Annie Ernaux “Guarda le luci, amore mio”, presentazione

Traduzione di Lorenzo Fabbi

La Collana di cui il testo fa parte è “Raccontare la vita” per la quale nel 2012 l’editore francese Seuil chiese un libro ad Annie Ernaux: “Io, scrittrice, che vivo sola, ho scelto di osservare una realtà a me ben nota: quei centri commerciali che, in quanto donna, frequento da più di quarant’anni” , così si legge in una recente intervista all’autrice di Elena Stancarelli. (da tuttolibri La Stampa del 21 maggio 2022).

È l’ipermercato Auchan di Cergy quindi a diventare un osservatorio da cui raccontare la vita: per un anno l’autrice ha percorso le diverse corsie, ha scrutato i volti, ha letto i carrelli, ha preso appunti, ha costruito un diario in un luogo di molti e di tutti, una specie di parco giochi del consumo e dell’abbondanza che regala “un tipo di felicità nuova, che non esisteva prima dell’Ottocento […] diventata sempre più centrale, e oggi l’acquisto va di pari passo con il nostro concetto di felicità”(da op.cit.). Per questo motivo diventa un osservatorio aperto sulla società con i condizionamenti, le ritualità, le disuguaglianze e le frustrazioni che come luogo può determinare.

“Da questa «libera rassegna di osservazioni» condotta tra una corsia e l’altra – con in mano la lista della spesa –, a contatto con le scintillanti montagne di merci della grande distribuzione, prende vita Guarda le luci, amore mio, una riflessione narrativa capace di mostrarci da un’angolazione inedita uno dei teatri segreti del nostro vivere collettivo” (da L’orma Editore)

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Brevi note biografiche

Annie Ernaux è nata a Lillebonne (Senna Marittima) nel 1940 ed è una delle voci più autorevoli del panorama culturale francese. Studiata e pubblicata in tutto il mondo, la sua opera è stata consacrata dall’editore Gallimard, che ne ha raccolto gli scritti principali in un unico volume nella prestigiosa collana Quarto. Nei suoi libri ha reinventato i modi e le possibilità dell’autobiografia, trasformando il racconto della propria vita in acuminato strumento di indagine sociale, politica ed esistenziale. Considerata un classico contemporaneo, è amata da generazioni di lettori e studenti. Finora L’orma editore ha pubblicato Il postoGli anni, vincitore del Premio Strega Europeo 2016, L’altra figliaMemoria di ragazzaUna donna, vincitore del Premio Gregor von Rezzori 2019, La vergognaL’evento e La donna gelata.

Su tuttatoscanalibri della stessa autrice:

Gli anni

Memoria di ragazza

L’evento

La donna gelata

Elizabeth Strout “Oh William!”, presentazione

Vincitrice nel 2009 del Pulitzer con Olive Kitteridge cui è seguito nel 2019 Olive, ancora lei, Oh William! è il terzo romanzo con Lucy Barton, dopo Mi chiamo Lucy Barton (2016) e Tutto è possibile (2017), protagonista sessantenne in viaggio con l’ex marito: New York e il Maine, i due poli dell’ambientazione. Il romanzo è uscito in inglese a ottobre e in italiano per la traduzione di Susanna Basso, edito da Einaudi. Lucy è nata in un contesto provinciale, di miseria e violenza familiare, riesce a uscirne e a diventare una nota scrittrice. La ritroviamo a 63 anni, vedova del secondo e amato marito David e in viaggio col primo, William, di 71 anni, il padre delle sue due figlie, da Manhattan ai campi di patate del Maine; è a Lucy che William ha chiesto di accompagnarlo.

