Lidia Ravera “Tempo con bambina” presentazione

Due Mara, la piccola nell’immediatezza della felicità del vivere, e Mara la grande nel dolore e nel ricordo ma da coinvolgere e con la quale partecipare questa nuova storia d’amore, una storia diversa perché vissuta da una donna che l’età ha reso diversa, una nonna, che sa bene quanto il futuro sia ” impervio e breve” mentre il passato pullula di ricordi. Così Lidia Ravera racconta la felicità nuova e ritrovata in questo rapporto con la nipotina e la necessità di condividerla con la Mara grande, la nonna legittima, l’amata sorella che non c’è più. È un tempo quello dei nonni in cui “godersi l’attimo con l’attenzione e lo stupore dei molto piccoli. Non puoi guardare né avanti né indietro e allora tocca giocare la carta dell’intensità ” (Le citazioni sono tratte dall’itervista all’autrice da Brunella Schisa su Il Venerdì La Repubblica del 3 luglio 2020)

Dalla Presentazione da Bompani Editore

[…] Tempo con bambina racconta i primi tre anni di vita di Mara Piccola, che a quattordici mesi veste i panni di bambina operaia, a due anni quelli di esploratrice avventurosa, e a tre e mezzo si avvia ad essere un’adolescente da latte, in lotta per la sua autonomia dal sostegno degli adulti. Sono gli anni più eccitanti di tutto il percorso di vita di un essere umano, i primi tre, e Lidia Ravera li scruta, li descrive e ne condivide l’incanto in un dialogo a distanza con sua sorella, Mara Grande, che è la vera nonna di Mara Piccola, o lo sarebbe se non fosse morta giovane ventisei anni fa, poco dopo aver affidato la figlia a Lidia. […] Che cosa vuol dire essere nonna oggi? Nel secolo scorso era l’unica parte in commedia offerta alle donne quando non erano più né giovani né madri. Il nipotino copriva un vuoto. La nonna viveva in casa dei figli, funzione della loro vita. Adesso non è più così. Per far posto ai figli dei figli devi spostare impegni, creare spazi, far saltare appuntamenti. Ma la forza del sentimento è immutata: è l’appassionata curiosità che chi si avvicina alla fine della vita prova per chi la sta incominciando.

Dacia Maraini “Trio” recensione di Salvina Pizzuoli

Si può amare lo stesso uomo senza soffrire di gelosia o sentirsi deprivati del sentimento di possesso? Può l’amicizia superare l’esclusiva che richiedono i legami d’amore? Sì, si può e a farlo sono due amiche d’infanzia, legate da una profonda intesa, Agata e Anna, detta Annuzza, moglie l’una e amante l’altra di Girolamo. La forma scelta è il romanzo epistolare, il tempo e il luogo il 1743 in Sicilia, alle prese con un’epidemia di peste scoppiata a Messina dopo l’arrivo nella rada di una tartana, un piccolo veliero proveniente dalla Grecia, carica di tessuti. Le due giovani donne, allontanatesi l’una da Messina e l’altra da Palermo, intrattengono rapporti epistolari: dal maggio 1743 al 26 aprile 1744, comunicano scambievolmente gli avvenimenti legati alla pandemia e alle diverse condizioni in cui versano amici e parenti o rinnovellando ricordi d’infanzia. Compaiono così personaggi ulteriori, alcuni pennellati appena ma incisivi, visti attraverso gli occhi delle due amiche. Ma il fulcro delle loro confidenze non esula mai dal personaggio principale, il bellissimo Girolamo che pare non saper rinunciare a nessuna delle due, trattenendosi ora con l’una ora con l’altra.

Raccontami ancora di Girolamo. Lo so che è felice con te. E io mi dico che voglio la sua felicità. Così scrive Agata nel gennaio del 1744. Ciò non mi impedisce – continua – di provare un dolore profondo che mi fa trottare il cuore. Non è gelosia, credimi, come potrei essere gelosa di una sorella come te? È il sentimento della perdita e dell’abbandono, il pensiero di non essere riuscita a suscitare un amore durevole e profondo in quel cuore delicato e inquieto.

Così conclude Agata la sua missiva.

