Rita Charbonnier “La sorella di Mozart”, presentazione

Pubblicato per la prima volta nel 2006, viene ora riproposto nell’edizione di Marcos y Marcos.

Nel suo romanzo Rita Charbonnier ricostruisce nella finzione letteraria la figura della sorella maggiore (1751 – 1829). di Wolfang Amadeus Mozart. Maria Anna Walburga Ignatia come il fratello manifestò in giovanissima età lo stesso talento precoce e come clavicembalista e come compositrice.

Nella realtà storica si sa che ebbe un rapporto profondo con il fratello, che come bambina prodigio si era esibita nelle corti di mezza Europa, prima da sola e successivamente con il fratellino più piccolo, ma di lei, della sua vita, dei suoi rimpianti o crucci derivati dall’essere stata poi dal padre Leopold lasciata a Salisburgo ad impartire lezioni di clavicembalo per finanziare il viaggio in Italia del fratello, non si conosce nulla e nessuna sua composizione è arrivata fino a noi. Quando Maria Anna Mozart, detta Nannerl, compirà 18 anni il suo genio verrà dimenticato.

Rita Charbonnier ha studiato pianoforte e canto, si è diplomata presso la Scuola di teatro classico Giusto Monaco dell’Istituto nazionale del dramma antico, a Siracusa, e ha frequentato il Corso di formazione e perfezionamento per sceneggiatori della RAI, a Roma. Ha collaborato come giornalista ed esperta di teatro con diverse riviste, e scritto soggetti e sceneggiature che hanno ottenuto riconoscimenti tra i quali la Film Story Competition del programma europeo MEDIA. È anche attrice e ha lavorato con personalità di rilievo: Nino Manfredi, Aldo Trionfo, Renato Nicolini, Lucia Poli, Antonio Calenda, per citarne solo alcuni. Ha inoltre scritto racconti, monologhi teatrali e testi di argomento musicale. Si esibisce in reading musicali e recital. Il suo primo romanzo, La sorella di Mozart (Corbaccio 2006, Piemme Bestseller 2011), è stato pubblicato in dodici paesi. La strana giornata di Alexandre Dumas e Le due vite di Elsa (Piemme 2009 e 2011) completano un trittico con protagoniste personaggi femminili e la Storia.( da Marcos y Marcos)

Fabio Carbone “Uru”, Fernandel Editore

Fernandel Editore

Una creatura misteriosa turba il sonno di Paolo, gettandolo nell’angoscia. La sente muoversi lungo il perimetro della stanza, picchiettando il pavimento con le sue unghie ricurve. Finché una notte, svegliandosi con la sensazione di soffocare, nella penombra della camera distingue le sembianze di una grossa bestia accovacciata sul suo petto, intenta a scrutarlo. L’incontro dura pochi istanti, prima che la creatura con un balzo si dissolva nel buio lasciando Paolo nello sgomento.
Nel frattempo una morte inspiegabile, forse un omicidio, scuote il call center dove lavora, già in subbuglio perché in procinto di essere delocalizzato. La polizia indaga senza esito, mentre tutto sfugge in una realtà rarefatta, sospesa fra l’inquietudine e l’allucinazione.


Sullo sfondo di un Salento fatto di campagne abbandonate e invase dai rifiuti, Fabio Carbone mette in scena il contrasto fra un mondo nuovo, governato dal cinismo e dalla mancanza di empatia, e la morente società contadina, di cui solo un’eco lontana lambisce la contemporaneità. Nel mezzo, sospeso tra il mondo vecchio e quello nuovo, c’è l’uru, creatura già presente nelle credenze di molte civiltà contadine. Manifestazione dei timori più reconditi e delle colpe mai espiate, di quegli impulsi più arcaici da cui la modernità si illude di essersi emancipata, essi prendono la forma dell’animale, una creatura fatta della stessa carne di chi ne subisce i tormenti.