“Fra sé e le proprie origini Lucy Barton ha messo due matrimoni, molti libri di successo, una vita intera: oggi è un’autrice famosa, ha splendide figlie ormai adulte e da un anno è vedova di un uomo amatissimo. Ma è del suo primo marito, William, che ora vuole parlare. William, l’irraggiungibile, infedele padre delle sue bambine: è a lui che ha bisogno di tornare. In un dialogo intimo con ciascuno di noi e con tutti i passati che non passano mai davvero, fino a quando la parola deve lasciare il posto a un’unica esclamazione sopraffatta: oh William. Oh”. (dal Catalogo Einaudi)

della stessa autrice su tuttatoscanalibri:

Olive Kitteridge

Olive, ancora lei

Simonetta Agnello Hornby e Costanza Gravina “La cuntintizza”, presentazione

Simonetta Agnello Hornby e Costanza Gravina, zia e nipote, raccontano i loro momenti di cuntitizza evidenziandoli nella loro peculiarità anche attraverso i caratteri grafici con cui li hanno messi su carta, in tondo l’una, in corsivo l’altra. Perché è così, la cuntintizza non è per tutti legata allo stesso oggetto o alla stessa situazione o evocata dal medesimo profumo, luogo, colore, persone e affetti da cui involontariamente scaturisce, si rinnova, si accende e riaccende, ma solo se è stata “nutrita, curata e protetta”.

Ma cos’è la cuntintizza?

“È uno stato d’animo, una condizione di appagamento e soddisfazione” perché non può essere considerata una vera e propria contentezza o soddisfazione o allegria “non possiamo smuovere un concetto troppo vasto come felicità né possiamo accontentarci di serenità”: è il termine cuntintizza che lo nomina, che realizza nel nome questo particolare sentimento, emozione, sensazione, una parola del dialetto siciliano molto musicale con cui le autrici hanno deciso di chiamarlo. Si connatura ai ricordi, all’infanzia, ai legami affettivi, agli oggetti, alle “piccole buone ragioni della bellezza del vivere” spesso dimenticate nella frenesia del vivere, ma di cui forse abbiamo bisogno proprio in questo periodo storico così travagliato, determinando uno stato di benessere che sa essere vivace, frizzante. Ciascuno ha le proprie per la propria cuntintizza.

“Ecco dunque questo fascinoso duettare che, con ricchezza di episodi e di memorie famigliari, evoca il sottile piacere di arrotolare una pallina di zucchero e caffè, la sensualità dell’affondare le mani nella pasta frolla, il conforto di quel “quanto basta” che abita nelle ricette, lo struggimento con cui si accarezza l’oggetto appartenuto a una persona scomparsa, la meraviglia che dispiegano le pale puntute del fico d’India, la delicata cascata di calici, bicchieri e bicchierini colorati”(da Libri Mondadori)

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Brevi note biografiche

Simonetta Agnello Hornby è nata a Palermo nel 1945. Cittadina italiana e britannica, vive dal 1972 a Londra, dove ha svolto la professione di avvocato dei minori. Ha esordito con La Mennulara (Feltrinelli, 2002, nuova edizione arricchita e graphic novel a cura di Massimo Fenati, 2019). Fra i suoi titoli più celebri, La zia marchesaBoccamurataVento scompostoLa monacaIl veleno dell’oleandroCaffè amaroNessuno può volarePiano nobilePunto pieno (tutti Feltrinelli), Un filo d’olio (Sellerio) e La mia Londra (Giunti). Con Mimmo Cuticchio ha scritto Siamo Palermo (Mondadori). Ha scritto con il figlio George il racconto per ragazzi Rosie e gli scoiattoli di St. James (Giunti). Nel 2018 il presidente della Repubblica le ha conferito l’onorificenza dell’Ordine della Stella d’Italia nel grado di Grande Ufficiale.

Costanza Gravina di Comitini, nata a Palermo, è farmacista di professione. Coltiva, con passione, l’arte della miscelazione e dei cocktail.

