Walter Landini “Le mie Galápagos. Memorie di un incanto violato”, Töpffer Edizioni

Tra paleontologia, mito e memorie personali, il paleontologo di fama internazionale ripercorre il suo legame con l’arcipelago dove la meraviglia della natura incontra la fragilità e il segno dell’uomo.

Copertina del testo di Walter Landini "Le mie Galápagos. Memorie di un incanto violato", Töpffer Edizioni

Collana Scientia

Töpffer edizioni

Dal 20 ottobre

C’è un luogo sulla Terra che più di ogni altro incarna la soglia sottile tra l’incanto incontaminato della Natura e la mano imminente dell’uomo. Quel luogo sono le Galápagos.


Con Le mie Galápagos. Memorie di un incanto violato, il paleontologo Walter Landini offre una narrazione intima e partecipe, ben lontana dalla rigidità di un manuale accademico o dalla superficialità di un diario di viaggio.
Nato dal ricordo delle sue spedizioni scientifiche sul campo, il libro lascia emergere una voce profonda, in cui l’osservazione del biota e dei fossili si intreccia con il rispetto, la nostalgia e il dovere del ricordo.
In queste pagine sono le isole stesse a prendere la parola per raccontare le loro creature uniche: dal rifiuto dignitoso di Lonesome George, la celebre tartaruga gigante che accompagnò in silenzio all’estinzione la propria specie, all’improvvisa e fragile apparizione dell’iguana rosa, fino alla rivolta genetica dei pomodori e alla leggenda antica della Maldición de la Tortuga. 
Attraversando i secoli — dalle leggende dei navigatori che le temevano come “Islas Encantadas” evanescenti, fino alla rivoluzione scientifica firmata da Charles Darwin e al successivo arrivo dello sfruttamento e del turismo di massa —, Landini restituisce la complessa bellezza di un territorio conteso tra meraviglia e ferita. Le navi da crociera di oggi, guidate da cupi richiami, sono le nuove sirene di un pellegrinaggio laico che mette alla prova la tutela di questo delicato Santuario della Natura. 
Senza mai cedere all’autoreferenzialità, Landini mette la sua straordinaria esperienza scientifica — costruita in decenni di ricerca presso l’Università di Pisa e in spedizioni internazionali — al servizio di un racconto universale.
Un libro che invita chi legge a porsi come ospite custode, riscoprendo il senso del limite e la necessità di proteggere ciò che di più prezioso il pianeta ha da offrire.

Le Galápagos, oggi, sono considerate il “santuario laico” della Natura per eccellenza: un laboratorio biologico irripetibile per gli scienziati che desiderano lasciare un contributo ai posteri, e al tempo stesso una meta ambita e sofisticata, promossa a pieno titolo dalle agenzie di viaggio internazionali. Ma sotto quella veste raffinata, l’epidermide insulare reca cicatrici profonde, impresse da secoli di brutalità: paesaggi rifiutati e infranti, faune depredate senza misura, ecosistemi compromessi. Carceri di massima sicurezza, nate fuori da ogni regola, imprese commerciali che ne ereditarono i metodi spietati. In quella secolare ostilità verso l’uomo, qualcuno scorse l’ombra di un sortilegio antico: forse la vendetta silenziosa di una Natura tradita, o forse l’anatema lanciato dagli umili giganti che, sin dal primo incontro, pagarono il prezzo più alto. Da allora, le isole portano inciso nel loro destino un nome che è insieme memoria e leggenda: “la maledición de la tortuga” (dall’introduzione di Walter Landini)

Walter Landini (Portovenere, 1946) è stato professore ordinario di Paleontologia presso l’Università di Pisa. Tra i massimi esperti nello studio dei vertebrati e della biogeografia del Pacifico Orientale, ha guidato prestigiose spedizioni scientifiche internazionali (dall’Argentina al deserto del Gobi). Ideatore della Rete museale “Pangea” e saggista, ha dedicato gran parte della sua carriera alla ricerca e all’educazione ambientale.Dal 2001 è responsabile editoriale della “Palaeontographia Italica”, una delle più antiche riviste di paleontologia a livello europeo ed è vice presidente della Società Toscana di Scienze Naturali.

