Alessandro Cattaneo “Trilogia degli opposti”, NeP Edizioni

Copertina del terzo volume della trilogia di Alessandro Cattaneo " Trilogia degli opposti" , NeP Edizioni


NeP Edizioni

Atteso capitolo conclusivo della trilogia, il volume completa e approfondisce i concetti introdotti nei precedenti “La Teoria degli opposti” e “Gli opposti si attraggono”, consolidando e sviluppando le principali tematiche affrontate.
L’opera propone una costruzione teorica originale che conduce un’indagine radicale sulla natura della realtà, con l’obiettivo di favorire un percorso di liberazione intellettuale ed etica.
Anche in questo volume, l’autore raccoglie la sfida di accompagnare il lettore oltre il pensiero convenzionale, verso una nuova forma di consapevolezza: quella di un’unità dell’essere che si manifesta non nonostante gli opposti, ma proprio attraverso di essi.
Superando le tradizionali interpretazioni fondate sulla separazione o sulla contrapposizione, l’opera individua il nucleo autentico della verità nella coappartenenza originaria degli opposti.
In questa prospettiva, anche la scienza più avanzata sembra avvicinarsi, con strumenti nuovi e rigorosi, a intuizioni proprie della filosofia antica.
L’obiettivo è ricomporre in un unico orizzonte teorico due visioni tra le più influenti e apparentemente inconciliabili: il divenire dinamico del
pensiero eracliteo e la concezione parmenidea dell’essere come uno, immutabile ed eterno.
All’interno di questo quadro, tali prospettive non si escludono, ma rappresentano due poli complementari e necessari di una medesima struttura del reale.
L’approccio metodologico del testo intreccia matematica, fisica, filosofia, religione, statistica e perfino intelligenza artificiale, proponendo una visione unitaria del sapere.
Ogni dualismo viene così interpretato come una diversa manifestazione di una realtà indivisibile, mentre la consapevolezza dell’unità degli opposti si configura come una tappa fondamentale nell’evoluzione della mente umana.
L’intera “Trilogia degli opposti” è concepita come un progetto organico e coerente, capace di restituire unità e compiutezza all’impianto teorico sviluppato dall’autore.
In questa prospettiva, “L’unità degli opposti” rappresenta il momento di sintesi conclusiva, chiudendo l’intero cerchio concettuale delineato finora.

Alessandro Cattaneo (1971), laureato a pieni voti in Ingegneria Meccanica all’Università di Parma, svolge attività di tipo gestionale per aziende multinazionali operanti nella costruzione di macchine automatiche per il settore alimentare.
Per NeP edizioni ha pubblicato nel 2026 la “Trilogia degli opposti”, che comprende i tre volumi “La Teoria degli opposti”, “Gli opposti si attraggono” e “L’unità degli opposti”.

Arturo Geoffroy “Che cos’è la psichiatria”, Armando Editore

Copertina del saggio di Arturo Geoffroy "Che cos'è la psichiatria", Armando Editore

Armando Editore

VARIA / PSICOLOGIA

In libreria

Lontano da ogni elitismo culturale e accessibile anche ai lettori meno esperti , il volume si propone come una guida lucida, scientifica ma soprattutto umana, per rispondere a una domanda fondamentale: come si ridefinisce oggi il confine, talvolta così labile, tra la cosiddetta normalità e la patologia mentale?

A rendere unico questo lavoro è la complessa macerazione interiore dell’autore. Arturo Geoffroy unisce infatti le competenze accumulate in oltre quindici anni di attività ospedaliera e accademica all’esperienza vissuta in prima persona come “paziente riluttante”.
In seguito a gravissime aggressioni subite sul posto di lavoro, Geoffroy ha infatti sviluppato un disturbo post-traumatico da stress poi evoluto in disturbo delirante. Questo doloroso calvario, che lo ha trasformato temporaneamente da medico a degente, conferisce alle pagine un valore di autenticità raro, offrendo lo sguardo complementare del “sanitario accorato” e del “paziente qualificato”.

«Ho deciso di scrivere questo testo dandogli una veste divulgativa» – spiega l’autore nella nota introduttiva – «con lo scopo di demolire quelle che ormai sono false credenze diffuse tra i non addetti alla materia»

Dopo un’ampia introduzione polemica circa l’incerto, tuttora vago senso che può avere il concetto di «sanità mentale», l’Autore dà dei cenni preliminari della fisiologia della nostra psiche, per poi passare a esaminare le alterazioni del suo funzionamento e i disturbi psichici più frequenti, sempre affrontando le complesse tematiche con una terminologia chiara e comprensibile, per l’obiettivo dichiarato di divulgare concetti e conoscenze che sono alle fondamenta del funzionamento dell’organo più complesso che la Natura abbia concepito.
Gli ultimi due capitoli sono dedicati a illustrare succintamente sia le moderne terapie farmacologiche dei disturbi mentali, sia le più comuni teorie e tecniche di psicoterapia. Il libro è destinato a tutti coloro che siano curiosi di approcciarsi a questa affascinante materia, che fondamentalmente si interessa del comportamento umano, con tutte le sue sfaccettature. Sia per motivi personali che per l’ambito lavorativo, questo testo può soddisfare costruttivamente molte curiosità. Solo la conoscenza può renderci liberi, al contrario delle false credenze che, implicitamente, ci rendono schiavi dell’ignoranza e della superstizione, condannandoci a vivere in modo opaco, indietreggiando di fronte a ciò che ci è sconosciuto.