Della stessa autrice su tuttatoscanalibri:

Punto pieno

Piano nobile

La cucina del buon gusto con Maria Rosario Luzzati

Alba Donati “La libreria sulla collina” presentazione

Un sogno realizzato e un libro, un diario-memoir che lo racconta: è la storia della nascita di una piccola libreria in un paesino della Garfagnana, Lucignana. E la sua nascita è anche un simbolo tangibile per la protagonista e realizzatrice del progetto e per tutti coloro che credono e amano la lettura e quindi il libro:

“mettere in pausa la frenesia delle nostre giornate, lasciarsi cullare dal conforto di piccoli gesti di cura, seguire il filo che unisce libro a libro, sentirsi parte di una comunità”

così si legge nella presentazione sul Catalogo Einaudi E la libreria sulla collina ha un nome “Libreria Sopra la Penna” e visitatori da ogni parte del mondo. Il sogno si è realizzato il 7 dicembre 2019 e il diario che lo racconta inizia il 20 gennaio e si chiude il 20 giugno 2020 tra storie di paese, la vita della libreria, letture e i ricordi di famiglia.

“Un libro magico, che racconta un luogo magico, che esiste davvero. Una libreria microscopica in un paesino sperduto sulle colline toscane, ma portentosa come una scatola del tesoro. Dai bambini che entrano di corsa alle marmellate letterarie, da Emily Dickinson a Pia Pera, le giornate nella Libreria Sopra la Penna sono ricche di calore, di vite e storie, fili di parole che legano per sempre: una stanza piena di libri è l’infinito a portata di mano”. (dal Catalogo Einaudi)

Alba Donati ha vissuto, studiato e lavorato a Firenze. Nel 2018 è uscita la raccolta delle sue poesie Tu, paesaggio dell’infanzia. Tutte le poesie 1997-2018 (La nave di Teseo), con la quale ha vinto il Premio Internazionale Gradiva attribuito dalla State University of New York at Stony Brook. È presidente del Gabinetto Scientifico Letterario G. P. Vieusseux. Nel 2019 lascia Firenze per aprire una libreria a Lucignana, suo paese di nascita, abitato da 180 persone. La libreria è stata inserita tra le venti librerie piú affascinanti di Europa. Per Einaudi ha pubblicato La libreria sulla collina (2022).( da Einaudi Autori)

Per saperne di più o per visitarla!

Nita Prose “La cameriera”, presentazione

Traduzione di Licia Vighi.

Nita Prose, il cui vero cognome è Pronovost, è stata editor di libri altrui, ora ha deciso di scrivere i propri, “La cameriera” ne è l’esordio. La protagonista è Molly una cameriera venticinquenne che lavora ai piani di un hotel di lusso coinvolta in un omicidio avvenuto all’interno. Si dedica con passione al suo lavoro, una passione maniacale per la pulizia e l’ordine la rendono una professionista molto ricercata.

Altro protagonista è l’Hotel nel quale Molly lavora il Regency Grand Hotel, vi convivono due mondi: uno “di sopra”, dove regnano il lusso e l’eleganza, e un “di sotto”, fatto di corridoi bui, luci al neon e cose sporche in stanze sporche, che viene portato avanti da persone che lavorano duramente per mantenere l’illusione a uso e consumo dei clienti, dichiara in una recente intervista a Laura Pezzino su tuttolibri (La Stampa 16 aprile 2022). E l’hotel è uno di quei microcosmi in cui la struttura estremamente gerarchica della società può essere più facilmente notata.

Nella vita della protagonista c’è stata una figura fondamentale, quella della nonna, personaggio che occupa un posto da coprotagonista all’interno del romanzo, della quale sente la mancanza e senza la quale è stata costretta ad affrontare da sola le difficoltà di relazione che la caratterizzano e che lei invece sapeva opportunamente indirizzare. Anche se non appare mai in carne e ossa, è uno dei personaggi più interessanti del romanzo, una vera matriarca, aggiunge nel corso della sua intervista l’autrice. Ma la vita di Molly sarà sconvolta anche da un altro accadimento: entrata nella suite del milionario Charles Black lo trova assassinato nel suo letto.

