducibile della verità.

Copertina del romanzo di ambientazione storica di Tea Ranno "Cenere", Vallecchi Editore

Vallecchi

Dal 30 ottobre

Sullo sfondo di un Seicento cupo e sferzato dalla superstizione, Cenere prende le mosse all’indomani dell’esecuzione di Caterina Giudici, una giovane donna accusata ingiustamente di stregoneria e mandata al rogo. Mentre sulla città e sui palazzi del potere soffia un maestrale furioso, l’eco del fuoco incrocia i destini di oppressori e oppressi.
Tra le stanze sfarzose dei conti Vespertizi si muove Donna Stefana, nobile spietata e capricciosa, artefice dell’iniqua denuncia nata per vendicarsi di un rifiuto d’amore. Attorno a lei, il coro muto ma vibrante delle sue serve: la saggezza millenaria della vecchia Menegota, il dolore della cuoca Tomasa e, soprattutto, la determinazione della quattordicenne Delinda, pronta a rischiare la vita pur di far trionfare la giustizia e vendicare l’amica tradita e l’amore perduto.
A fare da controcanto alla cieca spietatezza dei giudici dell’Inquisizione – ben rappresentati dal compiacimento del Giudice Corselli – s’alza la voce intima di Fra’ Lorenzo, un francescano tormentato dal dubbio e dall’ipocrisia di una fede usata come strumento di morte.
Con una lingua ricca, figurativa e intrisa di suggestioni d’epoca, Tea Ranno firma una storia intensa sul potere della calunnia, la condizione femminile e la luce incrollabile della dignità umana che sopravvive persino dove tutto sembra essere diventato cenere.

Incipit.

Donna Stèfana quella mattina, contrariamente all’abitudine che la voleva in piedi dopo mezzogiorno, si svegliò molto presto e pretese che la lavassero in camera. Le serve, che già a quell’ora s’aggiravano come ombre per la cucina semibuia, s’allarmarono per la stranezza e, nascondendo l’inquietudine sotto il capo chino, portarono su per gli scaloni brocche ricolme d’acqua bollente. Si muovevano a fatica, con le mani tremanti e una specie di torpore nelle membra ghiacciate, ma non era solo il freddo a intorpidirle, né la fame che doleva negli stomaci vuoti. Nessuna di loro aveva dormito. Raggomitolate nei giacigli dietro la cucina, nel lezzo stantio d’olio rifritto e lardo, s’erano scambiate per tutta la notte voci e sussurri. S’erano voltate, rivoltate, accucciate l’una nelle braccia dell’altra per darsi coraggio, il terrore, però, era lì, in quell’odore di carne bruciata che continuava a colmare le narici, in quelle urla che ciascuna risentiva senza potersene liberare e che il vento – un maestrale furioso che sibilava tra fronda e fronda – sembrava rinnovare in un’eco inestinguibile.

Tea Ranno siciliana d’origine, dal 1995 vive e lavora a Roma. Laureata in giuri­sprudenza, si occupa di diritto e let­teratura. Il suo romanzo d’esordio, Cenere (e/o, 2006), finalista ai pre­mi Calvino e Berto, ha vinto il pre­mio Chianti nel 2007. Ha succes­sivamente pubblicato i romanzi In una lingua che non so più dire (e/o, 2007), La sposa vermiglia (Monda­dori, 2012) vincitore del premio Rea, Viola Foscari (Mondadori, 2014), Sentimi (Frassinelli, 2018), L’amuru­sanza (Mondadori, 2019), Terra­marina (Mondadori, 2020) premio Città di Erice, Gioia mia (Monda­dori, 2022), Avevo un fuoco dentro (Mondadori, 2024). Ha pubblicato numerosi albi illustrati e romanzi per ragazzi, tra questi, per Il Battello a Vapore, Bellissima, Bombolla, Cuore di Cristallo, La fabbrica dei contrat­tempi, Un tram per la vita, la storia di Emanuele Di Porto, sfuggito al ra­strellamento nazista del 16 ottobre 1943 nel ghetto di Roma. Diversi suoi racconti figurano in rac­colte antologiche, tra essi Prove di vita intima, su Luisa Baccara, signora del Vittoriale in Musa e getta (Ponte alle Grazie, 2021), Il lusso dell’impre­visto, in La Parola e i racconti (Libre­ria Editrice Vaticana, 2022). I suoi romanzi sono pubblicati in nu­merosi paesi esteri.

