Il racconto della domenica

Nel distretto di Scollam

Uno scollo provocatore e il mistero della testa scollata

Dico sempre a me stesso che nelle faccende umane non è il caso di usare il superlativo assoluto, ma solo il relativo: anche quando alcune vicende degli uomini sanno stupirti non è il caso di profondersi in giudizi perentori e illimitati, perché c’è sempre un poi e anche un dopo.

Quanto ho visto e vissuto nel territorio di Scollam non ha niente di umano; si ciancia tanto su mondi paralleli e alieni, ma li abbiamo in casa e non ce ne accorgiamo, anzi vogliamo convincerci che siano di questo mondo.

A Scollam dopo le 5 della sera e durante la stagione estiva, camminando per le strade incontri pochi o molti esseri viventi, posso definirli anche umani, perché umani sono in tutto e per tutto, con un particolare che li differenzia da tutti gli altri: hanno la testa scollata dal collo.

No, non fluttua come un palloncino sopra i loro colli, ma è proprio scollata dal resto e ciascuno la porta, si fa per dire, sotto il braccio, a destra o a sinistra. Il braccio circonda completamente la testa dell’individuo che la sorregge con la propria mano. L’effetto è in un primo momento sconcertante, poi ci si fa l’abitudine e non ci se ne accorge più.

Le bocche ti salutano e ti parlano in quella posizione, proprio come se fossero al loro posto. Lo sconcerto aumenta nuovamente quando al mattino ciascuno indossa la propria testa e va a svolgere le proprie mansioni quotidiane. Alle 5 pomeridiane, quasi un gong suonasse, le popolazioni di Scollam, senza versare una sola goccia del proprio sangue, passano la propria testa sotto il proprio braccio.

L’ho fatta tanto lunga perché ogni volta che ricordo quel che ho visto lo devo richiamare dalla memoria senza fretta altrimenti stento ancora a credere di aver visto e vissuto a Scollam ciò che ho visto e vissuto.

Se chiedete agli abitanti di Scollam come sia possibile il fenomeno, rispondono che a loro viene insegnato sin dalla culla perché se non impari bene, rischi di restare “scollolato” , come dicono nella loro lingua, per sempre ( anche questa è un’espressione abusata, non è chiaro cosa significhi, ma questa è un’altra storia che meriterebbe una digressione) intendendo non solo con la testa lontana dal collo, ma, sebbene sul collo, non del tutto “incollolata”.

In molti mi hanno spiegato, incalzati dalle mie domande, che visitatori di passaggio avevano voluto provarci, ma che non c’erano riusciti. Alla mia richiesta di ulteriori chiarimenti avevano specificato che ci si accorgeva del mancato “incollolaggio” perché, dopo aver rimesso le teste sul collo, gli scollolati si comportavano come se non avessero messo la propria testa sul proprio collo, ma la testa qualsiasi sul collo qualsiasi. Quando volli indagare più approfonditamente sulle motivazioni dello “scollolamento”, furono evasivi e si mostrarono poco propensi a risposte esaurienti. Mi dissero che era necessario, che non si poteva restare sempre incollolati, che d’estate faceva troppo caldo; insomma, mi imbandirono un sacco di scuse più che spiegazioni. Non mi rimase che stare a guardare e cercare da solo di scoprire il mistero; ma questa è un’altra storia, quella di scollo discreto e senza scollo, collo lungo e senza collo.

Scollo discreto e senza scollo, collo lungo e senza collo

La faccenda non è così semplice come potrebbe sembrare in un primo momento perché esistono vari modelli di scollo: lo scollo o, come dicono gli Scollamesi, lo scolcollo discreto, ma anche il senza scollo, ormai raro e lo scollolato sempre, molto di moda. Questo significa che non tutti gli abitanti praticano questa funzione. Alcuni solo occasionalmente, altri sempre, altri mai.

Questi ultimi non hanno mai voluto rispondere alle mie domande, limitandosi, quelle poche volte che sono riuscito a comunicare con loro, ad accennare un sorriso gentile sulle labbra, appena abbozzato, ma chiaro ed evidente, quasi una canzonatura leggera.

Più pronti a dare spiegazioni, ma senza effettive e precise risposte sono i praticanti dello scollo occasionale o discreto. L’unica cosa chiara è che non essere praticanti implica una specie di radiazione dalla comunità. Se non ho capito male o ti scolcolli o non sei ritenuto un membro a tutti gli effetti. Ecco perché molti hanno scelto di scolcollarsi sempre.

In realtà, se si appartiene ad una comunità anche secondo me occorrerebbe condividerne le leggi e le regole, ma se le leggi sono astruse, mi sono chiesto, è sempre dovuto?

Questo il vero mistero; io alla fine sono rimasto perplesso e con molte domande senza risposta.

Nella pratica giornaliera, la situazione è ancora più complessa. A distanza di anni si stanno notando delle mutazioni genetiche che preoccupano la comunità di Scollam. Molti neonati nascono col collo lungo, lungo a dismisura ed altri con il collo corto, cortissimo, quasi inesistente. I primi, sebbene deformi, sono bellissimi; i secondi, con quelle teste quasi schiacciate tra le spalle, sono solo sformati. I paragoni con il mondo della natura o dell’arte sono stati notevoli per i primi e tutti ammirati: un cigno, un modigliani, una giraffa, ma anche paragoni meno scontati come un Erketu ellisoni, il dinosauro dallo spettacolare collo, oppure donna Kayan come le donne africane dal collo inanellato.

La trasformazione quindi non è stata vissuta né dai genitori, né dagli stessi, una volta cresciuti, come un tratto da rifiutare; diverse le considerazioni per i secondi per i quali non c’è stato nemmeno il tentativo o la ricerca di esemplari di riferimento o addirittura sforzi o la ricerca di teorie forzatamente inclusive per contemplarli tra gli umani.

Si sono quindi via via ghettizzati; vivono in comunità separate e sono quasi violenti. Tutta la loro rabbia si scatena nei confronti dei colli lunghi che malauguratamente varcano i loro confini, non del tutto delimitati; li aggrediscono mordendoli sul collo, ma poi interrogati sulle molestie inflitte, non sanno spiegare questa loro manifestazione, ma adducono come unica ragione il fatto che gli aggrediti siano dei colli lunghi, e tanto basta.

I colli lunghi a loro volta si sentono sempre più dei privilegiati dalla natura e guardano quasi con disprezzo i senza collo. Le loro comunità sempre più separate sono ormai inconciliabili.

Nel mio girovagare ho sempre avuto occasione di vedere aggregazioni umane in lotta tra loro, spesso perenne e atavica e della quale si è perduta la radice. Anche le collettività di Scollam mi sembrano avviate su questo percorso senza ritorno. Insomma, lo scolcollo ha avuto alla lunga delle infauste conseguenze: sono stati generati dei mostri; anche questa è vero è un’espressione abusata e meriterebbe una digressione, ma faccio per capirsi, nel senso che insomma nessuno glieli invidia; i mostri o si invidiano o fanno paura; e poi io, dopo che ho guardato ma non ho ben capito il perché dello scolcollo, se in un primo momento avrei voluto provare, ora me ne guardo proprio bene.

Nel mio lungo girovagare, iniziato quando ero ancora molto giovane, ma questa è una storia che racconterò dopo, ho avuto la possibilità di imbattermi in misteri spesso analoghi che, quando ne racconti uno, gli altri vengono su, uno dopo l’altro come le ciliegie da un canestro.

A proposito di colla e scolla, anche i misteri sono incollati.

Da Salvina Pizzuoli Il Viaggiastorie. Racconti fantastici

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