[…] il suo comportamento insolito insospettisce la polizia, che la considera la principale sospettata. Si ritrova presto intrappolata in una rete di inganni, che non ha idea di come districare. Fortunatamente per Molly gli amici che non ha mai saputo di avere la aiutano nelle indagini alla ricerca del vero assassino. Riusciranno a trovarlo prima che sia troppo tardi? Molly, però, non ha raccontato tutto ciò che ha visto quando ha trovato il cadavere, e l’ha fatto per una ragione ben precisa… (da La nave di Teseo)

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Brevi note biografiche

Nita Prose è canadese e vive a Toronto, lavora da sempre con i libri, è stata l’editor di importanti autori lavorando per diverse case editrici. La cameriera  è il suo romanzo d’esordio, è in corso di pubblicazione in oltre 35 paesi ed è stato al numero uno dei bestseller del The New York Times e del Toronto Star.

Emmanuel Carrère “Yoga” recensione di Salvina Pizzuoli

“[…] ho cominciato a ricopiare e cucire insieme gli appunti a prima vista eterogenei […] Gli appunti sullo yoga, gli appunti sulla mia depressione e sul ricovero al Sainte-Anne […] Il lavoro di cucitura è il primo che bisogna affrontare quando si monta un film. In francese si chiama “orso” […] Nessuno che sia sano di mente può credere che ne verrà fuori qualcosa di guardabile – o di leggibile se si tratta di un libro […] A poco a poco quella specie di magma comincia a prendere forma, e spesso è una forma inaspettata”

Il testo si articola in due parti, la prima quando convinto di aver raggiunto “uno stato di meraviglia e serenità”, vuole dedicare un breve saggio “arguto e accattivante” alle pratiche che esercita da anni: lo yoga, la meditazione e il tai chi; la seconda quando scopre di non essere affatto nello stato che immaginava di aver raggiunto e prosegue invece con il racconto della sua malattia. Queste a grandi linee le tematiche di base, ma non è una cronaca sterile: il testo è pieno di vita, di incontri, di ricordi, di affettività e di amore, sotto ogni punto di vista. Se la prima parte, sebbene scandita dalla prosa piana, arguta e piacevole di Carrère, lascia perplessità nel lettore che non ne conosce il seguito, è proseguendo che si comprende.

“Sono stato accecato, come Paolo sulla via di Damasco, dall’evidenza che la mia autobiografia psichiatrica e il mio saggio sullo yoga erano lo stesso libro. Lo stesso libro, perché la patologia di cui soffro è la versione squinternata, parodistica, terrificante della grande legge dell’alternanza degli opposti di cui ho così sinceramente celebrato l’armonia una cinquantina di pagine fa. Dallo yin nasce lo yang dallo yang lo yin, e il saggio è colui che si abbandona alla corrente lasciandosi trasportare dolcemente da un polo all’altro. […] E sono sicuro che questo possa essere un buon libro, un libro necessario, in cui i due poli riusciranno a convivere: l’incessante aspirazione all’unità, alla luce, all’empatia e l’opposto, potente richiamo della divisione, della chiusura in sé, della disperazione. Questo tira e molla è più o meno la storia di tutti gli uomini, solo che in me è portato all’eccesso, è patologico, ma siccome sono uno scrittore posso farne qualcosa. Devo farne qualcosa”.

Interessante l’imperativo che l’autore si pone con lo sforzo linguistico che comporta raccontare l’orrore, il dolore di una paralizzante malattia psichica, di una depressione profonda, un racconto che si fa letteratura farcito com’è di pensieri e ricordi “vagabondi”, storie, momenti di una vita che può nuovamente aprirsi a nuove possibilità

“[…] la vita è bella. Non solo bella, ma bella. E trovo generoso da parte sua, se si considerano i miei conti in sospeso, avermi dato un’altra chance […] in questo momento della mia vita sono io e so che c’è la marina di Dufy ad attendermi, so che non riuscirò a sfuggirle, ma oggi me ne infischio, oggi sono pienamente felice di essere vivo” .

