Brian Phillips “Le civette impossibili” recensione di Salvina Pizzuoli

Otto storie, incontri, reportage, racconti, saggi, in giro per il mondo, dall’Alaska al Giappone e in India e in Russia, che si chiudono a Ponca City Oklahoma dove Brian Phillips è nato: corse di cani da slitta seguendo l’Iditarod, la corsa più famosa, anticipando i musher e le loro mute lungo le tappe, con voli su una terra sconfinata tra ghiacci, gelo e disavventure, per atterrare nel racconto successivo in Giappone a scoprire la più antica delle arti marziali, il rituale del Sumo, e partecipare al torneo del più grande sumōtori nel ring delimitato da balle di riso all’interno dell’invalicabile dohyō. E il viaggio continua nell’Area 51 e ancora con un incontro speciale: in Verrà il lupetto grigio Phillips ci porterà a far conoscenza con un grande dell’animazione, Jurij Norštej, ormai anziano ma ancora alle prese con un capolavoro incompiuto, il film tratto da Il cappotto di Gogol, E così, tappa dopo tappa di un viaggio che non è solo un viaggio o la semplice cronaca, potremo incontrare e conoscere regine, mangiatrici di uomini nella giungla indiana, tra le tigri e i cacciatori di tigri, e ogni viaggio è una scoperta e una sorpresa entusiasmante, pieno com’è di curiosità e guizzi punteggiati anche da domande che l’autore rivolge a se stesso, per indagarsi, perché il viaggio è scoperta anche di sé. E per concludere la storia incredibile di Lydie Marland e di Ponca City.

E le civette impossibili?

Compaiono qua e là tra le pagine e poi si sa, come afferma l’autore, sono spesso protagoniste nei racconti di tutti coloro che sono venuti a contatto con gli extraterrestri… uccelli notturni, messaggeri di intricati presagi, dal mondo dell’impossibile.

Su Adelphi Editore un estratto dalla prime pagine

Elisabetta Moro e Marino Niola “I segreti della dieta mediterranea” presentazione

Elisabetta Moro e Marino Niola, autori del volume, sono entrambi docenti di antropologia all’Università di Napoli. In questo lavoro si sono avvalsi della collaborazione del giurista Pier Luigi Petrillo e dell’economista Andrea Segrè nonché di un gruppo di famosi chef che hanno corredato il testo con le loro ricette. L’argomento è la dieta mediterranea. Il nome lo dobbiamo ai coniugi americani Keys, un biologo-fisiologo e una chimica, che lo coniarono nel lontano 1951 in occasione di un viaggio studio in Italia, a Napoli precisamente. L’espressione fece però la sua comparsa molto più tardi, nel 1975, e voleva rappresentare non tanto una “dieta” in senso stretto, ma un vero stile di vita che riesce a coniugare vari aspetti e culturali e alimentari rappresentando, per questo motivo, un unicum per i suoi effetti benefici sulla salute: tale infatti la conclusione cui erano giunti gli studi dei Keys sulle abitudini alimentari delle popolazioni dell’Italia meridionale.

I componenti fondamentali sono l’olio di oliva, pane e pasta, vino, ma non solo perché ad essi si aggiungono la carne, il pesce, con parsimonia, le verdure e la frutta, insomma tutto quel buon cibo che il Mediterraneo ha saputo offrire ai suoi abitanti perché, si sa, è stato un mare che ha permesso la circolazione e l’incontro di molte popolazioni e i loro prodotti, insieme a quello spirito associativo e di scambio che ha da sempre caratterizzato la cultura mediterranea. Pertanto anche la varietà, la stagionalità e non per ultima la convivialità la identificano come dieta mediterranea.

Il titolo del volume ne sintetizza il contenuto: i due antropologi illustrano i vantaggi di un modo di vivere e di mangiare antico, nel rispetto del cibo e nella lotta allo spreco, nel rispetto dell’ambiente, con cibi semplici e nutrienti dove tutte le aggiunte alle componenti di base garantiscono il benessere delle persone e del pianeta, tanto che nel 2010 la Dieta mediterranea è entrata a far parte del patrimonio dell’UNESCO.