“La notte lo sentì di nuovo. Si muoveva furtivamente lungo il perimetro della stanza, picchiettando il pavimento con le unghie che, lunghe e ricurve, sporgevano dalle zampe. Perlomeno, questo parve di sentire a Paolo che, con la testa stretta al cuscino madido di sudore, si sforzava di capire se quei passi fossero reali o frutto di un’insana suggestione, che lo avrebbe privato, un’altra volta ancora, del riposo. Il corpo, istintivamente irrigidito da quella presenza senza forma, si era contratto in posizione fetale, trincerato fra le lenzuola in una tenue quanto illusoria difesa da un agguato che sarebbe potuto giungere dal buio. Paolo non apriva gli occhi, forse per concedere ancora qualche istante alla speranza che ci fosse solo lui in camera, che se avesse atteso ancora, quei piccoli passi, quei ticchettii sulle mattonelle, sarebbero cessati senza turbare ulteriormente il suo sonno. Passarono pochi secondi, forse qualche minuto, nella stanza non si udiva più alcunché. Paolo avvertì pian piano svanire quell’oppressiva sensazione di allerta, e anche i muscoli si distesero a cercare quiete. Passò però molto tempo prima che si riaddormentasse, in quel giaciglio umido, increspato dai periodici movimenti tentacolari delle sue membra alla ricerca della posizione ideale, la sola in grado di conciliargli il sonno”.

Brevi note biografiche

Fabio Carbone è nato nel 1986 e vive a Guagnano, in provincia di Lecce. Laureato in giornalismo, è un analista di contenuti radiotelevisivi. Tra il 2016 e il 2020 ha diretto la casa editrice Ofelia, da lui fondata, curando la pubblicazione di testi di narrativa di autori italiani, esordienti e non. Uru è il suo primo romanzo.

 

Paolo Cognetti “Le otto montagne”, presentazione di Salvina Pizzuoli

Fu un vecchio nepalese, tempo dopo, a raccontarmi delle otto montagne.[…] L’uomo raccolse un bastoncino con cui tracciò un cerchio nella terra. Gli venne perfetto, si vedeva che era abituato a disegnarne.[…] Noi diciamo che al centro del mondo c’è un monte altissimo, il Sumeru. Intorno al Sumeru ci sono otto montagne e otto mari. Questo è il mondo per noi.[…] E diciamo: avrà imparato di più chi ha fatto il giro delle otto montagne, o chi è arrivato in cima al monte Sumeru?

(da Cognetti Le otto montagne, Premio Strega 2017)

Le otto montagne ecco il ricordo a cui Cognetti lega il titolo del suo romanzo. Raccontato in prima persona, presenta una storia che gli appartiene “quanto mi appartengono i miei stessi ricordi”. La storia di un’amicizia nata in giovane età, di un amore per la montagna determinato dalla nostalgia e dalla passione dei genitori, soprattutto del padre, per le montagne da cui avevano dovuto separarsi, un mondo poi ritrovato e lasciato in eredità a chi lo avrebbe potuto ricostruire. Una storia che attraversa più di un’età, periodi di formazione e di scelte, per ritrovarsi e per riconoscere la propria strada; un romanzo di formazione, se si vuole, dove la grande madre è la Natura e la Montagna, metafora della vita stessa.

“Qualunque cosa sia il destino, abita nelle montagne che abbiamo sopra la testa”

Una storia dentro la quale il lettore potrà scoprire la meraviglia del silenzio e del buio, il rito della mungitura con i suoi ritmi e il calore della sua intimità, una lingua oggettiva, concreta come il nomignolo che Bruno aveva dato all’amico “un sasso era un berio ed ero io, Pietro: ero molto affezionato a quel nome”; il rapporto con se stessi misurato attraverso la fatica e l’impegno, la ricerca dell’equilibrio interiore misurato a contatto con i ritmi e le difficoltà naturali, in un adattamento ancestrale tra uomo e ambiente.

Due i protagionisti e così diversi: Pietro è un cittadino che vive la montagna solo nella stagione estiva, Bruno è la montagna: non si allontanerà mai da essa accostandosi al mondo cittadino solo in due fugaci incontri. Due ragazzi e il loro cammino verso l’età adulta: Pietro che si allontanerà da quel villaggio di montagna sotto il Monte Rosa, mentre Bruno vi crescerà senza scostarsi mai e con il desiderio di salvarlo dalla decadenza e dall’abbandono. Sarà l’eredità lasciata a Pietro dal padre a farli riavvicinare per ricostruire in tutta un’estate a duemila metri quel che restava di un’antica baita. E non solo.