Giulietta Fabbo “L’albero di nespole”, PAV Edizioni

Riceviamo e volentieri segnaliamo

La sinossi

L’albero di nespole racconta la storia di una famiglia in un paesino del sud Italia, che, tra devastazione sociale e decisioni imponderabili, vede caratterizzare il destino dei suoi componenti. La speranza e l’amore però, riescono ad eludere il fato e a sopravvivere nonostante le miserie umane. Un libro che ripercorre, a cavallo della II guerra mondiale, gli avvenimenti che sconvolsero l’Italia, che determinarono la ripresa del bel Paese e nel quale gli eventi bellici e il boom economico prendono forma concreta nelle vite dei protagonisti.( da PAV Edizioni)

Dal Prologo

“La campana che annunciava mezzogiorno suonava da un po’, ma Ninetto continuava a giocare in giardino. La giornata era splendida e il caldo di agosto attanagliava l’ambiente limitando i movimenti delle persone. Ninetto e i suoi amici però sembravano non farci caso: da due ore giocavano alternando le corse alle partite di calcio. A lui piaceva fare il portiere anche perché, quando tutta la squadra attaccava e i compagni erano intenti e concentrati nel lato opposto del campo, poteva dare una sbirciatina alle merende ammucchiate insieme a mo’ di palo e strappare un boccone. Fin da piccolo aveva sempre avuto una gran fame e si era sempre dovuto ingegnare per soddisfarla. La guerra era finita da un po’, l’entusiasmo piano piano era andato scemando, il benessere tanto sbandierato dagli americani si faceva attendere e i problemi di tutti i giorni continuavano, soprattutto in una piccola comunità come quella di Prata. Il padre Giuseppe, insegnante elementare, si era come tutti lasciato travolgere dalla drammaticità degli eventi bellici era andato via via incupendosi, perdendo quella allegria e quella spontaneità che avevano caratterizzato la sua giovinezza. Proprio questa freschezza d’animo avevano fatto innamorare Teresa, donna semplice e pia, di famiglia povera e genuina, che aveva visto in Giuseppe l’amore della sua vita e contemporaneamente il mezzo per un riscatto sociale. Era una settimana che Teresa non faceva altro che piangere e Ninetto non capiva il motivo di tutto questo”.

Non immaginava neanche lontanamente che da lì a qualche giorno si sarebbe imbarcato alla volta dell’America.

Spigolature dal testo

 Una nave era pronta a salpare nel porto di Napoli, e lo avrebbe ricondotto in America. La sua vita era là. La sua famiglia lo amava, ma la sua vita era in America.

 Ma ora non era più il momento di attendere o di resistere alla forza di un destino che si imponeva. Ora era il momento di VIVERE, pienamente e consapevolmente, la sua vita.

    Era il momento di smettere di accettare e di subire le decisioni e di cominciare a SCEGLIERE in che modo vivere, in che direzione andare, quali strade percorrere. In America.

«O Maria Santissima Annunziata», riprese la voce sostenuta dell’angelo azzurro, mentre le corde lentamente venivano allentate e i due angeli venivano calati nel silenzio generale fino a raggiungere la stessa altezza della statua della Madonna, «un angelo è calato», e il braccio dell’angelo azzurro si allungava verso la statua della Madonna che contemporaneamente veniva avvicinata, «e un giglio ti ha portato!», concludeva la voce azzurra mentre scoppiava l’applauso commosso di tutta la popolazione. 

Nino faceva tante domande sulla madre e sul padre negli anni durante i quali non li aveva visti e spesso, inevitabilmente, tornava a chiedersi le ragioni della sua partenza, del suo allontanamento dalla famiglia. Perché? Era la domanda che lo aveva accompagnato per interi anni soprattutto, negli anni successivi al suo sbarco. Perché? Era la domanda che ritornava in questi anni finali della sua vita, come in un percorso circolare che torna alla fine nel punto dal quale si è originato. Perché? 

Delusioni, amarezze, frustrazioni, sfiducia erano stati spesso suoi compagni di viaggio, ma la gioia, la dolcezza, l’amore erano stati sentimenti vissuti così intensamente da rendere la sua vita, in ogni caso, degna di essere vissuta e goduta.

