Genki Kawamura “Non dimenticare i fiori” recensione di Salvina Pizzuoli

Una madre e un figlio, Yuriko e Izumi, lei maestra di pianoforte, lui cresciuto senza conoscere nulla del padre. Un momento di svolta nelle loro esistenze: Izumi presto avrà un figlio e nello stesso tempo lui non lo sarà più perché la madre è malata, si sta smarrendo nelle nebbie della memoria, il che comporta un’inversione di ruoli:

Yurico continuava a ripetere che il budino era squisito, e Izumi le puliva l’angolo della bocca col tovagliolo. Quand’ era piccolo Yuriko doveva aver fatto lo stesso con lui. Adesso molto semplicemente i ruoli si erano invertiti.

Pagina triste per entrambi, un mutamento mai indolore, quando si scopre di non essere più “figli”.

Il tema della maternità e della paternità è indagato e trattato con delicatezza e sensibilità, senza eccessi, ma abbinando pagine leggere di piatti giapponesi, ricordi, momenti di vita scanditi dagli impegni di lavoro e dalla gravidanza della moglie di Izumi, con gli eventi di cui Yuriko è protagonista inconsapevole e dagli interventi e dalle ansie e dalle malinconie di Izumi legati alla malattia della madre.

Brevi e intense pagine di diario, porteranno il figlio a scoprire nella madre la donna, insieme al segreto dell’improvviso allontanamento di lei dalla loro casa per un lungo anno, per poi ricomparire all’improvviso: una ferita aperta in entrambi che avevano però accettato di tagliare dalle loro vite quanto legato a quell’anno, un periodo cancellato per un tacito accordo e che a partire da quel momento avrebbero finto non c’era mai stato, sebbene si fosse materializzato in un piatto che entrambi non amavano, la minestra di miso, legata proprio a quel rientro. Pagine acute su quanto sia difficile avere consapevolezza dell’altro anche in un rapporto d’amore quale quello tra madre e figlio e su cosa significhi essere genitori, evidenziato proprio dal “perdersi” di Yuriko.

Brevi note biografiche da Giulio Einaudi Editore

Kawamura Genki nasce a Yokohama nel 1979. Dopo una laurea presso la Facoltà di Lettere della Jochi Daigaku, collabora alla produzione di film di successo tra cui Train man e Your name. Nel 2011 si aggiudica il Premio Kumamoto per giovani produttori cinematografici. Per Einaudi ha pubblicato Se i gatti scomparissero dal mondo (2019 e 2020), il suo primo romanzo diventato un successo globale, e Non dimenticae i fiori (2021).

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