Fernando Clemente “Lady Early”, NeP Edizioni

Copertina del romanzo di Fernando Clemente “Lady Early”, NeP Edizioni

“Lady Early” è il nuovo romanzo di Fernando Clemente, pubblicato da NeP edizioni. Una storia d’amore ambientata nella Puglia degli anni Trenta, dove una quotidianità fatta di lavoro, sacrifici e tradizioni si intreccia con il mistero, la magia e le superstizioni popolari.
Ad Altamura, la “città del pane”, tra campi di grano dorato e forni a legna, Tommaso conduce un’esistenza difficile: vedovo e padre di due bambini, lavora come panificatore di notte e contadino di giorno. La sua vita, segnata dalla solitudine e dalla fatica, cambia quando incontra Early, una giovane donna venuta da lontano e avvolta da un mistero che affonda le sue radici nella magia, nelle credenze popolari e nella crudeltà degli uomini.
Tra i due nasce un sentimento profondo, capace di sfidare il tempo, il dolore e un terribile sortilegio che sembra impossibile da spezzare.
Un romanzo sospeso tra favola e realtà, popolato non da principi e principesse, ma da persone comuni dalla straordinaria nobiltà d’animo. Sullo sfondo, un mondo rurale ormai lontano, raccontato attraverso gesti, tradizioni e atmosfere cariche di nostalgia.
In questo scenario, il profumo del pane appena sfornato diventa più di un semplice elemento narrativo: è un richiamo alle radici, alla famiglia e a un patrimonio di esperienze profondamente legato alla storia dell’autore, contribuendo a costruire il suo immaginario e a orientar
ne il percorso letterario.
Fernando Clemente è alla sua quarta pubblicazione con NeP. Ama definirsi “un tecnologo dell’arte bianca” e il pane rappresenta il filo conduttore dei suoi libri, affrontato nelle sue molteplici declinazioni.
I cambi di genere, ritmo ed epoca non rappresentano per lui un ostacolo, bensì una sfida stimolante. È nella libertà di cambiare prospettiva che trova la sua forza e continua a evolversi. Proprio come accade in “Lady Early”, una storia romantica che diventa anche un viaggio attraverso un’epoca, una comunità e un modo di vivere che oggi rischiano di scomparire, sempre più travolti dal ritmo del cambiamento.

Fernando Clemente è un tecnologo dell’“arte bianca”, che ha respirato il profumo del pane caldo fin dall’infanzia nello storico panificio di famiglia a Turriaco (GO), fondato nel 1873, sotto l’impero asburgico. Per NeP edizioni ha già pubblicato “Carta da musica” (2020), “Il fante infarinato” (2021), “Il signore in bianco” (2022) e “Alienos” (2025).

David Pizzonia “La finestra sul muro”, Armando

Copertina del romanzo diDavid Pizzonia "La finestra sul muro", Armando.

Armando

Tratto da una storia vera, il libro offre uno spaccato vivido, intimo e nostalgico della Roma a cavallo tra la fine degli anni ’70 e gli anni ’80, raccontato attraverso gli occhi del giovane protagonista, Dario. Sullo sfondo di un’Italia in profonda trasformazione – segnata dagli ultimi strascichi degli anni di piombo, dalla piaga dell’eroina e dell’AIDS, ma anche dall’entusiasmo per i Mondiali dell’82 e per lo scudetto della Roma – il romanzo ripercorre le tappe fondamentali della crescita di Dario: dalla rigida educazione familiare all’esplorazione del quartiere, dalle sfide della strada fino all’ingresso nella famigerata “classe ghetto” della scuola media.
Il cuore narrativo dell’opera insiste sul tema della scuola e dell’educazione: bollati come “ingovernabili” e confinati nella sezione L, Dario e i suoi compagni troveranno nel professor Nicola Nardi un’inaspettata guida d’eccezione.
Attraverso l’ascolto, la fiducia e la valorizzazione dei singoli talenti, l’insegnante trasformerà una classe di presunti “scarti” in un gruppo coeso capace di trovare il proprio riscatto sociale e personale.
Con una scrittura diretta, evocativa e ricca di dettagli d’epoca, David Pizzonia affronta temi universali come il valore della memoria, il passaggio dall’infanzia all’adolescenza, il peso delle etichette e il potere salvifico dell’empatia e della formazione.