Sentimenti espressi senza nascondersi e senza enfasi, nati dal dolore vero, provato, ma che sa distinguere, e che sono reciproci. Scrive Annuzza:

Non ti nascondo che sono felice di averlo qui. Anche se so che se ne ripartirà presto. Voglio davvero che lasci sua moglie, la mia migliore amica e sua figlia, la dolcissima Mariannina, per venire a stare da me? Creo proprio di no. Agata, non sarei in pace. Eppure quando lo vedo penso che lo vorrei tutti per me. Te lo dico con sincerità.

E in un’altra aggiunge: L’amicizia è eterna, l’amore è fragile , delicato, destinato a morire giovane.

Leggi anche:

Leggi la recensione di Teresa Ciabatti da Il Corriere Cultura

La Presentazione da Rizzoli Editore

Sicilia, 1743. Il loro legame viene da lontano, e ha radici profonde. È nato quando, ancora bambine, Agata e Annuzza hanno imparato l’arte tutta femminile del ricamo sotto lo sguardo severo di suor Mendola; è cresciuto nutrendosi delle avventure del Cid e Ximena, lette insieme in giardino, ad alta voce, in bocca il sapore dolce di una gremolata alla fragola; ha resistito alle capriole del destino, che hanno fatto di Agata la sposa di Girolamo e di Annuzza una giovane donna ancora libera dalle soggezioni e dalle gioie del matrimonio. Ora, mentre un’epidemia di peste sta decimando la popolazione di Messina, le due amiche coltivano a distanza il loro rapporto in punta di penna, perché la paura del contagio le ha allontanate dalla città ma non ha spento la voglia di far parte l’una della vita dell’altra. E anche se è lo stesso uomo ad accendere i loro desideri, e il cuore scalpita per imporre le proprie ragioni, Agata e Annuzza sapranno difendere dalla gelosia e dalle convenzioni del mondo la loro amicizia, che racconta meglio di qualunque altro sentimento le donne che hanno scelto di essere.

Il ritorno di Dacia Maraini alla narrazione storica dopo La lunga vita di Marianna Ucrìa, uno dei suoi libri più amati, è un romanzo intenso e delicato, pervaso dai colori e dagli odori della sua Sicilia, che attraverso il filtro di un passato mai così vicino parla di ognuno di noi, e di cosa può salvarci quando fuori tutto crolla..

 

Marco Lodoli “Il preside” recensione di Maria Anna Patti da Robinson La Repubblica

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Dalla presentazione da Giulio Einaudi Editore

[…]Cosa succede quando a tenere in ostaggio una scuola non sono gli studenti in autogestione ma un preside che ci si è barricato dentro? E chi è questo preside? Un folle? Un disperato? Forse. O forse solo un uomo portato a vedere troppo lontano, dove non ci sono più difese e l’unico imperativo diventa resistere e cedere, imparare a dire basta e a dire ancora, provare a lasciare un’impronta di gioia, perché «per la felicità servono spazi grandi e qualcuno che li sogni con coraggio». Nella tensione dell’assedio, si dipana la storia concreta e metafisica di un antieroe dei nostri tempi: un uomo che non si arrende all’insensatezza della vita e che un attimo prima della fine spera, forse, d’imparare l’ultima lezione.

Gianrico Carofiglio “Non esiste saggezza” recensione da CasaLettori di Maria Anna Patti

 

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Presentazione da Giulio Einaudi Editore

Non esiste saggezza è un affresco commovente fatto di domande profonde e illuminazioni repentine. Un libro in cui, con un sottile ma nitido filo di Arianna, Gianrico Carofiglio insegue il senso impalpabile dell’avventura umana. Con due racconti in più

Donne che appaiono all’improvviso e all’improvviso scompaiono. Uomini alla ricerca di qualcosa che ignorano e che li spinge oltre i confini del prevedibile. Situazioni consuete che d’un tratto virano nei territori dell’inquietudine. Interviste impossibili. Storie d’amore che nascono nei luoghi piú inattesi, in bilico fra sogno e realtà.

«Un sorriso lieve le si dipinse sulle labbra a quel ricordo. Sembrava parlasse di una storia d’amore, di un primo bacio, non dell’inseguimento di uno scippatore».

