Fabio Santa Maria “Versetti ironici contro l’ansia”

da Incipit23 Edizioni

Quando Fabio scopre che il 79% degli italiani ha avuto un attacco d’ansia almeno una volta nella vita, decide di seguire il consiglio del suo analista e inizia un diario terapeutico.

Ma descrivere l’ansia, neanche a dirlo, gli mette ansia. Molto meglio raccontare una serie di aneddoti (sur)reali sugli aspetti più ridicoli della sua grande nemica, quella che gli fa tremare le mani, che gli fa battere il cuore a mille, che lo spinge a consultare il perfido Dottor Google e a immaginare mondi alla rovescia. E decide di chiamarli “versetti ironici”, perché sono brevi e così non stressano, perché fanno il verso all’ansia e poi perché versetti suona biblico, quasi apocalittico, e così l’ansia si spaventa. Dopotutto è nato da una madre ansiosa e da un padre ferocemente ironico, un mix genetico esplosivo che produce in loop l’ansia e i suoi anticorpi, e che gli consente di riempire il diario anche con improbabili e divertenti strategie per fronteggiarla.

Versetti ironici contro l’ansia si fa portavoce delle disavventure dei tantissimi ansiosi del mondo a cui l’autore chiede di unirsi per un coming out collettivo, in una sorta di accattivante orgoglio ansioso.

Alcuni stralci

Ci rifletta: l’ansia sarà anche una grana in più, sarà anche diecimila volte più pericolosa del pericolo vero e proprio, ma la cerchiamo anche quando non c’è. Ci nutre, ci permette di sentirci vivi. La sua assenza sarebbe francamente ben più preoccupante della sua presenza. Noi ansiosi, in fondo, salviamo il mondo dal devastante appiattimento della noia.

***

[…] Ecco, ora diglielo che ti sei buttato a studiare come funziona l’ascensore solo perché eri terrorizzato di precipitare dall’ottavo piano, o di rimanere bloccato – anzi intrappolato – fino a morirci dentro per il panico. Diglielo che hai calcolato la media dei tempi utilizzati dai tecnici per ogni intervento e che solo dopo aver scoperto – statistiche alla mano – che era molto più probabile cadere dalle scale che dall’ascensore, ti sei deciso a utilizzare quello del condominio.
Invece, da bravo ipocrita, riesco anche a sorridere e a dirle che no, non sono un ingegnere, ma scrivo racconti e allora sono sempre molto curioso di scoprire come funzionano le macchine. Tutte le macchine.
Poi l’ascensore comincia a muoversi lentamente, con piccoli balzi da brivido.
«Ecco», confermo, «qualcuno dall’alto sta riportando la cabina al piano. Lo sapevo io che non c’era da preoccuparsi!» E lo dico mentre in realtà sto pensando che quei balzi potrebbero essere anche dovuti al freno che inizia cedere, o alle guide laterali usurate per un cortocircuito.
Invece, da bravo ipocrita, riesco anche a sorridere e a dirle che no, non sono un ingegnere, ma scrivo racconti e allora sono sempre molto curioso di scoprire come funzionano le macchine. Tutte le macchine.
Poi l’ascensore comincia a muoversi lentamente, con piccoli balzi da brivido.
«Ecco», confermo, «qualcuno dall’alto sta riportando la cabina al piano. Lo sapevo io che non c’era da preoccuparsi!» E lo dico mentre in realtà sto pensando che quei balzi potrebbero essere anche dovuti al freno che inizia cedere, o alle guide laterali usurate per un cortocircuito.

Brevi note biografiche

Fabio Santa Maria, ansioso sin da quando nacque a Milano nel 1964, voleva fare di tutto tranne lo scrittore. Nel corso degli anni ha collaborato con piccole ma importanti realtà editoriali. Il suo amore per gli animali lo ha portato a vivere (randagio), spostandosi in tutta Italia per prendersi cura di cani, gatti e altri compagni a quattro zampe. Vive da alcuni anni in Sicilia con la sua compagna e, insieme, hanno realizzato il progetto Libri e Letture Vagabonde, per la distribuzione gratuita di libri usati frutto di donazioni che provengono da tutta Italia, attraverso piccole iniziative culturali e popolari con lo scopo di incentivare la lettura. Questo è il suo primo libro di narrativa.