«Cavatela da solo non è soltanto un monito, ma la chiave d’accesso al mondo degli adulti per una generazione che ha dovuto imparare a misurarsi con la strada e con i propri limiti», emerge dalle pagine del testo, che restituisce con autenticità la voce di chi quegli anni li ha vissuti in prima persona.

DAVID PIZZONIA nasce a Roma nel 1971 nel quartiere Don Bosco. Subito dopo il congedo militare, ottenuto col massimo dei gradi, comincia a lavorare. Forte della sua esperienza nella GDO, dove tuttora è attivo, caratterizzato da una spiccata passione nel condividere le proprie conoscenze, crea dei manuali interni per addetti ai lavori e nel 2007 esordisce come autore con Il category management dello yogurt nella Grande Distribuzione. Nel 1986 inizia a dare forma a quello che diventerà, quasi quarant’anni dopo, La finestra sul muro.

Andrea Peirone “Il telefono rosso”, BiBliotheka

Un viaggio nella memoria, nei misteri d’Italia e nei confini tra la vita e l’aldilà, insieme a Dino Buzzati e Gustavo Rol

Copertina del romanzo di Andrea Peirone "Il telefono rosso", BiBliotheka

Bibliotheka 

Dall’11 settembre

Estate 1970. Per il giovane giornalista Adriano, Dino Buzzati è un semplice collega conosciuto nella redazione del Corriere della Sera. Ma sarà proprio lo scrittore ad organizzargli un incontro con il celebre sensitivo Gustavo Adolfo Rol durante una festa in una villa sul lago di Como. 
La notte del 12 dicembre 1969, mentre l’Italia viene sconvolta dalla strage di Piazza Fontana, Luciano viene brutalmente assassinato con un colpo di pistola alla nuca. Anni dopo, suo figlio Adriano, ormai cronista, è determinato a fare luce sull’omicidio e a scoprire la verità sulle circostanze della sua morte.
La sua ricerca lo conduce sulle sponde del lago di Como dove, accompagnato dallo scrittore Dino Buzzati, giunge alla villa comasca del conte Sabadin dove è ospitato il  celebre ed enigmatico Gustavo Rol. È qui che ad Adriano viene mostrata un’invenzione straordinaria e inquietante: il commutatore Wernicke, un dispositivo tascabile in grado di fendere l’etere di tenebra che separa i vivi dai morti e stabilire un contatto telefonico oltre i confini del tempo. Quando il telefono inizia a squillare e dall’altra parte del ricevitore risuona la voce del padre, si apre un dialogo impossibile con l’aldilà. Ma la verità sull’assassinio e sulle trame oscure della Strategia della tensione richiederà un prezzo altissimo. 
Andrea Peirone ci regala un testo capace di fondere il noir storico degli Anni di Piombo con il grande enigma della vita oltre la morte.

INCIPIT

Le gomme scricchiolavano appena sulla ghiaia del vialetto, come se la vettura procedesse in punta di piedi. Adriano accennò un saluto, quando il conducente abbagliò brevemente. Seguì la manovra da breve distanza, fino allo spiazzo davanti alla villa, dove l’auto si fermò. Adriano attese mentre l’altro, a motore spento, raccoglieva i suoi effetti prima di smontare. Guardò il profilo nero dei monti, dove il tramonto sembrava scendere come dentro un imbuto, fino alle acque del lago di Como; pareva che, proprio nello specchio del lago, l’imbrunire volesse nascondere un macabro presagio. Si sentiva odore di crema solare, dai lettini accatastati vicino alla spiaggetta di sassi, e dalla porta finestra lasciata aperta rullava il ritmo di charleston e boogie woogie, col suono di risa e il tintinnio di calici. Altri presagi, anche se di inquietudini più mondane.

Andrea Peirone ha vinto la VI edizione del Premio Internazionale di Letteratura Città di Como con il racconto La Gabbia Dorata ed è stato finalista della VII edizione con L’Uomo del Magnodeno. Ha pubblicato la raccolta di racconti Compendio di Orrori Laghee e il racconto Sotto Spirito sulla rivista di letteratura Inkroci.

