Eleonora Lorusso “Nave Vespucci.Diario di bordo (radiofonico) dalla signora dei mari” da Libri Panorama

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Silvia Genovese e Martina Sala “Spoiler – Il libro sui libri più b*st*rdo del mondo” recensione di J.P. da Il Tirreno 8 settembre

Ora c’è anche il saggio
che “spoilera” i finali
di classici e bestsellers

MILANO.

Spoiler è un termine molto in voga nel linguaggio comune degli ultimi anni, utilizzato per indicare l’informazione che rovina la fruizione di un film, di una serie televisiva o di un libro, rivelando la trama, il finale e gli effetti più spettacolari, sciupando l’effetto sorpresa. In genere chi spoilera è visto malissimo. Immaginatevi dunque come possono essere viste Silvia Genovese e Martina Sala, le autrici dell’ironico “Spoiler – Il libro sui libri più b*st*rdo del mondo” (Magazzini Salani) in cui vengono svelati i finali e i colpi di scena dei più grandi capolavori e successi della letteratura internazionale, da “La Ricerca del tempo perduto” a “Harry Potter”. Con un bel senso dell’umorismo (ma anche con una punta di perfidia e un grande amore per la lettura) le due autrici hanno sezionato e ridotto in 80 schede quei libri che tutti dovrebbero leggere almeno una volta nella vita, dai già citati capolavori di Proust e della Rowling alla Bibbia, “Cent’anni di solitudine” ma anche “Guida galattica per gli autostoppisti” e il primo “Diario di una Schiappa”. Di ogni opera ecco quello che serve : un po’ di sano nozionismo ( autore, lingua originale, anno di pubblicazione ) e poi qualche bella citazione da far cadere qua e là, come va a finire e, soprattutto, gli spoiler. Di ogni libro ne sono stati individuati i due o tre fondamentali, quelli perfetti per mandare di traverso la voglia di prendere in mano il volume. E, come in ogni guida blasonata, il grado di “spoilerabilità” più o meno elevato «a seconda che lo spoiler vi tramortisca, vi faccia prudere le mani o semplicemente vi scivoli via come una gocciolina di sudore. Cinque stelle spoiler sono roba da preoccuparsi». — J.P.

Stefano Erzegovesi “Il digiuno per tutti” recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno 2 settembre

Consigli per dimagrire superando la paura di non farcela

di Flavia Piccinni

È estate. Fa caldo. E voi siete in sovrappeso (non dispiacetevi troppo, lo è un italiano su due). Avete evitato con attenzione quasi maniacale tutte le proposte per rimettersi in forma suggerite dal web – dalla dieta dell’avocado sostenuta con un budget pari a quello delle riprese di Ben-Hur su Facebook, a quella meno nota a base di frutti rossi -, e siete perfino riusciti a non leggere le decine e decine di proposte di riviste e libri e app per perdere i fantomatici “chili di troppo guadagnati durante l’inverno”. Se ci siete riusciti fino ad adesso, a fare lo slalom nella grasso-fobia, forse questa lettura non fa per voi. Se invece avete snobbato le proposte, alla ricerca di un’offerta ragionata e allo stesso tempo gestibile, forse vi potrà incuriosire il progetto di Stefano Erzegovesi, psichiatra e nutrizionista, già direttore del Centro per i Disturbi Alimentari dell’Ospedale San Raffaele di Milano, che con “Il digiuno per tutti” (Vallardi, pp. 221) sostiene per mano il lettore paziente/lettore in un metodo studiato appositamente per «chi ha paura di non farcela». Erzegovesi propone così di praticare per un giorno intero un semi-digiuno per il corpo, assumendo non le solite quantità di cibo, bensì molte verdure di stagione e molti liquidi, nonché cibo ricco di probiotici; la disintossicazione proposta però non deve essere solo alimentare, bensì anche mentale: qualche ora in meno di telefonino e qualche passeggiata in più, alla ricerca di una concentrazione più mirata e non sconclusionata come quella ai tempi del multitasking a tutti i costi. Molti i consigli interessanti, agevolati dalla snella struttura del libro – che è un mix di storie ascoltate e frequentate dall’autore in anni di lavoro, sublimate in due personaggi fittizi – ed è in linea con i nuovi trend, secondo quella saggistica di imprinting americano che sta trovando crescente spazio negli ultimi anni. La lettura è semplice e molto diretta, capace di coinvolgere e di persuadere che tentare sicuramente non potrà che essere un giovamento.