 

 

Marta Barone “Città sommersa” presentazione e due recensioni

Difficile ricercare e ricostruire la storia di un familiare, di un padre prima che diventasse tale. È quanto diventa materia di un romanzo, quello della Barone che in “Città sommersa” ripercorre quindici anni della vita di L.B., monogramma di Leonardo Barone, il giovane uomo che vive la propria esistenza operando delle scelte di vita strettamente legate alla storia del suo periodo e del suo mondo di allora, sfondo sotteso alle vite di tutti e mai neutrale. Protagonista nel periodo di quegli anni funesti detti “anni di piombo” e della lotta armata, L.B. era stato accusato del coinvolgimento in agitazioni operate dai brigatisti di Prima Linea. È questo il “fatto” che scatena la ricerca della figlia. Così la storia con i suoi avvenimenti diventa ricerca insieme a quella dell’uomo, alla riscoperta non solo dei fatti di quel periodo di cui è protagonista, ma anche di chi non riconosce tra le voci di quanti ricercati e ascoltati, voci che dissentono dai suoi personali ricordi. Ma si possono davvero ricostruire i percorsi, interpretare le scelte, capire i sentimenti e i comportamenti di chi conosciamo attraverso emozioni e rapporti personali vissuti in quella che è la relazione affettiva? Difficile compito che abbisogna della scrittura per completare e sistematizzare un materiale di ricerca che non può trascendere i bisogni del cuore.

S.P.

Dalla Presentazione dal catalogo  Bompiani

La recensione da Il mestiere di leggere.Il blog di Pina Bertoli

e anche da  Spazio libero di lettura

 

Daniele Mencarelli “Tutto chiede salvezza” presentazione

Vincitore dello Strega Giovani di quest’anno, Mencarelli racconta sette giorni, tanti quanti previsti dal Tso, il Trattamento sanitario obbligatorio, all’interno di una piccola struttura psichiatrica con altri pazienti: c’è Madonnina che non parla ma si rivolge ogni tanto alla Madonna in una invocazione da lui inventata, Giorgio che nonostante la mole non riesce a superare il trauma dell’abbandono, Mario rabbioso, Alessandro catatonico e Gianluca che parla di sé al femminile. Manie, malattie, dolore. La settimana reca una data precisa dal 14 al 20 giugno 1994, la settimana dei Mondiali, che il protagonista sarà costretto a saltare, obbligato al soggiorno presso la struttura per un atto di ferocia in cui drogato aggredirà il padre. Scritto in prima persona percorre attraverso Daniele le sofferenze proprie e degli altri ricoverati: sensazioni, percezioni, rapporti umani di un microcosmo che chiede “salvezza” per uscire dal buio fitto, senza cedere, alla ricerca di un senso e di sé, tra nuove fratellanze e sostegni. Un linguaggio vicino al parlato, uno rigoroso, descrittivo e asciutto, l’altro lirico si alternano in un quadro d’insieme che sa dare forza e immediatezza al raccontato.

S.P.

Leggi anche la recensione su Spazio libero di lettura

Elizabeth Jane Howard “Gli anni della leggerezza. La Saga dei Cazalet 1” recensione di Letizia Tripodi

Le opinioni dei lettori

Ritorno a valori e abitudini del passato, attesa, speranza, nostalgia per un periodo storico lontano e per molti mai vissuto. Gli anni della leggerezza di Elizabeth Jane Howard è tutto questo.
Si tratta del primo volume della “Saga dei Cazalet”, che si è sviluppata nel corso di una ventina di anni e su cinque romanzi, facendoci entrare nelle vite dei protagonisti e accompagnandoci passo passo nelle loro vicende, dalle più banali e quotidiane alle più serie ed importanti.
Il tutto inizia nell’estate del 1937, in un mondo che con fatica sta ancora cercando di ripartire dopo il primo conflitto mondiale, senza sapere che di lì a poco un altro ne inizierà, portando di nuovo distruzione, dolore e scompiglio. La famiglia dei Cazalet è una tipica famiglia benestante di quest’epoca, i cui membri scandiscono le proprie giornate secondo i rituali della morale vittoriana.
La Howard ci farà conoscere tutti i componenti di questa estesa famiglia; non solo i due capostipiti con i loro figli, mogli e nipoti, ma nemmeno la servitù passerà inosservata, tanto che impareremo a conoscere la ormai anziana Mrs. Cripps, cuoca presso la dimora di campagna da tanto tempo, apparentemente severa e distaccata, ma nel profondo molto legata a tutti i Cazalet, o le bambinaie che si prendono cura dei piccoli, le cameriere e tutta una miriade di personaggi minori; affezionarsi alle loro storie e battaglie sarà inevitabile; cercheremo quello “giusto” in cui riconoscerci e immedesimarci per poterci sentire ancora di più parte di questo mondo antico, magari sceglieremo chi ci assomiglia maggiormente o, al contrario, saremo affascinati da chi è il più diverso possibile da noi per partecipare, almeno nelle pagine che si susseguono, a una nuova esperienza di vita. Percepiremo in prima persona tutto ciò che succede loro e ci faranno sorridere, commuovere e arrabbiare, vorremmo poter intervenire per dire la nostra o per consolare chi sta soffrendo.
Le vite dei Cazalet cambieranno in molti modi diversi e quella leggerezza citata nel titolo e presente fino a quel momento, inizierà a sparire per essere sostituita da tormenti e angosce.