Personaggi ben tratteggiati, sfaccettati, che incarnano una vasta gamma di messaggi. Un romanzo di nostalgie e di amori, di ritmi pacati, di bellezze maestose, ma ardue, spigolose, un romanzo di cammini e di scelte.

“Paolo Cognetti, uno degli scrittori più apprezzati dalla critica e amati dai lettori, entra nel catalogo Einaudi con un libro magnetico e adulto, che esplora i rapporti accidentati ma granitici, la possibilità di imparare e la ricerca del nostro posto nel mondo”.( dal Catalogo Einaudi)

e anche

Brevi note biografiche

Paolo Cognetti è nato a Milano nel 1978. Tra i suoi libri: Sofia si veste sempre di nero (minimumfax 2012), Il ragazzo selvatico (Terre di mezzo 2013) e Senza mai arrivare in cima (Einaudi 2018 e 2019). Nel 2021 ha curato L’Antonia su Antonia Pozzi (Ponte alle Grazie). Sempre nel 2021 esce, sia come film-documentario sia in forma di podcast, Paolo Cognetti. Sogni di Grande Nord. Con Le otto montagne (Einaudi 2016 e 2018), che è stato tradotto in oltre 40 paesi e dal quale è stato tratto un film di prossima uscita, ha vinto il Premio Strega, il Prix Médicis étranger e il Grand Prize del Banff. Per Einaudi ha pubblicato anche La felicità del lupo (2021).(da Einaudi Autori)

La recensione di Michele Lauro su Libri Panorama

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri

La felicità del lupo

L’Antonia. Poesie lettere e fotografie di Antonia Pozzi scelte e raccontate da Paolo Cognetti

Carlo Banchieri “Mimosa non è un fiore”, presentazione

Il romanzo racchiude un intreccio di situazioni particolari e difficili ed è nato perché c’era bisogno di raccontare anche le storie di cui nessuno parla, quelle dei meno fortunati e dei più soli. 

I personaggi del libro sono in maggioranza donne. Come la protagonista che nella vita incontra tante difficoltà e a cui fa fronte con una grande tenacia. 

Storie di solitudine e speranza, di sofferenza, storie in un modo o nell’altro ignorate.

Ma il bello dello scrivere è poter modellare la realtà e renderla migliore e così è nato il libro che è una storia sul riscatto, sulla speranza, sull’amore materno, sulla perseveranza. 

È una storia su e per la città di Livorno, il racconto di un’alluvione, quella del 2017, che ha distrutto e cambiato la vita di tanta gente. 

Carlo Banchieri 

Alcuni stralci per entrare nel cuore della storia narrata:

Eccolo, il simbolo più forte di quella devastazione. Una strada che conduceva verso il mare, che nell’immaginario dei livornesi è sempre assolata, baciata dal sole, lontana dalle giornate umide e fredde durante le quali le donne si proteggono negli scialli, ardente e viva per via del vicino mercato che si tiene ogni venerdì mattina.

La guerra di Guya finiva ogni sera quando si addormentava con la sua piccolina e ripartiva puntualmente dopo qualche ora, al mattino presto. Una guerra da combattere c‟era sempre. Perché Guya era sempre stata sola, perché non si era mai arresa alle ingiustizie della vita, perché sapeva che se si fosse fermata, Tessa non avrebbe avuto un domani.

Gli anni di Mimosa erano stati vissuti tenendosi sulla superficie della vita e la sua esistenza era stata molto simile a quella di un tronco inerte che, trasportato dalla corrente di un fiume in piena, sarebbe rimasto a galla senza sapere dove sarebbe finito. 

Lei le armi per combattere la vita le aveva avute tutte, ma era la dimostrazione vivente che non bastava avere i soldi o delle buone maniere, se non si aveva lo spirito per affrontare le avversità.