Voland, novità in libreria

Matei Vișniec Un secolo di nebbia traduzione di Mauro Barindi

“Come al solito, la STORIA marciava nelle anime delle persone con gli scarponi inzaccherati di fango e sangue.”

Copertina del romanzo di Matei Vișniec Un secolo di nebbia, Voland

dal 28 agosto in libreria collana Intrecci pagine 704

Un grande affresco sul secolo segnato dalle ideologie che hanno sconvolto il mondo – il nazifascismo e lo stalinismo – i “fratelli gemelli del male” che Vișniec mette in scena in un incontro immaginario fra i giovani Hitler e Stalin nella Vienna del 1913.
Da qui Storia e biografia familiare si intrecciano in una struttura labirintica dove la realtà si confonde con la finzione, la memoria con la riflessione filosofica.
Pagine allucinate e ironiche raccontano l’assurdità del potere e la ferocia delle sue derive, fra istantanee di tragica lucidità e lampi di satira surreale: i nani da giardino liberati dallo sfruttamento dell’uomo, i giovani mandati deliberatamente dai vecchi a morire nella Prima guerra mondiale, l’imperturbabilità degli intellettuali accecati dai dogmi.
Fra le righe affiora anche l’eco dell’Olocausto e dei pogrom: la Storia si fa incubo. Su tutto, puntualmente, aleggia la nebbia dell’ideologia, confondendo il vero e il falso, il carnefice e la vittima.

L’autore Poeta, drammaturgo, romanziere, giornalista, MATEI VIȘNIEC è natonel 1956 a Rădăuţi, nel nord della Romania. Trasferitosi nel 1987 in Francia per sfuggire alla censura di regime, è diventato negli anni il secondo drammaturgo romeno dopo Ionesco a imporsi nel panorama teatrale europeo. Sindrome da panico nella Città dei Lumi (Voland 2021), suo secondo romanzo, è stato pubblicato in francese, russo, ungherese e bulgaro. Il venditore di incipit per romanzi (Voland 2023), tradotto in numerose lingue, si è aggiudicato il Premio per la letteratura europea Jean Monnet 2016.

Il traduttore Mauro Barindi laureato in Lingua e letteratura romena a Padova, con un dottorato in ambito romenistico alla Complutense di Madrid, è stato lettore di italiano all’Università di Iași, e ha usufruito di soggiorni di studio e formazione come traduttore dal romeno in Romania (Bucarest) e all’Istituto Culturale Romeno di Venezia. Fra gli autori tradotti, oltre a Matei Vișniec, Ana Blandiana, Ioana Pârvulescu, Mihail Sebastian.

Giulia Bignami  Con affetto immutato
“L’ho amata, certo che l’ho amata, dell’amore più contraddittorio e immeritato, più vero e puro, quell’amore essenziale e unico con cui si ama la propria fine.”

Copertina del romanzo di Giulia Bignami  Con affetto immutato, Voland

dal 28 agosto in libreria, collana Amazzoni, pagine 240

G, professore di neurochirurgia caduto in disgrazia e malato, ha studiato per anni i cervelli e manipolato i ricordi dei suoi pazienti. Attraverso una memoria frammentata e instabile, l’uomo ricostruisce la propria parabola, oscillando tra lucidità scientifica e ossessione personale fino al fatidico incontro con una nuova, inaspettata paziente: Emma. 
La giovane farmacista riuscirà a turbare la vita e i protocolli clinici del vecchio professore coinvolgendolo in un’intensa quanto controversa storia d’amore, mentre la narrazione si trasforma in un thriller psicologico, dove potere e fragilità, cura e abuso, desiderio e controllo si intreccianofino a confondersi.
Ma chi c’è davvero dietro questa storia? La voce che guida il lettore è anche l’enigma da decifrare.

L’autrice Giulia Bignami è nata a Milano nel 1990, dopo la laurea in Chimica, ha conseguito il dottorato presso l’Università di St Andrews in Scozia per poi trasferirsi a Edimburgo, dove vive e lavora come managere ricercatrice clinica. Nel 2021 ha esordito con il romanzo autobiografico La zattera astronomica (Baldini+Castoldi), seguito dal romanzo Volevo essere Freddie Mercury (con Massimiliano Parente, La nave di Teseo, 2023) e dalla raccolta di racconti scientifici I gatti lo sanno (Giunti, 2023). Collabora con l’inserto “Domenica” del “Sole 24 Ore”.