Margaret Atwood “Tornare a galla” sinossi e presentazione da Robinson di Leonetta Bentivoglio

Sinossi da Ponte alle Grazie Editore

Allarmata per l’improvvisa scomparsa del padre, una giovane donna torna nel luogo in cui ha trascorso l’infanzia: una piccola abitazione su un’isola deserta, al centro di un lago nel Québec. La porta non è chiusa a chiave, la casa è vuota, su uno scaffale ci sono fogli con disegni incomprensibili, ma del padre non c’è traccia. I tre amici che accompagnano la ragazza vivono questa gita come un’avventura, mentre per lei tornare nei luoghi dell’infanzia assume i contorni di un dolente pellegrinaggio interiore che coinvolge la sua identità di donna, il suo ruolo in un mondo che non è più in contatto con la natura e in cui gli uomini hanno perso di vista sé stessi. Inondata dai ricordi, la ragazza si rende conto che tornare a casa significa entrare in un altro luogo ma anche in un altro tempo, ed è costretta a confrontarsi con gli spettri del suo passato. Inquietante e poetico, costruito su una prosa limpida e affilata, il romanzo srotola il filo della narrazione nel labirinto oscuro e simbolico dell’intimità. Ma sa anche portare chiarezza sui temi della contemporaneità: il rapporto dell’uomo con la natura, il matrimonio, le famiglie, le donne frammentate e come potrebbero tornare a essere integre.

Dalla recensione di Leonetta Bentivoglio

“Sono le ultime trenta pagine la parte più stupefacente per originalità di “Tornare a galla”, secondo romanzo di Margaret Atwood uscito nel 1972, quando la siderale dama canadese non era ancora nota e celebrata come adesso. Surfacing, cioè risalire in superficie (o anche, appunto, tornare a galla), viene ora riproposto in Italia da Ponte alle Grazie, e profetizza bene l’inimitabile tessuto di scrittura, e le radici di un femminismo libero e spregiudicato, appartenenti all’autrice di un classico del Novecento come “Il racconto dell’Ancella”, nato nell’85” così scrive Leonetta Bentivoglio nella sua presentazione a questo particolare romanzo della Atwood in cui l’autrice “espone una metamorfosi kafkiana della protagonista. Che è una donna innominata a cui capita di fondersi con la natura”. Dentro una foresta del nord, fradicia e quasi marcia, il corpo della protagonista si fa pianta, terra, animale e dove “l’eroina vaga smarrendo ogni identità” sommersa dai ricordi del passato di eventi trascorsi ma mai effettivamente metabolizzati. L’autrice, conclude la Bentivoglio, “Gioca su un confronto complesso ed interrogativo fra natura e cultura. Riesce a scavare con potenza estrema nel tema dell’esistere al femminile. Una frase, lanciata dalla senza-nome verso la fine, ne distilla furiosamente il messaggio: «Questo soprattutto: rifiutare di essere una vittima»”.(da Leonetta Bentivoglio Robinson La Repubblica 6 giugno)

E ancora:

Su mangialibri varie recensioni ad alcune delle opere della Atwood

“Riscoprire Margaret Atwood” articolo di Gaja Cenciarelli da Il Tascabile 

Mary Miller “Biloxi” presentazione in breve

Biloxi è il nome della città del Mississippi dove vive Louis, un sessantatreenne con un passato e un presente poco felici: è stato lasciato dalla moglie, vive solo e in solitudine, tra birre e televisione, in attesa di un’eredita che tarda ad arrivare.