Per saperne di più:

da Il fatto quotidiano e la video intervista all’autore

e

da Edizioni La gru : Altri scritti e brevi note biografiche dell’autore

e la sinossi

IL LIBRO | Una madre che lotta per crescere sua figlia, una donna sola e chiusa in sé stessa, una città ferita. Questa è una storia di speranza e di resilienza, una storia di amore materno, di cadute nel fango e di rinascite. Un romanzo che racconta i giorni successivi all’alluvione di Livorno del 2017 e l’incontro tra due donne che cambierà per sempre le loro vite.(da Edizioni La gru)

Desy Icardi “La fotografa degli spiriti”, presentazione

Nella Torino di inizio Novecento, il giovane Edmondo Ferro ha cominciato da poco la sua carriera di avvocato mentre nelle campagne piemontesi, dove regnano incontrastati duro lavoro e povertà, una ragazza è costretta a imbarcarsi per terre lontane: due destini paralleli che si incontreranno sorprendentemente in una storia sulla capacità di assecondare le proprie inclinazioni nella ricerca della vera felicità”( dal Catalogo Fazi Editore).

 Desy Icardi ne La fotografa degli spiriti si dedica al quinto senso: la vista. 1908 Torino: l’avvocato Ferro, già incontrato ne La biblioteca dei sussurri, lavora lontano dalla sua vera passione, la lettura, per fare chiarezza su un’attività di alcune medium alla moda nei salotti borghesi; Monsù Bardella, fotografo,  e consorte, arrotonda le entrate alla ricerca di fanciulle delle campagne piemontesi costrette dalla miseria alle nozze per procura con italiani emigrati in Argentina che vogliono ottenere il piccolo appezzamento di terreno promesso dal governo alle nuove coppie. A fine luglio, nel porto di Genova i coniugi Bardella si imbarcano sul piroscafo Sirio: c’è Nerina, destinata a sposare un vedovo benestante, le sorelle Cerrato, Pia Martinot, Anita Amerio, dama di compagnia oltreoceano per volontà del cugino; ma sarà Pia a diventare ben presto protagonista: impiegata come aiutante dal Bardella scoprirà la passione per la fotografia. A inizio agosto il Sirio naufraga.

Nel romanzo, che procede a capitoli alterni, le vicende dell’avvocato e quelle di Pia s’intrecciano nel finale.

“Desy Icardi prosegue la sua serie di libri sui cinque sensi con un romanzo interamente dedicato alla vista e alla capacità, mai scontata, di saper cogliere le occasioni. Al centro del racconto l’arte della fotografia in tutte le sue manifestazioni e una ragazza con una fervente curiosità, che sarà in grado di cambiare per sempre il corso della sua vita. La fotografa degli spiriti è una storia avvincente ed emozionante sull’importanza di trovare la propria strada inseguendo le passioni più vere”.( dal Catalogo Fazi Editore)

Della stesa autrice su tuttatoscanalibri

La biblioteca dei sussurri

La ragazza con la macchina da scrivere 

Federica Tordella “Il silenzio nel mondo di Kugiso”, LFA Publisher

Kugiso è strana. Così la descrivono gli altri, quelli che su di lei hanno delle aspettative. Ma lei non riesce ad assecondarli. Ha altro da fare: fuggire sulle montagne e lassù cercare “l’oltre”.

Durante un’eclissi di sole, mentre tutta la sua famiglia guarda il cielo dal terrazzo, si assenta per pochi minuti. Quando torna, tutta l’Umanità è sparita. Improvvisamente si ritrova sola al mondo. Sconcerto, paura. Sopravvivenza.

Inizia per lei una nuova vita in quello che lei stessa definisce il Nuovo Mondo di Kugiso, dominato dalla Natura e da un immenso Silenzio. Intrappolata in questa dimensione, potrà relazionarsi solo con sé stessa…

“Kugiso è una meravigliosa protagonista, ottimi anche i vari colpi di scena che si trovano nel mezzo della storia, che rendono le vicende ancora più originali, uniche e avvincenti!”.

Brevi note biografiche

Federica Tordella È nata nel 1972 a Ivrea (TO), dove vive tuttora con marito e figli.