In occasione del bicentenario della nascita di Collodi: due volumi curati da Daniela Marcheschi


La biblioteca di Collodi. Libri e passioni del papà di Pinocchio” (dal 2 ottobre in libreria)
Le avventure di Pinocchio, quest’ultimo nell’Edizione Nazionale con le illustrazioni originali di Enrico Mazzanti e due saggi di approfondimento di Daniela Marcheschi e Franco Cambi (dal 9 ottobre in libreria)

Copertina del volume a cura di Daniela Mracheschi per il bicentenario della nascita di Collodi

Bibliotheka

Dal 2 OTTOBRE 2026

Il 2 ottobre esce il nuovo saggio della presidente dell’Edizione nazionale delle opere del fiorentino Carlo Lorenzini. 
Un pregiudizio ancora radicato considera Carlo Lorenzini detto Collodi – di cui si celebra il 24 novembre il bicentenario della nascita – un autore geniale solo nella composizione del suo capolavoro, Le avventure di Pinocchio. Un libro scritto da Daniela Marcheschi, tra i maggiori conoscitori dell’opera collodiana, smonta ora l’accusa e propone un diverso profilo di uno dei maggiori scrittori italiani di tutti i tempi.
È possibile ricostruire la biblioteca dello scrittore fiorentino guardando ai suoi studi e alle citazioni più frequentemente sparse nei suoi articoli e nei suoi libri. Il suo è il sapere di un uomo colto, aperto agli stimoli del suo tempo, comprese le scoperte della scienza. Formato nel Seminario di Colle Val d’Elsa, poi nel liceo degli Scolopi di San Giovannino e, infine, nell’“università” libera e poco pedante e libresca della vivace Libreria-Tipografia Piatti, conosce la Bibbia e i classici, predilige la letteratura eroicomica e i favolisti, il melodramma e i Macchiaioli. Soprattutto, il patriota Collodi apprezza Dante, il poeta che per l’Ottocento risorgimentale incarna l’identità italiana. I suoi scritti lo richiamano continuamente e le stesse Avventure di Pinocchio sono intessute di innumerevoli riferimenti alla Commedia dantesca.

Daniela Marcheschi, studiosa di letteratura e antropologia delle arti, ha insegnato nelle Università di Uppsala, Salamanca, Firenze e Lisbona. Dopo gli studi alla Scuola Normale di Pisa e all’Institut d’Études Françaises di Avignone frequenta Eugenio Montale e Piero Bigongiari, Natalino Sapegno e Natalia Ginzburg, Giovanni Macchia e Cesare Garboli. Presidente dell’Edizione nazionale delle opere di Carlo Lorenzini, cura i Meridiani Mondadori di Collodi, Pontiggia e Rodari. Collabora con l’inserto domenicale del Sole 24 ore.

 

CARLO COLLODI

Le avventure di Pinocchio. Storia di un burattino

Introduzione di DANIELA MARCHESCHI
Postfazione di FRANCO CAMBI
Illustrazioni di ENRICO MAZZANTI

Bibliotheka

Dal  9 OTTOBRE 2026

Capolavoro letterario e icona universale tra le più celebri, Pinocchio è ormai parte della cultura popolare mondiale. Centinaia di edizioni, di traduzioni in tutte le lingue e numerose trasposizioni teatrali, televisive e cinematografiche ne hanno fatto un personaggio noto oltre i confini della letteratura per l’infanzia. Con il suo naso che si allunga quando dice bugie e attraverso continue metamorfosi che lo trasformano prima in ciuchino e poi in bambino in carne e ossa, è il protagonista di continue avventure che lo portano a conoscere il mondo nei suoi aspetti più comici e drammatici.
In occasione del bicentenario della nascita del suo autore – Carlo Lorenzini, detto Collodi, nato a Firenze il 24 novembre 1826 – esce il 9 ottobre in libreria Le Avventure di Pinocchio. Storia di un burattino con il testo dell’Edizione nazionale, le illustrazioni originali di Enrico Mazzanti e due preziosi testi di accompagnamento. La prefazione è, infatti, di Daniela Marcheschi, presidente dell’Edizione nazionale delle opere di Carlo Lorenzini (di cui ha curato anche il Meridiano Mondadori), mentre la postfazione è firmata da Franco Cambi, già professore di Pedagogia generale all’Università di Firenze e direttore scientifico dell’Archivio della pedagogia italiana del Novecento.