Maico Morellini “La madre rossa”, Alcatraz

Premio Urania e due volte Premio Italia, Maico Morellini scrive un romanzo che intreccia passati oscuri e tecnologie sperimentali nella gelida cornice dei mari del Nord, che diventano il palcoscenico di un orrore ancestrale

Copertina del romanzo di Maico Morellini "La madre rossa", Alcatraz, basato su fatti realmente accaduti

LA MADRE ROSSA

Collana Bizare Off 5

ALCATRAZ

Dal 16 ottobre

Qual è il mistero che circonda il naufragio della RSS Arthur Dee? E perché i media internazionali lo hanno praticamente ignorato?
Sulla base di minuziose ricerche e testimonianze ricavate dentro e fuori dal deep web, lo scrittore e podcaster Maico Morellini prova a ricostruire, romanzandoli  nel suo stile unico, gli incredibili eventi che negli anni hanno ruotato intorno a questa “nave fantasma” e al suo equipaggio.

Ogni riferimento a fatti, cose o persone realmente esistite è quindi ricercato e del tutto voluto. Sessanta metri sopra gli abissi del Mar di Norvegia, la Piattaforma Baldr è un gigante di ferro circondato dal nulla. Cinque sconosciuti si ritrovano isolati in questo deserto di metallo quando una tempesta impossibile recide ogni contatto con il mondo, rendendoli improvvisamente muti e ciechi. Ma il vero terrore non viene dal cielo: è ciò che emerge dalle profondità a cambiare ogni regola. Mentre il freddo avanza e la tecnologia si arrende, i misteri che avvolgono un vascello da ricerca britannico scomparso nel 2022 e la sua sconvolgente missione segreta riaffiorano dal passato come anime senza pace. 
La madre rossa ci trascina in un viaggio visionario che esplora il confine tra scienza e inquietudine. Un tragitto claustrofobico in cui la sopravvivenza è solo l’inizio, e la verità più profonda è un ritorno a una genesi collettiva e inesorabile che ha il colore del sangue e il profumo della terra bagnata. Perché il mare non dimentica. Il mare trasforma.

Maico Morellini, classe 1977, vive a Reggio Emilia. Il suo primo romanzo di fantascienza, Il re nero, vince il Premio Urania 2010 e viene pubblicato l’anno successivo da Mondadori, per cui nel 2016 esce anche il romanzo La terza memoria. Nel 2019 e nel 2021 vince il Premio Italia con i romanzi Il diario dell’estinzione e Il ragno del tempo. Con i suoi racconti ha preso parte a diverse antologie, tra cui i Millemondi di Urania – rispettivamente a luglio 2019 e luglio 2023 – e Teratocene, uscita nel 2025 per i tipi di Zona 42 Edizioni. Dal 2025 è autore del podcast Falistre.

Edurne Portela e José Ovejero “Una bellezza terribile”, Voland

“Siamo dinosauri. Siamo sul punto di estinguerci.Nessuno prenderà il testimone delle nostre lotte.Pensano che non ne valga la pena.”

Copertina del romanzo storico di Edurne Portela e José Ovejero  "Una bellezza terribile", Voland

Voland

traduzione di Bruno Arpaia

dal 25 settembre in libreria collana Intrecci

Un romanzo che abbraccia quasi un secolo di storia e due continenti: dalla Parigi della Prima guerra mondiale a quella degli anni ’80, dalla Guerra civile spagnola alla dittatura peronista in Argentina. 
Le vicende narrate ruotano attorno a Raymond Molinier, un trockista francese che mise la sua grande audacia a sostegno della causa. Nel corso di una lunga vita di militanza, condivise le sue lotte con donne eccezionali come Jeanne Martindes Pallières, un’aristocratica che rinunciò ai propri privilegi per dedicarsi alla rivoluzione, ed Elisabeth Käsemann, una giovane tedesca compagna di partito che contrastò il brutale regime militare argentino e ne fu annientata.
Un’opera che poggia su un approfondito lavoro di documentazione in cui Edurne Portela e José Ovejero raccontano anche la loro ricerca, i dubbi e le difficoltà incontrate nel ritrarre personaggi con vite così complesse e intense.
Una bellezza terribile si è aggiudicato il prestigioso Premio Libro del Año 2025 de las Librerías de Madrid “per aver salvato dall’oblio la storia di coloro che hanno messo la propria vita al servizio della lotta per una società più giusta”.