ARTURO GEOFFROY, nasce a Pescara, si laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università «Gabriele D’Annunzio» di Chieti e successivamente si specializza in Psichiatria, presso la II Università di Roma «Tor Vergata». Ha prestato servizio presso il Nucleo operativo per le Tossicodipendenze e il Centro psico-sociale di una Asl milanese e poi, come assistente medico presso il servizio psichiatrico Diagnosi e Cura dell’ospedale San Paolo; quindi, presso l’ospedale Santa Corona di Garbagnate Milanese. Ha avuto la qualifica di dirigente medico psichiatra, presso una Asl milanese e poi presso l’ospedale Fatebenefratelli e oftalmico di Milano. Ha pubblicato il romanzo autobiografico Se segui l’ombra (2019); 600 aforismi (2021) e Mia madre ed io (2022)

“Artico: Il vicino Nord. Un laboratorio dei nuovi equilibri internazionali”, AA.VV. A cura di Giacomo Di Capua e Alessandra Caruso

Copertina del saggio a cura di Giacomo Di Capua e Alessandra Caruso ""Artico: Il vicino Nord.Un laboratorio dei nuovi equilibri internazionali"

Armando editore

Nota introduttiva di Riccardo Sessa

Collana: SIOI

Dal 14 luglio

L’interesse per l’Artico si è riacceso di recente nell’opinione pubblica, non solo per le vicende geopolitiche (come le dichiarazioni di Donald Trump sulla Groenlandia o l’attenzione di grandi potenze come Russia e Cina), ma anche per i profondi mutamenti climatici che stanno aprendo nuove rotte commerciali a Nord del Circolo Polare.
Il volume si propone di offrire una chiave di lettura basata sulla realtà concreta vista dai protagonisti della regione, superando il tropos della politica polare come distante dalle dinamiche geopolitiche globali. 
L’opera raccoglie contributi multi-autoriali strutturati in “otto storie”, focalizzate singolarmente su ciascuno degli Stati artici (Stati Uniti, Canada, Danimarca, Norvegia, Svezia, Finlandia, Islanda e Russia).
Sottolineando l’impegno costante della SIOI (iniziato nel 2013 con l’ingresso dell’Italia come osservatore nel Consiglio Artico), il volume si propone di promuovere la ricerca di cooperazioni e risposte comuni alle crisi multilaterali, vedendo nell’asse geopolitico tra l’Artico e il Mediterraneo un importante e innovativo strumento di politica estera.

GIACOMO DI CAPUA, analista di ricerca nell’Unità Analisi & Ricerca della Società Italiana per l’Organizzazione Internazionale (SIOI). Già Environment Fellow presso la Columbia University e Giovane Delegato della Repubblica Italiana alle Nazioni Unite (UNGA78), è autore di report e articoli sulla geopolitica dell’Artico, sulla diplomazia multilaterale dei cambiamenti climatici e sulla prevenzione di crisi per riviste quali Lancet Planetary Health, Frontiers in Political Science e Diplomatic Courier.

ALESSANDRA CARUSO, già Direttore dell’Unità Analisi e Ricerca della SIOI. Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso l’Università La Sapienza di Roma, con specializzazione in studi artici. In SIOI dal 2015, è il responsabile scientifico del tradizionale evento annuale “Arctic Connections” organizzato dalla SIOI. Ha conseguito il Master di II livello in “Geopolitica e Sicurezza Globale” presso l’Università La Sapienza di Roma e il Master in Geopolitica delle Risorse, Sviluppo Sostenibile e Studi Artici presso la SIOI.


Giuliano Zanchi “Il bene che vince. L’Apocalisse, libro di speranza”, presentazione

Copertina del saggio di Giuliano Zanchi "Il bene che vince. L'Apocalisse libro di speranza" Vita e Pensiero Editore

Vita e Pensiero Editore

Dal Risvolto

L’apocalisse oggi è sulla bocca di tutti e anche negli occhi di molti. Ma non si tratta di quell’Apocalisse evangelica e cristiana che ha trovato posto nel canone della Scrittura: è piuttosto l’ombra dei fraintendimenti che nei secoli hanno trasformato questa parola in un termine quasi tecnico per indicare la fine catastrofica del mondo. In questo suo nuovo libro, Giuliano Zanchi accompagna il lettore a riscoprire il significato autentico del libro dell’Apocalisse, intendendolo per quello che è, un libro di speranza. È un percorso chiaro e accessibile, quasi un’introduzione per principianti, pensato per avvicinare chiunque a uno dei testi più affascinanti e misteriosi della Bibbia, capace di unire attrazione e oscurità, seduzione ed enigma. 