Anne Catherine Bomann “La stagione dell’Acquario”

L’amicizia speciale di Vigga con Rosa, un polipo che accende curiosità e interesse nel mondo deprivato della protagonista

Copertina del romanzo di Anne Catherine Bomann "La stagione dell'Acquario"Iperborea

Traduzione di Eva Valvo

Nella Stagione dell’acquario, Anne Cathrine Bomann azzera la distanza cognitiva ed emozionale che può separarci dagli altri animali e, in un romanzo intenso e tutto al femminile, ci racconta di un’amicizia come dovrebbe essere: un cambiamento di prospettiva, capace di suscitare nuovi interrogativi, etici, filosofici ed esistenziali.(da Iperborea)

La protagonista, Vigga, è una trentenne che ha cambiato vari lavori tutti abbandonati allo scadere del mese di prova e tutti proposti a lei dal centro per l’impiego.
Le sta accadendo ancora in questa ennesima attività presso l’acquario futuristico di Copenaghen, la sua città, “Mondo Oceano”.
La sua vita è costellata di abbandoni o da situazioni vissute come tali che la fanno sentire incapace di costruire relazioni con altri esseri umani: un amore finito male, un’amicizia, l’unica, con Maiken, l’amica che però ha scelto di avere un figlio, scelta che accende un rischio di abbandono e con esso la possibilità di disequilibrare quel minimo a cui Vigga si aggrappa.
La salvezza inaspettata arriva da una presenza che comunicherà con lei con un linguaggio diverso ma che la farà sentire “scelta”. È Rosa, un polipo dell’acquario ad accendere un certo interesse e una sana curiosità nel suo mondo deprivato: un’amicizia speciale, dissimile, ma un’amicizia che cura e guarisce.

“C’è proprio  questo disagio sociale, tra l’altro così attuale, al centro del romanzo della scrittrice e psicologa danese Anne Cathrine Bomann, che dà alla sua protagonista una voce ruvida con cui raccontarsi senza retorica”

scrive così Angelo Molica Franco nella sua presentazione su Il Venerdì di Repubblica del 21 agosto 2026. 

Anne Catherine Bomann Nata nel 1983, è una scrittrice, poeta e psicologa danese, oltre che dodici volte campionessa nazionale di ping-pong. Il suo romanzo d’esordio L’ora di Agathe, pubblicato da Iperborea nel 2019, è stato un caso letterario tradotto in diciotto paesi.(da Iperborea Autore)

Matteo Bussola “Il sole nelle pozzanghere”, presentazione

Copertina del romanzo di Matteo Bussola "Il sole nelle pozzanghere", Einaudi

Ogni oggetto custodisce una storia. Ci ha visti amare, piangire, stringerci a qualcuno, restare soli. Gli oggetti che ci sono appartenuti sanno chi siamo stati o chi siamo, e se potessero parlare racconterebbero la verità su di noi. Forse per questo, a volte, ce ne sbarazziamo. Ma c’è un signore capace di ascoltarli. Di sentire, nella loro voce, il concerto del mondo. È lui il protagonista di questo romanzo.(dal Catalogo Einaudi)

Ma chi è il protagonista di questo romanzo?

Un signore capace proprio di ascoltarli é il signor Pi, un anziano rigattiere che non ripara, ma svolge una funzione più importante, gli oggetti “che approdano da lui “stanchi, disarmati,  feriti”  sono i “testimoni silenziosi di umori, desideri, lacrime trattenute, promesse dimenticate. Sono oggetti che nessuno vuole più, ma che hanno ancora tanto da dire. Del resto lo chiamano  «il vecchio delle cose rotte». Anche se in realtà lui non aggiusta quasi nulla: al massimo pulisce, spolvera, accomoda, riporta alla luce, «come si fa con i ricordi quando smettono di far male». Perché il suo lavoro […] consiste piuttosto nel riparare persone. Così intorno alla sua bottega pagina dopo pagina una girandola di voci e personaggi che in qualche modo aspetta un nuovo inizio”. (da Ilaria Zaffino La Repubblica 14 agosto 2026).