Silvio Danese “La pancia lo sa” presentazione

Prendere la situazione di pancia

Vero amore? Ascoltiamo prima la pancia

Parlare alla pancia del mondo

Pensare e agire con la pancia

Tanti i modi di dire legati alla “pancia” sinonimo di pensiero irrazionale, istintivo, umorale; espressioni il più delle volte usate in senso dispregiativo perché opposto a sensato. Non è dello stesso avviso l’autore di questo volume, il professore Silvio Danese, ordinario di Gastroenterologia presso Humanitas University e responsabile del Centro di ricerca e cura per le malattie infiammatorie croniche intestinali all’ospedale milanese Humanitas, che in questo testo propone e consiglia il lettore come ascoltare questo sensore speciale, capacissimo di indicarci un malessere o mandare messaggi importanti sul nostro stato di salute

Dal Catalogo Sonzogno Editore

Mangiamo cibi sbagliati? La pancia lo sa. Accumuliamo troppo stress a casa o al lavoro? La pancia è la prima a saperlo. Abbiamo preoccupazioni così sedimentate che ormai non ci facciamo più nemmeno caso? La pancia sa anche questo e, in un certo senso, conosce cose che noi stessi ignoriamo. Dovremmo imparare ad ascoltarla per stare meglio: gonfiore, stipsi e difficoltà digestive, per esempio, possono avere origine da tensione, tristezza o intolleranze alimentari. Come un moderno aruspice, il gastroenterologo di fama internazionale Silvio Danese in La pancia lo sa guida il lettore alla comprensione di sé attraverso i segnali che arrivano dal basso. Gli antichi predicano da secoli che il ventre è il centro dell’energia. E oggi gli studi all’avanguardia concludono che l’intestino e lo stomaco sono cruciali per lo stato di salute generale: da loro dipendono i livelli infiammatori dell’organismo, l’abilità del sistema immunitario nel fronteggiare i virus e i malanni, il metabolismo e dunque il peso, l’umore e il modo in cui ci rapportiamo agli altri. Pagina dopo pagina, l’autore, forte della pratica clinica in ospedale e dell’impegno nella ricerca, descrive gli stili di vita e le strategie che consentono all’apparato digerente di diventare il migliore alleato della longevità e di un’esistenza più serena. […]

The Passenger “Svezia” Iperborea

Il progetto The Passenger di Iperborea ci porta con questo numero in Svezia assurta agli onori delle cronache di tutti i nostri telegiornali in tempo di Covid-19 per l’atteggiamento assunto nei confronti della pandemia. E non solo. Un paese che desta curiosità e un po’ d’invidia per quel welfare che accompagna tutti dalla nascita alla fine dei giorni. La raccolta di reportage letterari e saggi narrativi che raccontano il paese e i suoi abitanti, così come è costume della collana The Passenger, permetterà al lettore in questo viaggio di carta di ascoltare voci diverse e avere la possibilità di capire, ad esempio, attraverso i contributi di scrittori, giornalisti ed esperti locali e internazionali, le luci e le ombre di questa società fucina di aziende come Skype o Spotify, dall’alto senso civico, come dimostra il patto tra cittadino e Stato per evitare il lockdown, e ambientale, come Greta Thumberg testimonia, ma anche un partito di ispirazione nazista che potrebbe andare al governo.

Per saperne di più

Iperborea The Passenger Svezia

e anche:

La Collana The Passenger

Paul Shepard “Natura e follia” presentazione

Per la prima volta tradotto in italiano da Edizioni degli animali, il pensiero di Paul Shepard, ambientalista americano scomparso nel 1996, è giunto fino a noi anche se dopo anni di distanza, riportando analisi rivalutate dalle teorie contemporanee. In Natura e follia, pubblicato per la prima volta nel 1982 “ripercorre le tappe della storia dell’umanità, nella sua progressiva alienazione, […] I cacciatori-raccoglitori ancestrali sono all’origine della sua riflessione, senza essere ‘edenizzati’. «La domanda che mi pongo è: perché gli uomini si ostinano a distruggere il loro habitat»? Shepard rintraccia le cause dei mali che affliggono il nostro essere nel mondo, incrociando varie discipline. La sua anamnesi è un atto pedagogico assoluto, rivolto a una società feroce e immatura. […] «Il lettore potrebbe estendere la metafora a suo piacimento, ma io mi sposterò verso un’immagine animale per suggerire che l’unica società più spaventosa di quella governata da bambini, come ne Il signore delle mosche di Golding, è forse quella governata da adulti infantili»”.(da Edizioni degli animali)

e anche un articolo su La Lettura del Corriere

Ritanna Armeni “Una donna può tutto” presentazione in breve, recensione e intervista all’autrice da mangialibri

Una pagina di storia legata alla Seconda guerra mondiale: il 588esimo stormo composto solo da aviatrici sovietiche pronte a tutto pur di contrastare l’avanzata nazista in Russia. Una storia sconosciuta che l’autrice propone nelle pagine del suo saggio, scritto sotto forma di narrato, dopo aver rintracciato e intervistato una delle superstiti, Irina Rakobolskaja, vice comandante del gruppo e l’ultima Strega della notte, come erano soprannominate le aviatrici. Il saggio della giornalista Armeni, racconta vite da romanzo, a partire dal 1941, e restituisce al grande pubblico la ricostruzione di una pagina di storia ignorata al di fuori della Russia.