Carlo Collodi, pseudonimo di Carlo Lorenzini (Firenze 1826 – Firenze 1890), scrittore e giornalista, è divenuto celebre per le Avventure di Pinocchio, pubblicato per la prima volta in volume nel febbraio 1883.

Daniela Marcheschi, Presidente dell’Edizione Nazionale delle Opere di Carlo Lorenzini, ha curato il Meridiano Mondadori su Collodi. Insegna all Universidade Aberta e all Universidade de Lisboa.

Franco Cambi, tra i maggiori specialisti italiani di teoria e storia dell’educazione, ha insegnato Pedagogia generale all’Università di Firenze. È stato direttore scientifico dell’Archivio della pedagogia italiana del Novecento

Luca Fassina “Tavole a tavola. Cibo e bevande nel mondo dei fumetti”, Oligo

Copertina del saggio di Luca Fassina "Tavole a tavola. Cibo e bevande nel mondo dei fumetti", Oligo

OLIGO

Dal 9 ottobre

Dopo aver esplorato cibo e bevande nella letteratura attraverso i libri di Stephen King, nel mondo del cinema, nell’universo della musica tramite le ricette più amate dalle rockstar e persino nell’iconografia delle copertine dei dischi, Luca Fassina torna alla cultura pop con una passeggiata lunga tre secoli attraverso fumetti, comics, bandes dessinées, bildergeschichten, tebeo e manga. 

Il cibo nel mondo dei fumetti: non solo dettaglio decorativo, ma potente strumento narrativo, antropologico e iconografico che definisce l’identità dei personaggi e la struttura della trama; gli spinaci di Braccio di Ferro, la pizza delle Tartarughe Ninja, il ramen di Naruto; il banchetto come luogo per la risoluzione dei conflitti, il cibo come indicatore di classe sociale e come riflesso della cultura di appartenenza degli autori.  Completano il saggio interviste ai protagonisti del fumetto nostrano e internazionale e ricette tutte da provare.

Cosa unisce una marmitta di maccheroni fumanti, un panino titanico che sfida le leggi della gravità, una pozione bollita in un paiolo di rame e una ciotola di ramen fumante? A prima vista, sembrerebbero solo menù molto diversi tra loro, in realtà, sono i veri motori di una delle forme d’arte più pop e amate al mondo: il fumetto. Fin dalle sue primissime tracce nell’Ottocento, la letteratura per immagini ha stretto un patto indissolubile con il cibo. Mangiare, nel fumetto, non è quasi mai un semplice atto biologico, ma caratterizzazione sociale, satira politica, espediente comico e potentissimo veicolo di empatia e umanità. Attraverso le tavole disegnate, il cibo si fa specchio dei tempi: racconta la fame nera della Grande Depressione americana e il boom del consumismo nel dopoguerra, attraversa l’ingordigia surreale dei mostri e approda alla sacralità conviviale delle tavole orientali. (Luca Fassina)

LUCA FASSINA lavora con la parola scritta da oltre trent’anni: giornalista, scrittore, traduttore e storyteller di Milano, è stato corrispondente musicale da Londra e manager dell’entertainment a Parigi. Oggi scrive per “Classic Rock”, “Metal Hammer” e Sergio Bonelli Editore; ha collaborato, tra gli altri, con RollingStone.it. Per Oligo Editore ha pubblicato Cucina. Stephen King: ricetta per un disastro (2022), Spaghetti. Le rockstar a tavola: dagli AC/DC a Zucchero (2023), Gusto/ Disgusto. Il cibo diventa cult: dal cinema alla tavola (2024), Vino/Vinile. Il cibo si fa musica: l’estetica delle copertine.