Enzo Bianchi, nella sua recensione (tuttolibri La Stampa 23 maggio 2026) sottolinea
“La riflessione di Zanchi traccia un confine netto tra l’apocalisse culturale, intesa come catastrofe e dominio tecnologico, e l’Apocalisse evangelica, intesa come svelamento e speranza.
Il messaggio che emerge con forza, è un invito alla resistenza spirituale e intellettuale. Se il potere moderno – il “nuovo Impero” tecno-politico utilizza il linguaggio della fine per paralizzare l’uomo nel timore e nel conformismo, l’Apocalisse di Giovanni agisce al contrario come un antidoto alla paura”.

E aggiunge con un messaggio alle nuove generazioni:

“Essa non annuncia il naufragio della storia, ma ne rivela il baricentro: l’evento pasquale che sottrae il tempo al caos e lo consegna a un fine di salvezza. Per le nuove generazioni, questa eredità si traduce in un dovere di lucidità critica nei confronti del potere”.

Nell’intervista di Giulio Brotti all’autore sull’Eco di Bergamo 9 aprile ’26

La domanda conclusiva è su ciò che i cristiani possono imparare, oggi, da una lettura accorta del testo del l’Apocalisse. Intanto, devono resistere alla tentazione di identificarsi con un «partito di Dio», chiamato a contrapporsi a un mondo giudicato irrimediabilmente corrotto?
“Le immagini dell’Apocalisse sono state messe al servizio dell’attuale paura del futuro, che si traduce in una specie di “culto della fine”. I cristiani non sono cultori della fine, ma del compimento. Non sono nemmeno tifosi di un Dio che dovrebbe operare una vendetta “per conto loro”: questo Dio non esiste, è solo lo sponsor con cui qualcuno giustifica la pericolosa pulsione a rifare il mondo a propria immagine e somiglianza. Per noi cristiani la creazione, la storia, il mondo non sono da rifare: sono da amare nella giustizia, e da trasfigurare nella grazia”

Lo stesso Brotti su l’Eco di Bergamo: cronaca della presentazione del volume, scrive

“In apertura dell’incontro, rivolgendosi al folto pubblico presente nella Sala Galmozzi di via Tasso, Pizzolato ( Filippo Pizzolato, docente di Istituzioni di diritto pubblico all’Università di Padova) ha detto che l’aspra critica condotta nel l’«Apocalisse» contro il potere politico del tempo (gli esegeti spiegano che l’immagine di una bestia mostruosa proveniente dal mare rappresenta l’Impero romano) ha un valore anche per l’oggi: «La via della salvezza, in questo scritto tradizionalmente attribuito all’apostolo Giovanni, non è quella del potere, ma quella che passa per il rico noscimento della nostra comune fragilità e si traduce nella pratica della fraternità”.

In un panorama mondiale pesante di situazioni non volute e non richieste ma soprattutto non accreditate, il messaggio che si evince dal testo di Zanchi può leggersi anche come una visione chiarificatrice per superare le paure annichilenti:  il messaggio cristiano è attuale e potente per superare gli angoli bui in cui il potere spesso relega e riaprirli allo slancio vitale.

Giuliano Zanchi (1967), prete di Bergamo, licenziato in Teologia fondamentale presso la Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, è direttore della «Rivista del Clero Italiano» e si occupa di temi ai confini tra estetica e teologia. È direttore scientifico della Fondazione Adriano Bernareggi di Bergamo e direttore della Collezione Paolo VI di Concesio (Brescia). Tra i suoi libri pubblicati da Vita e Pensiero: Rimessi in viaggio. Immagini da una Chiesa che verrà (2018); La bellezza complice. Cosmesi come forma del mondo (2020); Icone dell’esilio. Immagini vive nell’epoca dell’Arte e della Ragione (2022); Di questi tempi. Sette pezzi utili con due divagazioni sportive (2023); La vita sotto il cielo. Figure e temi della sapienza biblica (2024); Dare luogo alla grazia. Sugli spazi della liturgia (2025).