E poi un giorno per caso l’incontro con Layla, una meticcia in lieve sovrappeso e non particolarmente sveglia: in pochi giorni i due diventano inseparabili e il mondo di Louis cambierà all’improvviso!

La sinossi e l’ampia rassegna stampa sulla pagina di Black Coffee edizioni

 

Hans Tuzzi “Nessuno rivede Itaca” recensione di Salvina Pizzuoli

‘E ora mi dedico alla lettura dell’ultimo Tuzzi’, dico a me stessa, come anni fa dicevo ‘ora mi fumo una sigaretta’, quasi un premio a fine fatica, prima di affrontarne un’altra; una pausa, piacevole e ritemprante.

Sì, leggere Tuzzi è entrare in una pausa ritemprante perché la mente gioisce e si aprono tante nuove “finestre”. E se il Tuzzi giallista mi stuzzica molto, beh, non so proprio cosa dire di quest’ultimo lavoro che un giallo non è: rubo l’immagine a Flaminio Gualdoni, la trovo felice e molto vicina alla mia. La leggo nella striscia che cinge la copertina, una striscia gialla che non copre quanto si legge a sinistra del volto di ragazza dalla pettinatura cornuta: la sola vita che merita d’essere vissuta o è eretica o non è, chiarita poi nelle pagine finali del testo: la deviazione, lo scarto curioso, ozioso, inutile apparentemente gratuito […] Sì, il détour. La diversione. In greco, l’eresia.

Anche questa dicitura colpisce come la sua interpretazione; ma tornando all’espressione di Gualdoni: un ottovolante linguistico strepitoso, cui aggiungerei ‘e letterario’.

Sì, scritto con estrema maestria, così audace nelle descrizioni e così lirico, così profondo e così dissacrante, un testo da cui non si esce indenni, ha scritto Genovese, vero, ma impossessandosi di tante proposte di riflessione.

Una sciarada tra un giovane e il suo mentore, una confessione, un lascito, una lezione di vita, una lettura critica del passato e del presente. Un’idea narrativa che coniuga un bisogno di memoria, che si sente imperioso oggi, con la ricerca della memoria per leggere non solo il presente, ma il motivo del vivere, da rintracciare nella breve storia che è la vita di ciascuno di noi.

Bello il titolo, evocativo, che come il testo racconta un viaggio anzi, il viaggio, metafora del cammino dell’uomo, ricerca scandita da tappe di cui Itaca è la prima, seducente, sfolgorante e immemore: la giovinezza.

E chi sono i due protagonisti che si alternano in uno scambio tra ricordo e meditazione?

Massimo, lo scrittore, e Tommaso, il musicista: poco dopo il suo cinquantesimo compleanno quest’ultimo riceve una chiavetta e una scatola con foto e cartoline. Nella chiavetta lo scritto di Massimo, deceduto recentemente, che si muove tra le più varie argomentazioni, ricordi, riflessioni, viaggi, esperienze, diversità, domande e rammarichi, come quello di non aver scritto il libro che gli sarebbe piaciuto leggere e che di fatto costruisce attraverso la propria autobiografia, anche se nelle prime pagine egli stesso invita Tommaso a tenere presente l’osservazione di Todorov: per uno scrittore, parlare di sé stesso significa non essere più quel sé stesso perché io non riduce due a uno, ma di due fa tre. E si fa personaggio, come avviene a Massimo.

Una lettura interessante, impegnativa, che scombussola, come quando si sfreccia su un ottovolante.

Da domani 14 maggio in libreria

Dello stesso autore:

Hans Tuzzi, Il sesto Faraone

Hans Tuzzi “Il Trio dell’Arciduca”

Hans Tuzzi, “Al vento dell’Oceano”

Hans Tuzzi “La belva nel Labirinto”

Hans Tuzzi “La morte segue i magi”

Hans Tuzzi “La vita uccide in prosa”

Hans Tuzzi “Polvere d’agosto”

Hans Tuzzi “La notte di là dai vetri”

Hans Tuzzi, “zaff&rano e altre spezie”

Hans Tuzzi “Morte di un magnate americano”

Hans Tuzzi “Il mondo visto dai libri”

Hans Tuzzi “Trittico”

Hans Tuzzi “Vanagloria”