I disegni di Kafka, a cura di Andreas Kilcher

Disegni di Franz Kafka (1901­1907). The Literary Estate of Max Brod, Na­tional Library of Israel, Jerusalem.

Traduzione di Ada Vigliani
Con una Nota di Roberto Calasso

Apparso in Germania nel 2021, nel testo Adelphi, come si legge nel Risvolto del volume, “è ripro­dotto – sul supporto originale, e quasi sempre a grandezza naturale – l’intero corpus dei dise­gni che si sono conservati”.

Vi sono raccolti i disegni che Kafka aveva disseminato su ritagli di giornale, fogli volanti o all’interno delle pagine di un intero quaderno o di un diario. Li aveva affidati all’amico Max Brod insieme ai suoi scritti perché voleva li bruciasse tutti alla sua morte. L’amico non eseguì il compito ma li conservò accuratamente, come racconta nella Presentazione il curatore e, grazie a questa disobbedienza, oggi possiamo scoprirli e, insieme a loro, un aspetto poco noto dello scrittore-disegnatore che li aveva realizzati.

Li aveva definiti i suoi “geroglifici personali” anche se ai primi del suo secolo aveva preso lezioni di disegno. Umani e altri animali, esseri a passeggio dalle forme allungate, prove di ritratto e caricature, personaggi frutto di una fantasia in cui si può riconoscere la sua scrittura feconda e inquieta. A Felice Bauer, la fidanzata, ne aveva mandati due esempi, perché ci si facesse una risata, sostenendo che nonostante fosse nato con un certo talento gli si era guastato per colpa delle lezioni che aveva preso da una cattiva pittrice e, nel febbraio del 1913, precisava però “quei disegni mi hanno appagato più di qual­siasi altra cosa”.

[…] Pagina dopo pagi­na, incontreremo esili silhouette nere di omini curvilinei che ora camminano frettolosi, ora s’inerpicano chissà dove, ora sembrano danza­re; figure angolose, dal volto appena accenna­to, talvolta comico; e ancora: esseri ibridi, spesso rappresentati con pochi tratti magistrali, imma­gini evanescenti, come in affannoso movimen­to, enigmatiche apparizioni. Ravviseremo così un artista imparentato con lo scrittore, ma che percorre un’autonoma strada parallela – una strada per Kafka non meno vitale […]( da Adelphi Libro)

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