Brevi note biografiche

GIULIETTA FABBO nasce ad Avellino il 12 gennaio 1971. È laureata in Lettere Classiche e insegna Materie Letterarie, Latino e Greco presso il Liceo Classico “Pietro Colletta” di Avellino. È sposata e ha due figli adolescenti. Appassionata di archeologia, ha pubblicato schede tecniche nel volume “NOTARCHIRICO 500.000 anni fa” a cura di M. Piperno (ed. OSANNA Venosa) e ha lavorato in qualità di archeologa preistorica presso la Soprintendenza Speciale al Museo Preistorico Etnografico Pigorini di Roma e presso l’area archeologica US Navy di Gricignano di Aversa (CE).(da PAV Edizioni)

Walter Veltroni “La scelta”, presentazione

Roma, 19 – 26 luglio 1943, una pagina della storia recente: il bombardamento nel quartiere San Lorenzo e l’arresto di Mussolini, la fine di un’epoca segnata dalle decisioni di pochi, come sempre accade in dittatura. Una famiglia di un quartiere popolare affronta la nuova realtà con le scelte di ciascuno in un momento difficile.

Ascenzo De Dominicis, il capofamiglia, fascista convinto e sincero, usciere dell’Agenzia di stampa Stefani di cui Morgagni è il gestore, un fascista nella cui propaganda di regime ha creduto.

Cosa accade quando il mondo che ti dava fiducia e affidamento si sgretola? Come reagisce un uomo di fronte al crollo di una convinzione e del suo ruolo di capofamiglia?

E il lettore seguirà i quattro membri della famiglia, la moglie, la figlia adolescente, il figlio che si ribellerà al padre anche in modo plateale e che aderirà alle forze antifasciste.

La scelta di Ascenzo e la scelta di tutti gli altri componenti in una Roma che vede letteralmente i più “spogliarsi” degli abiti e degli intenti di adesione ad un mondo ormai alla fine per abbracciarne di nuovi.

“A San Lorenzo piovono bombe. Mentre il mondo di prima scompare, ogni membro della famiglia De Dominicis deve fare i conti con un presente che scaglia l’uno contro l’altro. In sei giorni Roma è bombardata dagli Alleati e Mussolini cade. La Storia corre veloce e mette tutti con le spalle al muro. È, in ogni casa italiana, il momento della scelta. Walter Veltroni racconta di generazioni diverse che, ieri come oggi, devono ricominciare a parlarsi. Perché solo quando i figli affrontano i padri, e i padri, almeno per un attimo, si ricordano di essere stati figli, è possibile lasciarsi il buio alle spalle, aprire porte e finestre al futuro”. (da Rizzoli Libri)

Dello stesso autore su tuttatoscanalibri: la trilogia con il commissario Buonvino

“Assassinio a Villa Borghese”

“Buonvino e il caso del bambino scomparso”

“C’è un cadavere al Bioparco”

Valentina Olivastri “L’album di famiglia” recensione di Caterina Falotico 

La copertina è opera del pittore toscano Paolo Gheri

Riceviamo e volentieri segnaliamo:

IL BORGO IN UN DIVERTITO SPAESAMENTO

“Mi chiamo Edith Philippa Everard de Winton Strange. Lo so. Ho un nome che sembra una balbuzie per bocche svagate, quasi un leggero malessere capitato a uno dei trentatré trentini che entrarono in Trento tutti e trentatré trotterellando. Tuttavia, a Borgo nessuno ha mai preso sul serio questo borioso ghirigoro di sillabe. Qui, tutti mi chiamano solo e semplicemente Edi”.