Diplomata al Liceo Linguistico e laureata in Economia e Commercio presso l’Università di Torino, lavora attualmente presso un istituto bancario. È un’accanita lettrice, amante della corsa e appassionata di montagna, passioni queste che si ritrovano nel romanzo. Fin dagli studi liceali ha sempre avuto la voglia di cimentarsi nella scrittura, ma solo recentemente ha deciso che era giunto il momento di provarci seriamente.” È candidata come migliore autrice 2022/23.

Il silenzio nel mondo di Kugiso è il suo romanzo d’esordio, edito dalla Casa Editrice LFA Publisher, disponibile in versione cartacea con copertina flessibile.

Il libro è stato portato dalla casa editrice alle edizioni 2021 e 2022 del Salone del Libro di Torino e a Roma, al salone della piccola e media editoria 2022. Con esso ha vinto il terzo premio ex aequo al Premio letterario dei Monti Lepini 2022 e il premio come finalista ex aequo al Concorso Nazionale di Narrativa e Poesia Argentario 2022.

Michele Greco “In buone mani”, Scalpendi Editore

Una storia vera

Per Scalpendi editore nasce la collana “Elementi narrativi”, diretta da Fabio Vittucci, che pubblica opere prime di autori nuovi. 

Elementi narrativi nasce dalla necessità di pensare una collana per voci nuove, come sono stati i famosi “Gettoni”, la collana ideata da Vittorini per Einaudi negli anni ’50. Il sogno di Vittorini era quello di intercettare delle voci nuove, Scalpendi guarda a quel modello come a un modello unico, inarrivabile, ma di grande ispirazione, proponendo con coraggio esordienti che hanno qualcosa di particolarissimo che li contraddistingue. Sono libri che hanno alle spalle un’esperienza o un sentimento forte che però ha trovato una forma, non convenzionale, che arriva proprio perché è nata dentro l’esperienza, un’esperienza vera, non pensata a tavolino.  Nella collana “Elementi narrativi” esperienza e forma nascono insieme e questa è la caratteristica che li accomuna. Da sottolineare, infine, la qualità della veste grafica che si ritrova anche in questa nuova collana, infatti la prima cosa che si nota toccando i libri di Scalpendi è la cura dei materiali, la scelta estetica estremamente riconoscibile, la copertina rigida, e un’identità  ben definita.

Questo è un libro nudo, anzi senza pelle, carne viva. Durissimo ma sorprendentemente sincero, quasi viscerale. Eppure misurato, pieno di grazia, di rispetto, di pudore. Intimo ma anche in qualche modo universale. La nascita la morte la malattia il dolore la gioia il rimpianto la paura. Il filo conduttore dell’amore che racchiude tutte queste cose insieme. Sono temi di tutti, necessariamente. Le parole asciutte, prive di retorica, eppure calde e vive restituiscono il senso di un’esperienza fortissima di passaggio, di un passaggio cruciale. Sembra quasi che il lettore possa partecipare a quel passaggio o che comunque sia messo in condizione di comprenderlo a pieno.

Il libro raccoglie la testimonianza vivida dei giorni e delle emozioni vissute dall’autore durante la lunga degenza del figlio in ospedale. Scritto in prima persona, mette in luce come ogni legame porti con sé dei rischi e che amare significhi anche confrontarsi con una possibile perdita. Matteo, il secondogenito di Michele, a pochi giorni dalla nascita, è colpito da un’emorragia cerebrale e viene ricoverato d’urgenza a Roma. In quei giorni Michele si trova a condividere con la moglie una riflessione sul tempo e le cure da dedicare a Matteo, e sull’accudimento del figlio maggiore di soli sette anni. Ma c’è anche altro da gestire: l’angoscia per un’ipotetica disabilità futura che potrebbe scaturire dalla malattia e l’aggravarsi delle condizioni del padre, affetto da morbo di Alzheimer. Dopo tre interventi alla testa e una lunga convalescenza, Matteo viene dimesso in buone condizioni. Il padre invece morirà qualche giorno dopo.