Lamberto Salucco “OSint. Trattato semiserio di Intelligence Open Source”, presentazione

Copertina del testo di Lamberto Salucco "OSint. Trattato semiserio di Intelligence Open Source", Edida
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Edida

Il volume “OSInt – Trattato semiserio di intelligence open source” di Lamberto Salucco si distingue per l’adozione di un approccio incentrato sul mindset investigativo, ovvero  il filtro cognitivo attraverso cui guardiamo la realtà; nel contesto dell’OSINT e dell’intelligence, avere il giusto mindset significa possedere un atteggiamento critico, curioso e fortemente orientato al dubbio metodologico, che permette di non prendere mai i dati per oro colato e di difendersi dai propri stessi bias cognitivi.
Altro aspetto interessante nella trattazione di Salucco è lo  stile ironico basato sulla metafora della “tana del bianconiglio”: parafrasando  Alice nel paese delle meraviglie, Salucco mette in guardia con questa metafora dal rischio di perdersi nel labirinto infinito delle informazioni online. Durante un’indagine OSINT, un link porta a un altro link, un profilo social a un altro profilo, un dato a un altro dato. Se l’analista non ha un obiettivo chiaro e un metodo rigoroso, rischia di sprofondare sempre più nel Web.
L’opera inoltre affronta centralmente il tema dei bias cognitivi, identificando nel bias di conferma e nell’ancoraggio i principali rischi per l’analista e proponendosi come un manuale di autodifesa mentale per neutralizzare tali trappole logiche.

Dall’Introduzione
Perché l’OSInt è più di una passione, è più di un hobby, è più di una professione. L’OSInt è una mania, è una fissazione, è un modo di vedere il mondo e la conoscenza. Non è facilissimo entrarci ma ritengo impossibile uscirne. Questo libro, quindi, è un tentativo un po’ arrogante di condensare ciò che ho imparato sull’intelligence open source. Dal momento della scrittura a quando vi capiterà fra le mani è possibile che una parte dei siti e dei tool che ho elencato e archiviato con tanta pazienza e diligenza abbia smesso di funzionare.

Dal Capitolo I

01:01 – Cos’è l’OSInt? “OSInt” è l’acronimo di Open Source Intelligence che descrive l’attività di raccolta e di analisi di informazioni ottenute da tutte le fonti pubblicamente accessibili. Praticamente si tratta di utilizzare tutto quello che è disponibile sia online sia offline, per ricavarne dati utili. Io lo scrivo con le tre iniziali maiuscole, molti mettono tutto maiuscolo: non mi interessa molto, fate come preferite. Ho detto “fonti pubblicamente accessibili” ma quali sarebbero queste fonti? Possono essere le più disparate: sicuramente comprendono i siti web, i motori di ricerca, i social network, i forum, i blog, i registri pubblici, i database open data, i documenti ufficiali, gli articoli di giornale, le immagini satellitari, gli annunci di lavoro, le mappe, le immagini etc. Un post pubblicato su un social o una foto taggata possono essere una miniera d’oro in una investigazione OSInt.

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Gabriele Parpiglia “Sotto attacco hater”, Mursia

Copertina del saggio di Gabriele Parpiglia "Sotto attacco hater", Mursia

Mursia

Dal 5 ottobre

La genesi di questo racconto affonda le radici in un episodio traumatico vissuto in prima persona dall’autore nel 2019, quando divenne il bersaglio di un inquietante conto alla rovescia anonimo apparso su Instagram. Quel countdown, culminato simbolicamente durante un evento al Castello delle Cerimonie, ha rappresentato lo spartiacque definitivo, spingendo Parpiglia a trasformare il proprio calvario in una missione documentaristica.
Da quella ferita è nata un’analisi teorica profonda che descrive l’hater non come un semplice oppositore, ma come un vero e proprio virus biologico. Questa entità parassitaria non punta alla morte clinica dell’ospite, bensì alla sua debilitazione permanente, nutrendosi dei suoi successi e dei suoi fallimenti in una simbiosi tossica alimentata dalla visibilità.

Sotto attacco di hater presenta un’analisi rigorosa e sistematica sulle dinamiche persecutorie e sulla violenza verbale che caratterizzano i social network e le piattaforme digitali contemporanee.

Muovendo da una diretta esperienza personale, l’autore analizza i meccanismi psicologici, giuridici e mediatici con cui si sviluppano le campagne d’odio online. Attraverso la ricostruzione dettagliata di rilevanti casi giudiziari e di cronaca – tra cui le vicende di Elena Santarelli, Desirée Maldera, la famiglia Nasti, Giada Canino e Tiziana Cantone –, il testo offre una mappa precisa dei danni reputazionali e psicologici causati dal cyberbullismo e dallo cyberstalking.