Gianluca Morozzi “Il libraio innamorato”, Fernandel Editore

Pagine 164, prezzo 13 euro,

in libreria dal 23 settembre

Fernandel Editore

«I libri sanno realizzare magie. Ti fanno viaggiare nel tempo e nello spazio, ti fanno materializzare davanti agli occhi contesse russe e principesse marziane, moschettieri e criminali. Quanti amori sono nati prestando o consigliando un libro? Questa è la storia di due librerie, di un libraio che ama una libraia, di uno scrittore in crisi, di una scrittrice dimenticata, e di alcuni decisamente insoliti lettori.» Gianluca Morozzi.

C’è un libraio che ha un segreto: è innamorato di una ragazza che fa il suo stesso mestiere. Sogna di sposarla, di unire le rispettive librerie e di far giocare i figli che verranno nel reparto libri per bambini, ma per il momento si accontenta di vederla in un’osteria di Bologna per raccontarle dei clienti più strani che incontra.

Per esempio, c’è un uomo che entra nel suo negozio ogni giorno alla stessa ora, scompare tra gli scaffali per trenta minuti esatti, e all’uscita compra il primo libro che gli capita fra le mani. Perché?

Ma anche la libraia ha clienti bizzarri: c’è infatti una ragazza che va da lei in libreria cercando romanzi che non esistono, dei quali però ricorda perfettamente le trame. E quei romanzi, un anno dopo, escono davvero. Come fa?

E poi c’è uno scrittore di successo, anche lui ha un segreto: è riuscito a scrivere solo negli anni in cui nessuno lo voleva pubblicare. Ha accumulato nel cassetto tanti romanzi, che poi ha pubblicato uno alla volta fingendo di averli appena scritti. Ma il cassetto adesso è vuoto. Come farà ad accontentare il suo editore e la sua agente, entrambi in spasmodica attesa del suo prossimo, annunciato best seller?

Infine c’è una scrittrice che pubblica libri di genere erotico tantrico col nome d’arte di Samantha Samsara. Il suo conto in banca è in rosso, e adesso sta cercando chi la mantenga in cambio del privilegio di poterla guardare mentre scrive a piedi nudi. Troverà qualcuno?

Quando il libraio innamorato proporrà alla bella libraia di far incontrare i due insoliti clienti, i destini di tutti loro convergeranno in un modo inaspettato.

«Lui e Monica avevano una cosa in comune: facevano lo stesso mestiere. Librai indipendenti, sia l’uno che l’altra, in due librerie del centro storico di Bologna, due esempi di resistenza culturale in mezzo ai tanti negozi di catena. Navigando nello stesso tormentato mare si erano aiutati a vicenda e avevano finito per fare amicizia. Le due librerie non erano molto distanti fra loro: millequattrocento metri, diciassette minuti a piedi. L’osteria del Sole era più o meno a metà strada di quel chilometro e mezzo scarso. Camere Separate era il nome che Alessio Barbieri aveva dato alla sua libreria. Era stata una scelta facile: dopo lunghe ricerche era riuscito a trovare i locali perfetti in Strada Maggiore, a pochi passi dalla casa-museo del pittore Giorgio Morandi, ma soprattutto dai luoghi bolognesi di Pier Vittorio Tondelli. Per lui era stato quasi automatico dedicare quegli spazi allo scrittore di Correggio»

Gianluca Morozzi è nato a Bologna nel 1971. Autore estremamente prolifico, ha pubblicato per Fernandel una quindicina di libri, a partire dal suo esordio con il romanzo Despero (2001), e altrettanti con editori come Guanda, Tea, Castelvecchi. Colpiscono la sua facilità di scrittura e la capacità di coinvolgere il lettore fin dalle prime righe.

Gaja Cenciarelli “Domani interrogo”, presentazione

Un liceo linguistico della periferia romana, Rebibbia. È novembre ed è in quella Scuola scalcinata che la giovane insegnante inizia la propria avventura di docente, di persona, di studiosa, di romana tra romani che parlano solo il dialetto e ai quali dovrebbe insegnare l’inglese. Spaventata ma non passiva saprà reagire e entrare piano piano in quella comunità in cui si sente estranea e spaesata: non scapperà e tornerà l’indomani, “l’inizio di una grande storia d’amore”.

