Valeria Parrella “Almarina” recensione di Antonella Lattanzi da tuttolibri La Stampa

Non basta la matematica
per evadere dal carcere minorile

Elisabetta insegna ai giovani detenuti, Almarina è appena arrivata La prof non ha figli, l’allieva non ha genitori, e le sbarre sono dure

 

di Antonella Lattanzi

 

In Almarina, vediamo da vicino il carcere  minorile di Nisida, una ragazza romena  violentata da suo padre che poi è finita qui, una donna cinquantenne che ha visto il corpo morto di suo marito, freddo, in obitorio e che qui insegna matematica, un comandante che rimane umano anche nelle mura fredde di un’istituzione. E vediamo le contraddizioni dello stare fuori – la solitudine, la rabbia, il corpo che invecchia, i ricordi e il dolore, ma anche lo splendore di una città, Napoli, che ribolle di vitalità – e dello stare dentro – rinchiusi, i ragazzi non delinquono, non si fanno uccidere, è vero, ma cosa pèrdono, cosa saranno fuori, e in che modo la reclusione li violenta? E soprattutto, di chi è la colpa se questi ragazzi sono qui?

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Chiara Parenti ” Un intero attimo di beatitudine” recensione di Elena Torre da Il Tirreno del 24 aprile 2019

L’esordio di Chiara Parenti nello “young adult”

Un attimo di beatitudine
alla ricerca di se stessi

 

di Elena Torre

 

 

Da pochi giorni in tutte le librerie “Un intero attimo di beatitudine” il nuovo romanzo di Chiara Parenti. Toscana doc, vive in un minuscolo paesino alle porte di Lucca, con marito, figlio e una tribù di animali. E con questo nuovo libro intende proseguire il mood avviato con “La voce nascosta delle pietre” che ha segnato l’inizio dell’avventura con Garzanti, e poi, l’anno scorso, con “Per lanciarsi dalle stelle” in cui la protagonista Sole convive da sempre con un sacco di paure e insicurezze. E ora dalle paure di Sole alle avventure di Daniel. «Quello di Daniel è un viaggio alla ricerca di se stessi, una storia delicata e romantica, una grande e meravigliosa avventura – dice Chiara Parenti – Soprattutto è il mio primo young adult, e scriverlo è stata una bella sfida. A proposito di paure, sono uscita dalla mia confort zone. Daniel è un ragazzo di diciotto anni, misterioso, riflessivo e taciturno che, con la sua inseparabile Polaroid, ama catturare la bellezza che salverà il mondo». Il titolo riprende l’ultima frase de “Le notti bianche” di Dostoevskij: “Un intero attimo di beatitudine! È forse poco per colmare la vita di un uomo?”. «L’idea della storia è una riflessione su quei preziosi istanti di felicità, che anche solo per poco ci riempiono l’anima di una gioia sconsiderata, facendoci amare la vita nonostante le sofferenze che ci procura – dice ancora l’autrice – Daniel è alla ricerca di questi attimi di beatitudine perché ne ha bisogno, per un motivo particolare che scoprirete, ma in fondo credo sia quello di cui abbiamo bisogno tutti». 

Francesca Pieri “Bianca” recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno

Due donne al bivio angoscioso della maternità
di Flavia Piccinni
Ci sono due donne, due esistenze che si incrociano e si colpiscono a vicenda, con quella violenza raffinata e distruttiva propria di chi ha condiviso un significativo tratto di vita insieme.
È questo il romanzo d’esordio di Francesca Pieri che in “Bianca” (Dea Planeta) racconta di Costanza e Silvia, due vite diverse che si incontrano nel desiderio. Entrambe, vogliono avere un figlio. Si conoscono da poco, ma diventano complici, si fidano l’una dell’altra, si confessano. A distanza di qualche mese, scoprono di essere entrambe in attesa di una bambina. Quello che per un breve tempo è stato unito, improvvisamente si sovrappone: le vite delle due prendono a scorrere parallele e per mesi respirano all’unisono, nutrendosi della stessa felicità. Ma il destino è fatto di scelte, e tutto cambia quando Costanza decide di rinunciare alla futura figlia, che avrebbe voluto chiamare Bianca, affetta da una rara malattia. Silvia decide di portare a termine la gravidanza. Scoprirà solo dopo che il medesimo morbo sarà diagnosticato anche ad Anita, la sua piccola. Per Costanza, che con il suo sguardo guida il lettore nella storia, si apre un confronto con l’altro: il mondo, la ricerca interiore, la necessità di una risposta e di una soluzione a un trauma che soluzione non ha. «La sofferenza, come tutte le cose banali, a volerla raccontare, sfugge, evapora. Si poggia sulle cose e scompare. L’assorbe la vita, la chiudono i gesti quotidiani, la inghiotte l’aria» scrive Francesca Pieri. In questo romanzo il lettore si trova a barcamenarsi in un universo fatto d’egoismo e di scelte. Quelle che saremmo disposti (forse) a fare per inseguire la felicità.

Silvia Volpi “Alzati e corri, direttora” un assaggio da Il Tirreno e l’intervista all’autrice

“Alzati e corri, direttora” della pisana Silvia Volpi al debutto con Mondadori (228 pp. 18 euro). È un giallo la cui protagonista, la “direttora” di un quotidiano cittadino, si preannuncia come un personaggio scoppiettante e sorprendente. 

Vai all’assaggio del romanzo e all’intervista di Nicola Stefanini

Nadia Fusini “Maria” recensione di Leonetta Bentivoglio da La Repubblica Cultura

“María”, il nuovo romanzo di Nadia Fusini

Chi legge María di Nadia Fusini (Einaudi) non può fare a meno d’interrogarsi sull’ambiguità degli ingranaggi di attaccamento messi in atto dalle donne, sul masochismo diffuso nel loro modo di amare, sul frequente accavallarsi di amore e paura, sulla complicità che lega vittima e aguzzino in quella partita piena di sfumature contraddittorie che è la coppia.

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e su mangialibri le recensioni a un romanzo e a due saggi di Nadia Fusini

Elizabeth Strout “Olive Kitteridge”

Dalla Quarta di copertina, hanno scritto:

Alessandro Baricco: “Le fotografie raccolte in Olive Kitteridge non le si riesce a guardare senza commuoversi” (La Repubblica)

Daria Bignardi:

“Un romanzo delicato, sottile ma anche brusco e sensibile come la sua protagonista” (Donna Moderna)

Elizabeth Strout, autrice statunitense, con Olive Kitteridge ha vinto il premio Pulitzer nel 2009.

Un romanzo dalla struttura narrativa particolare, ambientato in un piccolo centro della provincia americana, sull’oceano Atlantico: Crosby, nel Maine. La narrazione, che scorre a racconti tra le esistenze degli abitanti del piccolo abitato, la cui collocazione geografica e paesaggistica gioca un ruolo importante nella relazione tra individuo comunità e ambiente, ha come filo conduttore Olive Kitteridge, un’insegnate in pensione, acuta nel cogliere e leggere le reazioni degli altri e che sa essere pungente, pur nella sua onesta sincerità di pensiero. Forse per questo incute timore? Un raccontato, quello della Strout, che lascia nel lettore la netta impressione di partecipare anche ad una spettacolazione più ampia, che prevarica gli angusti confini e familiari e della piccola città, e indaghi sulla condizione umana, tra conflitti gioie e tragedie, insieme alle risorse e alla forza che richiedono per superarle tutte, nel bene e nel male. In questo contesto Olive Kitteridge è un personaggio forte, coraggioso, resiliente e pertanto indimenticabile: con la stessa spietata onestà sarà in grado di leggere dentro se stessa e dentro la propria esistenza.

Salvina Pizzuoli

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