«L’odio online non è un gioco e non può più essere archiviato come un mero prezzo da pagare per l’esposizione pubblica», dichiara l’autore. «Il libro nasce per fornire strumenti operativi alle vittime, evidenziare i limiti attuali dei tempi della giustizia e promuovere un cambio di passo legislativo e culturale».

Il volume propone linee guida pratiche e protocolli di tutela – tra cui la regola del silenzio strategico, la repertazione forense delle prove digitali e le azioni legali tempestive – ponendosi come punto di riferimento per professionisti, edili, educatori e famiglie.

 «Questo libro è un grido di dignità», dichiara Gabriele Parpiglia nelle pagine conclusive del flusso narrativo. «Ho visto persone distrutte nell’anima e sistemi giudiziari impotenti davanti a un clic. Abbiamo il dovere di capire che il digitale non è un “altrove” franco dalle leggi. Non scrivo per vendetta, ma per fornire una bussola a chi oggi si trova in quella “prigione della mente” che ho conosciuto bene. L’odio non è il prezzo del successo, è un crimine e come tale va trattato, senza sconti e senza silenzi complici»

Gabriele Parpiglia è giornalista, autore, produttore di serie TV, scrittore e speaker radiofonico. È autore di reality, conduttore di programmi TV e podcast, e voce radiofonica da oltre un decennio, ma la scrittura è la sua vera passione. La sua newsletter è tra le più lette del mondo. Con Mursia ha pubblicato Sotto attacco di panico (2025) e Dalla discoteca si esce senza voce, non senza vita (2026).

Claudio Fracassi “Come nacque l’Italia fra imbrogli e bugie”, Mursia

«Forse mai, nella storia europea, il rapporto fra le nazioni fu così segnato da intrighi, inganni, infantili bugie, come a metà del secolo Diciannovesimo.»

Copertina del saggio storico di Claudio Fracassi "Come nacque l’Italia fra imbrogli e bugie", Mursia

Mursia

Dal 21 settembre

Un saggio che demolisce la retorica di molti manuali scolastici per restituirci il Risorgimento nella sua vibrante e cruda umanità.


Claudio Fracassi trascina il lettore nei retroscena dell’unificazione dello stivale, dove l’eroismo e il sacrificio delle barricate si intreccia con particolarismi, imbrogli diplomatici e meschine rivalità. Dalle stanze del potere ai vicoli popolari, il volume passa in rassegna le contraddizioni di un’epoca: il mito di un’Italia sconosciuta ai più contro la realtà di un movimento tutt’altro che omogeneo; l’uso tardivo e retorico della parola stessa “Risorgimento”; e infine la dimensione umana dei suoi protagonisti, fatta di coraggio ma anche di invidie e calcoli politici. Un affresco corale e spietato che cerca di spiegare come è nata una Nazione.

 In “Come nacque l’Italia fra imbrogli e bugie” Fracassi analizza l’iconografia idilliaca dei “padri della patria” uniti e concordi, mettendo a nudo con episodi e citazioni la collaborazione ma anche il contrasto e a volte lo scontro fra Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini (e sullo sfondo le oscure manovre dei re piemontesi e francesi). Garibaldi considerava l’altro un politico coraggioso ma astratto e dottrinario, incapace di comprendere la realtà dei campi di battaglia; criticava aspramente il metodo mazziniano dei tentativi insurrezionali e cospirativi, diretti da lontano. Mazzini, dal canto suo, vedeva in Garibaldi un uomo di grande valore militare ma facilmente manipolabile dai monarchici, dalle manovre di Vittorio Emanuele III e di Cavour. Infine il libro evidenzia – attraverso i documenti – come spesso la manualistica scolastica abbia nascosto le divergenze strategiche fra i protagonisti (comprese le manovre di papa Pio IX). 

Fracassi attinge le sue informazioni e la documentazione storica da una combinazione di fonti primarie dell’epoca, carteggi ed epistolari ufficiali e privati, diari e memorie e la pubblicistica d’archivio.

Claudio Fracassi (Milano, 1940) vive a Roma. È stato direttore di «Paese Sera» e di «Avvenimenti». Studioso di storia e dei meccanismi dell’informazione, con Mursia ha pubblicato, tra gli altri: Matteotti e Mussolini (2004), La meravigliosa storia della Repubblica dei briganti. 1849 (2005), La ribelle e il Papa Re (2009), Il romanzo dei Mille (2010), La Breccia di Roma (2020), La marcia su Roma (2021), Un uomo da bruciare: Giordano Bruno (2023) e Marozia e le altre (2025).