Michele Greco (Palermo 1968), dopo la laurea in Economia, si trasferisce a Roma dove lavora come funzionario presso un’istituzione pubblica. Ha una moglie e due figli, ed è stata proprio la malattia di Matteo, secondogenito, a sollecitargli la scrittura di “In buone mani”. Lettura e scrittura figurano tra le sue più intense passioni.

Flaminia Nucci “Il sipario sui sogni”, Robin&sons Edizioni

“Se lei sapesse che il nostro mondo e tutte le cose in esso contenute sono proiezioni provenienti da un livello di realtà al di là dello spazio e del tempo; e se sapesse che persone molto infelici possono ritrovare la felicità, spostandosi da un livello ad un altro, lei non le aiuterebbe?”

Questo il quesito che si trova ad affrontare Frida Falk, psicoanalista junghiana, quando Magnus Ström le racconta dell’esistenza del Movimento Liberi Sognatori e la mette in contatto con quattro pazienti che hanno bisogno del suo aiuto per transitare da un livello di realtà all’altro.

Quattro storie di perdita: una madre che ha perso una bambina, un anziano pittore privato della vista, un ragazzo transessuale orfano della propria identità e un profugo nigeriano, la cui capacità di vivere sembra essere annegata insieme ai suoi sventurati compagni di viaggio.

Ma se trovare la felicità nei sogni equivalesse a perdere la vita?

E se aiutare quattro persone a ritrovare ciò che hanno perduto significasse per Frida smarrire se stessa?

L’autrice Flaminia Nucci riesce a far entrare il lettore in empatia con ognuna delle quattro storie, attraverso la psicoanalista Frida. Quello che si intraprende leggendo questo romanzo è un viaggio dentro se stessi, vorreste vivere dentro un sogno o combattere nella vita reale? ( da Robin Edizioni)

Brevi note biografiche

Flaminia Nucci, psicoanalista, si è diplomata alla Libera Scuola di Terapia Analitica di Milano (Li.S.T.A.), scuola di specializzazione post universitaria, la cui attività formativa e didattica si fonda sul pensiero e la prassi clinica di Carl Gustav Jung. Si dedica principalmente ad indagare i rapporti tra psicoanalisi junghiana, terapie basate sull’interazione Uomo e animale, tecniche sciamaniche di guarigione, poesia, letteratura e mito

Il sito web dell’autrice: https://flaminianucci.it/

Elizabeth Jane Howard “Quel tipo di ragazza”, presentazione

Traduzione di Manuela Francescon

“Scritto durante i primi anni di matrimonio con Kingsley Amis, Quel tipo di ragazza è l’analisi precisa di un’unione indistruttibile solo in apparenza, ma anche un’esplorazione magistrale dei tenui legami che costituiscono il tessuto delle nostre vite: una storia toccante sull’amore, la solitudine e il desiderio”.(dal Catalogo Fazi Editore)

Pubblicato per la prima volta nel 1972, titolo originale Odd girl out è presentato da Fazi Editore con l’Introduzione di Hilary Mantel (del 1994, tradotta da Giuseppina Oneto)

Nei romanzi di Elizabeth Jane Howard il matrimonio tra forma e contenuto sembra perfetto; il divorzio è da escludere. Lei è una di quelle romanziere che con la loro opera ci mostrano a cosa serve il romanzo. Ci consente di vedere quando siamo miopi. Affina il potere dei nostri sensi e la nostra consapevolezza, e ci aiuta a raccordare la nostra limitata esperienza all’esperienza più vasta. Ci aiuta a compiere ciò che è necessario: aprire gli occhi e spalancare il cuore.

Così scrive Hilary Mantel nell’Introduzione al romanzo: la Howard racconta la storia di due coniugi, Edmund e Anne Cornhill, e dell’arrivo inaspettato di un ospite che rivoluzionerà il loro pacato e apparentemente positivo e decennale ménage. L’ospite è Arabella, figlia della madre di Edmund ma di padre diverso, si è sposata infatti varie volte, e nonostante il loro rapporto sia flebile, si rivolgerà ad Edmund per collocare la figlia altre volte spostata quasi fosse un pacco. Sarà proprio questo nuovo membro della famiglia a scardinare il vecchio equilibrio, degenerando.