Si apre con una Nota dell’Autrice che raccoglie in 10 punti le leggi fondamentali della vita di un insegnante, di quella metamorfosi a cui va incontro un essere umano quando inizia ad insegnare, procede con un Prologo dove molte sono le domande, durante il girovagare in una Roma che non conosce, che si accavallano nella mente della protagonista prima dell’ingresso in classe: è il 19 novembre, ha accettato una supplenza annuale in una quinta, ma non è all’altezza, non ce la farà, non conosce nessuno, è sola in una scuola enorme, non ha gli strumenti per affrontare i ragazzi di quella zona di Roma con i quali non sa con quale lingua parlerà e lei non sa se conosce la lingua giusta e loro se ne accorgeranno e la uccideranno… Seguirà quindi la Prima Parte con il titolo emblematico “Il Romanticismo”: il primo impatto, difficile, disperante, proprio lei che dovrebbe dare l’esempio, si esprimerà in dialetto usando un’ espressione chiara e volgare.

Un impatto forte con la realtà di una classe raccontata da chi la Scuola la conosce e ci si misura.

“Tra i professori di Frank McCourt e Domenico Starnone, passando per gli studenti in piedi sul banco nell’Attimo fuggente, sta la professoressa di Gaja Cenciarelli, convinta sì che la cultura sia qualcosa di quotidiano, convinta sì che certe parole dialettali o certe squadre di calcio, certe sigarette fumate insieme agli studenti prima che la lezione cominci facciano parte del lavoro di chi insegna e di quello di chi impara, ma disillusa che l’istruzione possa – come si sente dire spesso – salvare il mondo. Ciò nonostante, in questo romanzo di Shakespeare e spaccio, la professoressa il mondo lo salva. Perché il mondo è le persone che incontriamo. Specialmente a scuola”.(da Marsilio Editori)

e anche

Brevi note biografiche

Gaja Cenciarelli scrittrice e traduttrice, vive e lavora a Roma. Ha scritto romanzi, racconti, interventi critici. Fa parte dei “Piccoli Maestri” e ha pubblicato, fra gli altri, Extra omnes. L’infinita scomparsa di Emanuela Orlandi (Zona 2006), Sangue del suo sangue (nottetempo 2011), ROMA. Tutto maiuscolo come sulle vecchie targhe (Ventizeronovanta 2015), Pensiero stupendo (Lite Editions 2015). Per Marsilio, nel 2019 è uscito La nuda verità. Insegna lingua e letteratura inglese a Roma.

Christiana Moreau “La dama di creta”, presentazione

Traduzione di Roberto Boi

Una storia quella narrata dalla Moreau che coinvolge quattro donne: si apre a Bruxelles e riguarda Sabrina che, alla morte della nonna Angela, ritrova un busto di creta che raffigura una donna bellissima. Due scritti incisi sul busto la incuriosiscono: La Sans Par si legge sotto la collana sulla quale si attorciglia un serpente che la donna raffigurata porta al collo; sulla parete interna del busto, vicino alla base, una firma e una data Costanza Marsiato MCDXCIV anno fiorentino.

Molti gli interrogativi che si aprono per Sabrina che decide di andare a cercare risposte: essendo restauratrice coglie il valore della scultura stranamente firmata con un nome di donna, Costanza Marsiato, scultrice quando solo gli uomini a quel tempo potevano esserlo. Inizia così un lungo viaggio a ritroso nel tempo in cui troveranno posto la nonna Angela, partita dalla Toscana nel 1952 diretta in Belgio dove il marito lavorerà come minatore e ancora fino al 1494 dove trova posto Costanza che, sotto mentite spoglie, entrerà a bottega con i fratelli Pollaiolo. Tre donne di ieri e di oggi ed un busto, la quarta donna, la dama di creta.

“Questa storia inizia oggi, a Bruxelles, quando, tra gli oggetti appartenuti alla nonna, Sabrina trova un busto di creta elegantemente scolpito. Ritrae una delle donne più belle di tutti i tempi, Simonetta Vespucci, che si dice sia stata la musa ispiratrice della Venere di Botticelli. Incuriosita da quell’enigma, Sabrina va alla ricerca delle origini di quell’opera, in un viaggio che le cambierà la vita”.(da Editrice Nord Libro)

Brevi note biografiche

Christiana Moreau vive a Seraing, in provincia di Liegi. Pittrice e scultrice autodidatta, è alla costante ricerca di nuovi modi per esprimere la sua creatività. Ha esordito con una raccolta di poesie nel 2014, per poi passare alla narrativa. Dopo Cachemire rossoLa dama di creta è il suo secondo romanzo pubblicato in Italia.(da Editrice Nord Autore)