Rocco Di Blasi “I ragazzi di via Cervantes. L’Unità e il PCI tra Napoli e Mosca”, Arcadia Edizioni

“I ragazzi di via Cervantes” offre il racconto lucido e inedito di un testimone d’eccezione sulla Prima Repubblica.

DA NAPOLI A MOSCA, PASSANDO PER IL TERREMOTO E IL CASO CIRILLO: IL DIETRO LE QUINTE DEL PCI E DE L’UNITÀ NEL LIBRO DI ROCCO DI BLASI

Copertina del saggio postumo di Rocco di BlasiAttraverso gli occhi di un testimone privilegiato, il volume ripercorre due decenni di politica italiana caratterizzati da eventi memorabili e drammatici Arcadia Edizioni

Introduzione di Eduardo Di Blasi

Arcadia Edizioni

Dal 4 settembre 2026

Cosa significava guidare la redazione del giornale fondato da Antonio Gramsci in una delle stagioni più incandescenti della nostra storia recente? Lo si racconta ne I ragazzi di via Cervantes. L’Unità e il PCI tra Napoli e Mosca, il saggio postumo del giornalista Rocco Di Blasi, arricchito dall’introduzione del figlio Eduardo Di Blasi. 
Siamo alla fine degli anni Settanta: il Partito Comunista Italiano – il più grande d’Occidente – è al governo di Napoli, mentre a livello nazionale e internazionale si consumano passaggi storici cruciali. Attraverso gli occhi di un testimone privilegiato, il volume ripercorre due decenni di politica italiana caratterizzati da eventi memorabili e drammatici: La rottura con l’Est: le crescenti tensioni di Enrico Berlinguer con Mosca e la storica dichiarazione sull’esaurimento della “spinta propulsiva” della Rivoluzione d’ottobre. La ferita del Sud: il devastante terremoto dell’Irpinia del 1980 e il celebre grido di rabbia e denuncia del Presidente Sandro Pertini contro i ritardi dei soccorsi.  Il caso Ciro Cirillo: il rapimento dell’esponente democristiano da parte delle Brigate Rosse, i misteri della trattativa e il terremoto interno a l’Unità, che portò alle dimissioni della direzione e al licenziamento della giornalista Marina Maresca.  Sullo sfondo, la sfida quotidiana di una redazione e di un giornale di partito che lottava strenuamente per mantenere la propria autonomia intellettuale, con l’orgoglio di “non voler essere la Pravda” di nessuno.

Quello che sorprende è l’età. Nel 1975, Rocco, 27 anni, due figli tra cui lo scrivente, e già una carriera politica nella federazione del PCI di Salerno, varca il portone di via Cervantes 55 a Napoli per andare a dirigere la cronaca napoletana dell’Unità. Esperienze pregresse: consigliere comunale, ovviamente di opposizione, nella democristiana Pagani (SA), laurea in filosofia e successivo impiego all’IBM di Glasgow non più rinnovato per il richiamo della politica, che all’epoca, molto più di ora, era una cosa concreta fatta di molte riunioni, molti scontri, innumerevoli tentativi, non sempre frustrati, di risolvere i problemi concreti delle masse. Problemi che al Sud erano il lavoro, le sue condizioni precarie e la sua assenza, la camorra, la casa, l’occupazione degli spazi della vita civile da parte soprattutto degli studenti che in quegli anni, in tutto il mondo e non solo in Campania, erano entrati con una certa vivacità sulla scena politica. Tutto questo accadeva mentre il “partitone” era anche impegnato con le classiche liti per il potere interno, che condussero appunto Rocco, troppo leale e “ingenuo” per quell’agone, a essere spostato, a 27 anni, in un luogo politico più confacente: la guida della redazione dell’Unità di Napoli. (Eduardo Di Blasi)

Rocco Di Blasi (1949-2021), salernitano, è stato una firma storica del giornalismo italiano. Per anni inviato e responsabile delle redazioni di Napoli e Bologna de l’Unità, ha successivamente dedicato il suo impegno all’informazione a tutela dei cittadini, guidando il settimanale il Salvagente.