Gli autori 
EDURNE PORTELA Scrittrice basca, figura chiave nel panorama letterario spagnolo, ha lungamente vissuto e lavorato negli Stati Uniti. Storica di formazione, il suo lavoro di ricerca si è incentrato sullo studio dei meccanismi della violenza e sulle sue manifestazioni individuali, politiche e sociali. Con Voland ha pubblicato nel 2023 Con gli occhi chiusi che le è valso il prestigioso Premio Euskadi de Literatura en Castellano e nel 2025 Maddi oltre il confine.JOSÉ OVEJERO Nato a Madrid nel 1958, ha vissuto a lungo tra Bruxelles e la Germania conciliando il lavoro di interprete con quello di scrittore. Acclamato dalla critica, ha vinto tutti i più importanti riconoscimenti letterari spagnoli. Tradotto in numerose lingue, le sue pubblicazioni più recenti con Voland sono L’invenzione dell’amore (2018), La seduzione (2019), Insurrezione (2022), Fumo (2023) e Mentre siamo morti (2025), con cui si è aggiudicato il Premio Dulce Chacón 2023.

Il traduttore BRUNO ARPAIA, nato a Ottaviano in provincia di Napoli è romanziere, giornalista, consulente editoriale e traduttore di letteratura spagnola e latinoamericana. Ha dato voce tra gli altri a Fernando Aramburu, Carlos Ruiz Zafón, Gabriel García Márquez, Javier Cercas e Manuel Vilas.

di Ovejero su tuttatoscanalibri

Fumo

La seduzione

L’invenzione dell’amore

Giancristiano Desiderio “Gli ultimi giorni di Andrea Giovene di Girasole”, presentazione

Copertina del romanzo di Giancristiano Desiderio "Gli ultimi giorni di Andrea Giovene di Girasole", Solfanelli Editore

Il vecchio scrittore Andrea Giovene, discendente dell’antica famiglia napoletana dei duchi di Girasole, ritorna, dopo tanti anni trascorsi a Londra, alla sua Casa delle Case: il seicentesco Palazzo del Cervo che si affaccia sulla riva del Martorano e che sorge, come tutta Sant’Agata dei Goti, da una Selva oscura. Qui si ricongiunge con il suo alter ego letterario, Giuliano di Sansevero, e stringe amicizia con il giovane filosofo Cristiano con il quale intavola delle conversazioni sulla condizione umana a base di peperoni, pomodori, melenzane e di buon vino Aglianico e Falanghina.(Solfanelli Editore)

Andrea Giovene, duca di Girasole (1904-1995), è stato uno scrittore realmente esistito che nel romanzo l’autore Desiderio ha reso personaggio: il vecchio duca Andrea Giovene, ormai rientrato in Italia dopo gli anni trascorsi a Londra, si ritira a Sant’Agata de’ Goti nel suo seicentesco Palazzo del Cervo dove diventa  protagonista e alter ego della sua famosissima Autobiografia. Giovene è stato, infatti, l’autore del romanzo Autobiografia di Giuliano di Sansevero  pubblicato da Rizzoli nel 1966 e poi da Elliot nel 2012, un’opera corposa che gli valse la candidatura al Nobel ma poi dimenticato.

Con questo suo romanzo Desiderio vuole quindi riportare l’attenzione su un grande scrittore del Novecento italiano

La narrazione si sviluppa attorno all’incontro tra Giovene/Sansevero e un giovane filosofo di nome Cristiano davanti a piatti della tradizione e al vino campano, Aglianico e Falanghina: sia le vivande, semplici come pomodori peperoni e melanzane, che diventano delizie culinarie preparate da Gelsomina, sia le citazioni letterarie, poetiche, filosofiche, artistiche ispirate ai maestri del pensiero incontrati tra gli scaffali della biblioteca, sono alla base delle conversazioni e il loro argomentare tra i due commensali su diverse tematiche: la condizione umana, la libertà, la morte cui si aggiungerà il tema dell’amore ispirato e  incarnato nella figlia di Gelsomina, Isotta.