La recensione da mangialibri

e anche

l’interessante intervista all’Autrice che spiega i motivi di una pagina di storia sconosciuta in occidente.

Jean-Henri Fabre “Lo scarabeo sacro” Microgrammi Adelphi recensione di Salvina Pizzuoli

 

Questo breve estratto dall’opera in 10 volumi di Jean-Henri Fabre, “Ricordi di un entomologo” è un felice assaggio su un mondo sconosciuto e spesso non indagato dai non addetti ai lavori in quanto ritenuto appunto “specialistico”. Si tratta invece di belle pagine di scrittura nate da osservazioni attente e accurate, protrattesi per mesi e anni e poi ritradotte in un raccontato che rende i protagonisti, in questo caso gli stercorari, analizzati e analizzabili nel loro comportamento così come fossero personaggi di una storia avventurosa, con i propri comportamenti, con le loro stranezze e i loro atteggiamenti spesso indecifrabili. Stupiscono a maggior ragione proprio perché si tratta di scritti a carattere scientifico che insieme alle osservazioni rigorose e precisissime nulla tolgono ad una lettura che sa catturare l’interesse anche del profano avvicinandolo in modo avvincente alla vita di esseri spesso considerati fastidiosi, come gli insetti. Pubblicati  tra il 1879 e il 1907, i “Ricordi di un entomologo” hanno rappresentato una rivoluzione verso una nuova entomologia, influenzando anche l’opera dei maggiori etologi del Novecento. Ma la sensibilità e l’amore dell’autore per questo universo da osservare e studiare ha travalicato gli ambiti in cui era relegato conquistando  un posto nuovo grazie ad una narrazione brillante, dimostrandosi capace affabulatore, oltre a saper investigare sulla vita e le ragioni del comportamento degli insetti, come in questo caso sullo scarabeo sacro, che riunisce i primi due capitoli della sua opera. Di seguito uno stralcio dalla presentazione del protagonista:

Chi è che sta trotterellando verso il mucchietto, temendo di giungere troppo tardi? Le lunghe zampe eseguono movimenti bruschi e goffi come spinte da un congegno che avesse sede nell’addome dell’insetto; le piccole antenne rosse si aprono a ventaglio, segno di impaziente cupidigia. Sta arrivando, è arrivato, non senza far ruzzolare qualche commensale. È lo scarabeo sacro, tutto vestito di nero, il più grosso e il più famoso dei nostri stercorari. Eccolo a tavola, fianco a fianco con i compagni che, con la parte piatta delle larghe zampe anteriori, danno gli ultimi colpetti per rifinire la palla, o la arricchiscono di un altro strato prima di ritirarsi e andarsi a godere in pace il frutto del loro lavoro.

 

 

Eugenio Borgna “Saggezza” recensione di Maria Anna Patti di CasaLettori da Robinson La Repubblica

 

continua a leggere la recensione di Maria Anna Patti

Da Il Mulino Editore

Saggezza

Parola antiquata, astratta, scomparsa o quasi dal linguaggio della vita privata e, ciò che è ancora più grave nelle sue fatali conseguenze, dalla vita pubblica. E allora che cosa può significare oggi vivere in modo saggio? Non solo ascolto dell’intelligenza, razionalità nei giudizi e nel comportamento, ma anche capacità di scendere negli abissi della nostra interiorità, lì dove si intrecciano immagini e inclinazioni impensate, passioni ed emozioni

 

 