Eduardo Di Blasi (Salerno, 1975), che ha curato l’introduzione del volume, ha seguito le orme paterne lavorando per La Città e l’Unità. Attualmente è giornalista presso Il Fatto Quotidiano.

Filippo Tuena “Cimitero dei porfidi”, Oligo

“Cimitero dei porfidi :appunti d’arte e frammenti narrativi di una delle voci più significative della letteratura italiana contemporanea.

Copertina

OLIGO

Dal 4 settembre

Tra appunti personali e raffinate note d’arte e di storia, la voce di Filippo Tuena ci guida in un cammino che va da Roma a Costantinopoli, per poi toccare Firenze e Palermo. Un viaggio alla ricerca della memoria, dell’impiego e del senso profondo del porfido: una materia tra le più preziose e solenni, un tempo riservata esclusivamente agli imperatori. Basti pensare che a Bisanzio chi nasceva figlio del basileus veniva definito “porfirogenito”, ovvero letteralmente nato nel porfido. 
Come ogni sogno, anche questo viaggio segue regole singolari: il silenzio assoluto, interrotto solo di rado da qualche voce amica, e un senso di immutabilità entro cui ogni immagine onirica trova il proprio spazio prima di svanire al risveglio. Eppure, nessun sogno o incubo – per quanto dimenticato – lascia indifferenti: una volta sognato, agisce nell’ombra e modifica la vita di chi vi si è trovato coinvolto.  
Cimitero dei porfidi è un sogno fatto di cose pesanti, enormemente pesanti, sollevate a costo di sforzi titanici attraverso macchine ingegnose che sembrano sfidare la gravità. Nulla tende alla leggerezza in queste pagine. È il racconto di una passione archeologica e letteraria, della volontà di accarezzare e fare propria una materia lucida, compatta e a tratti ostile.

«A parte questo, devo dirti delle cose che mi sono accadute; del perché sia finito qui, al cospetto dei porfidi del deserto orientale egiziano; e di quanto provi desiderio di accarezzare questa materia lucida e compatta; toccarla e cercare di farla mia. Ti accorgi che c’è qualcosa di ostile, che si oppone. E tuttavia questo è il racconto di questa passione; e di quel che rimane.» — Filippo Tuena

FILIPPO TUENA si è laureato in Storia dell’arte alla Sapienza di Roma e attualmente vive a Milano. Tra i suoi libri ricordiamo Tutti i sognatori (Fazi 1999, Premio Grinzane Cavour), Le variazioni Reinach (Rizzoli 2005, Premio Bagutta), Ultimo parallelo (Rizzoli 2007, Premio Viareggio), In cerca di Pan (Nottetempo 2023, finalista al Premio Campiello), Michelangelo (Il Saggiatore 2025) e, per Oligo Editore, Valzer con mia madre da ragazza (2024).

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Valzer con mia madre da ragazza

La voce della Sibilla

Teodoro Lorenzo “Ondeggia, Oceano”, Besa Muci Editore

L’oceano come non l’avete mai visto: Teodoro Lorenzo attraversa tremila anni di storia, paura e meraviglia nel saggio: “Ondeggia, Oceano”

Copertina derl saggio di Teodoro Lorenzo "Ondeggia, Oceano", Besa Muci Editore

Besa Muci Editore

Dal terrore biblico al sublime romantico: un viaggio intellettuale attraverso il rapporto millenario tra l’uomo e l’oceano.