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri

Cachemire rosso

Michiko Aoyama “Finché non aprirai quel libro”, presentazione

Tradotto da Daniela Guarino

La signora Komachi è una bibliotecaria ma è anche una persona speciale perché sa ascoltare e capire. Alla domanda “Che cosa cerca?” sa trovare la risposta adatta e la risposta è un libro, quello giusto. L’autrice di questo romanzo che parafrasa nel titolo l’ormai famoso “Finché il caffè è caldo” o il suo seguito “Basta un caffè per essere felici”(che trovate recensiti su tuttatoscanalibri a questo link), non offre trasporti nel passato, né un bar dove provare a ritrovarsi, è una giapponese che propone qualcosa alla portata di tutti: la lettura di un libro.

Reporter ed editor per una società editoriale, l’autrice affida il compito alla signora Komachi di trovare per ciascun personaggio quello che serve: così per Tomoka, commessa in un grande magazzino che si sente fallita, o Ryo, contabile, che aspirerebbe ad una propria attività ma teme di abbandonare il lavoro sicuro, o Hiroya, disoccupato, che ha proprio rinunciato al suo progetto. Personaggi che la letteratura giapponese ci presenta sempre più sovente, soli, frustrati, spaventati e incapaci di reagire in una società sempre più competitiva e stritolante ai quali però la letteratura giapponese contemporanea offre vari rimedi, come nell’altro successo editoriale I miei giorni alla libreria Morisaki di Satoshi Yagisawa.(anche quest’ultimo recensito a questo link).

“Giappone. Per prima cosa si entra in biblioteca. Poi bisogna trovare la signora Komachi, dalla pelle candida e con uno chignon fissato con uno spillone a fiori. Infine, aspettare che ci chieda “Che cosa cerca?” […] La signora Komachi riesce a intuire quali sono i desideri, i rimorsi e i rimpianti della persona che le sta di fronte. Così sa consigliare il libro capace di cambiarle la vita”(da Garzanti Libri)

Brevi note biografiche

Michiko Aoyama è nata nel 1970 e vive a Yokoama. Dopo la laurea ha lavorato come giornalista in Australia, prima di rientrare in Giappone e intraprendere la carriera di editore scrittrice. I suoi libri hanno ricevuto numerosi riconoscimenti in patria, tra cui il Miyazaki Book Award e il Miraiya Ahoten Grand Prize.(da Garzanti Autori)

Sigrid Nunez “Attraverso la vita”, presentazione

Traduzione di Paola Bertante

In Attraverso la vita, Nunez combina intelligenza, umorismo e intuito nel descrivere i rapporti umani e la natura mutevole delle relazioni nei nostri tempi. Una storia sorprendente sull’empatia e sui modi insoliti in cui due persone possono offrirsi conforto nell’affrontare le difficoltà. Un ritratto commovente e provocatorio del modo in cui viviamo al giorno d’oggi. *

What are you going through è il titolo in originale, reso in italiano letteralmente suona “Che cosa stai attraversando”? Che si ritrova nella citazione da Simone Weil che apre la prima parte del romanzo:

La pienezza dell’amore del prossimo sta semplicemente nel domandargli: “Qual è il tuo tormento?

L’asse principale della narrazione corre lungo le vicende che legano la voce narrante, che racconta in prima persona, ad un’amica malata di un male incurabile, asse narrativo intercalato da ricordi, da riflessioni, bozzetti, incontri, da cui emerge una quotidianità sfaccettata, anche insolita, di momenti di vita che si inseriscono nella situazione particolare in cui la protagonista viene a trovarsi, avendo accolto positivamente le richieste dell’amica di accompagnarla a concludere la propria esistenza nel modo migliore; situazione che determinerà un nuovo modo di stare insieme delle due donne dentro un’esperienza intensa, dove non mancano le drammaticità insieme a ilarità e incongruenze, momenti di cui è normalmente costellata la vita.