Nelle prime pagine il lettore inconta il protagonista

“Poi estrae dalla tasca un mazzo di chiavi, si abbassa al livello del marciapiede, infila la chiave in una serratura, la gira, toglie il lucchetto e tira su la saracinesca per poco piú della metà.
Riprende il mazzo e lo infila in una porta a vetri.
Prima di aprire la porta solleva la bambola, le stringe la piccola mano di plastica che scompare nella sua.
– Comunque piacere, – le sussurra. – lo sono il signor Pi”.

Segue il primo capitolo dal titolo emblematico “Riparare persone”
È una favola bella, una favola di oggi, per riflettere, come è il compito di tutte le favole

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Antje Ràvik Strubel “L’influsso dei fagiani”, Voland

“Prima o poi saremo così bravi a camuffare le nostre parole che nessuno saprà più di cosa si sta parlando.”

Copertina del romanzo di Antje Ràvik Strubel "L'influsso dei fagiani", Voland

Un mattino di buon’ora Hella Karl legge la notizia che non si aspettava: Kai Hochwerth, astro della scena teatrale berlinese, si è tolto la vita.
Si è lasciato vincere dalla propria fragilità o è stata lei con le sue parole a spingerlo al suicidio?
La giornalista, caporedattrice delle pagine culturali di un importante quotidiano, non si scompone facilmente e crede di avere tutto sotto controllo, ma sa comunque di aver scritto un articolo dalle conseguenze devastanti su quell’uomo acclamato, e ora viene ritenuta responsabile della sua morte. 
L’influsso dei fagiani racconta in modo avvincente e con appuntita ironia la storia di una donna che perde ogni certezza, dissezionando con straordinaria lucidità quel gusto del potere da cui nessuno è immune.
Un romanzo sulle strutture patriarcali che ingabbiano la nostra volontà e deformano fatalmente le nostre percezioni, e sulla distanza necessaria per guardare in faccia una verità che brucia.

L’autrice Nata a Potsdam nel 1974, ANTJE RÁVIK STRUBEL è scrittrice e traduttrice dall’inglese (Virginia Woolf, Joan Didion, Lucia Berlin) e dallo svedese (Monika Fagerholm). La sua ricca produzione letteraria le è valsa numerosi premi oltre a residenze di scrittura e docenze presso molte università. Con il romanzo Donna blu (Voland 2023), tradotto in svariate lingue tra cui inglese, francese e spagnolo, si è aggiudicata nel 2021 il prestigioso Deutscher Buchpreis.

La traduttrice  CRISTINA VEZZARO ha studiato Traduzione all’Università di Ginevra. Ha iniziato a occuparsi di traduzione editoriale nel 1997, collaborando con la rivista “Internazionale”. Dal 2005 si dedica alla traduzione di narrativa, poesia e saggistica per diverse case editrici italiane. Tra gli autori tradotti vi sono Fouad Laroui (Prix Goncourt de la Nouvelle), Tijan Sila (Bachmannpreis), Ulrike Draesner, Iris Wolff, Sophie Daull, Ulrich Peltzer e Kathrin Röggla. Per la traduzione di Autoritratto con pianoforte russo di Wolf Wondratschek (Voland) si è aggiudicata il Premio Internazionale del Casinò di Sanremo Antonio Semeria, sezione “Narrativa internazionale”

Giancristiano Desiderio “Gli ultimi giorni di Andrea Giovene di Girasole”, presentazione

Copertina del romanzo di Giancristiano Desiderio "Gli ultimi giorni di Andrea Giovene di Girasole", Solfanelli Editore

Il vecchio scrittore Andrea Giovene, discendente dell’antica famiglia napoletana dei duchi di Girasole, ritorna, dopo tanti anni trascorsi a Londra, alla sua Casa delle Case: il seicentesco Palazzo del Cervo che si affaccia sulla riva del Martorano e che sorge, come tutta Sant’Agata dei Goti, da una Selva oscura. Qui si ricongiunge con il suo alter ego letterario, Giuliano di Sansevero, e stringe amicizia con il giovane filosofo Cristiano con il quale intavola delle conversazioni sulla condizione umana a base di peperoni, pomodori, melenzane e di buon vino Aglianico e Falanghina.(Solfanelli Editore)