Giancristiano Desiderio (1968), saggista e giornalista, è studioso dell’opera di Benedetto Croce e del pensiero liberale. Ha pubblicato in tre volumi la biografia Vita intellettuale e affettiva di Benedetto Croce (Premio Acqui Storia 2014 e Premio Sele d’Oro 2015). Ha scritto saggi su Croce, Einaudi, Vico, Machiavelli, Hegel, Marx, Berlin, Arendt. È autore di una tanto singolare quanto anti-totalitaria “filosofia del calcio”. Nel 2024 l’Associazione Isaiah Berlin gli ha assegnato il Premio Isaiah Berlin per il libro Machiavelli e il liberalismo. Scrive per il “Corriere della Sera”, il “Corriere del Mezzogiorno”, “il Giornale”, “la Ragione”. Ha fondato e dirige il giornale politico-letterario “Critica e Libertà” Gli ultimi giorni di Andrea Giovene di Girasole è il suo primo romanzo. Gli ultimi giorni di Andrea Giovene di Girasole è il suo primo romanzo.

Ilaria Tuti “Ed è un poco la notte e un poco l’alba”, presentazione

Copertina del romanzo storico di Ilaria Tuti "Ed è un poco la notte e un poco l'alba", Longanesi

Con Ed è un poco la notte e un poco l’alba, Ilaria Tuti disvela la compassio nella barbarie, l’incontro nello scontro, l’esodo nell’invasione e, infine, la speranza nella tragedia. Racconta l’incontro tra due popoli che sulla carta dovevano sottomettere e soccombere, e che infine hanno imparato a conoscersi, trovando in ciascuno un riflesso dell’altro. E ci mostra che è possibile superare ciò che sembra insuperabile, sopravvivere allo sconvolgimento del proprio mondo, perdere ogni cosa e ricominciare.(da Longanesi)

Il romanzo racconta una pagina di storia poco conosciuta con un’aderenza  altissima al contesto reale, ai luoghi e ai fatti di cronaca dell’epoca, mentre i personaggi principali e l’intreccio narrativo ovviamente sono elaborazioni frutto della fantasia dell’autrice, come è tipico di ogni romanzo storico.

Ilaria Tuti ha condotto ricerche approfondite basandosi sulla memoria collettiva friulana e sui documenti del tempo, unendo due precise realtà storiche documentate:  la promessa di Hitler ai cosacchi russi (che combattevano contro l’Armata Rossa di Stalin) una nuova patria in Friuli e l’occupazione cosacca in Carnia del 1944-1945, raccontando l’incontro tra due popoli che alla fine hanno imparato a conoscersi.
Serafina è la protagonista e tutti gli altri personaggi della storia servono all’autrice proprio a perseguire un messaggio narrativo e mostrare come è possibile che l’umano sappia resiste alla barbarie della guerra. focalizzandosi sulle emozioni, sulla compassione tra popoli sebbene l’uno invasore e l’altro invaso e costretto a convivere con il “nemico”.
Oltre ad esere una pagina di storia non molto lontana ma sconosciuta è sicuramente un messaggio in questo nostro mondo attuale dove alla guerra occorre imporre  la riscoperta del lato umano che ci accomuna.

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Madre d’ossa

Figlia della cenere

Ninfa dormiente

Come vento cucito alla terra

“Fiore di roccia”

Raffaella Cargnelutti “La moglie del Cramar. Il ritratto di Maria”, Mursia

Copertina del romanzo storico di Raffaella Cargnelutti "La moglie del Cramar. Il ritratto di Maria", Mursia

Mursia

 Dal 13 luglio

A vent’anni dalla sua prima stesura torna in libreria il romanzo d’esordio di Raffaella Cargnelutti: un viaggio intimo e documentato nel cuore del Friuli del Settecento, dove le donne custodivano le case e gli uomini sfidavano le Alpi. Ispirato a un quadro di famiglia – il ritratto dell’antenata Maria Mussinano, dipinto a Cercivento nel Settecento – il libro è una vera e propria “chiamata alla scrittura”. Da quella tela, lo sguardo minuto e tenace di Maria parla di partenze e di ritorni, l’essenza stessa della vita tra le montagne della Carnia.