Roberto Pinotti “Il giorno della rivelazione. La vera storia degli UFO tra scienza, politica e mistero” Vallecchi

LA VERITÀ DIETRO DISCLOSURE DAY DI SPIELBERG

Copertina del saggio di Roberto Pinotti "Il giorno della rivelazione. La vera storia degli UFO tra scienza, politica e mistero" Vallecchi

Vallecchi

In libreria dal 10 luglio 2026

E se la verità fosse già qui… e noi non fossimo pronti a vederla? Dopo oltre sessant’anni di ricerche sul campo, documenti riservati e contatti diretti con protagonisti della scena internazionale, Roberto Pinotti – il più autorevole ufologo italiano – torna con un saggio destinato a cambiare per sempre il nostro sguardo sul fenomeno UFO.
Non più ipotesi marginali o racconti ai confini della realtà, ma un quadro lucido, aggiornato e sorprendentemente concreto delle più recenti scoperte sugli UFO, le intelligenze non umane e il loro possibile rapporto con il nostro pianeta. Tra rivelazioni clamorose, scenari geopolitici inediti e interrogativi che toccano scienza, fede e futuro dell’umanità, questo libro conduce il lettore dentro il cuore di un mistero che non può più essere ignorato. Governi che aprono gli archivi, istituzioni che cambiano posizione, scienziati che ammettono ciò che per decenni è stato negato: siamo davvero sull’orlo di una svolta epocale?
Con uno stile avvincente e rigoroso, Pinotti intreccia dati, testimonianze e riflessioni personali per offrire una visione potente e destabilizzante. Perché la domanda non è più se siamo soli nell’universo… ma cosa accadrà quando lo sapremo con certezza. La rivelazione è iniziata. E questa volta, riguarda tutti noi.

Dal testo: 
Da dove vengono questi misteriosi ordigni, segnalati nello spazio extra-atmosferico anche dagli astronauti americani e russi? Da altri mondi? Tale prospettiva, resa oggi più attuale dalla scoperta di pianeti extrasolari, viene valutata con crescente attenzione da numerosi studiosi consapevoli che la vita, quale si è sviluppata sulla Terra, non può costituire per la scienza l’unica pietra di paragone. La constatazione del manifestarsi della fenomenologia UFO nel passato, infine, getta sul tappeto tutta una serie di considerazioni storico-filosofiche e culturali che finiscono col riferirsi a questioni di ordine religioso ed esistenziale, relative alle stesse possibili origini extraterrestri della vita sulla Terra e della stessa umanità. Certi dèi dell’antichità erano astronauti alieni? A parte tali legittime ipotesi resta la realtà e la persistenza del fenomeno e l’evidenza della sua natura intelligente. Al di là del cover up (l’insabbiamento della verità imposto dall’intelligence delle grandi potenze), ritenendosi in diritto di saperne di più di quanto non possano e vogliano dire le autorità e più che mai decise ad affrontare il problema con serietà, centinaia di migliaia di persone si sono costituite, in tutto il mondo, in centri di studio che, in chiave scientifica, si rivolgono oggi allo studio del fenomeno sfrondandolo da ogni frangia mitica e sensazionalistica.

Roberto Pinotti (Venezia, 1944) è un sociologo, politologo, studioso di esoterismo e giornalista aerospaziale. Ha fondato nel 1967 il Centro Ufologico Nazionale e nel 2021 la ONG International Coalition for Extraterrestrial Research. Riconosciuto come uno studioso di fama mondiale sul tema, dal 1993 coordina l’annuale Simposio Mondiale sugli UFO a San Marino. Ha al suo attivo settanta titoli in sette lingue. Già consulente del Programma Search for Extra Terrestrial Intelligence, membro dell’Accademia delle Scienze di San Marino e in Italia dell’Accademia Costantiniana di Scienze Mediche, Giuridiche e Sociali, ha collaborato con la Federazione Astronautica Internazionale, l’Agenzia Spaziale Italiana, l’Agenzia Spaziale Europea, l’International Space University di Strasburgo e l’Università di Firenze. Gli è stato intestato l’asteroide 12470 Pinotti nel 1997. Per Vallecchi ha pubblicato UFO. La verità negata (2021), UFO. I carri degli Dei (2022), UFO Italia. Da Mussolini al Pentagono (2024) e La via delle stelle (2025).

Giuseppe De Lorenzo “Breve storia letteraria della mosca”, Graphe.it

Un insetto, mille secoli di cultura: dalla Bibbia a Dante, dal Rinascimento al Novecento, la mosca come non l’avete mai vista — e come nessuno l’aveva mai raccontata.

Copertina del saggio di Giuseppe De Lorenzo "Breve storia letteraria della mosca", Graphe.it

A cura di Maurizio Tarantino

Con apparati, materiali d’archivio e una antologia di testi rari

Graphe.it

Dal 26 giugno

Un insetto apparentemente insignificante diventa protagonista di un viaggio affascinante tra mitologia, letteratura e arti figurative. Dall’Antico Testamento ai classici greci, dai bestiari medievali fino a Dante e al Rinascimento, la mosca si rivela potente simbolo culturale. Nel 1950, Giuseppe De Lorenzo, scienziato e intellettuale eclettico, le dedica un trattato sorprendente, oggi riscoperto in una nuova edizione curata da Maurizio Tarantino, arricchita da introduzione inedita, apparati e materiali d’archivio (tra cui lettere con Croce e Laterza). A impreziosire il volume, una antologia di testi rari e significativi: da Simonide a Luciano, fino a Tesauro, Alfieri e Trilussa, con nuove traduzioni dal greco di Aldo Setaioli. Un libro breve ma densissimo, capace di unire erudizione, curiosità e piacere della scoperta.