Con queste parole la protagonista e io narrante dell’ultimo libro di Valentina Olivastri, L’album di famiglia, si presenta al lettore rivelando immediatamente la cifra del suo raccontare: una brillante autoironia tutta british mescolata a un’arguzia da maledetti toscani per dire di una materia ad alto potenziale emotivo e sentimentale com’è quella che tratta di memoria, identità, appartenenza comunitaria. Perché Edi è l’approssimazione dell’autrice, non proprio il suo alter ego, in quanto per metà italiana, meglio cortonese, per metà inglese, come dimostrano le sue passioni oscillanti fra il caffè e il giardinaggio. La doppia identità le consente un euforico divertito spaesamento proprio di chi non è straniera né del luogo, ma, mettiamola così, “un’inquilina con contratto senza scadenza”. Ha quarant’anni, fa la giornalista, ha un matrimonio alle spalle che non le ha tolto il gusto di interessanti avventure erotiche, quelle rigorosamente con un biglietto di andata e ritorno, per non rischiare l’irritante routine coniugale fatta di dentifrici schiacciati male e di biancheria intima disseminata qua e là come le briciole di Pollicino che conducono al talamo nuziale. E se le è venuta una crisi di mezza età, nemmeno questa ha toni drammatici, basta cambiare aria e magari lasciare Londra per un tuffo nel passato dell’infanzia toscana. Il tema delle radici assai presente in quest’opera è sottratto a ogni patetismo, quasi una bizzarria, “una voglia da soufflé mal riuscito […] di voler appartenere […] al paese della mia infanzia, della mia pigra e indolente adolescenza giallo zafferano”. Un’intelligente distanza fra vita e scrittura dà al racconto un’aria di rarefatta leggerezza che, come si vede dalle vicende narrate, non ignora l’opacità del vivere, le ombre e i misteri di cui sono fatte le vite degli uomini, non solo, ma anche i luoghi e perfino gli oggetti quotidiani come  può essere un album di fotografie. Quando Edi ne trova uno sui banchi della fiera antiquaria di Arezzo, percepisce la sua natura sfuggente e misteriosa fatta di pieni e vuoti, di spazi bianchi da colmare “tra un gruppo di famiglia e l’altro. Storie dentro una bottiglia, impigliate in chissà quali acque”.

Il tema del labirinto ricorre nei precedenti romanzi ed è non a caso legato ai luoghi di trasmissione della memoria: la biblioteca Tomasini-Renzi di Bardiano – località che come Borgo rappresenta il luogo di origine della scrittrice – in Prohibita imago (Oscar Bestsellers 2010); la parigina Fondazione Duval in La donna del labirinto ove la memoria ha il suo corrispettivo nell’oblio, fino al più umile album fotografico, in cui si materializzano il ricordo e la rimozione.

L’album in questione è un regalo destinato al suo redattore capo – ne è un appassionato collezionista – che ha offerto ad Edi una rubrica per il supplemento del weekend, il cui argomento è il cibo collegato alla grande invenzione del turismo culturale. Di qui il susseguirsi di riferimenti che strizzano l’occhio all’antropologia da un lato e all’attuale costume che enfatizza le radici identitarie (“tutti piatti popolati di dense memorie, di sapori assolati tra arcadia e mattatoio”). Anche qui una sottile ironia non disgiunta dal piacere della convivialità e dell’eros. Edi ritorna a frequentare Luca, ai tempi suo ragazzo e ora proprietario di un ristorante, ma si guarda bene da un ritorno di passione che metta a rischio una insolita e consolidata complicità. La passione, vissuta sempre con disincantata distanza, prende invece la protagonista per il bel Lorenzo approdato dalla lontana Matera a Borgo dopo la morte improvvisa dello zio, il viveur Ludovico Franceschi al centro di uno scandalo borghigiano apertosi proprio con l’apparizione del famigerato album di famiglia. A questo punto saltano certezze, dati biografici, vengono alla luce segreti inconfessabili, che rivelano la natura ambigua della famiglia e della comunità borghigiana, avvicinando il micromondo all’universale comédie humaine.

