Michel Houellebecq “Serotonina” da tuttolibri La Stampa recensione

“Michel Houellebecq non ha più niente da dire.

Lo prova il suo ultimo, attesissimo romanzo, Serotonina.

Sto affermando che l’autore francese abbia smarrito non la capacità di scrivere ma le ragioni per farlo e che il suo sguardo dissolutore, di distruzione in distruzione, sia rimasto, alla fine, privo di oggetto, posato su di un mondo vuoto, bianco, spoglio, evacuato”…

…continua a leggere la recensione di Antonio Scurati

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Giuseppe Munforte “Il fruscio dell’erba selvaggia” da La Lettura Il Corriere, recensione

Un parente si uccide, altre vite s’intrecciano nella storia di Giuseppe Munforte

Costruito in tre movimenti, quasi romanzi brevi che scattano all’unisono a fine lettura, il nuovo romanzo di Giuseppe Munforte Il fruscio dell’erba selvaggia, finalista al Premio Neri Pozza per gli inediti, gioca su un incastro di destini legati a una lontana e nera scintilla. È un colpo di pistola che si è sparato in testa un uomo, appesosi a testa in giù in Bovisa a Milano, in via Cosenz «dove la materia si estingue — le ultime case, un benzinaio e l’autolavaggio —, si sfalda in una prospettiva di baracche e steccati e erba chimica».

 

continua a leggere la recensione di Alessandro Beretta

Alberto Schiavone “Dolcissima abitudine” da tuttolibri La Stampa recensione

“Mai tenuto l’ombrello sotto la pioggia. Mai infilato la testa dentro lo sportello di un’auto». Dopo cinquant’ anni di marchette, Rosa ne va fiera. Prostituta certo, ma libera, ricca. A 64 anni non ha ancora smesso, per «l’abitudine al lavoro, la paura del vuoto». Fino a quando muore l’ultimo cliente e lei può ripensare alla sua vita, agli uomini e al tempo, al figlio che è stata costretta a lasciare appena partorito, poco più che adolescente. Che ha cambiato tutto. Ha cominciato presto il mestiere, la protagonista di Dolcissima abitudine di Alberto Schiavone. A 14 anni ha smesso di essere Piera ed e diventata Rosa, «quattro lettere e un corpo»…

 

continua a leggere la recensione di Elena Masuelli

Miura Shion “La grande traversata” da TerzaPagina La Repubblica, recensione

Bestseller in Giappone

Come possa una scrittrice riuscire a raccontare la nascita di un vocabolario come un’impresa epica è un felice mistero: ma è uno di quei misteri cui ci ha abituato la letteratura giapponese, capace di trovare senso nei più semplici dettagli quotidiani. E infatti il romanzo — scritto con grazia e levità — è diventato un bestseller nel suo paese: con un milione e 300 mila copie vendute ha generato anche un film e una serie di cartoni animati.

Se visitaste un tempio zen a Kyoto potreste vedere la seguente scena: un giardiniere inginocchiato su un manto erboso armato di pinzette da sopracciglia e di infinita pazienza, intento a pulire — stelo per stelo, foglia per foglia — il prato, per renderlo perfettamente uniforme e libero da erbe aliene.[…]Almeno, questo è quello che racconta Miura Shion, scrittrice molto celebrata nel suo paese, ne La grande traversata (Einaudi Stile Libero, 326 pagine, euro 18,50), che oltre ad essere il titolo del romanzo è anche il titolo del vocabolario che dovrà vedere la luce. Perché in Giappone i dizionari, a differenza dei nostri, hanno spesso un titolo evocativo: Il vasto giardino delle parole, La grande foresta della parole, Il mare delle parole.

continua a leggere la recensione di Gregorio Botta

Giulia Corsalini “La lettrice di Čechov” da La Lettura Il Corriere

Giulia Corsalini racconta la storia di Nina, una donna ucraina che sceglie di lasciare il suo Paese

«La vita umana, il sentimento incomparabile di una speranza di felicità assaporata da bambini e che ancora è possibile intravedere, nessuno sa rievocare tutto ciò come Čechov …». È forse in questa considerazione (critica ed emotiva insieme) la ragione che fa dell’autore di Tre anni la figura centrale e pervasiva del primo romanzo di Giulia Corsalini La lettrice di Čechov 

 continua a leggere la recensione di Paolo Di Stefano

Wilbur Smith “La guerra dei Courtney” da Il Corriere Cultura

Esce giovedì 3 per Harpercollins il nuovo libro, ambientato fra il 1939 e il 1945.

Il «maestro dell’avventura» torna in cattedra ma sulla lavagna questa volta sono i colori della storia a risaltare sugli altri. Ed è storia recente, drammatica, quella che ha segnato in maniera indelebile il Novecento e ha scavato, con la Shoah, una ferita insanabile nella coscienza collettiva…

…continua a leggere l’articolo di Marco Ostoni su Il Corriere Cultura

Walter Siti “Bontà” da Il Tirreno, recensione

Siti è uno dei pochi scrittori italiani che dice ai suoi lettori quello che non vogliono sentirsi dire. Un grande narratore del tracimare di quest’epoca. Siti costruisce da anni – nel povero panorama della scrittura italiana di oggi – un’archeologia del presente. E lo fa con grande maestria. Proprio per questo, il suo nuovo libro, “Bontà” (Einaudi, pp. 136) è in pieno un libro natalizio. Perché bontà è una delle parole più usate in stagione. Perché il presente trabocca di persone che vogliono stare dalla parte giusta. Sentirsi buone.

continua a leggere la recensione di Stefano Adami

Vanessa Roghi “Piccola città, una storia comune di eroina” da La Repubblica, di Nadia Terranova

“Piccola città”, il memoir di Vanessa Roghi «Io sono una bambina degli anni Settanta», scrive Vanessa Roghi a pagina 139 di Piccola città. Una storia comune di eroina (Laterza) e io conosco quelle sette parole, le guardo e mi vedo allo specchio. Ho qualche anno in meno di Vanessa ma la sua storia è, appunto, così comune da essere anche la mia. Il suo libro parla di me fin dal titolo, dalla foto che ne costituisce l’incipit: una bambina con una piuma in testa e delle foglie in mano, davanti a uno striscione di Democrazia proletaria per festeggiare un risultato minuscolo e gigantesco.

Alle politiche del 1976 Dp ha preso l’1,5%, sei deputati. Un fallimento, anzi no, un successo! Eccoli, quegli anni: piccoli numeri, grandissimi sogni. L’infanzia di Vanessa è costellata di sigle che per i bambini di oggi non significano nulla: Pci, Dp, Pdup, gli amici di papà che raccontano la Favola di Mao Tse Tung, la mamma femminista che canta moltissimo, canta in macchina, per strada e dentro casa.

continua a leggere l’articolo di Nadia Terranova

Da tuttolibri La Stampa, una «cesta» di titoli che possano accontentare i gusti di tutti, a cura di Federica Bosco

Per questo Natale ho composto una «cesta» di titoli che possano accontentare i gusti di tutti, comincerò quindi da uno scrittore molto amato, Francesco Piccolo, che ci delizia con un libro (va detto) coraggioso, carnale, malinconico e divertente, a metà fra un romanzo e un saggio è L’animale che mi porto dentro (Einaudi, pp. 240, 19,50), dove tenta di spiegare, grazie ad un’accurata autoanalisi, molti dei comportamenti maschili

continua a leggere l’articolo di Federica Bosco