La comparsa della ragazza nella vita della coppia è fin da subito destabilizzante: Anne e Edmund, che non hanno figli, si sentono inizialmente chiamati a farle da genitori. Ma Arabella è una seduttrice nata..

“E ovviamente questa è una storia che va molto al di là dell’eterno triangolo.[…]. Poi ci sono le storie parallele” precisa, sempre nell’Introduzione, Hilary Mantel

Brevi note biografiche

Elizabeth Jane Howard (Londra, 1923 – Bungay, 2014)  ha vissuto al centro della vita culturale londinese della seconda metà del ‘900. Scrittrice prolifica, è autrice di quindici romanzi. Oltre ai cinque volumi della celebre saga dei «Cazalet», Fazi ha pubblicato «Il lungo sguardo», «All’ombra di Julius», «Cambio di rotta», «Le mezze verità» e «Perdersi »

della stessa autrice su tuttatoscanalibri:

“La ragazza giusta”

“Perdersi”

“Gli anni della leggerezza. La Saga dei Cazalet1”

Mariolina Venezia “Ecchecavolo. Il mondo secondo Imma Tataranni”, presentazione

In questa raccolta di leggi immaginarie, decreti e piccoli editti, architettati mentre fa la fila alla posta o risolve un caso, la Piemme piú chiacchierata di tutto il Centro Sud esprime la sua visione del mondo. Non com’è, naturalmente, ma come dovrebbe essere. Almeno secondo lei. (dal Catalogo Einaudi)

Chi volesse godere appieno delle “leggi” elaborate da Immacolata Tataranni, detta Imma, per migliorare i rapporti umani e fare “giustizia” degli importuni e di coloro che non essendo consapevoli, anche per una falsa risposta degli altri al loro comportamento, vi si ostinano, occorrerebbe avesse già letto almeno uno dei romanzi o visionato alcuni episodi su Rai1 che hanno per protagonista il Sostituto Procuratore Tataranni che opera a Matera, avesse quindi presenti i suoi collaboratori, la sua famiglia, la sua visione del mondo… che emerge imperiosa e diretta dai suoi comportamenti; dovranno altrimenti accontentarsi, si fa per dire, di un ritratto quanto mai illuminante sui meriti ma anche sul “brutto carattere” della protagonista e dei coprotagonisti, scampolo minuto di una più ampia umanità, di una fotografia dissacrante, ironicamente pungente, mirata a far emergere aspetti e comportamenti spesso consolidati o accettati passivamente nella nostra vita associata a cui la Tataranni invece si ribella facendo anche autocritica e confezionando leggi ad hoc.

Una lettura piacevole, di un’ironia concreta che sa stuzzicare, divertire sanzionando luoghi comuni e comportamenti gratuiti con una scrittura incisiva, rapida, immediata.

“I colleghi che si sentono in dovere di fare i simpatici a tutti i costi, le suocere impiccione, i tuttologi dell’ultimo minuto. Quelli che non si regolano durante il pranzo della domenica e quelli che chiedono «ti è piaciuto?» dopo aver fatto l’amore: nel suo mondo ideale Imma Tataranni non fa sconti a nessuno. Neanche a se stessa”.(dal Catalogo Einaudi)

e anche

Brevi note biografiche

Mariolina Venezia è nata a Matera e vive a Roma, dove lavora per cinema, teatro e televisione. Con Einaudi ha pubblicato Mille anni che sto qui, vincitore del Premio Campiello 2007. Sempre per Einaudi ha pubblicato in seguito le indagini di Imma Tataranni: Come piante tra i sassi (2009, 2018 e 2021), Maltempo (2013, 2018 e 2021), Rione Serra Venerdì (2018 e 2021), Via del Riscatto (2019 e 2021) e Ecchecavolo (2021). Da questi gialli è stata tratta la serie televisiva in onda su Rai 1 Imma Tataranni – Sostituto procuratore, arrivata alla seconda stagione con uno straordinario successo di pubblico.(da Einaudi Autori)