Il romanzo intreccia la rigorosa ricerca d’archivio (basata su antichi documenti e polverosi registri parrocchiali) con la potenza della saga familiare. Al centro della trama si staglia la figura rivoluzionaria di Maria: una donna forte, madre di otto figli, che rimasta vedova decide di sfidare le convenzioni del suo tempo. Non si fa ritrarre con il rosario o le chiavi di casa tra le mani, come imponeva la tradizione per le donne, ma esige che accanto a lei compaiano la penna d’oca, il calamaio e il registro dei conti. Maria sa leggere, scrivere e far di conto; ha gestito gli affari di famiglia durante i lunghi viaggi del marito Cristoforo oltre confine e rivendica il suo ruolo di “governatrice” con l’orgoglio tipico della borghesia istruita. Sullo sfondo, l’affascinante e duro mondo dei cramars, i venditori ambulanti della Carnia che attraversavano i passi alpini per commerciare spezie, stoffe e mercerie nei territori tedeschi ed europei, creando un ponte invisibile ma solidissimo tra Venezia e l’Oltralpe.

Il racconto si muove tra la vivacità dei mercati veneziani e bavaresi e il microcosmo di Cercivento, arricchito dalle figure storiche del parroco don Nicolò Grassi, fine collezionista e storico del luogo, e di pittori itineranti come il maestro Silvestro di Raveo o il maestro Antonio di Tolmezzo. Le atmosfere del Settecento carnico rivivono non solo attraverso i fatti storici, ma anche grazie al recupero delle antiche leggende della tradizione orale friulana.

Dichiara l’autrice: 

“A Il ritratto di Maria sono particolarmente legata in quanto ha segnato il mio passaggio, per quanto riguarda la scrittura, dalla storia dell’arte alla narrativa; da allora sono seguiti quasi una decina di romanzi. Oggi, rileggendo, ho ritrovato alcuni temi e molti personaggi che, con nomi diversi, sono tornati a trovarmi nei lavori successivi. Me ne sono resa conto solo ora, rimettendo mano a questo testo di quasi vent’anni fa. E, sorridendo, mi sono detta che forse era tutto scritto, come faceva pensare il ritratto della mia antenata Maria Mussinano, con penna e calamaio, che si è rivelato una vera e propria chiamata alla scrittura.”

Raffaella Cargnelutti (Tolmezzo, 1957) è critica e storica dell’arte. Ha pubblicato le biografie romanzate dei pittori Gianfrancesco da Tolmezzo e Giovanni Antonio de’ Sacchis, La valle dei Ros (2020), e con Mursia Le spiritate di Verzegnis (2021) e L’altra guerra (2025).

Gerardo Passannante “Incontro col passato”, NeP Edizioni

Copertina del romanzo storico di Gerardo Passannante "Incontro col passato", NeP Edizioni

Incontro col passato di Gerardo Passannante è un’opera che intreccia con equilibrio narrazione romanzata e ricostruzione storica, offrendo ai lettori un’esperienza coinvolgente e intensa.

Il volume si inserisce nel monumentale ciclo Il declino degli dèi, progetto narrativo articolato in sedici libri che mira a delineare un ampio affresco dell’epoca compresa tra il III e il IV secolo, nel momento in cui il Cristianesimo si avvia a diventare la religione predominante dell’Impero Romano.
Con questo sesto volume, ambientato nell’estate del 306, si assiste al consolidarsi della figura di Costantino.
Il titolo stesso, Incontro col passato, evidenzia immediatamente come il nucleo centrale dell’opera sia il confronto con lo scorrere del tempo. Le questioni affrontate risultano infatti profondamente attuali, poiché il senso stesso della storia consiste nell’indagare il presente attraverso il passato. Non vengono raccontati soltanto eventi legati alla grande storia, ma anche le vicende intime dei personaggi, nelle quali la memoria opera su molteplici livelli.
I protagonisti sono delineati con notevole sensibilità introspettiva, tanto nei loro aspetti più oscuri e tormentati quanto in quelli più evidenti e immediati. L’attenzione dell’autore alle sfumature interiori riesce a cogliere con precisione e finezza le complessità più profonde e controverse dell’animo umano.
All’interno della narrazione trovano spazio anche soste riflessive, che arricchiscono e ampliano il racconto. Significativi, in questo senso, i capitoli 7 e 8, nei quali l’autore interviene in prima persona soffermandosi sul rapporto tra sorte, diritto e giustizia.