Leo Spitzer “Perifrasi del concetto di fame” recensione di Francesco Erbani da La Repubblica cultura

Le lettere raccolte da Leo Spitzer

I soldati italiani che non potevano dire di avere fame

di Francesco Erbani

Come dire di aver fame senza poter usare la parola “fame” fu un gravoso rovello per i prigionieri italiani nelle carceri austriache durante la Prima guerra mondiale. Tanto gravoso quanto gravoso era il fatto in sé – una tragedia nella tragedia della guerra, che da sola si stima abbia ucciso centomila persone. A distanza di un secolo si può leggere quel gravoso rovello con occhi più disincantati e quasi apprezzare l’ingegno perifrastico, inventivo dei tanti prigionieri che, nelle lettere ai familiari, adottavano le più fantasiose formule utili ad aggirare l’occhiuta censura che l’esercito imperiale impiegava per evitare che si diffondesse la fama di un regime carcerario spietato e mortificante. Raccolse questa vasta produzione di perifrasi, la riordinò seguendo categorie linguistiche e retoriche assai raffinate, non un censore qualsiasi, ma Leo Spitzer, allora giovane studioso di linguistica…

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Cordelia Fine “Testosterone Rex – Miti di scienza, sesso e società” recensione di Flavia Piccinni da Il Tirreno 22 luglio

Uomini, donne e stereotipi: viaggio nelle disuguaglianze
di Flavia Piccinni
Che differenza c’è fra un maschio e una femmina? Esiste qualcosa di biologico a segnare la diversità dei sessi o si tratta esclusivamente di presupposti (e pregiudizi) culturali?Prova a rispondere a queste epiche domande – con un linguaggio brillante e coinvolgente, utilizzando esempi concreti e molto del suo vissuto personale – Cordelia Fine, canadese classe 1975, docente di storia e filosofia della scienza all’Università di Melbourne.Il suo saggio “Testosterone Rex – Miti di scienza, sesso e società” appena pubblicato in Italia da La Nave di Teseo (pp. 330, 20 euro) è così un viaggio nella contestazione dello stereotipo che ancora segna il dibattito sui generi, all’insegna della convinzione secondo cui l’uomo e la donna del ventunesimo secolo siano frutto esclusivo alle pressioni evolutive del passato. Passando con agilità dai ruoli consolidati del genere (sessuali e culturali), scandagliando gli ormoni sessuali e analizzando i cervelli maschili e femminili, il lettore viene guidato nell’eterno consolidamento delle disuguaglianze di cui le donne sono costantemente oggetto: il finale sarà tutt’altro che scontato. E soprattutto molto scientifico.Cordelia Fine – che ha studiato psicologia a Oxford e si è specializzata a Cambridge – è già stata autrice del pluripremiato “Maschi = Femmine. Contro i pregiudizi sulla differenza fra i sessi” e adesso compie un ulteriore passo in una questione trasversale, costruendo un libro che dovrebbe essere letto nelle scuole superiori (o, quantomeno, dagli insegnanti nostrani). Il New York Times Book Review, una delle più prestigiose riviste al mondo, ha definito questo libro come «geniale e divertente». E se avrete modo di leggere questo straordinario saggio – che ci fa rimpiangere il paludato livello italico nella scrittura e nelle ambizioni – non potrete che essere d’accordo.