Gli insetti hanno avuto un ruolo determinante nella storia della letteratura, della cultura e dell’immaginario collettivo. Fin dall’antichità è però la mosca ad aver attirato maggiormente l’attenzione degli scrittori, anche per la sua ambivalenza. Da un lato, per la sua consuetudine con la putredine e gli escrementi, in tutta la tradizione veterotestamentaria la mosca e connessa al mondo infero, nero emissario di Baal Zebub, signore delle mosche e principe dei demoni. Cosi, in Isaia (7, 18) sciami di mosche vengono interpretati come messaggeri degli eserciti egiziani; e mosconi si fanno strumento della persecuzione divina come quarta piaga che colpisce l’Egitto (Esodo 10, 4.13). Al contrario, nell’antico Oriente e poi nella Grecia di Omero, la mosca entra, spesso come elemento positivo, in relazione con gli dei e gli eroi. Nel mondo greco-romano gli insetti sono oggetto dei primi trattati scientifici. […]La letteratura novecentesca è ricchissima di mosche, con valenze maligne o benigne, ma sempre in un’ottica di conclamata rottura con il sistema simbolico consolidato, anche quando riprende i modelli del passato. Possono prevalere gli aspetti cupi e oscuri, come in Conrad, Pirandello, Sartre o Golding; oppure quelli paradossali, come in Buzzati, Monterroso o Volponi. La mosca trova nel Novecento sfumature inedite nella poesia di Leonardo Sinisgalli e Pablo Neruda, e nella sensibilità di molte scrittrici. (Maurizio Tarantino)

Giuseppe De Lorenzo (1871–1957), scienziato di fama internazionale, fu geologo, orientalista e senatore del Regno. Professore alla Federico II, autore di oltre 250 opere, unì ricerca scientifica e interesse per il buddhismo e la filosofia orientale.

Eleonora Carta “Breve storia della letteratura weird”, Graphe.it

Il lato strano, perturbante e irresistibile della letteratura: da Lovecraft a Murakami, una guida agile a un genere sempre più cercato.

Copertina del saggio di Eleonora Carta "Breve storia della letteratura weird", Graphe.it

Graphe.it

Dal 26 giugno

La letteratura weird* non si lascia incasellare: è un viaggio che sfida le definizioni convenzionali. Dalla penna di Lovecraft a quella di Stephen King, questo libro esplora la linea sottile tra il normale e il perturbante.
Attraverso un percorso che parte dal Satyricon di Petronio e arriva fino a Haruki Murakami passando per Giorgio Manganelli, l’autrice offre chiavi di accesso per comprendere un genere spesso trascurato. Un’opera che non solo affascinerà i cultori, ma incuriosirà anche i neofiti, invitandoli a intraprendere un nuovo, affascinante viaggio letterario.

C’è stato un tempo in cui si diceva che la fantascienza fosse l’unico tipo di letteratura popolare definibile per esclusione, ovvero per “ciò che non era”. Oggi potremmo usare lo stesso espediente per definire la letteratura weird: non è fantascienza, e non e fantasy, non e paranormal, horror ne gotico; non e mystery e non e thriller. Può essere un po’ di tutto questo, ma siamo ancora lontani da una definizione esauriente. Il weird puo includere un elemento soprannaturale, ma non è necessario che lo contenga. Può prevedere elementi irrazionali, surreali o assurdi, ma sempre in via eventuale. Spesso trasporta il lettore su inesplorati territori della psiche, costringendolo a confrontarsi con situazioni «ai confini della realtà» – per citare una popolare serie televisiva weird – o con fenomeni che si muovono su differenti livelli di percezione. Solitamente lascia il lettore con molte piu domande di quante non ne avesse all’inizio della lettura. Talvolta trae in inganno utilizzando immagini o situazioni fuori contesto. Proprio questa distonia, il mancato allineamento tra quel che ci aspettiamo e quel che troviamo, e la vera chiave, perché altera gli elementi di base del nostro immaginario e smuove qualcosa nelle profondità del nostro inconscio. (Eleonora Carta)

ELEONORA CARTA (1974), vive tra Torino e la Sardegna. Conseguita la laurea in Legge, ha capito che i palazzi di giustizia non facevano per lei e si è dedicata alla scrittura di gialli (in libreria per Newton Compton, Piemme, Ischire) e all’organizzazione di eventi come la Fiera del libro di Iglesias e il Big Blue Festival di Portoscuso. Con Graphe.it ha pubblicato la Breve storia della letteratura gialla e un racconto di Natale; ha, inoltre, curato la Breve storia del romanzo poliziesco di Leonardo Sciascia.