Attraverso uno stile accurato e rigoroso, Gerardo Passannante restituisce così un ritratto convincente di quel periodo storico e invita il lettore a interrogarsi in chiave esistenziale, storica, sociale e filosofica su valori e disvalori che, ieri come oggi, rappresentano le fondamenta della vita.
Un invito al senso critico e all’indipendenza di giudizio, strumenti indispensabili per una visione più consapevole e analitica della realtà contemporanea

Gerardo Passannante, nato nel 1951 a Sicignano degli Alburni (SA), vive a Zurigo. È autore di vaste raccolte poetiche (Canzoniere primo, Appunti di un colloquio interrotto, Ex Glebula Lux, Grumi), di romanzi, racconti, saggi, diari, aforismi, traduzioni dal francese e dal tedesco, e dell’opera teatrale Sha Nagba Imuru, tratta dall’epopea di Gilgameš. Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo la silloge poetica Quasi un canzoniere (Città del Sole Edizioni, 2017), i racconti L’ora della mezzanotte (Edizioni Minerva, 2018), i romanzi Atto terzo (Editrice Italia letteraria, 1981), Atto gratuito (Montedit, 2013), e i primi cinque libri del ciclo storico in sedici volumi Il declino degli dèi, comprendente: Avvisaglie d’uragano (2014), Amore e disamore (2015) e Elogio della menzogna (2017) pubblicati con Città del Sole Edizioni; Costantino, l’infante di Naissus (Il Seme Bianco, 2020), e All’ombra della croce (Armando editore, 2022).Con NeP ha pubblicato il romanzo Appunti di un colloquio interrotto, 2025.

Naïri Nahapétian “Chi ha ucciso l’ayatollah Kanuni?”, Edizioni Le Assassine

Un noir politico che illumina le ombre del potere iraniano proprio mentre il Medio Oriente torna al centro del mondo.

Naïri Nahapétian ha lasciato l’Iran dopo la rivoluzione islamica all’età di nove anni… È ritornata regolarmente nel suo Paese d’origine come giornalista per realizzare numerosi reportage.

Copertina del noir poliziesco di Naïri Nahapétian "Chi ha ucciso l’ayatollah Kanuni?", Edizioni Le Assassine

Collana Oltreconfine

Traduzione di Manuela Vidale

In libreria dal 20 maggio

Edizioni le Assassine

Teheran, giugno 2005. Alla vigilia di un’elezione destinata a irrigidire il potere religioso con la vittoria di Mahmoud Ahmadinejad, l’ayatollah Kanuni — giudice potentissimo e volto della repressione — viene trovato assassinato nel suo ufficio al Palazzo di Giustizia. La sua morte apre una crepa nel regime: la lista dei possibili colpevoli è lunga quanto la memoria del Paese: dai mujaheddin del popolo agli ex fedayin, fino ai vari nemici interni del sistema stesso, tuttavia basta trovarsi non lontano dal luogo del delitto per essere sospettati. È quello che succede a Narek Djamshid, un giovane reporter venuto dalla Francia per scrivere un articolo sul Paese in cui era nato, e a Leila Tabihi femminista islamica, apparentemente intoccabile, perché il padre era un’eminente personalità della Rivoluzione. I due vengono così arrestati, e partendo dalla loro detenzione emerge un Iran attraversato da tensioni sociali, ambizioni soffocate, giochi di potere che si consumano dietro porte chiuse.
L’indagine non sembra fatta per far luce sull’omicidio, rivela invece un meccanismo che si alimenta di opacità, dove la verità è un territorio instabile e spesso inaccessibile.

Un romanzo noir che usa le convenzioni del poliziesco come pretesto per guardare dentro un sistema che teme la luce, e restituisce il ritratto di un Paese in bilico tra modernità e repressione.

Dall’Incipit: 

L’estate a Teheran si annunciava siccitosa, vibrante per gli ingorghi che bloccavano gli autobus stracarichi di gente in mezzo alla mischia delle automobili. La calura era calata su Leila nel silenzio del suo appartamento, un silenzio interrotto dalle telefonate impreviste giunte dopo l’ora della preghiera serale. Di notte, rimuginava ancora sulle chiamate: Kanuni in persona, che le dava appuntamento; poi Massoud, dopo tutti quegli anni… La sua mente correva senza freni, scacciando il sonno. Avrebbe fatto meglio a pensare a qualcos’altro, al test di ingresso all’università di suo nipote, per esempio. Amir-Ali era un ragazzo serio e lavoratore, diceva di non crederci, ma faceva di tutto per riuscirci, da mesi. Dio sarebbe stato al suo fianco.