“Una donna racconta diversi incontri che si snodano nella quotidianità della sua vita: […] In ognuna di queste persone riconosce un bisogno comune: l’urgenza di parlare di sé e di trovare qualcuno cui raccontare la propria esistenza”.(da Garzanti Libri)

Brevi note biografiche

Sigrid Nunez è nata e cresciuta a New York. Laureata alla Columbia University, insegna scrittura creativa all’Hunter College ed è autrice di nove libri di successo. Con Garzanti ha pubblicato anche L’amico fedele (2018), vincitore del prestigioso National Book Award.(da Garzanti Autori)

*da Garzanti Libri

Sue Miller “Monogamia”, presentazione

Traduzione di Martina Testa

[…]seducente romanzo avvolto da un velo di mistero, è un’intelligente fotografia delle relazioni amorose di lunga data e dei segreti che spesso vi si nascondono*.

Fedeltà e tradimento, bugie e segreti, amore e dolore: situazioni antitetiche ma presenti nel rapporto di coppia, rivelatrici della complessità del legame, soprattutto di lunga data.

Una storia di famiglia al proprio interno e al di fuori di essa indagata dalla penna sapiente dell’autrice. Un romanzo psicologico Monogamia su temi antichi vissuti nella contemporaneità: la storia di un matrimonio dentro le sfaccettature del quotidiano, ripercorso dalle vite intrecciate che lo affiancano e lo caratterizzano, ciascuna a proprio modo.

Protagonisti sono Graham e Annie alla seconda esperienza di coppia, entrambi, insieme ormai da quasi trent’anni. Una storia la loro che pare consolidata e profonda. Eppure, quando Graham viene a mancare improvvisamente, Annie scoprirà nel lutto aspetti e verità inimmaginate.

“Poi, mentre è ancora in lutto, scopre un segreto rovinoso, che la farà precipitare nell’oscurità e la costringerà a chiedersi se ha mai conosciuto veramente l’uomo che ha amato”( da Catalogo Fazi Editore)

Brevi note biografiche

Sue Miller, autrice americana acclamata dalla critica e amata dai lettori, è riconosciuta a livello internazionale per i suoi eleganti e realistici ritratti della famiglia contemporanea. Ha pubblicato dieci romanzi che sono stati tradotti in ventidue paesi. I suoi numerosi riconoscimenti includono una borsa di studio Guggenheim e una borsa di studio del Radcliffe Institute. Ha insegnato Narrativa, tra gli altri, presso Amherst College, Tufts University, Boston University, Smith College e MIT. (da Fazi Editore Autore)

*Dal Catalogo Fazi Editore

Sara Fruner “La notte del bene”, presentazione

Dopo il romanzo d’esordio, L’istante largo, Sara Fruner torna a indagare in questo secondo la famiglia con le sue crepe e le sue fragilità.

I protagonisti, Ettore ed Elena, sono due giovani, si incontrano e si riconoscono in un passato disfunzionale che li accomuna, e si scelgono: lui abbandonato alla nascita e adottato all’età di cinque anni; lei bambina spartita nel nulla per tre giorni e poi ricomparsa. Insieme potrebbero sostenersi e procedere, al contrario l’arrivo imprevisto di un figlio li coglie impreparati nella gestione di un ruolo in cui non si riconoscono e che rifiutano.

“La notte del bene permette a Sara Fruner di riprendere i nodi affrontati ne L’istante largo, e di lavorarli con maturità e potenza nuove, attraverso la scrittura essenziale e ricchissima che è una delle cifre distintive di questa autrice, definita da André Aciman «una maga della parola».( da Bollari Boringhieri Libri)

Brevi note biografiche

Sara Fruner, nata a Riva del Garda, dal 2017 abita a New York, dove è docente di italiano presso il Fashion Institute of Technology. I suoi articoli su cinema, arte e letteratura sono apparsi su «La Voce di New York», «CinematoGraphie», «Magazzino 23», «Brick». Ha collaborato con il Center for Italian Modern Art e Magazzino Italian Art, e recentemente ha tradotto opere di Marie-Helene Bertino, Jane Hirshfield e W.S. Merwin. È Professional Member dell’Authors Guild e Bogliasco Fellow.
L’istante largo, suo romanzo d’esordio (Bollati Boringhieri, 2020 e 2022), le è valso il secondo posto al Premio Nazionale Severino Cesari Opera Prima 2021. In poesia alterna volumi in italiano e in inglese: Bitter Bites from Sugar Hills (2018), Lucciole in palmo alla notte (2019), La rossa goletta (2023).(da Bollati Boringhieri Autori)

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri:

L’istante largo

Marta Orriols “Dolce introduzione al caos”, presentazione

Traduzione di Stefania Maria Caminelli

Dani e Marta stanno insieme da un paio d’anni. Giocano, ridono, intrecciano passi e ambizioni in un’allegria limpida, senza pensieri, avvinghiati a una giovinezza ingannevole e lieve […]. Finché non scoprono di aspettare un bambino. (da Ponte alle Grazie Libro)

La gravidanza, il figlio, fino ad ora importante traguardo soprattutto al femminile.