*weird s. m. inv. Genere narrativo legato, alle sue origini, alle opere di Edgar Allan Poe e Howard Phillips Lovecraft e considerato un sottogenere del fantastico, dai contorni non precisamente definiti, che mescola ambientazioni ed elementi fantascientifici, gotici e soprannaturali in un’atmosfera di alterità, disagio e orrore incombente o manifesto (n.d.r.dal Vocabolario Treccani)

Enrico Caneva “La flora preistorica III.I giardini del Cretaceo”, Töpffer/Oltre edizioni

Esce per Töpffer edizioni il terzo capitolo della monumentale trilogia dedicata alla flora preistorica. Un viaggio scientifico e divulgativo nel momento più cruciale dell’evoluzione vegetale, tra l’enigma botanico delle prime piante a fiore e i grandi sconvolgimenti geologici della Terra.

Copertina del saggio di Enrico Caneva "La flora preistorica III. I giardini del Cretaceo", Töpffer/Oltre edizioni

 Come ha fatto il nostro pianeta a trasformarsi da una distesa verde scuro di conifere e felci nel paradiso di colori e profumi che conosciamo oggi? La risposta si nasconde tra le pagine di “I giardini del Cretaceo” (Töpffer edizioni) il nuovo saggio dello studioso Enrico Caneva.

Töpffer/Oltre edizioni

Dal 22 giugno

Il volume rappresenta il terzo tassello di un’opera organica e ambiziosa dedicata alla flora preistorica, che ha già esplorato i segreti botanici del Giurassico e del Carbonifero. Sebbene ogni libro sia del tutto autonomo, quest’ultimo capitolo chiude il cerchio conducendo il lettore nel cuore del Cretaceo inferiore (tra i 150 e i 140 milioni di anni fa), l’epoca d’oro in cui la frammentazione del supercontinente Pangea e i picchi di anidride carbonica hanno dato vita a un clima caldo e umido, ideale per la diffusione globale delle Angiosperme: le piante con il fiore.  Caneva affronta con rigore scientifico e un linguaggio straordinariamente accessibile quello che Charles Darwin definì un “abominevole mistero”: la nascita e la rapidissima diversificazione delle prime piante da fiore. Attraverso l’analisi dei record fossili più antichi – come la Montsechia, datata a circa 130 milioni di anni fa – e lo studio dei complessi orologi molecolari, il saggio ricostruisce le tappe di una rivoluzione genetica ed ecologica. Dalle bizzarre Medullosae (le primissime “felci con seme”) fino alle Bennettitales, piante ermafrodite estinte che anticiparono la struttura del fiore moderno, il testo svela come la fragilità di una venatura fogliare o la pressione degli insetti erbivori abbiano plasmato il destino delle foreste globali.

Il volume non si limita alla teoria, ma offre una panoramica sulle specie basali ancora oggi esistenti – il cosiddetto “clado ANITA” o l’enigmatica Amborella trichopoda – e si chiude con un’accurata sezione dedicata alla storia della classificazione botanica, dal sistema tradizionale alle più moderne frontiere del sistema APG.

«Questo terzo volume rappresenta la sintesi di un percorso durato anni», spiega l’editore. «Caneva riesce nell’impresa di trasformare la paleobotanica in un racconto vivo, un’indagine investigativa sulle nostre radici ecologiche. Un libro fondamentale non solo per gli specialisti, ma per chiunque desideri guardare la natura che ci circonda con occhi nuovi e più consapevoli».

Questo è il terzo dei tre volumi che Caneva ha dedicato alla flora preistorica

Piano dell’opera:

1° Vol.: I Giardini del Giurassico (con il link alla presentazione su tuttatoscanalibri )

2° Vol.: I Giardini del Carbonifero ( con il link alla presentazione su tuttatoscanalibri)

3° Vol.: I Giardini del Cretaceo


Enrico Caneva
 è nato e cresciuto in Veneto, dove ha compiuto i suoi studi tecnici. Appena maggiorenne è partito a lavorare all’estero ed in particolare in California, Hong Kong, Germania e Inghilterra. Si è poi trasferito stabilmente a Parigi dal 1998 dove, dopo aver conseguito nel 2010 un diploma in strategie di comunicazione internazionale alla Henley Business school, nel 2011 ha fondato la sua prima azienda dedicata alla formazione e alla sicurezza delle persone sui luoghi di lavoro e dove ha preso dimestichezza nelle formazioni presso le sue sedi internazionali a Shanghai, Singapore, Jakarta, Virginia (USA) e Sao Paolo in Brasile. Durante i suoi viaggi è nata l’opportunità di visitare innumerevoli parchi botanici e la sua passione per le piante è sfociata agli inizi del 2000 in un’attività di paesaggismo e progettazione del verde a Parigi. Dal 2018 si è trasferito in Liguria, a Sarzana (SP), e ha fondato un nuovo giardino botanico dedicato alle piante di tutto il mondo e alla formazione botanica. Attualmente sono state piantumate 15.000 piante, 2.200 specie da tutto il mondo. Un’attenzione particolare è rivolta alla didattica.