Nemico, risorsa, specchio dell’anima: l’oceano ha cambiato volto infinite volte nella storia dell’umanità, e “Ondeggia, Oceano” di Teodoro Lorenzo è il saggio che finalmente ne racconta la straordinaria trasformazione.
Dalla visione medievale del mare come anticamera dell’Inferno — popolato di mostri, gorghi e presenze diaboliche — fino alla nascita di un intero genere letterario capace di catturare l’immaginazione di milioni di lettori, Lorenzo traccia un percorso affascinante e rigoroso che attraversa teologia, storia, filosofia ed estetica.
Il saggio prende le mosse da una constatazione sorprendente: il mare è assente dal Giardino dell’Eden. Questo dettaglio, apparentemente marginale, apre la porta a una riflessione profonda sulla paura ancestrale che l’oceano ha ispirato per secoli. Lorenzo esplora come popoli coraggiosi come i Vichinghi e i Baschi abbiano sfidato questo terrore — i primi per la gloria delle razzie, i secondi per il silenzioso profitto della caccia alle balene e
della pesca del merluzzo — mantenendo i propri segreti gelosamente custoditi.
Con l’Età delle Scoperte e la successiva ascesa dell’Inghilterra a potenza marittima globale, l’oceano smette di essere un abisso da temere e diventa il teatro della storia. Lorenzo dedica pagine illuminanti alla trasformazione dell’identità inglese: da nazione di pastori a “Figli del Mare”, grazie alla pirateria legalizzata della Corona, alla sconfitta dell’Invincibile Armada e a una geografia che rendeva il mare inevitabile.
Ma il cuore pulsante del libro è la domanda che ogni appassionato di letteratura dovrebbe porsi: come nasce la letteratura di mare? La risposta passa attraverso Edmund Burke e il concetto filosofico di “Sublime”, attraverso la rivoluzione romantica che trasforma la Natura in specchio dell’anima, e attraverso capolavori come “La Ballata del vecchio marinaio di Coleridge”, Il racconto di Arthur Gordon Pym di Edgar Allan Poe e l’influenza di quest’ultimo
su Jules Verne e Arthur Rimbaud. “Ondeggia, Oceano” è un saggio raro: accessibile senza essere superficiale, erudito senza essere pedante. Si rivolge ai lettori curiosi, agli appassionati di storia della letteratura e a chiunque abbia mai guardato l’orizzonte marino chiedendosi cosa si nascondesse oltre.

Teodoro Lorenzo, Torino, 4 marzo 1962. Avvocato. Con la casa editrice Voglino ha pubblicato Rimpalli (Torino 2024).

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Rimpalli

Daniele Bolognesi “Storia della frutta. Un viaggio tra gusto, salute e mercati dal Rinascimento ad oggi”, presentazione

Copertina del saggio di Daniele Bolognesi "Storia della frutta. Un viaggio tra gusto, salute e mercati dal Rinascimento ad oggi", Laterza

Laterza

Come molti prodotti, alimentari e non, hanno conosciuto alterne vicende di gradevolezza o di rifiuto, così è accaduto anche per la frutta.
Non ci stupisce. Ancora oggi non occupa un posto preminente sulle nostre tavole, c’è chi la ama, chi la rifiuta, chi sceglie solo alcuni frutti, chi nessuno.
Anticamente è stato alterno il percorso di questo alimento che oggi subisce decisamente influenze e scelte legate ad un mercato molto allargato e generalizzato che vede molta frutta esotica diventare regina di molte tavole.

Giusta quindi l’idea di Bolognesi di dedicare pagine a questo alimento e alla sua storia.

Nel Rinascimento ad esempio “Mangiare frutta in quantità era pericolosissimo per la salute. Le mele potevano causare «ventosità» e cattiva digestione; i fichi portare sangue cattivo e pidocchi; l’uva, dolori a tutto il corpo; le pere, vermi e coliche gravissi-me; le ciliegie, danni allo stomaco; i melograni, forti emicranie; i datteri, problemi a fegato e reni; per non parlare dei mefitici meloni e delle more, adatte solo ai vermi. L’elenco di papi e imperatori deceduti proprio per tali consumi (soprattutto di meloni) ne era una conferma”.
Così Emanuela Scarpellini scrive nella sua presentazione al libro (La lettura 9 agosto 2026). Ma aggiunge più avanti che dimentichi dei consigli medici gli aristocratici la consumavano ugualmente e, tra alterne vicende, tra Cinque e Seicento ha inizio la ‘rivincita’ della frutta: il gusto prende il sopravvento sulle prescrizioni mediche e le scoperte scientifiche sulla nutrizione smantellano antiche paure.

Fino ad arrivare a coniare l’antico adagio che recita ‘una mela al giorno leva il medico di torno’.

Brevi note biografiche

Dante Bolognesi è autore di studi di storia economica e sociale, con particolare attenzione alla Romagna in età moderna, e ha coordinato opere collettanee di storia romagnola e del pensiero politico. Tra i suoi testi:
1512. La battaglia di Ravenna, l’Italia, l’Europa (a cura di, Longo Editore, 2014)