Andrea Giovene, duca di Girasole (1904-1995), è stato uno scrittore realmente esistito che nel romanzo l’autore Desiderio ha reso personaggio: il vecchio duca Andrea Giovene, ormai rientrato in Italia dopo gli anni trascorsi a Londra, si ritira a Sant’Agata de’ Goti nel suo seicentesco Palazzo del Cervo dove diventa  protagonista e alter ego della sua famosissima Autobiografia. Giovene è stato, infatti, l’autore del romanzo Autobiografia di Giuliano di Sansevero  pubblicato da Rizzoli nel 1966 e poi da Elliot nel 2012, un’opera corposa che gli valse la candidatura al Nobel ma poi dimenticato.

Con questo suo romanzo Desiderio vuole quindi riportare l’attenzione su un grande scrittore del Novecento italiano

La narrazione si sviluppa attorno all’incontro tra Giovene/Sansevero e un giovane filosofo di nome Cristiano davanti a piatti della tradizione e al vino campano, Aglianico e Falanghina: sia le vivande, semplici come pomodori peperoni e melanzane, che diventano delizie culinarie preparate da Gelsomina, sia le citazioni letterarie, poetiche, filosofiche, artistiche ispirate ai maestri del pensiero incontrati tra gli scaffali della biblioteca, sono alla base delle conversazioni e il loro argomentare tra i due commensali su diverse tematiche: la condizione umana, la libertà, la morte cui si aggiungerà il tema dell’amore ispirato e  incarnato nella figlia di Gelsomina, Isotta.

Giancristiano Desiderio (1968), saggista e giornalista, è studioso dell’opera di Benedetto Croce e del pensiero liberale. Ha pubblicato in tre volumi la biografia Vita intellettuale e affettiva di Benedetto Croce (Premio Acqui Storia 2014 e Premio Sele d’Oro 2015). Ha scritto saggi su Croce, Einaudi, Vico, Machiavelli, Hegel, Marx, Berlin, Arendt. È autore di una tanto singolare quanto anti-totalitaria “filosofia del calcio”. Nel 2024 l’Associazione Isaiah Berlin gli ha assegnato il Premio Isaiah Berlin per il libro Machiavelli e il liberalismo. Scrive per il “Corriere della Sera”, il “Corriere del Mezzogiorno”, “il Giornale”, “la Ragione”. Ha fondato e dirige il giornale politico-letterario “Critica e Libertà” Gli ultimi giorni di Andrea Giovene di Girasole è il suo primo romanzo. Gli ultimi giorni di Andrea Giovene di Girasole è il suo primo romanzo.

Ares Tempesti “Susanna”, NeP Edizioni

Copertina del romanzo di Ares Tempesti "Susanna", NeP Edizioni

È la storia travolgente di un’adolescente sedotta dal richiamo di libertà e dal fascino del proibito.

La protagonista è Susanna, una ragazza inquieta, intelligente e profondamente curiosa. Decisamente fuori dagli schemi, non accetta i limiti imposti dalla famiglia o dalla morale comune.
Durante una vacanza, passeggiando su una spiaggia deserta, sperimenta un’ebbrezza che supera la sua capacità di controllo. L’incontro con Ludovico diventa il catalizzatore di un percorso in cui eros, tensione emotiva e scoperta di sé si fondono in una narrazione intensa e coinvolgente.
Per lei comincia così una vita segreta, all’insegna della trasgressione e della voglia di scoprire tutti i sapori dell’esistenza. Decisa a non negarsi alcun piacere, inizia a inseguire le pulsioni più nascoste e a scoprire la propria sensualità, spinta dal bisogno di conoscere sé stessa attraverso il rischio dell’ignoto. Un richiamo irresistibile che supera ogni regola e si manifesta in gesti sempre più audaci, attraverso fantasie, provocazioni, paure e sensazioni intense. La sua attrazione per il proibito non è solo erotica, ma anche esistenziale: sfida le convenzioni, mette continuamente alla prova i propri limiti e trasforma ogni esperienza in un cammino di emancipazione. Nella mente di Susanna, ogni trasgressione diventa una tappa di crescita personale. A dominarla è il desiderio. Un desiderio di vita.