L’autrice ha lasciato l’Iran dopo la rivoluzione islamica all’età di nove anni. I suoi genitori sono armeni iraniani. Collabora con Alternative économiques, occupandosi di cambiamenti sociali, economici e politici.

Franco Faggiani “La luce del primo mattino”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Dai primi librai ambulanti della Lunigiana alle prime librerie e al Premio Bancarella

Copertina del romanzo di Franco Faggiani "La luce del primo mattino",Fazi Editore

L’autore, facendo suoi testimonianze e ricordi raccolti negli anni, ha costruito una storia commovente di resistenza e di amicizia sull’arte di vendere i libri e sul sapersi adattare ai cambiamenti.(da Fazi Editore)

Il romanzo percorre oltre cinquant’anni della storia italiana, dalla fine dell’Ottocento fino al 1953 anno della nascita del Premio Bancarella a Pontremoli.
I protagonisti sono Andina e i suoi due figli Lando ed Ermelina, la figliastra nata da una relazione ubriaca di suo marito e che vive e lavora a servizio lontano da casa.
Andina detta Dina è rimasta improvvisamente vedova: storie di vita, ricordi, personaggi, paesaggi, mestieri emergono dalla sua voce narrante. Il lettore così fa conoscenza con il defunto marito, Oliviero, l’amico e maestro di lui, il carrettiere Adelmo, il truffaldino Ferrante Andreoli che ha indebitamente incamerato i risparmi di famiglia in nome dei debiti non saldati di Oliviero.
Dopo un primo momento di perdita di volontà, Dina ritrova il suo coraggio e la voglia di reagire:

«Per forza. Con tutte le cose impensabili che capitano se non ci si sa aggiustare non si sopravvive»

Sarà dall’incontro casuale con Rosa e Domenico che scoprirà il mestiere di molti valligiani che riempiono le gerle di libri usati e li vendono come ambulanti.
Entrata in possesso di alcuni libri grazie alla collaborazione di Adelmo e del figlio, seconda voce narrante, intraprende l’attività imparando a leggere, lei analfabeta, e creando un sodalizio con Stella madre di sei figli e anch’essa ambulante per necessità familiari. Da ambulante alla bancarella sotto i portici a Genova e ancora, con Stella e il nuovo socio, una libreria. Sarà la voce narrante di Lando a condurre il lettore lungo gli ultimi avvenimenti.
Sfondo alla vicenda la storia travagliata dell’Italia: l’assassinio del re Umberto I, la grande Guerra, la terribile epidemia di Spagnola, il fascismo e la seconda guerra mondiale.
Un’avventura faticosa ma a lieto fine; due mondi, i paesi di montagna e la città; la voglia di riscatto e la volontà ferrea a resistere e a continuare a intravedere un futuro diverso pur nelle avversità e nella fatica. L’amicizia, la gentilezza, l’affetto e, non per ultima, la lettura e i libri con il loro bagaglio di esperienze e di vite raccontate, come in questo.

Franco Faggiani Vive a Milano e fa il giornalista. Con Fazi Editore ha pubblicato diversi romanzi, tra cui La manutenzione dei sensi (2018), vincitore di svariati premi, Il guardiano della collina dei ciliegi (2019), Premio Biblioteche di Roma 2019 e Premio Selezione Bancarella 2020, L’inventario delle nuvole (2023), Premio della Montagna Cortina d’Ampezzo 2023, Premio Gambrinus Mazzotti 2023 e Premio Selezione Bancarella 2024 e Basta un filo di vento (2024), finalista al Premio Campiello Natura 2025. I suoi libri sono stati tradotti in sette paesi. In Francia, con L’inventaire des nuages, ha vinto il Grand Prix du Salon International du Livre de Montagne de Passy 2024.

Marta Palazzesi “L’occhio di Gaudí”, Vallecchi

Una densa storia familiare sullo sfondo della Barcellona degli ultimi mesi di vita del suo architetto più famoso e sotto l’ombra della dittatura di Primo de Rivera.