Corrado Augias “Breviario per un confuso presente” presentazione

Sono proprio i grandi cambiamenti del presente a renderlo, appunto, confuso. Augias si sofferma sul fatto che la rivoluzione tecnologica e politica degli ultimi anni sta sconvolgendo la nostra civiltà e scardinando riferimenti etici e culturali che son stati finora punti di riferimento. In questo “breviario” l’autore, come chiaramente indica nel capitolo introduttivo, potremo trovare non certo la soluzione, ma “una serie di riflessioni, note, citazioni, resoconti […] anche personaggi ed eventi del passato dai quali si possa ricavare un significato ancora utilizzabile ai nostri giorni” . È un invito quindi ad affrontare le incertezze del nostro presente, proprio perché “viviamo anni rivoluzionari” , alla luce di quanto il passato ha saputo tramandarci: la memoria del passato infatti ci aiuta a mettere quanto avvenuto in prospettiva, di cogliere le cause e gli effetti da cui è possibile trarre un punto d’orientamento. E oggi “avere consapevolezza e memoria del percorso che ci ha portato fin qui”[…] è ancora più importante come lo è “conservare quanto più si possa di un sapere che contiene insegnamenti fondamentali quale che sia il tipo di comunicazione e di convivenza nel prossimo futuro che ci aspetta”. L’autore propone al lettore un’interessante carrellata storica, un viaggio fatto di titoli e citazioni da opere di narrativa e saggistica, un patrimonio culturale raccolto, rivisitato e aggiornato in base ad un personale percorso di formazione.

Dalla presentazione da Giulio Einaudi Editore

 

Prendendo spunto dai temi e dai problemi con cui ci confrontiamo ogni giorno, attraverso la lettura di autori prediletti come Spinoza e Montaigne, Augias ricollega il presente al passato e alle cause che l’hanno provocato, rendendo più comprensibile e meno ansioso l’orizzonte degli eventi.

«Viviamo anni rivoluzionari in cui scompaiono abitudini consolidate, canoni politici, riferimenti culturali ed etici che a lungo hanno dato fisionomia alla nostra civiltà. Innovazioni scientifiche e tecnologiche inimmaginabili fino a pochi decenni fa hanno reso possibili e anzi banali risultati e capacità smisurate; i cambiamenti si succedono con vertiginosa velocità trasformando non solo il nostro mondo fisico e virtuale, ma la psicologia delle nuove generazioni – secondo alcune diagnosi la loro stessa stessa antropologia -, e comunque introducendo nuovi modi di vivere, e nuove epidemie […]  Non c’è futuro, luminoso o obbligato che sia, che ci salvi dal dovere di trasmettere il passato, prima che tutto finisca travolto da un nuovo mondo, come presto o tardi certamente avverrà».

Mariasole Bianco “Pianeta Oceano” presentazione

La nostra vita dipende dal mare, il futuro del mare dipende da noi: così si legge sulla copertina di questo interessante saggio.

Gli oceani e i mari sono mondi di mirabile bellezza minacciati, è venuto il momento di proteggerli: questo l’inno e l’invito della studiosa Mariasole Bianco nel suo libro dedicato alle acque marine, a questo meraviglioso elemento che assorbe anidride carbonica, produce ossigeno ed è fonte di nutrimento essenziale per la popolazione mondiale. Ma ora è in grave pericolo: sta scaldandosi e diventando sempre più acido e povero d’ossigeno per non parlare delle plastiche che lo invadono.

Nel 2013 Mariasole Bianco ha fondato Worldrise con l’ obiettivo di sviluppare e attuare progetti volti alla conservazione dell’ambiente, sulla sensibilizzazione di tutti e il coinvolgimento di giovani professionisti. In questo saggio “Pianeta Oceano” racconta un ambiente non del tutto esplorato e conosciuto e che deve essere salvaguardato anche per la futura salvezza del nostro Pianeta.

Per saperne di più  su www.worldrise.org

La presentazione da Rizzoli libri

La nostra vita dipende dal mare, il futuro del mare dipende da noi

Il mare: culla della vita, meraviglia della natura capace di dividere come di unire. Da sempre i poeti ne cantano lo splendore e la forza, e popoli interi l’hanno solcato nel corso dei millenni. […] Abbiamo chiamato Terra il nostro pianeta, eppure il 71 per cento della sua superficie è ricoperto da distese d’acqua, che nelle loro profondità ospitano l’80 per cento delle specie viventi; esse regolano il clima, producono il 50 per cento dell’ossigeno che respiriamo e assorbono un terzo dell’anidride carbonica prodotta dall’uomo. Ma quanto sappiamo di questo incredibile habitat? Poco, molto poco. Le ricerche hanno portato alla luce appena il cinque per cento dei tesori che nasconde, e le mappe dei fondali oceanici sono meno precise di quelle della Luna o di Marte. […]Ciononostante, ci siamo convinti che l’oceano fosse infinito, quantomeno per risorse e capacità di ripresa. Purtroppo non è così, e questo prezioso ambiente sta cambiando a una velocità mai vista: anno dopo anno si fa sempre più caldo, acido e povero di ossigeno. L’influsso dell’uomo sta minacciando il più grande bacino di biodiversità del pianeta, mettendo in pericolo ogni singola forma di vita. Non ultima, la nostra. [,,,]