La Orriols indaga il fenomeno da una prospettiva diversa: lei, Marta fotografa, non desidera e non vede questa condizione come necessaria e obbligatoria, le antepone la sua carriera e la sua attività artistica, ed è decisa all’aborto. Lui, Dani sceneggiatore, vede al contrario un figlio come un punto fermo nella propria vita, la possibilità per lui, orfano di padre in giovane età, di poter realizzare il desiderio-promessa che si era fatto di non abbandonare mai il proprio figlio. E la coppia felice e spensierata, sono entrambi trentenni, entra alla notizia nel caos dei sentimenti, del proprio ruolo e di persona e di coppia. Gli equilibri si sono spezzati, accompagnati da dubbi e paure per lei che comunque ha deciso.

Marta Orriols scardina, pagina dopo pagina, ogni pregiudizio semplicistico intorno alla gravidanza per esplorare dal di dentro le emozioni, le proiezioni, le contraddizioni che porta con sé.(da Ponte alle Grazie Libro)

e anche

Brevi note biografiche

Marta Orriols è nata nel1975 a Sabadell, in Catalogna. Ha studiato Storia dell’arte, vive e lavora a Barcellona e ha due figli. Si è occupata di sceneggiatura cinematografica, scrittura creativa e lavora come lettrice editoriale. Il suo primo romanzo, Imparare a parlare con le piante (Ponte alle Grazie, 2020), ha riscosso grande successo di pubblico e di critica ed è già stato tradotto in tredici lingue.(da Ponte alle Grazie Autore)

Rešoketšwe Manenzhe “Randagi”, presentazione

Traduzione di Lucia Fochi

Sudafrica 1927: il parlamento promulga la legge contro l’immoralità e vieta le unioni tra etnie diverse, legge che porterà Alisa e Abram e le loro due figlie dentro una condizione inimmaginata.

“Secondo il comma 5, se possiamo dimostrare che siamo sposati non avremo nessun problema”. Alisa lesse il punto che le indicava. Poi scuotendo la testa, indicò a sua volta un comma: “Ma qui c’è scritto che se non possiamo dimostrarlo, ci riterranno non sposati. E la pena è di cinque anni di carcere per te, quattro per me, e le bambine…” E lì non resse.

Lui bianco europeo è un produttore di vino a Città del Capo, lei nera nata da uno schiavo nei Caraibi ma adottata da un ricco inglese e cresciuta nel Regno Unito, aveva cercato nella punta d’Africa il paese che potesse unificare quei mondi in cui si sentiva ugualmente estranea e trovare finalmente radici.

Un profondo bisogno e una possibilità spezzati da leggi che non lo avrebbero permesso. Un salto nel buio che Alisa non sa accettare e sopportare e da cui nascerà un gesto estremo. E Abram e Dido, la figlia maggiore, saranno i due randagi alla ricerca di uno spazio per loro.

“Le voci dei Randagi di Rešoketšwe Manenzhe si intrecciano al suono delle leggende e dei miti africani: Abram, Dido e Alisa aggiungono un capitolo all’eterna saga di chi parte, di chi resta, di chi si perde andando, restituendoci un’intensa testimonianza del potere delle storie, l’unico bagaglio che possiamo sempre portare con noi”(da Solferino Libri)

e anche

Brevi note biografiche

Rešoketšwe Manenzhe è nata in un villaggio sudafricano e vive a Città del Capo, dove sta terminando un dottorato di ricerca. I suoi scritti sono apparsi, fra gli altri, sulla «Kalahari Review», su «Fireside Fiction» e nella «Sol Plaatjie European Union Anthology» del 2017. Randagi, pubblicato in Sudafrica nel 2020, è immediatamente diventato il debutto più acclamato dell’anno, vincendo prestigiosi premi letterari, come il 2020 Dinaane Debut Fiction Award e il 2021 HSS Award for Fiction by a Single Author, ed entrando nelle selezioni del 2021 UJ Prize for South African Writing in English, del 2021 South African Literary Awards e dei Sunday Times CNA Literary Awards.(da Solferino Libri, Autori)