Franco Pezzini “L’Abbazia degli Incubi. Fantasmagorie gotico romantiche (1750-1850)”, Alcatraz

Dalla penna del massimo esperto italiano di letteratura fantastica-horror vittoriana, una raccolta di ventisette approfondimenti che esplorano un secolo febbrile, visionario, immaginifico.

Franco Pezzini offre una guida colta e dettagliata attraverso castelli, abbazie in rovina e laboratori segreti, spiegando come il genere gotico non sia solo un insieme di “spaventi”,  ma uno strumento critico per raccontare le inquietudini e le falde inquinate della realtà.

Copertina del saggio di Franco Pezzini "L’Abbazia degli Incubi. Fantasmagorie gotico romantiche (1750-1850)", Alcatraz.

Collana Outsider 6

Alcatraz

Dal 22 maggio

Nel periodo tra metà Settecento e metà Ottocento il mondo – e l’Occidente in particolare – cambia faccia. Tra grandi rivoluzioni, guerre napoleoniche e l’avvicendarsi delle età neoclassica, preromantica e romantica, l’immaginario viene totalmente ridefinito: nascono il gotico letterario e il fantastico moderno, laico e incentrato sulle crisi dell’identità personale e collettiva. Tra castelli teatrali e improbabili follies, il gotico proclama le ragioni del crepuscolare e del notturno, del Terrore in sintonia con gli eventi del giacobinismo in Francia, di fremiti conturbati o allucinatori come nel grande innominabile Sade. Mentre tra illuministi e illuminati le ragioni della scienza e del tardo occultismo si confrontano tentando nuovi paradigmi, legioni di spettri si preparano idealmente all’ultima rivoluzione del 1848, quella dello spiritismo.
Nelle notti di Villa Diodati si arriva a sognare di costruire un nuovo Adamo grazie al galvanismo e si porta in scena in chiave più presentabile una creatura orripilante e arcaicissima, il vampiro, futuro mattatore del fantastico postmoderno. I confini tra la vita e la morte sembrano farsi più vaghi, elusivi, e mentre Mefistofeli disincantati compilano patti da far firmare ai novelli Faust, gli immortali in carrozza (Cagliostro e Saint-Germain, Mesmer ma anche Casanova) corrono per l’Europa tra logge, alcove e corti che cominciano ad avvertire l’aria tagliente di una nuova stagione.
Pur senza pretese esaustive, L’Abbazia degli Incubi si propone come un moderno almanacco in ventisette fabulazioni dedicate ad approfondire diversi aspetti – letterari, artistici e cinematografici – del gotico e del fantastico, chiamando in causa un notevole parterre di nomi e opere illustri. È una fantasmagoria, come le lanterne magiche a contenuto visionario o macabro al tempo tanto apprezzate: uno spettacolo dell’immaginario, a provocare con un tocco d’ironia su temi che ci incalzano ancora, e fornire macchine per pensare. E pensarci.

Franco Pezzini (Torino, 1962) è considerato uno dei massimi esperti italiani di letteratura fantastica-horror vittoriana. In prevalenza articolista e saggista, scrive e ha scritto per un gran numero di pubblicazioni di ogni tipo – dalle riviste accademiche a quelle di genere, passando per la stampa mainstream – ed è attualmente membro del Comitato editoriale de L’Indice dei Libri del Mese e della Redazione di Carmillaonline. Ha curato edizioni delle opere di Edgar Allan Poe, Joseph Sheridan Le Fanu, Bram Stoker e Ambrose Bierce ed è autore di numerosi saggi tra cui Cercando Carmilla. La leggenda della donna vampira (2000); The Dark Screen. Il mito di Dracula sul grande e piccolo schermo (2008); Victoriana. Maschere e miti, demoni e dèi del mondo vittoriano (2016); Fuoco e carne di Prometeo. Incubi, galvanisti e Paradisi perduti nel Frankenstein di Mary Shelley (2017); Le nozze chimiche di Aleister Crowley. Itinerari letterari con la Grande Bestia (2020). Ha tenuto lezioni presso Rai Teche e la scuola Holden e alcuni dei suoi testi sono stati adottati in corsi universitari. È animatore della Libera Università dell’Immaginario, con cui tiene da anni corsi monografici (attualmente insieme a Chiara Meistro), è Vicepresidente del Comitato Scientifico di Autunnonero – Festival Internazionale di Folklore e Cultura Horror, ed è membro del Comitato scientifico del MUFANT – MuseoLab del Fantastico e della Fantascienza di Torino. Nel 2025 è uscito il suo primo romanzo, Morte astrale. La profezia della lapsit per i tipi di Polidoro.

