Peter Cunningham “Le conseguenze del cuore” recensione di Angelo Molica Franco da Il Venerdì La Repubblica 6 settembre

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Annie Ernaux “Memoria di ragazza” recensione di Salvina Pizzuoli

Non è facile raccontarsi, soprattutto a cinquant’anni di distanza.

Chi eravamo e chi siamo sono la stessa persona?

L’autrice sa spiegare questo “doppio”, così difficile da definire e delimitare, in modo chiaro, incredibilmente semplice, capace di tramutare le immagini e le sensazioni in parole:

“Quella ragazza là, capace di manifestarsi a cinquant’anni di distanza e di provocare un tracollo interiore, è dunque ancora nascosta dentro di me, da qualche parte, irriducibile. Se il reale è ciò che agisce, produce degli effetti, secondo la definizione del dizionario, questa ragazza non è me, ma è reale in me. Una sorta di presenza reale”( in corsivo nel testo).

Un romanzo tentato più volte e realizzato solo molto dopo perché è difficile ripercorrere i fatti che caratterizzano momenti di crescita, di passaggio, animati dall’ansia giovanile che nel frastuono e nell’euforia del vivere frastornano al punto di vivere senza averne la completa consapevolezza, ma ne segnano profondamente il percorso. In questo ritorno all’altra lei, in quel lontano ‘58, c’è la forza e il coraggio di guardare senza filtri, per accettare o meglio fare pace con se stessi, per liberarsi di un fardello riposto nella memoria, ma che c’è e probabilmente fa male, e non solo: “Mi domando cosa possa significare che una donna si metta a ripercorrere scene risalenti a più di cinquant’anni prima alle quali la sua memoria non può aggiungere niente di nuovo. Quale convinzione la sostiene, se non quella che la memoria sia una forma di conoscenza?”

E in un passo precedente:

“Ho voluto dimenticarla anch’io, quella ragazza. Dimenticarla davvero, ossia non avere più voglia di scrivere di lei. Non pensare di scrivere di lei, del suo desiderio, della sua follia, della sua idiozia e del suo orgoglio, della sua fame e del suo sangue prosciugato”.

“E quale desiderio c’è, oltre a quello di capire, in questo accanirsi a cercare, tra le migliaia di nomi, verbi e aggettivi, quelli che diano la certezza – l’illusione – di aver raggiunto il più alto grado possibile di realtà? Se non la speranza che tra questa ragazza, Annie D., e qualunque altra ci sia almeno una goccia di somiglianza?”

Un testo quello della Ernaux dove l’analisi del ricordo è sempre suffragata dal “reale” dalle foto, dalle lettere, dalle pagine del diario della ragazza del ‘58; è un testo capace di dare risposte non solo alla protagonista ma anche a tutte le giovani donne e a tutte quelle che ripercorrendo tasselli importanti, dirompenti del proprio vissuto, possano ritrovarsi e ritrovarvisi.

“A che scopo scrivere, se non per disseppellire cose […] che sia una cosa che possa aiutare a comprendere – a sopportare – ciò che accade e ciò che facciamo?”

Salvina Pizzuoli

dello stesso autore “Gli anni”

Ian McEwan, “Macchine come me” recensione di Mauretta Capuano da Il Tirreno 8 settembre

Lo scrittore inglese, oggi a Mantova col suo nuovo romanzo,
annuncia anche l’uscita a breve di un racconto sulla Brexit

Esseri umani, robot e la questione morale
McEwan indaga
la civiltà che cambia

di Mauretta Capuano

MANTOVA. È un robot, Adam, bello e potente a dominare la scena nel nuovo romanzo di Ian McEwan, “Macchine come me” (Einaudi, pp. 281, 19,50 euro) dove ci si interroga su che cosa sia la natura umana ma soprattutto sulla responsabilità di gestire il rapporto con le macchine.

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Virginie Despentes “Vernon Subutex1” articolo di Leonardo Martinelli da La Stampa 30 agosto

Parigi, il romanzo cult di Virginie Despentes farà rinascere il castello che stava crollando

Leonardo Martinelli
Parigi


Su quella panchina, accanto alla Villa Zilveli, si allungava la sera Vernon Subutex, l’anti-eroe del romanzo di Virginie Despentes, uno dei libri cult della Parigi di oggi: ridotto a un barbone, la deriva metropolitana di un angelo decaduto. Ma da lassù poteva abbracciare tutta la città. «Apre un occhio, all’alba», si legge nel secondo tomo della trilogia, «e resta immobile, sconvolto dall’ampiezza del paesaggio». Anche così i francesi hanno scoperto la Villa Zilveli, edificio modernista terminato nel 1933, da più di dieci anni all’abbandono: quel relitto che Vernon esplorava in giornate senza senso.

A Parigi ringraziano i fans di Vernon Subutex, il libro di una generazione, soprattutto i giovani di questo Est parigino, creativi e cosmopoliti. In Francia il primo tomo fu pubblicato nel 2015, ma siamo ormai a una trilogia, che in Italia uscirà per intero da Bompiani il 25 settembre.

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Cesarina Vighy “L’ultima estate” recensione di Maria Anna Patti da Robinson La Repubblica

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dalla Prefazione di Pier Vincenzo Mengaldo

Nel 2009, all’età di 72 anni e già malatissima, Cesarina Vighy esordì con L’ultima estate, un romanzo dai forti spunti autobiografici che divenne presto un vero caso letterario vincendo il Premio Campiello Opera Prima e qualificandosi nella cinquina del Premio Strega. Tradotto all’estero e sorretto da un grande successo di pubblico, è diventato nel tempo un modello di resistenza al dolore per il suo strenuo stoicismo e la sua affilata ironia.

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Chiara Rapaccini “Rossa” recensione di Lina Senserini da Il Tirreno del 19 Agosto

C’è una dedica nel libro “Rossa”, l’ultima fatica di Chiara Rapaccini, in arte Rap, illustratrice, designer, artista e scrittrice, che non ha certo bisogno di presentazioni. Ed è a Mario Monicelli, il suo compagno per oltre trent’anni, che è rivolta. Poche parole, la domanda di un giornalista e la risposta del celebre regista: «E lei, Monicelli, cosa fa per i giovani?» «Invecchio». Il messaggio del libro è tutto in queste due frasi, non un semplicistico e banale “largo ai giovani”, ma un ben più profondo e complesso, “liberiamo il mondo dalla gerontocrazia e lasciamo spazio ai ragazzi, perché loro hanno in mano il futuro”.

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