Il borgo gode di un ritorno di vita all’interno della produzione letteraria attuale e si lega alla dialettica, in ambito sociologico, fra locale e globale, crescita e decrescita, modernità e tradizione. Su questa linea si muovono scrittori come Franco Arminio, Vinicio Capossela, Mimmo Sammartino, Carmen Pellegrino, interpreti dello spirito del tempo e di una nuova coscienza che è insieme storica ed ecologica. Borgo vive in queste pagine di un’assolutezza esemplare, paradigmatica, in quanto luogo ove “la vita ha un tepore distrattamente sottile, un andamento che adesca con tripudio di aromi e di colori. L’aria ha un sapore domenicale e nessuno è ansioso di futuro”. Salvo poi a ridefinire gli spazi che intercorrono fra utopia e realtà, quando un oggetto inquietante ci interroga e ci spiazza nelle consolidate certezze.

Caterina Falotico 

Brevi note biografiche

Valentina Olivastri è nata a Cortona, vive a Oxford dove ha lavorato presso la biblioteca Bodleiana. Oltre a due romanzi ha al suo attivo varie pubblicazioni accademiche e pubblicistiche. Ha lavorato per il quotidiano britannico The Guardian. è traduttrice e ha curato gli apparati critici delle ristampe degli Oscar Mondadori

Sally Rooney “Dove sei, mondo bello”, recensione da Libri Panorama

La recensione da Libri Panorama

La sinossi

In un bar di un paesino irlandese sulle coste dell’Atlantico una giovane donna aspetta un uomo che ancora non conosce. Lei si chiama Alice e di mestiere scrive romanzi. «E ci fai dei soldi, giusto?» le chiede lui, il suo Tinder date, poco piú tardi. Si chiama Felix e con la letteratura non ha niente a che fare; per vivere sposta merci in un magazzino gelido. Il loro primo incontro è un completo flop, eppure Alice, reduce da un crollo psicologico, lo invita ad accompagnarla nel suo prossimo tour promozionale a Roma. Dei soldi Felix non dovrà preoccuparsi, ci penserà lei, con i proventi di un lavoro che giudica «moralmente e politicamente inutile», il solo che voglia fare. Frattanto a Dublino la sua amica Eileen, come lei ventinovenne, per pochi spiccioli sistema la punteggiatura di articoli non suoi per una rivista letteraria su cui un tempo ha pubblicato un unico pezzo degno di nota, e per il resto scorre le pagine social dell’uomo che l’ha lasciata e cerca di rimettere insieme i cocci di ambizioni e speranze dimezzate mentre, ai margini del suo scontento, Simon, un consulente politico bellissimo e cristianamente promiscuo, chiede di essere guardato. Con Alice Eileen condivide la sensazione che «ci troviamo nell’ultima stanza illuminata prima delle tenebre, testimoni di qualcosa». Le vivide mail che le due donne si scambiano affrontano i temi della contemporaneità minacciata, dal contrasto fra la società dei consumi e la miseria della moltitudine al crollo della civiltà nella tarda Età del bronzo, dalla perdita del senso del bello con l’avvento della plastica agli effetti corrosivi della fama sulla cultura. Ma, mescolato all’armamentario pubblico dell’impianto intellettuale millennial, si fa strada proditoriamente, quasi felicemente, l’urgenza del privato desiderio. «Ecco che nel bel mezzo di tutto, con il mondo messo com’è, l’umanità sull’orlo dell’estinzione, io mi ritrovo qui a scriverti un’altra mail a proposito di sesso e amicizia. C’è altro per cui valga la pena vivere?» domanda Alice. Ci sono i corpi, in questa dimensione, ci sono il dissacrante, anti-cliché Felix, e l’accogliente, inarrivabile Simon, c’è perfino l’illusione di una comunione vivifica che sappia sciogliere i solipsismi. «E di cosa parlano, i tuoi libri?» vuole sapere Felix da Alice al loro primo incontro. «Oh, non so, disse lei. Delle persone».( dal Catalogo Einaudi)

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“Persone normali” recensione di Maia Anna Patti di CasaLettori su Robinson La Repubblica