Virginia Woolf “Su e giù per le strade di Londra”, Graphe.it

Virginia Woolf flâneuse a Londra: il celebre saggio Street Haunting in una nuova traduzione con prefazione di Nadia Fusini e una nota di Marco Bosio che attualizza il tema delle librerie di un tempo nel contesto odierno.

Copertina del saggio di Virginia Wolf "Su e giù per le strade di Londra", Graphe.it

Prefazione di Nadia Fusini

Con una nota di Marco Bosio

Traduzione di Giorgio Podestà

Il libro contiene un ritratto inedito della Woolf realizzato da Roberto Pasqua.

Graphe.it

Dal 26 maggio

Virginia Woolf esce di casa un pomeriggio d’inverno del 1927 con un pretesto banale: le serve una matita. Ma quella passeggiata diventa un’avventura letteraria straordinaria tra le strade di Londra, dove la scrittrice si fa fantasma invisibile che osserva, immagina, racconta. Street Haunting – “infestare le strade”, come fanno gli spettri – è uno dei saggi più amati di Virginia Woolf, un manifesto sulla libertà del camminare e sull’arte dell’osservazione urbana. La scrittrice vaga tra librerie e vie londinesi, stringendo “inaspettate, capricciose amicizie” con libri e persone sconosciute.
Con la prefazione di Nadia Fusini e la traduzione di Giorgio Podestà, questo classico della saggistica moderna torna in Italia in un’edizione curata e preziosa.
Marco Bosio approfondisce il rapporto della Woolf con le librerie, luoghi dell’anima per ogni lettore.

[…] scrive questo saggio straordinario, che qualifica appunto come un’avventura, che ha in sé qualcosa di “fantasmatico”. Street Haunting è in effetti una invenzione linguistica complessa e difficile da tradurre. Per intendere appieno la figura di movimento che descrive, eccola, è questa: la flâneuse passeggia su e giù, avanti e indietro per le strade della città, guarda, le vetrine, compra con gli occhi quello che esse espongono, o guarda gli altri che passano – sì, i passanti, le passanti, che le aprono gli occhi e la mente su altre vite, su altri destini… Guarda come è vestito quell’uomo, che eleganza! E quella donna, con che grazia si muove nel teatro all’aperto che è la strada! E chi sarà quel tipo lì, con il cappello? E chi sarà quella donna curiosa, che scompare dietro quell’angolo? Che cosa fanno, si chiede Virginia la flâneuse, tutti questi passanti, che entrano nel suo orizzonte, e ne escono? E nel mentre vanno e vengono, la riguardano? Perché sì, fuori c’è il mondo, fuori c’è un teatro meraviglioso! (Ricordate quanto abbiamo patito, quando non potevamo uscire per via del Covid?) E il “fuori” è abitato dall’alea, dal caso. Il “fuori” è un’avventura. Ci vuole coraggio, a inoltrarci nel “fuori”. E insieme, Virginia Woolf ci insegna in queste pagine di straordinaria felicità espressiva, nel “fuori” ci esponiamo non solo all’incontro con l’inatteso, ma con qualcosa di ancora più straniante, e cioè coi fantasmi che abitano la nostra testa. Ecco perché, per dire quel suo modo dello stare in strada, la nostra geniale scrittrice conia quel particolare verbo – street haunting – che introduce nell’atto del movimento all’esterno una specie di possesso spettrale (Nadia Fusini)

Oggi di librerie dell’usato, come quelle che nomina Virginia Woolf, caotiche e oltremodo straordinarie nella loro confusione, se ne contano sulle dita di una mano (penso alla Libreria dell’Acqua Alta a Venezia), eppure, ancora oggi, provare per credere, entrando in una libreria dell’usato, il tempo sembra rallentare. Perché quello dell’usato è il tempo del racconto e della scoperta, dove chi entra sa che si può smarrire tra gli scaffali di libri, a volte un po’ in disordine, di chi sa che aprendo un volume potrebbe incappare in una lettera di un innamorato scritta alla fidanzata in tempo di guerra, e allora perché non leggerla e
vivere, per quel breve istante, un’altra vita? È il tempo sospeso di chi comprende che quelle pagine un po’ ingiallite hanno fatto giri lunghissimi e, quasi con sacralità, si apprestano a compierne un altro, forse, nelle mani del prossimo lettore. Il libro usato si carica di significato ogni volta che viene letto, sfogliato, raccontato. Crea connessioni e crea possibilità
 (Marco Bosio)

VIRGINIA WOOLF (1882-1941), icona della letteratura, è autrice di capolavori come Mrs DallowayGita al faro, Orlando. Una delle scrittrici più studiate e amate del Novecento, con un pubblico trasversale che va dall’accademia ai lettori generalisti. Nadia Fusini è tra le massime esperte italiane di letteratura inglese e prefatrice di prestigio.