Attraverso una scrittura fresca e magnetica, allo stesso tempo diretta, introspettiva e ricca di tensione narrativa, l’autore costruisce una protagonista complessa, lontana dagli stereotipi, capace di raccontare senza filtri il tumulto dell’adolescenza e della ricerca della propria identità. Una lettura leggera solo in apparenza, capace di far riflettere, perché svela poco a poco il coraggio di una giovane donna libera, che sceglie di vivere le proprie emozioni senza compromessi e oltre i propri confini.

Ares Tempesti è nato nel 1958 ed è laureato in Economia e Commercio.
Dopo aver lavorato per 25 anni come dipendente all’interno grandi aziende, è passato ad essere un libero professionista, svolgendo l’attività di consulente da circa 20 anni.
Appassionato da sempre di scrittura, si cimenta in racconti e romanzi di fantasia.“Susanna” rappresenta il suo esordio letterario.

Piero Meldini “ITALIA. Una storia d’amore”, Vallecchi

«Il prodotto più maturo di uno dei nostri migliori scrittori.» Luciano Canfora, Il Corriere della Sera

Copertina del romanzo di Piero Meldini "ITALIA. Una storia d'amore", Vallecchi

Collana: narrativa

Vallecchi

Dal 24 luglio 2026

In un infuocato fine luglio del 1875, su un treno diretto da Bologna ad Ancona, Achille, un venticinquenne passionale e squattrinato, conosce una giovane donna bellissima e misteriosa. È l’inizio di una storia ambientata nella Rimini del Kursaal e della “pagoda cinese”, dei tramvai a cavalli e della ristretta quanto altolocata “colonia bagnante”: una storia che si brucerà in un giorno e una notte appena, ma segnerà l’uomo per la vita.
Achille e la sua compagna di viaggio non si rivedranno più, strappati l’uno all’altra da circostanze insuperabili. Lui, però, non si perdonerà mai di averla perduta e continuerà a cercarla inutilmente in ogni altra donna. A raccontare la vicenda a un vecchio amico, quarant’anni dopo, è lo stesso Achille, seduto al tavolino di un caffè di fronte alla piazza del Nettuno.
È l’aprile “radioso” del 1915, vigilia dell’entrata in guerra, e nel centro di Bologna, affollato di studenti universitari, si susseguono le manifestazioni interventiste, sempre più esasperate. In questo clima carico di passione e incoscienza il racconto di Achille suona come un’elegia, o forse un epitaffio, dell’età romantica. Italia è un romanzo breve ed emozionante. Piero Meldini ha creato una figura femminile viva e resuscitato le prime stagioni balneari di Rimini, evocandone i luoghi e le persone, le mode e i rituali, i colori e le voci. Ha narrato una storia tenera e struggente, ma con un finale indimenticabile.

INCIPIT.

Quelli che vennero poi chiamati i “giorni radiosi” del maggio 1915 furono preceduti da un aprile non meno radioso. Alla fine di marzo il vento di tramontana aveva stracciato la cappa di nuvole e ne aveva disperso i brandelli. Il cielo si era tinto di un azzurro incontaminato. L’aria era così tersa che dal Monte della Guardia si riusciva a scorgere ogni campanile, ogni torre, ogni casa fino alle più lontane e isolate, a perdita d’occhio. Si potevano distinguere, come dipinti dal più meticoloso dei miniaturisti, i balconi, le finestre e i comignoli, il colore e le scrostature degli intonaci, e contare le tegole dei tetti una per una. Dall’alba al tramonto nemmeno un velo di foschia appannò la luce diurna e le notti furono tiepide e stellate. A metà del mese di aprile i popolani, uomini e donne, giravano ormai in camicia e zoccoli, e anche i benestanti riposero in fretta i pesanti e tetri abiti invernali e indossarono quelli chiari e leggeri della bella stagione. Gli alberi fiorirono tutti insieme, come per contagio

Piero Meldini è nato e vive a Rimini, città dove ha ambientato, in epoche diverse, quasi tutti i suoi romanzi: L’avvocata delle vertigini (Adelphi, 1994), L’antidoto della malinconia (Adelphi, 1996), Lune (Adelphi, 1999), La falce dell’ultimo quarto (Mondadori, 2004), Italia. Una storia d’amore (Mondadori, 2012). In questa collana ha pubblicato nel 2025 i racconti di In disparte, in silenzio.