Nel centenario della morte di Antoni Gaudí, un romanzo che svela il lato oscuro della Barcellona anni Venti.

Copertina del romanzo di Marta Palazzesi "L'occhio di Gaudì", Vallecchi

Vallecchi

Dall’8 maggio

Barcellona, 12 giugno 1926. Mentre la città è ferma per l’ultimo saluto ad Antoni Gaudí, tra la folla in lutto una giovane donna osserva il feretro con uno sguardo intriso di odio.
Cosa lega il genio dell’architettura a quel rancore silenzioso?  
Per rispondere, bisogna tornare indietro di sei mesi. Nel novembre del 1925, il ventiduenne Gabriel Fàbregas arriva a Barcellona da Valencia con una sacca in spalla e un segreto nel cuore. Figlio di un uomo morto tragicamente durante la Semana Trágica del 1909, Gabriel ha sfidato il volere materno per inseguire l’ossessione che aveva consumato suo padre: la bellezza ribelle dell’architettura modernista. In una città vibrante ma oppressa dalla dittatura di Primo de Rivera, Gabriel trova lavoro nel cantiere della Sagrada Familia. Qui, tra la polvere e la maestosità del trencadís, il ragazzo entra in contatto con l’universo di Gaudí, ma la sua ricerca della verità lo trascina presto in un labirinto di sparizioni e passioni proibite.
L’incontro con la misteriosa Irene e il legame con l’eccentrico professor Eusebio Camps y López lo porteranno a scoprire che dietro le facciate impeccabili del Paseo de Gracia si celano ombre inquietanti e segreti inconfessabili. 

Marta Palazzesi ricostruisce  l’atmosfera di un’epoca sospesa tra sfarzo e rivolta, dalle taverne di calle Sardenya ai salotti dell’alta borghesia. “L’occhio di Gaudí” è un viaggio emozionante nel cuore di una Barcellona che, nel momento in cui saluta il suo genio più grande, si scopre nuda davanti alle proprie contraddizioni. 

Dichiara l’autrice: 
“Quando una città ti parla attraverso le sue architetture, non puoi fare altro che ascoltarla. È quello che è successo a me con Barcellona durante il mio periodo di studi all’estero; molti anni dopo, ho capito di voler raccontare quella meraviglia attraverso la storia della famiglia Fàbregas.”

Prologo. 
Barcellona, 12 giugno 1926 La folla vestita a lutto colava nelle strade come inchiostro da un calamaio. Uscivano dai portoni dei palazzi delle Ramblas; facevano capolino dalle botteghe a ridosso di plaza de San Jaime; si affacciavano dalle finestre della stretta calle Obispo. I più temerari attendevano abbarbicati ai lampioni, i volti arrossati dallo sforzo e le braccia contratte. Il feretro, a bordo di una carrozza trainata da due cavalli, era seguito da forze dell’ordine di Stato, poliziotti, rappresentanti di diverse società artistiche, studenti della facoltà di Architettura, operai della Sagrada Familia ed esponenti del clero dell’ospedale de la Santa Creu. Giunse davanti alla cattedrale alle sei meno un quarto e, quando gli studenti lo scaricarono dal carro funebre e lo condussero in spalla oltre la porta di Santa Lucia, un’ondata di commozione investì gli astanti. Tutti piangevano, dagli industriali facoltosi ai venditori di stracci. Tranne una donna. Era giovane, sulla ventina, con corti capelli scuri e grandi occhi castani, il fisico sottile e una bocca che le sarebbe valsa sospiri bramosi dagli uomini e occhiate contrite dalle donne, se non fosse stata distorta da una smorfia

MARTA PALAZZESI vive e lavora a Milano. A oggi ha pubblicato oltre quindici romanzi per ragazzi, vincendo nel 2020 il Premio Strega con Nebbia, ambientato nella Londra vittoriana. Le sue opere sono tradotte in tutto il mondo e la sua serie sul giovane Lupin è stata opzionata per l’adattamento cinematografico. Laureata in Architettura e appassionata di storia, ne L’occhio di Gaudí racconta una densa storia familiare sullo sfondo della Barcellona degli ultimi mesi di vita del suo architetto più famoso e sotto l’ombra della dittatura di Primo de Rivera.